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  • Totalitarismo: Caccia alla ragazzine bianche

    Maxiblitz della polizia in Gran Bretagna

     Anche a Newcastle le gang islamiche
    vanno a caccia di ragazzine bianche

      "Tutte le donne bianche sono buone solo a una cosa. Per gli uomini come me sono da abusare e utilizzare come spazzatura. Nient'altro". 
    A parlare è uno degli imputati coinvolti in quella che è stata battezzata "operazione santuario": l'ennesima indagine su sfruttamento sessuale e abuso di minori per mano di “asiatici” in Gran Bretagna.
     E' balzata agli onori della cronaca non troppe ore fa dopo che a Newcastle diciassette uomini e una donna sono stati ritenuti colpevoli - la sentenza definitiva arriverà a settembre - di abusi e spaccio di droga. Niente di nuovo sotto il sole d'Inghilterra, insomma, neanche per questa estate.

    L’inchiesta di grandi dimensioni, di cui Newcastle è solo la punta di diamante ha portato, fino ad ora, all'arresto di 461 persone, all'interrogatorio di 703 denunciati e contato almeno 700 vittime.

    Tutte bianche e di età compresa tra i tredici e i vent'anni.

    Siamo di fronte al settimo scandalo che ha per protagonista una gang islamica che ha colpito il Regno Unito dopo i casi infami di città come Rotherham, Rochdale, Oxford e Bristol, e di cui vi abbiamo già raccontato.

    La banda dei diciotto “asiatici” - come piace chiamarli al politicamente corretto - di Newcastle usava adescare ragazzine e adolescenti con festini in cui droga e alcool erano l'esca e contemporaneamente il mezzo con cui avvenivano le violenze sessuali. Abusi che spesso si perpetravano ai danni di tredicenni e quindicenni in completo stato di incoscienza.

    Per la prima volta, da quando seguiamo casi di questo genere, è arrivata una dichiarazione atipica in cui a esporsi è direttamente il capo della polizia di Nothumbria, Steve Ashman. "Non esiste alcuna correttezza politica. Questi sono criminali e non c'è stata alcuna esitazione nell'arrestarli e continueremo ad utilizzare tutti i mezzi a nostra disposizione".
    Niente di troppo sofisticato, lo ammettiamo, ma, rispetto a quanto ci avevano abituato le autorità in passato per vicende simili, un filo di soddisfazione lo proviamo. E Steve Ahaman ha ammesso di aver preso parte alla più grande e complica operazione della sua carriera, ha aggiunto anche che "la maggior parte dei detenuti non sono mica bianchi. Vengono dal Bangladesh, dal Pakistan, dall'Iran, dall'Iraq, sono curdi, turchi, albanesi e orientali".

    Gli eventi sono accaduti tra il 2010 e il 2014 e hanno devastato un'intera comunità che, però, si è dimostrata disponibile a collaborare a differenza di casi già raccontati dove la resistenza e l'omertà si sono manifestate sia da parte delle autorità che della gente del posto.
    Il che ha consentito in tempi relativamente più brevi di portare a compimento le indagini. Grazie alla testimonianza drammatica di una tredicenne raccolta dal Daily Mail è stato possibile ricavare le dinamiche con cui la gang islamica mieteva vittime. La festa, la droga e poi un uomo dopo l'altro.

    Ed è sempre il quotidiano inglese ad aggiungere dettagli, raccontando anche della decisione - fortemente criticata dal NSPCC (Società nazionale per la prevenzione della crudeltà sui bambini) - della polizia di pagare circa 10.000 sterline dei soldi dei contribuenti ad uno degli indagati perché agisse da spia.
    Ma la polizia spiega che infiltrare la gang ha permesso di arrivare prima alla conclusione di una parte dell'operazione e di prevenire altri abusi.
    L' 'operazione santuario' andrà avanti. E lo farà nella consapevolezza delle autorità che Newcastle non è l'ultima città inglese ad essere ostaggio di gang islamiche a caccia di ragazzine bianche.

    Eloquenti in tal senso sono state le parole del direttore esecutivo del consiglio comunale di Newcastle, "purtroppo, ci sono prove di sfruttamento sessuale in quasi tutte le altre città del paese e chiunque dica di non aver avuto questo problema, non lo sta cercando".

    Evidentemente la lezione dei 1400 bambini abusati sessualmente a Rotherham non è servita neanche alla stampa, che, come sempre, tace per quieto vivere.
    Intanto dalle pagine del Telegraph si apprende che parlamentari e attivisti stanno chiedendo, per la prima volta, che i crimini di cui sono accusate queste gang, ai fini del processo, prevedano l'aggravante di razzismo.

     

    di Lorenza Formicola| Mondo | 11 Ago 2017
    https://www.loccidentale.it/articoli/145996/anche-a-newcastle-le-gang-islamiche-vanno-a-caccia-di-ragazzine-bianche

    Leggi Tutto » | Argomento: Islam | Categoria: Totalitarismo
  • In libreria: L’Opzione Benedetto spiegata dal suo autore

     L’Opzione Benedetto spiegata dal suo autore.
     Intervista a Rod Dreher

    «Noi cristiani dobbiamo essere il sale della terra, ma questo sale è diventato insipido.
    Inutile sperare che siano i preti o i politici a salvarci.
    Adesso tocca a noi muoverci»

     
     

     Tutto cominciò nel 1969, quando il teologo Joseph Ratzinger così parlò:
     «Dalla crisi odierna emergerà una Chiesa che avrà perso molto.
     Diventerà piccola e dovrà ripartire più o meno dagli inizi.
     Ripartirà da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza che rimetterà la fede e la preghiera al centro dell’esperienza e sperimenterà di nuovo i sacramenti come servizio divino e non come un problema di struttura liturgica.
    A me sembra certo che si stanno preparando per la Chiesa tempi molto difficili.
    La sua vera crisi è appena incominciata.
    Si deve fare i conti con grandi sommovimenti.
    Ma io sono anche certissimo di ciò che rimarrà alla fine: non la Chiesa del culto politico, ma la Chiesa della fede
    ».

    Dodici anni dopo, nel 1981, fu il filosofo Alasdair MacIntyre a scrivere: «Un punto di svolta decisivo in quella storia più antica si ebbe quando uomini e donne di buona volontà si distolsero dal compito di puntellare l’imperium romano e smisero di identificare la continuazione della civiltà e della comunità morale con la conservazione di tale imperium.
    Il compito che invece si prefissero (spesso senza rendersi conto pienamente di ciò che stavano facendo) fu la costruzione di nuove forme di comunità entro cui la vita morale potesse essere sostenuta, in modo che sia la civiltà sia la morale avessero la possibilità di sopravvivere all’epoca incipiente di barbarie e oscurità.
    Se la mia interpretazione della nostra situazione morale è esatta, dovremmo concludere che da qualche tempo anche noi abbiamo raggiunto questo punto di svolta.
    Ciò che conta, in questa fase, è la costruzione di forme locali di comunità al cui interno la civiltà e la vita intellettuale e morale possano essere conservate attraverso i nuovi secoli oscuri che già incombono su di noi. (…)
    Questa volta, però, i barbari non aspettano al di là delle frontiere: ci hanno già governato per parecchio tempo. Ed è la nostra inconsapevolezza di questo fatto a costruire parte della nostra difficoltà.
    Stiamo aspettando: non Godot, ma un altro san Benedetto, senza dubbio molto diverso
    ».

    Ispirato da questi e altri interventi, Rod Dreher, editorialista di The American Conservative, dieci anni fa ha cominciato a parlare di Opzione Benedetto. L’anno scorso, incoraggiato da molti, ha deciso di scrivere un libro sull’argomento.
    A gennaio è uscito nelle librerie americane The Benedict Option – A Strategy for Christians in a Post-Christian Nation, un testo di 272 pagine. «Il libro doveva essere molto più lungo, e io chiedevo di poter avere almeno due anni a disposizione per scriverlo», spiega Dreher. «Ma l’editore si è impuntato che doveva uscire poco dopo le elezioni presidenziali: erano convinti che le avrebbe vinte Hillary Clinton, e che i cristiani impauriti sarebbero corsi in libreria a comprare il libro per approntare una difesa di emergenza. Ma la mia Benedict Option non nasce dalla paura, bensì dall’amore per Cristo e per il prossimo. Come dice nel libro il mio amico Marco Sermarini della Compagnia dei Tipi Loschi (un’associazione laicale della diocesi di San Benedetto del Tronto, ndr), “non facciamo questo per salvare il mondo, ma per nessun’altra ragione che amiamo il Signore e che sappiamo di avere bisogno di una comunità e di una regola di vita per servirLo pienamente”».

    Sia come sia, The Benedict Option ha venduto finora 35 mila copie negli Stati Uniti ed è stato definito dal New York Times «il più discusso e il più importante libro religioso del decennio». Molti lo hanno criticato senza averlo letto, compreso il filosofo MacIntyre. L’intervista che segue può essere un buon antipasto alla lettura senza pregiudizi del libro. Che per ora esiste solo in inglese.

    L’Opzione Benedetto che lei propone, sulle orme di quanto ha scritto più di trentacinque anni fa Alasdair MacIntyre, è stata criticata perché assomiglierebbe a un ghetto cristiano.
    I cristiani dovrebbero essere il sale della terra, ma lei sembra voler ritirare il sale dalla terra e raccoglierlo in una saliera. Cosa risponde a questa critica?

    È una critica errata, che proviene da persone che non hanno letto il libro. I cristiani sono chiamati a evangelizzare, a essere il sale della terra, è vero. Ma oggi questo sale è diventato insipido. Se dobbiamo essere per il mondo secondo la volontà di Cristo, dobbiamo allontanarci dal mondo per approfondire la preghiera, la vita di comunità fra noi e la comprensione della Bibbia.
    Ci siamo assimilati al mondo: la gente non vede differenze fra un cristiano e un non cristiano. Prendiamo un monastero come quello dei benedettini a Norcia: offrono assistenza spirituale a tantissime persone che si rivolgono a loro, ma se la loro porta non fosse mai chiusa, se non dedicassero la maggior parte del loro tempo alla preghiera e al digiuno separati dal resto del mondo, non potrebbero poi essere di aiuto a nessuno.
    Lo stesso vale per noi laici. Prendiamo una scuola: se si potesse sempre andare e venire e lasciare entrare chiunque in qualunque momento, gli studenti non ne avrebbero alcun giovamento. La scuola ha bisogno di un tempo di separatezza.
    È sbagliato istituire un’alternativa fra la completa separazione e la completa assimilazione. Dobbiamo essere nel mondo ma senza essere del mondo. In Geremia 29 Dio dice agli ebrei di sistemarsi a Babilonia e di pregare per la pace della città, e questo dobbiamo farlo anche noi oggi. Ma poi nel libro di Daniele troviamo tre ebrei ministri fedeli del re di Babilonia, ai quali a un certo momento viene chiesto di inginocchiarsi davanti agli idoli. A quel punto loro, che erano integrati al sistema di Babilonia, si rifiutano di servire falsi dèi e vengono messi a morte. Come cristiani di oggi dobbiamo chiederci che cosa avevano quei tre ebrei che diede loro il coraggio di scegliere la morte piuttosto che l’apostasia. È qualcosa che dobbiamo recuperare oggi.

    Lei cita una frase di Philip Rieff: «L’uomo religioso nasceva per essere salvato. L’uomo psicologico nasce per essere contento». Leggendo il suo libro si ha l’impressione che oggi l’uomo religioso e l’uomo psicologico coincidano in molte chiese e comunità cristiane, a vantaggio dell’uomo psicologico. È così?

    Purtroppo sì. Oggi molti cristiani sono in realtà adepti del Dmt, Deismo moralistico terapeutico: si tratta di essere gentili con tutti, come chiedono tutte le religioni, di sentirsi bene con se stessi ed essere felici, e alla fine Dio ci accoglierà tutti in Cielo.
    Non c’è alcuna comprensione del fatto che la vita cristiana richiede sofferenza e sacrificio.
    La gente oggi va in chiesa come si va all’ospedale, in cerca di una guarigione. Ma la maggioranza chiede solo di essere liberata dalla sofferenza. Accettano una pillola o un’iniezione che tolgono il dolore, ma non guariscono. La vera guarigione richiede una chirurgia spirituale che è dolorosa, ma che dà per risultato l’autentica guarigione.
    Sono venuto a Cristo da adulto, all’età di 25 anni. Anche prima volevo Cristo, ma non volevo rinunciare alla mia libertà sessuale. O Cristo è il Signore della tua vita al cento per cento, o non è il Signore della tua vita. Alla fine mi sono arreso a Cristo grazie all’intercessione della Vergine Maria, e ho intrapreso il cammino della castità. Sono stati tre anni duri e difficili di traversata del deserto, sorretto solamente dalla preghiera e dal sacramento della Confessione.
    Non ho trovato sostegno in nessun prete, tranne uno che stava a Roma: Giovanni Paolo II.
    Ma era necessario che io morissi a me stesso, Dio ha riversato la guarigione nel mio cuore attraverso quella ascesi, e solo grazie ad essa sono stato in grado di riconoscere la bontà che era nel cuore della donna che sarebbe diventata mia moglie.
    Faccio un altro esempio personale. Ho scritto un libro intitolato Come Dante può salvarvi la vita, perché Dio ha usato la Divina Commedia per farmi scoprire i miei peccati e pentirmene. Nessuno arriva in Paradiso senza passare attraverso l’Inferno e il Purgatorio, questa è una grande verità.
    Oggi troppi cristiani desiderano e offrono il Paradiso senza Inferno e Purgatorio, e non funziona. Penso che questo cristianesimo “fake” non durerà: il cristianesimo senza la croce è falso.
    L’uomo di oggi non vuole la croce: questa è la differenza fra l’uomo psicologico e l’uomo religioso. La vera misericordia richiede il pentimento.

    Lei scrive che se i cristiani non sviluppano un modo di vita controcorrente, condannano i loro figli all’assimilazione. Cosa la rende certo di questo?

    Mi guardo intorno, e dappertutto nel mio paese di solito si nota molta poca differenza fra i cristiani e gli altri. Anche le scienze sociali dicono la stessa cosa: il cristianesimo sta crollando fra le giovani generazioni, e i ragazzi che continuano a dirsi cristiani credono cose che non sono ortodosse. Quando parlo coi docenti di università cattoliche e protestanti, mi dicono che i loro studenti non sanno quasi nulla del cristianesimo.
    Questo è certamente colpa della catechesi scadente, ma ancora di più è colpa della cultura cristiana indistinta di oggi.
    Non abbiamo la garanzia che l’edificazione di piccole comunità cristiane impegnate salverà la fede delle giovani generazioni, ma cosa altro possiamo fare?

    Lei sottolinea che la sua proposta è rivolta ai cristiani ortodossi con la “o” minuscola, cioè tutti i cristiani, Cattolici, Protestanti e Ortodossi, che mantengono intatta la tradizione della Chiesa apostolica per quanto riguarda liturgia, teologia e dottrina.
    Ma esiste anche il cristianesimo liberal. Non sono questi i giorni della rivincita del cristianesimo liberal, specialmente nel mondo cattolico?
    Lei scrive di Secoli Bui (Dark Age) incombenti, ma oggi c’è molto ottimismo riguardo all’apertura e al rinnovamento della Chiesa sulla base di standard liberal. Non è questo il futuro del cristianesimo?

    No.
    Perché un albero può dare frutti solo se ha radici profonde.
    Il cristianesimo liberal è un fenomeno moderno, che taglia le radici del passato.
    Ciò che caratterizza l’ortodossia con la “o” piccola è il riconoscimento che c’è una verità al di sopra di noi.
    Mentre il cristianesimo liberal pensa che possiamo arrangiare le cose come piace a noi per soddisfare i nostri bisogni di oggi. Non dobbiamo credere alla Tradizione o alla Bibbia se confliggono con ciò che desideriamo nel presente.
    Ma negli Stati Uniti le comunità cattoliche più fiorenti sono quelle fedeli alla tradizione: sono capaci di sfidare i loro stessi preti.
    Spesso noi cristiani conservatori ci lamentiamo di come viene fatto male il catechismo e di quello che viene detto nelle omelie.
    Ma dovremmo pensare che oggi abbiamo un catechismo formidabile come quello della Chiesa cattolica, che possiamo procurarci una montagna di buoni libri e crearci una biblioteca che san Tommaso si sarebbe sognato di avere.
    Smettiamola di lamentarci e di pretendere che sia la Chiesa istituzionale a salvarci.
    Muoviamoci noi in prima persona. Approfondiamo la Tradizione, e ci troveremo tutto ciò di cui abbiamo bisogno. Senza dimenticare le opere di misericordia corporale, senza le quali rischiamo di cadere nell’intellettualismo.

    Lei sottolinea anche che i cristiani non possono confidare nel potere politico come baluardo contro la scristianizzazione e le tendenze anticristiane, e che il cristianesimo sarà attraente se saprà mostrare la sua bellezza fuori dall’ambito politico.
    Ma come può fiorire la vita cristiana se ogni cittadino, professionista, giornalista, insegnante, psicologo, eccetera in Occidente è costretto a sottomettersi alla cultura dominante?
    Se sei costretto a parlare in pubblico solo in base agli standard del politicamente corretto, se sei costretto a insegnare l’ideologia del gender nella tua scuola, l’Opzione Benedetto resta priva di senso.
    Non abbiamo bisogno di un qualche tipo di politica che protegga la libertà di essere diversi? Che difenda la libertà religiosa che permetterebbe di attuare l’Opzione Benedetto?

    Sì, non possiamo abbandonare la politica completamente, se non altro per difendere la libertà religiosa.
    Ma si tratta di mettere nel giusto ordine le cose che amiamo.
    Molti cristiani negli Stati Uniti pensano che il nemico è alle porte, e che se metteremo i politici e i giudici giusti al posto giusto, le cose andranno a posto.
    Ma non è così.
    Negli ultimi trent’anni i conservatori spesso sono stati al potere in America, qualcosa di buono per la Chiesa che altrimenti non sarebbe stato fatto l’hanno combinato, ma nello stesso tempo ha avuto luogo il grande declino della fede fra i giovani. La libertà religiosa non può essere fine a se stessa, deve essere uno strumento per la vita in Cristo.
    Se conserviamo la libertà religiosa, ma non la usiamo perché crescano veri cristiani, è inutile.
    Alcuni conservatori mi criticano dicendo che l’Opzione Benedetto coincide con la resa politica dei cristiani. Rispondo loro che dobbiamo essere pronti a essere sconfitti a livello politico e a vivere in condizioni di oppressione, che è ciò che hanno fatto i cristiani sotto il comunismo e stanno facendo sotto i regimi islamici.
    La cultura che creiamo non può dipendere dall’esistenza di una democrazia liberale favorevole al cristianesimo. Dobbiamo lottare in ambito politico per quanto possiamo, ma se la dittatura del relativismo si instaura, dobbiamo vivere ugualmente come cristiani coraggiosi che sfidano il sistema. L’Opzione Benedetto risponde a questo genere di situazione.

    Per concludere parliamo un po’ dell’America. Nel suo libro Cosa significa essere americani Michael Walzer scrive che «si dimostra il proprio americanismo vivendo in pace con tutti gli altri “americani”, cioè concordando nel rispetto della molteplicità sociale».
    Dopo aver letto The Benedict Option ci si convince che questo non vale più. L’America sembra sull’orlo di un nuovo totalitarismo, nel quale le persone sono ricattate perché portino un distintivo pro-Lgbt, e sull’orlo di una guerra civile razziale e di classe. Le cose vanno veramente così male?

    Sì e no. Non siamo sull’orlo di una guerra civile, ma il paese si sta disgregando.
    I cosiddetti liberal tolleranti hanno preso il potere nelle istituzioni culturali, ed esercitano un’egemonia senza misericordia: non sono né liberali né tolleranti.
    MacIntyre aveva capito cosa sarebbe successo negli Stati Uniti già trent’anni fa: quando la gente perde la base dei suoi valori culturali, questi declineranno sia a livello politico che a tutti gli altri livelli.
    Quello americano è stato un cristianesimo di facciata per molto tempo, e adesso ne vediamo i risultati. Il movimento per i diritti civili degli afro-americani è stato l’ultimo movimento popolare cristiano della storia degli Stati Uniti: aveva idee cristiane espresse in un linguaggio cristiano.
    Oggi il movimento Lgbt si presenta come la versione aggiornata del movimento per i diritti civili dei neri: è una falsità, ma a livello di cultura popolare l’idea ha fatto breccia. Oggi dei cristiani che si oppongono al matrimonio fra persone dello stesso sesso sono visti come gli eredi del Ku Klux Klan.
    Le cose si metteranno molto male per noi.
    Ma ci sono altre cose preoccupanti. Oggi abbiamo presidente un Donald Trump perché le élite dei partiti democratico e repubblicano hanno ignorato i poveri e la classe operaia. Gli americani oggi sono incoraggiati dalla cultura popolare a pensare a se stessi sulla base della propria identità individuale e non delle cose più grandi che ci uniscono.
    Ma senza una religione comune non vedo come possiamo restare insieme. John Adams, uno dei padri fondatori, diceva che la Costituzione americana avrebbe funzionato solo con un popolo religioso e dotato di alti standard morali.
    Se è vero quanto lui diceva, si capisce perché io tema che siamo all’inizio di una Dark Age.


    luglio 10, 2017 di Rodolfo Casadei
    da: http://www.tempi.it/lopzione-benedetto-spiegata-dal-suo-autore-intervista-a-rod-dreher#.WZVDvek3WM8
    Leggi Tutto » | Argomento: Fede e ragione | Categoria: In libreria
  • Totalitarismo: Femminicidio. Esiste davvero?

     Uno dei metodi per diffondere l'omosessualismo con la scusa di prevenire la "violenza di genere".

    Premesso che anche uno è troppo, occorre documentarsi e riflettere

     La calunnia del femminicidio

     Il termine “femminicidio” è stato coniato da Maria Marcela Lagarde – una femminista comunista messicana – ed è divenuto popolare per via del  film “Bordertown”, che narrava delle migliaia di donne uccise nella città messicana di Ciudad Juarez.
     Secondo la teoria femminista venivano uccise in quanto donne da maschi violenti nell’indifferenza della polizia.

    Secondo la realtà, Ciudad Juarez (la vecchia El Paso dei film western, oggi situata sul confine con gli Stati Uniti) è diventata il crocevia mondiale del narcotraffico e la città con più omicidi al mondo, con la polizia impotente a fermare le guerre fra i cartelli della droga.
    I becchini fanno gli straordinari tutte le sere, e l’80% dei circa 10 mila omicidi sono stati a danno di uomini.
     Molti di questi omicidi vengono compiuti da donne killer, attive soprattutto nel cartello Los Zetas, preferite ai killer uomini perché meno sospettabili. In una retata  nel campo di addestramento per killer di San Cristobal de la Barranca la polizia catturò molte assassine.

    Le più note sono Maria del Pilar Narro Lopez, alias “la comandante Bombon” e Maria Jimenez, che catturata dopo decine di omicidi ha confessato:

    «noi donne lo facciamo per il denaro. Mi misi ad uccidere diventando sicario a tempo pieno insieme a ragazze così belle e con unghie grandi e affilate come coltelli che ispiravano pensieri inverecondi». [Corriere della Sera, 16/8/2011, “Le donne di Ciudad Juarez: vittime, madri e sicarie”].

    Ma l’eroina delle femministe è Diana La Cazadora, l’assassina seriale che ammazza uomini.

    Femministe occidentali notarono che “femminicidio” era un termine che colpiva la fantasia e consentiva di calunniare gli uomini.

    E così il femminicidio è un fenomeno esploso in Italia dal 2010, ma solo sui media, che hanno diffuso questa parola inventata apposta per odiare gli uomini, per far credere che esista una strage di donne, per chiedere leggi secondo cui la vita di una donna ha più valore della vita di un uomo.

    Secondo la propaganda femminista ripresa dalla stampa, l’ONU avrebbe detto che “femmicidio e femminicidio sono crimini di Stato tollerati dalle pubbliche istituzioni”.  
     Questa stupidaggine non la ha detta l’ONU, ma una femminista (Rashida Manjoo) che presiede un comitato femminista (CEDAW)  tollerato dentro l’ONU.
    La realtà dei veri dati del vero ONU [2011 Global Study on Homicide, UNODC Homicide Statistics] è che:

    • L’Italia è uno dei paesi al mondo con il più basso tasso di omicidi femminili:  5 per milione all’anno, circa la metà che nei nostri paesi confinanti (9 per milione per anno in Francia, 7 in Svizzera, 13 in Austria…). Fra i grandi paesi, solo Giappone, Irlanda e Grecia hanno tassi minori.
      Una donna italiana ha, in tutta la sua vita, una probabilità dello 0.05% di subire un omicidio. Se non ci fossero altre cause di morte, una donna vivrebbe in media 200mila anni prima di subire un omicidio.
      Per fare un confronto, è la stessa probabilità di morire in un incidente con un trattore: in entrambi i casi circa 150 decessi all’anno [Dati ASPAS 2010].  Nessuno parla di ‘trattoricidio’.
      Il numero di donne che si suicidano (22 per milione per anno) è più del quadruplo di donne vittime di omicidio. 
      Nessuno parla di “auto-femminicidio”. 
      Unico vero numero da strage è quello dei bambini abortiti (7800 per milione di donne per anno, per un totale di 5 milioni dal 1982 ad oggi nella sola Italia).
    • In Italia il tasso di omicidi maschili è di 16 per milione all’anno, cioè vengono uccisi più di 3 uomini per ogni donna uccisa.
      Sia uomini che donne uccidono in prevalenza uomini: circa 400 ogni anno. 
      Le donne assassine uccidono nel 39% dei casi donne, e nel 61% dei casi uomini. 
      Gli uomini assassini uccidono nel 31% dei casi donne, e nel 69% dei casi uomini. [Ministero dell’Interno, Rapporto sulla Criminalità, “Gli omicidi volontari”, Tabella IV.18, “Genere della vittima secondo il genere dell’autore di omicidio commesso in Italia tra il 2004 e il 2006”].
      Ricerche criminologiche indicano che il numero di donne assassine è sottostimato in quanto le donne hanno maggiore tendenza a commissionare omicidi e ad uccidere avvelenando.
      Nessuno parla del ‘maschicidio’. 
      In Italia il tasso di suicidio di uomini separati è di 284 per milione all’anno [Dati EURES 2009]. Nessuno ne parla, sebbene si tratti di una vera strage di stato: il tasso di suicidi si quadruplica con la separazione, anche a causa delle sentenze  che privano i papà dei loro figli, della loro casa, del loro reddito.
    • Il femminicidio non esiste in nessun paese al mondo: ovunque vengono uccisi più uomini che donne. Gli unici paesi nei quali il tasso di donne uccise è quasi pari al tasso di uomini uccisi sono quelli che hanno adottato politiche femministe (47% di omicidi femminili in Croazia, 41% in Norvegia…) o dove le donne partecipano alla vita pubblica (49% di omicidi femminili in Germania, 48% in Svizzera…). 
      Viceversa, il tasso di omicidio di donne è una piccola percentuale del totale di omicidi nei paesi dove molte donne preferiscono il ruolo femminile tradizionale (7% in Grecia, 18% in Irlanda, 23% in Italia…).
       

    a3

    La realtà è l’opposto dell’ideologia femminista, secondo cui esisterebbe un “patriarcato” che opprime ed uccide le donne.

    Riassumendo:

     

    a2

    Come mai il fenomeno più piccolo di tutti, gli omicidi di donne, riceve l’attenzione maggiore?

    In parte è perché gli omicidi, pur essendo una causa di morte statisticamente marginale, ricevono molta attenzione sui media.  Questo causa una percezione distorta della realtà, similmente a come accade per gli incidenti aerei:  sono eventi così rari che finiscono in prima pagina, mentre gli incidenti stradali sono così frequenti che non fanno notizia. Gli aerei, il mezzo di trasporto più sicuro, vengono così percepiti come pericolosi.  Allo stesso modo gli omicidi più rari, quelli di donne, attirano più attenzione.

    Ma soprattutto, grazie a campagne di disinformazione finalizzate a costruire l’allarmismo del femminicidio, gestiste da professioniste che farebbero invidia a Wanna Marchi. Lo scopo è ottenere leggi che discriminano contro gli uomini, che radicano nella legge la falsa ideologia femminista [Convenzione di Istanbul, per ora ratificata da Montenegro, Albania, Turchia, Portogallo e Italia ma non dai paesi seri] ma soprattutto far avere un ruolo istituzionale e finanziamenti pubblici per i centri anti-violenza e per le avvocate femministe:

    «Norme per il contrasto al femminicidio.
    il centro antiviolenza che presta assistenza alla persona offesa può intervenire in giudizio …
    La gestione delle case e dei centri delle donne è assicurata attraverso convenzioni…
    Agli oneri derivanti dalla presente legge, pari a 85 milioni di Euro…» [Decreto-Legge 14 agosto 2013, n. 93 — Gazzetta Ufficiale]

    Il decreto legge italiano sul “femminicidio” prevede infatti che le donne non possano ritirare le denunce e che lo stato le rimborsi anche in deroga ai limiti di reddito: il chiaro intento è tutelare le parcelle, non le donne.

    È la stessa fondatrice dei centri anti-violenza per sole donne a dire che le femministe li usano per calunniare gli uomini e privare i bambini dei loro papà.

     

    fonte: https://violenzafamiliare.wordpress.com/2013/08/19/la-calunnia-del-femminicidio/

  • Gender Diktat: : Vescovi coraggiosi: Imola. NO alle unioni gay

     + Mons. Tommaso Ghirelli - Vescovo di Imola
    Omelia per la festa del Santo Patrono San Cassiano

     LA FAMIGLIA E' UOMO-DONNA
     NO ALLE UNIONI OMOSESSUALI

     

    Con il canto del vespro, lodiamo Dio che ha donato ad Imola un testimone ed un intercessore insostituibile. Il martirio di Cassiano appare certamente doloroso, ma anche e soprattutto glorioso, tanto da rendere sopportabile, anzi fecondo, il male fisico e la sofferenza morale di vedersi aggredito dai propri alunni. La violenza subita si trasforma in un traguardo: è la conclusione del cammino di progressiva adesione a Gesù Cristo, di condivisione del suo destino, è il completo dono di sé agli altri.
    La morte diventa quindi gloriosa, non nel senso che sia fonte di notorietà o di plauso postumo, ma nel senso che manifesta la grandezza e bellezza di Dio, secondo quanto afferma Gesù: “Voi siete la luce del mondo … Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,14-16).

    Per questo, siamo convinti che san Cassiano “fa bene alla città”. Avere scelto un patrono, per una comunità civile (città, nazione, ma anche regione, associazione, azienda) significa avere raggiunto un’intesa ideale, avere maturato un’identità, fino a  riconoscersi in una persona concreta.

    Siccome la città risulta composta di famiglie e delle loro aggregazioni, possiamo aggiungere che san Cassiano fa bene anzitutto alle famiglie della città: patrocinia la continua riscoperta dell’unione coniugale come unione indissolubile di un uomo e di una donna, la parità tra i sessi, la solidità dell’istituto matrimoniale.

    La città cerca di includere e integrare tutti, perché ogni persona è un dono unico per l’intera famiglia umana.
    Perciò si preoccupa non tanto di fornire servizi, ma prima ancora di rimuovere gli ostacoli alla maturazione dei figli in seno alla famiglia, di assicurare l’educazione scolastica, la promozione culturale e di favorire le varie forme di solidarietà tra gruppi familiari e ceti sociali, regolandole, sussidiandole e prevenendo le tensioni, prima che diventino conflitti.

    L’opinione pubblica, grazie al buon senso popolare, comprende che l’istituto del matrimonio “non può essere valutato prevalentemente alla luce dei comportamenti di fatto e delle situazioni concrete che se ne discostano” (cfr Compendio della dottrina sociale della Chiesa, §217).

    Inoltre si rende conto che la diversità e complementarietà tra uomo e donna sono essenziali tanto per una feconda ed equilibrata vita di coppia quanto per lo sviluppo delle nuove generazioni. 
    Perciò, premesso il rispetto  dovuto ad ogni persona, non si può passare sotto silenzio quanto limpidamente è scritto nel Compendio della dottrina sociale della Chiesa (al n.228): “Mettendo l’unione omosessuale su un piano giuridico analogo a quello del matrimonio o della famiglia, lo Stato agisce arbitrariamente ed entra in contraddizione con i propri doveri”.
    La famiglia infatti viene prima dello Stato, anzi è la condizione stessa dell’esistenza tanto della società quanto dello Stato.

    Rispettare tutte le persone non implica la rinuncia ad un preciso stile di vita e ad un progetto sociale definito, ad un patrimonio di valori condiviso, ad un’identità civica.
    Non si tratta di conservare il passato, ma di rispondere alle domande di fondo che ogni generazione si pone: domande di giustizia, di fratellanza, di riconoscimento effettivo dell’uguale dignità di ogni essere umano.

    Lodando Dio per avere donato ad Imola san Cassiano, formuliamo anche una richiesta: con la sua intercessione, ci aiuti ad essere integralmente imolesi: capaci di vita civica, di essere soggetti attivi in quanto famiglie e gruppi di famiglie, capaci anche di accoglienza e condivisione.

    + Tommaso Ghirelli

    fonte: https://www.ilnuovodiario.com/2017/08/13/vescovo-san-cassiano-bene-alla-citta/

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  • Cristianofobia: La comunità internazionale e la furia islamica
    Il terrorismo islamico in Africa

    In Nigeria Boko Haram fa scempio di chiese, donne e bambini

    4 Ago 2017
     
    Boko haram

    Le storie di terrore e di paura, di inferno e di dolore targate, ancora una volta, islam, in Nigeria si intrecciano e si perdono nel nulla. La furia islamica, si sa, non conosce misericordia e una terra come la Nigeria ne è testimone muta e inerte. Come, d'altronde, il resto della comunità internazionale. La Nigeria non è in stato di guerra e ha un'economia che ha superato quella del Sud Africa, eppure uno degli ultimi rapporti della Food and Agriculture Organization (Fao), prevedeva che "la più grave crisi umanitaria in Africa, nel nord-est della Nigeria, si aggraverà tra giugno e agosto". E le cose stanno esattamente così. La sicurezza alimentare e nutrizionale viene sempre più meno. Come già scritto su queste pagine, da una parte la corruzione endemica e l'incapacità di governo delle classi dirigenti locali, dall'altra l'imposizione della legge islamica tengono il Paese nella povertà e in una morsa di terrore.

    E poi c'è Boko Haram (il nome significa "vietata l'educazione occidentale"). "Gli uomini di Boko Haram sono venuti a casa mia, hanno portato via tutto e poi hanno intimato a mio marito di convertirsi all’Islam. Quando ha rifiutato lo hanno ucciso davanti ai miei occhi". E' Esther a parlare, e come lei ce ne sono tantissime. C'è Rose il cui marito è stato ucciso a bruciapelo per aver rifiutato l'islam. E poi c'è Agnes e i suoi 9 figli da crescere da sola e nemmeno una degna sepoltura per il marito sgozzato. Il vescovo di Maiduguri, a nord della Nigeria, racconta di almeno 5mila casi simili. Cinquemila donne rimaste vedove per mano dei terroristi islamici. Così oltre le circa 20.000 vittime della violenza di Boko Haram - che si contano fino ad ora - ci sono le vite di donne e bambini segnate irrimediabilmente. 

    Vi abbiamo già raccontato delle donne costrette alla tratta sessuale di un'immigrazione incontrollata, ma ce ne sono tantissime che l'inferno lo vivono nei campi di prigionia nigeriani dove solo rinunciare al cristianesimo può salvarti la vita. Nell'inferno nigeriano donne e bambine oltre ad abbracciare l'islam sono costrette a mangiare carne umana a insieme ai loro aguzzini "perché il sangue dei nostri nemici ci rafforza", dicono. Per quante vengono rapite e sono già incinte il destino è inesorabile: vengono fatte sdraiare a terra supine, spogliate e squartate con il machete, è il feto quello che conta. Quando viene loro strappato il bambino dalla pancia inizia l'agonia: vengono lasciare morire dissanguate. E poi ci sono le botte, gli stupri, le marce forzate, matrimoni poligami e baratti con mucche e capre: gli uomini vengono decapitati e le donne rapite. L'islam punisce gli 'infedeli' e cerca 'fedeli'. Il rituale di conversione prevede che si pronunci una formula in arabo, ma non importa che la biascichi distorcendo le parole, senza convinzione, quel che conta è abbandonare a parole il cristianesimo.

    Poi c'è il rito del nuovo nome, del velo e delle lezioni di Corano: è urgente che sappiano recitare a memoria le "sure", che apprendano velocemente anche un po' di arabo. Finito questo passaggio la conversione è ultimata e la donna schiavizzata può essere data in sposa ad un miliziano. Ostaggio di uno soltanto, non più di tutti. Ma non è tutto. L'ultimo passaggio consiste nel dover prendere parte ad un attentato. L'epilogo è farsi saltare in aria. In Nigeria l'aria è mefitica. Vi ricordate quando la first lady più osannata della storia, Michelle Obama, si mise a capo della comitiva di 'vip' che lanciarono la campagna nel 2014 dopo il rapimento delle studentesse di Chibok? Dove sono finiti tutti adesso? Un movimento che, forse, non ha fatto che paralizzare tutto. Forse meglio non sporcarsi troppo le mani con l'islamizzazione? Silenzio e omertà.

    Intanto negli ultimi tre mesi di questa prima parte di 2017, "in più della metà del territorio della parte meridionale dello Stato di Kaduna c’è stata una intensificazione degli attacchi da parte del Fulani Herdsmen Terrorist (FHT), un gruppo terroristico di pastori nomadi di etnia Fulani". E' la denuncia di Sua Ecc. Mons. Joseph Danlami Bagobiri, Vescovo di Kafanchan, nello stato di Kaduna. Un gruppo quasi sconosciuto in Occidente, eppure responsabile solo da settembre al mese scorso dell’incendio di 53 villaggi, della morte di 808 persone, della distruzione di 1.422 case e di 16 chiese. In Nigeria i cristiani evaporano nel silenzio mentre le fiamme ingoiano chiese - solo negli ultimi anni oltre 2000 -, uomini, donne e bambini.

     

    da: https://www.loccidentale.it/articoli/145972/in-nigeria-boko-haram-fa-scempio-di-chiese-donne-e-bambini

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  • Chiesa: Chiesa a più voci o zizzania nella Chiesa?

     (di Cristina Siccardi)
      Se si digita, sul Web, Parrocchia San Defendente di Ronco Cossato (Biella), appare il sito Una chiesa a più voci del parroco don Mario Marchiori.

     Le autorità religiose hanno perciò deciso di esautorare san Defendente, martirizzato dall’Imperatore romano Massimiano nel 287 circa perché si era rifiutato di sacrificare al culto dell’Imperatore stesso.
    San Defendente morì per Cristo e per dare testimonianza ai fratelli in Cristo.

     Una chiesa a più voci? La zizzania nella Chiesa

    Il Protestantesimo che impera in questa laica chiesa biellese, i santi sono banditi perché essi sono lo specchio della Fede autentica, mentre le «più voci» vengono debitamente selezionate secondo ben precisi e schierati criteri ideologici.

    Bene accolta in questa parrocchia è stata Emma Bonino, che iniziò la sua carriera nella metà degli anni Settanta con la lotta per la legalizzazione dell’aborto in Italia e successivamente per l’affermazione del divorzio e la legalizzazione delle droghe leggere; nel 1975 fondò il Cisa (Centro informazione, sterilizzazione e aborto), per il quale venne arrestata. Tuttavia il 26 luglio scorso, in quello che dovrebbe essere un luogo sacro, predisposto per i sacerdoti, ovvero nel presbiterio della parrocchia sopraindicata, la Bonino ha presentato la sua campagna pro-emigrazione Ero straniero. L’umanità che fa bene, che sta portando in giro per l’Italia.

    Questa donna, che da decenni lotta senza ritegno contro ogni principio di vita, di morale, di coscienza, è stata incoraggiata, due giorni prima di questo incontro, da papa Francesco, che le ha telefonato dicendole di «tenere duro».

    Forse perché diversi cattolici (ricordiamo in particolare l’Associazione Ora et Labora in difesa della vita) hanno aperto una lodevole e più che legittima polemica contro la scandalosa iniziativa, dove era presente anche l’abortista Silvio Viale, che ha introdotto in Italia la pillola abortiva RU 486? Nessun dialogo e nessun confronto è stato permesso in quella serata: il dottor Leandro Aletti, figura storica dell’antiabortismo italiano sin dagli anni Settanta, ha formulato una domanda, ma è stato subito coperto dalle urla: «Vergogna! Vergogna!», mentre il microfono gli veniva sottratto. Un altro cattolico, Alberto Cerutti, ha domandato perché non sono stati accolti i sei milioni di bambini abortiti con la legge 194, ma i carabinieri, presenti in chiesa insieme alla polizia e alla Digos, lo hanno allontanato.

    Giovedì sera l’anticattolica Emma Bonino, eroina delle lotte pro-morte, faceva la sua arringa in prossimità dell’altare e dell’ambone, mentre venerdì sera veniva ucciso Charlie Gard in un hospice di Londra, attrezzato per i malati terminali, dove gli è stata staccata la ventilazione artificiale. Un costo in meno per lo Stato: sarebbe soddisfatto l’economista e demografo inglese Thomas Robert Malthus, che influì fortemente su Charles Darwin, il quale gli dedicò L’origine della specie (1859), dove esponeva le sue teorie evoluzioniste e anticreazioniste. 

    Ed ora i media rassicurano: il bambino, condannato a morte e la cui sentenza è stata eseguita sotto il raccapriccio di chi è ancora rimasto persona e non scimmia evoluta, sarà sepolto insieme alla sua scimmietta giocattolo. Charlie Gard rappresenta plasticamente le contraddizioni e le infamie di quest’epoca scristianizzata, che si fa padrona (dio) della vita e della morte. Così, la medaglietta di san Giuda Taddeo, il santo dei casi impossibili, che Charlie stringeva nel suo innocente pugnetto, è stato destituito, allo stesso modo di san Defendente, invocato dalla Tradizione della Chiesa contro il pericolo dei lupi e degli incendi. Oggi i lupi parlano nelle chiese, mentre il fuoco della Geenna viene alimentato dagli stessi uomini di Chiesa con una tracotanza ed una baldanza di impronta luterana.

    Domenica festeggeremo la Trasfigurazione di Nostro Signore. All’inizio del Dicorso 79/A, dedicato proprio a questa memoria liturgica, sant’Agostino scrive: «noi sappiamo che il Signore Gesù Cristo verrà come giudice alla fine del mondo e darà il regno a quelli posti alla destra e il castigo a quelli posti alla sinistra. Poiché egli – come crediamo e dichiariamo pubblicamente – verrà a giudicare i vivi e i morti». Già in vita il corpo di Gesù assunse forma gloriosa e così lo videro gli Apostoli Pietro, Giacomo, Giovanni.

    Il Vescovo di Ippona, nello stesso discorso, ritiene che la Trasfigurazione sul Monte Tabor della Galilea sia stata la realizzazione di ciò che aveva annunciato Cristo: «Alcuni tra quelli che sono qui presenti non moriranno prima d’aver visto il Figlio dell’uomo nel suo regno».

    Il volto del Salvatore divenne splendente come la viva luce del sole: «Erano dunque essi quei tali ch’erano presenti e che non avrebbero visto la morte prima di vedere il Signore nel suo regno. Alla fine del mondo però tutti avranno lo splendore che il Signore mostrò in se stesso», tutti coloro che sono buon seme e che, quindi «appartengono al regno di Dio e la zizzania invece rappresenta quelli che appartengono al maligno. Il nemico che l’ha seminata è il diavolo stesso. Il giorno della mietitura è la fine di questo mondo. I mietitori poi sono gli angeli. Allorché dunque verrà la fine di questo mondo, il Figlio dell’uomo invierà i suoi angeli e porteranno via dal suo regno tutti gli operatori di scandali e li getteranno nella fornace di fuoco ardente; ivi sarà pianto e stridore di denti».

    Se queste parole turbano coloro che operano per la distruzione e il male, cercando di rimuoverle dalla loro vita “religiosa”, non è un problema del buon grano, ma un problema della zizzania, che può annientare il corpo, temporaneamente, ma non l’anima, perché l’anima risorgerà con il suo corpo, così come è risorto Cristo.

    Dice san Paolo: «Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo è risorto; ma se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati. E anche quelli che sono morti in Cristo sono perduti. Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da compiangere più di tutti gli uomini. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti. Poiché se a causa di un uomo venne la morte, a causa di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti; e come tutti muoiono in Adamo, così tutti riceveranno la vita in Cristo» (1 Cor 15, 16-22).

    Se le chiese si prestano ad ospitare la zizzania, la responsabilità di fronte a Dio è di coloro che rendono possibile questo scandalo, a noi la responsabilità di denunciare i lupi, senza mai stancarci di annunciare la Verità portata da Colui che si trasfigurò, anticipando in terra la sua Gloria celeste e di coloro che, fedeli nell’Amore Infinito, operano per il suo Regno. (Cristina Siccardi)

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  • Il Catechismo: Protestantizzazione attraverso la corrosione...

    MARTIN LUTERO - di A. Pellicciari: "Corrosione della Chiesa Cattolica mediante la protestantizzazione" (ed. Cantagalli)

     
    http://www.edizionicantagalli.com/cgi-bin/catalogo/index_catalogue.pl Grazie al blog di Father Z  riportiamo un articolo di Andrea Gagliarducci, uscito su Vatican Monday del 04.01.2016 quale commento al nuovo libro di Angela Pellicciari, MARTIN LUTERO, sul pericoloso ed avanzato processo di corrosione della Chiesa Cattolica mediante una lenta e sorda protestantizzazione che sta mirando, ora come non mai, a destabilizzare il Ministero petrino e a deleggittimare il Magistero della Chiesa. 
    Ecco la quarta di Copertina:

     
    "Giornalisti, uomini di cultura e, in generale, la nostra classe dirigente, sono estimatori della Riforma protestante. Le nostre difficoltà, non ultime quelle economiche, sarebbero imputabili all'impermeabilità di noi italiani al vangelo della libertà proclamato da Lutero. A quasi cinquecento anni di distanza vale la pena domandarsi se questa valutazione corrisponda al vero oppure no. Capita con Lutero come all'epoca di Maometto: nel giro di qualche decennio l'orizzionte politico-religioso-economico-culturale cambia completamente. Perché? Che tipo di stato e di cultura si affermano con la Riforma? "Martin Lutero" risponde a queste domande a partire da cosa Lutero ha scritto, predicato e insegnato. Una lettura dettagliata ed argomentata che offre non pochi spunti di riflessione." ANGELA PELLICCIARI, Martin Lutero, ed. Cantagalli 2015, € 12,90, pagg. 173

    Ecco alcuni  estratti del commento di Gagliarducci:
     
     
     
    L'argomento non si occupa solo dei possibili effetti della Riforma sulla disciplina cattolica. Essa implica la natura stessa della Chiesa di Roma, come è stato storicamente concepito. Attraverso la sua predicazione, Martin Luther messo in discussione la sovranità della Santa Sede. Ha sostituito di fatto le nozioni di libertà e di scelte responsabili con il concetto di misericordia, e quindi valutate l'essere umano non è pienamente responsabile delle sue scelte, che è, non è libero. Ha scatenato la Chiesa dalla autorità del Papa, e sostituisce l'autorità del Papa con l'autorità di principi, cioè, con il potere secolare. Infine, ha avviato una campagna di denigrazione contro la Chiesa cattolica che risuona ancora nelle campagne dei media anticattolici attuali.
     
     
     
    "Martin Luther" (Siena: Cantagalli, 2015), è un piccolo libro dello storico Angela Pellicciari, mette in luce il reale contenuto della predicazione e gli scritti di Martin Lutero. Leggendo il libro ci aiuta a capire molti dei dibattiti in corso. Soprattutto oggi è importante essere consapevoli del nemico nascosto e sottile che è la protestantizzazione.
     
     
     
    Dall'elezione di Papa Francesco, questi temi sono diventati il ​​centro della agenda dei media concentrati sul Papa venuto dall'Argentina. L'Enfasi di Papa Francesco 'sulla misericordia si inserisce, alla fine, con l'idea di una Chiesa necessariamente disimpegnata a livello politico, ma molto impegnata su temi sociali. Dal momento che il Papa non ha preso parte al Concilio Vaticano II, era considerato più vulnerabile per la campagna mediatica che tende a ritrarre il Concilio come rottura nella storia della Chiesa.

    [...]
     
     
    La spinta per la soggettività è stato uno degli argomenti di Martin Lutero nella sua predicazione anti-romana. Angela Pellicciari scrive: "Con l'eliminazione della funzione del magistero, la negazione dell'ordine sacerdotale, l'esaltazione della libertà individuale e il rifiuto dell'importanza dei lavori per raggiungere la salvezza, ognuno fa le proprie scelte. Ognuno legge la Bibbia e la interpreta a modo proprio, confidando nell'aiuto dello Spirito Santo ".
     
     
     
        Alla fine, il rischio di istituzionalizzazione del "caso per caso il discernimento" è quello di arrivare al "dalla sola Scriptura" (sola fide) nozione che Martin Lutero ha promosso. Il sacerdote che discerne, caso per caso, mette da parte la funzione del magistero e fonda la sua attività sul suo personale interpretazione delle Scritture. Egli esercita un enorme potere discrezionale, ma è più un potere umano che uno derivato da Dio.
     
     
     
        Nella sua enciclica Spe Salvi, Benedetto XVI chiede: "Come può l'idea che hanno sviluppato il messaggio di Gesù 'sia strettamente individualistico e miri solo al singolo? Come si è arrivati ​​a questa interpretazione della «salvezza dell'anima» come fuga dalla responsabilità per l'insieme, e come si è arrivati ​​a concepire il progetto cristiano come ricerca egoistica della salvezza che rifiuta l'idea di servire gli altri? "
     
     
     
        Angela Pellicciari risponde: "Lo ha fatto perché Lutero ha erroneamente interpretato come "sottomissione a Roma" il carisma universale di Pietro e la sua funzione nella difesa di tutta la Chiesa. Di conseguenza, "il corpo è stato abbandonato", sembra "a favore delle anime, cioè della parte più interna di ciascuno di noi, che corrisponde alla nostra coscienza. È come se anima e corpo vengono posizionati uno contro l'altro, e ciascuno di essi va da sè. Come se l'obbedienza alla coscienza è un sostituto all'obbedienza a Pietro. "
     
     
     
        Questi sono ancora i temi principali del nostro tempo. Scuotere i fedeli dall'autorità della Chiesa, Lutero ne ha dato a principi, il potere secolare, un ruolo fondamentale. Egli ha anche affermato l'autorità del potere secolare contro il Papa, se il Papa commette errori. Ma l'autorità del Papa, la sua sovranità, si giustifica con la necessità di indipendenza dal potere secolare. Solo in questo modo - San Leone Magno ha spiegato - la Chiesa può essere credibile e realmente libera.

    [...]
     
    Quando il "Concilio dei media" è nato alla fine del Concilio Vaticano II, molti hanno cercato di guidare la Chiesa verso i territori che gli stessi vescovi che hanno preso parte il Consiglio non hanno voluto esplorare. Dopo il Concilio Vaticano II , il dibattito per lo più incentrato (1) sulla possibilità per i preti sposati e il sacerdozio femminile, (2) l'importanza dei vescovi locali , e anche su un enfasi data ai vescovi dal finalmente ammettendo alcuni dei membri del Consiglio del Sinodo per il Conclave , e (3) su un cambiamento di dottrina della Chiesa sulla morale sessuale , al fine di adattarsi meglio allo spirito del mondo .

    [...]

    Quando Lutero rompe l'unità della Chiesa con argomenti e offusca gran parte della storia della Chiesa, egli crea un terreno fertile in cui l'odio anti-cattolico può fermentare. Il tema del "libero esame" è ripreso dalla Massoneria che - in nome della ragione - ha lanciato l'attacco più forte contro gli insegnamenti della Chiesa cattolica, minando, in primo luogo, l'autorità della Chiesa.
     
    Dopo secoli, l'autorità della Chiesa è stata minata nell'opinione pubblica, che oggi condivide una Chiesa povera che rimane con i poveri e non è coinvolto nelle questioni temporali (lasciando a 'principi' il potere di prendere decisioni sopra gli esseri umani). L'obiettivo finale è di minare completamente gli insegnamenti della Chiesa. Questo obiettivo alla base di molte delle pressioni a cui è avvicinato Papa Francesco nel cambiare l'insegnamento della Chiesa, o, almeno, di essere abbastanza ambigua nelle sue dichiarazioni di lasciare uno spazio libero per diverse interpretazioni.
     
    Questo è il caso con il post-sinodale su cui c'è grande attesa per quanto riguarda la misura in cui la sua interpretazione oscillerà da un lato all'altro. È interessante notare che la Chiesa in Germania è stata  quella che ha spinto di più verso un ordine del giorno di misericordia, la stessa realtà della Chiesa a livello locale, che sentiva più di ogni altra l'impatto della Riforma protestante, e che più di ogni altro si sente attratto da spirito del mondo. Il sistema della Chiesa fiscale (la Kirchensteuer) ha reso una ricca realtà locale della Chiesa, ma anche mondano.
     
    Benedetto XVI ha sottolineato questo mondanità nei suoi discorsi durante il suo secondo viaggio in patria nel 2011. Il Papa ha anche osservato che le tendenze secolarizzanti sono stati provvidenziali, in quanto hanno permesso la Chiesa a ripensare se stessa in termini più spirituali.Mentre tutti stanno spingendo per una "Chiesa più umana", una "Chiesa più divina" è ciò che è necessario, come ha osservato una volta il cardinale Joseph Ratzinger. Questo è il problema. Il nemico sottile  -che è la protestantizzazione -  è sempre attuale, ed è forse il nemico occulto che la Chiesa deve combattere sopra tutti gli altri.
     
    Papa Francesco riuscirà a confrontarsi con esso? Sarà in grado di andare oltre le espressioni che descrivono il suo come un "pontificato di rottura", come il Concilio Vaticano II è stato considerato un Consiglio di rottura?Per questo motivo, il Concilio Vaticano II è ora fondamentale. Il lavoro rigoroso l'Arcivescovo Marchetto deve essere attentamente letto. La sua ultima pubblicazione, i diari di Pericle cardinale Felici, Segretario del Consiglio, testimoniano l'instancabile impegno di questo Padre del Consiglio per portare la Chiesa verso l'unità, nonostante le derive che è venuto fuori durante i dibattiti. Non era un tentativo di soffocare il dibattito, ma piuttosto un tentativo di dare loro una continuità con la storia e la dottrina della Chiesa.In attesa di documento post-sinodale Papa Francesco, tali questioni devono essere meditate.
     
    Anche i vescovi e cardinali dovrebbero farlo. Papa Francesco sta cambiando il profilo di vescovi, e di conseguenza quella del Collegio Cardinalizio. Il Papa pone molta enfasi sulle Chiese locali; non vuole più diocesi di Classe A e di  Classe B. Il Concistoro imminente (sarà probabilmente terrà il 20 febbraio) ci deve dare un'indicazione chiara di idee Papa Francesco. Che Concistoro dovrebbe essere posto anche per una discussione su post-sinodale. Quindi, saremo in grado di capire se il Collegio dei Cardinali ha pienamente compreso l'importazione delle questioni in gioco. La Protestantizzazione della Chiesa la lascierebbe a corto di difese. Il mondo secolare potrebbe quindi "conquistare Roma", realizzazare quello che è sempre stato la meta finale.

    --- da: http://blog.messainlatino.it/2016/01/martin-lutero-di-pellicciari-corrosione.html

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  • Totalitarismo: La guerra della famiglia e le strategie d’azione della Chiesa

     

    Pubblichiamo il testo della relazione tenuta a Piangipane (Ravenna) il 10 maggio 2017 in un evento organizzato dall’associazione “Il Seme” all’interno della Festa patronale di san Macario.

     

    Attorno alla famiglia è in atto una guerra. Prima, però, di guardare negli occhi questa guerra, consideriamo brevemente l’importanza della famiglia per la Dottrina sociale della Chiesa. Da questo esame risulterà ancor meglio che si tratti di una vera e propria guerra.

    Famiglia e origine della società

    La famiglia è una società naturale, la prima società cui l’uomo è naturalmente inserito dalla nascita. Tutte le altre società vengono dopo. La famiglia ha una sua indiscutibile originarietà, a patto che si intenda rispettare l’ordine naturale delle cose. La famiglia non è un “corpo intermedio” tra l’individuo e lo Stato. Questo vorrebbe dire che si dia un individuo non in famiglia, ma ciò non accade. I corpi intermedi sono prodotti dalla libera associazione dei cittadini, ma la famiglia non è viene scelta. All’origine della società non ci sono individui isolati, ma individui-già-in-relazione, individui-in-famiglia. Se si dessero individui isolati, allora la società non sarebbe naturale ma artificiale. Allora varrebbe lo schema del contrattualismo: individui isolati e asociali si mettono d’accordo per dar vita al patto sociale. In questo caso, la società nascerebbe dalla volontà degli individui isolati che l’hanno costituita e, quindi, risponderebbe ad un ordine solo convenzionale, che potrebbe essere cambiato domani. Lo società, in questo caso, non risponderebbe a nessun disegno naturale e non esprimerebbe nessun ordine oggettivo. La sua organizzazione potrebbe essere cambiata secondo la volontà degli individui che l’hanno artificialmente costituita. Compresa la famiglia, che potrebbe cambiare di stato e diventare anche tra due uomini o tra due donne. Questo accade se all’origine ci sono individui isolati e non la famiglia.

    Società e socialità

    La famiglia è all’orine della società perché rende possibile la società ed è l’archetipo della socialità. Essa rende possibile la società in quanto permette la procreazione in modo naturale. Essa esprime una socialità primordiale in quanto è un’unione complementare secondo un ordine tra un uomo e una donna. Anche l’unione tra due uomini o tra due donne è una unione, ma non complementare e non secondo un ordine. Non è complementare perché due uomini (o due donne) si sommano e non si completano. Non è secondo un ordine perché non la natura lo prevede, ma solo il desiderio. Senza famiglia non c’è società (la società si estinguerebbe) e non c’è socialità. Le forme di socialità come accoglienza e solidarietà che si vivono in società sono tutte più deboli di quella familiare e quindi da essa derivano. Non è possibile avere socialità nella società, nella politica, nella sanità, nel lavoro, nella scuola … se non c’è la famiglia a produrre in modo naturale e originario la socialità. Per questo la sapienza popolare dice che la famiglia è la cellula della società.

    La società e il suo ordine naturale

    La famiglia è la società originaria e primordiale, la società naturale. Se si parte dagli individui isolati e magari asessuati (nel senso che per la teoria gender il sesso si dovrebbe decidere anche in seguito in quanto non naturale ma culturale) la società perde il contatto con un suo ordine naturale, che dalla famiglia si trasfonda su tutta la vita sociale. Ciò significa che la famiglia è il baluardo anche della legge morale naturale, ossia dell’dea che le relazioni sociali tra cittadini non siano convenzionali ma esprimano un ordine che diventa prescrittivo per i modi di agire, che esprime cioè una morale sociale. La Dottrina sociale della Chiesa parla di diritto naturale su cui dice di fondarsi. Tale diritto naturale si conosce e si esperimenta soprattutto in famiglia e poi nella società intera. La Dottrina sociale della Chiesa dice che i principi che essa enuncia sono anche di diritto naturale e infatti si vede che la destinazione universale dei beni, la solidarietà, la sussidiarietà, il bene comune si conoscono e si esperimentano prima di tutto in famiglia. Senza la famiglia la società dimentica di essere soggetta ad un ordine naturale e quindi si lancia verso tutte le sperimentazioni (e tutte le aberrazioni) basta che siano volute dalla maggioranza che poi, tra l’altro, nelle democrazie moderne è sempre una minoranza.

    La crisi della famiglia e la Chiesa “muta”

    Sparendo l’orizzonte della legge morale naturale e del diritto naturale la Chiesa perde ogni diritto di fare un discorso rivolto a tutti per il bene della società. La crisi della famiglia rende la Chiesa muta, ossia in grado solo di parlare ai propri fedeli ma non più a tutti gli uomini. Trasforma la Chiesa in una setta. Ciò rende improponibile anche l’intera Dottrina sociale della Chiesa e rompe il rapporto tra Dio creatore e Dio salvatore. Se la famiglia non è naturale e originaria non esprime un disegno sulla natura, disegno che può essere colto con la ragione e anche con la fede, colto cioè da tutti. Questo è il fondamento del dialogo tra credenti e non credenti e del fatto che la Chiesa, quando parla della famiglia e della società, ritiene di dire semplicemente delle verità. Fede e ragione sono collegate dalla verità delle cose, dall’ordine naturale che, se vengono negati in famiglia vengono negati in tutti gli altri campi. Alla Chiesa non verrà riconosciuta nessuna competenza pubblica e, pian piano, anche gli uomini di Chiesa si convinceranno che devono solo accompagnare e non indirizzare.

    La dissociazione tra natura e soprannatura

    Nella famiglia si incontra la ragione (la famiglia è cellula della società) e la fede (la famiglia è Chiesa domestica). La famiglia è di ordine naturale elevata all’ordine soprannaturale dal sacramento del matrimonio istituito da Gesù come indissolubile. L’amore tra i coniugi diventa figura dell’amore di Cristo per la Chiesa. Nella famiglia natura e grazia si incontrano. Tutte le espressioni della fede cristiana hanno un significato familiare:  Padre, Figlio, Madre, fratelli e sorelle … La sessualità umana viene purificata. La trasmissione della fede avviene prima di tutto in famiglia perché è lì che si dà il collegamento tra le generazioni. Si può allora dire che non solo la società ha bisogno della famiglia ma che anche la Chiesa ha bisogno della famiglia. Se le famiglie non educano più alla fede i seminari si svuotano.

    Questo vuol anche dire che se si colpisce la famiglia si colpisce a morte la natura, ma anche la soprannatura. La fede cristiana ha bisogno della natura, senza della quale non ci sarebbe né corruzione né redenzione. Un tempo le ideologie anticristiane colpivano direttamente la religione cristiana e la fede. Oggi preferiscono colpire i suoi presupposti naturali. Non passano così per anticattolici, ottengono l’appoggio di tanti cattolici che collaborano con loro perché non ne vedono l’obiettivo antireligioso, e ottengono meglio il risultato di demolire la religione cattolica, ormai indirettamente più che direttamente. Nella IV Glossa a Fuerbach, Marx diceva che bisognava colpire la famiglia reale se si voleva eliminare la Sacra Famiglia. Ogni volta che oggi si colpisce la famiglia (la vita, la procreazione, il significato vero della sessualità eccetera) in realtà si intende colpire la fede cristiana e specialmente la fede cattolica. Si combatte contro la natura ma la guerra è contro Dio.

    Nella attuale guerra della famiglia sono impegnate forze non solo umane ed è questo che la rende una vera e propria guerra.

    Un progetto istituzionalizzato

    La guerra della famiglia ha oggi superato la soglia della moderazione ed ha assunto caratteristiche assolutamente radicali e drammatiche. Oggi è una guerra istituzionalizzata, nel senso che portata avanti con metodo e sistematicità dalle pubbliche istituzioni. Ciò ha permesso un salto inedito di qualità in senso negativo. La scuola insegna il transumanesimo del gender, i comuni affidano ad associazioni LGBT l’educazione dei bambini e dei giovani, nascono reti tra la pubblica amministrazione che con la scusa di correggere il bullismo discriminano la normalità a vantaggio della anormalità, l’ordine degli psicologi sanziona il professionista che si oppone, l’ordine dei giornalisti fa i corsi di aggiornamento sul gender passandolo per lotta alla discriminazione, la legge Cirinnà obbliga le giunte a fare politiche anche a favore delle famiglie che tali non sono, ai sindaci non è concessa l’obiezione di coscienza, la legge sulle DAT pure non riconosce in modo esplicito l’obiezione di coscienza del medico, i giudici smantellano le leggi fondate su un qualche residuo di diritto naturale, l’Unione europea preme e quasi impone agli Stati membri legislazioni contro la famiglia, l’educazione sessuale è sottratta alla famiglia e assunta dalla scuola che la appalta ad associazioni di parte e che insegnano solo ad usare il preservativo anche nei rapporti omosessuali, gli insegnanti che pongono eccezioni vengono emarginati e colpiti, nessuno si azzarda a parlare e tutti escono dall’aula quanto entrano gli attivisti LGBT, anche se loro dovere sarebbe rimanere in aula, alle scuole parentali si pongono sempre nuovi impedimenti e in qualche nazione europea sono anche vietate. Le istituzioni ormai macinano questo progetto globale antifamiliare al loro interno, mediante l’inerzia dei funzionari. Oggi possiamo dire che lo Stato è contro la famiglia.

    La guerra è diventata istituzionale perché i comportamenti innaturali anti-famiglia da eccezioni sono diventati diritti e quindi lo Stato li deve promuovere. E’ ormai diventato non negoziabile fare il contrario dei principi non negoziabili. Ciò ha prodotto il salto negativo di qualità mobilitando le istituzioni contro la famiglia.

    Le tre strategie della Chiesa

    Di fronte alla guerra della famiglia la Chiesa e il mondo cattolico in genere sta procedendo secondo tre strategie. Vediamole e poi facciamo una scelta.

    La prima è di non considerare la guerra della famiglia una guerra. Il mondo va accompagnato, bisogna valorizzare gli elementi positivi che ci sono un tutte le cose e farli crescere verso una maggiore positività. Non servono condanne, non si deve mai dire di no, le manifestazioni di piazza sono inutili prove muscolari. Quando la fede pretende di entrare nel merito delle leggi si trasforma in ideologia e pretende di “manipolare” il mondo. La Chiesa che interviene è una Chiesa che pretende di avere una verità da imporre al mondo, mentre essa deve camminare insieme al mondo verso la verità, dato che Dio si rivela non solo nella Chiesa ma anche nel mondo e i due si muovono su un piano di pariteticità. La rivelazione di Dio non consiste in una dottrina, ma in una esperienza, ed avviene nella nostra esperienza storica, non dall’esterno. Espressioni come natura e ordine naturale esprimono una concezione metafisica e non storica della fede, che è invece incontro e cammino, apertura e tolleranza, integrazione e solidarietà con tutti, costruzione di ponti e non erezione di muri. In base a questa visione le Sentinelle in Piedi vengono osteggiate, le manifestazioni di massa non vengono sostenute e anzi vengono impedite, le scuole parentali non vengono incentivate anzi vengono boicottate. La Dottrina sociale della Chiesa perde il suo status di “corpus dottrinale” e viene intesa come un insieme di buone pratiche orizzontali di accompagnamento delle situazioni divita.

    La seconda strategia consiste, al contrario, nella presenza con la consapevolezza che è in atto una guerra per la famiglia. L’intervento per delle leggi buone e contro le leggi cattive merita ancora l’impegno corale dei cattolici, la gerarchia ecclesiastica deve ancora dare indicazioni di morale pubblica su temi tanto importanti come la vita e la famiglia, i laici singoli e organizzati devono combattere in prima linea contro il male che avanza. La natura umana va salvaguardata e protetta perché è il Creato, sui principi della legge morale naturale si deve dialogare con tutti, la grazia non elimina la natura ma la perfezione e su questo si fonda il rapporto tra la fede e la ragione. Questa seconda strategia è quindi della presenza, dell’uso organico e diffuso della Dottrina sociale della Chiesa intesa come un “corpus dottrinale” che orienta una pastorale sociale organica e una azione sociale e politica dei laici avente una propria identità

    La terza strategia consiste nel creare delle scialuppe di salvataggio o delle Arche di Noè. Preso atto che lo Stato rende obbligatorio fare il male, occorre uscire dal sistema, creare delle oasi in cui sia possibile ancora fare il bene. Come dopo il diluvio, per mandato divino, Noè costruì l’Arca così oggi bisogna costruire piccole comunità, scuole parentali, associazioni familiari, opere sociali ed economiche che siano veramente libere. Da questo punto di vista anche le scuole paritarie, per fare un esempio nel campo educativo, non sono sufficienti perché dentro il sistema istituzionale. Se il medico, l’insegnante, i genitori, la farmacista, l’infermiera, il sindaco … cattolici sono obbligati a fare il male, bisogna creare della zone di libertà nella verità nell’attesa che il sistema crolli sotto le sue macerie. Perché un sistema costruito sul male non può durare a lungo. Bisogna mettere in salvo il seme per quando il diluvio sarà passato.

    A conclusione di questa relazione, vorrei esprimere la mia idea a proposito della strategia.

    La prima strategia non è una soluzione ma è la connivenza con il male nella scusa che la guerra della famiglia e della natura umana non esiste. E’ una strategia di consegna allo spirito del mondo con la scusa di discernere i segni dei tempi. E’ la volontà di amare il mondo ma indifferenti alla sua verità o falsità.

    La seconda strategia va quindi mantenuta ma contemporaneamente bisogna anche preparare delle scialuppe di salvataggio e delle Arché di Noé perché la guerra della famiglia si sta facendo acuta, pianificata e istituzionalizzata.

    Stefano Fontana

    http://www.vanthuanobservatory.org/ita/la-guerra-della-famiglia-e-le-strategie-dazione-della-chiesa-ravenna-10-maggio-2017/

  • Gender Diktat: : Affittacamere omofobi? E’ la strategia del turismo gay

     La recondita speranza è che non ci sia nessuno che davvero si indigni e si stracci le vesti per l’ultimo post turistico denunciato da Arcigay. “Non si accettano coppie omosessuali o aderenti all’ideologia gender, specie se “sposate” in unione civile”.

    Perché da indignarsi c’è ben poco e molto ci sarebbe da riflettere sulla tempestività con la quale certe notizie escono e vengono strombazzate dai media.

    Dopo l’affittacamere di Tropea, che aveva detto espressamente su Booking di non accettare turisti gay, questa volta tocca al Salento.

    A Melendugno, provincia di Lecce il b&b ha scritto negli annunci più o meno la stessa cosa: i gay non sono i benvenuti. E ovviamente è ripartita la solita canea degli stracciatori di veste in servizio permanente che hanno gridato al complotto omotransfobico. Tutti a sbraitare: è discriminazione!

    Può anche darsi che un affittacamere, non volendo coppie gay desideri soltanto un certo tipo di clientela, ma non sarebbe una discriminazione, bensì una scelta libera. Forse che la legge Mancino possa applicarsi anche a casi, reconditi per la verità, come questi? O non è soltanto il tentativo di Arcigay di creare un problema che non c’è per giustificare ancora di più una legge sull’omofobia?

    Verrebbe da rispondere sì alla seconda domanda. Posto che un affittacamere che non vuole coppie gay può essere anche imbecille come dicono, ma il torto semmai lo fa a sé stesso che si preclude così un introito economico. Non strepitano le famiglie che devono rinunciare a certi tipi di vacanze perché in alcuni ambienti non vogliono bambini tra i piedi. E anzi: nessuno si è mai sognato di reclamare una legge perché in quasi tutti gli alberghi non ci sono camere abbastanza grandi per le famiglie numerose. Che si arrangino. Infatti si arrangiano come possono e in albergo difficilmente ci vanno a patto che non vogliano prenotare tre camere tutte in un colpo.

    Ma è chiaro che l’obiettivo di queste notizie non è il semplice fatto di cronaca perché se così fosse verrebbe spazzato via dalle onde si infrangono sul bagnasciuga delle belle spiagge salentine.

    No, il vero obiettivo nel rendere note queste “piazzate” un po’ tamarre, ma comunque libere, è favorire anche in Italia la cultura con conseguente business, del turismo only gay. Passando ovviamente dal turismo e dagli alberghi gay friendly.

    Basta dare una scorsa rapida a internet per rendersi conto che quella turistica è una frontiera promettente della cultura gay. Che poi, non si capisce che cosa dovrebbe avere un albergo per essere gay friendly e come lo si accredita tale.

    Ma l’obiettivo è il turismo only gay. Si tratta di vere e proprie riserve indiane dove nessun eterosessuale ha mai gridato alla discriminazione. In alcune località come ad esempio Gran Canaria, Messico o Tenerife ce ne sono a bizzeffe e non è un caso che i più grandi pride si svolgano lì.

    Su Tripadvisor ci sono forum appositi per la “categoria” mentre non più tardi di un 20 giorni fa la rivista del progressismo Vogue ha fatto un appello al ministro della Cultura e del Turismo Franceschini perché il governo sia sensibile a turismo gay friendly.

    Guarda caso la coincidenza: due settimane dopo sono partite le campagne alla caccia degli affittacamere omofobi. Poi sarà la volta degli albergatori, intanto si inizia con chi presta la casa per le vacanze: qualche fesso lo si trova.

    Insomma: è una campagna in perfetto stile offensivo, con tanto di paravento Onu, ricerca effettuata da un’organizzazione Lgbt e l’immancabile caccia all’untore omofobo. Leggiamo da Vogue: “Digitando “LGBT” nei motori di ricerca dell’Agenzia nazionale del turismo (Enit.it) e di Italia.it i risultati sono pari a zero: è il segno di una mancata strategia dell’accoglienza.

    Secondo l’agenzia dell’Onu World Tourism Organization, che ha pubblicato i dati emersi dal secondo Global Record of LGBT Tourism, la cifra che i viaggiatori arcobaleno spendono ogni anno nel turismo è pari a 170 miliardi di euro. Paesi come Spagna e Inghilterra, infatti, da anni hanno adottato una politica atta a favorire il turismo LGBT, con un giro di affari pari a 15 miliardi di euro. «Ministro, ci dia retta: trasformi l’Italia in una gay destination e lo faccia in fretta. L’Italia sta sprecando un’occasione».

    Capito? E’ tutta una questione di indotto. Come è noto infatti l’omosessuale ha una disponibilità economica maggiore da spendere per le vacanze se non altro perché il padre di famiglia deve dividere lo stesso budget stanziato per mare o montagna per 4, 5 o anche 6 e 7 elementi componenti il nucleo. Quindi il turismo gay only è più remunerativo. E questo principio si sta estendendo anche per le vacanze invernali.

    Insomma: attenzione a quello che si nasconde tra le pieghe delle notizie. La gaycrazia ha mezzi e media a disposizione e certe news non le monta ad arte per nulla.

     

    (Andrea Zambrano)
    per
    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-affittacamere-omofobie-la-strategiadel-turismo-gay-20627.htm

  • Commenti: 6 agosto: Trasfigurazione da... assedio di Belgrado!

     Perchè l'odierna Festa della trasfigurazione?

     La ragione risale al 6 agosto 1456, e c'è di mezzo un santo, un precusorsore di Marco d'Aviano.... ma soprattutto un'eroica vittoria millitare dell'Occidente: l'epopea dell'assedio di Belgrado e l'umiliazione della ferocia islamica!

     Belgrado, 1456: la battaglia che fermò gli Ottomani

    Il 29 maggio del 1453 Costantinopoli è perduta. L’imperatore Costantino XI Paleologo, armi in pugno, si getta nella mischia nei pressi della Porta di San Romano e scompare. Con lui muoiono anche le ultime vestigia dell’Impero romano. Dopo la caduta di Bisanzio tutta l’Europa è in pericolo. E lo sguardo del sultano Mehmet II si appunta sulla sterminata pianura ungherese.

    I preparativi turchi Nel 1456 un’armata della stessa estensione di quella che aveva conquistato Costantinopoli marcia verso Belgrado, la porta dell’Europa. Venezia ha sottoscritto una pace separata con il sultano. Vienna è lontana. La Francia sta a guardare. Solo papa Callisto III interviene a favore dell’Ungheria . Indice una crociata e invia sette frati cappuccini, con a capo il settantenne Giovanni da Capestrano, a predicare nell’Europa orientale (in latino, affinché tutti comprendessero e visto che nessuno di essi parlava le lingue dell’Est) e raccogliere volontari per combattere l’Orda verde . Mentre i frati predicano e raccolgono un esercito di diecimila volontari, però, Mehmet II è già in vista delle mura di Belgrado e assedia il forte (in ungherese Nándorfehérvár).

    Gli ungheresi Ad attendere le truppe musulmane c’è il nobile transilvano János Hunyadi, padre del futuro re Mattia Corvino, e già da due decenni a capo dell’esercito ungherese nella lotta contro i turchi. Hunyadi, forte della propria esperienza di guerra aveva previsto che le armate di Mehmet II avrebbero investito Belgrado con tutta la loro forza e dall’anno prima aveva iniziato i preparativi per la difesa, sapendo di non avere la forza di affrontare il nemico in campo aperto. Così dopo aver sottoscritto la pace o la tregua con i suoi avversari, aveva approvvigionato e riarmato al fortezza di Belgrado, lasciandovi una guarnigione di 7.000 uomini (tra cui un corpo di 200 balestrieri polacchi, fondamentali per la difesa delle mura) al comando del cognato Mihály Szilágyi e del figlio maggiore Laszlo Hunyadi. Lasciata Belgrado János Hunyadi si dedica a percorrere tutta l’Ungheria per arruolare un’armata di soccorso e costituire un flotta di 200 corvette per pattugliare i corsi d’acqua e colpire le navi turche che risalgono il Danubio. La nobiltà, i notabili cittadini e i ricchi commercianti, non rispondono all’appello, timorosi del potere che Hunyadi sta accumulando, ritenendolo più pericoloso degli stessi turchi. Il rifiuto del re magiaro Ladislao il Postumo di assumere la guida dell’esercito, inoltre, esenta di fatto la nobiltà dal prendere parte alla crociata.

    Identiche difficoltà incontra Giovanni da Capestrano, raccogliendo adesioni alla crociata tra contadini e i piccoli proprietari terrieri, spesso armati di fionde, mazze, falci e forconi. Sommando anche le bande di mercenari e alcune compagnie di cavalieri raccolte da Hunyadi e le persone che seguono i frati (solo dalla Germania partirono alla volta di Belgrado calzolai, sarti, tessitori, minatori, fornai, studenti, chierici) si arrivò ad una forza di 30.000 uomini. Mehmet II avanzava con almeno settantamila uomini perfettamente equipaggiati.

    L’assedio Il 28 giugno del 1456 gli uomini di Szilágyi osservano all’orizzonte le truppe turche che sfilano dietro il vessillo con la coda di cavallo e si posizionano sulle alture davanti alla fortezza. Il 29 Mehmet dà l’ordine di iniziare a bombardare le mura con i cannoni trascinati a forza fino sopra le colline, mentre dispone le sue forze con i rumeli (fanteria leggera e artiglieria) sul lato destro, i corpi di fanteria pesante dell’Anatolia sul lato sinistro e riservando il centro ai suoi giannizzeri. La cavalleria leggera, gli spahis, pattugliava il Danubio ad est, mentre una parte della flotta presidiava la Sava a sud-ovest e a nord-ovest per evitare che eventuali rinforzi raggiungessero la fortezza.
    Hunyadi proseguiva l’opera di reclutamento di truppe e sperava di giungere in tempo per rompere l’assedio, facendo affidamento sulla resistenza della rocca bizantina trasformata da Stefan Lazarevic, nel 1404, in un castello tra i meglio costruiti e difesi dell’Europa. La costruzione era dotata di tre linee difensive, del castello interno con il palazzo, un grande dongione (o maschio) difensivo, la città alta, quattro cancelli e una doppia cinta di mura. La città bassa con la cattedrale e il porto sul Danubio furono rinforzate da trincee, cancelli e nuove mura. Nel corso degli anni vennero aggiunte altre torri, compresa a Nebojsa costruita appositamente per ospitare per l’artiglieria.
    I turchi martellano la città per quindici giorni, colpendo le mura con il tiro dei loro cannoni. Le difese reggono e gli assalti, nonostante le mura cittadine siano ormai sbriciolate, vengono respinti dai soldati assediati. Gli uomini di Szilágyi rispondono colpo su colpo ai giannizzeri di Mehmet II. La sera del 13 luglio Jànos Hunyadi è in vista della città e prepara il suo piano. Belgrado è circondata, ma la via del Danubio presenta un punto debole. Ed è lì che le truppe di soccorso puntano.

    La Fortezza di Belgrado come appariva nel Medioevo. Sono visibili la città alta e quella bassa con il palazzo.

    La fortezza di Belgrado come appariva nel Medioevo. Sono visibili la città alta e quella bassa con il palazzo.

    La battaglia Quaranta navi ungheresi attaccano la flotta fluviale ottomana. Colano a picco tre grandi galee turche e vengono catturati quattro grandi vascelli e altre 20 piccole imbarcazioni. Alcuni cittadini di Belgrado, al comando di Iancu Hunedoara, all’approssimarsi della flotta di Hunyadi uscirono da Belgrado per colpire alle spalle la flottiglia ottomana, permettendo l’accerchiamento e l’annientamento del nemico. Un colpo di mano che consente a Hunyadi di entrare in città e rinforzare le difese, evitando che crollassero.
    Il sultano, conquistatore di Bisanzio, non demorde e fa aumentare il tiro di artiglieria fino a riuscire ad aprire, il 21 luglio, diverse brecce nelle mura. In serata ordina l’assalto: prima avanzano la fanteria leggera degli azab, seguita dalla seconda ondata di akinji e di spahis, smontati. In formazione compatta, infine, seguono i giannizzeri. L’urto è violentissimo, l’assalto prosegue dal tramonto fino a notte inoltrata e le difese ungheresi cedono. Hunyadi dà ordine di ritirarsi nella cittadella fortificata. Appena gli ottomani entrano in città, però, vengono accolti da ripetute scariche di frecce e da pezzi di legno imbevuti di pece o altro materiale infiammabile, poi dal fuoco.

    L'eroismo di Titus Dugović, dipinto ungherese del XIX secolo.

    I giannizzeri e le altre forze turche entrate a Belgrado sono separate da quelle ancora fuori dalla mura. La fanteria pesante ungherese assale gli ottomani da tutte le parti e la città bassa si trasforma nel teatro di una carneficina che cessa solo all’alba del 22 luglio. Nessuno dei giannizzeri entrati in città ne uscì vivo, mentre tra i soldati che tentavano di varcare le brecce si contarono perdite ingenti. Un turco era quasi riuscito a scalare il bastione principale ed issare il vessillo verde, quando un soldato di nome Dugovics Titusz lo scaraventò di sotto, cadendo anch’egli (per questo gesto di coraggio il re d’Ungheria Mattia Corvino elevò al rango di nobile il figlio di Tito, tre anni più tardi).
    Il sole si alza sulle mura del castello di Belgrado e i due eserciti sono troppo stanchi per proseguire nella battaglia. Gli ungheresi liberano le mura da corpi e macerie, mentre i turchi riparano verso il proprio campo. Ed è a questo punto che accade l’inaspettato.

    Le cronache riferiscono che un gruppo di crociati arrivati in città con fra’ Giovanni da Capestrano esce dalla mura per una razzia. Altre fonti parlano di un’azione militare iniziata su stimolazione del frate abruzzese. Da altri racconti si sa che alcuni difensori raggiunsero le fortificazioni avanzate semidistrutte e iniziarono ad attaccare i soldati nemici isolati. Alcuni spahis turchi cercano di caricare, ma vengono respinti. Dalle mura accorrono altri cristiani. La scaramuccia diventa presto battaglia.

    Giovanni da Capestrano, secondo una cronaca di un confratello, cerca di richiamare i suoi, ma quando si vede attorniato da oltre 2.000 uomini li conduce alle spalle delle linee ottomane, attraversando la Sava, sollevando il crocifisso e gridando le parole di san Paolo: «Colui che ha iniziato in voi quest’opera buona, la porterà a compimento» (Fil. 1,6). Hunyadi vede tutto dalle mura del castello, comprende il pericolo, ma ormai l’attacco è iniziato. Ordina alla fanteria pesante ungherese di attaccare il campo ottomano e si dirige verso le posizioni dell’artiglieria turca.

    Assedio di Belgrado, 1456.

    I nemici sono presi alla sprovvista e non si difendono, ma cercano di fuggire. Solo la guardia personale del sultano, circa 5.000 giannizzeri, si compatta e cerca di riconquistare il campo. Mehmet II stesso combatte. Uccide un cavaliere cristiano, ma viene ferito da una freccia ad una coscia e sviene. Gli ottomani sono presi dal panico, cedono di schianto su tutto il fronte e abbandonano senza combattere le tre linee di trincee difensive scavate giorni prima. Il nemico è in rotta, ma Hunyadi non si fida e ordina ai suoi di rientrare tra le mura e vigilare tutta la notte. Il contrattacco turco non arrivò più.
    Con il favore della notte i turchi si ritirano, portandosi via i feriti su 140 carri. Il sultano riprende conoscenza solo a Sarona e preso atto della disfatta, migliaia di soldati morti, le artiglierie perse, l’equipaggiamento abbandonato, la flotta semidistrutta, tenta di uccidersi con il veleno, ma viene fermato da alcuni dignitari. Tra le fila ottomane si contarono 50.000 vittime, mentre tra gli assediati 7.000.

    L’epilogo Per gli ungheresi fu un trionfo, tanto che papa Callisto III volle che la vittoria venisse ricordata nel calendario liturgico in occasione della festa della Trasfigurazione del 6 agosto.
    Durante l’assedio il pontefice ordinò che la campane suonassero a mezzogiorno, così da chiamare i credenti a pregare per i difensori. Da allora, per commemorare l’avvenimento, continuano a suonare alla stessa ora.
    Pochi giorni dopo la vittoria, però, scoppiò la peste che fece 3.000 morti nel campo magiaro. Jànos Hunyadi morì l’11 agosto e fra’ Giovanni da Capestrano il 23 ottobre.
    La battaglia fermò l’espansionismo ottomano in Europa per almeno 70 anni. I cannoni persi a Belgrado furono recuperati dai turchi dopo la disfatta cristiana di Mohàcs (1526).
    Nel canto XLIV dell’Orlando furioso, Ariosto parla dell’arrivo di Ruggiero “ove la Sava nel Danubio scende” nel momento in cui l’imperatore d’Oriente Costantino ha deciso di attaccare i bulgari. Il paladino si schiera in battaglia a fianco di questi ultimi. Secondo recenti studi, il grande poeta avrebbe voluto descrivere, con quei versi, proprio l’assedio di Belgrado da parte dei turchi nel 1456.

    Umberto Maiorca

    da http://www.festivaldelmedioevo.it/portal/belgrado-1456-la-battaglia-che-fermo-gli-ottomani/

     

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