Una “riserva indiana” per i tradizionalisti?

Papa

Sharing is caring!

Poco prima dello scioglimento della Commissione Ecclesia Dei, il periodico digitale Monday Vatican (1) ha pubblicato un’acuta riflessione sull’orientamento del Santo Padre nei confronti della “galassia” tradizionalista. Ecco la tesi di fondo dell’autore, Andrea Gagliarducci:
«Mentre i lefebvriani sono una realtà ben strutturata e definita […] i gruppi tradizionalisti all’interno della Chiesa sono, alla fine, piccoli gruppi, anche se il numero dei loro seguaci è in aumento. Papa Francesco è probabilmente più preoccupato di avere molti piccoli gruppi all’interno della Chiesa cattolica che di affrontare un singolo gruppo al di fuori della Chiesa».

La posizione canonica dei lefebvriani. La tesi sembra ardita perché, stando all’ultimo documento magisteriale (2), «i suoi ministri [della FSSPX, cioè ca. 650 sacerdoti] non esercitano ministeri legittimi nella Chiesa» (i.e. sono separati, cioè scismatici) e «le questioni concernenti la dottrina non sono chiarite» (i.e. sono eterodossi su alcuni punti, cioè eretici).
A sostegno della «preferenza per la Società San Pio X» da parte del Pontefice, l’autore elenca alcuni fatti: nel 2015, Papa Francesco decretò che le confessioni e i matrimoni celebrati dai sacerdoti lefebvriani erano canonicamente validi. Nello stesso anno, l’arcivescovo di Buenos Aires dette il via libera al governo argentino per registrare la FSSPX come “associazione diocesana” e in un’occasione il vescovo e superiore della San Pio X è stato nominato dalla Congregazione per la Dottrina della Fede giudice di 1° grado.

I “Commissariamenti” come prova. Che il Pontefice preferisca «affrontare un singolo gruppo al di fuori della Chiesa» è, secondo Gagliarducci, confermato anche dal «dialogo [che] ha avuto comunque maggiori sviluppi con la FSSPX che con altre etichette tradizionaliste, anche quando queste erano in comunione con la Chiesa cattolica». A riprova di ciò, elenca alcuni dei “Commissariamenti” che hanno caratterizzato questo Pontificato: Francescani dell’Immacolata (ca. 300 sacerdoti), Familia Christi e Fraternità dei santi apostoli di Bruxelles (entrambi con meno di 50 sacerdoti).

Diversa natura dei “Commissariamenti”. Tuttavia, occorre notare che i commissariamenti citati celebrano la liturgia anche nel nuovo modo – cosa orrenda per i “puri e duri” della San Pio X – e, pertanto, non possono essere definiti “tradizionalisti” nel senso che intende l’autore.
Peraltro, la Fraternità di San Pietro (fuoriusciti dalla FSSPX dal 1980, oggi ca. 300 sacerdoti) e l’Istituto di Cristo Re (ca. 100 sacerdoti) celebrano solo nel vecchio modo e – per il momento – non sono stati commissariati.
Di più: Gagliarducci non cita il Commissariamento nel 2017 degli Araldi del Vangelo: un caso che fa vacillare la tesi relativa alle «altre etichette tradizionaliste». Gli Araldi, infatti, sono un Istituto con oltre 4.000 membri di vita comune (ca. 300 sacerdoti stimati), sotto inchiesta solo per delle registrazioni, che non celebra la liturgia antica.
È da notare che questi sei Istituti hanno tutti la caratteristica di voler restare nella Chiesa, accettare l’ermeneutica della continuità rispetto al Vaticano II, diffondere una seria vita interiore ed essere fedeli agli insegnamenti del Magistero.
Il termine “tradizionalisti” sembra dunque inadeguato per avvalorare la tesi proposta.

Il Papa ha simpatia per i lefebvriani? Per rafforzare l’idea del favore di Papa Francesco verso i lefebvriani, l’autore evidenzia la prosecuzione dei «colloqui […] condotti dall’arcivescovo Guido Pozzo, presidente di Ecclesia Dei» nonostante che il «nuovo superiore della SSPX […] Pagliarani è certamente più radicale, da un punto di vista dottrinale», cosa che – in effetti – aumenta la probabilità che la FSSPX resti «fuori della Chiesa».
Oltre a questo, c’è un altro aspetto – trascurato dal Gagliarducci – che potrebbe far percepire i lefebvriani come meno pericolosi: la priorità data alla lotta contro il liberalismo (anziché contro il socialismo). Si tratta della condivisione di una teologia della storia molto importante, benché abbia applicazioni pratiche assai differenziate. Limitiamoci a una sola applicazione: la “teologia della liberazione” di matrice socialista ha ripreso a diffondersi massicciamente anche nelle chiese europee e i lefebvriani non creano troppi ostacoli a tale diffusione.
Ma sono elementi minimali perché l’ipotesi della “simpatia” sia confermata. Oltre a ciò sembra che la tesi di Gagliarducci abbia bisogno di qualche altra “messa a punto”.

Gli istituti “vigilati”. La prima “messa a punto” nasce se si riflette sulle caratteristiche del commissariamento degli Araldi e riguarda tre istituti religiosi che non celebrano nella forma antica, subiscono ripetuti “controlli” al loro apostolato e sono caratterizzati da intensa vita spirituale e fedeltà al Magistero: la Comunità di San Giovanni (300 sacerdoti), i Legionari di Cristo (900 sacerdoti) e l’Istituto del Verbo Incarnato (600 sacerdoti), quest’ultimo “attenzionato” dal Papa fin da quando era vescovo.
Tutti e tre questi istituti sono stati colpiti da sanzioni prima che Mons. Bergoglio fosse eletto Pontefice, e tutti con accuse inerenti il sesso. Tuttavia, le limitazioni del loro agire proseguono, benché il tempo stia rivelando che forse i veri motivi delle sanzioni erano altri.  Motivi dovuti a ideologia e “potere clericale”, come lo definisce il Santo Padre: il rifiuto della dittatura del post-concilio per la San Giovanni; le ingentissime proprietà immobiliari, mobiliari e di mass-media per i Legionari; la diffusione senza annacquamenti della spiritualità ignaziana e del tomismo per il Verbo Incarnato. Nel caso del ramo femminile della San Giovanni, per giunta, il persecutore era il Card. Barbarin, condannato dalla magistratura civile – proprio per aver coperto un caso di efebofilia – lo scorso 7 marzo 2019.
Pertanto, ammesso che la tesi proposta sia veritiera, essa riguarda anche Istituti tutt’altro che «piccoli» e che, in modi diversificati, continuano a porre più attenzione alla dottrina che alla pastorale.

I tradizionalisti aumentano davvero? In questa prospettiva, merita precisazioni anche l’affermazione secondo cui «il numero dei loro seguaci è in aumento». Perché, a causa dei continui passaggi di sacerdoti al sedevacantismo, la San Pio X ha una crescita solo di ca. 10 sacerdoti l’anno: un “saldo” risibile se confrontato con la crescita esponenziale degli altri Istituti sopra citati.
Così, l’“aumento” è reale solo se viene esteso a coloro che rifiutano la confusione dottrinale di alcuni vescovi, l’agenda omosessualista, e, in generale, non smettono di lottare per i “principi non negoziabili” di wojtiliana memoria. In quest’ottica gli esempi sarebbero numerosissimi: basti pensare alla crescente insofferenza della “galassia” pro-life e pro-family nei confronti dell’episcopato, un eterogeneo coacervo di realtà che non può certo venire etichettato come tradizionalista

Emorragia dei contemplativi? Un altro fattore che potrebbe avvalorare la tesi dell’«aumento», sono le recenti “Istruzioni” miranti a rendere più omogenei tutti i monasteri e a uniformare le suore di clausura.
Si prenda ad esempio la piccola comunità dei benedettini di Norcia che celebrano anche nel nuovo modo: non ancora commissariati, potrebbero sentire a rischio il proprio carisma dovendo sottostare alle direttive della “federazione” prevista dalla Vultum Dei quaerere.
Così, come è accaduto con i Francescani dell’Immacolata, chi è legato al proprio carisma potrebbe uscire dall’Istituto commissariato e costituire un’associazione religiosa di fatto, indipendente dall’autorità ecclesiastica.
Posto che quasi tutti gli Istituti sotto inchiesta hanno un ramo contemplativo e un numero impressionante di religiose, il rischio che de facto possano finire «fuori della Chiesa» rende verosimile la tesi di un «aumento» destinato a crescere per molto tempo.

L’idea della “riserva indiana”. Non è chiaro se Gagliarducci voglia farci dedurre che, per «affrontare un singolo gruppo al di fuori della Chiesa», il Papa abbia in mente di far confluire tutti gli “scontenti” nella FSSPX.
Se così fosse, un’altra ragione potrebbe essere quella di considerare la San Pio X come una sorta di “riserva indiana”, destinata ad accogliere le varie sensibilità ecclesiali che via via provano disagio. Un luogo dove – presto o tardi – si estingueranno, senza fare troppo rumore né «minare l’unità».
In effetti, i lefebvriani sarebbero la “riserva indiana” perfetta: sempre immediatamente identificabili, privi di capacità massmediatica e di comunicazione, mai capaci di incidere significativamente nella vita ecclesiale, vietano ai propri fedeli di collaborare con chi vuole evangelizzare la società.
Ma, francamente, la volontà di far andare chi è a disagio nella FSSPX è plausibile al massimo da un punto di vista umano, non sul piano soprannaturale.

Totustuus.it
25 marzo 2019

(1) Cfr. http://www.mondayvatican.com/vatican/pope-francis-what-if-he-shuts-down-ecclesia-dei, tradotta in italiano dall’attento Sabino Paciolla qui: https://www.sabinopaciolla.com/papa-francesco-ed-il-dialogo-con-i-gruppi-tradizionalisti-dentro-e-fuori-la-chiesa/

(2) Benedetto XVI, Cfr. http://w2.vatican.va/content/benedict-xvi/it/letters/2009/documents/hf_ben-xvi_let_20090310_remissione-scomunica.html

2 commenti su “Una “riserva indiana” per i tradizionalisti?

  1. buongiorno , non ne sono sicuro al 100% ma credo che i Monaci di Norcia, essendo un monastero sui juris, non possano essere commissariati come lo sono stati i F. I. che sono un istituto di diritto pontificio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *