(la Gazz. del Mezz.) Complicità in omicidio

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Jean-Marie Le Menè, membro della Pontificia accademia per la vita


«Votare per chi non rispetta l’embrione vuol dire rendersi complici di un delitto»


La Gazzetta del Mezzogiorno 1-3-2006

CITTA’ DEL VATICANO«Votare a favore di un candidato le cui convinzioni non sono rispettose dell’embrione costituisce una complicità con l’omicidio di quest’embrione, e quindi una grave mancanza di carità». Lo ha detto Jean-Marie Le Menè, membro della Pontificia Accademia per la vita, durante la tavola rotonda che ha concluso il Convegno internazionale su «L’embrione umano nella fase del preimpianto», svoltosi in Vaticano in occasione dell’Assemblea generale dell’organismo della Santa Sede. Soffermandosi sul «dovere» di «proteggere per legge l’embrione nella fase preimpiantatoria», Jean Marie Le Menè ha proposto di «creare, in ogni diocesi una struttura strategica specializzata nel rispetto della vita, distinta dalla cura pastorale per la famiglia, composta di esperti convinti dell’umanità e della personalità dell’embrione», in modo da diffondere «una resistenza attiva al genocidio programmato dell’embrione nella fase del pre-embianto, anticamera della clonazione umana». Di qui la necessità di «imporre a tutti coloro che hanno una funzione di insegnamento o una responsabilità pastorale nella Chiesa, a livello parrocchiale, il dovere di esprimersi sistematicamente prima di ogni consultazione elettorale, ed almeno una volta all’anno», sui temi della vita. I politici cristiani, in particolare, per l’esperto «non dovrebbero accontentarsi di non fare», ma al contrario «hanno l’obbligo di fare proposte positive e innovative per proteggere l’embrione». All’apertura del lavori il professor Angelo Fiori ha detto che la diagnosi preimpianto «è la tappa più avanzata della selezione eugenetica». Fiori, professore emerito di Medicina Forense all’Università Cattolica del Sacro Cuore, ha posto l’accento sui problemi tecnici della diagnosi preimpiantatoria, nella quale sono sempre in agguato «falsi negativi e falsi positivi». Ma ancor più gravi, ha affermato, sono i problemi di natura etica: «Qui è inutile usare giri di parole – ha detto Fiori -. Già la diagnosi prenatale, qualunque argomento si possa portare avanti, in una sua quota non irrilevante è finalizzata alla soppressione dell’embrione e, quindi, alla selezione di quegli embrioni che si ritiene siano affetti da malattia». Nell’udienza ai partecipanti al Congresso, papa Benedetto XVI aveva ribadito con forza il «carattere sacro e inviolabile di ogni vita umana, dal suo concepimento sino alla sua fine naturale». Un «giudizio morale», ha affermato il Papa, che «vale già agli inizi della vita di un embrione, prima ancora che si sia impiantato nel seno materno». Le parole di Jean-Marie Le Menè – provocano a stretto giro la replica di Emma Bonino leader della Rosa nel Pugno «Spero che almeno questa volta a sinistra si reagisca contro questa dichiarazione assurda da parte della Chiesa…». «Che volete che dica? sono senza parole. A questo punto io ribadisco: aboliamo il concordato. Ci mancava solo che dicessero brucerete all’inferno!’…E’ mai possibile che si possa dire una cosa del genere?». «Se neanche di fronte a queste dichiarazioni – prosegue – la sinistra si alza in piedi per ribadire che c’è una libera Chiesa in libero Stato allora davvero non resta che ribadire viva l’abolizione del concordato!» Anche per Lanfranco Turci le parole sul voto a chi non rispetta l’embrione sono «molto gravi» e «rompono la distinzione tra la verità della fede e la laicità della dimensione politica». «Un conto – sottolinea Turci – sono le parole del Papa che ha detto che l’embrione è vita e amore, e un conto è far discendere da questo l’idea che è un delitto votare per un candidato che deve, per forza trovare una mediazione nell’attività normativa».. E interviene anche Paola Binetti presidente del comitato Scienza e vita e candidata con la Margherita al Senato: «Nella sostanza ci sono affermazioni giuste e condivisibili perchè penso che la politica debba assumere un atteggiamento volto alla tutela della vita. Il tono, però, è così contundente che non facilità la comprensione del valore della vita come punto di unità tra persone di età diversa, di schieramenti diversi, di religione e di culture diverse». Non le sembra un’ingerenza nella vita politica dello Stato italiano? «A me sembra – risponde Binetti – che per quello che riguarda l’atteggiamento dei cattolici in politica, fermo restando che i cattolici possono esprimere la libertà di essere nei diversi schieramenti, non c’era bisogno di questa affermazione. Perchè il suo contenuto è totalmente presente nella coscienza dei cattolici, come ha dimostrato la recente vicenda referendaria.