(www.chiesa) Vietnam: ”Si vedeva nei loro occhi la gioia della fede…”

Chiesa

Pasqua in Vietnam: un resoconto d’eccezione

Il viceministro degli esteri vaticano racconta una sua recente visita in quel paese. Dove la Chiesa cattolica è fiorente pur in assenza di libertà, come nei primi secoli cristiani

di Sandro Magister

ROMA, 5 aprile 2007 – Tra le molte decine di auguri pasquali che Benedetto XVI rivolgerà al mondo al termine del messaggio “urbi et orbi” della domenica di Risurrezione ci sarà anche quello in lingua vietnamita: “Mù’ng lé phuc sinh”!

Il Vietnam è uno dei paesi asiatici in cui la Chiesa è più fiorente. I cattolici sono oltre 6 milioni e sono in notevole espansione. La pratica religiosa è alta (nella foto una chiesa ad Hà Nôi). I seminari sono pieni, specialmente ora che il regime comunista ha reso più facile l’entrarvi.

In effetti, vivere da cristiani in un paese come il Vietnam esige molta fede e forte coraggio. All’inizio di aprile un sacerdote cattolico, Nguyen Van Ly, è stato condannato a 8 anni di prigione per propaganda contro il partito comunista, e con lui hanno subito condanne due uomini e due donne.

Padre Van Ly, 60 anni, ha fondato un movimento per la libertà religiosa e la democrazia: Blocco 8406. In passato ha già fatto 20 anni di carcere. È stato arrestato il 19 febbraio dalla polizia che ha fatto irruzione nei locali del vescovado di Huê, dove egli abitava.

Nonostante il Vietnam sia da poco entrato a far parte della WTO, l’organizzazione mondiale del commercio, continua ad esservi in atto – secondo lo Human Rights Watch – “una delle peggiori repressioni di dissidenti pacifici degli ultimi 20 anni”. Con i cristiani particolarmente sotto tiro.

Tuttavia vi sono anche segnali di disgelo, da parte delle autorità comuniste. Il 25 gennaio di quest’anno, per la prima volta, il primo ministro del Vietnam, Nguyên Tân Dung, è stato in visita in Vaticano, incontrando il papa e i dirigenti della segreteria di stato. E nella prima metà di marzo si è recata in Vietnam una delegazione ufficiale della Santa Sede, guidata dal sottosegretario per i rapporti con gli stati – ossia viceministro degli esteri – Pietro Parolin.

Su libertà religiosa, nomina dei vescovi e relazioni diplomatiche la situazione del Vietnam ricorda quella della Cina. Di differente c’è però che l’evoluzione in corso è più promettente. La libertà religiosa registra piccole concessioni, l’ultima delle quali è stata l’autorizzazione data all’arcidiocesi di Hô Chi Minh Ville di aprire un centro di assistenza per malati di AIDS. Sull’allacciamento dei rapporti diplomatici con il Vaticano sono stati avviati i preliminari del negoziato. Quanto ai vescovi, la loro nomina è attualmente fatta da Roma entro una terna di candidati su ciascuno dei quali le autorità comuniste possono porre il veto.

I segni più incoraggianti vengono comunque dalla comunità cristiana vietnamita. Lo si capisce dal resoconto – a tratti commosso – che il capodelegazione vaticano, Pietro Parolin, ha scritto di ritorno dalla sua recente visita in quel paese. Questo che segue non è il rapporto ufficiale che egli ha trasmesso a Benedetto XVI. Ne ricalca però le linee.

Parolin l’ha scritto per il mensile internazionale “30 Giorni”, diretto da Giulio Andreotti, che lo pubblica nel numero di aprile:

“Si vedeva nei loro occhi la gioia della fede…”

di Pietro Parolin

Nei giorni dal 5 all’11 marzo 2007 una delegazione della Santa Sede si è recata in Viet Nam per la quattordicesima volta. La serie delle visite fu inaugurata nel 1989 dal cardinale Roger Etchegaray. Successivamente, la delegazione della Santa Sede è stata sempre guidata dal sottosegretario per i rapporti con gli stati, nell’ordine Claudio M. Celli e Celestino Migliore. Per me si è trattato della seconda visita, dopo quella del 2004. Nel 2005 è venuta a Roma una delegazione vietnamita e nel 2006 non sono potuto andare a motivo degli avvicendamenti intervenuti nella sezione per i rapporti con gli stati. Mi hanno accompagnato Luis Mariano Montemayor, consigliere di nunziatura presso la segreteria di stato, e Barnabé Nguyên Van Phuong, vietnamita, capo ufficio della congregazione per l’evangelizzazione dei popoli.

Il programma è stato molto intenso, suddiviso tra una parte, per così dire, “politica” e una parte “ecclesiale”, che corrispondono ai due scopi delle visite stesse, e cioè continuare i contatti con le autorità vietnamite e incontrare la Chiesa locale.

In pratica, la delegazione della Santa Sede svolge, per una settimana, i compiti che negli altri paesi sono affidati ai legati pontifici, dal momento che in Viet Nam non è ancora presente un rappresentante del papa.

Abbiamo ritrovato la stessa accoglienza cordiale del 2004, con il vantaggio, rispetto ad allora, di conoscere già molti dei nostri interlocutori, con i quali pertanto si è cercato di rafforzare quei legami di rispetto, stima e fiducia che sono molto apprezzati dalla società vietnamita e che rendono più agevole il dialogo, soprattutto sulle questioni spinose.

La nostra visita seguiva alla venuta in Vaticano, lo scorso gennaio, del primo ministro Nguyên Tân Dung, che in quell’occasione aveva incontrato papa Benedetto XVI e i superiori della segreteria di stato. Forse proprio tale circostanza ha contribuito a rendere ancor più attenta e costruttiva l’accoglienza nei nostri confronti. L’abbiamo notato da tanti particolari, dal modo in cui siamo stati trattati, fino alla copertura mediatica che la nostra presenza ha ricevuto.

Il fitto programma di colloqui con le autorità vietnamite ha avuto il suo clou operativo nelle tre sessioni di lavoro con il comitato per gli affari religiosi, presieduto ad interim da Nguyên The Doanh.

Ci sono state poi le visite di cortesia al primo viceministro degli affari esteri Le Cong Phung, al vicepresidente della commissione per gli affari esteri del comitato centrale del partito comunista del Viet Nam, Pham Xuan Son, e al presidente del comitato per gli affari esteri dell’assemblea nazionale, Vu Mao.

Durante le visite alle province di Binh Dinh, Kontum e Gia Lai abbiamo incontrato anche i presidenti dei locali comitati popolari: gli organismi che governano le province in cui è suddiviso il paese.

Nelle riunioni di lavoro si sono affrontate questioni riguardanti la vita e l’attività della Chiesa cattolica in Viet Nam – come, ad esempio, le nomine dei vescovi e la costruzione o ricostruzione dei luoghi di culto – e i rapporti fra Chiesa e stato.

È noto che la politica religiosa del governo vietnamita è contenuta nell’ordinanza sulle credenze e sulle religioni del 18 giugno 2004, e ruota attorno ai due principi secondo cui i credenti – e quindi anche i cattolici – sono parte integrante della nazione e lo stato si impegna a rispondere alle loro legittime esigenze. La delegazione ha ricevuto informazioni su tale legge e sulla necessità di assicurarne un’applicazione sempre più uniforme in tutto il paese, come pure sulla disponibilità a migliorarla là dove è necessario, tenendo conto dei suggerimenti delle comunità religiose che nascono dall’esperienza, affinché la libertà religiosa, che è un diritto fondamentale dei singoli e delle comunità, possa essere sempre più rispettata e tradotta in realtà.

Oggetto dei colloqui sono state anche le relazioni diplomatiche fra la Santa Sede e il Viet Nam. Benché per il momento non siano state fissate delle scadenze, credo che sia stato fatto un notevole passo in avanti: da parte vietnamita ci è stato riferito che il primo ministro ha dato istruzioni agli organi competenti di esaminare la questione e ci è stato proposto di dare vita, nei prossimi mesi, a un gruppo di esperti incaricato di studiare tempi e modalità concrete per avviare il processo di allacciamento delle relazioni diplomatiche.

Abbiamo dedicato giovedì 8 e venerdì 9 marzo alle ultime due diocesi che ancora non avevano ricevuto una visita della delegazione della Santa Sede, Quy Nhon e Kontum, al centro del paese, nella provincia ecclesiastica di Huê. Sono stati giorni intensi e, aggiungo, non poco faticosi per orari e spostamenti in macchina e in aereo (una pioggia torrenziale ci ha fatto rimanere con il fiato sospeso al momento dell’atterraggio all’aeroporto di Quy Nhon), ma l’esperienza ecclesiale vissuta ha ripagato oltre ogni misura eventuali disagi.

A Quy Nhon ci hanno accolti il vicario generale e quasi tutto il clero della diocesi, insieme ai numerosissimi fedeli che gremivano il recinto della cattedrale pavesato a festa (il vescovo Pierre Nguyên Soan era assente perché ricoverato in ospedale). Lì abbiamo celebrato la santa messa pregando per il papa e per la Chiesa in Viet Nam.

Dalla città, che si affaccia sul mare, ci siamo spostati all’interno, fino alla parrocchia di Goi Thi, che è stato il centro dell’irradiazione della fede cristiana nella regione e conserva la memoria del grande vescovo martire Etienne-Théodore Cuénot [1802-1861], francese, vicario apostolico della Cocincina orientale. Noi pure ci siamo recati a venerarne il santuario, meta di continui pellegrinaggi, dopo un momento di preghiera nell’ampia e bella chiesa parrocchiale, che straboccava di gente, in maggioranza giovani, ragazzi e bambini, e dopo una sosta presso le suore Amanti della Croce di Quy Nhon.

È difficile esprimere le emozioni, i sentimenti, la riconoscenza al Signore, la gioia spirituale che si provano in simili situazioni. Negli incontri pubblici ripetevo sempre che quello che stavamo ricevendo era molto di più di quello che avevamo portato. Nella relazione che alla fine del viaggio avremmo consegnato al santo Padre, ho registrato la difficoltà di raccontare tale realtà per iscritto, e anche per questo mi sono augurato che giunga presto il giorno in cui il papa stesso potrà rendersene conto di persona.

Analoghe esperienze abbiamo vissuto nella diocesi di Kontum, una circoscrizione ecclesiastica situata negli altipiani centrali e abitata in maggioranza dalle etnie minoritarie dei Montagnard. L’eucaristia, concelebrata dalla delegazione con il vescovo Michel Hoâng Dúc Oanh e molti sacerdoti, ha raccolto nella piazza antistante la cattedrale più di cinquemila fedeli, in una serata climaticamente tiepida, ma calda di fede, di devozione, di amore al papa, di testimonianza cristiana.

Il mattino seguente abbiamo celebrato la santa messa nella chiesa di Pleichuet, costruita sul modello di una casa comune dei Montagnard, con il tetto di paglia, altissimo. La gran parte dei parrocchiani sono neofiti. Si vedeva nei loro occhi la gioia della fede e dell’appartenenza alla Chiesa cattolica, che esprimevano con i loro coloratissimi costumi tradizionali, il suono dei loro strumenti, i movimenti di danza che accompagnavano i vari momenti liturgici. Al termine, abbiamo continuato l’incontro in un clima di festa, assaggiando i cibi tipici dei Montagnard e non rifiutando, anche se di prima mattina, di sorseggiare il liquore ad alta gradazione alcolica che ricavano dal riso. Il resto della mattinata è trascorso visitando varie istituzioni della Chiesa a Pleiku, scuole materne, internati, centri per handicappati, ecc., che esprimono l’attenzione e l’impegno della Chiesa cattolica verso queste popolazioni, che si sono trovate e si trovano ad affrontare ancora difficoltà di vario tipo e situazioni di svantaggio.

Non posso poi dimenticare gli incontri con gli alunni del seminario maggiore e le suore Amanti della Croce ad Hà Nôi, le sante messe celebrate nella cattedrale della capitale, alla presenza dell’arcivescovo Joseph Ngô Quang Kiêt – che avevamo già incontrato insieme al presidente della conferenza episcopale del Viet Nam, Paul Nguyên Van Hóa, vescovo di Nha Trang, e all’eminentissimo cardinale Jean-Baptiste Pham Minh Mân, arcivescovo di Hô Chí Minh Ville, venuti appositamente ad Hà Nôi –, e nella parrocchia di Ha Long (nella diocesi di Hai Phòng, vicina alla Cina), prima dell’escursione turistica nell’omonima baia, iscritta dall’UNESCO tra i siti dichiarati patrimonio mondiale dell’umanità.

In tutte queste occasioni mi ha sempre profondamente impressionato il modo di pregare delle persone, compreso, attento e devoto e, nello stesso tempo, molto coinvolto sul piano comunitario: bambini e adulti, giovani e vecchi, uomini e donne cantano e rispondono insieme. Mi hanno colpito l’amore, l’attaccamento e la fedeltà nei confronti del vescovo di Roma, sentimenti dei quali abbiamo ricevuto prove continue.

È una Chiesa coraggiosa, dinamica, piena di vitalità, di cui sono segno, tra l’altro, i numerosissimi candidati al sacerdozio e alla vita religiosa.

È una Chiesa che si impegna a favore della società e si prende cura di quanti sono nel bisogno e nella necessità, mentre desidera di poter dedicare un maggior impegno nell’ambito educativo e sociale, per offrire un contributo sempre più qualificato ed efficace al paese e a tutti i suoi abitanti, a prescindere dal fatto che siano credenti o meno, o che appartengano all’uno o all’altro gruppo religioso.

È una Chiesa, infine, che assume consapevolezza dei problemi legati alla rapida industrializzazione del paese e al tumultuoso sviluppo economico (il Viet Nam, con un tasso di crescita dell’8,4 per cento previsto per il 2007, è al secondo posto tra le economie del mondo che si sviluppano più rapidamente) e che intende prepararsi a rispondere a questa nuova situazione, per continuare a essere sale e lievito e illuminare tutti con il lieto annuncio del Vangelo.

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La rivista per la quale il capodelegazione vaticano Pietro Parolin ha scritto il suo resoconto:

> 30 Giorni