Vengono a Messa? “No, han perso l’abitudine”

Chiesa

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Qualche sabato fa ho avuto l’onore di fare da padrino di battesimo alla figlia di un amico. Giunto un’oretta prima ho trovato la chiesa deserta: eppure ero in una popolosa parrocchia dell’hinterland bolognese.
Il parroco si è avvicinato e, scambiati i convenevoli di rito, non ho potuto evitare di chiedergli: «Ma come mai non c’è nessuno in Chiesa?».
La risposta è arrivata subito, come fosse una cosa ovvia: «Ma a causa del Coronavirus! Le persone han perso l’abitudine di venire a Messa».

Basito, ho fatto altre domande per esser certo di aver capito bene. Mi ha spiegato e confermato:
«Nei mesi in cui non si poteva venire in parrocchia le persone han trovato altro da fare: jogging, la riscoperta dell’Appennino, il bricolage, la pesca sportiva …».
Dunque, i cattolici si son trovati improvvisamente con una decina di domeniche “libere” e… han trovato da far di meglio che andare a Messa. Compresi diaconi permanenti, accoliti e “importanti” membri eletti nel Consiglio Pastorale.

Fin qui i fatti: da meditare senza condannare nessuno.
Infatti, sarebbe ingiusto prendersela con i “fuoriusciti”: la fede deve esser trasmessa, non è innata… e una volta ricevutala, bisogna farla propria… non basta la parola dei genitori e ancor meno frequentare la comunità, come si crede oggi.
La colpa non è nemmeno solo del premier Conte che, in fondo, ha probabilmente ubbidito a ordini ricevuti.

Come mai, allora, queste chiese vuote?
La propria professione influenza le valutazioni di ognuno. Io vengo dal marketing e dall’organizzazione e, profondamente colpito dalla serenità del sacerdote, ho pensato: “ma come, questi perdono clienti e lo dicono come se fosse una cosa normale? E il loro manager non dice nulla?”.
San Giovanni Paolo II non ha forse chiesto una Nuova Evangelizzazione? E il Card. Ruini non aveva speso miliardi per il “Progetto culturale”?
Cosa non ha funzionato?

In primis, questa “rete di vendita” è stata psicologicamente colpita da mille discorsi sul “non fare proselitismo, sul “non è più il tempo delle conversioni”, sul “ognuno ha diritto ad avere le sue opinioni” e altre tesi suicide simili.
Secondariamente, lo stipendio di questi “venditori” è tra i più bassi del mercato e, di conseguenza, non si può pretendere di selezionarli troppo, né chieder loro una proattività che in altre “professioni” è molto meglio remunerata.
Infine, vi è una causa che ha radici secolari: dopo soli 4 anni di blanda formazione, al venditore viene assegnata la gestione di proprietà immobiliari, un “portafoglio clienti” che implica poche ore di lavoro settimanali, il tutto senza quasi controlli sul suo operato.

Per l’attività di acquisition: il proselitismo può minare l’unità (oggi equiparata alla quarta persona della Trinità) mettendo a disagio chi frequenta da tanti anni e suscitando invidia nei propri colleghi.
La cura dei convertiti, poi, richiede un sacco di tempo: fanno domande inusuali per rispondere alle quali si deve tornare a studiare.
Morale: meno impegnativo e senza rischi dedicarsi a sagre, campi estivi e mercatini.

Per l’attività di retention: la cura dei migliori (cfr. Dom Chautard) suscita invidia in chi non viene invitato nei ristretti di fervore: ed ecco che arriva l’accusa di discriminazione o peggio.
Il risultato è che la catechesi viene somministrata come a scuola: bisogna porsi al livello del più deficiente e problematico.
Così, se qualcuno “abbandona la comunità”, nessuno si chiede se si deve migliorare qualcosa.

Insomma, la logica sembra sia soltanto quella del gestire l’esistente: mentalità che dà anche il vantaggio di conservare una sorta di “rendita da posizione”… ma che porta sicuramente al fallimento di qualsiasi azienda.
Infatti, un brutto giorno, arriva il Covid-19 e si scopre quanto sia davvero fidelizzata questa “clientela”.

So bene che questa “azienda” non può fallire… ma so anche che può venire perseguitata e così perdere ogni rendita.
C’è dunque da preoccuparsi per la nostra stessa perseveranza, per la fede della nostra famiglia, dei figli e nipoti.
Certo, ci sono di conforto le parole Nolite timere pusillus grex, (Lc 12,32), ma senza dimenticare il seguito: et vos estote parati.

David Botti, 24/11/2020

2 commenti su “Vengono a Messa? “No, han perso l’abitudine”

  1. Una grande verità purtroppo occultata in modo quasi ossessivo dalla Chiesa stessa….. Un articolo intelligente e soprattutto realista… complimenti a David…. bravissimo

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