(La Stampa) Storia di una conversione

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Dalla Mecca ad Assisi

Il magnate musulmano Nassiri si converte e lascia tutto ai poveri

GIACOMO GALEAZZI
ROMA Lascio tutto, come il Poverello di Assisi». Una limousine si ferma davanti alle statue di Castore e Polluce prima di imboccare l’ingresso principale del Quirinale. Scendono un saio francescano e tre impeccabili grisaglie. Padre Vincenzo Coli, custode della Basilica Patriarcale di Assisi, accompagna dal presidente della Repubblica Napolitano un nuovo discepolo di San Francesco, il magnate musulmano Fred Nassiri, scortato dalle sue guardie del corpo. Due ore e la stessa scena si ripete al di là del Tevere: stavolta ad attendere il miliardario americano d’origine iraniana sono le massime autorità vaticane che lo accolgono in Segreteria di Stato con gli onori di un sovrano e l’affetto di un confratello. Di regale il ricchissimo uomo d’affari ha il patrimonio, di francescano la scelta radicale di spogliarsi di tutto e predicare la pace.

In marcia verso la povertà
Fratello Fred, come lo chiamano i superiori dell’Ordine, è appena arrivato dagli Stati Uniti con il suo lussuoso jet privato e una clamorosa decisione: abbandonare l’Islam e votarsi a San Francesco. «Anch’io come lui ho alle spalle una vita di privilegi- racconta -. Porto in Vaticano la testimonianza di fede e la dedizione alla causa francescana». Dalla moda alla «new economy», dai media all’informatica, l’impero di Fred Nassiri travalica i confini del suo Nevada per farne un finanziere-filantropo ricevuto da premi Nobel e capi di Stato come Mandela e Shimon Peres. Ma la carità non basta: un giorno il magnate islamico si imbatte in un anziano cappuccino e ne diventa amico. La Regola, il Cantico delle creature, i Fioretti, il vangelo dell’umiltà. La figura di San Francesco lo affascina, vede la vita con occhi diversi. Il «self made man» che da un paesino persiano ha scalato l’America capisce cambia: «E’ stato come rinascere: solo adeguandosi alla volontà di Dio l’uomo acquista il suo posto nella creazione», dice. Lui che ha riempito di palazzi da nababbi le vie di Las Vegas ha visto nel saio la risposta. Fratello Fred è stato un facoltoso commerciante come Francesco e ha fatto l’esperienza dolorosa dell’allontanamento dalla famiglia fino alla conversione pubblica, con la rinuncia ai beni. «Ci sono tappe spirituali che segnano a fondo – osserva il portavoce francescano padre Enzo Fortunato mentre accompagna Nassiri alla Terza Loggia del Palazzo Apostolico -. Il pensiero va all’incontro tra Francesco e il Sultano del 1219. Eh, se Francesco avesse saputo l’arabo…».

L’icona di San Francesco
Fratello Fred l’arabo lo conosce e vuol diventare un ponte verso l’Islam. Ritiene che il tentativo di Francesco di dialogare con i musulmani suggerisca «la strada della reciprocità e dell’amicizia per camminare insieme al di là del proprio credo e delle convinzioni religiose e culturali». Ad Assisi il novizio è entrato senza alcuna difficoltà nel clima conventuale.

«Ci ha colpito la sua semplicità – dice padre Coli -. Ha bussato alla nostra porta come si legge nelle cronache medievali. Il suo passato di successo lo ha posto al servizio degli ultimi. Ha chiesto di condividere la nostra spiritualità e farsi messaggero di pace». Nei salmi, nel canto, nella preghiera, ma anche attorno alla tavola imbandita del refettorio, fratel Fred si è immerso nell’atmosfera gioviale e operosa del Convento. Ha lasciato sulla pista il suo jet e ha tradotto in vita quotidiana i secolari precetti religiosi.

La ricchezza come il carcere
«Ciò che possiedi è solo una catena se non serve a liberare gli altri dal bisogno – sottolinea Nassiri -. A che serve conquistare il mondo se poi perdi la tua anima?». Non solo la rinuncia alle ricchezze ma neppure l’abbandono dell’Islam è per lui un taglio netto. La mistica francescana riannoda nella sua memoria i fili della meditazione musulmana dei Maestri Sufi. «L’obiettivo è lo stesso: entrare in contatto con il trascendente e rimanerci, annullando il contingente. Cancellate le tracce materiali, resta la divinità». Eppure di «tracce materiali» il magnate americano ne ha lasciate tante in patria.

«Ogni mia ricchezza verrà destinata ai poveri- si schermisce -. Francesco si è spogliato di tutto appena si è accorto che quelle vesti eleganti erano la peggiore delle schiavitù. Non voglio pesi mentre annuncio ai popoli il messaggio del Santo». Una missione che lo porterà davanti a capi di Stato e leader religiosi. «Cercherò di renderli consapevoli: chi ha grandi risorse, ha grandi doveri verso il prossimo – continua -. Il tanto che ho ricevuto voglio restituirlo sotto forma di annuncio. Sarò lo strumento per portare la novella francescana dove il rumore ne copre l’eco». Intanto ha trasformato la «Rivista di San Francesco» nella prima pubblicazione cattolica tradotta in arabo. «Pensa se il Poverello avesse parlato la stessa lingua del Sultano…», sorride fratello Fred.