(CorSera) La Rivelazione salva l’uomo integralmente

Pubblicazioni

di Vittorio Messori

Un documento firmato Ratzinger lontano da ogni
moralismo…
Enunciato l’obiettivo (confutare le teorie correnti in
tema di sessualità e mostrarne il fall out negativo),
il Prefetto della Fede fonda il suo discorso in una
incursione a tutto campo nell’intera Scrittura, Antico
e Nuovo Testamento.
Una straordinaria sintesi dell’antropologia biblica
che ne svela la complessità, la ricchezza e, alla fine,
la sapienza.
Un’operazione apologetica, nel senso migliore:
dimostrare, cioè, come la Rivelazione sia una sorta di
“libro d’istruzioni per l’uso dell’uomo”.

D’accordo: certa pubblicistica cattolica è ormai
irrilevante, ispirata com’è a un buonismo politicamente
corretto, a un solidarismo da talk show televisivo.
Non vi è più traccia dello “scandalo e follia”
evangelici, bensì adeguamento alla vulgata corrente, con
la sola aggiunta di un pizzico di moralismo.
“Se il sale diventa insipido, non serve più a niente”,
secondo la drastica parola evangelica.

D’accordo pure sulla fastidiosa “documentite” che
affligge il mondo clericale, da cui tracimano pagine e
pagine su tutto e di più.
Accumuli, troppo spesso, di parole che macinano l’ovvio,
da sociologi un po’ attardati (come capita ai preti che
inseguono il “mondo”), piuttosto che da teologi eredi
della più lunga e ricca tradizione del mondo.

Eppure, succede talvolta che la noia di certo esangue
cattolicesimo attuale sia lacerata da una zampata
vigorosa, dove la forza si unisce alla sapienza.
Tanto che – con umile orgoglio: ossimoro giustificato –
la Chiesa può definire se stessa come “esperta in
umanità”.
Sono queste, non a caso, le parole che aprono la
“Lettera ai vescovi sulla collaborazione dell’uomo e
della donna nella Chiesa e nel mondo”.
La firma (“Joseph cardinal Ratzinger”) non è soltanto
garanzia di autorevolezza, ma anche di qualità.
Il porporato bavarese ha ormai superato da oltre due
anni il limite per il ritiro, ma Giovanni Paolo II gli
impedisce di tornare agli studi prediletti, se lo
tiene stretto accanto a sé, nel palazzo austero del
Sant’Uffizio.
A ragione, peraltro, come questa vigorosa Epistola
riconferma.

Già il tema è tra i più attuali e non coinvolge
interessi settoriali, ma, addirittura, l’umanità intera.
Scopo essenziale del documento è richiamare l’attenzione
su ciò che a molti sembra un dibattito come un altro e
provoca, invece, e ancor più provocherà, “conseguenze
immense e disastrose”.
Oltre ad analizzare il presente, si getta uno sguardo su
un futuro che – se continuerà la deriva attuale –
potrebbe presentare effetti gravissimi, soprattutto per
quelle donne che pure le nuove ideologie dicono di
volere aiutare nella loro “liberazione”.
Da qui, l’intervento di una Chiesa che si propone in un
ruolo non moralistico, ma profetico.
La posta in gioco è, nientemeno, che la distinzione
dell’umanità tra maschile e femminile: distinzione
“ontologica”, iscritta cioè nell’essere stesso, e non
manipolabile, se non provocando rovine.

All’inizio del caos, c’è – osserva la Lettera – un
femminismo che, in una prima fase, “denuncia fortemente
la condizione di subordinazione della donna, per
suscitare un atteggiamento di contestazione”.
Così, “la donna, per essere se stessa, si costituisce
quale antagonista dell’uomo. Agli abusi di potere, ella
risponde con una strategia di ricerca del potere,
proclamando una sorta di guerra tra i sessi”.
E’ l’ideologia femminista classica, che ben conosciamo e
che sembra avere fatto il suo tempo, “pur avendo
provocato” si afferma, “effetti nefasti nella struttura
della famiglia”, oltre che nella psiche di tante che
l’hanno presa sul serio.

Ma ciò che oggi cresce, denuncia Ratzinger, è
un’ideologia che sembra ancora più insidiosa: “Per
evitare ogni supremazia di un sesso sull’altro, si
tende a cancellare le loro differenze, considerate come
semplici effetti di un condizionamento storico-
culturale”.
Una sorta di “livellamento”, dove “la dimensione
corporea, chiamata sesso, viene minimizzata, mentre la
dimensione culturale, chiamata genere, è sottolineata
al massimo e ritenuta primaria”.
Insomma, il tentativo di sradicare sia l’uomo che la
donna dallo loro stessa natura, nella convinzione che
ciascuno possa essere maschio o femmina o entrambi (e
come tale comportarsi) a seconda del desiderio, della
vicenda personale, se non del capriccio o del piacere.

Da qui, tra l’altro, l’equiparazione della omosessualità
a quella che era – e che per la Chiesa resta – la
“normalità sessuale”.
Come svelano, tristemente, le cronache, la pederastia
non è di certo assente neppure tra il clero: ma una cosa
è la miseria concreta dei singoli, un’altra la dottrina
e l’ideale che (anche questo documento lo ribadisce) non
sono mutati e mai potranno mutare, ancorati come sono
alla Rivelazione.

In effetti, enunciato l’obiettivo (confutare le teorie
correnti in tema di sessualità e mostrarne il fall out
negativo), il Prefetto della Fede fonda il suo discorso
in una incursione a tutto campo nell’intera Scrittura,
Antico e Nuovo Testamento.
Una straordinaria sintesi dell’antropologia biblica che
ne svela la complessità, la ricchezza e, alla fine, la
sapienza.

Un’operazione apologetica, nel senso migliore:
dimostrare, cioè, come la Rivelazione sia una sorta di
“libro d’istruzioni per l’uso dell’uomo”.
Un manuale che, se inteso in profondità, può rispondere
alle domande di sempre e, quindi, anche di oggi,
proponendo una meta liberante.
Per tutti, ma a cominciare dalle donne, ingannate e
rovinate da dottrine che si presentano, suadenti, come
benefiche.
Ciò che la Chiesa propone (in linea con un insegnamento
millenario) è una “collaborazione attiva” tra i sessi,
una feconda “unità nella diversità” dove ciascuno e
ciascuna, restando radicalmente se stesso, espanda il
suo “genio”, a beneficio di tutti.

Un testo, insomma, che – per sua natura – di certo non
convincerà tutti.
Ma nessuno potrà negarne la lucidità, la lontananza da
ogni moralismo, la consapevolezza che, qui, è in gioco
l’avvenire stesso di maschi e di femmine, uniti più che
mai in una comunità di destino.

(C) Corriere della sera 1 agosto 2004

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