Presidente Vescovi polacchi: NO all’aborto, NO anche a quello eugenetico

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Arcivescovo Gadecki: la proposta del Presidente per una legge sull’aborto è ‘una nuova forma di eutanasia’

Mentre proseguono i disordini a favore dell’aborto libero e le iniziative di preghiera per contrastarlo, in Polonia i vescovi ribadiscono gli aspetti eugenetici di qualunque forma di aborto legato alla salute del bambino non ancora nato. In questo articolo della CNA la parola all’arcivescovo di Poznań, Presidente della conferenza episcopale polacca nella nostra traduzione.

L’arcivescovo Stanisław Gądecki, presidente della conferenza episcopale polacca,  lo scorso 3 novembre ha dichiarato all’agenzia di stampa cattolica polacca KAI che i cattolici dovrebbero opporsi a una modifica della legge che consentirebbe l’aborto in caso di diagnosi infausta di anomalie fetali.

Il presidente Andrzej Duda il 30 ottobre ha annunciato che avrebbe proposto un disegno di legge per consentire l’aborto in caso di “un’alta probabilità che il bambino nasca morto o abbia una malattia o un deficit incurabile che porterà inevitabilmente e direttamente alla morte del bambino”.
Duda ha avanzato la proposta a seguito delle manifestazioni di piazza tenutesi in tutta la Polonia in risposta ad una sentenza della Corte Costituzionale che il 22 ottobre ha deciso che una legge che consenta l’aborto per anomalie fetali è incostituzionale.

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Eutanasia, la Santa Sede mette in chiaro le cose. Finalmente!

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di Tommaso Scandroglio

La dignità e la sacralità della vita permangono sempre, anche negli stati vegetativi o con minima coscienza; il suicidio assistito non è mai percorribile, niente assoluzione a chi lo pratica e chi partecipa o aiuta è complice.
La Congregazione per la dottrina della fede pubblica un documento sul fine vita che va in controtendenza rispetto a quello della Pontificia Accademia per la Vita.
Smentita la falsa compassione e il concetto di best interest.
E un monito: la prima causa di questa mentalità di morte è la mancanza di fede.

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Mons. Crepaldi: pillola omicida e aborto-fai-da-te

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Nota post-Missam dell’Arcivescovo Giampaolo Crepaldi

 

Noi cristiani, celebrando con una liturgia solenne l’Assunzione di Maria in cielo, affermiamo la vittoria della vita sulla morte e il valore inestimabile della vita stessa.
Purtroppo dobbiamo constatare, con sconcerto, che chi ci governa va in direzione opposta.

Infatti, con un atto amministrativo a cura della Direzione generale intitolato Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine, conosciuta come pillola RU 486, il Ministro della Salute ha allargato le maglie dell’interruzione volontaria della gravidanza, cioè dell’aborto, consentendola con metodo farmacologico in day hospital e fino alla nona settimana di gravidanza.

Il tutto presentato come una conquista di civiltà.
Su questo punto è bene essere chiari.

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Pillola omicida per l’aborto-fai-da-te: parla Mons. Negri

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Mons. Negri a una recente Marcia per la Vita: un appuntamento cui non è mai mancato.

Dopo Mons. D’Ercole (AP) e Mons. Camisasca (RE), un terzo Arcivescovo condanna la decisione del Governo PD.
Lo fa con una fermezza purtroppo ormai desueta, con una profondità che pone al primo posto la vita del bambino cui si impedisce di nascere.
Eccovi il suo comunicato:

 

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Conosciute le ultime linee guida del Ministero della Salute in merito alla pillola RU 486, mi sono chiesto, non per modo di dire e non ironicamente, di quale salute si intenda parlare e, quindi, in quale modo perverso si voglia tutelarla.

Non bisogna, infatti, dimenticare che la salute rappresenta un impegno di Dio con noi. Qualsiasi prospettiva si assuma per giudicare tali questioni, si deve pur ammettere che Dio interviene nella nostra vita anche attraverso il modo in cui dispensa la salute e la malattia, il bene e il male, anche se fa paura dirlo.

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Card. Burke: il Preziosissimo Sangue e la battaglia per la vita umana

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Durante questo mese [di luglio] dedicato al Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo, è opportuno riflettere sull’apostolato fondamentale, che promuove il rispetto per l’inviolabile dignità della vita umana, poiché Cristo ha versato il Suo Sangue per la salvezza di tutti gli uomini.

Esorto i soldati della vita a persistere, sempre più numerosi, nella battaglia contro la cultura della morte: non potremo mai accettare l’attacco ai nostri fratelli e sorelle, innocenti e indifesi.

È il Preziosissimo Sangue di Gesù che ci anima e ci mantiene forti per la battaglia“.

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Spagna, deriva eutanasica. Un vescovo si oppone

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In Spagna il governo super socialista e relativista del duo Sanchez-Iglesias, procede nelle leggi che voglion distruggere la creazione.

E’ in dirittura d’arrivo così la legge sull’eutanasia attiva, che introdurrà nell’ordinamento iberico la libera uccisione di un essere umano.
Se la legge venisse approvata – i numeri, vista l’alleanza Psoe-Podemos, non mancano – la Spagna diventerebbe il quarto paese a prevedere nel suo ordinamento giuridico una depenalizzazione totale dell’eutanasia attiva dopo Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo, i quali accettano sia l’eutanasia sia il suicidio assistito.

La deriva antiumana del governo Sanchez era nell’aria, ma ad essa si stanno opponendo in pochi.
Solo alcuni vescovi ad esempio, vista la sostanziale neutralità per il momento della Conferenza Episcopale Spagnola, hanno urlato.

Tra questi va meritoriamente menzionato il vescovo di Siviglia, monsignor Juan José Asenjo.

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Card. Eijk: illecito assistere chi opta per suicidio assistito o eutanasia

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Assistere i suicidi? “Mai”. Eijk sconfessa Paglia

«Un sacerdote non può essere presente quando viene eseguita l’eutanasia volontaria o il suicidio assistito».
Le parole dell’Arcivescovo di Utrecht Eijk in aperta opposizione a quelle pronunciate da Paglia (PAV)

Alle affermazioni del vescovo Paglia sul suicidio assistito, apparse come un implicito consenso alla scelta di porre fine alla propria vita, hanno già risposto alcuni teologi e sacerdoti, ribadendo come esse potessero contraddire il dono divino della vita umana ed in qualche modo giustificare l’atto del suicidio assistito e della eutanasia.

Nei giorni scorsi, è stato il Cardinale di Utrecht Willem Jacobus Eijk a tornare sull’argomento, inviando a tutti i sacerdoti un messaggio chiaro: «Un sacerdote dovrebbe parlare chiaramente con una persona che opta per suicidio assistito o eutanasia volontaria e chiarire che sta commettendo un peccato molto grave».

«Per lo stesso motivo, un sacerdote non può essere presente quando viene eseguita l’eutanasia volontaria o il suicidio assistito. Ciò potrebbe implicare che il sacerdote non abbia alcun problema con la decisione o addirittura che questi atti moralmente illeciti non siano tali in alcune circostanze secondo gli insegnamenti della Chiesa», ha ribadito nella sua intervista il cardinale che proprio sui temi della eutanasia aveva dedicato i suoi studi medici, prima della vocazione al sacerdozio.

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Mons. Sanguineti (PV). Vita umana ed eutanasia: reimparare a essere “divisivi”.

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Dopo la sentenza della Corte costituzionale: quali vie percorrere?

di + Corrado Sanguineti
Vescovo di Pavia

La scorsa settimana, esattamente mercoledì 25 settembre, è stata resa nota la sentenza della Corte Costituzionale sulla depenalizzazione del suicidio medicalmente assistito, in caso di «patologia irreversibile» e segnata da sofferenze «fisiche o psicologiche» ritenute «intollerabili», richiesto tramite il Servizio Sanitario Nazionale da una persona «pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli».

Si tratta di un fatto grave, che apre grandi interrogativi, perché, anche se la sentenza pone alcuni “paletti”, si crea un “vulnus” nell’ordinamento legislativo, autorizzando, a determinate condizioni, la pratica del “suicidio assistito”.

Rischiamo così di metterci su un piano inclinato che conduce a certe prassi che purtroppo caratterizzano alcuni Paesi europei, dove si giustifica il ricorso all’eutanasia e al suicidio assistito anche per ragioni e condizioni che facilmente possono determinarsi nell’esistenza di una persona (es. depressione, anoressia).

C’è una mentalità crescente che invoca un preteso “diritto alla morte”, come libera autodeterminazione della persona, o ragioni di pietà e di dignità che giustificherebbero la cessazione delle cure.
Come dimostra ciò che sta accadendo in Olanda e in Belgio, si tende così a considerare chi è in condizioni di grave fragilità un soggetto che alla fine diventa un peso per la società e per chi lo deve curare, accentuando un drammatico senso d’inutilità nel cuore del malato che trova un motivo in più per “togliere il disturbo”.

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Vescovi Ecuador: bocciata la legge sull’aborto

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Dopo l’appello dei vescovi
il Parlamento ha detto no
alla legalizzazione dell’aborto

Il mondo prenda coscienza che le leggi contro la vita possono essere abrogate.
Ma occorre combattere, e… ognuno deve fare la sua parte.
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Raccolto l’appello della Chiesa locale che nei giorni scorsi aveva invitato i parlamentari a riflettere sul fatto che, votando sì alla depenalizzazione, avrebbero condannato a morte esseri innocenti ed indifesi

L’aborto in Ecuador non sarà legale. Lo ha deciso l’Assemblea Nazionale del Paese, espressione del Parlamento unicamerale. Decisive le 7 assenze e le altrettante astensioni che hanno fermato a quota 65 i voti favorevoli alla depenalizzazione, mentre la maggioranza richiedeva i sì di almeno 71 parlamentari. Sono stati 59 i voti contrari.

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Un Cardinale ai combattenti per la vita: le nostre ragioni più profonde

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Sia lodato Gesù Cristo, ora e sempre. Amen

La nostra partecipazione alla Marcia per la Vita è certamente un’attività straordinaria per la difesa e la promozione della vita umana dal momento della sua concezione fino alla morte naturale.
Ma si deve dire anche che è per noi un’attività del tutto normale, nel senso che non ne possiamo fare a meno, in obbedienza a Dio, alla Sua legge iscritta nei nostri cuori, enunciata nel quinto comandamento del Decalogo e nella parola del Suo Figlio Incarnato e fedelmente trasmessaci dalla Chiesa.

Il nostro culto «in spirito e verità» (Gv 4,24), che offriamo stasera tramite l’Adorazione Eucaristica,  esige che noi siamo custodi vigilanti della vita umana, creata da Dio a sua immagine e redenta dalla Passione e morte di Cristo, Dio Figlio Incarnato.
Non possiamo risparmiarci in nessun modo dinanzi alla questione della difesa e promozione della vita degli innocenti e indifesi. Il nostro culto divino sarebbe essenzialmente falsificato, se noi fossimo mancanti nella testimonianza pubblica dell’inviolabile dignità di ogni vita umana senza limite e senza discriminazione.

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