Mons. Jedraszewski (Cracovia): difendere la famiglia dalle lobbies LGBT

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Le parole pronunciate dall’arcivescovo Marek Jedraszewski durante il suo discorso in occasione dell’anniversario dell’insurrezione di Varsavia, conclusasi con la distruzione della capitale polacca:

Non esiste più un’epidemia e piaga rossa (il riferimento è alla dittatura comunista, ndr) ma ne sta nascendo una nuova, quella creata dalla cultura degli Lgbt e delle bandiere arcobaleno, minaccia per i valori e per la solidità sociale e familiare della nostra nazione”.

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L’arcivescovo di Cracovia Marek Jedraszewski, vicepresidente della Conferenza Episcopale Polacca, è intervenuto coraggiosamente a difesa della famiglia, ribadendo l’insegnamento tradizionale della Chiesa.
In Polonia l’episcopato, non dimentico del magistero di San Giovanni Paolo II, ha ribadito in più occasioni l’importanza e la centralità della famiglia, mantenendo anche negli ultimi sinodi sulla famiglia una posizione di fermezza, che ripropone tutta la dottrina morale cattolica.

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Card. Brandmuller: una critica all’instrumentum laboris del sinodo sull’Amazzonia

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Introduzione

Può davvero causare stupore che, all’opposto delle precedenti assemblee, questa volta il sinodo dei vescovi si occupi esclusivamente di una regione della terra la cui popolazione è solo la metà di quella di Città del Messico, vale a dire 4 milioni. Ciò è anche causa di sospetti riguardo alle vere intenzioni che si vorrebbero attuare in modo surrettizio. Ma bisogna soprattutto chiedersi quali siano i concetti di religione, di cristianesimo e di Chiesa che sono alla base dell’”Instrumentum laboris” recentemente pubblicato. Tutto ciò sarà esaminato con l’appoggio di singoli elementi del testo.

Perché un sinodo in questa regione?

Per cominciare, occorre chiedersi perché un sinodo dei vescovi dovrebbe trattare argomenti, che – come è il caso dei tre quarti dell’”Instrumentum laboris” – hanno solo marginalmente qualcosa a che fare con i Vangeli e la Chiesa. Ovviamente, da parte di questo sinodo dei vescovi viene compiuta anche un’aggressiva intrusione negli affari puramente mondani dello Stato e della società del Brasile. C’è da chiedersi: che cosa hanno a che fare l’ecologia, l’economia e la politica con il mandato e la missione della Chiesa?

E soprattutto: quale competenza professionale autorizza un sinodo ecclesiale dei vescovi a emettere dichiarazioni in questi campi?

Se il sinodo dei vescovi davvero lo facesse, ciò costituirebbe uno sconfinamento e una presunzione clericale, che le autorità statali avrebbero motivo di respingere.

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Mons. Camisasca (RE): alla base di BIBBIANO c’è ideologia anti-famiglia

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Secondo il vescovo di Reggio Emilia, mons. Massimo Camisasca, i fatti al centro dell’inchiesta sugli affidi famigliari illeciti nella provincia emiliana sono gravi e hanno una radice ideologica anti-famiglia.

In Italia, continua a scuotere l’opinione pubblica e a dividere il mondo politico la cosiddetta vicenda di ‘Bibbiano’, il comune al centro di una vasta inchiesta della Procura di Reggio Emilia su un presunto giro di affidi illeciti nella Val d’Enza reggiana. L’iniziativa giudiziaria, che ha portato i carabinieri ad eseguire misure cautelari nei confronti di diciotto persone, riferisce di ‘lavaggi del cervello’ ai bambini per raccontare abusi che non ci sono mai stati, relazioni dei servizi sociali falsate e minorenni sottratti illegittimamente alle famiglie naturali e affidati ad altre, per un business di migliaia di euro. Coinvolti, in diversi modi, politici, medici, assistenti sociali, liberi professionisti, psicologi e psicoterapeuti di una Onlus di Torino. In relazione ai fatti di Bibbiano, il ministro della giustizia Bonafede ha annunciato la creazione di una ‘Squadra speciale di giustizia per la protezione dei bambini’ e il ministro dell’interno Salvini ha affermato che sarà presentata in Parlamento la proposta di una commissione d’inchiesta sulle case famiglia.

Per una riflessione sull’inchiesta e sulle reazioni che sta suscitando, Radio Vaticana Italia ha sentito mons. Massimo Camisasca, vescovo di Reggio-Emilia.
Ascolta l’intervista a mons. Camisasca qui: https://media.vaticannews.va/media/audio/s1/2019/07/25/13/135147778_F135147778.mp3

Mons. Sanguineti (PV): La “lezione” di Vincent Lambert

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Lo scorso 11 luglio 2019, nel silenzio e nell’indifferenza di molti, è morto nell’ospedale di Reims in Francia Vincent Lambert, tetraplegico in stato di minima coscienza, a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 2008. Era un paziente clinicamente stabilizzato, niente affatto in fin di vita, né soggetto a sofferenze insopportabili: in condizioni come le sue, vivono molte persone accudite in strutture di cura o talvolta nelle case, con amore e consistente aggravio di risorse, da famiglie spesso lasciate sole o con sostegni insufficienti da parte dello Stato.

Vincent è morto non per cause naturali o per sospensione di cure sproporzionate ed eccessive, tali da configurare una sorta di “accanimento terapeutico”; è morto perché, per atto intenzionale del personale medico, avallato da una sentenza inappellabile della Cassazione, è stato tolto l’apporto di fluidi e di sostanze alimentari, sedando il paziente per alleviare le inevitabili sofferenze, durate dieci giorni, di un organismo privato degli alimenti essenziali per vivere.

[…] da una parte l’Europa è e resta un continente caratterizzato da una cultura dei diritti e della dignità del soggetto
[…] Dall’altra parte, ci sono segni oscuri e gravi di […]
– una crisi della famiglia, talvolta considerata un retaggio culturale del passato, con un crollo della natalità che sta pregiudicando il futuro,
– con la pratica ormai divenuta “normale” dell’aborto che sopprime migliaia di vite umane innocenti […]
– con la diffusione di pratiche eutanasiche, che, in alcuni paesi europei, sono ormai prassi regolate dalla legge, opzioni possibili e in crescita.

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Mons. Chaput sferza i politici cattolici: «Non devono scendere a compromessi»

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«Non possiamo mai accettare una separazione della nostra fede religiosa e delle nostre convinzioni morali dai nostri ministeri pubblici o dal nostro impegno politico. È impossibile. E anche il tentativo di farlo è malvagio perché ci costringe a vivere due vite diverse, adorando Dio a casa e nelle nostre chiese e adorando l’ultima versione di Cesare ovunque altrove».  È questo un passaggio chiave del discorso – riassunto dalla CNA – pronunciato dall’arcivescovo di Philadelphia, Charles Chaput, al vertice dell’Alliance Defending Freedom sulla libertà religiosa svoltosi lo scorso 9 luglio.  […]

Il compito dei cristiani, ha affermato il prelato, è quello di creare una visione autentica della società, che abbia a cuore la giustizia e sia centrata «sul vero bene dell’intera persona umana, corpo e anima». Per formare questa “società dell’amore”, ha quindi proseguito, «l’autentica libertà religiosa è essenziale», in quanto essa «è cruciale per servire il vero progresso umano».

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Card. Sarah: Il mondo e la Chiesa stanno morendo perché mancano adoratori

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 Non ci può essere misericordia se manca la giustizia: e laprima giustizia è dare a Dio ciò che gli spetta.
Oggi, 28/6/2016, nella Solennità del Cuore Sacratissimo di Gesù, il Cardinale prefetto della Congregazione per il Culto divino, ci ricorda l’eredità di chi ha costruito la civiltà occidentale: Dio solo, Dio per primo, Dio tutto.

del Card. Robert Sarah

«(…) Fondamentalmente, credo che l’uomo occidentale si rifiuti di essere salvato dalla misericordia di Dio. Rifiuta di ricevere la salvezza, volendo costruirla da sé. I “valori fondamentali” promossi dall’Onu si basano su un rifiuto di Dio che io paragono al giovane ricco del Vangelo. Dio ha guardato l’Occidente e l’ha amato perché ha fatto cose meravigliose. Lo invitò ad andare oltre, ma l’Occidente tornò indietro. Preferiva il tipo di ricchezza che doveva solo a se stesso.

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“Questa scuola non è più cattolica”, parola di vescovo

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La storia che stiamo per raccontarvi è emblematica della crisi di fede che sta attraversando la Chiesa oggi. Da un lato c’è un vescovo che difende la verità sul matrimonio e la dottrina cattolica nella sua interezza, dall’altro ci sono degli uomini di Chiesa che hanno smarrito il senso della loro vocazione, anteponendo il mondo al bene delle anime.

La storia, riferita dalla Cna, viene dagli Stati Uniti, arcidiocesi di Indianapolis, dove una scuola superiore gestita dai gesuiti non sarà più riconosciuta come cattolica.
Il motivo? In quella scuola, la Brebeuf Jesuit Preparatory School, opera un insegnante che ha contratto un «matrimonio civile con una persona dello stesso sesso», circostanza di cui l’istituto è venuto a conoscenza nell’estate del 2017, secondo quanto scrive in una dichiarazione il gesuita Brian Paulson, superiore provinciale del Midwest.

Il fatto era tra l’altro divenuto pubblicamente noto attraverso i social network, generando quindi anche pubblico scandalo. Da allora l’arcidiocesi, retta da fine luglio 2017 dall’arcivescovo Charles Thompson, ha chiesto alla scuola cattolica di non rinnovare il contratto con l’insegnante, alla luce del suo stato di vita manifestamente contrario alla legge di Dio. Ma in questi due anni i dirigenti dell’istituto si sono sempre rifiutati di obbedire alla richiesta del vescovo.

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Il Vescovo di Trieste e l’immonda parafrasi del Padre nostro e della Salve Regina fatta al gay pride

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DIOCESI DI TRIESTE
RIPARARE, PREGANDO

+ Giampaolo Crepaldi
Monte Grisa, 13 giugno 2019

[Gay Pride. E’ ormai evidente che buona parte delle “processioni riparatrici” sono organizzate dalla chiesa di Lefebvre: non hanno alcuno scopo riparatore e servono solo a reclutare nuovi adepti per la setta. Diverso il caso di tante Diocesi italiane, dove sono i sacerdoti diocesani e, sempre più spesso, il vescovo, che si incaricano di riparare alle offese fatte a Dio e a Sua Madre. E’ di pochi giorni fa il caso di Trieste, con questa bella lettera del suo Pastore: che sia di stimolo ai tanti buoni sacerdoti e vescovi]

 

Carissimi fratelli e sorelle,

1.        Continua nel nostro Santuario di Monte Grisa, dedicato alla Vergine Maria nei suoi titoli di Madre e Regina, la bella e consolante tradizione di ricordare le apparizioni della Madonna a tre pastorelli di Fatima. Inoltre, in questa fausta circostanza, accogliamo il pellegrinaggio del Decanato di Roiano che è impreziosito dalla presenza dei bambini e delle bambine che hanno fatto la Prima Comunione. Come allora anche oggi, la Vergine Maria si rivolge, con amore di predilezione, ai piccoli.

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Il vescovo di Providence (USA) travolto dalla dittatura gender

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Lo scorso 1° giugno, avvicinandosi il gay pride nella sua città Mons. Thomas Tobin ha twittato un insegnamento molto chiaro:
«Ricordo ai cattolici che non dovrebbero sostenere o collaborare alle iniziative che si svolgeranno in giugno, “mese dell’orgoglio” LGBTQ. Esse promuovono una cultura e incoraggiano attività contrarie alla fede e alla morale cattolica. Esse sono particolarmente dannose per i bambini».
Nel giro di poche ore, il post è stato ritwittato oltre 7.000 volte, ha ricevuto più di 28.000 “mi piace” e quasi 95.000 commenti: altissimo il numero di insulti, ingiurie, minacce e offese al vescovo.

L’attivismo degli attivisti LGBT ha fatto vedere tutta la sua forza nell’imporre il gender diktat: trovatosi nell’occhio del ciclone, Sua Eccellenza ha cercato il dialogo, ma è stato tutto inutile… anzi controproducente: a distanza di dieci giorni, Google News riporta oltre 20.000 attacchi sui mass-media.
Unica consolazione: la solidarietà di un confratello nell’episcopato, Mons. J. Strickland, vescovo di Tyler.
Eppure, questi buoni vescovi non hanno fatto altro che ribadire l’insegnamento della Chiesa: «Dovrà essere ritirato ogni appoggio a qualunque organizzazione che cerchi di sovvertire l’insegnamento della Chiesa» (Congr. per la Dottrina della Fede, istruz. La cura pastorale delle persone omosessuali)

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Il Presidente Bolsonaro consacra il Brasile al Cuore Immacolato di Maria

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Il 23 maggio il presidente del Brasile ha consacrato il suo Paese al Cuore Immacolato di Maria. E finora è stato fortunato perché i prelati e i cattolici “adulti” brasiliani non si sono affrettati a prendere, schifati, le distanze da lui, come successo in Italia con Salvini. Non è la prima consacrazione di questo tipo in Sudamerica, perché già nel XIX secolo un Paese era stato consacrato al Sacro Cuore di Gesù: l’Ecuador. Una storia che val la pena conoscere.

di Rino Cammilleri

Il nuovo presidente dell’immenso Brasile, Jair Bolsonaro, ha partecipato lo scorso 23 maggio a un’imponente manifestazione pubblica dove, davanti alla statua della Madonna di Fatima, ha consacrato il suo Paese al Cuore Immacolato di Maria. Twitta il Messaggero così: «Copiando praticamente il gesto fatto da Matteo Salvini al termine del suo comizio elettorale quando ha consacrato la sua vita e la vittoria leghista per salvare l’Europa e l’Italia alla Vergine di Fatima». Bontà sua, il quotidiano romano precisa: «Nel caso di Jair Bolsonaro non si trattava di una iniziativa elettorale, ma di un evento organizzato da un gruppo di deputati con la partecipazione di gruppi di preghiera e del vescovo locale, monsignor Fernando Rifam».

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