(AsiaNews) Solo Cristo salva

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31/01/2008 13:56

VATICANO

Papa: aperta al dialogo, la Chiesa non può rinunciare ad annunciare il Vangelo

Benedetto XVI ripercorre l’attività della Congregazione per la dottrina della fede, sottolineando il valore dei documenti emanati l’’anno scorso. Lo sviluppo della bioetica impone l’affermazione del rispetto incondizionato dell’essere umano come persona, dal suo concepimento fino alla morte naturale. I pericoli insiti nella fecondazione artificiale.

Città del Vaticano (AsiaNews) – La Chiesa cattolica dice verità, sia quando, “a fronte del rischio di un persistente relativismo religioso e culturale” afferma il suo dovere di annunciare il Vangelo, sia quando proclama che la vera Chiesa di Cristo “sussiste nella Chiesa cattolica”, sia quando mette in guardia contro i pericoli di non rispettare la persona umana, insiti in talune tecnologie biomediche.
Le prese di posizione della Congregazione per la dottrina della fede sono state ripercorse e rilanciate, oggi, da Benedetto XVI che ha ricevuto nella Sala Clementina i partecipanti alla Sessione plenaria del dicastero.
Tre, in particolare, gli aspetti del lavoro della Congregazione – a capo della quale l’allora card. Ratzinger è stato per un ventennio – evidenziati dal Papa: i due documenti pubblicati su aspetti della dottrina della Chiesa e sull’evangelizzazione e i principi riguardanti la bioetica, dei quali la Congregazione si sta attualmente occupando.
Il primo documento “Risposte a quesiti riguardanti alcuni aspetti circa la dottrina della Chiesa”, “conferma”, sulla base del Concilio, “che l’una e unica Chiesa di Cristo ha la sua sussistenza, permanenza e stabilità nella Chiesa Cattolica e che pertanto l’unità, l’indivisibilità e l’indistruttibilità della Chiesa di Cristo non vengono annullate dalle separazioni e divisioni dei cristiani”. “Coltivare – ha aggiunto il Papa – una visione teologica che ritenesse l’unità e identità della Chiesa come sue doti ‘nascoste in Cristo’, con la conseguenza che storicamente la Chiesa esisterebbe di fatto in molteplici configurazioni ecclesiali, riconciliabili soltanto in prospettiva escatologica, non potrebbe che generare un rallentamento e ultimamente la paralisi dell’ecumenismo stesso.
Quanto alla “Nota dottrinale su alcuni aspetti dell’evangelizzazione”, esso “a fronte del rischio di un persistente relativismo religioso e culturale, ribadisce che la Chiesa, nel tempo del dialogo tra le religioni e le culture, non si dispensa dalla necessità dell’evangelizzazione e dell’attività missionaria verso i popoli, né cessa di chiedere agli uomini di accogliere la salvezza offerta a tutte le genti. Il riconoscimento di elementi di verità e bontà nelle religioni del mondo e della serietà dei loro sforzi religiosi, lo stesso colloquio e spirito di collaborazione con esse per la difesa e la promozione della dignità della persona e dei valori morali universali, non possono essere intesi come una limitazione del compito missionario della Chiesa, che la impegna ad annunciare incessantemente Cristo come la via, la verità e la vita (cfr Gv 14,6)”.
Le questioni della bioetica sono state affrontate da Benedetto XVI con la premessa che “il Magistero della Chiesa certamente non può e non deve intervenire su ogni novità della scienza, ma ha il compito di ribadire i grandi valori in gioco e di proporre ai fedeli e a tutti gli uomini di buona volontà principi e orientamenti etico-morali per le nuove questioni importanti. I due criteri fondamentali per il discernimento morale in questo campo sono a) il rispetto incondizionato dell’essere umano come persona, dal suo concepimento fino alla morte naturale, b) il rispetto dell’originalità della trasmissione della vita umana attraverso gli atti propri dei coniugi”. Deriva da tali principi che, come accade in alcune pratiche di fecondazione artificiale, “esseri umani, nello stato più debole e più indifeso della loro esistenza, sono selezionati, abbandonati, uccisi o utilizzati quale puro ‘materiale biologico’, come negare che essi siano trattati non più come un ‘qualcuno’, ma come un ‘qualcosa’, mettendo così in questione il concetto stesso di dignità dell’uomo?