(www.chiesa) Veramente costui era figlio di Dio

Papa

La prossima battaglia pro e contro Gesù si combatterà a colpi di libri
E il nuovo libro annunciato e lanciato da Joseph Ratzinger sarà il best seller dell’anno. Ecco la sua prefazione integrale, in cinque lingue

di Sandro Magister

ROMA, 15 gennaio 2007 – Il suo libro su Gesù è stato annunciato a fine novembre e sarà in vendita la prossima primavera. Ma non passa settimana senza che Benedetto XVI predichi del protagonista del libro: di Gesù “vero Dio e vero uomo”.

È come se papa Joseph Ratzinger si occupi già della campagna di lancio. Un anno fa fece la stessa cosa per l’enciclica “Deus caritas est”: prima della sua pubblicazione intervenne ripetutamente a illustrarne i contenuti essenziali, accrescendo ogni volta l’attesa.

L’ultima volta in cui Benedetto XVI ha fatto cenno al suo prossimo libro su Gesù è stata l’udienza generale di mercoledì 3 gennaio.

Parlando del Natale, il papa ha richiamato l’attenzione sul “potere delle tenebre che tenta di oscurare lo splendore della luce divina”. E ha detto:

“È il dramma del rifiuto di Cristo, che, come in passato, si manifesta e si esprime, purtroppo, anche oggi in tanti modi diversi. Forse persino più subdole e pericolose sono le forme del rifiuto di Dio nell’era contemporanea: dal netto rigetto all’indifferenza, dall’ateismo scientista alla presentazione di un Gesù cosiddetto modernizzato o postmodernizzato. Un Gesù uomo, ridotto in modo diverso a un semplice uomo del suo tempo, privato della sua divinità; oppure un Gesù talmente idealizzato da sembrare talora il personaggio di una fiaba”.

A questo falso Gesù il papa ha opposto il “vero Gesù della storia”: quel Gesù che è “vero Dio e vero uomo e non si stanca di proporre il suo Vangelo a tutti”. Dinanzi al quale “non si può restare indifferenti. Anche noi, cari amici, dobbiamo continuamente prendere posizione”. Non rifiutarlo ma accoglierlo. Sapendo che “a quanti lo hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Giovanni 1, 12).


* * *


L’aut-aut che Benedetto XVI pone tra il falso e il vero Gesù è dunque lo stesso che egli vede in atto tra i libri che riducono Gesù a un semplice uomo e quelli invece che lo raccontano nella sua verità umano-divina.

Tra gli odierni libri del “potere delle tenebre” il papa ne ha in mente soprattutto uno, che in Italia ha venduto in pochi mesi mezzo milione di copie, intitolato: “Inchiesta su Gesù. Chi era l’uomo che ha cambiato il mondo”.

Gli autori del volume sono l’agnostico Corrado Augias, giornalista e scrittore, editorialista del grande quotidiano liberal “la Repubblica”, e il cattolico Mauro Pesce, professore di storia della Chiesa all’Università di Bologna, specialista dei testi del cristianesimo primitivo.

La tesi di questo libro è che “è falso tutto ciò che la fede cristiana professa riguardo a Gesù”. Così almeno ha concluso, nel recensire il volume di Augias e Pesce, padre Giuseppe De Rosa su “La Civiltà Cattolica”, la rivista dei gesuiti di Roma stampata con il controllo e l’autorizzazione della segreteria di stato vaticana.

Un’altra recensione altrettanto severa del libro è uscita sul quotidiano dei vescovi italiani “Avvenire” per la penna di padre Raniero Cantalamessa, 72 anni, specialista in storia delle origini cristiane e dal 1980 predicatore della casa pontificia, ossia colui che detta le prediche di Avvento e di Quaresima al papa e alla curia vaticana.

Se dunque Benedetto XVI non ha sinora esplicitamente citato il libro di Augias e Pesce, queste due recensioni autorevoli bastano a far capire che esso è ritenuto in Vaticano il testo ultimo e più rappresentativo di quell’attacco alla fede cristiana che da più di due secoli ha in Gesù il suo bersaglio.

L’imminente libro di Joseph Ratzinger / Benedetto XVI – così firmato perché da lui scritto prima e dopo l’elezione a papa – intende precisamente opporre il Gesù autentico al falso Gesù “modernizzato o postmodernizzato”.

È facile prevedere anche per il libro del papa un grande successo di vendita, in Italia e nel mondo.

Ma più che una guerra editoriale, si annuncia una nuova fase di quel perenne scontro tra accoglienza e rifiuto che ha sempre avuto in Gesù il suo “segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori” (Luca 2, 34-35, citato nell’udienza di mercoledì 3 gennaio).

Proprio questo fa presagire la prefazione scritta da Benedetto XVI al suo libro che avrà il titolo: “Gesù di Nazareth. Dal Battesimo nel Giordano alla Trasfigurazione”, primo di due volumi previsti, con il successivo che arriverà alla Resurrezione.

Rendendone pubblica in anticipo la prefazione, il papa ha fatto un’altra mossa nella campagna di lancio del libro. E nella battaglia pro e contro Gesù.

Ecco il link alla prefazione originale in tedesco:

> “Meiner Auslegung der Gestalt Jesu im Neuen Testament…”

E questa è la versione italiana:


”La mia interpretazione della figura di Gesù nel Nuovo Testamento…”

di Joseph Ratzinger / Benedetto XVI


Al libro su Gesù, di cui ora presento al pubblico la prima parte, sono giunto dopo un lungo cammino interiore.

Al tempo della mia giovinezza – negli anni Trenta e Quaranta – vennero pubblicati una serie di libri entusiasmanti su Gesù. Ricordo solo il nome di alcuni autori: Karl Adam, Romano Guardini, Franz Michel Willam, Giovanni Papini, Jean Daniel-Rops. In tutti questi libri l’immagine di Gesù Cristo venne delineata a partire dai Vangeli: come Egli visse sulla terra e come, pur essendo interamente uomo, portò nello stesso tempo agli uomini Dio, con il quale, in quanto Figlio, era una cosa sola. Così, attraverso l’uomo Gesù, divenne visibile Dio e a partire da Dio si poté vedere l’immagine dell’uomo giusto.

A cominciare dagli anni Cinquanta la situazione cambiò. Lo strappo tra il “Gesù storico” e il “Cristo della fede” divenne sempre più ampio; l’uno si allontanò dall’altro a vista d’occhio. Ma che significato può avere la fede in Gesù Cristo, in Gesù Figlio del Dio vivente, se poi l’uomo Gesù era così diverso da come lo presentano gli evangelisti e da come lo annuncia la Chiesa a partire dai Vangeli?

I progressi della ricerca storico-critica condussero a distinzioni sempre più sottili tra i diversi strati della tradizione. Dietro di essi, la figura di Gesù, su cui poggia la fede, divenne sempre più incerta, prese contorni sempre meno definiti.

Nello stesso tempo le ricostruzioni di questo Gesù , che doveva essere cercato dietro le tradizioni degli Evangelisti e le loro fonti, divennero sempre più contraddittorie: dal rivoluzionario nemico dei romani che si oppone al potere costituito e naturalmente fallisce al mite moralista che tutto permette e inspiegabilmente finisce per causare la propria rovina.

Chi legge di seguito un certo numero di queste ricostruzioni può subito constatare che esse sono molto più fotografie degli autori e dei loro ideali che non la messa a nudo di una icona diventata confusa. Nel frattempo è sì cresciuta la diffidenza nei confronti di queste immagini di Gesù, e tuttavia la figura stessa di Gesù si è allontanata ancor più da noi.

Tutti questi tentativi hanno comunque lasciato dietro di sé, come denominatore comune, l’impressione che noi sappiamo ben poco di certo su Gesù e che solo più tardi la fede nella sua divinità ha plasmato la sua immagine. Questa impressione, nel frattempo, è penetrata profondamente nella coscienza comune della cristianità.

Una simile situazione è drammatica per la fede perché rende incerto il suo autentico punto di riferimento: l’intima amicizia con Gesù, da cui tutto dipende, minaccia di annaspare nel vuoto.


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Ho sentito il bisogno di fornire ai lettori queste indicazioni di metodo perché esse determinano la strada della mia interpretazione della figura di Gesù nel Nuovo Testamento.

Per la mia presentazione di Gesù questo significa anzitutto che io ho fiducia nei Vangeli. Naturalmente dò per scontato quanto il Concilio e la moderna esegesi dicono sui generi letterari, sull’intenzionalità delle affermazioni, sul contesto comunitario dei Vangeli e il loro parlare in questo contesto vivo. Pur accettando, per quanto mi era possibile, tutto questo ho voluto fare il tentativo di presentare il Gesù dei Vangeli come il vero Gesù, come il “Gesù storico” nel vero senso della espressione.

Io sono convinto, e spero che se ne possa rendere conto anche il lettore, che questa figura è molto più logica e dal punto di vista storico anche più comprensibile delle ricostruzioni con le quali ci siamo dovuti confrontare negli ultimi decenni.

Io ritengo che proprio questo Gesù – quello dei Vangeli – sia una figura storicamente sensata e convincente. Solo se era successo qualcosa di straordinario, se la figura e le parole di Gesù superavano radicalmente tutte le speranze e le aspettative dell’epoca, si spiegano la sua crocifissione e la sua efficacia.

Già circa vent’anni dopo la morte di Gesù troviamo pienamente dispiegata nel grande inno a Cristo della Lettera ai Filippesi (2, 6-8) una cristologia, in cui di Gesù si dice che era uguale a Dio ma spogliò se stesso, si fece uomo, si umiliò fino alla morte sulla croce e che a lui spetta l’omaggio del creato, l’adorazione che nel profeta Isaia (45, 23) Dio proclamò come dovuta a lui solo.

La ricerca critica si pone a buon diritto la domanda: che cosa è successo in questi vent’anni dalla crocifissione di Gesù? Come si giunse a questa cristologia?

L’azione di formazioni comunitarie anonime, di cui si cerca di trovare gli esponenti, in realtà non spiega nulla. Come mai dei raggruppamenti sconosciuti poterono essere così creativi, convincere e in tal modo imporsi? Non è più logico anche dal punto di vista storico che la grandezza si collochi all’inizio e che la figura di Gesù fece nella pratica saltare tutte le categorie disponibili e poté così essere compresa solo a partire dal mistero di Dio?

Naturalmente, credere che proprio come uomo egli fosse Dio e fece conoscere questo avvolgendolo nelle parabole e tuttavia in un modo sempre più chiaro, va al di là delle possibilità del metodo storico. Al contrario, se a partire da questa convinzione di fede si leggono i testi con il metodo storico e la sua apertura per ciò che è più grande, essi si aprono, per mostrare una via e una figura, che sono degne di fede.

Diventano allora chiare anche la lotta a più strati presente negli scritti del Nuovo Testamento intorno alla figura di Gesù e nonostante tutte le diversità, il profondo accordo di questi scritti.

È chiaro che con questa visione della figura di Gesù io vado al di là di quello che dice ad esempio Schnackenburg in rappresentanza di una buona parte dell’esegesi contemporanea.

Io spero, però, che il lettore comprenda che questo libro non è stato scritto contro la moderna esegesi, ma con grande riconoscenza per il molto che ci ha dato e continua a darci. Essa ci ha fatto conoscere una grande quantità di fonti e di concezioni attraverso le quali la figura di Gesù può divenirci presente in una vivacità e profondità che solo pochi decenni fa non riuscivamo neppure a immaginare.

Io ho solo cercato di andare oltre la mera interpretazione storico-critica applicando i nuovi criteri metodologici, che ci permettono una interpretazione propriamente teologica della Bibbia e che naturalmente richiedono la fede senza per questo volere e poter affatto rinunciare alla serietà storica.

Di certo non c’è affatto bisogno di dire espressamente che questo libro non è assolutamente un atto magisteriale, ma è unicamente espressione della mia ricerca personale del “volto del Signore” (Salmo 27, 8). Perciò ognuno è libero di contraddirmi. Chiedo solo alle lettrici e ai lettori quell’anticipo di simpatia senza la quale non c’è alcuna comprensione.

Come ho detto all’inizio della prefazione, il cammino interiore verso questo libro è stato lungo.

Ho potuto cominciare a lavorarci durante le vacanze estive del 2003. Nell’agosto del 2004 ho poi dato forma definitiva ai capitoli dall’1 al 4. Dopo la mia elezione alla sede episcopale di Roma ho usato tutti i momenti liberi per portarlo avanti.

Poiché non so quanto tempo e quanta forza mi saranno ancora concessi mi sono ora deciso a pubblicare come prima parte del libro i primi dieci capitoli, che vanno dal battesimo al Giordano fino alla confessione di Pietro e alla Trasfigurazione.

Roma, festa di san Gerolamo
30 settembre 2006