Omelia 26 luglio 2009 – Domenica XVII del Tempo Ord.

Tracce per omelie

Domenica XVII del Tempo Ordinario


Sacra Scrittura

I Lettura: 2Re 4, 42-44;
II Lettura: Ef 4, 1-6;
Vangelo: Gv 6, 1-15

NESSO TRA LE LETTURE

È evidente che il domestico di Eliseo (840 a.C. circa), e Andrea, l’apostolo, pongono la stessa domanda: "cosa rappresenta questa piccola quantità di pane davanti alla necessità di alimentare decine di uomini che non hanno di che mangiare?". Questo interrogativo ci suggerisce un filo conduttore per le nostre riflessioni: cosa rappresenta il misero apporto umano di fronte alle innumerevoli necessità spirituali e materiali degli uomini? La liturgia di oggi ci invita a riflettere su come Dio stesso assicura un frutto abbondante al piccolo contributo umano; tuttavia, il Signore non ha voluto prescindere da questo contributo. Egli vuole che partecipiamo attivamente alla redenzione dell’umanità. L’uomo deve fidarsi di Dio e lanciarsi senza paura a condividere il suo pane tra i bisognosi. Non deve, dunque, temere di ritrovarsi senza i mezzi per portare avanti il suo compito, perché l’aiuto divino arriverà puntualmente, purché cerchi con sincerità il Regno di Dio. In fondo, ci sta dicendo che Dio è presente e opera in mezzo a noi, e che moltiplica le opere delle nostre mani. Chi comprende questo vivrà con dignità la propria vocazione, come chiede Paolo agli Efesini: con umiltà, gentilezza, comprensione, sforzandosi di mantenere l’unità dello Spirito col vincolo della pace (lettura).

MESSAGGIO DOTTRINALE

1. Il potere di Dio

Frequentemente la Sacra Scrittura ci pone davanti a situazioni limite, dove si manifesta più chiaramente il potere di Dio. A volte si tratta di donne sterili, o mariti anziani destinati ad essere padri di capi del popolo, altre volte si tratta di milizie minuscole che vincono eserciti numerosi, in altre occasioni la scelta di Dio ricade sul più piccolo o il più debole di una casa o di una famiglia, come nel caso di David, o della giovane vedova Giuditta. Sempre il comune denominatore è lo stesso: la sproporzione tra i mezzi umani e il fine che si pretende. Qualcuno si domandava, non senza ragione, cosa c’è nel piccolo che a Dio piace tanto?

Nella prima lettura vediamo la sproporzione tra venti pani e cento uomini; nel vangelo questa sproporzione è ancor più grande: cinquemila uomini e cinque pani d’orzo, oltre a due pesci. Sembra che sia il modo di operare di Dio Nostro Signore. Sceglie sempre ciò che è più debole per manifestare il suo potere. Ci dice il salmo 44 (7-8):

\’Infatti nel mio arco non ho confidato
e non la mia spada mi ha salvato,
ma tu ci hai salvati dai nostri avversari…ª.

Ciò che importa, in ogni caso, è affidare il proprio cammino al Signore e intraprendere fiduciosamente l’opera che Egli stesso ci assegna. Il Signore sa che dovrà operare, come è chiaramente espresso nel vangelo di san Giovanni; sa di intervenire in favore del bisognoso, ma al contempo esige la fiducia e l’abbandono dell’intermediario. In fondo, si tratta della totale fiducia nella Provvidenza di Dio: se uno ricerca con sincerità il Regno di Dio e la sua giustizia, tutto il resto verrà in aggiunta. È opportuno qui menzionare il bel salmo 37 (v.5):

\’Manifesta al Signore la tua via,
confida in lui: compirà la sua operaª.

Sembrerebbe che questa sia la lezione impartita al domestico di Eliseo e all’apostolo Filippo: non dubitare che il Signore starà con te, perché l’impresa che hai di fronte viene da Dio. Affettuosa lezione per chiunque vive la propria fede con sincerità, per chiunque intende la propria vita non semplicemente come un "passare" per il tempo, bensì come un compiere una missione che viene da Dio. Questa missione divina, qualsiasi siano le sue caratteristiche particolari, supera sempre la capacità umana. La sproporzione è sempre presente. Ciò che importa nella vita, pertanto, è fidarsi di Dio, intraprendere con docilità la missione ricevuta, credendo che Egli agirà e produrrà il frutto desiderato. Chi per paura del fallimento, per mancanza di fiducia, per timidezza o pigrizia non si lancia per le strade di Dio, non potrà dar frutto. In questo caso, il peccato che più dobbiamo temere è quello di omissione. Il soldato di Dio sa che le sue vittorie non si devono alla sua lealtà, né alla sua destrezza, ma sono prodotto del potere di Dio che si mostra nella debolezza.

2. L’autorivelazione di Gesù

L’episodio della moltiplicazione dei pani era profondamente inciso nella comunità primitiva. Prova di ciò è che appare nei quattro vangeli. È un evento che è narrato da Giovanni con alcune particolari caratteristiche che conviene annotare. Mentre i sinottici mostrano la misericordia di Gesù che ha compassione della folla senza pastore e senza alimento, san Giovanni, invece, ci mostra un Gesù che prende l’iniziativa di moltiplicare il pane e di distribuirlo alla moltitudine. Gesù sa bene ciò che fa, sa che moltiplica il pane e lo distribuisce. Egli stesso assume il ruolo di protagonista: interroga e comanda; benedice e distribuisce. Mostra una grande sicurezza nella sua missione e nel modo di portarla a termine. Il Signore sembra anticipare gli stessi gesti che utilizzerà nell’ultima cena: "prende il pane", "dopo avere ringraziato, lo benedice", "lo distribuisce".

Il "segno" della moltiplicazione — san Giovanni non usa la parola ‘miracolo’ — suscita e desta la fede della gente: Gesù è il profeta, conclude la moltitudine. Possiamo dire che l’intenzione dell’evangelista è chiara: partendo del segno della moltiplicazione, invita il lettore a non rimanere sul piano sensazionalista, bensì vuole suscitare la fede in Gesù come il Messia che realizza "segni". Cristo stesso sfugge all’acclamazione della gente che vuole proclamarlo re, Egli sa molto bene qual è la sua missione, e deve portarla a termine senza lasciarsi lusingare dagli uomini.

Così, dunque, san Giovanni vuole sottolineare l’autorivelazione di Gesù, che compie un segno per destare la fede. Insinua, senza renderlo esplicito, un paragone tra Mosè che conduce il popolo verso la liberazione attraverso il deserto, saziandone la fame e la sete, e Gesù, nuova guida, che conduce il popolo alla vera liberazione nella nuova pasqua, e ne sazia gli aneliti più intimi di vita e felicità.

SUGGERIMENTI PASTORALI

1. L’abbandono nelle mani della Provvidenza divina

Non è facile proporre il tema della Provvidenza in un mondo prostrato da crudeli dolori come è ora il nostro. Non di rado coloro che patiscono le disgrazie più grandi, sentono quasi un’avversione verso Dio, perché non capiscono come possa permettere tanto gravi sofferenze nella loro vita, o in quella dei loro cari. La tentazione di vedere Dio come nemico è molto frequente e sommamente dolorosa.

È, dunque, necessario purificare la nostra mente e il nostro cuore da queste idee insidiose, e tornare al vero significato della Provvidenza di Dio. La Provvidenza non è un cieco abbandonarsi alle correnti della vita, sperando che Dio intervenga manifestandosi come un’energia spettacolare nel momento più opportuno. La Provvidenza è cercare con tutte le forze dell’anima il Regno di Dio e la sua giustizia, e confidare che niente ci mancherà, se rimarremo in quella docilità suprema alla volontà di Dio. Fidarsi della Provvidenza è qualcosa di molto rischioso, perché presuppone il camminare nell’ambito del soprannaturale, nell’ambito delle cose che non si vedono, della pura fiducia in Dio. Si tratta di lanciarsi alla realizzazione delle opere di Dio, non spinti dalla proprie forze, bensì semplicemente dalla consapevolezza dell’invito divino.

Quando il Curato d’Ars fondò, alla fine del XIX secolo, la "Provvidenza", un asilo per bambine orfane, non aveva i mezzi per sostenere quell’istituzione, né aveva modo di alimentare tutte quelle ragazze che, ad un certo momento, giunsero ad essere oltre sessanta. Un giorno, in un periodo di grave necessità, senza sapere come, si moltiplicarono i suoi granai e poté senza difficoltà dar loro da mangiare. La storia di Eliseo torna sempre a ripetersi, cioè la storia dell’intervento di Dio in favore di chi sa fidarsi di Lui. Non cessiamo di intraprendere ciò che sembra essere volontà di Dio, per timore che ci manchino i mezzi materiali: Dio provvederà!

2. La fede viva in Cristo Gesù

Il vangelo di oggi ci invita a rinnovare una fede viva in Cristo Signore. Egli si manifesta come il Signore della vita e della storia. Si rivela come il Messia che viene in aiuto del suo popolo per liberarlo dallo schiavitù e dal peccato. Egli si mostra cosciente della sua missione e non si lascia attirare da altre attrattive, né da offerte più dolci. Egli è stato fedele al suo amore per il Padre e al suo amore per noi, gli uomini. La bella testimonianza che abbiamo contemplato oggi ci esorti a credere in Lui con una fede viva e ad offrirgli anche la nostra vita con semplicità, con coraggio, con costanza e totalità. "Sic nos amantem, quis non redamaret?". "Chi non amerà chi ci ha amati così?".