CR – Schedate le principali personalità laiche pro-life d’Europa

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Corrispondenza Romana 24 ottobre 2012

Lista nera dei principali “pro-life” europei

(di Veronica Rasponi) È un documento riservato, che non troverete su Internet. Con il titolo Top 27 European Anti-choice Personalities, una potente lobby abortista europea, l’EPF (European Parliamentary Forum on Population an Development) ha schedato i principali oppositori del secolarismo in Europa. Anti-choice significa Pro-life. I Pro-choice (a favore della scelta) sono i sostenitori dell’aborto e di ogni forma di sesso non riproduttivo, a cominciare da quello omosessuale.

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Avvenire – Verso il regno di Erode: l’aborto come ”diritto”

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Avvenire 24-10-2012
 
LA VITA MINACCIATA
L’aborto? Per l’Onu diventa un «diritto»

L’aborto sta per trasformarsi in un «diritto umano»? A dirla così, sembra una sparata. Ma l’allarme riguarda nientemeno che le Nazioni Unite, e arriva da fonti solitamente attendibili, ovvero alcune battagliere organizzazioni pro-life statunitensi, le prime a richiamare l’attenzione su una vicenda complessa quanto inquietante. La risoluzione recentemente varata dal Consiglio Onu per i diritti umani, con sede a Ginevra, sulla «Mortalità e morbilità materna prevenibile e i diritti umani» conterrebbe infatti la prima sostanziale apertura a questi livelli all’idea dell’aborto come «diritto» delle donne, con tutte le conseguenze che una simile teorizzazione potrebbe produrre sul piano giuridico, culturale e materiale.

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Avvenire – Il Nobel a Yamanaka un grande giorno per la scienza e per l’uomo

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Avvenire 9 ottobre 2012
 
STAMINALI ETICHE
Il Nobel a Yamanaka scienziato dalla parte della vita

La soddisfazione di Angelo Vescovi, pioniere in Italia della ricerca sulle staminali adulte, per il Nobel a Shinya Yamanaka è palpabile. Dal suo laboratorio a San Giovanni Rotondo la voce rende tutto l’entusiasmo davanti a una notizia attesa eppure sorprendente (i Nobel non sempre premiano le opzioni etiche).

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Avvenire – “Homo homini lupus”: l’Europa predica l’eugenismo privato

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Avvenire 30 agosto 2012

La grave sentenza di Strasburgo

Mors tua salus mea?

Una sentenza provvisoria, quella della Corte di Strasburgo sull’ammissibilità della selezione eugenetica degli embrioni umani mediante diagnosi preimpianto, ma comunque destinata a lasciare un segno scuro nella giurisprudenza europea. Conferma, infatti, che non pochi giuristi si sono orientati a imboccare la china dei "passi indietro" nella storia del riconoscimento, della tutela e della promozione dei diritti di ciascun uomo e di tutti gli abitanti del Vecchio Continente. Non solo per gli aspetti su cui hanno già disquisito diversi commentatori: la denuncia della (presunta) incongruenza tra due leggi dell’Italia, uno dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa (e dunque firmatari della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali), che riguardano la vita umana prenatale; le ripercussioni che il pronunciamento potrebbe avere, se confermato, sulla normativa italiana e di altri Paesi dell’Unione; e la contraddizione di principio giuridico tra questo giudizio e quello espresso lo scorso anno dalla Corte di Giustizia europea sulla non brevettabilità dell’embrione umano. Aspetti rilevanti, sui quali è giusto riflettere giuridicamente e politicamente. Ma ce n’è ancora un altro, dagli effetti dirompenti eppure quasi inosservato.

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il Foglio – Sulla sentenza di Strasburgo non è detta l’ultima parola

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il Foglio 29 agosto 2012
Eugenetica a Strasburgo

Eliminare in provetta è un diritto, lo dice una sentenza europea

La decisione contro la legge 40, rivedibile, come è già successo per l’eterologa in Austria

Roma. La Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo ieri ha condannato l’Italia a pagare quindicimila euro (più duemilacinquecento per le spese legali) a Rosetta Costa e Walter Pavan, portatori sani di fibrosi cistica, per aver violato il loro “diritto al rispetto per la vita privata e della propria famiglia” in materia di procreazione assistita. Nel suo ricorso, la coppia chiedeva di poter accedere alla fecondazione in provetta (secondo la legge 40 del 2004, riservata alle coppie sterili) e di effettuare la diagnosi preimpianto sugli embrioni creati (proibita da quella stessa legge e autorizzata in un solo caso dal tribunale di Salerno nel 2010), per evitare il rischio di un figlio malato di fibrosi cistica come quello già avuto.

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Tempi – I Pro-life italiani troppo ”timidi” davanti al mondo

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Tempi   Interni

Mantovano: «La sentenza sulla legge 194? Il fronte pro life ha perso un’occasione»

Intervista a Mantovano (Pdl): «Dobbiamo giocare in attacco per difendere il diritto alla vita. Se ci mostriamo indecisi la legge sull’aborto non potrà mai essere rivista».

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Avvenire – Preghiamo perché trovi Dio sua salvezza

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Avvenire 16-6-2012

GRAN BRETAGNA

Londra, anoressica vuole lasciarsi morire
Ma il giudice dispone la nutrizione forzata

Un giudice dell'Alta Corte d'Inghilterra ha disposto la nutrizione forzata per una donna di 32 anni malata di una grave forma di anoressia, che da un anno rifiuta cibi solidi ed è fermamente decisa a lasciarsi morire. La giovane, una studentessa di Medicina del Galles chiamata con l'iniziale E., già due volte lo scorso anno ha firmato dei moduli in cui chiedeva di non essere sottoposta ad alcun trattamento che la tenesse in vita. Il caso è finito in tribunale quando il mese scorso la donna, ridotta a un passo dalla morte, continuava a rifiutare di essere alimentata. "Va nutrita a forza", sostiene ora il giudice Peter Jackson della Court of Protection. "Un giorno – afferma – questa donna potrebbe scoprire di essere una persona speciale, la cui vita vale la pena di essere vissuta".

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VI – Mi chiamo Gianna Jessen. Sono stata abortita e non sono morta

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La storia di Gianna Jessen, 35 anni: la sua commovente vicenda è diventata anche un film intitolato «October Baby»

DOMENICO AGASSO JR.
ROMA
«Mi chiamo Gianna Jessen. Sono stata abortita e non sono morta. La mia madre biologica era incinta di sette mesi quando andò da Planned Parenthood nella California del sud e le consigliarono di effettuare un aborto salino tardivo. Un aborto salino consiste nell’iniezione di una soluzione di sale nell’utero della madre. Il bambino inghiottisce la soluzione, che brucia il bambino dentro e fuori, e poi la madre partorisce un bambino morto entro 24 ore. Questo è capitato a me! Sono rimasta nella soluzione per circa 18 ore e sono stata partorita viva il 6 aprile 1977 alle 6 del mattino in una clinica per aborti della California». Oggi Gianna Jessen, scampata all’aborto, è una donna di 35 anni, e la sua commovente storia è diventata anche il film intitolato «October Baby», mentre lei continua a girare il mondo per diffondere la sua potente testimonianza.
 

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