Omelia 3 gennaio 2010 – Seconda Domenica dopo Natale

Tracce per omelie

Seconda Domenica dopo NATALE

LETTURE
Prima: Sir 24, 1-4.12-16
Seconda: Ef 1, 3-6. 15-18
Vangelo: Gv 1,1-18

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE
La Parola incarnata, Gesù Cristo, è un dono del Padre. In questa frase tento di riassumere il senso della liturgia di questa seconda domenica dopo Natale. Il Padre ci ha benedetto con ogni sorta di beni spirituali, tra i quali eccelle il dono messianico, per mezzo di Cristo (seconda lettura). Nella storia delle benedizioni divine, che corrisponde alla storia dell´uomo, Dio ha dato se stesso come dono della Sapienza, innanzitutto al popolo di Israele (prima lettura), e poi al popolo cristiano, giacché Gesù Cristo è Sapienza di Dio, l´unico che abbia visto Dio e che ce lo possa rivelare (vangelo). In codesta medesima lunga storia, Dio ci viene dato come Parola eterna, che ha preso carne mortale in Gesù di Nazaret (vangelo).

MESSAGGIO DOTTRINALE

Dono per Israele, dono per il mondo. Non c´è nulla di più straordinario del fatto che Dio abbia voluto essere dono per l´uomo. Non si tratta di dargli delle cose, degli oggetti materiali. Questo già sarebbe grande, ma resta piccolo di fronte alla meraviglia di un Dio, che fa dono di se stesso. Nella storia delle relazioni di Dio con l´uomo, innanzitutto è un dono che si incarna sotto la forma di sapienza. È una sapienza divina, quella che troviamo nella prima lettura. Preesisteva presso Dio ed è uscita dalla sua bocca, e allo stesso tempo ha posto la sua tenda in Gerusalemme ed ha il suo luogo di riposo in Israele. Cioè, in mezzo alla sapienza umana, tanto straordinaria, dei popoli confinanti, come Mesopotamia ed Egitto, Israele gode di una sapienza superiore, per mezzo della quale Dio gli rivela i suoi disegni e progetti e gli manifesta il senso delle cose e della storia. Con il passare dei secoli, giungendo il momento culminante di tutta la storia, si verifica un cambiamento singolare: Dio non soltanto si dà come dono spirituale (sapienza), ma personale (incarnazione del Verbo, della Parola di Dio). Nessun segno di ammirazione è capace di esprimere, in modo adeguato, questo dono eccezionale. Che Dio strappi il mistero della sua trascendenza, entri nella storia e si dia a noi in una creatura umana appena nata, chi lo potrà comprendere? (Vangelo). Non basterà l´eternità per sorprenderci davanti a questo grande mistero. Non è una ´necessità´ di Dio; non si sente obbligato da nessuno; non lo perfeziona nella sua divinità. Soltanto l´amore lo spiega, l´amore che è diffusivo e generoso. Inoltre, non è soltanto un dono personale, è anche un dono universale, mondiale. ´Luce per tutte le nazioni´. Finché esisterà la storia, Dio sarà un dono per tutti, senza distinzione alcuna. Gli uomini potranno dire: ´Non lo voglio´, ´Non ne ho bisogno´, ma non potranno mai pronunciare con le labbra: ´Ne sono escluso´, ´Non è per me´. Gesù Cristo è il dono del Padre per tutta l´umanità.

Un dono in pienezza. Sono belle le immagini che utilizza il Siracide per comunicarci codesta pienezza: la sapienza, ricorrendo ad immagini vegetali, dice di se stessa che è come un cedro del Libano, come palma di Engaddi, come una pianta di rose in Gerico o un frondoso terebinto. Ricorre anche ad immagini aromatiche per descrivere, con diversi linguaggi, la stessa pienezza: l´aroma del lauro indiano (cinnamomo), il profumo del balsamo o della mirra, l´odore penetrante del galbano, dell´onice e dello storace; soprattutto, l´incenso che fumiga nel tempio, e nella cui composizione entrano tutti gli aromi qui menzionati. La bellezza e l´eleganza degli alberi, la freschezza e il colorito dei rosai, l´intensità dei profumi si radunano per sottolineare la pienezza del dono divino della sapienza. Il vangelo è più sobrio di immagini, ma più ricco di significato. Parla della ´gloria del Figlio unico del Padre, PIENO di grazia e di verità´ e, poco dopo: ´dalla sua PIENEZZA tutti abbiamo ricevuto grazia su grazia´. E l´inno della lettera agli efesini, non si riferisce forse alla pienezza dell´uomo, quando dice che ´Dio ci ha destinato ad essere adottati come figli suoi per mezzo di Gesù Cristo´? La grandezza e pienezza del dono ci rimandano alla grandezza e pienezza del Donante. La nobiltà obbliga alla gratitudine!

SUGGERIMENTI PASTORALI

Un dono venuto da lontano. Non sono gli astri distanti quelli che, dopo molti anni o secoli, ci regalano i loro raggi di luce; non è la terra che, in angoli tanto diversi e lontani, offre all´uomo la prodigalità dei suoi minerali e dei suoi frutti vegetali; non è l´uomo che ci dona la sua creatività, il suo lavoro, il suo genio. Tutte queste realtà appartengono al mondo creato. Il Dono ci viene dal mondo e dalla distanza increati, dall´aldilà di ogni creatura, dal Dio trascendente. Gesù Cristo, il Dono di Dio, viene da lontano, ma si introduce nel cuore degli avvenimenti e dell´essere umano fino al punto di essere uomo tra gli uomini. Qui si radica la nostra perplessità. Lo vediamo tanto uguale a noi, che ci può capitare di pensare che non venga dal mondo di Dio. Nelle braccia di sua Madre non c´è nulla che lo mostri divino. E purtroppo, in non poche occasioni, noi uomini, dal fatto che Egli non appaia come Dio, concludiamo che non può esserlo, né lo è. Diremo che è un grande personaggio della storia, che la sua personalità è enormemente seduttrice, che la sua morale è di una altezza e nobiltà grandiose, che la sua capacità di trascinare è imponente, che è un paradosso vivente, essendo il più amato e il più odiato tra i nati di donna… Ma, nel nostro ragionamento non possiamo giungere all´affermazione fondamentale: ´È un Dono di Dio, venuto dallo stesso mondo di Dio´. Venendo al mondo e facendosi uomo, è venuto a rimanere con noi; allo stesso tempo, stando con noi, ma provenendo dal mondo di Dio, è venuto a portarci con Lui nel mondo lontano dal quale è uscito, mondo ignoto, ma che è la nostra patria vera e definitiva. Accettiamo con fede e con amore questo Dono vicino, come lo è un bambino, ma trascendente, come lo stesso Dio?

Testimoni del dono divino. Giovanni, il Battista, è chiamato nel vangelo ´testimone della luce, affinché tutti credano per mezzo di lui´. Testimone, Giovanni, di codesta luce, di codesta sapienza divina che è Gesù Cristo. Seguendo il Battista, tutti in una certa maniera siamo chiamati ad essere testimoni del dono divino, Gesù Cristo. Il mondo crederà se aumentano i testimoni di Cristo. E se nel nostro paese la fede diminuisce, non sarà perché sono diminuiti i testimoni? I maestri possono chiarire la verità del Dono divino, ma i testimoni fanno la verità, e facendola la accreditano e la garantiscono. Cristo, Dono di Dio per l´uomo, ha bisogno di testimoni. Bambini, testimoni di Cristo per i bambini e per gli adulti; giovani, testimoni di Cristo per i giovani e quelli non tanto giovani; adulti, testimoni di Cristo per gli adulti, e per i bambini e i giovani. Testimoni convinti e audaci, allo stile di Papa Giovanni Paolo II. Cristo ha bisogno di padri di famiglia, che non abbiano paura di donare la fiaccola della loro testimonianza cristiana ai propri figli; di educatori, che siano testimoni di Cristo per i propri alunni; di parroci, che testimonino con la loro vita santa il Dono di Cristo a tutti i loro fedeli. Sono un autentico testimone di Cristo? Che cosa faccio, e che cos´altro posso fare perché la mia testimonianza sia credibile e Dio la renda efficace?