Giava: migliaia di musulmani minacciano guerra santa contro Usa

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e in Pakistan un’altra strage di cristiani
Giava: migliaia di musulmani minacciano guerra santa contro Usa

Circa 1.500 estremisti musulmani provenienti da varie zone dell’Indonesia hanno preso parte ieri ad un raduno a Surakata, nell’isola di Giava, durante il quale si sono detti pronti ad ingaggiare il ‘jihad’ (guerra santa) contro
gli Stati Uniti.
Uno dei leader della protesta – il segretario generale del Fronte dei difensori dell’Islam (Fpi) Ahmad Sobri Lubis – ha dichiarato che la manifestazione è stata organizzata per
protestare contro alcune dichiarazioni rilasciate da esponenti della comunità internazionale.
Questi sostengono che l’organizzazione terroristica al Qaeda è attiva in Indonesia e che il leader islamico indonesiano Abubakar Ba’asyr è coinvolto nella rete terroristica
internazionale.
Entrambe le accuse sono contenute in inchieste condotte dal settimanale statunitense ‘Time’. Invitando i musulmani
indonesiani a non credere mai a nessuna dichiarazione proveniente dal governo degli Stati Uniti, Lubis ha concluso:
“I partecipanti al raduno attendono ora istruzioni dai loro leader per intraprendere una guerra santa contro l’America”. (LM)

MISNA, 26 Settembre 2002

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Pakistan, un’altra strage di cristiani

Karachi. Il terrorismo islamico pachistano ha colpito ancora una
volta un facile obiettivo cristiano.
Sette persone che lavoravano presso un’organizzazione caritatevole a Karachi sono state legate, imbavagliate e quindi uccise a colpi di pistola.
Secondo la ricostruzione della polizia, due uomini armati hanno fatto irruzione stamane negli uffici dell’«Idare-e Amn-O-Insaf»,
un’organizzazione sponsorizzata sia dalla Chiesa cattolica che da quella protestante, dedita ad opere di carità fra le persone più deboli, che non ha mai fatto distinzione fra religioni.

Le vittime del massacro – tra le quali ci sarebbe anche più di un musulmano, «colpevole» solo di essersi trovato in quelle stanze al momento dell’irruzione dei terroristi – sono state
trovate legate alle sedie e imbavagliate con nastro adesivo, uccise con proitettili alla testa.
Sei sono morte sul colpo, mentre una settima è deceduta dopo qualche ora in ospedale.
Un’ottava persona colpita è ancora in vita, ma in gravissime condizioni.
I medici pensano che resterà permanentemente paralizzata sul
lato sinistro.

Nessuna traccia, finora, degli autori della strage, la quinta compiuta contro cristiani in Pakistan da un anno a questa parte.

La minoranza cristiana – tra l’1,5 e il 2% dei circa 140 milioni di pachistani – non è però la sola ad essere nel mirino degli estremisti islamici.
Dopo che il presidente Pervez Musharraf si è schierato con gli Stati Uniti nella lotta contro il terrorismo lanciata in seguito agli attacchi all’America dell’11 settembre 2001, i
movimenti integralisti hanno moltiplicato i loro attacchi contro obiettivi «occidentali».

Oltre ai sanguinosi assalti contro scuole, ospedali e luoghi di culto cristiani – che hanno causato 33 morti in varie parti del
Pakistan – vanno ricordati i gravissimi episodi concentrati nella turbolenta area di Karachi, il grande porto nel sud del Paese, come il rapimento e l’uccisione del giornalista americano Daniel Pearl e l’attentato suicida che nel maggio scorso causò 14 morti, fra cui 11 tecnici della marina francese.

Il 14 giugno, sempre a Karachi, l’esplosione di un’autobomba davanti al consolato degli Stati Uniti causò altri 11 morti, tutti pachistani.

Il presidente Musharraf ha più volte condannato gli attentati contro occidentali e cristiani che «infangano l’immagine della
nostra religione e del Pakistan» e «fanno il gioco dei nemici» del Paese, ma si trova sempre più stretto fra gli Usa, che
gli chiedono più efficaci misure di repressione, e i fondamentalisti musulmani che gli rimproverano di aver «sacrificato» i «fratelli» afghani e di voler ora abbandonare
il Kashmir all’India.

Sulla questione del terrorismo si assiste ad un continuo rimpallo di accuse fra India e Pakistan, che ha portato di recente le due potenze nucleari sull’orlo di una nuova guerra.
Da sempre New Delhi sostiene che Islamabad protegge e arma i guerriglieri separatisti del Kashmir, ma nei giorni scorsi il ministro dell’Interno pachistano Moinuddin Haider ha accusato i servizi segreti indiani di finanziare i gruppi terroristi attivi in territorio pachistano.

Recentemente, il generale Rashid Qureshi, portavoce del presidente Musharraf, ha affermato che la scelta di obiettivi «facili» come scuole, chiese e moschee indica che i tali gruppi sono in difficoltà e non riescono a mettere realmente in pericolo la sicurezza nazionale.

(C) Il Mattino, 25 settembre 2002