(Avvenire) Francia: il Pacs ha fatto flop

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“Avvenire”, 15 Gennaio 2003

Cesare Cavalleri Da tre anni è vigente in Francia il Pacs, Patto civile di
solidarietà, che è un contratto fra due persone, di sesso diverso o
dello stesso sesso, per organizzare la loro vita in comune.
Doveva essere una formula molto flessibile, ma l’esperienza ha
dimostrato che, agli effetti patrimoniali, è molto più rigida di
quanto si sospettasse.

In questi tre anni sono stati registrati circa 65mila Pacs, dei quali
ne sono stati sciolti 4.635, cioè il 7,2 per cento.
È appunto in caso di rottura che si rivela la rigidità del contratto.
Il Pacs riconosce un nuovo statuto alle coppie non sposate e le
equipara al matrimonio in alcuni aspetti: dichiarazione comune dei
redditi, prestazioni sanitarie e pensionistiche, surroga nei
contratti d’affitto, eccetera.
I firmatari si obbligano a prestarsi aiuto reciproco, anche
materiale, secondo le modalità concordate, e rispondono
solidariamente dei debiti contratti per le necessità della vita
comune e per le spese dell’abitazione comune.

Il Pacs può essere sciolto per mutuo consenso o per rottura
unilaterale ufficialmente notificata. La legge non dà indicazioni
sull’indennizzo in caso di rottura, e si attende una congrua
giurisprudenza.
La legge, tuttavia, stabilisce il principio della comunione dei beni
nella presunzione che ogni bene acquisito dopo la firma del Pacs
appartiene paritariamente a entrambi i firmatari.
L’unico modo per evitare questo regime di comunione dei beni è che in
ogni acquisto una delle due parti riconosca per iscritto che tale
bene appartiene all’altra, il che è poco praticabile nella vita
quotidiana. E, in caso di acquisti a credito, non è possibile evitare
la responsabilità e la proprietà congiunta.

Come ha scritto il notaio Bertrand Savouré su “La Croix”, “molte
coppie che sottoscrivono un Pacs ritengono di firmare un contratto
flessibile, che garantisce la massima libertà. La delusione viene
quando prendono coscienza dei doveri e degli obblighi inclusi nel
contratto”.

I problemi si aggraveranno quanto più lunga sarà stata la
convivenza: “Il Pacs ha solo tre anni, e i firmatari non hanno ancora
avuto tempo per accumulare un patrimonio importante”, aggiunge
Savouré. “Dopo dieci anni di vita comune, sarà diverso. I problemi
dipendono dalla durata”.

Forse proprio in vista di tali problemi la maggioranza delle coppie
di fatto non ha mostrato grande interesse per il Pacs.
In Francia si valuta in 2 milioni e mezzo il numero di coppie non
sposate che coabitano.
E quando decidono di formalizzare la loro unione preferiscono il
matrimonio, che dal 1996 è in continuo rialzo ed ha raggiunto la
cifra di 304.000 nel 2000.

Si ha anche l’impressione che il Pacs sia più instabile del
matrimonio. Secondo una statistica, i francesi divorziano, in media,
dopo 14 anni di matrimonio; nel caso del Pacs, come si è detto, in
soli tre anni si è rotto il 7,2 per cento dei contratti.
Morale: la sola istituzione famigliare che la natura stabilisce e
che, pertanto, il diritto dovrebbe recepire, è il matrimonio, cioè la
relazione stabile tra due persone di sesso diverso.
I surrogati come il Pacs vengono espunti dalla natura stessa, che non
accetta forzature e prevaricazioni.
Sui giornali francesi, nei primi tempi, c’erano orgogliosi annunci di
Pacs, soprattutto fra omosessuali, in mezzo agli annunci
matrimoniali: adesso sono praticamente scomparsi.