Vescovi coraggiosi, Andalusia: si celebra il ribaltone elettorale

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Il partito spagnolo di destra Vox ha ottenuto 12 seggi nelle elezioni svoltesi domenica per il parlamento locale dell’Andalusia, superando le previsioni dei sondaggi che gliene attribuivano al massimo cinque.
Il Partito Socialista Operaio Spagnolo, che da anni controllava saldamente la regione, ha ottenuto 33 seggi, certamente più di tutti gli altri partiti, ma facendo registrare una riduzione sensibile della propria rappresentanza parlamentare che ha il sapore della sconfitta netta.
E per Vox è già cominciata a la demonizzazione …

traduzione italiana della lettera del Vescovo di Cordoba Mons. Demetrio Fernandez
di commento alle elezioni tratta da
https://www.elperiodico.com/es/politica/20181205/obispo-cordoba-celebra-vuelco-electoral-andalucia-7185895

Vuelco en Andalucía

Il ribaltone elettorale in Andalusia, avvenuto lo scorso 2 dicembre con le elezioni regionali, è stato spettacolare.
Credo che abbia abbondantemente superato le aspettative e i timori degli uni e degli altri. Il cristiano non è estraneo a quanto accade in questo mondo; al contrario, cerca con i mezzi a sua disposizione di trasformare la società per realizzare un mondo nuovo, più giusto, più umano, più fraterno, più con Dio e più per l’uomo. Il cristiano ricorre soprattutto ai mezzi soprannaturali della preghiera e della fiducia in Dio, dell’amore fraterno che Gesù ci ha insegnato.
Ma nello stesso tempo lavora e si impegna nella trasformazione di questo mondo, mediante l’impegno politico concreto che ciascuno valuta nella sua coscienza.

Mi rallegro del fatto che questa società andalusa, che molti dentro e fuori disprezzano o sottovalutano, sia stata capace di un ribaltone di queste dimensioni, rompendo una inerzia quasi impossibile da superare.

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Dreher: l’Europa sta morendo perché rinnega la sua storia

1 CommentoFede e ragione,Matrimonio e Famiglia

L’Europa sta morendo, a livello demografico e prima ancora culturale, perché rinnega la sua storia cristiana ed è incapace di trasmettere un senso ai suoi abitanti, immersi in una società sempre più invasa dalla cultura del nulla.
Davanti a questo quadro disperante solo la proposta di un cristianesimo autentico, che non si metta a inseguire il mondo ma cerchi Dio, può ricostruire pian piano una cultura e fornire la via d’uscita.

È questa in sintesi l’analisi che lo scrittore statunitense Rod Dreher fa sul Vecchio Continente, prendendo spunto dalla lettura di un libro del giornalista britannico Douglas Murray, The strange death of Europe. Immigration, identity, islam, e di un articolo di Sandro Magister sulla crisi demografica in Italia ribadita dagli ultimi dati dell’Istat.

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Catturati dalla connessione?

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Nulla da demonizzare. Anzi. Trovare il modo per utilizzare il digitale a favore della fede cattolica, ma senza commettere gli evidenti errori commessi dagli uomini di Chiesa rispetto alle precedenti tecnologie. E con un antidoto che è imperativo: tornare a dedicare tempo al buon libro, all’orazione mentale nel silenzio.

Bisogna stare aggrappati al REALE

Stiamo vivendo un passaggio epocale. Una sfida da affrontare con lo sguardo rivolto al Creatore

di Vincent Nagle

 

Oggi ci mettiamo davanti a una grande domanda: che effetto, alla fine ha e avrà sulla mentalità e società umana la nuova tecnologia elettronica? Per solo intuizione vediamo già come questo effetto sarà grande e profondo. Ma la verità è, come tanti dicono, che siamo solo agli inizi di questo cambiamento umano e sociale. Che cosa, perciò, potremo capire di questo fenomeno?

Il rapporto con il creato

Già dalla metà del ventesimo secolo il canadese Marshall McLuhan ha parlato delle conseguenze di un impatto di una comunicazione elettronica costante e invasiva. Intuì, infatti, prima dell’avvento di internet, che i nuovi mezzi portano una totale revisione del rapporto fra gli uomini. e del rapporto fra l’umano e il creato. Non solo fanno mediazione fra noi e la realtà, ma anche, in qualche modo, pretendono di essere la realtà stessa. Oltre alla sua frase più famosa, «il mezzo è il messaggio», di cui abbiamo già parlato in questo dossier, McLuhan in una lettera scritta ad un altro pensatore cattolico come lui, Jacques Maritain, disse che «gli ambienti dell’informazione elettronica, che sono completamente eterei, nutrono l’illusione del mondo come sostanza spirituale. Questo è un ragionevole facsimile del Corpo Mistico, un’assordante manifestazione dell’anticristo».

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Sale cinema cattolici: senza giudizio né… cervello!

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Tutto origina dall’ACEC (vedere http://www.saledellacomunita.it/) , un ente ecclesiale (al solito: non-si-sa-chi-lo-guida / non-si-sa-chi-lo-ha-voluto)  al quale alcuni sacerdoti affidano il giudizio sui film e anche il loro… cervello.
Non c’è solo il caso dei salesiani di Rivoli. A proiettare l’inno alla pederastia Chiamami col tuo nome anche cinema cattolici sparsi per tutt’Italia e riviste di movimenti: dai Focolarini agli orionini fino all’Antoniano.
E a Imola il pluripremiato film LGBT “Zen sul ghiaccio sottile” entra nel cinema dei frati cappuccini: “perchè può servire al dialogo… il confronto è importante… la regista è di Imola…“.

Al sentire queste ragioni demenziali torna in mente il card. Biffi, che nel suo “V Evangelo” (cioè il vangelo che il mondo moderno vorrebbe), parafrasa Mt 28,19: “discutete: dal libero confronto dei pareri germoglierà la verità“.
La parola allo studioso Fumagalli: “Colpa di una mancanza di giudizio sul bene e il male in cui sono immersi certi ambienti cattolici. Il più delle volte per sudditanza culturale e senso di inadeguatezza di fronte al mondo“.

I cattocinema senza giudizio,
sedotti persino da un film pederasta

Cattolici pecoroni di fronte a quello che passa il culturame cinematografico. E’ la triste fotografia di come il mondo cattolico sia supino di fronte alla pervasività subdola di molte proposte culturali che non solo non hanno nulla di cattolico, ma che sono completamente prive di uno sguardo vero e profondo sulla realtà. Lo dimostra la vicenda raccontata nei giorni scorsi dalla Nuova BQ.

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Successo e fallimento del ’68

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Mentre il 2018 si chiude, un’ultima parola va detta sulla Rivoluzione culturale del Sessantotto. Una Rivoluzione di cui, cinquant’anni dopo, possiamo misurare il successo e il fallimento.

Il Sessantotto è noto anche come “maggio francese”, perché fu una rivolta studentesca che raggiunse il suo acme nel maggio 1968 all’Università La Sorbona di Parigi.
Ma le sue radici culturali risalivano alle università americane di Harvard, Berkeley e San Diego, dove negli anni Sessanta insegnavano alcuni tra i maggiori esponenti della Scuola di Francoforte, come Herbert Marcuse, nel cui pensiero confluiva il peggio del marxismo e del freudismo.
Né è da trascurare l’influsso che sul 68 ebbe la Rivoluzione culturale del Concilio Vaticano II.
In Italia la prima università occupata dagli studenti, nel novembre del 1967, fu la Cattolica di Milano e il maggior centro della diffusione della contestazione fu la Facoltà di Sociologia dell’Università di Trento, dove pullulavano i cattolici. Mario Capanna, leader della contestazione di quegli anni, ricorda: «Passavamo nottate a studiare e a discutere i teologi ritenuti allora di frontiera: Rahner, Schillebeeckx, Bultmann (…) insieme ai documenti del Concilio».
Anche Renato Curcio, il fondatore delle Brigate Rosse, era un cattolico “di frontiera”, proveniente dall’Università di Trento, dove pullulavano i cattolici progressisti.

Il Sessantotto non fu una rivoluzione politica, ma una rivoluzione dei costumi che intendeva “liberare” l’uomo dai vincoli della morale tradizionale per costruire una “civiltà non repressiva” in cui l’energia vitale potesse spontaneamente esprimersi in una nuova creatività sociale.
Il marxismo andava superato perché limitava la sua offensiva rivoluzionaria all’aspetto strettamente politico senza incidere su quello più propriamente familiare e personale.
Occorreva invece portare la rivoluzione nella vita quotidiana per trasformare l’essenza stessa dell’uomo senza limitarsi all’aspetto esteriore e superficiale a cui sembrava condannarla la prospettiva marxista classica.
Lo slogan “è vietato vietare” esprimeva il rifiuto di ogni autorità e di ogni legge, in nome della liberazione degli istinti, dei bisogni, dei desideri. La libertà sessuale e la droga furono i due ingredienti per affermare la nuova filosofia di vita.

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Vescovi coraggiosi. Mons. Crepaldi: l’islam problema politico, non religioso.

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L’integrazione che l’Islam non può accettare.
Esce il Rapporto su “Islam: problema politico”
dell’Osservatorio Van Thuân

Il decimo Rapporto dell’Osservatorio Cardinale Van Thuân dedicato all’Islam politico (vedi qui ) «apre una pista nuova» e, cioè, non solo s’interroga sulla realtà dell’Islam politico, ma ne analizza la sua «compatibilità o incompatibilità con i principi della Dottrina sociale della Chiesa». Così scrive mons. Giampaolo Crepaldi[1], per via della poca attenzione dei media e del mondo politico e culturale nei confronti dell’impatto sociale che l’Islam ha in ambito europeo.

Due soltanto, a questo proposito, sembrano essere le preoccupazioni degli europei, a parere di Crepaldi.
Quanto alle istituzioni politiche, si pensa di arginare ogni problema con il solo «principio di tolleranza».
Quanto alla Chiesa cattolica, l’unica preoccupazione gira attorno all’urgenza di avviare il «dialogo interreligioso».
Entrambi gli ambiti – civile e religioso – sembrano fondare ogni futura iniziativa nei confronti degli immigrati o dei cittadini musulmani sul «principio della libertà religiosa».

Calibrare tutto sulla libertà religiosa, però, «è insufficiente» – sostiene l’arcivescovo, poiché «in questo modo non si affronta il problema della verità delle religioni e quello delle particolarissime caratteristiche della religione islamica». Proprio a motivo della natura teologica dell’Islam, ad esempio, non ci si può limitare alla questione della semplice tolleranza, poiché da parte islamica non vi può essere un contraccambio, al punto che «un certo fondamentalismo è inseparabile» dalla religione di Maometto.

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Card. Muller: omo-eresia o clericalismo?

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Ma quale clericalismo, la radice degli abusi sessuali sta nella secolarizzazione, è una forma di ateismo penetrato ovunque nella Chiesa. Così ha parlato a LifeSiteNews il cardinale Gerhard Müller, ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Omosessualità, la chiamata all’azione del cardinale Müller

«Che il cardinale McCarrick, insieme al suo clan e alla rete di omosessuali, attraverso un comportamento sullo stile della mafia abbia potuto provocare questo disastro nella Chiesa, è legato alla sottovalutazione della depravazione morale costituita dagli atti omosessuali tra adulti». Parole molto chiare, cpme al solito, quelle del cardinale Gerhard Müller, nell’intervista rilasciata a LifeSiteNews.

L’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede contesta chiaramente l’interpretazione degli abusi sessuali come forma di clericalismo: «Una parte della crisi – ha detto Müller – è proprio quella di non voler vedere le vere cause, che quindi vengono coperte con frasi tratte dalla propaganda della lobby omosessuale». «La fornicazione con adolescenti e adulti – prosegue – è un peccato mortale che nessun potere di questo mondo può dichiarare moralmente neutro». E poi va avanti: «I preti hanno l’autorità di proclamare il Vangelo e di amministrare i Sacramenti della Grazia. Se qualcuno abusa del suo potere per raggiungere obiettivi egoistici, costui non è un clericale all’ennesima potenza, ma piuttosto è anti-clericale, perché nega Cristo che desidera lavorare nel mondo attraverso di lui. Gli abusi sessuali compiuti dai preti, allora, si potranno al massimo definire anti-clericali. Ma è ovvio – e per poterlo negare ci vuole qualcuno che vuole essere cieco – che i peccati contro il Sesto comandamento del Decalogo vengono da inclinazioni disordinate e perciò sono peccati di fornicazione che escludono la persona dal Regno di Dio; almeno fino a quando la persona non si penta e faccia penitenza e fino a quando non c’è il fermo proponimento di evitare tale peccato in futuro. Questo tentativo di offuscare le cose è un cattivo segno del processo di secolarizzazione in atto nella Chiesa: uno pensa come il mondo, ma non come Dio vuole».

E nel caso qualcuno non abbia ancora capito, il cardinale Müller è ancora più chiaro: «Sottolineo ancora e ancora che la condotta omosessuale del clero non può essere tollerata in alcun caso; e che la morale sessuale della Chiesa non può essere relativizzata con la giustificazione dell’accettazione nel mondo dell’omosessualità».

Parole che non avrebbero bisogno di alcun commento tanto sono chiare, ma non si può fare a meno di notare come le parole dell’ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede contestino apertamente la narrazione ufficiale che la Santa Sede offre del problema degli abusi sessuali. E non ha paura di parlare di “ateismo” penetrato nei vertici della Chiesa: «L’origine di tutta questa crisi sta nella secolarizzazione della Chiesa e nella riduzione del prete al ruolo di un funzionario. Ultimamente è l’ateismo che si è diffuso all’interno della Chiesa. Seguendo lo spirito del male, la Rivelazione che riguarda fede e morale è stata adattata a un mondo senza Dio così che non interferisca più  con una vita fondata sulle proprie passioni e necessità. Solo il 5% dei sacerdoti che hanno commesso abusi sono stati giudicati patologicamente pedofili, mentre la grande massa di abusatori hanno liberamente calpestato il Sesto Comandamento con la loro immoralità e perciò hanno sfidato, in modo blasfemo, la santa volontà di Dio».

Da notare la sintonia del cardinale Müller con il papa Benedetto XVI che, proprio nella Lettera ai fedeli irlandesi del 19 marzo 2010, aveva indicato nella secolarizzazione la causa originale della crisi degli abusi sessuali.

Le parole del cardinale Müller sono un invito a tutti i cattolici – vescovi, sacerdoti, laici – ad assumersi la responsabilità di fronte a quanto sta accadendo, cominciando dal non chiudere gli occhi davanti alla realtà di una legittimazione dell’omosessualità spacciata per tolleranza zero contro la pedofilia.

Riccardo Cascioli per http://lanuovabq.it/it/omosessualita-la-chiamata-allazione-del-cardinale-mueller

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Insurrezioni cattoliche, quando il popolo non ci sta

2 CommentiPersecuzione dei cristiani

La storia insegna, i cristiani sono sempre stati chiamati a resistere verso ogni tentativo del mondo di adorare qualche idolo.
C’è, nella vocazione propria del cristiano, un non possumus dichiarato in faccia al mondo quando questo costringe a rinnegare la fede in Gesù Cristo.


Oggi il cristiano in occidente è chiamato a confrontarsi con una mentalità che vuole ridefinire la natura umana
attraverso la destrutturazione della famiglia, la procreazione assistita, aborto e eutanasia. Ancora una volta sembra si apra un capitolo di persecuzione.

Come scriveva Tertulliano “il sangue dei martiri è seme di cristiani”, fin dalle origini menzogne, violenze e provocazioni hanno accompagnato la vita di quanti professavano la fede nel Cristo Signore. Da Stefano in poi è una lunga scia di sangue che ha irrorato la terra.

Molte volte questa vera e propria resistenza è stata messa in atto da interi popoli che si vedevano portare via quanto dava senso alle loro giornate e alle loro vite.

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Testi

Conferenza Episcopale Italiana: Il laicismo

  1. Episcopato spagnolo: LETTERA in occasione della guerra civile spagnola
  2. Episcopato tedesco, Mons. Stimpfle: Massoneria. La commissione per il dialogo ha chiarito la decisiva questione
  3. Episcopato brasiliano: Aggiornamento e fedeltà
  4. Episcopato dell’Emilia-Romagna, Card. G. Biffi: Islam e cristianesimo

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