Mons. Negri: Omelia per ordinazione diaconale

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Invio, come da Loro richiesta, l\’omelia che S.E. Mons. Luigi Negri ha tenuto all\’ordinazione diaconale di P. Luca Tuttocuore (1) e P. Carlo Veronesi.

Cordiali saluti
Bruna Zanandrea
Segreteria vescovile

 

Note
(1) Padre Luca Tuttocuore dell\’Oratorio è una vocazione "accompagnata" da Totustuus.net: http://www.totustuus.biz/showthread.php?t=1224

ORDINAZIONE DIACONALE
P. LUCA TUTTOCUORE e P. CARLO VERONESI O.C
BOLOGNA – 24 MAGGIO 2008 – CHIESA MADONNA DI GALLIERA
OMELIA S.E. MONS. LUIGI NEGRI
 
Sia lodato Gesù Cristo!
E’ della Madre del Signore profeticamente rivolta a sé, ma è della Madre del Signore che la Chiesa proclama “tu sei lo splendido vanto del nostro popolo”, lo splendore. E’ della Madre del Signore che si può legittimamente ritenere lo splendore del nostro popolo, l’espressione più grande della nostra vita di popolo come ha detto in maniera straordinariamente efficace e pertinente il Santo Padre Benedetto XVI nel suo indimenticabile discorso fatto nel corso del convegno delle chiese italiane.
Voi entrate in questo splendore, siete scelti dal Signore Dio per entrare dentro questo splendore vivente nella Chiesa, per dare il vostro contributo di intelligenza, di sensibilità, di capacità intellettive, condivisione dei bisogni degli uomini, dentro questo splendore di Dio in questa Chiesa, di cui siete figli primogeniti e prediletti.
Infatti voi entrate in questo splendore attuando oggi il primo grado dell’ordine sacerdotale. E in questo primo grado dell’ordine sacerdotale si va per la storia che il Signore ha costruito per voi e con voi, una storia segnata dalla grande tradizione religiosa delle vostre famiglie, in cui è maturata la vostra formazione cristiana e attraverso grandi incontri di suggestioni, di corrispondenze, di relazioni affettive che si sono sintetizzate per voi mirabilmente nel grande carisma di San Filippo Neri.
Entrate a prendere il vostro posto nello splendore della Chiesa con questo maestro straordinario e in quella compagnia, che egli ha dato origine e che ha sfidato i secoli, ricordando le diverse condizioni di vita, anche le più terribili in cui la chiesa si è trovata e ricordate che il cristianesimo è gioia, è verità e quindi gioia; è pienezza di vita perché è la vita di Dio che diventa vita degli uomini: è una gioia irresistibile.
Potrete dire, rinnovando nella vostra esistenza e nella vita della vostra comunità, la grande certezza del vostro padre San Filippo, l’essenza del cristianesimo: “il mio è lieto”.
Entrate dunque, accettate di essere cooptati dalla chiesa di Dio nell’ordine del diaconato che non può essere in nessun modo una pretesa o un diritto, ma soltanto una grazia data totalmente da Cristo, dal Suo Spirito e verificata dalla volontà del vostro ordine, della vostra congregazione e dall’autorità del Vescovo.
Entrate fiduciosi.
Tutta la storia bella, intensa, appassionata oggi ti sostiene in questo passo, e al di là di esso ecco lo scorgere, in qualche modo anticipato, delle nuove flessioni che il vostro servizio assumerà.
Servi il Signore nel suo popolo, serviLo in tutte le circostanze concrete.
Come ha ricordato Benedetto XVI nel suo intervento ai diaconi: è un servizio per aiutare la Chiesa a vivere la sua missione quotidiana. Questo incontro quotidiano con il mistero di Cristo presente nella chiesa è nel cuore di ogni uomo, in questo tempo così singolarmente lontano da sé stesso.
L’apostasìa del Cristo, alla fine significa, l’apostasìa dell’uomo a sé stesso. Voi percorrerete le vie di questo mondo in cui troverete forse più attesa di Dio di quanto immediatamente non si possa pensare, una attesa di Dio celata nel profondo della coscienza e coperta molte volte dagli stati della indifferenza e della soddisfazione di cui vive questa società, che il grande Arcivescovo emerito di Bologna, il cardinale Giacomo Biffi, una volta ha definito una società sazia e disperata.
Ma troverete tanta attesa di Dio, siete attesi, la vostra presenza, il vostro servizio sono attesi.
Troverete anche molta ansia.
Troverete tanto odio perché l’uomo in questo tempo ha una terribile volontà di odio verso Cristo e verso la Chiesa: dalla banalizzazione dei grandi suggerimenti morali, all’attacco indiscriminato alla vita, alla dignità, al diritto che gli uomini hanno di vivere in modo dignitoso, libero e intelligente.
Tutto questo è sotto tiro: la società si vanta di stare compiendo l’ultimo e più blasfemo tentativo di negare la presenza di Cristo e la tradizione che da Cristo ha influito nella vita del nostro popolo.
Entrate decisi con quella serena baldanza che ha consentito al vostro Padre di parlare con piena libertà al Papa, ai Vescovi, ai cardinali e alla gente comune.
Parlate con franchezza, dite che Cristo è oggi più necessario di domani, se così si può dire, raccogliendo l’insinuazione profonda e cocncretissima della Redemptoris hominis: è più necessario che mai, perché questa società che Ghandi ha chiamato “incristiana” è ancora più terribile di quanto non si possa astrattamente pensare.
Siate baldanzosi, non per la vostra forza, ma baldanzosi in colui e per colui che vi dà forza. E rinnovate nella vostra vita il bellissimo miracolo delle nozze di Canaan: chiedete alla Madonna che vi aiuti a fare questo miracolo, come in qualche modo ha aiutato suo Figlio a fare il miracolo.
Perché anche voi dovrete cambiare l’acqua insipida di una vita senza senso, senza significato, senza bellezza, senza dignità, l’acqua insipida della vita banale degli uomini di questo tempo, dovete cambiarla nel vino, che esprime la forza, la grandezza, la bellezza, la tenerezza del corpo e dell’anima.
Questo vi aspetta: camminare sulle strade del mondo, incontrare gli uomini, condividere i loro bisogni, fare una cosa sola con la loro gioia, ma soprattutto fare una cosa sola con il loro dolore in modo che vi sentano vicini in questa terribile povertà, che non è soltanto una povertà materiale.
E’ una povertà che nessuno prevedeva e che è piombata sulla vita del nostro popolo per troppi reati compiuti contro il bene comune dell’uomo.
Condividete la loro povertà, ma soprattutto condividete quella povertà culturale e morale che voi soli potrete riarricchire mettendo davanti al cuore di ciascun uomo l’annunzio di Cristo, redentore dell’uomo, centro del cosmo e della storia.
Vivete con baldanza la missione della chiesa, che è questo aprirsi continuamente del dialogo fra Cristo e il cuore dell’uomo. Noi vogliamo sentire solo questo, non ci interessa nient’altro, non siamo per principio contro nessuno o con nessuno, siamo brani vivi della presenza di Cristo che si è posto nel mondo e ha diviso il mondo fra coloro che lo hanno seguito e coloro che non hanno aderito.
Non abbiate nessuna preoccupazione del possibile consenso che venga dato dalla mentalità comune alla vostra azione.
Non è grande l’azione perché trova il consenso della società e non è negativa l’azione se non trova il consenso della società.
Sappiate essere lieti della letizia per la presenza di Cristo nei vostri cuori e la presenza di Cristo nei nostri cuori comincia con l’assimilazione a sé del sacerdote, re e profeta.
Siate lieti di questo e tutto il resto vi sarà dato in sovrappiù e la vostra vita assomiglierà proprio perché ospiterà incondizionatamente la presenza del Signore perché Dio realizza in pienezza ciò che ha iniziato.
Il vostro santo padre Filippo vi accompagnerà.
Questa straordinaria figura di santo in cui il cristianesimo è diventato in maniera singolarissima una bellezza, una musica, “la musica di Dio”, come disse di lui il grande teologo spirituale Louis Bouyer.
Vi accompagnerà e vi darà quindi la forza per testimoniare in questo mondo che la vita cristiana è bella, che la vita cristiana è una vita bella e riuscita anche se misteriosamente intrecciata con la sofferenza e il dolore.
La gioia non è assenza di dolore, la gioia è una trasfigurazione del dolore vissuto con Cristo, per Cristo, ed in Cristo. E questo renderà pieno il vostro cuore e farà del vostro tempio il luogo dove ospiterete il cuore di ogni uomo che incontrerete senza chiedergli preventivamente nulla, accogliendolo perché è, e la radice ultima dell’uomo che incontrate e accogliete perché è, sappiate che la radice ultima è Gesù Cristo e ogni uomo entra nella vita dell’altro, in qualche modo, essendo segno del Signore Gesù Cristo. Fidatevi dunque di questa grande sapienza della chiesa che oggi vi sceglie nella chiesa; oggi vi sceglie compiendo un atto che misteriosamente riposa soltanto ed esclusivamente nella volontà di Dio che vi ha scelto.
Oggi noi vi scegliamo in nome e per autorità di Gesù Cristo, vi scegliamo nella chiesa, dalla chiesa, perché però siate di fronte alla chiesa segni certi dell’Amore di Cristo, della sua volontà di servizio, della sua capacità di condivisione, soprattutto perché siete filippini, della sua capacità di gioia e di bellezza. E siate anche benevoli con i vostri limiti che non ostacolano la missione se non in quanto diventano una ideologia, una giustificazione.
Ma quando sono l’esperienza inevitabile del limite sappiate affrontarli con la sterminata saggezza del vostro San Filippo che riusciva a dire a sé e a tutti i suoi fratelli “state buoni se potete”.
Così sia.