(ZENIT) Il vero Francesco

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San Francesco: testimone di carità, amore per Cristo e per la Chiesa

ROMA, martedì, 3 ottobre 2006 (ZENIT.org).- Il 3 ottobre 1226 moriva Francesco d’Assisi, un uomo straordinario che dopo aver trascorso una gioventù mondana testimoniò in maniera radicale il Vangelo, l’amore per Cristo e per la Chiesa. Per le sue opere di carità, il suo zelo missionario e la sua passione nella contemplazione, appena due anni dopo la morte venne dichiarato santo da Papa Gregorio IX. Pio XII lo proclamò patrono d’Italia il 18 giugno 1939, e il 4 ottobre di ogni anno si celebra la sua festa.

Per comprendere l’attualità della testimonianza francescana e soprattutto evitare gli equivoci che descrivono San Francesco come un “contestatore hippy”, ZENIT ha intervistato il francescano fr. Pietro Messa, Preside della Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani presso la Pontificia Università Antonianum di Roma.

Il Santo Padre Benedetto XVI il 31 agosto, parlando ai sacerdoti di Albano, ha detto che San Francesco, “non era solo un ambientalista o un pacifista. Era soprattutto un uomo convertito”. Il Papa ha anche detto che Francesco “prima era quasi una specie di play-boy”. Poi, ha sentito la voce del Signore: “Ricostruisci la mia casa”, e man mano ha capito cosa voleva dire “costruire la casa del Signore”. Ci spiega che cosa intendeva dire il Pontefice?

Fr. Pietro Messa: Benedetto XVI conosce la storia e il pensiero francescano avendo fatto la sua tesi di abilitazione per l’insegnamento sulla teologia della storia nel pensiero di uno dei principali agiografi di san Francesco, ossia san Bonaventura da Bagnoregio. Proprio attingendo da questa sua conoscenza, sia nel discorso ai sacerdoti della diocesi di Albano, sia nella lettera al vescovo di Assisi, monsignor Domenico Sorrentino, in occasione del ventesimo anniversario dell’incontro interreligioso di preghiera per la pace voluto da Giovanni Paolo II (27 ottobre 1986), Benedetto XVI ha messo in guardia da un «”abuso” della figura di san Francesco» – con la conseguenza di «tradire il suo messaggio» –, indicando come chiave di lettura della vicenda del Santo di Assisi il colloquio con il crocifisso della Chiesa di San Damiano. Con tale richiamo il Papa vuole invitare a leggere la vicenda di frate Francesco d’Assisi con l’interpretazione giusta, che è quella della conversione al Vangelo. Possiamo dire che come il 22 dicembre 2005 nel discorso alla Curia romana ha evidenziato l’importanza di una corretta ermeneutica per leggere il Concilio Vaticano II, così mediante questi interventi ha sollevato la problematica dell’interpretazione del messaggio francescano, che prima di tutto è un richiamo forte a vivere secondo la forma del Santo Vangelo.

Riguardo alla conversione di Francesco dobbiamo dire che egli prima di tutto era il figlio di Pietro di Bernardone, ossia il figlio di un mercante che sapeva leggere, scrivere e fare i conti; tuttavia il suo desiderio era quello di diventare cavaliere e per raggiungere tale scopo assumeva il comportamento dei cavalieri mediante una vera e propria ideologia cavalleresca. Nell’adesione al Vangelo tale ostentazione di un comportamento cavalleresco verrà abbandonata e resterà una cultura cortese che caratterizzerà le sue relazioni, non solo con gli uomini, ma anche con le creature, come mostra il Cantico delle creature.

Nella pubblicistica moderna e nell’immaginario collettivo San Francesco è descritto come un giovane ribelle, un pacifista hippy, un no global, un ecologista radicale, mentre la storia ci descrive una persona umile, ubbidiente, innamorata di Cristo, animato da un incendiario fervore missionario, un radicale sostenitore dell’Eucaristia. Qual è la verità?

Fr. Pietro Messa: Come sempre accade, così anche per san Francesco lungo i secoli si sono formate diverse immagini, dovute ad altrettante letture della sua vita: chi ha evidenziato la dimensione mistica e chi l’attività sociale, chi la vena poetica e chi la risonanza ecclesiale, chi la posterità artistica e chi il valore politico. A volte alcune di queste immagini sono persino contrastanti tra di loro, come ad esempio quella che lo vuole iniziatore dell’arte rinascimentale e chi invece lo definisce una persona senza cultura. Purtroppo lungo la storia – visto la sua grande forza simbolica – non si è esitato a strumentalizzarlo per i propri fini, manipolandone le fonti. Conoscere Francesco d’Assisi – come per ogni cosa – richiede la fatica e l’impegno di vivere l’alterità, ossia l’incontro con l’altro. Concretamente per san Francesco ciò significa studiare i suoi Scritti e le diverse fonti agiografiche, tenendo conto di tutte le scienze necessarie per lo studio di un santo medievale: ci sono molte persone che in autorevoli centri di ricerca – come la Scuola Superiore di Studi Medievali e Francescani della Pontificia Università Antonianum (cfr. http://www.antonianum.ofm.org/studimedievali/informazioni.html) – passano la loro vita a studiare la vicenda di san Francesco. Rifuggendo dagli slogan, in base agli studi più recenti risulta che per Francesco d’Assisi – come scrive nel suo Testamento – centrale è la misericordia intesa come partecipazione dell’amore misericordioso di Dio. Altro fatto molto importante emerso sempre dalle ultime ricerche è la grande importanza della liturgia nella sua formazione (cfr. http://www.30giorni.it/it/articolo.asp?id=9301).

Anche nel rapporto con l’Islam, è vero che Francesco si dimostrò molto aperto e dialogante, ma si mosse con l’intento di far conoscere e portare Cristo nel cuore dei musulmani?

Fr. Pietro Messa: Quando ci si relaziona con una persona, anche quando si tratta di un santo, si deve avere l’onestà intellettuale – o passione per la verità, per dirlo con le parole di Benedetto XVI – di non gettare su di lei le nostre proiezioni. Né l’ecologia, né l’ecumenismo e neppure il dialogo interreligioso erano problemi di san Francesco: sono temi propri della nostra epoca. Quindi è un grande errore fare una fusione-con (ossia con-fusione) tra le nostre problematiche e quelle di san Francesco; prima di tutto bisogna distinguere e, parafrasando il Vangelo, dare a san Francesco quello che è di san Francesco e a noi quello che è proprio dei nostri tempi. Il racconto della visita di san Francesco in Oriente è complesso e in gran parte ancora da approfondire; da quello che traspare dalle fonti risulta che ciò che lo spinse a tale gesto fu sia la volontà di predicare il Vangelo, ma anche il desiderio del martirio.

Tra i santi eucaristici Francesco viene indicato come tra i più efficaci, perché si batté con successo per far riconoscere la presenza viva di Gesù nell’ostia. Ci racconta qualcosa in proposito?

Fr. Pietro Messa: Nel 1215 ci fu il Concilio Lateranense IV, che diede risalto all’Eucaristia, e negli scritti di Francesco si riflettono tali idee. Egli per descrivere ciò usa il binomio “vedere e credere”. Il pensiero di Francesco in merito è molto semplice e consequenziale: solo la visione del Padre risponde pienamente alle domande dell’uomo, e chi ci mostra il Padre è Gesù. Tuttavia per vedere Gesù nella sua pienezza è necessaria l’azione dello Spirito Santo: infatti i discepoli vedevano con gli occhi della carne l’umanità di Gesù, ma con l’azione dello Spirito Santo riconoscevano la sua divinità. Ugualmente, noi possiamo vedere corporalmente il pane e il vino consacrato, ma è lo Spirito Santo che ci fa riconoscere la presenza reale di Gesù. Importante è che per Francesco il credere non elimina il vedere, ma è un vedere più profondamente, o per dirlo in altre parole è riconoscere una Presenza che è la compagnia di Dio all’uomo.

Perché Francesco non divenne mai sacerdote?

Fr. Pietro Messa: Bisognerebbe chiederlo a lui! Nei suoi scritti egli si colloca tra i chierici e alcune fonti abbastanza autorevoli ci dicono che era diacono. Soltanto alcune fonti molto tardive e senza una tradizione precedente narrano che un angelo apparve a san Francesco con un’ampolla piena di acqua limpida dicendogli che la vita di un sacerdote deve essere così integra; secondo questa fonte davanti a tale affermazione il Santo non volle diventare sacerdote. Tale racconto è un caso di un uso in un certo senso strumentale di san Francesco: si usa la sua autorevolezza per narrare il presente di chi scrive e in questo caso è il problema della moralità dei sacerdoti. Tenendo conto di ciò, non meraviglia che tale racconto sia raffigurato davanti a uno degli inginocchiatoi della sacrestia della Basilica di Santa Maria degli Angeli in Assisi: un simile dipinto richiamava colui che si preparava alla celebrazione eucaristica gli impegni del suo ministero sacerdotale.

Qual è l’attualità di San Francesco per giovani di oggi?

Fr. Pietro Messa: Francesco ha vissuto e di conseguenza mostrato che nel vivere secondo la forma del Santo Vangelo sta la risposta adeguata al desiderio di eterna giovinezza presente in ciascuno di noi. Negli ultimi anni della sua vita a La Verna, egli ha scritto le lodi al Dio Altissimo ancora conservate manoscritte nella Basilica di San Francesco di Assisi. In tale scritto rivolgendosi a Dio tra le altre cose egli dice: “Tu sei bellezza”. Non la bellezza dell’estetismo, ma la bellezza che salva il mondo, ossia quella della misericordia di Dio rivelataci da Gesù. In questo caso possiamo dire realmente che il bello è lo splendore del vero e tutto questo Francesco lo ha cantato nel Cantico delle creature.
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