(OR) Presto beato Padre Mariano?

Chiesa

Il santo della RAI

Il 14 marzo scorso sono state riconosciute da Benedetto XVI le virtù eroiche del frate cappuccino Padre Mariano da Torino. Dal 1955 fino alla morte (27 marzo 1972) l’umile frate cappuccino con il suo saluto sorridente "Pace e bene" entrava settimanalmente e contemporaneamente in tantissime famiglie italiane, non passando attraverso i muri, ma attraverso la televisione; divenendo così il "super predicatore". Tenne in tv rubriche notissime, come "La posta di Padre Mariano", "In famiglia", "Chi è Gesù?". Una splendida figura che anche le giovani generazioni dovrebbero conoscere.

Padre Mariano da Torino il «parroco degli italiani»
Venerdì 14 marzo Papa Benedetto XVI ha firmato il decreto che riconosce a padre Mariano da Torino, il cappuccino che rese famoso il "Pace e bene" francescano con cui salutava e si congedava dai telespettatori nei passati anni Sessanta, di aver vissuto in modo eroico le virtù cristiane.  Ora,  perché  venga proclamato beato, occorre che le commissioni di esperti della Congregazione per le Cause dei Santi riconoscano la validità di un miracolo attribuito alla sua intercessione.

L’incontro settimanale con padre Mariano divenne un appuntamento atteso in migliaia di case del boom economico e della ripresa demografica. Diventato predicatore televisivo praticamente alla nascita dalla tv italiana, Paolo Roasenda, che da religioso aveva scelto il nome di Mariano (un tempo i cappuccini sostituivano il cognome con  il  nome  del  luogo  di origine, come Francesco da Assisi), dal 1955 fino alla morte (1972) tenne  in  tv  rubriche  notissime,  come "La posta  di  Padre Mariano", "In famiglia", "Chi è Gesù?".

Entrò nelle famiglie attraverso la Tv

Ai suoi tempi non era stato ancora inventato l’auditel, e l’indice di ascolto non era esatto come quello di oggi (quando non è gonfiato per far prevalere una rete sull’altra), ma ogni italiano sapeva chi fosse, e aveva seguito qualche volta una sua rubrica, comprendendone pienamente il contenuto, grazie alla semplicità con cui esponeva anche i temi più difficili, aiutando i telespettatori a diventare migliori.

Glielo riconobbe anche l’onorevole Giuseppe Saragat, il quale, incontrandolo un giorno a Villa Borghese, gli fece notare che la sua trasmissione aveva "un solo difetto":  andava in onda in un’ora in cui gli italiani non erano ancora rientrati a casa. "Dovrebbe ottenere di posticiparla – gli disse – in modo da avere più pubblico perché, me lo lasci dire, lei contribuisce più di tanti altri a formare buoni cittadini".

Peccato che, una volta Presidente della Repubblica, neppure lui riuscì a ottenergli quel posticipo a cui teneva e che gli fu negato, disse a padre Mariano che aveva chiesto di essere ricevuto al Quirinale per ricordargli il suggerimento, "per ragioni tecniche"!

L’insegnamento (prima di essere cappuccino era stato professore di lettere classiche in vari licei italiani, compreso il Mamiani di Roma) gli aveva permesso l’uso di un linguaggio semplice, chiaro e immediato, linguaggio pressoché scomparso con l’avvento della televisione, la quale, pur avendo il merito di aver provocato "la più significativa trasformazione tecnologica dopo la scoperta del fuoco", secondo John Perry Barlow, ha la colpa di aver scambiato l’essenzialità di un discorso con un’essenzialità che non mira alla sostanza dei problemi, ma alla loro banalizzazione. Argomentare e dimostrare ragionevolmente, è ritenuto dannoso per l’indice di ascolto di cervelli ormai incapaci di andare oltre il fatuo bagliore di uno slogan o di una battuta. Le conseguenze sono immaginabili anche per la stessa formazione morale e spirituale dell’uomo, se è vero che "il principio della morale è insegnare a pensare", come diceva Pascal.

La trasparenza del cuore e della parola

Memore che "chiarità è carità", padre Mariano diceva che "la prima carità da usare per chi ascolta, è quella di faticare noi per essere chiari, in modo che non fatichino gli altri nell’ascoltarci". Non a caso, tornando a piazza Barberini dopo la trasmissione, si fermava in una bottega vicina al convento per chiedere alla titolare (una brava donna, ma senza eccessiva cultura) se aveva capito quello che aveva detto, soddisfatto quando sentiva rispondersi che "non aveva perso una parola".

Oltre che dall’esperienza didattica, la chiarezza gli derivava da un’affermazione che secoli prima san Bernardino da Siena aveva fatto nelle sue Prediche volgari, e cioè, che "colui che parla chiaro, ha chiaro l’animo suo". Tra coloro che hanno conosciuto padre Mariano, nessuno ha messo mai in dubbio l’innocente trasparenza del suo cuore, puro nel senso che Gesù dà alla beatitudine in cui chiama "beati i puri di cuore", i quali, secondo i biblisti, sono coloro che rifuggono da ogni ipocrisia e, secondo sant’ Agostino, anche da ogni ammirazione. "Ha il cuore puro – egli scrive – soltanto chi supera le lodi umane e nel vivere è attento e cerca di essere gradito soltanto a colui che solo scruta la coscienza".

Quando i dirigenti della televisione gli consigliarono di sfogliare le pagine dei grandi autori delle tecniche dei mass media, come MacLuhan, pur rendendosi conto che non si può rifiutare tutto quello che la tecnica offre, padre Mariano rispose:  "Dio è semplice:  per farsi capire basta farsi uomini tra gli uomini, come egli si è fatto uomo come noi". Che avesse ragione c’è la testimonianza di migliaia di lettere che lo ringraziano "perché si fa capire da tutti", ma soprattutto c’è il suggerimento che il Catholic Comment on the News fece alla televisione italiana a studiare il linguaggio di "un uomo che conquista 15 milioni di telespettatori con la vivacità e la gentilezza senza far prediche vere e proprie. Il suo modo di esprimersi è così intimo che ogni spettatore ha la sensazione che parli direttamente a lui".

Amico degli umili degli afflitti, degli incerti

Il volto asciutto e coronato da una bella barba; la dolcezza dello sguardo; il sorriso caldo e ampio; le braccia aperte come per stringere al cuore il pubblico invisibile, bucavano il video in bianco e nero. Nelle sue riflessioni si mescolavano ascesi e spirito pratico, spiritualità e vita di ogni giorno. Per questo, sottolineò il cardinale Ugo Poletti durante i funerali nella Basilica di San Lorenzo fuori le Mura, divenne "l’amico degli umili, i quali capivano quello che lui diceva; l’amico degli afflitti che, nelle sue parole, trovavano consolazione e incoraggiamento; l’amico degli smarriti e degli incerti, che ritrovavano la gioia di vivere, di lottare e di vincere".

La sua spiritualità si era formata prima del Concilio, ciò nonostante capì prima e meglio di altri i vantaggi che sarebbero derivati dal nuovo mezzo di comunicazione che, prima lo stesso Concilio  nell’Inter  mirifica,  e  poi Giovanni Paolo II nella Redemptoris missio, avrebbero definito "il principale strumento formativo e informativo, di guida e di ispirazione per i comportamenti individuali, familiari e sociali".

Padre Mariano ne era tanto convinto che pensò a "un’idea colossale" (almeno per allora), e cioè "dar vita – parole sue – a una radio religiosa che in ogni ora del giorno lanciasse in tutta Italia la parola di Dio a tutti i ceti, ponendola sotto la protezione della Madonna, intitolandole la stessa trasmissione".

Un messaggio più forte del mezzo

La trasmissione televisiva finiva molto spesso nell’assoluzione sacramentale a qualcuno che l’aveva raccolta con rispetto, ne era rimasto scosso e invitava a casa chi l’aveva detta. A un giornalista che l’accompagnò un giorno in macchina da un noto personaggio in fin di vita, risalendo a bordo dopo tre lunghissime ore, disse:  "Grazie a Dio, oggi abbiamo salvato un’anima".

Pochi come lui avevano, infatti, in senso positivo e non alienante, la capacità di "sedurre" l’ascoltatore, ossia di secum ducere, di condurlo con sé su percorsi nuovi e alti, utilizzando la forza del simbolo e il fascino che esercitano, se ben usate, le Sacre Scritture.

Quando gli riducevano il tempo di trasmissione, dichiarava:  "A me basta il tempo di comparire sul video e dire Pace e Bene a tutti:  è un saluto che ha avuto una fortuna enorme. Ho scoperto che molti lo preferiscono al contenuto stesso delle mie trasmissioni".

Per questo accettava volentieri di parlare nei teatri, nelle sale cinematografiche e negli stadi, soprattutto quando si trattò di difendere la sacralità della famiglia, minacciata dal divorzio.

La raccomandazione evangelica della prudenza non doveva, per lui, sconfinare nel mutismo che rinuncia a dare un giudizio necessario o un’informazione corretta.

Una voce che indicò la rotta, il senso della vita

Egli fu la voce che indica la rotta, il senso della vita, che interpella sui valori ultimi. In un’epoca che avvertiva mutamenti sociali e religiosi alle porte, egli contrappose i grandi significati, le verità che pur sempre tormentano segretamente l’essere  intimo  dell’uomo, sia pure sotto la narcosi dello sport, dell’indifferenza o del consumismo.

Padre Mariano lo sapeva, e con forza e sapienza riproponeva, come semi e scintille sparsi nel tessuto della superficialità e della banalità, i concetti di Dio e uomo, vita e morte, presente e aldilà, dolore e mistero, bene e male, carità e odio, verità e falsità, sesso e amore. Il tutto con un vigore così convincente che il messaggio diventava più forte del mezzo.

Tuttavia, alla base del successo di padre Mariano (la sua rubrica fu premiata come la migliore del mondo) c’è il suo profondo silenzio, inteso come riflessione, interiorità, meditazione e preghiera. Migliaia di testimonianze concordano nel dire che "non ometteva mai la meditazione", che definiva "l’alta montagna carica di ossigeno spirituale"; che passava in chiesa "molte ore della notte"; che riteneva "più importante parlare a Dio degli uomini, che parlare agli uomini di Dio"; che affermava spesso di sentire "una sete feroce di solitudine con il Signore solo"; che, quando era cappellano all’ospedale Santo Spirito, "dopo cena, sotto la pioggia o con il freddo o il vento, si recava nella cappella lontana un centinaio di metri dalla residenza dei religiosi". Il retroterra del successo televisivo di padre Mariano è qui, come confessò lui stesso in una lettera a una monaca di clausura:  "Se la Tv ha successo, non si deve certo a me:  io non faccio che mettere ostacoli alla grazia, che mi inonderebbe se fossi più generoso. Ho sete di perfezione, ma poca buona volontà".

La sua tomba, posta in una cappella della chiesa dell’Immacolata di Via Veneto, dove sarà ricordato solennemente il trentaseiesimo anno della sua morte (27 marzo 1972) con una celebrazione presieduta dal cardinale José Saraiva Martins, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, è meta di pellegrinaggio, soprattutto il martedì, giorno in cui andavano in onda le sue trasmissioni, per ringraziare e chiedere la protezione di un "parroco" che anche da morto continua a predicare agli italiani.

 L’Osservatore Romano 25-26 marzo 2008