Vittorio Messori ricorda il mariologo Laurentin

Madonna

Lo scrittore cattolico italiano più famoso del mondo ricorda il mariologo di Lourdes.

Messori: i tuffi in Senna col mio amico Laurentin, il fastidio dei teologi e la certezza su Medjugorie

 

Mi piace pensare che adesso Maria stia abbracciando chi per cento anni l’ha difesa e fatta conoscere, l’ha amata con i suoi studi e per Lei abbia sofferto l’ostracismo accademico dei teologi à la page. Vittorio Messori guarda con commosso divertimento la pagina francese di Wikipedia, la voce René Laurentin è corredata da una foto in posa: “Siamo io e lui alla consegna del premio di Cultura Cattolica a Bassano del Grappa, chissà come l’hanno avuta i francesi?”. Però anche se è in posa, è una foto emblematica e delinea perfettamente i rapporti tra i due: seduto, ieratico il più grande mariologo di tutti i tempi, dietro, in piedi, quindi in posizione arretrata, ma più in vista, lo scrittore cattolico italiano. Laurentin è morto domenica all’età di 99 anni e Vittorio Messori, che di Laurentin è stato oltre che collaboratore e confidente anche, dice lui, “il suo quasi agente letterario” pensa che con l’Abbé parigino se ne va il suo terzo punto di riferimento dell’epoca contemporanea.

“Ho avuto la fortuna di avere tre grandi maestri francesi: Jean Guitton, Andrè Frossard e lui. Se non lo avessi conosciuto e frequentato forse avrei scritto cose decisamente meno interessanti”.

E’ morto nel corso del centenario Fatimita, lui che aveva emesso il primo vagito nel mese di ottobre di quel 1917, mentre si concludevano le apparizioni di Fatima, Laurentin veniva al mondo. Coincidenze di una vita che non poteva che essere mariana al 100 per cento.

Messori, chi era Renè Laurentin?

Un uomo buono e alla mano, sempre disponibile e non era soltanto un mariologo e il più grande esperto di Lourdes. Non dimentichiamo che il capitolo conclusivo del documento conciliare Lumen Gentium è stato praticamente scritto da lui quando era consultore al Vaticano II. Però ha scritto oltre 100 libri, praticamente uno per ogni anno di vita e da lui ho imparato tantissimo. C’è un libro che non sono riuscito a far tradurre in italiano in cui da grande studioso qual era spiegava il grande dimenticato: lo Spirito Santo.

Anche Laurentin è stato un dimenticato. La notizia della sua morte non è stata seguita con grande profondità.

In Francia ancor meno. E’ stato osteggiato per tutta la vita in ambito accademico. In Francia gli arroganti teologi francesi guardavano dall’alto in basso uno che si occupava di cose da perdi tempo come le apparizioni mariane, per loro erano irrilevanti e lui soffriva in silenzio di questo ostracismo che lo dipingeva come un visionario.

Però ha avuto una carriera importante…

Incarichi accademici marginali in Francia, la sua fortuna la fece in Italia e soprattutto negli Stati Uniti dove ottenne una prestigiosa cattedra, però non dimentichiamo che era iscritto all’albo dei giornalisti professionisti francesi e seguì per conto di Le Figaro il Concilio Vaticano II, di cui è stato perito per il documento sulla Chiesa.

Più teologo o divulgatore mariano?

Un uomo poliedrico, direi. Aveva ricevuto molti talenti e li aveva messi a frutto bene scrivendo sempre cose sensate.

Un Protagonista del Concilio che però non è mai stato inquadrato come uomo conciliare…

Perché si oppose alla deriva sul Concilio immaginario e per questo era guardato malamente dai colleghi cattedratici. Si oppose alla follia post conciliare.

Perché follia?

Perché nei primi dieci anni dopo il Concilio la mariologia subì un’eclissi. Lui la chiamò sapientemente “l’inverno mariano” e questo lo faceva molto soffrire perché nonostante combattesse un certo marianesimo esagerato era consapevole del ruolo misterioso e decisivo che il Padre Eterno ha affidato a Maria di Nazaret. Ripeteva spesso che non c’è cattolicesimo senza Maria.

Ma Laurentin ha dato anche un grande impulso allo sviluppo della mariologia. Ad esempio con l’arrivo sul Soglio di Giovanni Paolo II.

Sì, è vero. Però il punto di svolta, mi ripeteva sempre, avvenne con Paolo VI che con l’esortazione Marialis Cultus ridiede fiato alla mariologia. Laurentin ripeteva che quel documento fu il punto di svolta per far riprendere non solo gli studi, ma anche la devozione mariana e l’inverno mariano, iniziato 10 anni prima con la fine del Concilio, conobbe non dico una primavera, ma sicuramente un’inversione in cui il ghiaccio almeno si sciolse. Ma la pagò cara, perché fecero di tutto per boicottare le sue opere.

Perché un grande mariologo come lui non si occupò mai di Fatima?

Perché la riteneva difficile. Lourdes era un’apparizione lineare, quella di Fatima aveva diverse parti e soprattutto una divulgazione dei segreti molto più avanti negli anni. Quindi decise di non essere chiamato a indagare quel fatto. Lo disse con grande indipendenza culturale anche al presidente della Conferenza episcopale portoghese, inviato direttamente dal patriarca portoghese, che gli avrebbe messo a disposizione tutto quello che era possibile per studiare il fenomeno. E poi su Fatima si erano scatenate troppe passioni politiche che a suo giudizio avrebbero ostacolato il suo lavoro. Così disse no. Me lo raccontò dopo un bagno nella Senna.

Un bagno nella Senna?

Sì. Un giorno lo andai a trovare nel convento dove viveva e dove prestava la sua opera di cura d’anime delle monache. Si assentò un attimo, tornò con il costume da bagno e si tuffò nella Senna. Mi disse che era il suo unico sport, lo faceva per tenersi in forma e attraversava il fiume parigino da sponda a sponda. Incredibile.

Quale è stato il suo più grande apporto alla mariologia?

Sicuramente Lourdes, di cui conosceva tutto e di cui scoprì anche documenti inediti e la conversione di Ratisbonne. Ecco, la conversione attraverso Maria era stata la sua grande specialità. Infatti per aver dimostrato come andò davvero la conversione dell’ebreo illustre Ratisbonne fu attaccato duramente.

La mariologia come studio e fede?

Ha mostrato con documenti alla mano che la devozione mariana è fondata, non è una sorta di variazione inaccettabile dell’autentica devozione cristiana, ha dato piena cittadinanza alla devozione mariana, anche quella popolare, mostrando che aveva basi molto solide.

A proposito di variazione inaccettabile. Oggi sembra che parlare di Maria sia un ostacolo nel dialogo con i protestanti…

Ma perché noi siamo fissati con questa storia dei protestanti, li prendiamo troppo sul serio.

Per “noi” cosa intende?

Intendo buona parte dei cattolici. Ma i protestanti sono una piccola parte della cristianità, per altro destinati all’estinzione. Invece ad esempio gli ortodossi ci superano come devozione mariana. E poi, e su questo era d’accordo anche Laurentin, così come è illusorio e impraticabile dialogare con l’Islam, la sola possibilità di contatto è su Maria alla quale viene dedicata una sura intera. Gli ebrei vengono condannati dagli islamici perché mettono in dubbio la verginità di Maria e lo stesso Gesù, molte volte non viene nemmeno nominato, ma chiamato con l’appellativo “Figlio di Maria”. Infine Maria è l’unica donna citata nel Corano. Vorrà pur dire qualcosa.

Il mondo Luterano non ama Maria, eppure noi cattolici lo cerchiamo.

Subiamo un fascino immotivato. Eppure il solo protestantesimo che abbia vitalità è quello “impazzito” carismatico che viene detto evangelico, ma questo è l’unico protestantesimo con il quale i nostri preti non vogliono dialogare. Di luterani e calvinisti ormai non ce ne sono più, ma noi pretendiamo di dialogare con quelli. Se potessi spiegarlo io a Papa Francesco…!

Torniamo a Laurentin…

Aveva capito un fattore fondamentale dello sviluppo del cristianesimo.

Quale?

Dopo il Vaticano II l’unico vero movimento di massa e popolare è stato Medjugorie.

Le visite apostoliche di Giovanni Paolo II però sono state qualche cosa di formidabile…

Ma non hanno portato una sola persona in più in chiesa. Sono state importanti sotto altri punti di vista, ma non è che il giorno dopo le visite le chiese di questo o quel Paese si riempissero. Le straordinarie catechesi mondiali non hanno significato un risveglio immediato del cattolicesimo almeno nella pratica. Invece Medjugorie…

Eppure lei non è mai stato entusiasta di quello che accade sul Podbrdo.

Io sono sempre stato prudente perché la Chiesa non si è ancora espressa, ma Medjugorie è il solo movimento cattolico del tutto volontario dove la gente accorre alla sola idea che Maria appaia. E’ una dinamica vista anche con Lourdes. In Francia, mentre la Chiesa collassava, quando si chiuse il Vaticano II Lourdes aveva 2 milioni di pellegrini l’anno, oggi ce ne sono più di 5. Medjugorie e Lourdes sono la prova che Maria sorregge la Chiesa, accanto a santi particolarmente carismatici come Padre Pio.

E questo lo pensava anche Laurentin?

Certo. Disse che l’inverno mariano è stato sciolto dal popolo, dal fatto che si moltiplicano le apparizioni, tanto che lui non riusciva più a rispondere ai vescovi che lo tempestavano. Ormai, negli ultimi anni ce n’erano troppe…

Però su Medjugorie lui era entusiasta…

Sì. E sulla veridicità alla fine mi faceva l’esempio di Caravaggio che è il santuario più frequentato della Lombardia. Ormai nessuno saprebbe dove andare a trovare i documenti degli avvenimenti miracolisi, però che cosa sarebbe la fede della Lombardia se non ci fosse stato Caravaggio. E’ poi probabile che Maria accorra nella apparizioni, anche se queste all’inizio non c’erano.

Prego?

Cioè che alcune apparizioni non fossero tali ma lo diventano dopo.

L’accorrere della Madonna sarebbe un richiamo?

Esatto e lo diceva negli ultimi tempi anche per Medjugorie. Può darsi che agli inizi Maria non ci fosse, ma adesso – di diceva – “sono certissimo che c’è. Maria non può ingannare i suoi figli che si sbucciano le ginocchia sul Krizevac e adesso sicuramente c’è”.

E’ molto affascinante come ipotesi, ma andrebbe “teologizzata”.  

Per carità! Se seguiamo i teologici finiamo al generale dei gesuiti che tira in ballo i registratori. Preferisco la concretezza del pragmatismo cattolico. La gente va in questi posti e si confessa, torna, o approda, alla vita di fede. Non mi preoccuperei di investigare troppo, gli effetti sono buoni se l’albero dà buoni frutti.

La Nuova Bussola Quotidiana, 13 settembre 2017, di Andrea Zambrano