(Avvenire) Lo «strappo» dell’Olanda: sì all’eutanasia su bambini

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VIA LIBERA ALL’AJA. «Estesa» ai più piccoli la legge promulgata nel 2002 che permette di uccidere le persone con malattie incurabili e che provocano sofferenze insopportabili. Dubbi sull’applicazione: protocollo «severissimo»

La magistratura autorizza una clinica ad utilizzare la pratica anche sotto i 12 anni. Il Comitato di bioetica italiano: «Si punta soltanto a sopprimere vite che rappresentano un costo»


Dall’Aja (A.E.)


L’Olanda ha aperto la strada alla possibilità di autorizzare l’eutanasia anche per i bambini, inclusi i neonati: la legge in vigore nel Paese, (promulgata nel 2002: il Parlamento dell’Aja è stato il primo al mondo ad approvare la legalizzazione dell’eutanasia), permetteva di utilizzare questa pratica solo per i malati incurabili a partire dai 12 anni (con l’obbligo dell’autorizzazione dei genitori fino ai 16 anni), ora invece, la giustizia olandese ha raggiunto un’intesa con la clinica universitaria della città di Groningen autorizzandola ad applicare, «nel rispetto di un severissimo protocollo», l’interruzione della vita di bambini con malattie incurabili e che provocano sofferenze intollerabili. La preparazione del protocollo, che ha richiesto un anno ed è stato scritto sulla base della legislazione già esistente nei Paesi Bassi sull’eutanasia, «stabilisce passo dopo passo la procedura che i medici devono rispettare di fronte a casi di questo tipo», ha sottolineato il responsabile della sezione pediatria della clinica, Eduard Verhagen. Rispetto all’applicazione del provvedimento e al suo rapporto col la legge vigente resistono comunque dei dubbi. «La legge olandese dice che il paziente deve chiedere l’eutanasia – ha argomentato Verhagen-, questo non è possibile per i neonati, e nel nostro sistema i genitori non sono autorizzati a chiedere la morte al posto dei bambini, non possono cioè prendere il loro posto: quindi, da un punto di vista tecnico sarebbe impossibile procedere all’eutanasia». Una delle norme che dovrebbero garantire la corretta applicazione della nuova legge è che un secondo medico indipendente si pronunci sulle condizioni del bambino. Il provvedimento non mancherà di suscitare polemiche. «È una misura attraverso la quale si vuole giustificare la soppressione di vite, in questo caso di bambini, che rappresentano un peso, anche economico, per la società e il sistema sanitario», ha detto il presidente del Comitato nazionale italiano di bioetica (Cnb) , Francesco D’Agostino, parlando di «pseudo-eugenetica di Stato malcelata». Sull’eutanasia, ha aggiunto il bioeticista, «è indispensabile assumere una posizione chiara: o si difende la vita in modo rigoroso oppure, se si introducono eccezioni, i casi finiscono col moltiplicarsi fino ad arrivare a situazioni estreme». La sofferenza, ha precisato D’Agostino «va combattute con la medicina e non con la morte». Le terapie palliative, ha concluso, «sono un diritto di ciascuno, ed è invece un paradosso uccidere un essere umano per liberarlo dal dolore».


Avvenire, 31 agosto 2004