(S&V) Una cattiva scienza non è buona per nulla

Vita

Comunicato
n° 23 del 06 Settembre
2007

SCIENZA & VITA: LE CHIMERE ?
UN
CASO DI "CATTIVA" SCIENZA

"Una
cattiva scienza non richiederebbe neanche una valutazione etica poiché è
già di per sé inaccettabile e in questo caso si tratta di cattiva
scienza". Questo è il giudizio dell’Associazione Scienza & Vita sul
via libera britannico alla sperimentazione sugli ibridi citoplasmatici o
cibridi, detti impropriamente “chimere”, ottenuti mediante una vera e
propria clonazione.
Il problema più rilevante – sottolinea
l’Associazione – è che si vogliono produrre e manipolare embrioni umani
con Dna animale: così non solo si interviene su una realtà che è umana, ma
si creano anche “entità” aberranti, non naturali, con conseguenze
imprevedibili sia a livello antropologico sia a livello sanitario.
Dal
punto di vista antropologico – prosegue Scienza & Vita – c’è da
evidenziare la totale perdita del limite tra l’umano e il non umano,
“conquistato” attraverso un passaggio graduale che va dalla divisione tra
l’essere umano e la persona, alla riduzione dell’essere umano a realtà
meramente biologica, fino alla cancellazione della sua natura biologica
per confonderla con quella di altre specie viventi.
Dal punto di vista
sanitario poi – denuncia l’Associazione – è verosimile il timore di un
superamento della barriera interspecie con possibili e gravi conseguenze
per la stessa umanità.
Ciò che, però, dà molto da riflettere –
conclude Scienza & Vita – è che sia stata assunta una decisione a
seguito di un sondaggio, i cui risultati sono stati fortemente criticati.
Il fatto che – secondo una interpretazione – oltre il 61% degli inglesi si
sia espresso a favore della creazione dei cibridi ha portato alla
formulazione di un parere positivo. Si instaura così un criterio
pericoloso in cui non solo si fa strada un’etica della maggioranza, ma
addirittura non si tiene conto della realtà (umana) che si sta calpestando
e del parere negativo espresso in importanti documenti internazionali, non
ultima la Convenzione di Oviedo (in modo implicito laddove vieta la
produzione di embrioni umani a scopo di ricerca) e, in Italia, dalla Legge
40 (art. 13). Tutto ciò ci induce ad alzare ulteriormente il livello di
guardia in difesa della legge 40, oltre che contro ogni tentativo in sede
europea di forzare la mano rispetto alle legislazioni nazionali su temi
eticamente sensibili.