Il motu proprio Summorum Pontificum un anno dopo (seconda parte)

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Il motu proprio Summorum Pontificum; un anno dopo (seconda parte)
Il bilancio di padre John Zuhlsdorf

di Annamarie Adkins  

MINNEAPOLIS (Stati Uniti), mercoledì, 9 luglio 2008 (ZENIT.org).- Nonostante sia apparso solamente un anno fa, il motu proprioSummorum Pontificum” di Benedetto XVI sulla forma tradizionale della Messa ha già avuto un forte impatto, sostiene un esperto di traduzioni liturgiche.

Padre John Zuhlsdorf, ex officiale della Pontificia Commissione Ecclesia Dei, è un’autorità delle traduzioni liturgiche e del Messale del 1962. Scrive anche l’editoriale “What Does the Prayer Really Say?” (“Cosa dice realmente la preghiera?”) sul quotidiano The Wanderer ed è autore di un popolare blog con lo stesso nome.

Nella seconda parte di questa intervista, padre Zuhlsdorf parla con ZENIT dell’impatto che il “Summorum Pontificum” ha avuto sulla vita della Chiesa in questo suo primo anno. Benedetto XVI ha affermato nella lettera che accompagnava il Summorum Pontificum; di auspicare un arricchimento reciproco tra la forma ordinaria e straordinaria della Messa. In particolare, ha auspicato che la forma straordinaria ridoni un senso del sacro a quella ordinaria, o Novus Ordo. Un anno dopo il “Summorum Pontificum”, ha visto la forma straordinaria esercitare qualche “forza gravitazionale” sul Novus Ordo?  

Padre Zuhlsdorf: Sì, possiamo vedere questa “forza” all’opera in alcuni luoghi, ma c’è ancora molta strada da fare. La gravità esercita una grande spinta, ma l’inerzia, soprattutto nella direzione sbagliata, deve ancora essere vinta.

La lettera è stata diffusa appena un anno fa, e solo da settembre è entrata in vigore. All’inizio ci sono stati scrosci di entusiasmo e critica, complimenti e panico.

Il testo doveva essere letto e assorbito. La Santa Sede doveva chiarire la formulazione autentica. I problemi e le domande sono ancora in fase di identificazione. Un documento con chiarificazioni rimane ovviamente in via di definizione.

La semplice consapevolezza dei provvedimenti del “Summorum Pontificum”, però, ha avuto un impatto. Si stanno costituendo “parrocchie personali” per l’uso della Messa e dei riti e dei sacramenti nel vecchio stile. I libri e il materiale di formazione dovevano essere creati. Stanno iniziando ora le pubblicazioni. Tutto questo richiede tempo.

Il Santo Padre ha anche introdotto dei cambiamenti relativi alla liturgia e a certe pratiche post-conciliari celebrando il Novus Ordo in modo più tradizionale, usando paramenti storici, tornando a distribuire la Comunione in bocca ai fedeli inginocchiati e così via.

La vera spinta della vecchia Messa e gli sforzi di Benedetto XVI verso la continuità con il Novus Ordo saranno tuttavia percepiti in futuro

Ad esempio, sempre più giovani sacerdoti mi dicono che dopo aver imparato la Messa in latino non celebrano la Santa Messa nel Novus Ordo allo stesso modo. Dalla Messa tradizionale in latino si imparano cose sul sacerdozio e sulla Messa che non si apprendono dal Novus Ordo, soprattutto per com’è celebrato in genere in tante delle nostre parrocchie e cappelle.

Il modo in cui un sacerdote dice Messa interessa profondamente una parrocchia, a livello di riverenza, di vocazioni, di tutto.

Anche se Roma non è stata distrutta in un giorno, non sarà nemmeno ricostruita rapidamente. Abbiamo subito una disastrosa perdita della formazione sacerdotale di base per quanto riguarda il latino e la teologia e la cultura che li accompagna. Ci vorrà tempo per recuperare.  

I seminari hanno bisogno di tempo per far fronte ai nuovi bisogni a cui richiama la lettera. I seminaristi sono desiderosi di imparare. Chi insegnerà?

Nelle parrocchie, i giovani desiderano sempre più una maggiore continuità con il passato. Stanno scoprendo la loro eredità cattolica e che ne sono stati privati. Avranno delle posizioni di preminenza nelle parrocchie e nelle scuole cattoliche.

Concretamente, alcuni Vescovi, sacerdoti, liturgisti e musicisti stanno ripensando al valore di alcune pratiche post-conciliari comuni.

Ad esempio, pochi giorni dopo che Benedetto XVI ha iniziato a distribuire la Comunione in bocca ai fedeli inginocchiati, un Vescovo degli Stati Uniti ha fatto la stessa cosa per il Corpus Domini.

Si stanno riconsiderando i grandi vantaggi della Messa celebrata “ad orientem”, con tutti che guardano nella stessa direzione verso l’altare e il Crocifisso. Il latino è stato rivalutato. I musicisti stanno recuperando il tesoro della musica liturgica sacra nascosto per decenni.

Il “motu proprio” sta esercitando pressioni, ma ci sono ancora resistenze e segni di pigrizia. Per far muovere le cose servono tempo, pazienza e mente aperta. La legge dell’inerzia in fisica afferma che i corpi in movimento o in quiete rimangono in quella situazione fino a che un’altra forza non agisce su di loro. Il “motu proprio” è una forza di questo tipo.

Quali sono stati alcuni sviluppi rilevanti, o forse inaspettati, nella Chiesa riferiti al “Summorum Pontificum” dalla sua diffusione?

Padre Zuhlsdorf: Un risultato notevole è il cambiamento dell’atteggiamento di e sulla gente che desidera la liturgia tradizionale.

Per molto tempo l’establishment ecclesiastico ha guardato dall’alto in basso e ha emarginato i cattolici più tradizionali, spingendoli “sul retro dell’autobus” a causa del loro attaccamento alla nostra tradizione. Alcuni dei più benevoli li consideravano parenti “strani” ma innocui.

Dall’altro lato molti tradizionalisti, forse a causa del profondo dispiacere e della delusione che provavano dopo tutti i cambiamenti nella Chiesa, per la sciocca stagione delle innovazioni illecite, l’eliminazione delle nostre belle chiese e musiche, dei paramenti, delle statue, delle devozioni, si sono sentiti gravemente feriti.

Con il tempo, molti di loro non hanno trovato altri modi per “negoziare” con Vescovi e sacerdoti se non porre domande critiche e dir loro con arroganza cosa fare. Si è arrivati a un punto in cui anche i chierici che erano aperti e favorevoli hanno iniziato a trasalire e a fare marcia indietro ogni volta che i tradizionalisti si avvicinavano. E così le acque delle buone relazioni gelano.

Visto che parte del dolore e dell’alienazione sta iniziando a svanire dal cuore di molti di loro, i tradizionalisti possono avere ciò che avrebbero potuto ottenere fin dall’inizio, ora che un sole caldo è fatto splendere nella loro direzione dal Santo Padre e da altri che condividono la sua visione e che i pastori di anime stanno iniziando ad aprirsi.

Il ghiaccio si sta sciogliendo e l’acqua è tornata a scorrere. Non è stato uno sviluppo inatteso. Ho creduto pienamente che si sarebbe verificato perché i tradizionalisti sono per la maggior parte brave persone che amano la Santa Chiesa e vogliono il meglio per le loro famiglie, i sacerdoti e i Vescovi.

I Vescovi e i presbiteri, anche quando non sono personalmente inclini alle cose più tradizionali, sono prevalentemente uomini che amano il loro gregge e desiderano sinceramente il suo bene. Sono tutti d’accordo su ciò che conta davvero.  Quello che mi sorprende è che la rottura del ghiaccio – anche se c’è ancora molta strada da fare – stia avvenendo in modo così rapido.

Ho sottovalutato il calore della luce del sole e l’apertura di cuore, soprattutto da parte di alcuni Vescovi che, come corpo, non si sono mostrati in passato molto amichevoli nei confronti della liturgia tradizionale. Questo mi ha fatto rivedere i miei atteggiamenti.

[Traduzione dall’inglese di Roberta Sciamplicotti]