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L’Umbria impone ai farmacisti la vendita della pillola del giorno dopo

Farmacisti, la loro coscienza non vale meno
di Giuseppe Anzani

Il concepimento naturale che dà origine a una nuova vita
avviene nel grembo materno a livello tubarico.
Di lì l’embrione, che moltiplica le sue cellule
incessantemente, inizia a scendere verso l’endometrio, dove
si anniderà entro 72 ore.
E come spiegano stupendamente i biologi, già “manda segnali”
alla madre durante il tragitto, e il corpo della madre
risponde e si prepara a dare nido sicuro al figlio,
modificando la parete uterina.
Ma se su questa parete interviene un farmaco che la rende
inospitale e refrattaria come una terra riarsa, il figlio
morrà.

Questo farmaco esiste, si chiama levonorgestrel (LNG), noto
come “pillola del giorno dopo”.
Il suo meccanismo biochimico è complesso, ma l’effetto
peculiare e finale che si persegue è quello “antinidatorio”,
cioè quello di impedire all’embrione di annidarsi.
Se il figlio c’è, sarà un figlio rifiutato ed espulso.
Questa è l’intenzione di chi assume il farmaco, ancora
“senza sapere” se il figlio c’è o non c’è, ma per timore che
ci sia; è come una raffica sparata al buio, se non c’è
nessuno va a vuoto, se c’è qualcuno lo uccide.

È evidente che il fine ripromesso, nello spazio ancor cieco
di una eventualità mortale, non conosciuta ma possibile,
qualifica l’uso del farmaco come un atto diretto contro la
vita.
Sorgono dunque problemi di coscienza per chi vi collabora,
prescrivendolo (i medici) e fornendolo (i farmacisti).
La coscienza, in questo genere di problemi di vita e di
morte, pone i suoi imperativi morali che ogni legge civile
rispettosa dei diritti umani non può negare senza andare in
pezzi.
La legge 194 sull’aborto ha sancito, ad esempio, che “il
personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie non
è tenuto a prendere parte alle procedure ed agli interventi
per l’interruzione della gravidanza quando sollevi obiezione
di coscienza”.
Dire che la pillola del giorno dopo intercetta la vita
“prima” dell’annidamento e dunque “senza” gravidanza, è
un’ipocrisia, già affrontata e liquidata dal Comitato
nazionale di Bioetica, nel documento con cui affermò per i
medici il diritto di coscienza nel “rifiutare la
prescrizione o la somministrazione di LNG”.

E i farmacisti?
La domanda s’impone dopo la decisione della Regione Umbria
che ha imposto la vendita in farmacia della pillola del
giorno dopo, escludendo il ricorso all’obiezione di
coscienza.
I farmacisti sono dunque solo rivenditori inerti di “merce”
che – in presenza di ricetta medica – deve solo essere
consegnata al cliente, senza gran differenza rispetto a un
supermercato?
No, i farmacisti esercitano una “professione sanitaria”
secondo la definizione della legge n. 833 del 1978.
Sono nel novero del “personale sanitario” di cui parla la
legge 194 ai fini dell’obiezione.
Ma c’è di più: la clausola di coscienza additata dal
Comitato nazionale di Bioetica all’unanimità porta un’altra
ragione giuridica più profonda, si motiva con “il
riconosciuto rango costituzionale dello scopo di tutela del
concepito che motiva l’astensione, e dunque a prescindere da
disposizioni normative specificamente riferite al quesito”.
Per i farmacisti non può esservi trattamento in peius; la
loro coscienza non è una coscienza a nolo dietro ricetta; il
loro diritto non vale di meno.
Lo sfondo dei diritti umani fondamentali, che definisce
l’ordine giuridico accolto nell’art. 2 della nostra
Costituzione di cui ogni legge è ancella, è la grundnorme
che sanziona accanto al diritto della vita il diritto di
rifiutare la complicità nella morte.

(C) Avvenire, 14 ottobre 2006
__________

Dal 2007 si troverà nei centri ospedalieri
«Aborto, la pillola in tutta Italia»
Chiesta la registrazione del farmaco. L’azienda della
Ru-486: cambiato il clima politico, pronti a distribuirla

ROMA – L’azienda che distribuisce la pillola abortiva, già
venduta in molti Paesi europei, si prepara a chiederne la
registrazione anche in Italia.
Rompe gli indugi Alexandre Lumbroso, nuovo direttore di
Exelgyn, produttrice della Ru-486, introdotta per la prima
volta in Francia nell’88.
«Ritengo che il clima politico sia cambiato e che adesso
esistano le condizioni per entrare nel vostro mercato dopo
la chiusura totale degli anni passati. È solo un problema
tecnico e credo che già nel 2007 il farmaco potrebbe essere
disponibile in tutti gli ospedali d’Italia», annuncia il
manager al Corriere mentre sta lasciando Roma dopo aver
preso parte al settimo congresso Fiapac, la federazione
internazionale degli operatori di aborto e contraccezione.

LA PROCEDURA – La visita nella capitale gli ha offerto
l’occasione per fare un salto al ministero della Salute,
ricevuto dal capo della segreteria politica del ministro
Livia Turco, Monica Bettoni.
Lumbroso aggiunge dettagli: «L’approvazione ufficiale da
parte delle autorità italiane semplificherebbe le complicate
modalità di distribuzione».
La pillola viene importata per singole confezioni sulla base
delle richieste da parte degli ospedali che, nel modulo di
ordine, devono indicare il nome della paziente cui sono di
volta in volta destinate.
Finora con questo sistema, e con la sperimentazione
effettuata al Sant’Anna di Torino, sono stati compiuti circa
700 interventi di aborto farmacologico fra i centri Ivg
(interruzione volontaria di gravidanza) di Lecce, Trieste,
Bologna, Pisa, Colle Val d’Elsa e Siena.
La ginecologa Giovanna Scassellati qualche giorno fa ha
ordinato 20 scatole ed è pronta a offrire questa alternativa
alle donne presso il servizio del San Camillo- Forlanini, il
maggiore centro romano per la legge 194.
È prevedibile che altri colleghi seguiranno il suo esempio.

«Entro la fine dell’anno presenteremo all’Emea, l’agenzia
del farmaco europea, una nuova richiesta di approvazione
della pillola, secondo dosaggi aggiornati. Poi toccherà
all’Italia accettare la registrazione sulla base del
meccanismo del mutuo riconoscimento», dice Lumbroso.
La stessa procedura utilizzata per introdurre la pillola del
giorno dopo, ben diversa dalla Ru-486.
La prima, somministrata entro 48 ore al massimo dopo un
rapporto sessuale, viene utilizzata per prevenire l’avvio di
una gravidanza.
La seconda è una vera e propria forma di aborto chimico,
alternativa a quello chirurgico, e consiste nella
combinazione di due sostanze, il mifepristone e il
mesoprostolo. […]

I DATI – Dopo 18 anni di esperienza, gli operatori stanno
valutando quali siano i dosaggi migliori.
La Ru-486 in Italia è sempre stata un tabù.
Due anni fa il Sant’Anna ha rotto il ghiaccio percorrendo la
strada della sperimentazione, su iniziativa del ginecologo
Silvio Viale.
Gli operatori Fiapac contestano al parlamentare Udc Gianluca
Volontè l’affermazione secondo cui la disponibilità della
soluzione chimica abbia aumentato il numero di aborti […].
Il dato compare anche nella relazione sullo stato di
applicazione della legge 194 presentata al Parlamento dal
ministro Turco che ha sempre dichiarato di essere favorevole
al farmaco francese «rispettando la legge e senza
sperimentazioni selvagge ».

Margherita De Bac
15 ottobre 2006
http://www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2006/10_Ottobre/15/pillola
.shtml