Cardinale Eijk: Urgente un documento magisteriale sul gender

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In una recente intervista Lei ha detto che ci vorrebbe una enciclica sul gender. Lo pensa ancora?

Nel mese di novembre, durante una intervista, mi è stato chiesto se non fosse utile un documento del Magistero Romano sulla teoria del genere. Ho detto subito di sì. Non direi necessariamente ci voglia una enciclica. Può essere anche un documento di altro tipo, come una istruzione da parte della Congregazione della Dottrina della Fede. È importante però che sia un documento autoritativo della Chiesa su questa teoria. Perché vediamo che le organizzazioni internazionali fanno molta pressione sulle nazioni per introdurre questa teoria, soprattutto nel mondo dell’educazione.

Lei crede che la Chiesa abbia sottovalutato il tema della teoria del gender?

La Chiesa si è espressa molte volte sulla teoria del genere. Il Santo Padre ha fatto, ad esempio, nel numero 151 dell’enciclica Laudato Si, e anche nell’esortazione post-sinodale Amoris Laetitia. Ma non come tema centrale. È invece opportuno un documento concentrato sul tema della teoria del genere. Serve alla gente, perché sente parlare della teoria del genere da parte dei mass media, nel mondo della politica, nelle scuole, ovunque. Sopratutto la Chiesa è chiamata a dare il suo punto di vista.

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Arrivederci suore. Il deserto oltre la grata.

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Dopo tre secoli chiude i battenti a Milano il monastero della Visitazione. E di crisi vocazionale al femminile si occupa il dossier di novembre del Timone. Nel 2016 12mila abbandoni. Colpa di una vulgata post conciliare che ha svuotato di significato castità, obbedienza e povertà. Le ragioni di un’emorragia che ha pesanti ricadute sul sociale. Ma anche i germogli di rinascita di nuovi ordini che hanno in comune la radicalità evangelica e l’attaccamento alla Tradizione. Ecco perché non è un addio.

Sic transit, verrebbe da dire, ma la notizia non può non far riflettere visto e considerato che il monastero della Visitazione iniziò la sua vita spirituale grazie a due figlie spirituali di San Francesco di Sales e di Santa Giovanna Francesca Chantal insediandosi in un ricovero ormai fatiscente, ma che era stato fondato da San Carlo Borromeo per dare una casa alle «zitelle», le bambine rimaste orfane a causa della peste. E negli anni “gloriosi” il monastero era stato anche un educandato per le figlie della nobiltà milanese, e si narra che anche la figlia di Alessandro Manzoni avesse frequentato via San Calimero.

Non è il primo monastero della Visitazione chiuso. Quest’anno è già successo a Sanremo, e in precedenza ad Arona e a Massa Cozzile, in Toscana. Non fanno eccezione molti altri ordini religiosi, che devono così gettare la spugna di fronte al drammatico calo che stanno subendo le vocazioni religiose al femminile.

E’ proprio di quella che Papa Francesco ha chiamato “un’emorragia” di cui si occupa il mensile di apologetica Il Timone ha provato ad entrare nella crisi di monasteri al femminile, per indagare le cause, cercando di andare oltre i numeri da capogiro che sembrano per pensare alla fine di una civiltà di suore e novizie.

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Firma anche tu la Supplica ai vescovi dell’Emilia-Romagna: SI alla famiglia naturale!

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Si prega di firmare solo se cattolici residenti in Emilia-Romagna.
Le firme saranno inviate entro settembre a ciascuno dei 14 Vescovi della nostra Regione.

Supplica ai vescovi dell’Emilia-Romagna: SI alla famiglia naturale!

  

Si prega di firmare solo se cattolici residenti in Emilia-Romagna.
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Eccellenze Reverendissime,
ci rivolgiamo a Voi come figli per chiedere di capire meglio alcune iniziative ecclesiali relative agli attivisti LGBT.
Ci riferiamo in particolare ad un articolo apparso sull’Avvenire, che riporta le controverse tesi del Padre James Martin S.J. (Cfr. http://www.lanuovabq.it/it/omosessualita-il-vescovo-chaput-contro-padre-martin) e ci è sembrato non chiaro.

Rileviamo che silenzi, ammiccamenti e ambiguità si stanno diffondendo anche nelle parrocchie.

Nel mondo moderno è già difficile mantenere la castità prematrimoniale e la fedeltà coniugale, ma ora sentiamo minacciati i nostri figli: i vari gay pride, la propaganda omosessualista, le iniziative LGBT, il pretesto dell’inesistente omofobia e bullismo: tutto questo è utile a diffondere la c.d. ideologia gender che, come ha detto più volte il Santo Padre, mina alle fondamenta la famiglia naturale.

Vi supplichiamo, pertanto, di dire una parola chiara, forte e inequivocabile in difesa della famiglia naturale, nella nostra Regione più minacciata che altrove.

Nostra Signora Vi ottenga il coraggio di andare contro corrente per riaffermare le verità naturali e difendere le nostre famiglie!

Firma elettronica (e-mail)

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SE SEI CATTOLICO E RISIEDI IN EMILIA-ROMAGNA SOTTOSCRIVI QUESTA SUPPLICA:
LA TUA RICHIESTA ARRIVERA’ AI NOSTRI 14 VESCOVI

Cardinale Zen: una nuova, sempre terribile, Ostpolitik

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Il cardinale Giuseppe Zen Zekiun, arcivescovo emerito di Hong Kong, ha pubblicato stamane sul suo blog, in cinese e in italiano – lingua che padroneggia molto bene –,  il seguente intervento. Le sottolineature sono sue.

Non sono ancora riuscito a capire per che cosa dialogano con la Cina

Risposta a “Ecco perché dialoghiamo con la Cina”, l’intervista che Sua Eminenza il Cardinal Parolin ha concesso a Gianni Valente (cioè l’intervista cucinata insieme tra i due).
Ho letto più volte l’intervista, ora la leggo di nuovo (anche se la lettura mi ripugna) per poter onestamente fare i miei commenti.
Sono grato a Sua Eminenza perché ha riconosciuto che “è legittimo avere opinioni diverse”.

(1) Anzitutto si nota l’insistenza con cui Sua Eminenza afferma che il suo punto di vista e lo scopo delle sue attività sono di natura pastorale, spirituale, evangelica e di fede, mentre il nostro pensare ed agire è solo in chiave politica.
Quello che vediamo invece è che egli adora la diplomazia dell’Ostpolitik del suo maestro Casaroli e disprezza la genuina fede di coloro che con fermezza difendono la Chiesa fondata da Gesù sugli Apostoli da ogni ingerenza di potere secolare.
Non posso dimenticare il mio stupore leggendo qualche anno fa un suo discorso riportato sull’Osservatore Romano dove egli descrive gli eroi della fede nei paesi centro-Europei sotto il regime comunista (Card. Wyszynsky, Card. Mindszenty e Card. Beran, pur senza nominarli) come “gladiatori”, “gente sistematicamente contraria al Governo e avida di apparire sul palcoscenico politico”.

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Gender diktat: vigilare anche sui catechismi?

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Il caso del catechismo che propone una coppia di papà omosessuali.
LA REPLICA A ELLEDICI

Giovanni, Fabio e il bimbo X:
quel catechismo è ancora più ambiguo

La Nuova BQ risponde a Elledici sul caso del catechismo che contiene una immagine che in molti avevano scambiato per una coppia gay.
Abbiamo fatto quanto ci ha consigliato la casa editrice e lo abbiamo letto. Ebbene: quei due papà non si capisce chi abbiano per figli, non hanno moglie, la stessa casa editrice salesiana cade in errore nel descriverli e poi cancella la data di pubblicazione.
Ce n’è abbastanza per definire ambigua quell’immagine e per giustificare i sospetti del web. Bisognerà farsene una ragione.

“Sarebbe stato sufficiente leggere”, dice il direttore generale Elledici Valerio Bocci alla Nuova BQ nel comunicato-smentita.Il caso è quello della nostra presunta intereptazione del catechismo che poteva mostrare una coppia gay in copertina e che aveva fatto inalberare il web.

Leggiamo, dunque. E partiamo dalla lettura più istintiva di quell’immagine. Due uomini e due bambini, entrambi avvinghiati ad uno dei due. Chiunque lo sospetterebbe perché è un’immagine che parla da sola, soprattutto se non è accompagnata da alcuna didascalia.
Non perché è maliziosa, ma perché è cambiato ormai il contesto culturale vittima di un bombardamento mediatico, di immagini e di riferimenti che hanno portato a pensare che l’omosessualità sia una variante della sessualità umana.
Anche in ambito cattolico.

Siamo giornalisti e sappiamo che le immagini parlano senza bisogno di ulteriori spiegazioni. La casa editrice dei salesiani potrebbe prenderne atto, al di là della malafede che nessuno le ha mai attribuito.

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Sinodo dei giovani. Ma chi l’ha scritto quel documento?

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Ho letto il documento che i giovani hanno consegnato al papa in vista del sinodo dei vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”. Ne ho ricavato l’impressione di un testo vecchio nel linguaggio e nei contenuti, come se fosse stato prodotto non da giovani d’oggi, ma da qualcuno che è stato giovane mezzo secolo fa e non è ancora uscito da certi schemi e da certi complessi.

In apertura si dice che il documento “rispecchia le specifiche realtà, personalità, credenze ed esperienze dei giovani del mondo” ed è “volto a fornire ai vescovi una bussola che miri ad una maggiore comprensione dei giovani”. Ma pagina dopo pagina si nota che le riflessioni, “scaturite dall’incontro di più di trecento giovani rappresentanti da tutto il mondo” e con “la partecipazione di 15 mila giovani collegati online attraverso gruppi Facebook”, trasmettono l’idea di una Chiesa ridotta a organizzazione sociale, preoccupata più che altro di scusarsi per non essere sufficientemente al passo con i tempi. E dal punto di vista linguistico certe espressioni sembrano prese di peso dal repertorio di papa Francesco.

Andiamo con ordine. Dopo aver sostenuto che “i giovani cercano il senso di se stessi in comunità che siano di sostegno, edificanti, autentiche e accessibili, cioè comunità in grado di valorizzarli”, il documento afferma: “A volte sentiamo che il sacro sembra qualcosa di separato della vita quotidiana. Molte volte la Chiesa appare come troppo severa ed è spesso associata ad un eccessivo moralismo. A volte, nella Chiesa, è difficile superare la logica del “si è sempre fatto così”. Abbiamo bisogno di una Chiesa accogliente e misericordiosa”.

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Mons. F. Rifan si leva contro lo sbando brasiliano

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Il drammatico appello di un vescovo brasiliano ai suoi confratelli. 

Una Chiesa allo sbando, sotto attacco da parte dei laici, per finanziamenti a ONG abortiste e pro unioni omosessuali, una Chiesa in cui un arcivescovo fa partecipare alla consacrazione, durante la messa, due “vescovesse” protestanti; una Chiesa schierata politicamente a sinistra, in una maniera che non può non creare problemi.

Una Chiesa che perde – e forse non è un caso – ogni anno schiere di fedeli.

La polemica in questi giorni è particolarmente accesa. È interessante riportare quello che pensa un vescovo, dell’Amministrazione Apostolica Personale Jean Marie Vianney.
Ha pubblicato una lettera “In difesa della Conferenza Episcopale del Brasile”, in cui deplora gli insulti e le offese alla CNBB.
La lettera è rivolta ai “carissimi fratelli laici”, perché è proprio dai laici – un video di denuncia ha ricevuto quasi 400mila visualizzazioni – la protesta contro l’uso discutibile dei fondi raccolti con la Campagna di Fraternità, e gli abusi liturgici.

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Mons. Negri: le sfide della fede

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«Occorre che la Chiesa ritorni a svolgere, a educare i cristiani alla grandezza e alla novità della fede ed eserciti una funzione in qualche modo educativa nei confronti di tutti gli uomini…»

Carissimo Don Gabriele,
vorrei innanzitutto ringraziarti per l’opportunità che mi dai di fare il punto della situazione di un periodo per me nuovo della mia vita, in cui il venir meno di un impegno puntuale, quotidiano per la cura di una chiesa particolare alla quale ho atteso con grande energia (spero con qualche frutto almeno di fronte a Dio, non di fronte agli uomini!), mi ha consentito e mi consente di sintonizzarmi molto di più sulla vita della chiesa universale, sulle sue esigenze: sui suoi problemi, sulle sue difficoltà, che sarebbe inutile o irresponsabile negare.

Ora però penso che soffermarsi sulle difficoltà non sia utile per la vita della Chiesa, che noi amiamo, e che abbiamo imparato ad amare dai primi anni della nostra esistenza con i genitori e poi nelle grandi esperienze formative che abbiamo fatto (i più rilevanti sono stati sicuramente gli anni del seminario).
Noi l’amiamo più che nostra madre: proprio perché capiamo cos’è nostra madre capiamo che cos’è la Chiesa!
Io penso che sia meglio chiederci che cosa serve realmente alla Chiesa di oggi, o, meglio, come ciascuno di noi può collaborare realmente alla vita della Chiesa di oggi. (altro…)

Di fronte alla crisi nella Chiesa

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Di fronte alla situazione confusa creatasi nella chiesa in questi ultimi anni, che cosa avrebbe detto il prof. Plinio Corrêa de Oliveira?
Ecco la domanda che, in numero sempre crescente, si stanno facendo tanti discepoli e simpatizzanti del noto leader cattolico brasiliano, in Italia e all’estero.
Essendo egli scomparso nel 1995, è ovviamente impossibile rispondere con certezza apodittica. Possiamo, tuttavia, tracciare un parallelo con un’altra situazione storica.

Siamo nel 1970. Le riforme liturgiche volute da papa Paolo VI (il Novus Ordo Missae), avevano suscitato forti reazioni. I fedeli si sentivano smarriti e scoraggiati. Due autorevoli cardinali – Ottaviani e Baci – avevano scritto una supplica al Pontefice, presentando un «Breve Esame Critico del “Novus Ordo Missae”». Era la punta dell’iceberg di una richiesta di chiarezza che andrà crescendo nei decenni successivi.
Sul fronte politico, il Vaticano era impegnato nella cosiddetta Ostpolitik, ovvero la politica di dialogo e di concessioni al comunismo sovietico. La sua figura di punta era mons. Agostino Casaroli. Anni più tardi, il cardinale slovacco Ján Chryzostom Korec la sintetizzerà in una frase lapidaria: “L’Ostpolitik tradì la parte sana della Chiesa, la nostra grande speranza. L’Ostpolitik le tagliò le vene, lasciando migliaia di giovani profondamente sdegnati”.
Ci fu a Roma una marcia pubblica per chiedere luce sulle riforme nella Chiesa, alla quale parteciparono quasi duemila persone. Radunati davanti a piazza S. Pietro, i manifestanti chiesero l’attenzione del Pontefice, che non ottennero. Pochi giorni prima egli aveva ricevuto nella Cappella Sistina il patriarca scismatico Vasken.

Interpellato in merito, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira scrisse, sotto forma di un fittizio scambio epistolare, l’articolo che riproduciamo qui di seguito e che, crediamo, possa riflettere in maniera assai fedele l’atteggiamento che egli avrebbe avuto ai giorni nostri di fronte all’attuale situazione.  (altro…)

Mons. Negri: la fede torni a investire la società

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Ll’intervista bomba di monsignor Luigi Negri a Libero:
“La Chiesa si è piegata all’islam e alla sinistra”

9 gennaio 2018. Monsignor Luigi Negri, arcivescovo di Ferrara e Comacchio, da pochi mesi Emerito, per tanti anni docente di Filosofia presso l’ Università Cattolica, si è fatto la fama di prelato del dissenso. Motivo, le sue esternazioni sugli immigrati, la comunione ai divorziati e la deriva laicista della Chiesa. Ma lui non ci sta a farsi affibbiare questa etichetta.
«Tutte le mie parole» spiega «nascono dal fatto che sono ben consapevole della gravità della situazione in cui versa il cattolicesimo odierno e ritengo che per uscire da questa situazione occorra una consapevolezza precisa di ciò che non va; per questo mi premuro di evidenziarlo».

Siamo a inizio anno e sono appena passate le feste cristiane: che augurio si sente di fare ai fedeli e ai non fedeli per il 2018?
«Mi auguro che la fede torni a investire la società e restituisca agli uomini di oggi il senso profondo dell’ esistenza».

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