Un siciliano lucidissimo

Chiesa

 

USO "ANTIQUIOR" DEL RITO ROMANO

Intervista a p. Giuseppe Zanghi
Dal Bollettino della Parrocchia S. Maria Immacolata e Santi Bartolomeo e Giovanni Battista di Rodì
Milici (ME) – Settembre 2007

Dal 14 settembre in poi, ogni sacerdote liberamente o su richiesta dei fedeli potrà celebrare la SS. Messa e amministrare i Sacramenti secondo il Messale e i rituali del 1962, ovvero secondo l\’uso antico del rito romano.
Tale decisione del Sommo Pontefice che aggiorna il Motu Proprio Ecclesia Dei di Giovanni Paolo II, con il nuovo Motu Proprio "Summorum Pontificum", come del resto ogni atto magisteriale incontra in certe frange del mondo cattolico resistenze e indifferenza frutto di pregiudizi, mistificazioni e talvolta anche di ignoranza o meno.
Tuttavia, secondo un sondaggio dei Corriere della Sera in Italia oltre il 70% della popolazione vede la "novità" di buon occhio. Il piccolo gregge di Cristo che conosce la voce del Pastore e lo segue, ringrazia il Papa per questo ulteriore dono che ha fatto alla Chiesa per favorire di più e ancor meglio la nostra intima amicizia con Cristo, attingendo alla ricchezza della tradizione Liturgica bimillenaria della Chiesa latina.
Per meglio comprendere il significato di tale documento abbiamo posto alcune domande a padre Giuseppe Zanghi che da sempre ha approfondito con lo studio tali questioni non solo per una serena accoglienza del Motu Proprio ma anche per una sua difesa (apologia) quando, dove e come occorrerà…
Sappiamo che lei è un parroco attento alla lettura cristiana dei "segni dei tempi" e anche impegnato nel discernimento circa le novità che appaiono nello svolgersi del tempo. Ci può aiutare a capire e dunque ad accogliere la Lettera Apostolica "Moto proprio data" del S. Padre Benedetto XVI che disciplina l\’uso "antiquior" dell\’unico Rito Romano della Chiesa latina?

Spero di saper offrire il mio contributo di riflessione per favorire l\’azione pastorale dei Vescovi ai quali il S. Padre, con la Lettera Apostolica "Motu proprio data", ha affidato il compito di rendere possibile l\’uso più antico dell\’unico Rito Romano. Tengo a precisare subito che le mie riflessioni scaturiscono interamente dall\’altra lettera pontificia che, rivolta ai Vescovi, accompagna e presenta la suddetta "Summorum Pontificum". Credo che ambedue le lettere vadano studiate con grande attenzione e rispetto, sia per la loro provenienza, sia per il loro contenuto dottrinale magisteriale caratterizzato, non poteva essere altrimenti, da un\’arricchente prospettiva teologico-spirituale-pastorale feconda ed attuale. Quanti sono ancora lodevolmente sensibili alla liturgia, si chiedono giustamente qual’è il motivo del gesto del S. Padre che interviene a disciplinare l\’uso antico e mai vietato del Rito Romano. Il motivo dice il Papa è duplice, A questo riguardo però bisogna notare anzitutto che al tempo dell\’entrata in vigore di quello che ormai è il nuovo uso del Rito Romano non sembrò "necessario emanare norme proprie per l\’uso possibile del Messale anteriore". Si pensava magari che i pochi casi di legame a tale uso si sarebbero risolti volta per volta e in maniera circostanziata.
Presto però, si è dimostrato che non erano affatto pochi quelli che rimanevano fortemente legati all\’antico uso del Rito Romano "che, fin dall\’infanzia, era per loro diventato familiare".
Dal luogo privilegiato di osservazione, proprio del Vicario di Cristo che è stato anche per quasi venticinque anni Prefetto della S. Congregazione per la Dottrina della Fede, il Papa a questo punto tiene a ribadire che tale legame in realtà affonda le sue radici in una profonda consapevolezza della liturgia grazie anche ai frutti formativi apportati in vari paesi dal movimento liturgico. Questo legame (fedeltà scrive il Papa) all\’antico Messale divenne un contrassegno esterno di una spaccatura nel movimento dell\’Arcivescovo Lefebvre. Ma anche qui, le ragioni della spaccatura stavano più in profondità e precisamente nella sempre più grande difficoltà, da parte di persone che accettavano il Vaticano Il ed erano fedeli al Papa e ai Vescovi, di ritrovare la forma della sacra Liturgia, poiché in molti luoghi noti si celebrava più secondo le prescrizioni del nuovo Messale, ma esso veniva inteso come una autorizzazione o perfino come un obbligo alla creatività, la quale portò spesso a deformazioni della liturgia al limite del sopportabile".
Dunque il legittimo sacrosanto attaccamento allo spirito della liturgia, grazie anche al movimento liturgico, e le gravi aggressioni ad esso da parte delle sperimentazioni selvagge (messe "beats" ecc. …) hanno reso necessaria tutta una serie di interventi autorevoli che giungono alla decisione con cui Benedetto XVI dissipa ogni dubbio o perplessità circa l\’uso antico del Rito Romano dichiarandone di fatto la mai soppressa liceità.
Come si può vedere non abbiamo davanti un puro e semplice caso giuridico-canonico circoscritto, ma un vero problema ecclesiale che, riguardando la celebrazione del Mistero della salvezza, tocca il cuore stesso della fede di ogni credente in Gesù Cristo.
Pertanto, a riguardo, mi sembra giusto affermare che l\’intervento della Chiesa, con la sua massima istanza, sia inteso a far risaltare ancora meglio, grazie al rinnovato apprezzamento ed uso dell\’antico Messale, la ricchezza spirituale e la profondità teologica del Nuovo… esattamente (se mi è consentilo) come fa il padrone di casa, di evangelica memoria, che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche. A questo punto credo di aver indicato, almeno in parte, le coordinate corrette per un sufficiente discernimento a proposito di un "segno" attuale certamente di sostanziale valore nella vita ecclesiale.

Cosa pensare dunque delle affermazioni omiletiche di qualche suo confratello non molto lontano da Rodì Milici e che ha amareggiato i fedeli per la sua dichiarata contrapposizione al gesto del S. Padre?

Purtroppo non posso fare a meno di ammettere che sono a conoscenza del caso menzionato e che ha veramente urtato la sensibilità dei fedeli presenti al momento delle gratuite esternazioni del confratello. Non voglio aggiungere altro a commento della dolorosa e per tanti versi inimmaginabile vicenda, anche perché non risulta gradevole la contrapposizione personale a proposito della realtà centrale della nostra fede qual è appunto l\’Eucaristia Sacramento del Sacrificio di Cristo.
D\’altra parte, proprio per questo ritengo necessario intervenire, anche con questa intervista, e offrire un servizio umile e fraterno per una comprensione e accettazione cordiale, da tutti i confratelli e dalle comunità cristiane, di quanto dispone il S. Padre con la sua recente Lettera. Infatti, ogni presbitero, oltre che ogni Vescovo, può riconoscere, lo dice il Papa, l\’infondatezza sia del timore di uno sminuimento dell\’autorità del secondo Concilio Vaticano e della sua riforma liturgica, spesso da più parti malintesa, sia dell\’altro timore che una più ampia diffusione dell\’uso del Messale del 1962 porterebbe disordini o addirittura spaccature nelle comunità parrocchiali. In realtà, è più che assodato che l\’uso antico del Rito Romano è e resterà una forma straordinaria (extra ordinaria) della celebrazione eucaristica, la cui forma ordinaria è e resterà giustamente l\’uso nuovo del Rito Romano di Papa Paolo VI), almeno finché la Chiesa, sempre guidata dallo Spirito Santo non senta il bisogno di una nuova "riforma della riforma" ancora comunque del tutto prematura. Inoltre, è oltremodo verosimile che, per vari motivi, di fatto, nessun contrasto liturgico affliggerà le comunità cristiane: infatti è anche ben per questo che la Chiesa ha sentito. almeno sin dal 1984, il bisogno di regolarizzare l\’uso antico dei Messale Romano fermo al 1962 e scaduto, quanto alle sue tabelle calendariali, nel 2006. Si rendeva urgente, con ogni evidenza. un suo aggiornamento. Ci ha posto mano, possiamo dire, direttamente il "dolce Cristo in terra", Benedetto XVI.

A questo punto riteniamo doveroso verso i nostri lettori entrare nel vivo dell\’argomento: il S. Padre ha voluto forse dare semplicemente un contentino ai "nostalgici" della Messa latina tradizionale per impedire la deriva di situazioni scismatiche sempre dolorose per la Chiesa di Gesù Cristo?

Da quanto ho avuto modo di affermare precedentemente, sia pure nei limiti di una intervista, mi sembra che risulti almeno sufficientemente chiaro che siamo di fronte non a un "dolcino" offerto ai vari non meglio definiti "nostalgici", ma di un atto di grande valore e dunque di coraggio e saggezza da parte del Papa felicemente regnante. Egli afferma testualmente "Non c\’è nessuna contraddizione tra l\’una e l\’altra edizione del Messale Romano. Nella storia della liturgia c\’è crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito, o addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto.
Ovviamente, per vivere la piena comunione, anche i sacerdoti delle comunità aderenti all\’uso antico non possono, in linea di principio, escludere la celebrazione secondo i libri nuovi.
Dunque, mi sembra di poter doverosamente affermare che questo intervento del supremo Magistero in materia liturgica costituisca se non il primo, certamente, uno dei primi frutti della corretta interpretazione del Concilio Vaticano Secondo i cui criteri, inerenti non solo alla Liturgia, sono stati stabiliti dal Papa stesso nel Discorso del 22 dicembre 2005 durante l\’udienza ai Cardinali e ai membri della Famiglia Pontificia e della Curia Romana per la presentazione degli auguri natalizi: ermeneutica non della discontinuità e della rottura, ma della riforma. Ormai tutto il corpo ecclesiale può intendere più esattamente il senso del rinnovamento conciliare a cominciare dalla "lex orandi" (Liturgia) dopo la "lex credendi\’\’ (Catechismo della Chiesa cattolica), fino all\’importantissima "lex amandi" (Carità privata e sociale). Con ogni evidenza ne deriva una grande responsabilità per tutti, cattolici e uomini di buona volontà, e perciò un puntuale impegno personale e comunitario di tutti in autentica sintonia col Successore di Pietro a vari livelli e secondo le vocazioni di ognuno evitando stravaganze molto spesso esito di superbia e ignoranza anche colpevole.

Dunque, si può dire che dalla "Summorum Pontificum" emerge con chiarezza non solo la preoccupazione ecumenico-disciplinare, ma anche una prospettiva dogmatico-pastorale feconda per la nuova evangelizzazione a partire da una liturgia più attentamente capita e vissuta?

Certamente. La Chiesa ha sentito e sente il dovere del dialogo ecumenico con l\’Ortodossia greca e con le comunità cristiane costituitesi in rottura con la Chiesa di Roma.
Ma nello stesso tempo non poteva e non può, diremmo a maggior ragione, ignorare o peggio abbandonare quei propri figli che, continuando a fare quello che Essa ha sempre fatto e vuole fare, resistono, non solo in materia liturgica, talora anche ad un sano aggiornamento che però per molto tempo hanno avvertito, non sempre a torto, come una forma di allontanamento dalla identità cattolica provocati dall\’impossibile dialettica della discontinuità e della rottura poc\’anzi evocata.
Il provvedimento che dal 14 Settembre in poi si augura una più serena diffusione dell\’uso antico del Rito Romano pone ad un livello fondamentale della vita ecclesiale, qual è appunto quello liturgico, le premesse magisteriali, disciplinari e teologico-pastorali per una evangelizzazione veramente capace di servire la causa dell\’uomo contemporaneo, cioè di aiutarlo a credere in Gesù Cristo unico Salvatore dell\’uomo, insidiato dalle sfide della cospicua corrente ateistica della modernità. Queste sfide del mondo contemporaneo, se da un lato provocano un allontanamento sempre più grave ed impressionante dalla fede in genere, dall\’altro determinano un tale senso di vuoto e bisogno di Dio che molto più frequentemente si manifesta nel desiderio di sacro che fa parlare i sociologi della religione del ritorno di Dio nel mondo attuale ampiamente secolarizzato come già faceva notare Giovanni Paolo II, nella "Novo Millennio Ineunte". Di nuovo e ancor più Papa Ratzinger avverte come "nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il mistero della Santissima Eucaristia".
Concludo con una domanda retorica. Se l\’obiettivo di far accostare le nuove generazioni a Gesù Cristo non appare ancora conseguito con metodi a dire il meno semplicemente secolarizzati, perché non accogliere con apertura di mente e di cuore, oltre che con tanta fiducia, la richiesta di giovani e anche meno giovani, più o meno numerosi. che si sentono attratti all\’incontro con il mistero della Santissima Eucaristia secondo l\’uso antico del Rito Romano?