(Avvenire) Educare ad una corretta sessualità

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SESSUALITÀ E ANNUNCIO
L’incontro organizzato da «Istituto Giovanni Paolo II» e Ufficio Cei per la famiglia. Monsignor Melina: non rinunciare ad una proposta chiara ed esigente di vocazione alla santità


Come dire l’amore con anima e corpo


«Evangelizzare nella cultura del pansessualismo» Una sfida per famiglie, educatori e operatori pastorali. Se n’è parlato in un seminario a Roma
Don Nicolli: la realtà del maschile e del femminile, luogo della nostra profonda somiglianza con Dio


Da Roma Federica Cifelli

In tutta Italia il 70 per cento dei fidanzati che ogni anno chiedono il matrimonio cristiano proviene da un vuoto di appartenenza ecclesiale di almeno 15 anni, mentre in media quaranta coppie su 100 sono già conviventi.
I dati dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale familiare sono lo specchio di una difficoltà figlia di una cultura strutturata e impregnata di «pansessualismo». Di un’idea cioè della sessualità come oggetto di consumo in vista del piacere. Come «buccia» della relazione, nella quale la rivelazione di un Dio che è amore e che chiama all’amore, alla relazione, sembra non trovare posto.
Se ne è parlato a Roma nel seminario di studio che si è concluso ieri, organizzato dall’Istituto Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense e dall’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della famiglia. Una due giorni sul tema Evangelizzare nella cultura del pansessualismo, che è anche un po’ una premessa del convegno in programma per giugno a Grosseto organizzato dagli Uffici Cei per la pastorale familiare, giovanile e vocazionale, dedicato proprio all’Educazione all’amore.
La scelta, spiega don Sergio Nicolli, direttore dell’Ufficio per la pastorale familiare, è partita dalla constatazione che «la cultura contemporanea tende ad interpretare il sesso unicamente come strumento di piacere. Come luogo della solitudine più che della comunione». Al contrario l’annuncio cristiano riguarda la realtà concreta e globale della persona, «nella quale l’essere maschio e femmina è il luogo della nostra più profonda somiglianza con Dio, che è relazione; la connotazione che mette in noi l’esigenza profonda di realizzarci nel rapporto con l’altro».
Portare questa proposta in un ambiente culturale che sembra diventato impermeabile alla novità della «buona notizia». Questa la sfida rilanciata ai sacerdoti, agli educatori, ai genitori, agli insegnanti: «Farci accogliere come alleati della felicità delle persone – aggiunge don Nicolli -, non come antagonisti». Pena, il rischio di abbandonare proprio i più giovani a un tipo di esperienza della sessualità che nulla ha a che vedere con l’amore.
Lo ha ribadito monsignor Livio Melina, vice preside della sezione centrale dell’Istituto Giovanni Paolo II, presentando il seminario. «Nell’evangelizzazione – ha osservato – si finisce per non trattare mai l’argomento, sostituendo una proposta chiara ed esigente di vocazione alla santità con un ripiegamento psicologistico sulle tematiche più attraenti per i giovani e per le famiglie. Questioni importanti, che però non mettono in gioco un cambiamento personale». Occorre invece evitare «quella paura che porta a tacere nella predicazione e nell’educazione cristiana dei giovani, proponendo il Vangelo come buona notizia anche per la sessualità, di cui svela il significato più profondo».
Il primo passo da fare, ha continuato monsignor Melina, è «dissodare il campo», facendo chiarezza anzitutto sulle radici antropologiche e sociali della cultura da evangelizzare. Sono partite da qui le tre sessioni di studio, con i contributi dei professori Giovanni Salmeri e Mario Binasco, che hanno ripercorso il cammino dall’«oscuramento della natura» e dalla «perdita dell’ordine simbolico» fino alla deriva «romantica» che ha aperto la strada al principio di piacere. Il risultato: «un godimento che sempre meno lascia spazio al desiderio, e sempre più è marcato dalla colpa inconscia. Un godimento che ripete sempre i suoi fallimenti». Senza più nessuna ambizione di capire «ciò che l’uomo è». Quindi i docenti Marengo e Noriega hanno approfondito i fondamenti teologici del modo cristiano di concepire la sessualità, fino alla conclusione, ieri pomeriggio, con una riflessione a tre voci dei professori Belardinelli, Giuliodori – direttore dell’Ufficio della Cei per le comunicazioni sociali – e Grygel sulle prospettive di evangelizzazione. Per don Nicolli, le strade per «presentare Dio e la Chiesa come amanti dell’amore».