1517: vera e falsa riforma

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 La vera riforma cattolica e la pseudo-riforma di Lutero

 Nel quinto anniversario della Rivoluzione luterana, rimbombano falsi appelli ad una riforma strutturale della Chiesa.
La storia del XVI secolo ci insegna come i veri riformatori siano i Santi, che non hanno preteso di cambiare la costituzione della Chiesa, ma si sono sforzati di cambiare sé stessi e, col loro esempio, di cambiare gli altri.
Anche oggi la nostra risposta, dunque, non può che consistere nel loro esempio.

Cinquecento anni dopo la pseudo-riforma di Lutero, è necessario ricordare la vera riforma della Chiesa, che nel secolo precedette e seguì la pseudo-riforma dell’eresiarca tedesco.

Sullo sfondo della decadenza intellettuale e morale del XVI secolo, nella Chiesa nacquero gruppi di ardente pietà chiamati Compagnie del Divino Amore. Il movimento si sviluppò a Genova attorno a santa Caterina Adorno de’ Fieschi ed ebbe come iniziatore un laico, Ettore Vernazza. Alla Compagnia del Divino Amore appartenevano il vicentino Gaetano di Thiene e il napoletano Gian Pietro Carafa che fondarono l’ordine dei Teatini, così chiamato perché Carafa, che poi sarà Papa con il nome di Paolo IV, era allora vescovo di Chieti (Theatum). Per combattere la cupidigia, i Teatini abbracciavano la povertà apostolica e si abbandonavano completamente alla Divina Provvidenza. Con essi si inaugura una nuova vita religiosa, quella dei chierici regolari, che praticano i consigli evangelici, professano voti pubblici e conducono vita in comune secondo una regola.

La figura di Ignazio di Loyola si staglia come quella di un gigante sul XVI secolo. Gli Esercizi spirituali sono un libro ispirato, che secondo san Francesco di Sales ha prodotto più santi delle lettere dell’alfabeto in essi contenuti. Mentre Ignazio fondava la Compagnia di Gesù che muoveva contro il protestantesimo alla riconquista dell’Europa, a Roma dominava la figura di san Filippo Neri, un santo molto diverso da sant’Ignazio, ma a lui strettamente legato. A poco a poco si costituì intorno a lui un piccolo gruppo di fedeli, chiamato l’Oratorio.

In Spagna san Giovanni di Dio aveva fondato una congregazione chiamata da noi Fatebenefratelli perché, questuando per i malati, san Giovanni era solito dire per le strade: «Fate bene fratelli, per voi e per l’amor di Dio». Nell’anno in cui san Giovanni di Dio muore, il 1550, nasce in Abruzzo Camillo de Lellis, dapprima soldato e anche avventuriero e giocatore, poi convertitosi nel 1575, e fondatore di un istituto religioso, i Camilliani, in cui ai tre voti ordinari si aggiunge il voto di assistere i malati anche nel tempo della peste. I suoi religiosi portavano sul petto quella croce rossa, che sarebbe divenuta simbolo dei servizi ospedalieri.

In quegli stessi anni sant’Antonio Maria Zaccaria fonda i Barnabiti, discepoli di san Paolo, ai quali viene attribuita la pratica dell’adorazione al Santissimo Sacramento, mentre san Girolamo Emiliani fonda i Somaschi. Il tenore di vita dei nuovi ordini religiosi era molto simile: vita rigorosamente mortificata, rifiuto di ogni mondanità, abbandono alla Provvidenza, zelo per le anime.

Il Concilio di Trento fu al centro di questa grande opera riformatrice. L’assise si svolse per 18 anni, dal 13 dicembre 1545 al 16 dicembre 1563, «a lode e gloria di Dio, ad accrescimento della fede e religione cristiana, a estirpamento delle eresie, alla pace e unione della Chiesa, alla riformazione del clero e del popolo cristiano, a confusione dei nemici del nome cristiano».

Grazie al Concilio di Trento, tra la seconda metà del ‘500 e la prima metà del ‘600 la Chiesa conobbe un’epoca di restaurazione dottrinale e di profondo rinnovamento dei costumi. Due grandi santi vanno ancora ricordati: san Carlo Borromeo e san Pio V. San Carlo Borromeo visse dal 1538 al 1584 e applicò rigorosamente, come arcivescovo di Milano, lo spirito e la lettera dei decreti del Concilio di Trento. La diocesi di Milano era immensa, perché si estendeva oltre la Lombardia, su una parte delle Venezie, della Svizzera, dello Stato genovese. Carlo Borromeo non solo vi risiedette per 18 anni, ma visitò tutte le parrocchie, anche quelle più remote e sperdute, dando l’esempio di una vita di zelo, penitenza e preghiera.

San Pio V, Michele Ghislieri, rappresenta un modello di Papa, per la fermezza e la santità del suo governo. «Elevato alla cattedra di san Pietro, – ricorda Dom Guéranger – seppe infondere nei novatori un terrore salutare, risollevò il coraggio dei sovrani dell’Italia e, con moderato rigore, riuscì a rigettare al di là delle Alpi il flagello che avrebbe trascinato l’Europa alla distruzione del Cristianesimo, se gli Stati del Mezzogiorno non vi avessero opposto una barriera invincibile. L’eresia si arrestò. Da allora il protestantesimo, ridotto a logorar sé stesso, dette spettacolo di quella anarchia di dottrine che avrebbe portato alla desolazione il mondo intero, senza la vigilanza del Pastore che, sostenendo con indomabile zelo i difensori della verità in tutti gli Stati ove essa regnava ancora, si oppose, come una parete di bronzo, al dilagarsi dell’errore nelle contrade ove comandava da padrone. L’opera di san Pio V per la rigenerazione del costume cristiano, per fissare la disciplina del concilio di Trento, per la pubblicazione del Breviario e del Messale sottoposti a riforma, ha fatto del suo pontificato, durato sei anni, una delle epoche maggiormente feconde della storia della Chiesa». Il nome di san Pio V è anche indissolubilmente legato alla straordinaria vittoria di Lepanto contro i Turchi e la sua memoria è per questo a tanti cara.

La storia del XVI secolo ci insegna che i veri riformatori sono i santi, che non hanno attribuito alla Chiesa le colpe degli uomini, ma hanno assunto su sé stessi quelle colpe, a immagine di Nostro Signore. Non hanno preteso di cambiare la costituzione della Chiesa, ma si sono sforzati di cambiare sé stessi e attraverso il proprio esempio di cambiare gli altri. La Chiesa è sempre santa, gli uomini di Chiesa spesso non lo sono.

I falsi riformatori sono coloro che sostengono che la causa del male non sta negli uomini di Chiesa, ma nella Chiesa in sé e che quindi vogliono modificarne il governo, i Sacramenti, l’insegnamento, adattandoli alle opinioni proprie o del mondo. Essi dicono di farlo per ritornare al messaggio evangelico e perciò rifiutano la tradizione della Chiesa e si richiamano alla Sacra Scrittura o meglio alla propria ragione, al proprio sentimento, che interpreta i passi della Sacra Scrittura senza una regula fidei a cui riferirsi.

Nel quinto anniversario della Rivoluzione luterana rimbombano falsi appelli ad una riforma strutturale della Chiesa. La nostra risposta non può che essere l’esempio dei santi, che hanno unito l’integrità morale della loro vita alla fedeltà integrale alla Tradizione della Chiesa, che non è altro che il messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo, sempre vivo e sempre attuale, carico di tutte le memorie del passato e di tutte le speranze del futuro.

 

Roberto de Mattei,  RC n.118 – ottobre 2016 da: https://www.radicicristiane.it/2016/10/editoriali/la-vera-riforma-cattolica-e-la-pseudo-riforma-di-lutero/

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I giusti cattolici che salvarono gli ebrei

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 Quasi l’84 per cento degli ebrei italiani sfuggì alla deportazione, anticamera dei campi di sterminio nazisti, grazie a una spontanea e diffusa mobilitazione popolare animata e sostenuta dalla Chiesa.

 Questo fatto, tanto più straordinario essendo allora l’Italia fascista alleata della Germania nazista, meriterebbe di stare nel nostro Paese al centro della Giornata della Memoria, che si celebra oggi in tutto il mondo a commemorazione delle vittime dell’Olocausto (che gli ebrei preferiscono chiamare Shoah).

 Viceversa non soltanto non è affatto così, ma anzi la vicenda viene largamente ignorata. Non a caso dalla cultura, dalla stampa e dalla scuola “laiche”, ma anche non di rado, forse per ignoranza, da quelle di area cattolica. 

La commemorazione, la cui data si rifà al 27 gennaio 1945, il giorno in cui il lager di Auschwitz venne raggiunto e liberato dalle truppe sovietiche, ha un indiscutibile valore in sé.

Tuttavia da alcuni anni a questa parte sta assumendo in Italia una colorazione politica molto specifica che sarebbe ora di cominciare a discutere. La sua gestione viene infatti monopolizzata da attuali gruppi e forze di sinistra e di ultrasinistra, che non si capisce a quale titolo possano rivendicare una primogenitura in materia, e si ispira a una certa idea interpretativa dell’immane tragedia.

E’ l’idea secondo cui l’Olocausto fu un male assoluto e irreparabile senza paragoni  nella storia del quale tutti furono in certo modo complici o conniventi, salvo quell’area di sinistra e ultrasinistra che pretende di assumerne in esclusiva il ruolo di implacabile giudice legittimo. 

Oltre alla censura della straordinaria vicenda del salvataggio di massa degli ebrei italiani, di cui si diceva più sopra, questo monopolio porta con sé anche la censura del tema dei “giusti”, ossia di coloro che nel pieno del dominio nazista non esitarono a dare rifugio e aiuto a ebrei in fuga dai loro persecutori. In onore dei “giusti” esiste tra l’altro a Gerusalemme una foresta, formata dagli alberi a loro dedicati. 

Gariwo, l’associazione sorta in Italia per promuoverne la conoscenza, cui si deve la  creazione a Milano sul monte Stella di un “Giardino dei Giusti”, fatica perciò molto a far sapere di sé e delle sue iniziative. Fermo restando che si tratta di un’iniziativa di matrice “laica”, e senza pretendere che sia altro, è interessante coglierne l’ispirazione che, essendo in sostanza ancorata al principio del diritto naturale, è perciò prossima alla visione del mondo cristiana.

Come si legge in un documento fondativo dell’associazione, “(…) la memoria delle vicende dei giusti impedisce che la storia segnata dai crimini peggiori possa rimanere appannaggio esclusivo degli architetti del male e della violenza. Capita infatti troppo spesso che la Storia con la S maiuscola non dia importanza a quanti, senza vincere la battaglia decisiva, hanno comunque cercato di andare controcorrente. Così, alla fine, il racconto risulta essere soltanto il tragico percorso intrapreso dai carnefici nei confronti delle loro vittime. (…). Gli uomini, continua il documento, “per natura non sono né buoni né cattivi, oppure sono l’una e l’altra cosa: l’egoismo e l’altruismo sono ugualmente innati…. Il male non è accidentale, è sempre lì, disponibile, pronto a manifestarsi. Basta non far niente perché venga a galla. Il bene non è un’illusione, riesce a sussistere perfino nelle circostanze più scoraggianti”. 

Tornando infine al caso clamoroso della censura del salvataggio di massa degli ebrei italiani – di cui pertanto il proverbiale uomo della strada oggi in Italia non sa nulla – è significativo il modo corrente di raccontare il tragico episodio, sempre molto citato, del rastrellamento nel 1943 del ghetto di Roma.

Gli ebrei romani, che in quei tempi continuavano per lo più a vivere raccolti nell’antico ghetto, erano oltre 10 mila. Di questi solo poco più di mille vennero deportati. Ferma restando la considerazione per la tragica sorte di questi ultimi (soltanto 16 sopravvissero alla deportazione), va sottolineato che tutti gli altri trovarono rifugio di solito in conventi, parrocchie e altre istituzioni ecclesiastiche. 

A questo però mai si accenna. E, forse per ignoranza, molta parte dell’ambiente cattolico segue l’onda.

 

Robi Ronza per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-giusti-cattolici-che-salvarono-gli-ebrei-18766.htm

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CR – La Francia di San Luigi e quella di oggi

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La Francia cattolica di san Luigi IX

di Cristina Siccardi) Nel novembre 2014 al-Baghdadi chiese ai jihadisti di «far esplodere i vulcani sotto i regimi apostati e corrotti» chiedendo di far nascere cellule autonome in più Stati, come è avvenuto; ora parla di «tempesta» perché l’ultimo attacco di Parigi è una svolta delle operazioni militari.

Il primo obiettivo è proprio la Francia perché essa ha dato allo Jihad minore almeno mille Foreign Fighters e perché Parigi è considerata dai jihadisti «la capitale della prostituzione e del vizio», simbolo di degrado morale e quindi di debolezza.

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il Timone – A cento anni dall’inizio della guerra che ha cambiato il mondo

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24 MAGGIO 1915, ANCHE L'ITALIA SI GETTA A CAPOFITTO NELL'«INUTILE STRAGE». UTILE RILEGGERE LE PAROLE DEL PAPA

Nel giorno di Pentecoste, 100° anniversario dell'ingresso dell'Italia nella Prima guerra mondiale, dopo la preghiera del Regina Coeli Papa Francesco ha riecheggiato le parole pronunciate da Papa Benedetto XV un secolo fa: «È stata una strage inutile. Preghiamo per le vittime chiedendo allo Spirito Santo il dono della pace».

Nell'anniversario di quell'assurdità costata la vita a milioni di persone, che spesso viene invece esaltata con sentimenti del tutto opposti, vale davvero la pena di riconsiderare il grande sforzo che la Chiesa Cattolica profuse nel tentativo prima di scongiurare il conflitto poi di porvi rapidamente fine rileggendo per intero la famosa lettera inviata da Benedetto XV il 1 agosto 1917 ai capi dei popoli belligeranti.

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Avvenire – Il ritorno del Papa prigioniero di Napoleone

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Avvenire 20-5-2014

L'anniversario
PIO VII, Il ritorno del Papa prigioniero

di Franco Cardini
Il ritorno di papa Pio VII a Roma, all’immediato indomani dell’abdicazione di Napoleone a Fontainebleau, è divenuto – al pari del resto della sua deportazione in Francia alcuni anni prima – una pagine di storia tra le più note di quel turbolento periodo, grazie a una vivace e storicamente attendibile ricostruzione cinematografica nel Marchese del Grillo: senza dubbio uno dei capolavori del grande Alberto Sordi, nel quale l’interpretazione di papa Chiaramonti era affidata a un indimenticabile, umanissimo Paolo Stoppa.

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Avvenire – Uno studioso ”laico” al quale essere riconoscenti

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Avvenire 2-4-14

Le Goff lo spirito del Medioevo

Jacques Le Goff è morto ieri a Parigi. Ne ha dato notizia il quotidiano «Le monde», secondo quanto annunciato dalla famiglia. Nato a Tolone nel 1924, è stato tra i massimi studiosi della società occidentale del Medioevo: dopo gli studi all’Ecole normale superieure, nel 1954 divenne professore all’università di Lille, per passare 4 anni più tardi al «Centre nationale de la recherche scientifique »a Parigi. Nel 1972 assunse per un quinquennio la direzione della sesta sezione dell’Ecole pratiques des hautes etudes, al posto di Ferdinand Braudel. Dalla fine degli anni Sessanta è stato anche condirettore della rivista «Annales». È stato uno dei padri della «Nouvelle Histoire», indagando soprattutto i nessi fra storia della cultura e dinamica economica, sociologica, antropologica, e individuando il formarsi delle mentalità. Nel 2000 ha ricevuto lauree honoris causa a Pavia e a Roma. Tra le sue opere: Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale, Gli intellettuali del Medioevo, La civiltà dell’Occidente medioevale, Uomini e donne del Medioevo; in autunno apparirà da Laterza Bisogna davvero fare a pezzi la storia?.

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