(Avvenire) Morto il grande elettore di Giovanni Paolo II

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Se n’è andato un grande, già arcivescovo di Vienna

König, la porta dell’Oriente



Luigi Geninazzi

E’scomparso un gigante della Chiesa, un protagonista del secolo appena trascorso. Aveva la tempra del pioniere, il cardinale Franz König. Alto e imponente, a prima vista suscitava soggezione. Ma nel contatto personale aveva mantenuto la cordialità semplice e schietta delle sue origini contadine, anche se ben presto era diventato un intellettuale di smisurata cultura e di vasti orizzonti. La sua è sempre stata una spiritualità per così dire “geografica”, aperta al mondo e attenta al nuovo. La sua passione erano le lingue. Ne conosceva dieci, fra cui il russo e il persiano. «Sto studiando il cinese» mi confidò alla metà degli anni Ottanta, poco prima di lasciare la cattedra arcivescovile di Vienna che resse per quasi tre decenni. Aveva lo sguardo lungimirante puntato verso oriente. König era un uomo di frontiera che aveva saputo interpretare il ruolo strategico del suo Paese, quell’Austria non più felix ma estremo confine d’occidente a ridosso della cortina di ferro, come un ponte gettato verso l’Europa dell’Est. Non a caso aveva voluto chiamare “Pro Oriente” l’istituto a favore dell’ecumenismo che aveva fondato nel 1964, dopo aver spianato la strada allo storico incontro tra Paolo VI e il Patriarca ortodosso Atenagora. Così Vienna era diventata la tappa obbligata per chi intendeva andare in avanscoperta al di là del muro. Il cardinale e i suoi assistenti erano sempre disponibili a fornire indirizzi e a dare consigli. «Vada a trovare questo prete» mi disse una volta, scrivendomi su un bigliettino il nome di un certo Kondrusiewicz che molti anni più tardi sarebbe diventato arcivescovo di Mosca.
Ma la capitale austriaca era anche la tappa obbligata per chi dalla Polonia si recava a Roma. Lo è stata pure per Karol Wojtyla che fin dal 1963, quando era ancora giovane vescovo ausiliare di Cracovia, aveva stretto amicizia con il cardinale di Vienna. C’è un episodio pressochè sconosciuto che sentii raccontare da lui stesso. Nel 1974, in un piccolo cimitero non lontano da Pr aga, si tengono in forma semi-clandestina le esequie per la morte del cardinal Trochta. E’ presente il cardinale Wojtyla che, sfidando il divieto delle autorità comuniste, tiene il discorso funebre. In quel momento l’arcivescovo austriaco, profondo conoscitore del mondo slavo, ha un’intuizione: il futuro della Chiesa sta ad Est. E quattro anni dopo, alla morte di Paolo VI, dichiara apertamente che anche i cardinali dell’Europa orientale hanno diritto ad esprimere il loro candidato. Franz König è unanimemente considerato “il grande elettore” di Papa Wojtyla. Lo suggerì al vecchio amico di Varsavia, il cardinale Wyszynski. L’episodio lo raccontò lo stesso König. «Credo che la Polonia potrebbe esprimere un suo candidato» propose timidamente. «No, io non posso» rispose l’anziano porporato polacco. «A dire il vero pensavo ad un altro…», ribattè l’arcivescovo di Vienna. Toccò a lui la sera del 16 ottobre 1978 scrivere nome e cognome del nuovo Papa. «Che ortografia impossibile – brontolò il cardinale Pericle Felici, incaricato di dare l’annuncio al mondo – Riusciranno a pronunciarlo?». Il cardinale poliglotta sorrise. «Lux ab Oriente», ripetè in cuor suo. Quella luce König aveva contribuito ad accenderla e a tenerla viva. Oggi, nel suo dies natalis, rifulge più che mai.


Avvenire 14-3-2004