Rita Fedrizzi la mamma che ha donato la vita per suo figlio

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Malata, va incontro alla morte per dare alla luce il suo bimbo


Rita Fedrizzi era malata di cancro e ha deciso di rinunciare alle cure per portare a termine la terza gravidanza: il bambino è nato tre mesi fa, ma la mamma non ce l’ha fatta ed è morta ieri mattina, in ospedale

COMO – A quasi un anno dalla canonizzazione di Gianna Beretta Molla, la pediatra milanese che morì dopo aver partorito la sua quarta figlia rifiutando le cure antitumorali per non compromettere la gravidanza, un’altra donna ha sacrificato la propria vita per salvare il figlio che attendeva.
Anche Rita Fedrizzi era malata di cancro e ha deciso di rinunciare alle cure per portare a termine la terza gravidanza: il bambino è nato tre mesi fa, ma la mamma non ce l’ha fatta ed è morta ieri mattina, in ospedale. Aveva 41 anni, ed era già madre di due figli di 10 e 12 anni. «La scelta di Rita, che ho sempre condiviso, è stata una scelta di fede – ha raccontato piangendo il marito Enrico Ferrari – senza la quale non avrebbe potuto portare avanti questa decisione».
Un anno fa Rita, stimata insegnante di inglese, abitante con la famiglia a Pianello del Lario nel comasco si accorge di essere incinta. Una gioia inaspettata, quando probabilmente pensava (il secondogenito era nato 9 anni prima) che a 40 anni non potesse più aspettarsi una nuova maternità. Ma la gioia dura poco. Quei fastidi, quei dolori che la perseguitano non sono i normali sintomi di una gravidanza in corso. C’è dell’altro. E’ malata, un brutto male, un tumore. Passa da un medico all’altro ma la diagnosi è la stessa per tutti: deve curarsi, chemioterapia, forse anche radioterapia. Tutte terapie incompatibili con il suo stato. Il feto che ha in grembo ne risentirebbe e quindi il consiglio che le danno è uno solo, abortire.
Ma mamma Rita non ne vuole sapere. «Quando le ripetevano che l’aborto era l’ unica via di scampo – racconta il marito – lei diceva: è come se mi chiedessero di uccidere uno degli altri miei due figli per salvare la mia pelle». Così rifiuta le cure, porta avanti la gravidanza. I medici riescono a strapparle solo il consenso a far nascere il piccolo appena i termini lo consentono.
F. viene alla luce tre mesi fa. Lei è già stremata, ma non ha nessuna intenzione di soccombere al male. Si mette nelle mani dei medici seguendo disciplinatamente tutte le terapie. Non solo. Si documenta, naviga su Internet alla ricerca di tutte le informazioni sulla sua malattia. Vuole guarire, non è un’eroina, è una mamma che ora vuole vivere. Resiste tre mesi, poi come avevano diagnosticato gli specialisti, il male ha il sopravvento.
Oggi i funerali, ai quali ha partecipato anche l’ultimo nato. Nella piccola chiesa di Pianello del Lario, stipata all’inverosimile, il bimbo, nato grazie al sacrificio della madre, era in prima fila, avvolto in una coperta celeste in braccio al fratello più grande. A fianco, il padre, e l’altro fratello. Nella stessa chiesa, un mese fa si erano ritrovati tutti insieme per il battesimo proprio del piccolo Federico.
All’omelia don Giacomo Martinelli, che nell’ultimo anno ha seguito passo passo Rita, ha detto: «L’unica terapia non è l’aborto, ma la fede».


la Gazzetta del Mezzogiorno
25/1/2005


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«RITA POTRA’ ESSERE SANTA»


COMO – Rita Fedrizzi, la mamma di Pianello che per mettere al mondo il suo terzo figlio ha rinunciato a curare il tumore che l’aveva colpita, potrebbe diventare santa. E’ solo un’ipotesi, ma già colloca la commovente vicenda lariana della donna morta per amore, della donna che ha deciso di sacrificarsi per salvare la creatura che portava in grembo, in una dimensione che trascende quella della pur straordinaria testimonianza umana del dono di sé. Sì, Rita Fedrizzi – sempre sostenuta dalla fede – potrebbe conoscere una causa di canonizzazione. Come accaduto a Gianna Beretta Molla, che fece la stessa scelta e che è stata proclamata Beata. Lo riconosce in queste ore lo stesso vescovo di Como: «La possibilità esiste. Si tratta di valutare anche la vita antecedente a questa decisione. Di solito però un eroismo non si improvvisa». Intanto il sindaco di Pianello raccoglie l’emozione della sua comunità per la vicenda e annuncia: «Faremo qualcosa per ricordare Rita».


La Provincia 27-1-2005