Card. Bagnasco: Presenza e concretezza

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Card. Angelo Bagnasco
Aricivescovo di Genova

S.Messa nella memoria di San Josemaria Escrivà de Balaguer

Presenza e concretezza

 

Genova, Cattedrale di San Lorenzo,
22 giugno 2010

 


Non è forse di Dio che l\’uomo di tutti i tempi ha fame e sete anche senza saperlo? … ne ha bisogno l\’uomo contemporaneo sotto tutte le latitudini e in qualunque condizione sociale e culturale … l\’uomo ha bisogno di pane ma anche di verità, ha bisogno di terra ma anche di cielo, ha bisogno dell\’amore umano ma ancor più dell\’amore di Dio. Ecco la missionarietà, ecco la forma più alta e urgente di quell\’amore reciproco a cui il Vangelo ci richiama e ci sospinge.

Carissimi fratelli e Sorelle nel Signore!

Celebriamo la divina Eucaristia nel ricordo grato di San Josemaria Escrivà. I Santi, ben lo sappiamo, sono un grande dono che Dio fa alla Chiesa e all\’umanità: in ciascuno di loro si manifesta qualcosa dell\’infinità bellezza di Gesù, ognuno è una parola particolare del Vangelo. Per questo le forme della santità sono innumerevoli e complementari, si servono delle peculiarità umane di ognuno, delle circostanze in cui si vive e della fantasia della grazia. La situazione storica in cui ogni Santo vive ispira comportamenti, spiritualità, specifici carismi, ma non possiamo dimenticare che le diverse forme di santità sono senza tempo, perché riguardano, nel profondo, il cuore dell\’uomo: esso è sempre uguale in ogni epoca e circostanza. Inoltre, la santità è un dono per il mondo intero, poiché nei Santi risplende sempre una forma di umanità realizzata e felice. Per tutti, quindi, ogni Santo può costituire un modello cui ispirarsi.
San Josemaria, come sappiamo, ha colto delle particolari urgenze dell\’ora in cui è la Divina Provvidenza lo ha posto. Vorrei coglierne due che voi, cari amici, conoscete bene: la presenza e la concretezza.

Egli si è reso conto della necessità di laici innamorati di Cristo e della Chiesa, preparati nelle proprie responsabilità temporali. La fede, infatti, non porta fuori dal mondo, non è fuga dai propri doveri: il cristiano ha la vocazione alla santità nella storia non nonostante la storia. E\’ vero che le contingenze culturali e sociali possono essere anche gravemente difformi dal Vangelo e disseminare modi di pensiero e modelli di comportamento non solo anticristiani, ma anche antiumani, distruttivi cioè della persona e della società. Proprio per questo il discepolo di Gesù sente ancor più il compito e la passione per esserci nel mondo senza essere del mondo: ed esserci con l\’anelito alla santità e con la responsabilità delle proprie competenze umane. Egli sa che se si omologasse alla mentalità del mondo – essere "del" mondo – non sarebbe neppure più "nel" mondo per servirlo, sarebbe irrilevante: allinearsi significherebbe, in questo caso, disinteressarsi della città terrena, diventare indifferenti agli uomini. E ciò, i cristiani, non possono volerlo! Ecco, allora, la passione per la presenza, certamente umile e convinta, per essere là dove si vive – dalla famiglia al lavoro al tempo libero – un pizzico di sale e di lievito evangelico ed ecclesiale. Ed ecco la sua attenzione per i laici che, come ricorda l\’ultimo Concilio, hanno il compito di animare evangelicamente le realtà terrene.
L\’attenzione e l\’insistenza di San Josemaria per una presenza preparata e cordiale nei molteplici ambienti di vita è nota e, col passare degli anni, si rivela sempre più necessaria: la complessità crescente della vita e della cultura richiede da parte dei credenti una preparazione sempre più solida e consapevole della fede cattolica alla luce del Vangelo e del Magistero, nonché spirito di sacrificio per essere testimoni coraggiosi, coerenti e preparati negli ambienti di lavoro e di vita.

Ma c\’è anche la "concretezza". Un\’altra caratteristica della spiritualità del nostro Santo è certamente questa: senza svolazzi e fantasie retoriche e inconcludenti, egli ha da subito mirato ad aiutare i suoi fratelli e sorelle a camminare nelle vie dello Spirito – la crescita della fede e il cammino della santità – attraverso la via concreta ed efficace dei sacramenti, in particolare della confessione e della comunione eucaristica. Anche le diverse massime – le piccole e dense riflessioni raccolte in opuscoli tascabili – rappresentano un aspetto quanto mai concreto, pratico e moderno della spiritualità. Sono rapidi e incisivi commenti della Parola di Dio, del Vangelo, della sapienza della Chiesa. Abbeverarsi ogni giorno, ripetutamente, non solo alimenta l\’anima ma la scava, la segna in profondità, la illumina e sostiene in mezzo alla miriade convulsa e confusa di messaggi e sollecitazioni.
Cari amici, le parole sintetiche del Vangelo odierno – "tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro" – mi pare che riassuma il senso della testimonianza e della missionarietà a cui siamo chiamati. Non vogliamo forse tutti che gli altri ci facciano del bene, ci prestino attenzione, si prendano in qualche modo cura di noi? E non è forse l\’anima, il nostro mondo interiore, ciò di cui abbiamo particolarmente bisogno? Bisogno di significato, di valore, di prospettiva, di destino, di redenzione, di Cielo? Non è forse di Dio che l\’uomo di tutti i tempi ha fame e sete anche senza saperlo? Sì, tutti noi desideriamo questo e ne siamo coscienti, ma altrettanto ne ha bisogno l\’uomo contemporaneo sotto tutte le latitudini e in qualunque condizione sociale e culturale. E allora la parola di Gesù risuona oggi ancora più impellente: l\’uomo ha bisogno di pane ma anche di verità, ha bisogno di terra ma anche di cielo, ha bisogno dell\’amore umano ma ancor più dell\’amore di Dio. Ecco la missionarietà, ecco la forma più alta e urgente di quell\’amore reciproco a cui il Vangelo ci richiama e ci sospinge. San Josemaria lo sapeva e per questo ha vissuto e ha confidato in coloro che lo avrebbero seguito nella spiritualità. Ecco perché siamo qui questa sera con gratitudine e fiducia.

Angelo Card. Bagnasco