San Giorgio e la missione di Alfie

Vita

L’opinione pubblica mondiale ha subito uno scossone tellurico il 23 aprile, nella festa di San Giorgio, l’oppositore del drago (Satana), protettore dell’Inghilterra, dei militi e dei martiri inglesi.
L’ospedale è stato esternamente assediato dai manifestanti, si sono intrecciate trattative provenienti sia dalla Polonia che dall’Italia, con la disponibilità dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma ad accogliere subito il bambino, fino ad arrivare alla cittadinanza italiana per Alfie.

Coloro che hanno trionfato nella tragica vicenda di Alfie sono stati proprio loro: Alfie, Thomas, Kate Evans.
Una famiglia vittima dell’eugenetica “democratica”.
Molti cuori sono stati toccati profondamente dal calvario Evans, una storia che si ripete spesso negli ospedali di ultima generazione, ma quella di Alfie ha dimostrato, che, con il combattimento si possono piegare le coscienze delle persone e aprire le menti: il piccolo è rimasto in vita più volte, nonostante la volontà omicida dei medici dell’Alder Hey Hospital d’Inghilterra e i genitori sono stati gli avvocati e gli assistenti più meravigliosi che il piccolo «gladiatore», come lo ha definito suo padre, potesse avere.

Dopo un comunicato politicamente corretto della Diocesi di Liverpool e scorretto nei confronti della famiglia Evans, dei diritti naturale e divino (comunicato stilato non per sostenere le ragioni della famiglia, ma per placare l’interesse della Santa Sede al caso in questione, dimostrato da Papa Francesco accogliendo in udienza Thomas il 18 aprile scorso), il papà di Alfie ha scritto una supplica all’arcivescovo di Liverpool, Malcolm Patrick McMahon, il cui contenuto è straordinario per fede, per logicità, per amore.

Si era appellato al pastore che non lo aveva riconosciuto come figlio implorante la vita della creatura sua e della sua sposa. Una missiva piena di dolore di un fedele che chiede pietà: «sono cattolico, sono stato battezzato e cresimato e guardo a Lei come mio pastore e al Santo Padre come vicario di Gesù Cristo sulla terra. Questo è il motivo per cui ho bussato alla porta della Chiesa per chiedere aiuto nella battaglia per salvare mio figlio dall’eutanasia! Sono consapevole che la morte di mio figlio è una possibilità reale e forse non è molto lontana. So che il Paradiso lo sta aspettando poiché non riesco a immaginare quale tipo di peccati possa aver commesso quell’anima innocente, inchiodata al suo letto come a una croce. Ma sono anche consapevole che la sua vita è preziosa davanti agli occhi di Dio e che Alfie stesso ha una missione da compiere. Forse la sua missione è mostrare al mondo intero la crudeltà che sta dietro le parole del giudice. Il giudice ha infatti dichiarato che la vita di Alfie è “futile”, sostenendo così la stessa posizione dell’ospedale che vuole che mio figlio muoia per soffocamento. Non sono un dottore, ma posso vedere che mio figlio è vivo e vedo anche che non viene curato. Per mesi ho chiesto all’ospedale e sto ancora chiedendo loro di permetterci di trasferire il nostro bambino, il figlio mio e di Kate, il figlio di Dio, all’ospedale del Papa che ha promesso di prendersi cura di lui, finché Nostro Signore lo permetterà e fino a quando Alfie avrà completato il suo viaggio.». Alfie ha avuto ed ha una missione speciale in questo mondo di tenebre.

[…]

Quel giorno migliaia e migliaia di persone hanno tenuto il fiato sospeso. Ma ogni sforzo è stato vano. Quella sera stessa, nell’ospedale degli orrori, hanno tolto il respiro all’ostaggio Alfie, staccando il supporto ventilatorio. I suoi genitori hanno così dato il proprio respiro al loro piccolo, bocca a bocca per ore ed ore… Il resto è cronaca nera.

Alfie è stato e sarà un dono per l’umanità. Gratitudine immensa, quindi, a Nostro Signore, presente con i suoi gladiatori nel mondo, si chiamino Giorgio o si chiamino Alfie. Alfie è stato considerato dalle autorità inglesi non una persona, ma una “cosa”, tanto che la sua vita è stata giudicata futile. Ma lui è morto in piedi perché in grazia di Dio, affidato alle cure spirituali di don Gabriele Brusco, sacerdote dei Legionari di Cristo, cappellano di una parrocchia di Londra, il quale, alla vigilia di San Giorgio, ha preso un treno per Liverpool perché Thomas e Kate cercavano un sacerdote cattolico.

Così, seguendo il caso attraverso i social e i media, si è presentato nel lager sanitario e ha amministrato ad Alfie l’Unzione degli infermi e la Cresima, proponendo al personale sanitario, seppure invano, la possibilità dell’obiezione di coscienza. L’agghiacciante ideologia che attanaglia il pensiero del regime sanitario della Gran Bretagna è basata su un diabolico pragmatismo.

Nell’autunno del 2012 uno dei sottosegretari alla Sanità, il liberaldemocratico Norman Lamb, non esitò ad invitare i medici di base a compilare una lista dei loro pazienti la cui morte era presumibilmente prevista entro un anno. A questi malati, da allora, viene richiesto se vogliono scrivere o dettare un testamento biologico per dare il permesso ai medici di sospendere medicinali e nutrizione.

Ad Alfie non è stata eseguita neppure una diagnosi della sua patologia; mentre ai genitori è stata tolta la patria potestà e sul bambino sono stati commessi atti martirizzanti (cfrhttp://www.lanuovabq.it/it/ecco-come-hanno-fatto-morire-alfie). Spiegò all’epoca il sottosegretario Lamb: «Un quarto dei letti negli ospedali sono occupati da malati terminali e tra loro quattro su dieci non richiedono cure mediche. Se queste persone fossero ammesse una volta in meno al pronto soccorso la Sanità risparmierebbe un miliardo e 350 milioni di sterline l’anno» (circa un miliardo e mezzo di euro).

Nelle “liste della morte” è finito anche Alfie. Questi pazienti sono stati destinati al Liverpool Care Pathway, un protocollo adottato per la prima volta negli anni Novanta proprio a Liverpool e che dal 2004, dopo essere stato raccomandato dal National Institute for Healt and Clinical Excellence, è diventato pratica comune nelle istituzioni sanitarie della nazione.

Tale protocollo significa: sospensione di cure e nutrizione, somministrazione di forti sedativi a persone classificate «vicine alla morte». Ma vicino alla morte non significa dentro alla morte! Alfie è il portabandiera di tutti coloro che vengono soppressi secondo un disegno tanto macabro quanto dilagante.

Il sacrificio di Alfie, sequestrato e ucciso in un ospedale degno della ricerca scientifica del dottor Mengele, sarà custodito prima di tutto dalla Provvidenza che agisce nella storia e poi dagli uomini di buona volontà, che in questi giorni di dolore e di battaglia hanno agito con la preghiera, privata e pubblica, e con la mobilitazione mediatica, scuotendo molti ambienti, laici e religiosi.

«So che il Paradiso lo sta aspettando», ha scritto ancora Thomas nella sua lettera all’arcivescovo di Liverpool, «poiché non riesco a immaginare quale tipo di peccati possa aver commesso quell’anima innocente, inchiodata al suo letto come a una croce».
Croce vincente nella redentiva Croce di Cristo. A noi la responsabilità di raccogliere lo scudo dell’innocente gladiatore di Thomas e di San Giorgio Martire.

(Cristina Siccardi, per https://www.corrispondenzaromana.it/san-giorgio-e-la-missione-di-alfie/)

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