Card. Burke: la Amoris Laetitae non è Magistero

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ESCLUSIVO: il cardinale Burke afferma che l'esortazione post-sinodale deve essere letta 'criticamente'

[Traduzione a cura di Chiesa e post concilio]

Alcune persone mi hanno criticato per aver detto che il documento non è magistero; essi sostengono che si tratta di una Esortazione post-sinodale e, pertanto, deve essere parte del magistero; ma non è il titolo del documento a conferire la qualifica di magistero. Occorre leggere i contenuti e quando lo si fa, ci si accorge che questo documento va letto criticamente alla luce del Catechismo e del Magistero della Chiesa. Quelle parti che supportano e danno piena espressione al Magistero della Chiesa vanno bene, ma ci possono essere altre cose che sono riflessioni del Santo Padre, ma non sono magistero.

 

 

ROMA, 18 Maggio 2016 ( LifeSiteNews ) – Due giorni dopo il Rome Life Forum nel corso del quale ha esortato i fedeli cattolici a prepararsi a subire il "Martirio di testimonianza" [qui] per la "difesa della vita umana e della sua culla nell'unione coniugale di marito e moglie", ho avuto il privilegio di ottenere un colloquio personale con il cardinale Raymond Burke per LifeSiteNews. Nell'occasione egli ha chiarito che a suo parere, Amoris Laetitia può esser letta "criticamente", ha parlato con gravità, deplorando anche purtroppo che molti cattolici oggi sono "ignoranti della loro fede cattolica" […]
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L'intervista:
 

Eminenza, lei ha parlato forte e chiaro sulla necessità di sostenere il vero insegnamento della Chiesa sul matrimonio, sulla famiglia e sulla sessualità umana. Questo insegnamento è sufficientemente noto ai cattolici?

No non lo è. Nella Chiesa ormai da diversi decenni abbiamo sofferto di una pessima catechesi e anche di una certa tendenza a predicare evitando una esposizione sistematica della fede, che ha lasciato molti cattolici ignoranti della loro fede cattolica come pure degli insegnamenti della legge morale, che è una parte importante della nostra fede cattolica. Quindi il nodo della questione è che in un mondo in cui cresce in maniera sempre più folle la ribellione contro Dio e la sua legge, i cattolici sono mal equipaggiati per rispondere e compiere il loro dovere in difesa della fede per la salvezza del mondo.

 

Cosa vorrebbe consigliare ai cattolici da leggere e meditare per entrare nella loro vita adulta e quali punti devono essere ben evidenziati durante la preparazione al matrimonio?

Esorto tutti i cattolici a leggere il Catechismo della Chiesa cattolica, che è il compendio della nostra fede cattolica e, se non hanno il tempo di leggere tutto il Catechismo, almeno leggano il Compendio, e poi consultino il Catechismo intero per l'ulteriore illustrazione di punti che potrebbero non aver capito. Ciò è fondamentale per noi oggi. La nostra fede è la nostra salvezza, e se non conosciamo la nostra fede certamente corriamo il rischio di perdere la nostra salvezza. Ciò, per noi, significa la salvezza eterna, ma significa anche la nostra felicità su questa terra, che è un anticipo della pienezza della felicità nel mondo a venire. Ma per quanto riguarda la preparazione al matrimonio penso che si debbano sottolineare i maggiori valori fondamentali del matrimonio, in altre parole, l'unione tra un uomo e una donna, nella fedeltà. Dobbiamo insistere sulla fedeltà, che è una virtù, per molti aspetti spesso violata nella nostra cultura. In secondo luogo, che [l'unione] è permanente; e in terzo luogo, che è per sua natura generosamente procreativa. E dobbiamo sottolineare a coloro che si preparano al matrimonio che la vita coniugale è una particolare partecipazione alla vita di Dio. Essa riflette l'amore delle tre Persone della Santissima Trinità, fedele, durevole e vivificante. Di conseguenza, è opportuno sottolineare che l'amore del matrimonio è maggiormente compreso e più efficacemente nutrito dalla nostra comunione con Dio nella preghiera e attraverso i Sacramenti, soprattutto la Santissima Eucaristia. Quindi penso che queste sono le cose che dovrebbero essere maggiormente messe in risalto. Poi, mi sembra importante aiutare i giovani a riconoscere gli aspetti della nostra cultura, che minacciano particolarmente il valore del matrimonio, in modo che possano essere vigili e proteggersi contro questo tipo di influenze che li porterebbe a tradire la verità del loro matrimonio.

Non si potrebbe pensare che si possa rompere il legame tra una madre e suo figlio o un padre e il suo bambino: è lo stesso tipo di legame che esiste tra un uomo e una donna sposati?

Ovviamente. In effetti, il legame tra padre madre e figli è un legame costituito dall'amore del padre e della madre uno per l'altro. Un bambino non cresce e si sviluppa correttamente se il padre e la madre non comunicano l'amore che hanno l'uno per l'altro. Abbiamo assolutamente bisogno di questo per la nostra crescita e sviluppo: avere l'amore di un padre e di una madre, e la sua comunicazione da parte di entrambi i genitori.

In questa epoca di divorzio dilagante e fallimento matrimoniale, qual è la responsabilità della contraccezione artificiale, e pensa che la Chiesa possa cambiare il corso della mentalità contraccettiva?

Il ruolo svolto dalla contraccezione artificiale è fondamentale e letale, perché ha come effetto l'affievolimento dell'amore tra marito e moglie, eliminando la totalità dell'amore insita nell'unione coniugale, che include sempre il grande dono della procreazione: la corona del'unione matrimoniale è il dono dei figli. E così quando una mentalità contraccettiva vi entra, l'amore viene distorto. E infatti vediamo che c'è chi usa l'argomento che l'unione sessuale senza il suo aspetto  fecondo è di per sé coniugale nel discutere sull'attività sessuale tra due persone dello stesso sesso e così via, perché si dice: "Beh, si tratta di un atto d'amore, anche se non è fecondo". Ma questo è un uso illecito dell'unione coniugale: l'unione coniugale può essere solo tra un uomo e una donna uniti nell'amore. Così la mentalità contraccettiva è alla base di un certo numero di minacce più gravi per il matrimonio di oggi. E la Chiesa, a mia conoscenza, è l'unica istituzione che afferma il male insito nella contraccezione, e così oggi più che mai è chiamata a difendere la verità circa l'unione coniugale e la sua natura fondamentalmente feconda. Credo fermamente che il beato Papa Paolo VI lo riconobbe nel 1968, quando ci fu una pressione enorme su di lui da parte dei cosiddetti "teologi", teologi morali, per attenuare l'insegnamento della Chiesa, e in effetti per modificarlo. Egli ha difeso in maniera eroica l'insegnamento della Chiesa, e ringraziamo Dio per questo. E poi il suo successore, Papa Giovanni Paolo II, dopo il breve pontificato di Papa Giovanni Paolo I, ha speso tanto del suo magistero a illustrare la verità contenuta nella Lettera Enciclica del Beato Papa Paolo VI Humanae vitae.

Ci sono molti peccati ripetitivi e infedeltà abituali che ci tagliano fuori dalla grazia santificante, ma che possono essere assolti nella Confessione; potrebbe spiegare il motivo per cui i divorziati "risposati" non possono ottenere l'assoluzione senza decidere di separarsi o almeno di vivere "come fratello e sorella"?

Qui è importante distinguere tra un peccato individuale, ad esempio, un atto individuale in cui si non si riesce a rispettare la fedeltà e il vivere in uno stato pubblico che è in violazione di tale fedeltà. Prima di tutto si può sostenere che nell'atto individuale c'era una forza della passione, una pressione, qualunque essa sia che potrebbe costituire in qualche aspetto una diminuzione della colpa. Lo stesso non si può dire di uno status, perché si sceglie liberamente di vivere con un'altra persona come marito e moglie, anche se l'uno o l'altro è vincolato, o entrambi sono legati da un matrimonio precedente. Confondere queste due situazioni è molto dannoso. E così la persona che pecca e va a confessarsi, veramente pentita e con il fermo proposito di correzione di non farlo di nuovo, può essere assolta, ma chi va a confessare il peccato di infedeltà, quando ha l'intenzione di continuare a vivere in quella situazione, e quindi un elemento essenziale del pentimento – il fermo proposito di modifica – non c'è, quella persona non può essere assolta e, naturalmente, non può accostarsi a ricevere la Santa Comunione. Si parla di una soluzione in foro interno. In altre parole, una soluzione non oltre il sacramento della Penitenza. Esiste solo una soluzione, e cioè che, nel Sacramento della Penitenza l'uomo e la donna si impegnino a vivere come fratello e sorella, in altre parole, ad osservare la continenza ed a rispettare la fedeltà del rapporto matrimoniale a cui sono legati. Poi possono essere autorizzati a ricevere i sacramenti, ma solo in un luogo in cui questo non dà scandalo, cioè in un luogo dove la gente non conosce la loro situazione. Si riconosce in questa disciplina della chiesa – molto antica – come la verità sul matrimonio è enormemente importante per tutta la vita della Chiesa e come la Chiesa garantisce la verità. Conosco molte persone i cui matrimoni sono falliti che dedicano il resto della loro vita a vivere nella fedeltà alla loro unione matrimoniale, anche se il loro coniuge li ha abbandonati. Alla fine, mi dicono molto chiaramente, che è in questa fedeltà che trovano la loro felicità.

La sua prima reazione ad "Amoris laetitia" è stata quella di dire che bisogna ascoltare il Romano Pontefice con rispetto, ma che non tutti i suoi detti e scritti sono parte del "magistero infallibile". Questo significa che è possibile fare una rispettosa lettura critica della Esortazione post-sinodale o anche che alcuni dei suoi elementi sono aperti a un'interpretazione non ortodossa?

Non credo che possa essere altrimenti perché il Papa stesso dice che il documento è costituito dalle sue riflessioni dopo l'esperienza Sinodale, e quelle riflessioni sono personali. La Chiesa non ha mai affermato che tutto ciò che il Papa dice o tutte le sue riflessioni sono parte del magistero. L'insegnamento nella Chiesa è una questione molto seria, in cui si comprende che non il papa non parla personalmente, ma che sta parlando come Successore di Pietro. E dunque è così che questo documento deve essere letto . Alcune persone mi hanno criticato per aver detto che il documento non è magistero; essi sostengono che si tratta di una Esortazione post-sinodale e, pertanto, deve essere parte del magistero; ma non è il titolo del documento a conferire la qualifica di magistero. Occorre leggere i contenuti e quando lo si fa, ci si accorge che questo documento va letto criticamente alla luce del Catechismo e del Magistero della Chiesa. Quelle parti che supportano e danno piena espressione al Magistero della Chiesa vanno bene, ma ci possono essere altre cose che sono riflessioni del Santo Padre, ma non sono magistero.

Molti cattolici sono turbati dal testo, ma sono riluttanti a esprimere i loro dubbi e perplessità anche perché il suo autore è il Papa. Cosa vorrebbe consigliar loro di fare?

Non siamo stati abituati a questo tipo di scrittura da parte del Santo Padre. In passato il Santo Padre parlava molto di rado, o scriveva molto raramente, e lo faceva sempre con una grande attenzione al fatto che egli è il Vicario di Cristo in terra e che, quindi, ogni espressione della Fede deve essere aderente alla verità del magistero della Fede. Papa Francesco ha scelto di scrivere e parlare in un modo tale per cui vi è una sorta di commistione tra l’esposizione dell’insegnamento della Chiesa e l’espressione dei propri pensieri personali, e molte volte lo fa in un linguaggio molto colloquiale, nel quale a volte non è così facile capire esattamente che cosa intende dire. E quindi penso che dobbiamo renderci conto che qui abbiamo un diverso modo di scrivere del Papa, e noi possediamo tutti gli strumenti nella nostra nostra fede per comprendere correttamente questo modo di scrivere, ma non ci è familiare. Tuttavia è semplicemente non vero sostenere che questo documento sia parte del magistero come lo erano, ad esempio, le Lettere Encicliche Evangelium vitae, o Familiaris consortio – che era anch’essa una Esortazione Apostolica post-sinodale -, giacché questo documento non è scritto nello stesso modo di quelle. È scritto in stile molto differente. A tale proposito, inoltre, credo che la cosa importante sia che quando si legge criticamente il documento, si sia sempre rispettosi della persona del Papa. Indulgere nella mancanza di carità rispetto a qualsiasi compagno di fede, e in modo particolare verso il Romano Pontefice, è del tutto inappropriato e sbagliato.

In particolare, sembra essere stata messa da parte la questione della dannazione eterna : "Nessuno può essere condannato per sempre, perché non è la logica del Vangelo" anche se la misericordia di Dio vuole raggiungere ogni uomo, non è vero che è possibile per l'uomo rifiutare la grazia e scegliere l'inferno?

Ovviamente. La Chiesa ha sempre insegnato che Dio rispetta la nostra libertà e così si può essere duri di cuore anche nel momento della morte. Cristo stesso ha parlato nel Vangelo. La logica del Vangelo è: Dio vuole salvare tutti gli uomini, non c'è dubbio su questo. Ha mandato il suo unico Figlio per salvare tutti gli uomini. Ma gli uomini restano liberi e alcuni di loro rifiutano la salvezza, e se lo fanno, meritano la dannazione eterna: se si rifiuta la salvezza, come si può essere salvati?

 

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L’eutanasia della stampa cattolica

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L’eutanasia della stampa cattolica

di Giuliano Guzzo

 

Fino a non molti anni fa l’anomalia era “Famiglia Cristiana”, le cui oscillazioni su molti temi sapevano di clamorose sbandate, ma oggi è l’intera stampa cattolica, almeno in Italia, ad essere irriconoscibile: l’”Osservatore Romano” da poco ha inaugurato un magazine dedicato alle donne imbarcando firme, da Daria Bignardi a Melania Gaia Mazzucco, che stanno all’ortodossia come Fedez alla lirica, “Avvenire” – testata con redattori e collaboratori che pure, tutt’ora, stimo – ha fatto contro le nozze gay («L’unione civile non è un matrimonio più basso, ma la stessa cosa. Con un altro nome per una questione di realpolitik»: I. Scalfarotto, “Repubblica”, 16.10.2014) una opposizione tutto fuorché pugnace ed ora, dulcis in fundo, “Civiltà Cattolica” si schiera per il sì al referendum di ottobre. Mai avrei immaginato, per restare cattolico, di rivalutare l’anticlericalismo.

Che succede? Cosa porta fior di testate e giornali d’ispirazione cattolica ad una coordinata e sempre più lampante genuflessione culturale nei confronti del potere e del Pensiero Unico? Da lettore, anzi da estimatore di ognuno di questi giornali ho il dovere di chiedermelo anche perché immagino la mia incredulità ampiamente condivisa. Posso sbagliarmi, ma la sensazione – benché ogni redazione sia per molti versi un mondo a sé – è che la stampa cattolica rifletta oggi la crisi di un cattolicesimo mondanizzato fino al punto di essere, oramai, la parodia di se stesso. E’ un problema che non nasce affatto oggi e che già il grandissimo Augusto Del Noce (1910–1989) fotografava alla perfezione allorquando sosteneva che «la prima condizione perché l’eclissi abbia termine e il cattolicesimo esca dalla sua crisi è che la Chiesa riprenda la sua funzione: che non è di adeguarsi al mondo, ma, al contrario, di contestarlo».

Ecco: sembra proprio che la stampa d’ispirazione cattolica – riflettendo così sulle proprie pagine l’eclissi di un cattolicesimo cronicamente intimidito – anziché contestarlo, proponendo con costanza un punto di vista diverso, abbia preso «ad adeguarsi al mondo», a replicarne le istanze in una sorta di duplicazione culturale, se così si può dire, suicida sotto ogni punto di vista; da quello strettamente editoriale – perché dovrei comprare Avvenire o abbonarmi a Civiltà Cattolica quando posso già leggermi caute interviste a qualche prelato anche sul Corriere, sulle cui colonne scrive lo scrittore cattolico forse più letto al mondo, Messori, e quando su Repubblica posso trovarmi, di tanto in tanto, editoriali firmati dal teologo Vito Mancuso o Joaquín Navarro-Valls, già direttore della Sala Stampa della Santa Sede? – a quello religioso: che ne è di una fede ben mimetizzata o perfino insonorizzata? Cui prodest? Al quieto vivere, forse: sai che gran premio.

Ora, non intendo certo generalizzare né discutere la professionalità di giornalisti alcuni dei quali conosco e stimo, ma ammetto che non solo è difficile farsi passare il timore che sia in corso una sorta di eutanasia della stampa cattolica, ma questo timore assume sempre più il gusto amaro della certezza. Non posso quindi che augurarmi un’inversione di tendenza editoriale volta alla riscoperta di una sana contestazione cattolica del mondo, che nulla – meglio precisarlo – abbia a vedere con qualsivoglia forma di aggressività contro le persone ma che, tuttavia, sappia riproporre verità morali scomode e prendersi gioco del politicamente corretto, se possibile, con ironia. Sogno troppo grande? Qualcuno penserà lo sia. Ma siccome, confesso, una stampa cattolica del tutto omologata a quella laicista, per me che tengo alla lettura mattutina dei quotidiani – la preghiera del mattino del laico, la chiamava Hegel (1770-1831) -, sarebbe un incubo, opto, finché possibile, per il sogno.

Giuliano Guzzo

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Mons. Schneider: chiarire la «Amoris Laetitia»

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«Amoris Laetitia»: chiarire per evitare una confusione generale

Pubblichiamo un documento di riflessione di S.E. Mons. Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Maria Santissima di Astana, in Kazakhstan, riguardo l’esortazione apostolica post-sinodale di Papa Francesco, «Amoris Laetitia».

 

Il paradosso delle interpretazioni contraddittorie di «Amoris laetitia»

L’Esortazione Apostolica «Amoris Laetitia» (AL) pubblicata di recente, che contiene una grande ricchezza spirituale e pastorale per la vita nel matrimonio e nella famiglia cristiana della nostra epoca, purtroppo ha già in poco tempo provocato interpretazioni contraddittorie perfino nell’ambiente dell’episcopato. 

Vi sono vescovi e preti che avevano pubblicamente e apertamente dichiarato che AL avrebbe fornito un’apertura evidente alla Comunione per i divorziati-risposati senza chiedere loro di vivere in continenza. In quest’aspetto della pratica sacramentale, che secondo loro sarebbe ora significativamente cambiato, consisterebbe il carattere veramente rivoluzionario dell’AL. Interpretando AL in riferimento alle coppie irregolari, un Presidente di una Conferenza episcopale ha dichiarato in un testo pubblicato sul sito web della stessa Conferenza: «Si tratta di una misura di misericordia, di un’apertura di cuore, ragione e spirito per la quale non è necessaria alcuna legge, né bisogna attendersi alcuna direttiva o delle indicazioni.  Si può e si deve metterla in pratica immediatamente».

Tale avviso è confermato ulteriormente dalle recenti dichiarazioni del padre Antonio Spadaro S.J., che dopo il Sinodo dei Vescovi del 2015 aveva scritto che il sinodo aveva posto i «fondamenti» per l’accesso dei divorziati-risposati alla Comunione, «aprendo una porta», ancora chiusa nel sinodo precedente del 2014. Ora, dice il Padre Spadaro nel suo commento ad AL, la sua predizione è stata confermata. Si dice che lo stesso padre Spadaro abbia fatto parte del gruppo redazionale di AL.

La strada per le interpretazioni abusive sembra esser stata indicata dallo stesso Cardinale Christoph Schönborn il quale, durante la presentazione ufficiale di AL a Roma, aveva detto a proposito delle unioni irregolari: «La grande gioia che mi procura questo documento risiede nel fatto che esso supera in modo coerente la divisione artificiosa, esteriore e netta fra “regolari” ed “irregolari”«. Una tale affermazione suggerisce l’idea che non vi sia una chiara differenza fra un matrimonio valido e sacramentale ed un’unione irregolare, fra peccato veniale e mortale.

Dall’altra parte, vi sono vescovi che affermano che AL debba essere letta alla luce del Magistero perenne della Chiesa e che AL non autorizza la Comunione ai divorziati-risposati, neanche in caso eccezionale. In principio, tale affermazione è corretta ed auspicabile. In effetti, ogni testo del Magistero dovrebbe in regola generale, essere coerente nel suo contenuto con il Magistero precedente, senza alcuna rottura.

Tuttavia, non è un segreto che in diversi luoghi le persone divorziate e risposate sono ammesse alla Santa Comunione, senza che esse vivano in continenza. Alcune affermazioni di AL possono essere realisticamente utilizzate per legittimare un abuso già praticato per un certo tempo in vari luoghi della vita della Chiesa.

Alcune affermazioni di AL sono oggettivamente passibili di cattiva interpretazione

Il Santo Padre papa Francesco ci ha invitati tutti a offrire il proprio contributo alla riflessione e al dialogo sulle delicate questioni concernenti il matrimonio e la famiglia. «La riflessione dei pastori e dei teologi, se fedele alla Chiesa, onesta, realistica e creativa, ci aiuterà a raggiungere una maggiore chiarezza» (AL, 2).

Analizzando con onestà intellettuale alcune affermazioni di AL, viste nel loro contesto, si constata una difficoltà di interpretarla secondo la dottrina tradizionale della Chiesa. Questo fatto si spiega con l’assenza dell’affermazione concreta ed esplicita della dottrina e della pratica costante della Chiesa, basata sulla Parola di Dio e reiterata dal papa Giovanni Paolo II che dice: «La Chiesa, tuttavia, ribadisce la sua prassi, fondata sulla Sacra Scrittura, di non ammettere alla comunione eucaristica i divorziati risposati. Sono essi a non poter esservi ammessi, dal momento che il loro stato e la loro condizione di vita contraddicono oggettivamente a quell’unione di amore tra Cristo e la Chiesa, significata e attuata dall’Eucaristia. C’è inoltre un altro peculiare motivo pastorale: se si ammettessero queste persone all’Eucaristia, i fedeli rimarrebbero indotti in errore e confusione circa la dottrina della Chiesa sull’indissolubilità del matrimonio. La riconciliazione nel sacramento della penitenza – che aprirebbe la strada al sacramento eucaristico – può essere accordata solo a quelli che, pentiti di aver violato il segno dell’Alleanza e della fedeltà a Cristo, sono sinceramente disposti ad una forma di vita non più in contraddizione con l’indissolubilità del matrimonio. Ciò comporta, in concreto, che quando l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione, «assumono l’impegno di vivere in piena continenza, cioè di astenersi dagli atti propri dei coniugi» (Familiaris Consortio, 84).

Il papa Francesco non aveva stabilito «una nuova normativa generale di tipo canonico, applicabile a tutti i casi» (AL, n. 300). Però nella nota 336, dichiara: «Nemmeno per quanto riguarda la disciplina sacramentale, dal momento che il discernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave». Riferendosi evidentemente ai divorziati risposati il papa afferma in AL, al n. 305: «A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare, e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa.» Nella nota 351 il papa chiarisce la propria affermazione dicendo che «in certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti».

Nello stesso capitolo VIII di AL, al n. 298, il Papa parla dei «divorziati che vivono una nuova unione, … con nuovi figli, con provata fedeltà, dedizione generosa, impegno cristiano, consapevolezza dell’irregolarità della propria situazione e grande difficoltà a tornare indietro senza sentire in coscienza che si cadrebbe in nuove colpe. La Chiesa riconosce situazioni in cui «l’uomo e la donna, per seri motivi – quali, ad esempio, l’educazione dei figli – non possono soddisfare l’obbligo della separazione». Nella nota 329 il Papa cita il documento Gaudium et Spes in un modo purtroppo non corretto, perché il Concilio si riferisce in questo caso solo al matrimonio cristiano valido. L’applicazione di quest’affermazione ai divorziati può provocare l’impressione che il matrimonio valido venga assimilato, non in teoria, ma in pratica, ad una unione di divorziati.

L’ammissione dei divorziati-risposati alla Santa Comunione e le sue conseguenze

AL è purtroppo priva delle citazioni verbali dei principi della dottrina morale della Chiesa nella forma in cui sono stati enunciati al n. 84 dell’Esortazione Apostolica Familiaris Consortio e nell’Enciclica Veritatis Splendor del Papa Giovanni Paolo II, in particolare sui seguenti temi d’importanza capitale: «l’opzione fondamentale» (Veritatis Splendor nn.67-68), «peccato mortale e peccato veniale» (ibid., n.69-70), «proporzionalismo, consequenzialismo» (ibid. n.75), «il martirio e le norme morali universali ed immutabili» (ibid., nn.91ss). Una citazione verbale di Familiaris consorzio n.84 e di talune affermazioni più salienti diVeritatis splendor renderebbero peraltro AL inattaccabile da parte di interpretazioni eterodosse. Delle allusioni generiche ai principi morali e alla dottrina della Chiesa sono certamente insufficienti in una materia controversa che è di delicata e di capitale importanza.

Alcuni rappresentanti del clero e anche dell’episcopato affermano già che secondo lo spirito del capitolo VIII di AL non è escluso che in casi eccezionali i divorziati-risposati possano essere ammessi alla Santa Comunione senza che venga loro richiesto di vivere in perfetta continenza.

Ammettendo una simile interpretazione della lettera e dello spirito di AL, bisognerebbe accettare, con onestà intellettuale e in base al principio di non-contraddizione, le seguenti conclusioni logiche:

Il sesto comandamento divino che proibisce ogni atto sessuale al di fuori del matrimonio valido, non sarebbe più universalmente valido se venissero ammesse delle eccezioni. Nel nostro caso: i divorziati potrebbero praticare l’atto sessuale e vi sono anche incoraggiati al fine di conservare la reciproca “fedeltà”, cfr.  AL, 298. Potrebbe dunque darsi una «fedeltà», in uno stile di vita direttamente contrario alla volontà espressa di Dio. Tuttavia, incoraggiare e legittimare atti che sono in sé e sempre contrari alla volontà di Dio, contraddirebbe la Rivelazione Divina.

La parola divina di Cristo: «Che l’uomo non separi quello che Dio ha unito» (Mt 19, 6) non sarebbe quindi più valida sempre e per tutti i coniugi senza eccezione.

Sarebbe possibile in un caso particolare ricevere il sacramento della Penitenza e la Santa Comunione con l’intento di continuare a violare direttamente i comandamenti divini: «Non commetterai adulterio» (Esodo 20, 14) e «Che l’uomo non separi quello che Dio ha unito» (Mt 19, 6; Gen 2, 24).

L’osservanza di questi comandamenti e della Parola di Dio avverrebbe in questi casi solo in teoria e non nella pratica, inducendo quindi i divorziati-risposati “ad ingannare se stessi (Giacomo 1, 22). Si potrebbe dunque avere perfettamente la fede nel carattere divino del sesto comandamento e dell’indissolubilità del matrimonio senza però le opere corrispondenti.

La Parola Divina di Cristo: «Colui che ripudia la moglie e ne sposa un’altra, commette un adulterio nei suoi confronti; e se una donna lascia il marito e ne sposa un altro, commette un adulterio» (Mc 10, 12) non avrebbe dunque più validità universale ma ammetterebbe eccezioni.

La violazione permanente, cosciente e libera del sesto comandamento di Dio e della sacralità e dell’indissolubilità del proprio matrimonio valido (nel caso dei divorziati risposati) non sarebbe dunque più un peccato grave, ovvero un’opposizione diretta alla volontà di Dio.

Possono esservi casi di violazione grave, permanente, cosciente e libera degli altri comandamenti di Dio (per esempio nel caso di uno stile di vita di corruzione finanziaria), nei quali potrebbe essere accordato a una determinata persona, a causa di circostanze attenuanti, l’accesso si sacramenti senza esigere una sincera risoluzione di evitare in avvenire gli atti di peccato e di scandalo.

Il perenne ed infallibile insegnamento della Chiesa non sarebbe più universalmente valido, in particolare l’insegnamento confermato da papa Giovanni Paolo II in Familiaris Consortio, n.84, e da papa Benedetto XVI in Sacramentum caritatis, n,29, secondo il quale la condizione dei divorziati per ricevere i sacramenti sarebbe la continenza perfetta.

L’osservanza del sesto comandamento di Dio e dell’indissolubilità del matrimonio sarebbe un ideale non realizzabile da parte di tutti, ma in qualche modo solo per un’élite.

Le parole intransigenti di Cristo che intimano agli uomini di osservare i comandamenti di Dio sempre e in tutte le circostanze, anche accettando a questo fine delle sofferenze considerevoli, ovvero accettando la Croce, non sarebbero più valide nella loro verità: «Se la tua mano destra ti è causa di peccato, mozzala e gettala via da te, perché è meglio per te che un tuo membro perisca, piuttosto che tutto il tuo corpo sia gettato nella Geenna» (Mt 5, 30).

Ammettere le coppie in «unione irregolare» alla santa Comunione, permettendo loro di praticare gli atti riservati ai coniugi del matrimonio valido, equivarrebbe all’usurpazione di un potere, che però non compete ad alcuna autorità umana, perché si tratterebbe qui di una pretesa di correggere la stessa Parola di Dio.

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