(Avvenire) A Milano un convegno su ”I Giusti nel Gulag”

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MILANO
Un convegno lancia la proposta di realizzare un luogo della memoria anche a Mosca per celebrare chi si impegnò per la libertà nell’ex Urss

Gulag, ecco i giusti


Oltre la denuncia politica e il riesame storico, il dibattito apre una riflessione etico-religiosa, cui partecipano Elena Bonner, vedova di Sacharov, Vittorio Strada e alcuni testimoni dell’epoca


Da Milano Gianni Santamaria


Si può rubare l’aria? E si può essere ricordati per questo? Sì, se l’aria di cui si parla serve a far respirare in un regime totalitario come quello sovietico. E se i ladri di questo prezioso elemento – fatto pensiero, umanità e dignità dell’uomo nelle intenzioni di chi ha coniato questa metafora – sono gli uomini e le donne che hanno resistito alla violenza del regime che li incarcerava nei Gulag andando contro la corrente di chi si adeguava. Ai tanti Giusti – termine mutuato dall’appellativo usato per i difensori degli ebrei dai nazisti – che si opposero alla soppressione della libertà e al sistema concentrazionario vengono ora dedicati un convegno internazionale, un progetto e una mostra. Il primo, dal titolo I Giusti nel Gulag. Il valore della resistenza morale al totalitarismo sovietico,si terrà a Milano dal 9 all’11 dicembre e vi parteciperanno studiosi e protagonisti del Gulag e del dissenso. In occasione dell’evento sarà lanciato dal Comitato per la foresta dei Giusti (insieme a tre organizzazioni russe che curano la memoria delle vittime del comunismo) il progetto, che consiste nella creazione di giardini o luoghi della memoria sull’esempio di quello dello Yad Vashem di Gerusalemm (dedicato, appunto, ai Giusti tra le nazioni, cioè coloro che rischiarono la vita per salvare gli ebrei dalla Shoà). Uno di questi luoghi in memoria dei Giusti del Gulag dovrebbe sorgere a Mosca. Uno per i «Giusti di tutto il mondo» c’è già proprio a Milano, ed è nato nel gennaio di quest’anno. E in occasione del convegno, giovedì 11, sarà posato un cippo, e piantato un albero, in onore di Andrej Sacharov. A compiere il gesto, alla presenza della vedova del dissidente premio Nobel per la pace, Elena Bonner, saranno due dei promotori del convegno Emanuele Fiano e Pietro Kuciukian. Un ebreo e un armeno. Così come un po’ ebrea e un po’ armena di origine è anche la Bonner. Ma al dato biografico se ne aggiunge uno morale: si vogliono ricordare tutte le vittime dei crimini assurdi del XX secolo. Anche con l’intento di responsabilizzare le generazioni future, che sappiano riconoscere il male e combatterlo con le armi della critica. Già mille sono gli studenti delle superiori milanesi iscritti a partecipare alla tre-giorni. All’interno della quale sarà presentata per la prima volta in Occidente una mostra sul lager di Perm. Non ha paura di usare termini come «bene» e «male» l’ideatore del convegno Gabriele Nissim, che ha al suo attivo libri su Dimitar Pesev, un giusto bulgaro che aiutò gli ebrei, e sull’ideatore del Giardino israeliano, Moshe Bejsky. Per lui occorre ricordare «quei protagonisti che hanno difeso la dignità umana al tempo del totalitarismo» e in particolare quelli che furono i giusti in un male estremo come il Gulag e il totalitarismo sovietico. Nissim lo ha sostenuto ieri, presentando l’iniziativa al teatro Franco Parenti, che sarà sede anche del convegno. Il traduttore Sergio Rapetti ha poi ricordato le testimonianze di letterati e dissidenti che usarono la parola per resistere al pervertimento di ogni libera opinione e alla psichiatrizzazione di chi non si adeguava. Molti perirono insieme a milioni di altri uomini, tra il filo spinato, fino al 1985. Tantissimi erano finiti dentro il tritacarne pur essendo comunisti, vittime della purga di turno. È il caso di molti italiani, comunisti e non. Per loro c’è un’iniziativa particolare all’interno del convegno: sarà proposto al Comune di Milano di dedicare una via ai nostri connazionali morti nel Gulag. Come Vincenzo Baccalà – comunista fucilato a Odessa nel 1937, la cui vedova ha dovuto attendere fino a Gorbaciov per avere tutta la verità sulla sua sorte. La vicenda è stata ricordata dalla figlia Parisina, la quale ha ricordato come la vicenda di queste vittime sia stata coperta da un «silenzio assordante». Per lo slavista Vittorio Strada, infine, il convegno è qualcosa di «eccezionale», perché rappresenta il passaggio a un livello più alto rispetto ai due, pur dov erosi, della conoscenza storica e della denuncia politica – nonché poco utilizzato nella riflessione sul comunismo-: il «piano etico-religioso». Non solo, se l’intento è certo di restituire ai morti memoria e pietà c’è anche una valenza «prospettica». Sono, infatti ancora ìn azione nel mondo carnefici dei corpi, ma anche delle anime. E dunque non bisogna farsi rubare l’aria.


Avvenire 3-12-2003