(Il Resto del Carlino) Una suora «in trincea» per l’onore di Pio XII

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“Il Resto del Carlino”, 1.11.2002 Nonostante gli anni, che sono ottantuno, Margherita Marchione è ancora oggi
quello che è sempre stata: una battagliera suora americana. In Italia come
negli Stati Uniti, con articoli e libri, da radio e televisioni, dialogando
con tutti, da Pippo Baudo agli storici più o meno agguerriti, mai un momento
viene meno a quello che considera oggi l’impegno più importante della sua
missione: difendere la memoria di Pio XII. Quest’anno sono quattro i libri
in italiano da lei dedicati a papa Pacelli: Pio XII e gli ebrei e Pio XII
architetto di pace pubblicati da Piemme, Pio XII attraverso le immagini
(Libreria Editrice Vaticana) e ora Il silenzio di Pio XII (Sperling &
Kupfer), traduzione italiana di un libro che nel maggio scorso negli States
ha fatto un certo scalpore.
«Nel libro — spiega suor Margherita (nella foto) — ho raccolto documenti
molto interessanti, come quello trovato negli archivi di Washington da due
storici ebrei americani, che dimostra come gli inglesi abbiano decifrato il
codice segreto dei tedeschi e abbiano saputo prima di ogni altro dei campi
di sterminio. Mi chiedo: come è possibile, in merito all’Olocausto,
attribuire colpe a Pio XII, che era un capo spirituale e non aveva armi,
quando gli inglesi e gli americani, che pure sapevano, non intervennero
neppure per bombardare le linee ferroviarie che portavano ai Lager?».
Lei come risponde a questa domanda?
«A me non preme altro che dire la verità. E accusare Pio XII è una grande
ingiustizia. Soltanto a Roma gli ebrei salvati nelle case religiose —
compresa quella della congregazione alla quale appartengo, le Maestre Pie di
Santa Lucia Filippini — sono stati migliaia. Come sarebbe stato possibile
aprire anche i conventi di clausura, se il Papa non fosse stato d’accordo e
non avesse dato espresse direttive in merito?».
Ha lavorato a lungo su questi temi?
«Quest’ultimo libro è il risultato di oltre cinque anni di lavoro. Ma mi sta
dando grandi soddisfazioni: dopo una trasmissione televisiva alla quale ho
partecipato parlando di questi problemi negli Stati Uniti, sono arrivate più
di trecento lettere con la richiesta di affrettare il processo di
beatificazione di Pio XII. I cattolici vogliono sapere la verità. Anche in
Alabama, dove ho registrato una serie di trasmissioni prima di venire in
Italia, le risposte sono state immediate. Insomma, nel mio Paese c’è gente
che mi sostiene; spero che sia così anche in Italia».
Lei è stata una allieva prediletta di Giuseppe Prezzolini. Che cosa pensa
che le avrebbe detto il suo maestro nel vederla impegnata in questa
battaglia?
«Penso che mi approverebbe, che mi aiuterebbe a favore della giustizia».
Prezzolini era un laico…
«Certamente era un laico. Il dono della grazia, che altri senza sforzo hanno
ereditato, lui non l’ha avuto, ma non ha mai smesso di cercare Dio».
Lei gli è stata vicina negli ultimi mesi di vita. Che cosa le diceva
Prezzolini?
«Ero nel mio anno sabbatico, così potei stargli vicino in quegli ultimi sei
mesi. Facevo quello che potevo per aiutarlo e lui lo apprezzava. Sì,
Prezzolini era un laico. Ma era più religioso di tanti che conosco».

di Enrico Gatta