Cardinal Burke: Cristo è vivo nella Chiesa

Chiesa,Radici cristiane

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del Card. R. L. Burke

Il Mistero dell’Ascensione di Nostro Signore Gesù Cristo è il compimento del grande Mistero Pasquale, che celebriamo durante i quaranta giorni dopo la Pasqua di Risurrezione. Cristo, morto e risorto dai morti per la nostra salvezza, è apparso molte volte ai discepoli, e specialmente agli Apostoli, per confermare la loro fede nella Sua Risurrezione e per rassicurarli della Sua permanenza nella Chiesa.
Come racconta san Luca all’inizio degli Atti degli Apostoli, «Egli si mostrò ad essi vivo, dopo la sua passione, con molte prove, apparendo loro per quaranta giorni e parlando del regno di Dio» (At 1,3). Una missione chiara Il giorno dell’Ascensione nel Suo corpo glorioso alla destra di Dio Padre, Cristo apparve per l’ultima volta agli Apostoli, sedendosi a tavola con loro. Confermando di nuovo la Sua gloriosa Risurrezione, Egli, allo stesso tempo, li istruì sulla Sua costante presenza in mezzo a loro e sulla loro partecipazione alla Sua missione di salvezza fino alla Sua consumazione, nel giorno del Suo ritorno in gloria. La missione è chiara, come Egli l’annunciò agli Apostoli immediatamente prima della Sua Ascensione: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16, 15-16).

Lo scopo della missione è chiaro: la proclamazione del Vangelo, il dono della fede e la grazia del Battesimo. Il fine della missione è pure chiaro: la salvezza delle anime. È chiaro dalle parole del Signore che non c’è altra via per la salvezza. E perciò si capisce l’urgenza della missione apostolica in tutto il mondo.

Quando gli Apostoli hanno frainteso la natura soprannaturale del Regno, stabilito da Cristo tramite la Sua Morte e Risurrezione, chiedendo al Signore se fosse il tempo per il ristabilimento del «regno per Israele» (At 1,6), il Signore ha risposto direttamente, indicando che loro non devono preoccuparsi di questioni temporali, bensì contare sul potere dello Spirito Santo, effuso nei loro cuori dal Suo glorioso Cuore, per il compimento di una missione spirituale: la salvezza di molte anime. Ecco le parole del Signore agli Apostoli al momento dell’Ascensione: «Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riservato alla Sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e Samaria e fino agli estremi confini della terra» (At 1, 7-8).

Il settiforme dono. Infatti, gli Apostoli, insieme alla Madonna, hanno pregato per nove giorni – la prima novena nella Chiesa – dopo l’Ascensione, chiedendo il dono dello Spirito Santo per il compimento della loro missione.

Il giorno di Pentecoste il Signore ha effuso sugli Apostoli, e attraverso loro su tutta la Chiesa, il settiforme dono dello Spirito Santo, che anima la Chiesa in tutte le opere del Signore per salvare le anime. È questo dono dello Spirito che è sempre nuovo nella Chiesa e la anima a compiere tutto quello che il Signore vuole, affinché la Sua parola, i Suoi Sacramenti e la Sua disciplina raggiungano veramente i confini della terra. Immediatamente dopo l’Ascensione, gli Apostoli stavano guardando il cielo dove era asceso il Signore. In quel momento, «due uomini in bianche vesti si presentarono a loro» (At 1,10), facendo loro ricordare che l’Ascensione del Signore al cielo è per il compimento della Sua missione che continuerà fino alla fine del tempo. Quegli uomini dichiararono: «Questo Gesù, che è stato tra di voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui l’avete visto andare in cielo» (At 1,11).

Il Vangelo secondo san Marco ci indica come la disposizione ad adorare il Signore glorioso asceso al cielo sia inseparabilmente connessa con la disposizione a compiere, con Lui in terra, la Sua missione. Il Vangelo conclude con queste parole, riflettendo la settiforme grazia dello Spirito effusa dal Sacro Cuore di Gesù, asceso alla destra del Padre: «Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore operava insieme con loro e confermava la Parola con i prodigi che l’accompagnavano» (Mc 16, 19-20).

Sempre con noi nella Chiesa. Come il Signore ha spiegato durante tutto il Suo ministero pubblico e specialmente nelle Sue apparizioni dopo la Risurrezione e prima dell’Ascensione, Egli è asceso alla destra del Padre non per sottrarsi a noi, ma per rimanere sempre con noi nella Chiesa e nel più intimo dei nostri cuori tramite l’effusione dello Spirito Santo.

Il racconto dell’Ascensione, sia nel Vangelo secondo san Marco che negli Atti degli Apostoli, sottolinea che l’ultimo incontro del Signore Risorto con gli Apostoli avvenne quando loro erano «a tavola» (Mc 16,14; At 1,4), nel Cenacolo. Questo dettaglio giustamente ci fa pensare alla mensa Eucaristica, alla più piena e perfetta presenza del Signore in mezzo a noi nella Chiesa, inaugurata nello stesso Cenacolo con l’Ultima Cena.

Dom Prosper Guéranger, in L’anno liturgico. Il Tempo pasquale, per la Festa dell’Ascensione osserva: «Tutto ad un tratto egli appare in mezzo al Cenacolo. Trasalisce il cuore di Maria, i discepoli e le pie donne adorano con emozione colui che si mostra quaggiù per l’ultima volta. Gesù si degna prendere posto a tavola con loro; accondiscende a dividere ancora una volta il pasto, non più con lo scopo di renderli sicuri della sua resurrezione – sa che non ne dubitano, ormai –, ma tiene a dar loro questo segno affettuoso della sua divina familiarità, nel momento d’andare ad assidersi alla destra del Padre. Quale pasto ineffabile è questo, in cui Maria gusta per l’ultima volta sulla terra l’incanto di essere seduta vicina al Figliolo; in cui la santa Chiesa, rappresentata dai discepoli e dalle pie donne, è ancora visibilmente presieduta dal suo Capo e suo Sposo!».
Unione di cielo e terra È nel Sacrificio Eucaristico, più di tutto, che noi vediamo e contempliamo l’unione del cielo con la terra iniziata con l’Ascensione del Signore. Cristo, seduto alla destra del Padre in cielo, non cessa mai di effondere in abbondanza il dono dello Spirito Santo dal Suo glorioso Cuore trapassato nei nostri cuori.

Vivendo in un tempo di radicale secolarismo con la sua inerente ribellione contro Dio e la Sua legge, specialmente per quanto riguarda le verità fondamentali della vita e della sessualità umana, prendiamo ispirazione dalla Festa dell’Ascensione del Signore per fissare sempre i nostri occhi su di Lui, al cielo, mentre facciamo di tutto per trasformare il nostro mondo e prepararlo per il ritorno del Signore alla fine del tempo. Altrimenti, lo stesso secolarismo facilmente corromperà il nostro pensiero e così la nostra azione nel mondo, lasciandoci semplicemente partecipi del secolarismo invece che collaboratori di Cristo per la salvezza del mondo.

Se non stiamo prendendo ispirazione e forza dallo Spirito Santo, che profluisce dal glorioso Cuore di Cristo asceso alla destra del Padre, stiamo prendendole dallo spirito del mondo che ci confonde, ci porta nell’errore e, alla fine, ci aliena da Cristo Stesso.

Riflettendo sulla situazione della Chiesa che passa «la valle di lacrime», in vista del mistero dell’Ascensione del Signore, Dom Guéranger commenta: «Tutti i misteri del Verbo incarnato che noi abbiamo visto svolgersi fin qui, dovevano concludersi con la sua Ascensione; tutte le grazie che noi riceviamo, giorno per giorno, avranno termine con la nostra. “Passa l’apparenza di questo mondo” (I Cor 7, 31) e noi siamo in cammino per andare a raggiungere il nostro Capo. In Lui è la nostra vita, la nostra felicità; sarebbe vano volerlo cercare altrove. Per noi è buono tutto ciò che ci riavvicina a Gesù; mentre quello che ne allontana è cattivo e funesto. Il mistero dell’Ascensione è l’ultimo bagliore che Dio fa splendere ai nostri sguardi per mostrarci la via. Se il nostro cuore aspira a trovare Gesù, è segno che vive della vera vita; ma se resta concentrato nelle cose create, in modo da non sentire più l’attrazione di quel celeste amante che è Gesù, vuol dire che è morto. Alziamo dunque gli occhi come i discepoli e seguiamo, col desiderio, colui che oggi risale al cielo per prepararci un posto».

Perseverare sulla via Nel giorno dell’Ascensione del Signore, chiediamo, per l’intercessione della Vergine Madre del Rosario, Maria Immacolata, la grazia di perseverare sempre sulla via che il Signore ci ha tracciato con la Sua vita, morte, Risurrezione e Ascensione.

Non dimentichiamo mai che il Signore assíso in gloria alla destra del Padre scende sull’altare in mezzo a noi per compiere di nuovo il grande mistero pasquale, per fare presente il Suo sacrificio sul Calvario e offrirci l’incomparabile frutto del sacrificio: il Cibo del Cielo che è il Suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità. Partecipando al Santo Sacrificio, innalziamo i nostri cuori al Cuore Eucaristico di Gesù. Dando a Lui il nostro cuore, Gli offriamo tutto il nostro essere, perché Egli possa compiere giorno per giorno la salvezza fino al Suo ritorno in gloria all’Ultimo Giorno. Il giorno dell’Ascensione del Signore, gioiamo della nostra vita in Cristo, vissuta qui in terra come anticipazione della Sua pienezza in cielo e riprendiamo la via che è Cristo vivo in mezzo alla Chiesa, Suo Corpo Mistico, vivo nei nostri cuori.

Card. Raymond Leo Burke, da: Radici Cristiane n° 143.

Abstract.
«Viviamo in un tempo di radicale secolarismo con la sua inerente ribellione contro Dio e la Sua legge;
specialmente per quanto riguarda le verità fondamentali della vita e della sessualità umana.
Prendiamo ispirazione dalla Festa dell’Ascensione del Signore per fissare sempre i nostri occhi su di Lui, al Cielo.
Mentre facciamo di tutto per trasformare il nostro mondo e prepararlo per il ritorno del Signore alla fine del tempo».

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