Mons. Conley (Nebraska): nella Chiesa c’è confusione sulla sessualità

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Vescovo Conley: nella Chiesa ci sono voci inquietanti, anche ad altissimo livello, in materia di sessualità

Il vescovo James Conley, vescovo di Lincoln, Nebraska, ha detto che c’è “incertezza e confusione” all’interno della Chiesa sull’insegnamento morale, anche “ad un livello molto alto” della gerarchia. Nella Chiesa ci sono voci inquietanti, anche ad altissimo livello, in materia di sessualità.

Di seguito un articolo dello staff del Catholic Herald, nella traduzione di Sabino Paciolla.

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Il vescovo James Conley, vescovo di Lincoln, Nebraska, ha detto che c’è “incertezza e confusione” all’interno della Chiesa sull’insegnamento morale, anche “ad un livello molto alto” della gerarchia.

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Card. Müller: il gender è anche dentro la Chiesa

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«Abusi sessuali, chi parla di clericalismo svia dalla vera causa del problema»;
«Non si può sfuggire al fatto che oltre l’80% degli abusi sessuali siano atti omosessuali»;
«Strumentalizzare lo scandalo degli abusi per legittimare l’omosessualità è un crimine»;
«La lobby gay nella Chiesa distrugge la dottrina ma anche le persone che dice di voler aiutare»;
«Complotto contro il Papa? Una assurdità, i cattolici stanno sempre con il Papa, anche se trovano discutibili alcune sue azioni»;
«Il più grave problema della Chiesa è il relativismo dottrinale»;
«Quando ci sono messe “non cattoliche” i fedeli hanno il diritto di protestare
».

Intervista de La Nuova Bussola a venti giorni dal vertice in Vaticano sugli abusi sessuali, intervista a tutto campo con l’ex prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, il cardinale Gerhard L. Müller.
– ENGLISH TRANSLATION (SHORTER VERSION)

«Parlare di abusi sui minori da parte di sacerdoti ignorando che oltre l’80% sono atti omosessuali significa non voler risolvere la questione», «il problema più grave della Chiesa oggi è la tendenza al compromesso con il mondo, la rinuncia a proclamare la verità tutta intera».
Parla in modo pacato il cardinale Gerhard Müller, cerca sempre le parole giuste in italiano, ma i suoi giudizi arrivano chiari e netti.
A dispetto della sua figura imponente, ha modi molto bonari; e malgrado abbia una più che solida formazione teologica (cura tra l’altro l’opera omnia del cardinale Joseph Ratzinger-Benedetto XVI) ha la capacità di essere molto chiaro.
Mi accoglie molto cordialmente nel suo appartamento a due passi dalla Basilica di San Pietro, che ha mantenuto anche dopo aver ricevuto il benservito da papa Francesco, il quale in un modo un po’ brutale nel luglio 2017 non gli ha rinnovato l’incarico di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Ma in questo anno i suoi interventi, a fronte della confusione crescente che c’è nella Chiesa, hanno sempre avuto il timbro del “custode dell’ortodossia”, una sorta di Prefetto “ombra” dell’ex sant’Uffizio.

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Vescovi coraggiosi, Trieste: prima viene il diritto a NON emigrare. Poi attenzione all’islam

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L’arcivescovo di Trieste:

  • “La dottrina sociale della Chiesa è chiara: i popoli devono rimanere nelle loro terre. La politica decide se accogliere o no, la religione deve annunciare Cristo. Ma forse qualcuno se n’è scordato…”
  • La politica deve prima di tutto conoscere le religioni di cui si occupa […] un dovere che va attuato anche nei confronti dell’islam. […] Anche la Chiesa dovrebbe valutare l’islam”
  • Non bisogna far finta che nella teologia islamica non ci siano elementi che rendono difficile l’integrazione

A leggere alcuni proclami sull’accoglienza dei migranti sembra di trovarsi davanti a un nuovo dogma. C’è, si, un innegabile imperativo di assistenza umanitaria, ma anche una distinzione tra assistere e accogliere. E la dottrina sociale della Chiesa cattolica non avalla affatto l’indiscriminata accoglienza spesso predicata assumendo toni di scelta politica. La Verità ha incontrato monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste e presidente dell’Osservatorio cardinale Van Thuan sulla dottrina sociale, per cercare di capire come interpretare il problema senza cadere in facili slogan.

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Monsignor Crepaldi, si moltiplicano gli appelli all’accoglienza, spesso anche da parte di uomini di Chiesa. Quali sono i criteri che la Dottrina sociale offre per affrontare il problema delle migrazioni senza precipitare nel vuoto buonismo?

“Non potendo andare tutti a Lampedusa ad accogliere immigrati bisogna impegnarsi con una buona politica, la quale deve sempre perseguire il bene comune, che non è solo quello degli immigrati, ma anche quello della nazione accogliente e quello del bene della comunità universale”.

Quindi?

“Quindi le politiche dell’immigrazione devono considerare i bisogni di chi chiede accoglienza e, nello stesso tempo, interrogarsi sulle reali possibilità di integrazione. Oltre all’assistenza immediata ci sono altri problemi”.

Quali ad esempio?

“Combattere la criminalità organizzata che organizza gli sbarchi, disincentivare la collusione di alcune Ong, non scaricare tutta la responsabilità sull’Italia ma favorire la collaborazione europea e mediterranea e così via. La carità personale getta spesso il cuore oltre l’ostacolo, ma la politica deve regolare l’accoglienza in modo strutturale nella tutela del bene di tutti”.

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2019: una Marcia per la Vita più importante che mai

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Nel 100° dello sciagurato appello ai “liberi e forti”

Contesto istituzionale. Il 1° giugno 2018 si è formato un nuovo Governo che ha posto fine alla Legislatura più anti-vita e anti-famiglia della storia d’Italia: i Governi Letta-Renzi-Gentiloni passano alla storia per le otto leggi contro la vita e la famiglia (1).
Tuttavia, la nuova legislatura nasce anche sotto la spada di Damocle di un “contratto” che ha sinora impedito qualunque iniziativa a favore dei principi non negoziabili, in particolare l’abrogazione delle otto leggi già citate (2). L’unico tema che pare venga sostenuto è quello del cosiddetto “inverno demografico” (3): ma è una posizione perdente perché ignora la sacralità della vita umana quale fondamento giuridico di ogni convivenza civile.
Ciò nonostante, il nuovo Governo ha risvegliato una qualche attenzione verso la vita umana, manifestatasi con una decina di Mozioni di amministrazioni locali in difesa della maternità. Si tratta di iniziative intese a «limitare i danni» (4) della legge 194/78 posto che, purtroppo, solo il Parlamento può abrogarla (5).
Ma, intanto, nuove leggi miranti alla distruzione della civiltà occidentale prendono corpo.

Contesto ecclesiale. La recente prolusione del Presidente della Conferenza Episcopale (6) è tornata ad attirare l’attenzione sui migranti e sul Partito Popolare (7), ignorando i valori non negoziabili e il pericolo islamico. È la conferma di tutta una serie di iniziative diocesane miranti alla costruzione di un nuovo soggetto politico (8) che ha visto, tra gli altri, la ricomparsa dell’On. Romano Prodi e di altri ex deputati PD.

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Card. Brandmüller, omo-eresia: “il vero scandalo è che la Chiesa cattolica non si è distinta dal resto della società”

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Il cardinale Walter Brandmüller ha detto che il dibattito sull’abuso sessuale del clero “dimentica o mette a tacere il fatto che l’80% dei casi di violenza sessuale nella Chiesa ha colpito giovani maschi non bambini” e che un collegamento tra omosessualità e abuso sessuale è stato “statisticamente provato”.

Un articolo di Edward Pentin, nella traduzione di Sabino Paciolla.

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Il cardinale Walter Brandmüller ha detto che il dibattito sull’abuso sessuale del clero “dimentica o mette a tacere il fatto che l’80% dei casi di violenza sessuale nella Chiesa ha colpito giovani maschi non bambini” e che un collegamento tra omosessualità e abuso sessuale è stato “statisticamente provato”.

Un ex presidente del Pontificio Comitato per le scienze storiche, il cardinale Brandmüller ha detto all’agenzia di stampa tedesca DPA venerdì che “solo un numero molto esiguo” di sacerdoti ha perpetrato abusi e che è “ipocrita” da parte della società condannare gli abusi sessuali da parte dei sacerdoti.

Quello che è successo nella Chiesa non è altro che quello che sta accadendo nella società nel suo complesso”, ha detto.

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Mons. Negri: immigrazione, sindaci, obiezione di coscienza a solo scopo elettorale

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Monsignor Negri: “Usare l’obiezione di coscienza per fare politica è sbagliato”

L’Arcivescovo emerito di Ferrara si smarca dalla linea Bagnasco. «Chi vuole integrarsi deve fare passi di immedesimazione nella società».
I sindaci sbagliano a puntare sull’obiezione di coscienza contro il decreto sicurezza. L’integrazione deve essere affrontata con prudenza e realismo mettendo al centro diritti e doveri insieme. Lo afferma monsignor Luigi Negri, classe 1941, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio e teologo.
Nella presente versione l’intervista è stata arricchita da citazioni di riferimento alla pluri-secolare dottrina cattolica.

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 Eccellenza, che cosa ne pensa dell’obiezione di coscienza evocata dai sindaci contro il decreto sicurezza?
«La Costituzione italiana e una prassi consolidata fanno sì che non si possa tirare fuori l’obiezione di coscienza di fronte a tutto, in chiave politica, soprattutto in particolare di fronte a disposizioni amministrative di un governo… e magari dagli stessi che l’hanno finora negata proprio lì dove era invece legittima e doverosa.
Il diritto all’obiezione va difeso quando sono messi in crisi principi fondamentali.
Quei sindaci che usano dell’obiezione di coscienza – volutamente come strumento politico – nei confronti di legittimi interventi di autorità superiori o pari, abusano del concetto
».

  • [«Il cittadino è obbligato in coscienza a non seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono contrari alle esigenze dell’ordine morale, ai diritti fondamentali delle persone o agli insegnamenti del Vangelo», CCC 2242]

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Vescovi esasperati dagli attacchi alla famiglia… parlano!

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Mons. Enrico Solmi: «La famiglia è quella unita nel matrimonio»
Sindaco 5 stelle: «Felice di riconoscere coppie omogenitoriali»

Succede a Parma: dopo le mille false priorità sull’omo-eresia, i migranti, l’islam, l’ecologia, l’ambiente, il dialogo, il nuovo soggetto politico dei cattolici, la pace e i “Bella Ciao” cantati in Chiesa, il Vescovo guarda alla famiglia di Nazaret e… sbotta ripetendo le verità di natura!
«Due uomini e due donne che vivono assieme come marito e moglie non sono famiglia, anche se mettono al mondo dei figli, direttamente o indirettamente. Anche se viene ratificata da una legge o in qualche comune di Italia, questa non è famiglia».
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«Vivere sotto lo stesso tetto non basta per essere una famiglia». Dopo i quattro atti di riconoscimento del sindaco di figli di coppie gay, monsignor Solmi prende posizione: «Nessuna discriminazione, ma questa realtà è formata solo da un uomo e una donna uniti nel matrimonio».
Dopo l’articolo uscito sulla Gazzetta di Parma, oggi il sindaco Federico Pizzarotti interviene su questo tema con un post su Facebook: “felice di aver sottoscritto nei giorni scorsi il riconoscimento di figli di coppie omogenitoriali. Lo rifarei oggi, domani e nei giorni a venire”.

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Card. Muller: omo-eresia o clericalismo?

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Ma quale clericalismo, la radice degli abusi sessuali sta nella secolarizzazione, è una forma di ateismo penetrato ovunque nella Chiesa. Così ha parlato a LifeSiteNews il cardinale Gerhard Müller, ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Omosessualità, la chiamata all’azione del cardinale Müller

«Che il cardinale McCarrick, insieme al suo clan e alla rete di omosessuali, attraverso un comportamento sullo stile della mafia abbia potuto provocare questo disastro nella Chiesa, è legato alla sottovalutazione della depravazione morale costituita dagli atti omosessuali tra adulti». Parole molto chiare, cpme al solito, quelle del cardinale Gerhard Müller, nell’intervista rilasciata a LifeSiteNews.

L’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede contesta chiaramente l’interpretazione degli abusi sessuali come forma di clericalismo: «Una parte della crisi – ha detto Müller – è proprio quella di non voler vedere le vere cause, che quindi vengono coperte con frasi tratte dalla propaganda della lobby omosessuale». «La fornicazione con adolescenti e adulti – prosegue – è un peccato mortale che nessun potere di questo mondo può dichiarare moralmente neutro». E poi va avanti: «I preti hanno l’autorità di proclamare il Vangelo e di amministrare i Sacramenti della Grazia. Se qualcuno abusa del suo potere per raggiungere obiettivi egoistici, costui non è un clericale all’ennesima potenza, ma piuttosto è anti-clericale, perché nega Cristo che desidera lavorare nel mondo attraverso di lui. Gli abusi sessuali compiuti dai preti, allora, si potranno al massimo definire anti-clericali. Ma è ovvio – e per poterlo negare ci vuole qualcuno che vuole essere cieco – che i peccati contro il Sesto comandamento del Decalogo vengono da inclinazioni disordinate e perciò sono peccati di fornicazione che escludono la persona dal Regno di Dio; almeno fino a quando la persona non si penta e faccia penitenza e fino a quando non c’è il fermo proponimento di evitare tale peccato in futuro. Questo tentativo di offuscare le cose è un cattivo segno del processo di secolarizzazione in atto nella Chiesa: uno pensa come il mondo, ma non come Dio vuole».

E nel caso qualcuno non abbia ancora capito, il cardinale Müller è ancora più chiaro: «Sottolineo ancora e ancora che la condotta omosessuale del clero non può essere tollerata in alcun caso; e che la morale sessuale della Chiesa non può essere relativizzata con la giustificazione dell’accettazione nel mondo dell’omosessualità».

Parole che non avrebbero bisogno di alcun commento tanto sono chiare, ma non si può fare a meno di notare come le parole dell’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede contestino apertamente la narrazione ufficiale che la Santa Sede offre del problema degli abusi sessuali. E non ha paura di parlare di “ateismo” penetrato nei vertici della Chiesa: «L’origine di tutta questa crisi sta nella secolarizzazione della Chiesa e nella riduzione del prete al ruolo di un funzionario. Ultimamente è l’ateismo che si è diffuso all’interno della Chiesa. Seguendo lo spirito del male, la Rivelazione che riguarda fede e morale è stata adattata a un mondo senza Dio così che non interferisca più  con una vita fondata sulle proprie passioni e necessità. Solo il 5% dei sacerdoti che hanno commesso abusi sono stati giudicati patologicamente pedofili, mentre la grande massa di abusatori hanno liberamente calpestato il Sesto Comandamento con la loro immoralità e perciò hanno sfidato, in modo blasfemo, la santa volontà di Dio».

Da notare la sintonia del cardinale Müller con il papa Benedetto XVI che, proprio nella Lettera ai fedeli irlandesi del 19 marzo 2010, aveva indicato nella secolarizzazione la causa originale della crisi degli abusi sessuali.

Le parole del cardinale Müller sono un invito a tutti i cattolici – vescovi, sacerdoti, laici – ad assumersi la responsabilità di fronte a quanto sta accadendo, cominciando dal non chiudere gli occhi davanti alla realtà di una legittimazione dell’omosessualità spacciata per tolleranza zero contro la pedofilia.

Riccardo Cascioli per http://lanuovabq.it/it/omosessualita-la-chiamata-allazione-del-cardinale-mueller

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Vescovi coraggiosi. S. Francisco, Mons. Cordileone: scandali e (nostra) conversione

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Di fronte agli scandali omosessuali e all’omo-eresia nella Chiesa due posizioni vanno per la maggiore: “godere” o sostenere che “i panni vanno lavati in casa”.
Sono entrambe posizioni molto umane, ma in questo particolare frangente utili solo ad allontanare il male da sé.
Al contrario i vescovi americani sostengono i propri fedeli chiedendo giustizia e domandano loro conversione, perché «Dio sta cominciando questo doloroso processo di purificazione per noi».

E’ bene che emergano gli scandali,
per la nostra conversione

Alcuni vescovi americani, fra cui il presidente della Conferenza episcopale Usa, il cardinal Daniel Nicholas Di Nardo e Monsignor Thomas J. Olmsted, vescovo di Phoenix, che hanno desiderato innanzitutto sostenere i propri fedeli sia chiedendo che giustizia continui ad essere fatta, sia scrivendo ai fedeli stessi, domandando la loro conversione e ricordando che “le porte degli inferi non prevarranno”.

È solo la fede che ha portato anche l’arcivescovo di San Franciso, Salvatore Cordileone, a guardare a quanto sta avvenendo in maniera escatologica, ossia dalla prospettiva di Dio e quindi riempiendo il dramma di speranza.

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Card. Brandmüller: preti pervertiti, come uscirne?

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La crisi di perversione e disordine sessuale di preti e vescovi indegni – che affligge oggi la Chiesa – hanno un precedente importante.
Il cardinale Walter Brandmüller, ripercorre quanto già accaduto nell’Italia dell’XI-XII secolo quando il Signore si servì di preti cattivi per trarre il bene: furono le eresie dei patarini (poi catari) e dei fraticelli a produrre una rivolta dei fedeli, che portò alla necessaria riforma fatta dal Pontefice e dai Vescovi a lui uniti.
Ecco a quali condizioni, oggi come allora, dalla crisi potrà scaturire un rinnovamento spirituale.

Apprendere che gli abusi sessuali e l’omosessualità sono diffusi in modo quasi epidemico tra il clero e perfino nella gerarchia della Chiesa in America, Australia ed Europa, scuote la Chiesa attuale fin nelle sue fondamenta, per non dire che l’ha fatta addirittura cadere in una sorta di stato di shock.
Si tratta di un fenomeno che, pur presente anche in passato, fino alla metà del XX secolo era sconosciuto nelle terribili dimensioni attuali.

Si pone dunque la domanda su come si sia potuti arrivare a questo punto. Nella ricerca di una risposta, lo sguardo cade subito, oltre che sulla società attuale caratterizzata da un [libertarismo] estremo, anche sulla teologia morale degli ultimi decenni e i suoi rappresentanti.
Tra loro, alcuni leader d’opinione hanno abbandonato lo spunto classico del diritto naturale e della teologia della rivelazione e proclamato nuove teorie.
Una morale autonoma, che non vuole riconoscere le norme comunemente vincolanti, un consequenzialismo, che giudica la qualità etica di un’azione in base alle sue conseguenze, o un’etica situazionale, che fa dipendere il bene o il male di un atto dalle relative circostanze concrete dell’azione umana: tutti questi nuovi approcci nella teologia morale sono stati difesi da professori nelle aule di teologia, ovvero nei seminari – e naturalmente anche applicati alla morale sessuale – . Lì, dunque, si è anche potuto dipingere  l’omosessualità come moralmente accettabile e la sua chiara condanna da parte della Sacra Scrittura come legata al tempo e quindi superata.

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