(Avvenire) L’assemblea europea dei vescovi in Russia

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Difesa della vita e della famiglia, l’attualità del cammino ecumenico, il rapporto con le istituzioni comunitarie, tra i temi all’ordine del giorno del simposio Ccee che si apre oggi


A San Pietroburgo «l’anima» dell’Europa


Per la prima volta la Federazione russa ospita l’assemblea dei presidenti delle Conferenze episcopali del Continente


Dal Nostro Inviato A San Pietroburgo Mimmo Muolo

Si riparte da Ratisbona. Per festeggiare i suoi 35 anni, e anche l’approdo in Russia, che per la prima volta ospita l’assemblea plenaria, il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa (Ccee) ha scelto di iniziare il proprio appuntamento annuale, fermandosi a riflettere sul vero significato del discorso pronunciato da Benedetto XVI nell’Università della città tedesca. Fede e ragione, dunque, etica e rapporto tra le culture e le religioni, tutti argomenti da sempre presenti nell’agenda dell’organismo, che dopo la riforma voluta da Giovanni Paolo II, riunisce periodicamente i presidenti delle 34 Conferenze episcopali del Continente – per l’Italia qui a San Pietroburgo è presente il cardinale Camillo Ruini -. Dalla «lezione» di Ratisbona prenderà, infatti, il via la prolusione del presidente del Ccee, monsignor Amédée Grab. E non c’è dubbio che le questioni più attuali ritorneranno più volte nel dibattito di questi giorni, dedicato (oltre che all’elezione del nuovo presidente) a temi come il rapporto con le istituzioni europee, l’ecumenismo, la difesa della vita e della famiglia. Anche perché è atteso, proprio in apertura, un messaggio di Papa Ratzinger che – è facile prevederlo – proprio a questi temi dovrebbe fare riferimento.
Intanto nel Seminario cattolico di San Pietroburgo tutto è pronto per accogliere i partecipanti alla plenaria. «Nella città degli oltre 600 ponti – afferma monsignor Aldo Giordano, in riferimento alla splendida architettura di San Pietroburgo – vogliamo anche noi costruire ponti di amicizia. Se siamo qui, è innanzitutto per lanciare un segnale di vicinanza e comunione con la piccola, ma vivace comunità cattolica russa, che tramite il presidente della sua conferenza episcopale, monsignor Joseph Werth, ci ha invitato. E poi per testimoniare ancora una volta la disponibilità alla collaborazione con la Chiesa ortodossa».
Il patriarcato di Mosca, infatti, sarà rappresentato da una delegazione, così come pure saranno presenti delegati fraterni luterani, il patriarca dei Greco-Melkiti, Gregorios III Laham, che informerà l’assemblea sulla situazione dei cristiani in Medio Oriente, e il presidente della conferenza episcopale del Kazakhistan, monsignor Tomasz Peta. L’ecumenismo, insomma, anche in vista dell’Assemblea di Sibiu del 2007, sarà un altro dei poli tematici di questa plenaria. «Tutti ci aspettiamo che i 1250 delegati cattolici a Sibiu siano di alto profilo. Ma già oggi – conferma monsignor Giordano – ci avviamo davvero a respirare con due polmoni. Certo, il cammino è ancora lungo, ma il gelo di qualche anno fa si sta progressivamente sciogliendo, anche per effetto dello scenario profondamente mutato». Il segretario del Ccee si riferisce in particolar modo al rapporto con le Istituzioni europee e al confronto con le altre religioni. «Temi come la difesa dei valori, della famiglia, della vita di fronte all’avanzare della secolarizzazione ci hanno fatto comprendere che dobbiamo assolutamente lavorare insieme. Anzi, come dimostra la vicenda dell’articolo 52 del Trattato costituzionale europeo, che regola i rapporti tra l’Ue e le Chiese, siamo oramai convinti che solo presentando proposte unitarie si potranno ottenere risultati concreti. Infatti quell’articolo è stato recepito, mentre la menzione delle radici cristiane dell’Europa, sulla quale non c’era lo stesso accordo, non ha trovato posto nel Trattato stesso». Naturalmente la plenaria che inizia oggi non sarà dedicata solo all’ecumenismo. Una intera sessione riguarderà la situazione della Chiesa cattolica in Russia, un’altra sarà imperniata sul contributo che i cattolici possono dare alla costruzione, anche politica e civile, del Continente. «Il Ccee è cresciuto molto in questi ultimi anni – fa notare monsignor Giordano -. Sono cresciuti lo scambio e la collaborazione tra i diversi episcopati e la capacità di lavorare insieme. Al punto che si può tranquillamente affermare che per quanto riguarda i cattolici lo schema est-ovest ormai è superato. Le problematiche, dalle vocazioni alla famiglia, sono le stesse dall’Atlantico agli Urali». Problematiche etiche, in primo luogo. Ma anche il rapporto con l’Ue e le altre istituzioni. Il rapporto con le Chiese degli altri continenti. E il dialogo interreligioso. «Ecco perché – conclude il segretario del Ccee – è importante ripartire da Ratisbona».


Avvenire 5-10-2006