(Avvenire) Cattolici: pacifisti a senso unico?

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INTERVISTA
Galli della Loggia : «Siete poco realisti su Saddam e sul terrorismo E vi mobilitate solo contro gli Usa»

Cattolici: pacifisti a senso unico?

Di Roberto Beretta

Avvenire 6-2-2003 INTERVISTA
Galli della Loggia : «Siete poco realisti su Saddam e sul terrorismo E vi mobilitate solo contro gli Usa»

Cattolici: pacifisti a senso unico?

Di Roberto Beretta

Stavolta, professore, non è questione di destra o di sinistra, di pro o contro America: è che questa guerra proprio non si capisce. Da mesi Bush continua a ripetere che Saddam possiede armi pericolose, ma uno straccio di prova non l’ha ancora mostrata. E la gente (compresi i cattolici, compresi quelli tra essi che votano Berlusconi: e non sono pochi) è scettica.
Il politologo Ernesto Galli della Loggia, che ben due editoriali sul Corriere della sera ha dedicato a spiegare come – secondo lui – i cattolici italiani e il Papa stesso siano troppo «radicali» nel loro pacifismo, chiarisce il suo pensiero.
«Ma di che prove c’è bisogno? Esistono anche le prove logiche: e Saddam nel passato ha sicuramente già impiegato armi di distruzione di massa. È credibile che le abbia distrutte? Mi sembra difficile. Se l’avesse fatto, avrebbe collaborato di più con gli ispettori dell’Onu. Comunque, è legittimo essere scettici e chiedere le prove. Però ciò che fa il mondo cattolic o mi pare diverso: nel caso si trovassero le prove, infatti, la guerra sarebbe giustificata? Sembra di no, almeno dai pronunciamenti cattolici che ho sentito. Mi sbaglio, o la guerra preventiva non è lecita comunque?».
Beh, nel caso si comprovasse l’esistenza di bombe atomiche o chimiche, la guerra risulterebbe assai meno «preventiva»…
«Ma quelle armi sono solo possedute, non usate; sarebbe una guerra preventiva ugualmente. In ogni caso, non mi pare che la Santa Sede in passato sia sempre stato contro le guerre preventive: vedi ad esempio quella dell’Impero asburgico contro la Serbia nel 1914 o la guerra dei Sei giorni del 1967».
Prima ha parlato il Papa, poi il cardinale Sodano. Ma anche altri cattolici «insospettabili» di anti-americanesimo come padre Piero Gheddo, o Vittorio Parsi, si sono mostrati perplessi sui motivi di questa guerra. Perché, secondo lei? Sono forse degli ingenui?
«No. Penso solo che diano una valutazione errata dei dati di fatto. Sono poco realisti su che cosa è Saddam, sulla geografia delle forze in campo, sulla qualità politica del terrorismo, sui segnali che è opportuno dare o non dare…».
Abbiamo conosciuto il Papa anti-comunista, il Papa che sosteneva l’ingerenza umanitaria in Kosovo: dunque non un «pacifista» per partito preso. Perché invece adesso starebbe contro la guerra, secondo lei? Per anti-capitalismo?
«Il Papa nella sua persona unifica varie funzioni: è vicario di Cristo e insieme è anche il capo di un potere politico che è la Chiesa. Ora, essere a favore della guerra in Kosovo andava bene a tutti (tranne che ai serbi), quindi non comportava rischi politici. Oggi invece stare con Bush crea un contrasto col mondo musulmano, che è ampio e potente. La maggior cautela della Chiesa si spiega così».
Sta dicendo che il Papa calibra i suoi discorsi in base a considerazioni di Realpolitik?
«Ma la politik è solo real, sennò si chiama etica! La Chiesa, del r esto, ha saputo esserci maestra di Realpolitik (come anche di morale), e non gliene faccio una colpa. Pensare che sia sempre stata schierata a difesa di una giustizia astratta significa mancare di senso storico».
Un altro dei suoi argomenti è che nel mondo cattolico non c’è stato lo stesso coinvolgimento contro altri conflitti. Ma obiettivamente è difficile sostenere che il Papa non abbia denunciato tutte le guerre del mondo: dal Sudan a Timor Est, alla Cecenia stessa… Se c’è un leader mondiale che se ne ricorda, è proprio lui.
«Certo, il Papa ha denunciato tutti i conflitti. Ma ciò che ho cercato di dire non riguarda i discorsi ufficiali, bensì la risposta del mondo cattolico. I cattolici sono pronti a reagire a scenari di guerra che abbiano per protagonisti gli Usa e Israele, mentre non mi sembra che facciano mobilitazioni per altre guerre. Un esempio: abbiamo un vescovo Nobel per la pace; lei mi sa dire in quali chiese o centri culturali cattolici mon signor Belo di Ti mor Est è stato invitato a parlare? Io non ne ricordo. Eppure laggiù c’è stata una carneficina di migliaia di cristiani».
Non è del tutto vero che di Timor Est i cattolici non si siano mai accorti. Ma è senza dubbio vero che esiste un’ampia frangia di credenti che vede con sospetto od ostilità l’America. Perché, secondo lei: perché sono di sinistra, per anti-capitalismo, per ideologia no global?
«No, non per ragioni politiche, ma per un travisamento della realtà storica degli Usa, che sono visti come l’incarnazione di Mammona e del materialismo. Si parte da un’analisi profondamente sbagliata della civiltà americana e del ruolo storico degli Stati Uniti. L’ultimo editoriale di Famiglia cristiana, per esempio, è un violento manifestino anti-americano».
Ora lo stesso settimanale propone ai suoi lettori un referendum «Con Bush o con il Papa»; è da prevedere che sarà un plebiscito. Scelte poco comprensibili come quelle di Bush, peraltro, non fanno che ra fforzare il fronte «pacifista» dei cattolici.
«Sicuramente sì. Il problema non è solo dei cattolici, ma di tutti quelli che non sopportano l’atteggiamento aggressivo americano sullo scenario internazionale. Gli Stati Uniti sono troppo protagonisti? Ma gli europei hanno un modo semplice per contrastarlo: triplicare le spese per gli armamenti e dotarsi di eserciti competitivi. È comprensibile che gli americani vogliano decidere da soli: perché sono gli unici che poi scendono in campo. E non dimentichiamo nemmeno che il primo atto di “guerra preventiva” è stato l’11 settembre».
In effetti da noi si è ormai perso il clima psicologico di quei giorni.
«Da noi quel clima è durato in realtà 24 ore. Una grande ostentazione di partecipazione al lutto dietro la quale però c’era poca realtà, anzi un segreto compiacimento per il fatto che il Paese più potente del mondo fosse stato colpito in quel modo».
Si riferisce anche al mondo cattolico?
«Diffic ile dirlo. Però ultimam ente sono molto ascoltate anche tra i cattolici le voci che sottolineano prima di tutto le radici sociali del terrorismo. E non vorrei che sotto sotto si voglia insinuare che gli americani si sono “meritati” l’attentato alle Twin Towers».
E attraverso quali passaggi, secondo lei, i cattolici sarebbero trascorsi dall’atlantismo ferreo del 1948 all’attuale diffidenza verso gli Stati Uniti?
«Credo che ci sia stato un profondo cambiamento di percezione del comunismo e dell’anti-occidentalismo. Prima essere contro l’Occidente equivaleva a sostenere valori radicalmente anticristiani e materialistici; oggi invece l’anti-occidentalismo viene vissuto come la scelta a favore dei poveri del mondo.
Al contrario, esso significa stare con alcune ricchissime élites non occidentali (vedi Osama). Si tratta insomma dell’ennesimo fraintendimento storico-politico sul vero significato del terzomondismo».

Avvenire 6-2-2003