Le Dat, il fine vita e il documento vaticano: "Nascondono l'eutanasia"

 

Il gioco è fatto: dopo anni di dibattito le Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) cominciano in questi giorni il loro iter alla Camera, con un testo apparentemente soft, ma molto più pericoloso di quello delle legislazioni che acconsentono esplicitamente il suicidio assistito o l’eutanasia “solo in certi casi”.  Con questo ddl, infatti, “rischiano di essere uccisi e di morire di fame e di sete anche gli anziani, i disabili, i dementi”. A parlare di uno scenario che non ha nulla da invidiare al mondo della medicina nazista, dove almeno le persone fragili venivano uccise con iniezioni letali e non tramite lente agonie per mancanza di acqua e cibo, è il medico Giovanni Battista Guizzetti, direttore di una Rsa della bassa bergamasca. Guizzetti è anche medico in un centro in cui vengono curate le persone in “stato di veglia responsiva” ed erroneamente definite in “stato vegetativo: perché un vegetale non si commuove, non ti guarda, non reagisce, come invece fanno i miei pazienti”.

Guizzetti, cominciamo dal ddl sulle Dat: cosa ne pensa?
L’articolo 3 è pericolosissimo. Si definiscono trattamenti l’“alimentazione e idratazione”, quando non è così. La logica dice che è trattamento ciò che mira a farti guarire da un malanno o a controllare un sintomo. Il cibo e l’acqua sono invece sostentamenti vitali di cui nessun essere umano può fare a meno per vivere. Quindi toglierli a un malato significa provocarne la morte. La radicalità di questa proposta di legge sta anche nel fatto che viene estesa a tutti, mentre nei paesi in cui l’eutanasia o il suicidio assistito sono permessi all’inizio si faceva riferimento ai soli “malati terminali”. Le Dat invece possano essere redatte da chiunque, anche dai fiduciari di persone handicappate o incapaci di intendere e volere, che possono decidere di privarli di cibo ed acqua uccidendoli. 

Il ddl non vi dà nemmeno la possibilità di obiettare: dovrete seguire le disposizioni delle Dat? 
Se il testo approvato dirà questo, allora saremo al totalitarismo sanitario.

Come siamo arrivati fino a questo punto?
Ammettendo che si poteva legiferare in materia. Per chi ricorda il “caso Englaro”, assistiamo al riproponimento dello stesso. Con il rischio, appunto, di coinvolgere non solo le persone in “stato di veglia responsiva” come Eluna, ma anche i vecchietti o i malati di alzheimer. Ma il punto è che già ora si sente dire che se queste persone o gli anziani hanno la polmonite non vanno curati.  Il clima è terribile: proprio in questi giorni mi ha chiamato un amico con il papà ancora reattivo e cosciente, ma in hospice a causa di tumore: era angosciato perché gli hanno sospeso l’alimentazione e l’idratazione, perciò deve nutrirlo lui di nascosto. E’ un andazzo mortifero generale, basti pensare che un tempo si dosava la morfina a gocce solo per togliere il dolore, mentre oggi si usano i cerotti, che sono pensantissimi, oppure si somministrano 4 o 5 fiale azzerando la coscienza del paziente e sospendendo alimentazione idratazione. 

Mi scusi, ma dove sono i medici e le associazioni, in maggioranza cattoliche, che nel 2009/2010 alzarono la voce contro la legiferazione in questo campo?
Allora molti di noi spiegarono che una norma in questo caso era sbagliata. Che non esisteva compromesso possibile: ammettere di mettere la vita ai voti era relativizzarla. Qualsiasi cosa avrebbe prodotto un danno: il caso di ogni paziente è singolo, diverso e non normabile senza fare danni. Già allora però fu dura, perché i vesvovi italiani appoggiavano un ddl, che, sebbene vietasse la sospensione di alimentazione e idratazione, doveva ammettere che “in certi casi” era lecito sospenderli (perché, ad esempio, a tre ore dalla morte non si dà da mangiare a un agonizzante). Di fatto si sarebbe aperto a interpretazioni pericolose e quindi ad altri casi “Englaro”. Non c’era altra via, in coscienza, se non quella di opporsi a qualsiasi legge, anche a costo di una sconfitta politica.

Non a caso il magistero della Chiesa in merito è chiarissimo: nell'ultima nota della congregazione per la dottrina della fede sul comportamento dei cattolici in politica (2002), l’allora prefetto, il cardinal Ratzinger, disse che “quando l’azione politica viene a confrontarsi con princìpi morali che non ammettono deroghe, eccezioni o compromesso alcuno (…) i credenti devono sapere che è in gioco l’essenza dell’ordine morale (…) E’ questo il caso delle leggi civili in materia di aborto e di eutanasia”, nessun fedele può favorire “soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali”.
E chi ne sente più parlare? Eppure i “princìpi non negoziabili” del Magistero ripetuti dalla Chiesa ci aiutavano a tenere dritta la barra di fronte a un mondo che cerca di farti vacillare facendoti sentire “l’ultimo rimasto” a pensarla così. Oggi, invece, la Chiesa e le associazioni cattoliche non si rifanno più al Magistero: si parla solo di misericordia, ma come se questa prescindesse dalla verità. Così ognuno fa quel che gli pare. Non nascondo che è sconcertante assistere ogni giorno alla barbarie e non avere più un punto a cui ancorarsi.

Eppure per anni la Chiesa ha cercato di arginare le derive radicali facendo politica. Forse il tarlo era già lì?
Una volta avevamo una sponda: la dottrina che veniva ripetuta e calata dentro le questioni concrete. Il mondo spingeva contro la verità ma noi ci opponevamo perché sostenuti dalla Chiesa. Oggi, invece, leggo su Avvenire che Eluana Englaro sarebbe morta perché le hanno staccata la spina, il tutto corredato da una foto di suo padre responsabile dell’omicidio per fame e sete della figlia. Insomma, la menzogna che per anni ci hanno venduto i Radicali ora diventa il giudizio di un articolo scritto sul giornale dei vescovi. Per non palare di un fatto ancora più grave. Il Vaticano ha pubblicato la Carta degli Operatori sanitari pochi giorni fa e all’articolo 152 si legge: “La nutrizione e l’idratazione, anche artificialmente somministrate, rientrano tra le cure di base dovute al morente, quando non risultino troppo gravose o di alcun beneficio”. Cure gravose? Sono sotentamenti vitali.

Se l'ambiguità della Carta non fosse una svista, sarebbe il sintomono di una crisi di fede nell’aldilà e nel fatto che nel momento finale della vita si possa davvero decidere tutto, persino ravvedersi ed evitare l’inferno…
Io spero davvero che non sia così, che non sia un pensiero apostata ad averci condotto fino a qui. Ma ricordo Giovani Paolo II e il cardinal Scola, che si espressero tassativamente anche contro la sedazione terminale (altra cosa è la sedazione profonda che, però, non mira a provocare la morte ma a controllare un sintomo incontrollabile altrimenti) proprio per ragioni di fede oltre che umane. 

Dopodiché ecclesiastici, magari formalmente ortodossi, anziché preoccuparsi di difendere la fede cercarono di salvare il salvabile facendo politica e di fatto distinguendo fra dottrina e prassi.
Questa mancanza mi fa venire in mente quando ancora era vivo don Giussani che negli anni Novanta lesse agli esercizi della Fraternità di Cl una lettera invita ai cristiani d’Occidente dal teologo cecoslovacco Josef Zverìna:  "Fratelli, voi avete la presunzione di portare utilità al Regno di Dio assumendo quanto più possibile il saeculum, la sua vita, le sue parole, i suoi slogans, il suo modo di pensare. Ma riflettete, vi prego, cosa significa accettare questa parola. Forse significa che vi siete lentamente perduti in essa? Purtroppo sembra che facciate proprio così. È ormai difficile che vi ritroviamo e vi distinguiamo in questo vostro strano mondo. Probabilmente vi riconosciamo ancora perché in questo processo andate per le lunghe, per il fatto che vi assimilate al mondo, adagio o in fretta, ma sempre in ritardo”. Ecco, oggi siamo al punto che non siamo più riconoscibili. Non c’è più nemmeno un moto di protesta, se non flebile e di pochi, ma comunque non sostenuto.

Infatti don Giussani proseguì profeticamente spiegando che per non conformarsi “occorre che la fedeltà a Cristo e alla Tradizione siano sostenute e confortate da un ambito ecclesiale veramente e fortemente consapevole di questa necessaria fedeltà”.
E così finiremo per permettere che persone che soffrono, ma gioiscono anche, e che misteriosamente interagiscono con i loro cari siano senza più difese. Permetteremo che siano uccise persone che se ci sono è perché sono volute anche senza il senno di un sano, che non è tutto perché esiste un’anima. E, a lungo andare, senza un giudizio diverso, arriveremo anche a pensare che sia normale.

 

di Benedetta Frigerio
da: http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-le-dat-il-fine-vita-e-il-documento-vaticano-per-gli-operatori-sanitari-nascondono-l-eutanasia-19029.htm

Argomento: Vita

 E' facilissimo reperire manualetti, opuscoli, brochure che pretendono di insegnare come difendersi dal gender nella scuola. Purtroppo, quasi tutti invitano al dialogo, alla collaborazione, all'immischiarsi nella scuola: sono cioè in qualche modo subalterni al pensiero dominante, spesso anche collusi con i partiti che il gender hanno permesso, in primis i fedelissimi al cattolicesimo democratico: Area Popolare, NCD e UCD.

Si dimentica che, fin dall'Unità d'Italia, lo Stato totalitario liberale "affidò alla scuola il fare gli italiani" (D. Bertoni Iovine), cioè il condizionarne l'istruzione in modo da favorire che gli scolari divengano individui isolati e schiavi dello Stato.

Si dimentica che, in questa quarta fase della dissoluzione dell'identità occidentale e cristiana, il divorzio, l'aborto, la pillola omicida del giorno dopo, la fecondazione artificiale, le unioni gay, l'eutanasia, la canna libera per tutti e la legge che ha introdotto il gender in tutte le scuole sono tasselli di un unico mosaico.

In questa prospettiva, la lotta per la difesa ai valori non negoziabili non può ammettere nè dialogo, nè accordi, ma deve sempre cercare il maggior bene possibile senza mai omettere di annunciare la verità piena.

Quel che segue non è il solito manualetto, ma pochi semplici consigli per una lotta intransigente, l'unica che abbia qualche efficacia immediata e in prospettiva.

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  1. La prima cosa di cui si deve tener conto è che il gender a scuola è legge dello Stato, come previsto dalla c.d. legge sulla “Buona scuola” (approvata grazie al voto determinante di NCD-Area Popolare-UDC) e quel che possiamo e dobbiamo fare è limitare i danni. Stessa situazione per l’educazione sessuale, anche se travestita da educazione all’affettività et similia.
    La difesa da queste iniziative va fatta da noi laici, preparandola per tempo e con intelligenza: teniamo conto che “il dialogo” con la scuola di Stato, anche se non sembra ideologizzata, è generalmente inefficace. La via legale e amministrativa, specialmente se coadiuvata dai media e da esponenti di vari partiti, risulta quasi sempre più efficace, ma va preparata oculatamente.
     
  2. Raramente la propaganda Gender è pianificata a breve: di solito si tratta di progetti preparati accuratamente con molti mesi in anticipo.
    Se ce ne accorgiamo tardi, l'unica strada percorribile è quella di una immediata richiesta di incontro col Dirigente scolastico. Un breve testo può aiutare a prepararlo: http://www.totustuustools.net/Consigli_operativi_per_dirigenti.pdf
    Si può ritenere che una decina di genitori firmatari della richiesta di incontro (meglio se di più) sia un numero sufficiente ad evitare rappresaglie sui nostri figli. Se tra costoro figura almeno uno degli eletti in Consiglio di Istituto aumentano le probabilità di riuscita, ma la richiesta non va caricata solo su costui o su un solo genitore.
    A volte il Dirigente offre la possibilità di ospitare un nostro co-relatore in cambio della non-belligeranza: è un’offerta che deve essere rifiutata, come eventuali altre simili, perché hanno il solo scopo di legittimare l’iniziativa tramite il consenso implicitamente ottenuto dai genitori.
     
  3. Le risposte dei dirigenti scolastici, provveditori e Ufficio Scolastico Regionale seguono sempre la medesima linea: "abbiamo seguito correttamente le procedure previste dalla normativa".
    In quest'ottica è opportuno imparare dal "caso Galvani 2015”:
    - La Curia contro l'Arcigay: "Colonizza la scuola": http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/03/29/news/la_curia_contro_l_arcigay_colonizza_la_scuola_-110764526/  (un cardinale, da solo, ottiene al massimo eco massmediatica)
    - Il provveditore: “Legittimi i corsi con Arcigay” http://bologna.repubblica.it/cronaca/2015/03/31/news/il_provveditore_sta_col_galvani_legittimi_i_corsi_con_arcigay_-110861218/ Iniziative legittime, al Galvani come in altri istituti, si tratta di progetti approvati dagli organi collegiali
    - La difesa della Ministro Valeria Fedeli: http://www.totustuustools.net/Risposta_Ministro_Fedeli.pdfazioni attivate in maniera legittima e senza contravvenzione alle leggi dello Stato e alle norme del sistema di istruzione
    - Stessa linea di difesa dell’Ufficio Scolastico Regionale: “hanno operato  garantendo  la  trasparenza, l’informazione e il coinvolgimento delle famiglie nelle scelte educative, nella definizione dell’Offerta Formativa e nella programmazione delle “attività didattichehttp://www.totustuustools.net/allegato_riposta_interrogazione_3843.pdf (prepararsi raccogliendo documentazione per dimostrare il contrario).
     
  4. In particolare, per quanto concerne la preparazione, occorre raccogliere documentazioni su:
    -   I fatti: in quali classi, in che data, che cosa esattamente è stato fatto, chi lo ha fatto, se son state chieste spiegazioni, in che forma son state chieste e cosa ci hanno risposto.
    - Il consenso informato: quale testo è stato utilizzato, come è stato mandato al dirigente scolastico, se costui ha risposto qualcosa.
    Il Comitato Genitori: esiste? sono disposti ad esporsi o sono socialisti? da quanti genitori è composto? qualcuno di costoro è rappresentante di classe o di istituto?
    - Procedimento amministrativo. Un rappresentante dei genitori ha titolo per chiedere l’accesso a documenti amministrativi relativi al testo del progetto (sia esso extra curriculare o “simil-curricolare”), al verbale del Collegio docenti e del Consiglio di Istituto che lo hanno deliberato. Da questi ultimi si ricava se il progetto è stato oneroso per l’Istituto.
    - Altre forme di protesta. Le forme di protesta pubblica (ad es. volantinaggio all’uscita) possono essere utili se permettono di coinvolgere nuovi genitori.

In generale, visto che ormai le iniziative intese a diffondere l'ideologia omosessualista sono diffuse (sono pochissime le scuole che ne sono immuni), conviene non farsi sorprendere ma prepararsi per tempo, anche quando non c'è l'esigenza immediata.
Ciò vale anche per gli istituti dove il fenomeno si è già manifestato. Se vi sono anche pochi operatori dotati di buona volontà, in tali istituti la resistenza dovrebbe essere più facile da organizzare.
A questo scopo si offre un Vademecum di base da leggere prima di agire: http://www.totustuustools.net/vademecum_scuola_ridotto.pdf

iGpM
totustuus.it

 (di Cristina Siccardi) Nella Quaresima di Pasqua dell’A.D. 2017 e dell’anno del centenario di Nostra Signora di Fatima, la Chiesa subisce ciò che subì Cristo durante i 40 giorni nel deserto: le tre tentazioni di Satana furono quelle di cercare di piegare il Figlio di Dio a porre termine al suo digiuno (penitenza); a piegarlo all’orgoglio e superbia di se stessi; a curvarsi alle voglie della terra, pegno del demonio, principe appunto di questo mondo.

Le forze malefiche oggi cercano, infatti, di piegare la Chiesa in queste stesse tre direzioni: evitare le pratiche di penitenza, di rinuncia, di astinenza; seguire la propria autorità secondo indirizzi ideologici terreni e non parametri dottrinali della Tradizione; accogliere con leggerezza i peccati come tali e non come schiavitù e premessa alla giusta punizione delle anime, come è sempre stato insegnato dalla Teologia cattolica. Ogni tentazione fu da Gesù Cristo rifiutata con una citazione della Bibbia, tratta dal libro del Deuteronomio. La prima risposta fu: «Sta scritto: Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio» (Matteo 4,4). La seconda: «Sta scritto anche: Non tentare il Signore Dio tuo» (Matteo 4,7). La terza fu – oltre che netta come le altre e come sempre fu il suo parlare – decisiva: «Vattene, Satana! Sta scritto: Adora il Signore Dio tuo e a Lui solo rendi culto» (Matteo 4,10).

Questi due ultimi ordini divini scendono nel giorno delle Ceneri come acqua gelida sull’attuale Chiesa: distratta, tentata, accecata, assordata dalle contemporanee tematiche sociali non sa discernere con sapienza i malsani problemi di questa ex civiltà cristiana, incapace di riconoscere il bene dal male, il brutto dal bello, l’equilibrio dall’informe, e le anime sono così indotte a lasciarsi trascinare verso il baratro dei loro sensi e dei loro vizi, verso gli abissi delle loro deformazioni culturali e psicologiche,verso il buco nero delle loro frustrazioni intellettuali e spirituali, conseguenza di scelte più immanenti che trascendenti.

Esasperati egoismi ed edonismi hanno spiazzato i palpiti della coscienza che soltanto la Chiesa di Cristo potrà risvegliare. Nei nostri giorni la Quaresima viene vissuta dal mondo cattolico soprattutto come momento di solidarietà con chi ha esigenze di carattere materiale; mentre a coloro che chiedono assistenza spirituale si offre la medicina della falsa e crudele misericordia, quella che lascia la persona così com’è, privandola della liberazione dal peccato grazie al pentimento e alla conversione, ovvero il cambio di vita, quella a cui fece riferimento Gesù al buon Nicodemo: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo non può vedere il regno di Dio» (Gv 3, 3).

Schiacciata fra le tenaglie del peccato e dei presunti diritti individuali, la persona non trova più nelle chiese la risorsa del lavacro della conversione, un lavacro sempre riproposto con forza proprio durante la Quaresima. La Chiesa ha sempre vissuto questo tempo come momento di penitenza, di rinuncia, di astinenza, di più intensa preghiera e di perfezionamento spirituale, quello teso al dovere e non ai diritti, al perfezionamento dell’anima, alla pratica delle virtù teologali e cardinali, all’assiduo accostamento dei Sacramenti.

La Madonna a Fatima insegnò ai tre innocenti pastorelli una preghiera per la conversione dei peccatori in pericolo di dannazione, preghiera che da allora viene recitata dopo le decine del Rosario: «Gesù mio, perdonate le nostre colpe, preservateci dal fuoco dell’Inferno e portate in Cielo tutte le anime, specialmente le più bisognose della Vostra misericordia».

Pregare e offrire sacrifici a Dio per il bene dei peccatori, questo chiese la Madonna all’umanità. D’altra parte il Salvatore lo disse: «In verità, in verità vi dico: Se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena» (Gv 16, 23-24). La Chiesa in orazione può ottenere molto di più della Chiesa in azione: l’opera tangibile otterrà i suoi vincenti effetti soltanto quando la preghiera e le rinunce avranno aperto la strada alla Provvidenza.

La missione profetica di Fatima, come ben sappiamo, non si è conclusa. La Madonna nel 1917 parlò anche agli uomini e alla Chiesa di oggi. Maria Santissima venne sulla terra per avvertire dei tragici accadimenti bellici del XX secolo, della sofferenza della Chiesa, del Papa, dell’infedeltà e dell’apostasia presenti. Il rimedi o ai mali fu indicato nel Santo Sacrificio, nella recita del Rosario,nella penitenza, nel sacrificio, nella rinuncia e nella consacrazione della Russia al Sacro Cuore Immacolato di Maria.

Il messaggio di Fatima richiama le coscienze sopite dei cristiani ad un risveglio immediato alla vera Fede e alla Tradizione:«Parla dei pericoli dell’oscuramento degli insegnamenti della Chiesa e tutto ciò che dice in questi messaggi suona ancora più incisivo degli altri precedenti. È innanzitutto un appello urgente alla preghiera, soprattutto alla recita meditata del Rosario e alla pratica della comunione riparatrice. Un’esortazione incalzante e impressionante alla penitenza e alla conversione (G. Hierzenberger-O. Nedomansky, Tutte le apparizioni della Madonna in 2000 anni di storia, Piemme, 1996, p. 40).

Questi 40 giorni di Quaresima che ci separano dalla Pasqua possano essere vissuti sotto lo sguardo della Madonna di Fatima, Madre di Dio e corredentrice, e nell’umiltà della cenere, consapevoli di un Credo che ci obbliga a partecipare alle sofferenze del Redentore durante la Passione, il Calvario, sulla Croce. Soltanto dalla Via Crucis potrà rinascere al suo intrinseco splendore questa Chiesa dilaniata dal grande tentatore.

(Cristina Siccardi per http://www.corrispondenzaromana.it/la-quaresima-sotto-lo-sguardo-della-madonna-di-fatima/ )

Argomento: Devozione

 11 Febbraio 2017

ANALISI E COMMENTO AL TESTO UNIFICATO ELABORATO DAL COMITATO RISTRETTO DEI PROGETTI IN MATERIA DI CONSENSO INFORMATO E DI DICHIARAZIONI ANTICIPATE NEI TRATTAMENTI SANITARI

 

 

1. La vicenda parlamentare.

Il Comitato ristretto della XII Commissione della Camera dei Deputati ha elaborato un testo unificato delle diverse proposte in materia di consenso informato e di dichiarazioni di volontà anticipate nei trattamenti sanitari. E' stato assegnato un termine brevissimo per la presentazione degli emendamenti al testo in vista del passaggio all'Aula della Camera, già stabilito per il 30 gennaio.

Si intravedono le medesime disinvolte modalità di gestione degli istituti parlamentari che hanno permesso l'approvazione della legge sulle unioni civili: è evidente che il termine ristretto per la presentazione degli emendamenti e per la loro discussione dimostra la volontà della maggioranza di giungere in ogni caso al 30 gennaio con un testo assai vicino – se non identico – a quello del testo unificato elaborato dal Comitato ristretto.

Vale la pena, quindi, analizzarlo a fondo.

 

2. Il contenuto essenziale del progetto: la liberalizzazione dell'eutanasia, consensuale e non consensuale.

Anche il testo della proposta unificata dimostra la chiara volontà di questa maggioranza trasversale. In effetti l'elaborato ha un pregio: spazza via ogni equilibrismo, ogni proposta di compromesso, ogni ipocrisia.

La proposta va dritta al punto: come e quando uccidere le persone, possibilmente molte persone. Rispetto al testo che la Camera dei Deputati approvò il 12 luglio 2011 (e che fu ad un passo dall'approvazione definitiva da parte del Senato) scompaiono, quindi, i proclami sul riconoscimento del diritto inviolabile ed indisponibile della vita umana, sul divieto di qualunque forma di eutanasia nonché dell'omicidio del consenziente e sull'aiuto al suicidio; scompare il concetto di "fine vita" e la regola sull'astensione dai trattamenti straordinari; la natura delle dichiarazioni anticipate di trattamento viene chiarita già nel nome, diventando esse "disposizioni", quindi vincolanti; si indica chiaramente uno degli obiettivi taciuti, l'esenzione da ogni responsabilità civile e penale del medico che uccide il paziente, e così via, come vedremo.

Queste ipocrisie permanevano tutte nelle proposte di legge cosiddette "cattoliche", piene di affermazioni di principio destinate a trasformarsi, nelle intenzioni dei proponenti, in "paletti" della legge, il cui destino sarebbe segnato: cadere uno ad uno.

In questo caso, i paletti sono caduti prima, a dimostrazione della debolezza politica (se non dell'irrilevanza) della posizione di coloro che propongono le "DAT cattoliche", palesemente isolati: si pensi che il testo unificato è stato approvato anche dal Presidente della Commissione, on. Marazziti, nonostante egli fosse il primo firmatario della proposta sottoscritta anche dall'on. Gigli, Presidente del Movimento per la Vita.

Del resto, la "strategia" dei deputati cosiddetti "cattolici" è confusa e limitata a "prendere tempo" (l'on. Roccella sostiene che "ad oggi non c'è nessuna urgenza di chiudere la discussione in tema di biotestamento") o a sottolineare alcune "criticità" del provvedimento: la mancata previsione dell'obiezione di coscienza oppure la sospendibilità della nutrizione assistita.

Occorre, invece, affermare con chiarezza che la proposta è totalmente inaccettabile e in nessun modo emendabile: cosicché la presentazione di migliaia di emendamenti si giustifica soltanto nell'ottica di un doveroso ed apprezzabile ostruzionismo contro un testo ingiusto ed incostituzionale.

Qualche deputato ha fatto riferimento ad un possibile ostruzionismo: si deve esprimere apprezzamento e sostegno a questa intenzione, sperando che si tradurrà in pratica.

Al contrario, la ricerca di un "compromesso" è utile soltanto ad attribuire visibilità ad alcuni parlamentari che, in cambio, sono pronti a sottolineare che la legge, opportunamente ritoccata, sarebbe "un argine a possibili futuri provvedimenti assai peggiori": è la logica del "minor male" e del "primo passo nella giusta direzione", già utilizzata in occasione dell'approvazione delle leggi sulla fecondazione artificiale e sulle unioni civili, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Le leggi ingiuste non permettono compromessi o cedimenti: non si può legalizzare l'uccisione di un innocente solo per determinate ipotesi fingendo che la pratica omicida non sarà estesa ad altri casi, così come non è possibile ammettere solo entro certi limiti il ricorso alla fecondazione extracorporea fingendo che la pratica diventerà – in fatto e in diritto – totalmente libera.

Si tratta di conseguenze che non più soltanto la logica, ma anche l'esperienza delle leggi sull'aborto e sulla fecondazione artificiale rendono evidenti.

 

3. La legalizzazione dell'eutanasia di minori e incapaci.

Il fulcro principale della proposta di legge – ovviamente nascosto alla generalità dei cittadini, come avviene per tutte le leggi ingiuste che, come tali, sono necessariamente menzognere – è costituito dall'art. 2, intitolato: Minori e incapaci.

 

La norma è composta di due commi. Il primo serve solo a fare ombra al secondo: proclamando il diritto dei minori o incapaci o sottoposti ad amministrazione di sostegno "alla valorizzazione delle proprie capacità di comprensione e di decisione" nonché a ricevere "informazioni sulle scelte relative alla propria salute in modo consono alle sue capacità" e di "esprimere la propria volontà", enuncia principi privi di qualsiasi effetto giuridico.

L'effettivo contenuto della norma è nel secondo comma: "Il consenso informato di cui all'art. 1 è espresso dai genitori esercenti la responsabilità genitoriale o dal tutore o dall'amministratore di sostegno, tenuto conto della volontà della persona minore di età o legalmente incapace o sottoposta ad amministrazione di sostegno".

Queste poche parole legalizzano l'eutanasia non consensuale.

Ricordiamoci che l'eutanasia è l'uccisione "pietosa" di una persona decisa da un'altra persona e che, ad essere colpiti da questo odio profondo verso la vita umana che pervade la società, sono innanzitutto e primariamente i soggetti "deboli" ed "imperfetti" che – nella maggior parte dei casi – sono minori di età oppure possono essere interdetti o sottoposti ad amministrazione di sostegno: quindi neonati o bambini in tenera (o meno tenera) età, persone prive di capacità di comprensione od incapaci di manifestare la propria volontà, come i soggetti che si trovano in stato vegetativo persistente, od affette da deficit intellettivo, anziani in stato di demenza progressiva, malati cronici giunti ad uno stadio avanzato della malattia.

Queste persone sono considerate inutili per la società perché non producono ricchezza economica e non lo faranno mai; quindi sono viste come un costo che pesa sui conti pubblici e sui patrimoni familiari; la loro assistenza è gravosa, sia dal punto di vista economico che psicologico; esse danno scandalo, perché dimostrano che la vita esiste e ha un valore anche quando conosce l'handicap, la malattia anche grave, la demenza e che addirittura può essere felice pur in queste condizioni. Nell'ideologia che propugna l'eutanasia queste persone "devono" morire, hanno il "dovere di morire" (teorizzato anche su base filosofica). Di conseguenza se non scelgono di farsi uccidere - perché non sono in grado di esprimersi o di manifestare una volontà valida – devono essere eliminate ugualmente sulla base della decisione di altre persone e quindi senza il loro consenso o addirittura contro il loro consenso, esplicito o implicito.

Nel mondo la stragrande maggioranza delle uccisioni di tali soggetti vengono decise e sono state decise così: come l'aborto è l'uccisione di un uomo che disperatamente vuole continuare a crescere e la fecondazione extracorporea produce la morte di migliaia di concepiti, così – in Italia e nel resto del mondo – i casi come quello di Eluana Englaro si moltiplicano, dimostrando che si vuole uccidere persone che non hanno mai chiesto di morire, attribuendo ad altri – per esempio ad un tutore – il potere di ordinare la morte sulla base dei criteri di "qualità della vita" propri di chi decide.

Ecco perché il vero contenuto della legge sono le poche parole dell'articolo 2: mentre viene continuamente riproposta la figura "eroica" di Piergiorgio Welby e gli avvoltoi ben conosciuti hanno ripreso a volteggiare su un'altra persona, pronti ad assistere alla sua uccisione e a proclamare il suo diritto a decidere di morire, molto più concretamente il legislatore sta operando per permettere l'uccisione di tante persone inconsapevoli e incolpevoli, vittime della "cultura dello scarto" che ben conosciamo.

Non è certamente un caso che tutte le proposte di legge in materia di DAT e consenso informato contengano norme sui minori e incapaci; non certo per un'esigenza di completezza legislativa, ma perché essi sono i veri obiettivi della proposta.

 

4. L'articolo 2 della legge: come funziona?

Vediamo come concretamente opera l'articolo 2 e cosa permetterà quando sarà approvato.

Chi decide dei trattamenti sanitari su minori e incapaci?

La risposta è evidente: i genitori del minore, il tutore o l'amministratore di sostegno. Infatti, il minore o l'assistito (quando possono) esprimono la volontà rispetto alle scelte terapeutiche, ma sono genitori, tutori ed amministratori di sostegno ad esprimere il consenso informato di cui all'art. 1.

Dal punto di vista giuridico, la volontà espressa dal minore o dall'assistito è inefficace; il consenso informato, invece, è l'unico ad essere efficace. Cosa possono decidere genitori, tutori o amministratori di sostegno?

Viene fatto un richiamo integrale all'art. 1. Il primo comma dell'art. 1 della proposta di legge stabilisce che "nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e informato".

Il quinto comma dell'articolo 1 specifica che il consenso comporta: a) la possibilità di rifiutare o accettare qualsiasi accertamento diagnostico; b) la possibilità di rifiutare o accettare qualsiasi trattamento sanitario o anche singoli atti del trattamento stesso; c) la possibilità di revocare il consenso in precedenza prestato con conseguente diritto all'interruzione del trattamento.

Cosa intende il legislatore per trattamento sanitario?

Il concetto è generico e ampio, tanto che comprende espressamente la nutrizione ed idratazione artificiale: quindi i genitori, i tutori e gli amministratori di sostegno potranno impedire che, nei confronti del figlio o dell'assistito, sia iniziata la nutrizione o idratazione artificiale, o che sia proseguita e hanno il diritto a farla interrompere; analogamente potranno fare per qualsiasi terapia.

Il diritto di genitori, tutori ed amministratori di sostegno riguarda anche trattamenti salvavita?

Certamente sì, come già si comprende dal riferimento alla nutrizione ed idratazione artificiale; quindi riguarda anche farmaci salvavita e – sembra inevitabile ritenerlo – anche la respirazione artificiale e, comunque, qualsiasi pratica terapeutica che mantiene in vita il soggetto.

Il comma 6 dell'articolo 1 contiene un riferimento esplicito: "Il rifiuto del trattamento sanitario indicato o la rinuncia al medesimo non possono comportare l'abbandono terapeutico. Sono quindi sempre assicurati il coinvolgimento del medico di famiglia e l'erogazione delle cure palliative di cui alla legge 15 marzo 2010, n. 38". Le cure palliative sono "l'insieme degli interventi terapeutici, diagnostici e assistenziali, rivolti sia alla persona malata sia al suo nucleo familiare, finalizzati alla cura attiva e totale dei pazienti la cui malattia di base, caratterizzata da un'inarrestabile evoluzione e da una prognosi infausta, non risponde più a trattamenti specifici": sono quindi, gli interventi nei confronti di che sta morendo. In definitiva, l'interruzione dei trattamenti sanitari può condurre a morte il paziente che, in tal caso, sarà assistito con le cure palliative fino alla sua morte.

I medici possono rifiutarsi di interrompere i trattamenti sanitari, anche salvavita, o possono intraprendere nuovi trattamenti sanitari contro o senza la volontà di genitori, tutori o amministratori?

Assolutamente no: il comma 7 dell'art. 1 stabilisce che "il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente" e, quindi, quanto a minori, interdetti o sottoposti ad amministrazione di sostegno, a quella espressa da genitori, tutori ed amministratori.

Non è prevista alcuna possibilità di ricorso all'Autorità Giudiziaria: i medici devono soltanto dare attuazione alle decisioni prese da quei soggetti.

 

5. I casi concreti di eutanasia di minori e incapaci permessi dall'art. 2 della proposta.

Scopriamo cosa permetterà la normativa.

Il primo esempio è ovviamente quello di Eluana Englaro: l'uccisione di quella giovane donna in stato di incoscienza fu decisa dal padre – tutore (era necessaria la nomina del padre a tutore perché la vittima era maggiorenne) che vide riconosciuto dai giudici il diritto a fare interrompere la nutrizione ed idratazione artificiale alla figlia interdetta, con conseguente morte per fame e per sete. La Corte d'appello di Milano, nel decreto che dette il via libera all'uccisione della Englaro, dispose che l'interruzione di nutrizione e idratazione fosse accompagnata, appunto, da cure palliative, per ridurre il disagio che la donna avrebbe provato – e che certamente provò.

Questo è il modello cui si è ispirato il legislatore, permettendo nel futuro altre analoghe uccisioni con le stesse modalità di tanti soggetti in stato di incoscienza per decisione dei loro tutori.

La norma permette l'uccisione dei neonati prematuri o disabili.

Si tratta di una "categoria" di potenziali vittime dell'eutanasia su cui l'attenzione è concentrata da molti decenni: il famigerato "Protocollo di Groningen" prevede che ogni neonato (soprattutto quelli prematuri che, in ragione del loro sviluppo non completo, possono sopravvivere, se adeguatamente curati con gli strumenti di rianimazione neonatale sempre più sviluppati, con una buona percentuale di successo, ma con la previsione di future disabilità) sia "classificato" per verificare se e quante sono le probabilità di successo della rianimazione e soprattutto se la sua condizione faccia prevedere una qualità della vita, in caso di sopravvivenza, "accettabile".

In effetti, l'eliminazione dei neonati disabili è perfettamente coerente con l'ideologia eutanasica: i nuovi soggetti vengono immediatamente eliminati se non corrispondono al "modello" utile alla società.

Dal punto di vista giuridico, la soluzione più "semplice" per ottenere il risultato perseguito è di far decidere i genitori – ovviamente influenzandoli nella loro decisione con la previsione di scarse possibilità di successo e di futuri problemi derivanti dall'avere dei figli disabili.

Ebbene: a norma dell'art. 2, i genitori potranno decidere di non far intraprendere manovre di rianimazione neonatale e di far sospendere qualsiasi trattamento intensivo (incubatrici ecc.).

Sarà possibile realizzare anche il cd. "aborto post-natale" teorizzato da Giubilini e Minerva e che ha scandalizzato molti (ma non tutti).

Si tratta pur sempre di uccisione di neonati, ma sulla base di un ragionamento più radicale: se la legge, alla luce delle condizioni di quel bambino (ad esempio: affetto da sindrome di Down) autorizzava la donna ad abortire, uccidendolo prima della nascita, dovrebbe essere permesso eliminarlo anche subito dopo la nascita, se essa crea i problemi per la sua famiglia e per la società che l'aborto poteva evitare.

E' la logica che ammanta anche la fecondazione extracorporea che, mediante la  diagnosi genetica preimpianto, cerca di eliminare prima del trasferimento in utero tutti gli embrioni "imperfetti".

Giubilini e Minerva non spiegavano come i neonati dovrebbero essere uccisi entro pochi giorni dalla nascita: ma è nozione comune che tutti i neonati (e soprattutto quelli che sono affetti da malattie o disabilità), nei primi giorni di vita, necessitano di trattamenti sanitari (almeno secondo lo stato della scienza e della medicina che conosciamo nel mondo avanzato, in cui il parto avviene negli ospedali e il neonato è seguito, sottoposto ad analisi e alle terapie necessarie).

Ecco che la possibilità per i genitori di negare il consenso per qualsiasi attività diagnostica e terapeutica permetterà la morte di questi bambini.

Sarà possibile anche l'eutanasia di minori affetti da gravi patologie (ad esempio: tumori). La legge risolve il possibile contrasto tra la volontà del bambino/ragazzo e quella dei genitori: anche se il primo volesse proseguire in terapie gravi o invasive (ad esempio: un ennesimo ciclo di chemioterapia, amputazioni, operazioni chirurgiche gravi), i genitori potranno negare il loro consenso e determinarne la morte.

Analogamente genitori, tutori e amministratori potranno rifiutare le trasfusioni di sangue (la cui legittimità è attualmente invocata dai Testimoni di Geova e da altre sette o Chiese) per i figli minori, per gli interdetti o gli assistiti.

Abbiamo già parlato degli adulti in stato cd. vegetativo; più in generale sono a rischio tutti gli adulti (e soprattutto gli anziani) in stato di incoscienza o di demenza e quindi sottoposti a tutela o ad amministrazione di sostegno (che magari verrebbe richiesta proprio per questo motivo, se non vi sono interessi economici). I tutori e gli amministratori di sostegno potranno, quindi, negare il consenso a nuove terapie od interventi da eseguire quando il paziente non è più in stato di coscienza o non è in grado di manifestare la propria volontà, o revocare il consenso a terapie in corso; ma potranno anche non autorizzare interventi diagnostici per la ricerca di patologie.  Pensiamo ad un anziano ricoverato in una casa di riposo o in ospedale per nuovi problemi di salute e incapace di manifestare il proprio consenso: l'ospedale non potrà né sottoporlo a diagnosi, né operare senza ottenere il consenso dei rappresentanti legali, che potranno negarlo.

Qui emerge la questione degli interventi di emergenza: l'art. 1 comma 8 della proposta di legge dispone che "Nelle situazioni di emergenza o di urgenza, il medico assicura l'assistenza sanitaria indispensabile, ove possibile nel rispetto della volontà del paziente". Quindi, un medico che giungerà in un luogo di un incidente o di un malore con l'autoambulanza o che si troverà in condizioni simili, potrà operare per salvare la vita del soggetto a prescindere dal fatto che lo stesso sia cosciente o meno. Si noti, però, che l'intervento consentito è limitato alla "assistenza sanitaria indispensabile"; quindi, cessata la fase di emergenza (ad esempio: salvata la vita del soggetto, stabilizzato il paziente e trasportato in ospedale) la questione di quali terapie intraprendere si riproporrà e sarà risolta con il ricorso alla DAT (se è stata compilata) ovvero con la richiesta di consenso alle terapie ai rappresentanti legali che saranno all'uopo nominati e che potranno, quindi, negarlo.

Quindi – terminata la primissima fase di rianimazione – potrà essere pretesa la cessazione delle terapie che mantengono in vita il paziente in stato di coma, anche se vi sono possibilità di recupero della coscienza, per impedire che il soggetto continui a vivere seppure disabile o menomato ovvero per evitare che il coma conduca allo stato vegetativo.

 

6. L'illegittimità della regolamentazione.

Per concludere, è evidente che questa parte della normativa sia clamorosamente incostituzionale.

L'articolo 1 della proposta di legge richiama "il rispetto dei principi di cui agli artt. 2, 13 e 32 della Costituzione".

Ebbene: non appartengono al minore e all'incapace il diritto inviolabile alla vita (garantito dall'art. 2 della Costituzione) e quello ad essere curato adeguatamente (art. 32 della Costituzione)? I minori e gli incapaci sono una categoria di soggetti inferiori, i cui diritti possono essere violati e dei quali altri adulti possono disporre a piacimento?

Certamente no: i "diritti inviolabili" spettano all'uomo in quanto tale (art. 2: "La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo"); la salute è un "fondamentale diritto dell'individuo" (art. 32), tanto che la Repubblica "garantisce cure gratuite agli indigenti": come fa a garantire doverosamente la salute dei poveri e insieme permettere che le terapie necessarie od opportune siano negate a minorenni e ad incapaci?

 

7. La scomparsa dell'accanimento terapeutico e l'adozione integrale del principio del consenso informato.

Si è detto che la proposta di legge non è ipocrita e, quindi, elimina direttamente tante problematiche di cui, in passato, si è tanto discusso. Tra queste il tema dell'accanimento terapeutico nei confronti dei pazienti in stato terminale o – così i parlamentari cosiddetti cattolici volevano qualificarli – in stato di "fine vita".

La vicenda di Piergiorgio Welby aveva già dimostrato che si trattava di una cortina di fumo che nascondeva altro. Welby, infatti, lamentava che nei suoi confronti era in corso un accanimento terapeutico, ma il Consiglio Superiore di Sanità fu di parere opposto: non vi era nessun accanimento, il soggetto non era affatto in stato terminale (cioè prossimo ad una morte imminente e inevitabile) e i trattamenti non erano sproporzionati.

Eppure Welby riuscì a farsi uccidere sulla base del diverso principio del consenso informato; Mario Riccio fu infatti prosciolto dall'accusa di omicidio del consenziente perché il Giudice ritenne che il paziente aveva validamente revocato il consenso alle terapie con la conseguenza che il medico "curante" era obbligato ad interromperle, anche se ciò ne avrebbe provocato la morte. La proposta di legge adotta interamente questa visione: non vi sono più terapie ordinarie o straordinarie, proporzionate o sproporzionate, ma trattamenti sanitari vietati o permessi a seconda che il paziente – o il suo legale rappresentante – abbia espresso il consenso o l'abbia negato o revocato. Per i morenti sono disponibili, poi, le terapie palliative.

8. Le norme sul consenso informato dei soggetti maggiorenni e capaci.

Abbiamo visto che il fulcro di questa proposta di legge – che qualcuno ha l'ardire di definire "equilibrata"! – è di permettere l'uccisione di tutte le categorie di soggetti deboli che sono state individuate dai fautori dell'eutanasia, senza o contro il loro consenso. Comprendiamo quindi che le norme sul consenso informato dei soggetti maggiorenni e capaci di intendere e di volere, dal punto di vista strettamente operativo, così come quelle sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento, sono chiaramente secondarie: scritte, appunto, per i casi Welby (quindi forse per uccidere quanto prima anche il povero Fabiano Antoniani) o per ingannare coloro che pensano che il testamento biologico permetterà loro di "morire con dignità", ignari delle esperienze in tutto il mondo che dimostrano che le volontà scritte in quelle disposizioni non vengono affatto rispettate e che i "do not resuscitate" sono semplicemente considerati dai medici una categoria da lasciare al loro destino.

Tuttavia, queste norme fanno comprendere che l'ideologia della disponibilità della vita umana - di cui esse sono attuazione, permettendo alle persone di disporre la propria morte in ragione delle proprie condizioni di salute o di "qualità della vita" – porta inevitabilmente con sé la pretesa di pesare il valore o la qualità della vita delle altre persone e di decidere se e come eliminarle.

Così come alla donna incinta è riconosciuto il diritto di far uccidere il figlio sulla base di valutazioni sulla qualità della propria vita, attuale o futura, allo stesso modo se la propria vita è riconosciuta come disponibile – con il conseguente diritto a farla cessare – la disponibilità si estende anche alla vita degli altri e alla loro possibile cessazione.

Ancora, lo Stato che afferma la liceità dell'uccisione di persone innocenti come i bambini concepiti, inevitabilmente giunge a stabilire che è possibile (od opportuno o addirittura necessario) che persone già nate ottengano di morire o siano uccise sulla base degli stessi criteri.

9. L'articolo 1 della legge.

In base all'art. 1, comma 1 del progetto di legge, "nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero ed informato della persona interessata".

Ma quando il consenso è libero?

La legge non lo specifica affatto e nemmeno chiarisce se e in che modo il medico che "ha l'obbligo di rispettare la volontà del paziente" possa accertarlo. Non solo; ai sensi del quarto comma dello stesso articolo, "il consenso informato è espresso in forma scritta", cosicché possiamo essere sicuri che sarà impossibile indagare della effettiva libertà della persona che ha rifiutato una terapia salvavita od un accertamento diagnostico importante: conterà il pezzo di carta con la firma dell'interessato (anzi: sarà impossibile indagare anche se il rifiuto di terapie salvavita da parte del paziente è stato consapevole, se cioè egli ha compreso il contenuto del foglio che gli veniva fatto sottoscrivere).

Sarà davvero libero nel rifiutare le terapie l'anziano lasciato solo dai suoi parenti in una casa di riposo o in ospedale o che si sente "di peso" ai familiari?

Rendiamoci conto – sarà bene: prima o poi tutti ci passeremo! - che la comparsa all'orizzonte della possibilità di rifiutare terapie salvavita o comunque importanti e magari costose mette di per sé l'anziano o il malato cronico o grave in una situazione psicologica pesante: tutte le volte che sarà chiamato a nuove scelte terapeutiche non dovrà più soltanto chiedersi – con l'aiuto del medico – se si tratta di terapie necessarie ed utili, ma dovrà risolvere il quesito se vale la pena continuare a vivere e a lottare contro la malattia o l'età avanzata, interrogandosi se gli altri (i parenti, la società) ritengono la sua permanenza in vita utile o inutilmente costosa o gravosa.

Proprio quando la scienza medica ha trovato e trova rimedi e medicine nuove che curano patologie una volta incurabili, la società (e la stessa medicina) si ferma e si chiede se ne vale la pena, gravando il paziente di questa domanda!

Non si tratta – si badi bene – di domanda che viene posta ai malati ormai inguaribili e prossimi alla morte, per i quali è legittima la domanda se – ad esempio – un ennesimo ciclo di chemioterapia che prolungherà la vita di qualche mese sia davvero opportuno; è una domanda che viene posta a tutti i pazienti anche se non terminali e che potrebbe ricevere una risposta negativa dettata da una costrizione morale.

La legge, d'altro canto, favorisce anche scelte non consapevoli: il comma 3 dell'articolo 1 permette al paziente di "rifiutare in tutto o in parte di ricevere le informazioni (sulle proprie condizioni di salute) ovvero indicare i familiari o una persona di fiducia incaricati di ricevere informazioni in sua vece".

Come farà il paziente che ha rifiutato di ricevere informazioni ad esprimere un rifiuto di terapie "libero e informato"?

La legge facilita le decisioni di persone non consapevoli e si disinteressa della loro libertà nell'esprimere il consenso.

10. L'operatività del principio del consenso informato.

Cosa permetterà questa regolamentazione?

Si è detto del caso Welby che – come il caso Englaro – viene autorizzato con la legge: quando il paziente chiederà l'interruzione delle terapie – quindi anche della respirazione artificiale – il macchinario dovrà essere spento o staccato e il paziente morirà.

Allo stesso modo potrà essere rifiutata o interrotta ogni terapia, anche salvavita.

La previsione che il consenso possa essere revocato (e non soltanto rifiutato prima che la terapia sia intrapresa) muta decisamente la situazione. Già oggi ognuno di noi, se è maggiorenne ed è adeguatamente informato, può rifiutare una terapia che il medico ritiene necessaria e il medico (salvo i casi di trattamenti sanitari obbligatori) non può costringermi ad assumerla e si deve astenere (si pensi, ad esempio, ad un'operazione chirurgica).

La possibilità per il paziente di revocare una terapia già in atto fa sorgere l'obbligo di interromperla e, quindi, crea – nella maggior parte delle situazioni – la nascita di un obbligo giuridico di fare (cioè di uccidere) che grava sul medico.

Per questo obbligo non è prevista alcuna obiezione di coscienza.

11. Le Disposizioni anticipate di trattamento.

L'articolo 3 regola le "Disposizioni anticipate di trattamento": il mutamento del nome (da "Dichiarazioni" a "Disposizioni") vuole indicare il loro carattere vincolante nei confronti del medico.

In effetti, dice il comma 3 dell'articolo, "il medico è tenuto al pieno rispetto delle DAT"; l'unica eccezione – ma occorre l'accordo del fiduciario o dei familiari della persona non più capace di autodeterminarsi – è costituita dal caso in cui "sussistano motivate e documentabili possibilità, non prevedibili all'atto della sottoscrizione, di potere altrimenti conseguire concrete possibilità di miglioramento delle condizioni di vita".

Anche per le DAT il legislatore si disinteressa del tutto della libertà effettiva di chi le effettua e, soprattutto, della sua effettiva informazione (che, per di più, è in buona parte impossibile perché si tratta di disposizioni formulate per un futuro incerto, senza che il soggetto possa davvero rendersi conto delle condizioni in cui forse si troverà); si limita a pretendere che esse siano redatte in forma scritta "davanti ad un pubblico ufficiale, ad un medico o a due testimoni" (art. 3 comma 4), senza nemmeno specificare chi debba essere il pubblico ufficiale e rendendo opzionale la presenza del medico.

Tanto è disinteressato il legislatore delle formalità e della garanzia che esse dovrebbero dare all'interessato, da stabilire, all'art. 5, che sono validi come DAT le dichiarazioni illegittimamente depositate presso i Comuni o i notai fino a questo momento.

Abbiamo già detto che le DAT, od il testamento biologico, altro non sono che un inganno nei confronti delle persone che, credendo di tutelare la propria dignità nella malattia e senza rendersi conto delle reali condizioni in cui potranno trovarsi, daranno il via libera al loro abbandono terapeutico, così rischiando di non essere curate adeguatamente quando ciò sarà invece possibile.

Questo dimostra l'esperienza del testamento biologico nel mondo, così come dimostra l'incapacità dei fiduciari di comprendere e rispettare davvero la volontà del dichiarante.

12. A cosa servono il consenso informato e le DAT?

I due istituti servono certamente a determinare la morte anticipata del paziente in conseguenza del rifiuto di terapie o di revoca del consenso, ma non servono né a garantire al paziente terapie migliori, né a vincolare il medico ad eseguire determinate terapie.

Secondo l'art. 1, comma 9 della legge "il tempo della comunicazione tra medico e paziente è da considerarsi tempo di cura"; affermazione che forse potrà sollecitare i medici a prestare maggiore attenzione ai pazienti, ma che nasconde l'ideologia del consenso informato: il paziente viene curato anche se, in conseguenza del colloquio, viene lasciato morire per la mancata erogazione di terapie salvavita.

Le terapie sono quelle indicate dal medico, ma la legge non stabilisce alcun obbligo per il medico di indicare la migliore terapia. Cosicché, a norma del comma 2, "è promossa e valorizzata la relazione di cura e di fiducia tra paziente e medico il cui atto fondante è il consenso informato nel quale si incontrano l'autonomia decisionale del paziente e la competenza professionale, l'autonomia e la responsabilità del medico": parole assai vaghe, che in realtà comportano un obbligo per il medico di non erogare o interrompere terapie e una sua discrezionalità in caso il consenso sia prestato.

Ecco l'ulteriore illusione per i firmatari delle DAT.

Se essi sperano di obbligare i medici a mantenerli in vita, curandoli al meglio e con ogni mezzo necessario, si sbagliano: nella DAT essi esprimeranno "le proprie convinzioni e preferenze in materia di trattamenti sanitari", ma ad essere vincolanti per il medico saranno solo "il consenso o il rifiuto rispetto a scelte terapeutiche".

L'obbligo è solo per la morte, non per la vita!

13. Quale medico?

L'art. 1 comma 7 della legge contiene il secondo fulcro centrale del progetto, anch'esso nascosto alla generalità dei cittadini, ma ben presente ai proponenti: "Il medico è tenuto a rispettare la volontà espressa dal paziente e, in conseguenze di ciò, è esente da responsabilità civile o penale".

La norma è ribadita per le DAT: "Fermo restando quanto previsto dal comma 7 dell'art. 1, il medico è tenuto al pieno rispetto delle DAT …".

Siamo al termine del percorso che ha avuto inizio con la contestazione della figura del "medico paternalista", che decideva delle terapie da erogare o meno senza interpellare il paziente e senza nemmeno informarlo adeguatamente.

Che davvero esistessero medici così è assai dubbio: la storia ha tramandato figure luminose di medici coraggiosi ed eroici e davvero impegnati a curare adeguatamente i propri pazienti; quello che è certo è che del medico disegnato da questo progetto di legge non possiamo che diffidare.

L'obiettivo esplicito è: nessuna responsabilità civile e penale! Per raggiungere questo risultato, la legge indica una strada ben precisa al medico: cura ed agisci solo se hai in precedenza ottenuto un consenso scritto che ti metta al riparo; altrimenti astieniti.

Quindi: fai quello che ti ordina il paziente e nient'altro.

In realtà, il "prezzo" di questa esenzione di responsabilità tanto agognata dai medici è molto più alto: egli deve essere disposto anche ad uccidere le persone. Lo sappiamo: così come, secondo alcuni, "il buon medico non obietta" e quindi è disposto ad uccidere i bambini su richiesta, più in generale i modelli di "buoni medici" sono Mario Riccio e i sanitari che hanno accuratamente annotato e seguito l'agonia di Eluana Englaro, sempre ottemperando al "consenso informato" del paziente o del tutore della incapace.

Il buon medico è quello che uccide su richiesta?

Non basta; questo medico non è libero nemmeno rispetto allo Stato e alle Direzioni dell'ospedale dove lavora: l'art. 1, comma 10 del progetto stabilisce che "ogni azienda sanitaria pubblica o privata garantisce con proprie modalità organizzative la piena e corretta attuazione dei principi di cui alla presente legge, assicurando l'informazione necessaria ai pazienti e l'adeguata formazione del personale".

Quindi, di fronte a tutori che negheranno il consenso a terapie salvavita, saranno le Direzioni ospedaliere a mettere in riga i medici riottosi e, se necessario, a licenziarli quando tenteranno di continuare a curare il paziente.

Questo medico che esegue gli ordini non può, ovviamente, usare la propria coscienza, umana e professionale: cosicché, in questo avanzare del "totalitarismo gentile", non è certo frutto di una dimenticanza il fatto che - sebbene la natura dell'attività abortiva e dell'interruzione di terapie salvavita sia la medesima: una persona viene volontariamente e consapevolmente uccisa su richiesta di colui al quale la legge attribuisce questo potere – l'obiezione di coscienza non sia affatto contemplata (e, siamo certi, non sarà affatto tollerata).

14. Le ulteriori conseguenze della legge.

Se venisse approvata una legislazione come quella commentata, quali sarebbero le evoluzioni prevedibili?

L'esperienza di tanti paesi è eloquente.

In primo luogo potrebbe affermarsi il principio (o la prassi) secondo cui l'uccidere mediante interruzione delle terapie non sia un atto esclusivamente riservato al medico,

ben potendo eseguirlo anche un infermiere: si ricordi che gli infermieri sono stati espressamente coinvolti dal decreto della Corte d'appello di Milano nell'uccisione di Eluana Englaro e, d'altro canto, alcune attività potrebbero essere semplici.

Forte sarà, poi, la spinta verso l'uccisione diretta dei pazienti.

Diciamolo brutalmente: invece di riservarle tre giorni di agonia, non sarebbe stata una soluzione migliore per Eluana Englaro una iniezione letale?

Non c'è dubbio che, dal punto di vista normativo, sarebbe difficile giungere a questo punto: la presenza di medici e il divieto di eutanasia attiva sono funzionali alla finzione che le uccisioni che saranno compiute abbiano la natura di trattamenti sanitari; una finzione che, del resto, è adottata anche per l'aborto legale (si finge che l'intervento abortivo sia eseguito per il pericolo per la salute della donna) e per la fecondazione extracorporea (non a caso definita "medicalmente assistita" dalla legge 40 del 2004, nonostante le tecniche non curino nessuna malattia e, al contrario, determino la morte di innumerevoli embrioni).

Tuttavia la prassi potrebbe ben presto superare la realtà normativa che – secondo lo spirito odierno – dovrebbe allora adeguarsi.

Infine, è evidente che la regolamentazione svuoterà dall'interno il divieto di omicidio del consenziente e di aiuto al suicidio presenti nel codice penale.

Del resto, il concetto di "salute" come "completo benessere psicofisico" che ben conosciamo permette di ricomprendere nell'ambito sanitario situazioni in cui la salute non entra per nulla.

Arriveremo ad una depenalizzazione di questi reati o, quanto meno, ad una riduzione delle pene edittali?

 

Giacomo Rocchi
su richiesta del Consiglio Direttivo del Comitato Verità e Vita
Bologna, 23 gennaio 2016 - http://www.comitatoveritaevita.it/pub/editoriale_read.php?read=424

Argomento: Vita

 Avvenire e il dovere di avere qualche cosa da dire


 di Renzo Puccetti

Sulla morte del Dj Fabo, nato Fabiano Antoniani, molto si è scritto e per un po' ancora si scriverà. Poi, come inevitabile, l'emozione e il clamore passeranno e per alcuni rimarrà il silenzio della morte, del cadavere e della tomba, per la massa quello del trentanovenne deceduto in un villino di Zurigo secondo il protocollo suicidario svizzero, sarà un caso pietoso e controverso che ha preso il suo navigare nel passato.

I giornali di ieri hanno dedicato ancora grande spazio al fatto e così ha fatto anche Avvenire, quotidiano della Conferenza Episcopale Italiana, con alcuni interventi molto belli, tra cui quelli del palliativista Marco Maltoni e del fisiatra Angelo Mainini che ha seguito Fabo.

L'editoriale di Avvenire è stato affidato al professor Giuseppe Savagnone, storico e filosofo universitario, di cui ricordo una squisita conversazione sul gender nella sua magnifica Sicilia prima di un congresso. Come allora, accanto ad elementi di assoluta identità di vedute, devo registrare punti su cui non posso dire di concordare con le riflessioni di Savagnone sul caso Antoniani.

Trovo molto acuta la risposta dell'editorialista di Avvenire e a coloro che accusano l'Italia di non conformarsi alle legislazioni eutanasiste di altri Paesi: "È vero", scrive Savagnone, "L’Italia forse è l’unica democrazia matura a non ammettere alcuna forma di eutanasia. Ma è rimasta anche l’unica a non alzare muri per bloccare l’ingresso dei migranti e a continuare a spendere soldi per cercare di salvare vite umane dalla morte per annegamento".

Touché, la contraddizione tra individualismo etico e comunitarismo sociale è infilzata. E concordo con Savagnone anche nello stigmatizzare la strumentalizzazione ideologica di un caso "in cui tutte le forme di pudore sono sistematicamente travolte dalla logica dello spettacolo". Un primo elemento di distanza dall'analisi di Savagnone risiede nel fatto che la spettacolarizzazione, in questo caso, così come in quello Welby, non è avvenuta senza il consenso del protagonista della vicenda.

Proprio il rispetto della ragione e della volontà di cui gode la persona mi obbliga a prendere atto che Fabo ha scritto pubblicamente al presidente della Repubblica, ha rilasciato un'intervista alle Iene, appare ritratto con un logo apposta coniato: "Fabo libero, per vivere liberi fino alla fine". L'ex Dj ha sì commesso l'omicidio di se stesso, ma prima di questo si è reso protagonista di una campagna affinché ciò che lui ha fatto fosse un diritto legalmente riconosciuto in Italia. Questa cosa ha un nome e si chiama azione politica.

Il suo fine è una legge per l'eutanasia e l'auto-eutanasia. Per questo non concordo con Savagnone quando egli afferma di non avere "nulla da dire sulla tragica scelta di questa persona". Al contrario di Savagnone, e dato per scontato il riconoscimento della tragicità e della sofferenza di Fabo, io ho molto da dire sulla sua scelta. Questa, così come ogni atto moralmente rilevante, chiama in causa la ragione e la libertà della persona ed è soggetta al giudizio morale di chi la compie, come di chi, facendo parte di una comunità sociale, direttamente o indirettamente ne risulta toccato.

Questo non significa giudicare la persona, ma ciò che la persona compie è giudicabile, tanto più se costituisce un atto politico. Fabo non ha chiesto aiuto per la sua sofferenza, o meglio l'ha fatto per un periodo, come rivela il dottor Mainini, ma ad un certo punto la sua richiesta è cambiata ed è diventata quella di morire per non soffrire più, una richiesta chiaramente eutanasica, attuata mediante suicidio assistito.

Il magistero della Chiesa e la scienza danno dell'eutanasia la stessa definizione: "L'atto o la pratica di uccidere o consentire la morte degli individui irrimediabilmente malati o feriti in modo relativamente indolore per motivi di pietà", è la definizione del dizionario medico Merriam-Webster, praticamente coincidente con quella fornita dalla Congregazione per la Dottrina della Fede nel 1980 nel documento Iura et bona. Fabo si è auto-eutanasizzato. Non concordo con Savagnone quando egli afferma che nel caso Welby "si sarebbe potuto valutare il peso di quell’accanimento terapeutico che anche la morale cattolica condanna e, di conseguenza, il diritto etico della persona di rinunziare all’uso di mezzi eccezionali e senza speranza di guarigione".

Presentare in questo modo il caso Welby non credo sia rendere giustizia alla verità fattuale. Come Fabo, anche Welby scrisse al presidente della Repubblica, partecipò alla campagna mediatica radicale, e non chiese di interrompere la terapia perché non più proporzionata, o di alleviare la sofferenza. Nella sua lettera scritta a Napolitano si legge: "la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie e? oggi nella mia mente piu? chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia". È la motivazione era esplicitata in quello stesso scritto: "Ciò che mi è rimasto non è più vita – è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche".

Per Welby "Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico". L'antropologia soggiacente è evidente: la vita è tale, è degna di essere vissuta, se e fino a quando determinate condizioni sono adempiute, in loro assenza rimangono solo funzioni biologiche. Prendere atto della volontà di Welby di attuare l'eutanasia rifiutando i funerali religiosi da parte della diocesi di Roma, seppure considerato allora un'offesa, fu in realtà un atto di grande rispetto per il libero arbitrio di Piergiorgio Welby.

Ha ragione Savagnano ad evidenziare la differenza tra Fabo e Eluana, la donna deceduta dopo interruzione della nutrizione e idratazione assistita su richiesta del tutore, il padre, mediante ricostruzione giudiziaria, retrospettiva e indiziaria delle volontà della figlia. Tuttavia si dovrebbe prendere atto che anche in questo caso l'intenzione fu chiaramente eutanasica; "Eluana, purosangue della libertà" fu lo slogan martellante di quei giorni. La triade eutanasica nei casi Welby, Eluana, Fabo è sempre presente: vita indegna di essere vissuta, intenzione pietosa, mezzi idonei a provocare la morte. Volontaria o involontaria, con mezzi omissivi o commissivi, si tratta di aspetti accidentali, non sostanziali.

Il testamento biologico è solo lo strumento giuridico strumentale messo in piedi per affiancare questi casi pilota ad accelerare quel cambio di paradigma auspicato e predetto da Maurizio Mori: "dal vitalismo ippocratico", ad "un aurorale controllo della propria vita da parte delle persone". Se qualcuno dalle parti della CEI dovesse accondiscendere sarebbe tragico e scandaloso.

 

da: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-avvenire-e-il-doveredi-avere-qualchecosa-da-dire-19095.htm

Argomento: Vita

 La morte di Fabiano Antoniani, 40 anni compiuti il 9 febbraio scorso, il dj rimasto cieco e tetraplegico dal 2014, in seguito ad un incidente stradale – e recatosi in Svizzera per porre fine a quella che considerava «una lunga notte senza fine» – è al centro, come prevedibile, di un dibattito inteso, senza dubbio appassionato, ma estremamente disonesto, nel quale le imprecisioni abbondano a tutto vantaggio di una lettura emotiva e non ragionata dei fatti. Per cercare di rimettere ordine, ritengo opportuno mettere a fuoco alcuni aspetti fondamentali, al di là dei quali l’intera vicenda continuerà ad essere equivocata.  Anzitutto, c’è da dire che Dj Fabo non era un paziente terminale dilaniato dalle sofferenze fisiche. Era, certo, una persona colpita da una condizione molto grave e senza, sulla base delle conoscenze attuali, concreta prospettiva di ripresa, ma non stava morendo. Versava cioè in una situazione serissima, ma la malattia e l’accanimento terapeutico – che si concreta nella somministrazione di cure inutili, sproporzionate o addirittura controproducenti per la salute di un paziente – non c’entravano affatto col suo stato. Sostenere il contrario, molto semplicemente, significa ignorare i contorni dell’intera vicenda.

Una vicenda – secondo aspetto da considerare – che non si è conclusa con un’eutanasia ma, più precisamente, con un suicidio assistito. L’eutanasia propriamente detta, infatti, è legale solo nei tre paesi del Benelux (Paesi Bassi, Belgio e Lussembugo), mentre Dj Fabo era stato accolto per morire nella clinica Dignitas di Forck, ad una decina di chilometri da Zurigo, poiché in Svizzera il suicidio assistito è legale. Come mai i media, da bravi, preferiscono parlare di eutanasia? La risposta è semplice: perché sono molti più gli italiani favorevoli all’eutanasia che al suicidio assistito. E chi vuole condizionare l’opinione pubblica, lo sa benissimo.

Un terzo aspetto da considerare è strettamente procedurale. Dignitas stessa, infatti, tiene a precisare che «per ogni singolo caso, un viaggio di questo genere, il colloquio con un medico, la redazione di una ricetta e il suicidio assistito è preceduto da un iter DIGNITAS che normalmente richiede fino a tre mesi, ma che può durare anche più a lungo. Solo dopo questa procedura preparatoria, entro tre o quattro settimane, potrà aver luogo il suicidio assistito» (Come funziona Dignitas, p.4). Ora, come sappiamo Dj Fabo è morto ieri, lunedì 27 febbraio. Ecco, anche se molti non lo fanno osservare, non si tratta di una data casuale.

Per un motivo semplice: è lo stesso giorno in cui era stato calendarizzato dalla conferenza dei capigruppo della Camera dei Deputati, l’inizio della discussione del disegno di legge sulle direttive anticipate e sul consenso informato. Ora, possibile che una morte che richiede – secondo Dignitas – un iter di diverse settimane, sia avvenuta proprio in questa data, o forse tutto ciò risponde ad un disegno politico? Pare il caso di chiederselo. Di certo la tempistica, come si è visto, dà da pensare. Inclusa quella di diffusione della notizia. A chi non l’avesse notato, infatti, ricordiamo che dj Fabo è morto alle 11:40, neppure dieci minuti dopo – alle 11:48 – Marco Cappato, che lo aveva accompagnato in Svizzera, ha twittato “la notizia”, che alle 11.55 era già il titolo di apertura di tutte le grandi testate nonché quella di tutti i telegiornali. Nessun complottismo, sia chiaro, ma se qualcuno avesse cinicamente pianificato a tavolino il tutto, per dare una eco mediatica massima a questo fatto, non avrebbe potuto fare di meglio. A questo punto, uno potrebbe intelligentemente obiettare che si sta parlando di una morte per suicidio assistito, mentre il Parlamento si sta occupando di biotestamento.

Ebbene, questo qualcuno coglierebbe nel segno nell’evidenziare che o le due cose – il suicidio assistito di Fabo e il testamento biologico – sono disgiunte, oppure strettamente connesse pur sembrando distinte. L’ipotesi corretta è la seconda. Infatti, anche se formalmente il suicidio assistito in Italia è punito (smettiamola, per piacere, di mentire dicendo che in Italia una legge non c’è: esiste eccome, e sanziona quello che correttamente definisce omicidio del consenziente), introducendo il biotestamento, apripista dell’eutanasia omissiva, si mira a renderlo presto legale, magari grazie a qualche sentenza “creativa” della magistratura. Morale della favola, al di là del dolore per la morte del quarantenne italiano, quella che resta è la sensazione d’aver assistito ad un macabro teatrino allestito per condizionare l’opinione pubblica. Nascondendo alla gente molte curiose coincidenze così come il fatto che laddove si riconosce il diritto a morire, la morte si fa cultura e porta oltre l’immaginabile. Cito due esempi soltanto. Il primo è quello dell’Oregon, dove il suicidio assistito è legale dal 1998, e dove il tasso di suicidi nella popolazione generale è del 49% più elevato rispetto alla media nazionale; la stessa Svizzera ha un tasso di suicidio circa doppio a quello italiano.

Il suicidio assistito può favorire una tendenza al suicidio? Così sembrerebbe, ma non ve lo raccontano: i dubbi seri, a chi fa propaganda, non interessano. Secondo esempio per riflettere. E’ la storia di Anne, un’insegnante britannica recatasi pure lei nella clinica Svizzera Dignitas per ottenere il suicidio assistito. Il motivo? Non riusciva ad adattarsi alle tecnologie e ai tempi moderni, ai computer e alle e-mail, e anche al consumismo e ai fast food. Perciò ha chiesto di morire ed è stata accontentata: ne parlava Repubblica il 7 aprile 2014. Non è una bufala. Le bufale le raccontano i promotori della cosiddetta autodeterminazione assoluta, che da una parte allestiscono teatrini di morte, e dall’altra ci fanno credere che la contrarietà al suicidio sia un valore cattolico, quando basterebbe leggersi Immanuel Kant: «Chi si toglie la vita […] si priva della sua persona. Ciò è contrario al più alto dei doveri verso se stessi, perché viene soppressa la condizione di tutti gli altri doveri» (Lezioni di etica, Laterza, Bari, 2004, pp. 170-171). Che dire? Mentono, mentono sempre. Ed hanno i media dalla loro. Ma non il buon senso, che rimane esclusiva degli apoti, quelli che non la bevono.

Giuliano Guzzo

https://giulianoguzzo.com/2017/02/28/dj-fabo-la-morte-e-quello-che-ci-nascondono/

Argomento: Vita

 Sapere che un uomo che nella sua vita e fino alla fine ha fatto tanto male, come Marco Pannella, abbia però goduto dell’amicizia di un sacerdote, è in qualche modo consolante. Si può sperare che quel filo con Dio che non si è mai spezzato possa aver provocato almeno alla fine un ravvedimento, un pentimento, per salvare la sua anima.

 Ma la speranza si fa amarezza sapendo che quel sacerdote è monsignor Vincenzo Paglia, ex vescovo di Terni (diocesi da lui ridotta sull’orlo della bancarotta), disastroso ex presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, da pochi mesi presidente della Pontificia Accademia per la Vita nonché cancelliere dell’Istituto Giovanni Paolo II per la Famiglia, istituti dove ha iniziato una sistematica opera di demolizione di quanto voluto da san Giovanni Paolo II.

Ma non è da queste “medaglie” che nasce l’amarezza: per capirne il motivo invece basta ascoltare il video che da due giorni rimbalza da un sito all’altro scandalizzando migliaia e migliaia di semplici cattolici. Si tratta dell’intervento che il presidente della Pontificia Accademia per la Vita ha fatto lo scorso 17 febbraio in un evento organizzato dal Partito Radicale per presentare l’autobiografia (postuma) di Marco Pannella (clicca qui per il video).  

Ovvio che chi ha condiviso un’amicizia vera con una persona, anche se proveniente da esperienze diverse e perfino opposte, cerca di valorizzarne l’umano, ma nelle parole di monsignor Paglia non c’è l’affetto dell’amico che ha condiviso un dialogo sincero sulla verità della vita; c’è invece l’entusiastica adesione all’ideologia che ha mosso Pannella e che oggi continua a muovere i suoi seguaci. Un’ideologia figlia e amplificatrice di quella che san Giovanni Paolo II definiva "cultura della morte":

Pannella è direttamente responsabile degli oltre sei milioni di bambini uccisi con l’aborto volontario, è stato uno dei più tenaci distruttori della famiglia, è all’origine delle campagne per l’eutanasia che stanno dando il colpo di grazia al nostro popolo. E poi la droga, la prostituzione, le coppie gay, il controllo delle nascite: tutto ciò che  è il rovesciamento del piano creatore di Dio ha trovato in quest’uomo e nei suoi seguaci dei fanatici missionari dediti al proselitismo.

Un uomo con un fardello così pesante sulla sua coscienza avrebbe avuto bisogno di un uomo di Dio capace di richiamarlo alla sua verità; è stato invece “punito” con un sacerdote che l’ha giustificato ed esaltato nella sua perversione e ora sente anche il bisogno di annunciarlo al mondo: «Marco era un uomo di grande spiritualità», «la sua è una grande perdita per questo nostro paese», «un uomo spirituale che ha combattuto e sperato contro ogni speranza, come dice San Paolo», «una storia per la difesa della dignità di tutti», «ha speso la vita per gli ultimi», «un tesoro prezioso da conservare», «un uomo che sa scendere nella profondità e sa aiutarci a sperare», «ispiratore di una vita più bella per il mondo che ha bisogno di uomini che sappiano parlare come lui».

Non bastasse, ci arriva anche la lezioncina, perché Pannella – dice ammiccante Paglia - «rimproverava noi cattolici perché lasciamo da parte il Vangelo». Ah, sarà per questo allora che si è dato tanto da fare per cancellare ogni traccia di cattolicesimo.

Nessuno più di Pannella in Italia ha lavorato contro la vita e contro la famiglia, e a tesserne le lodi è colui che è presidente della Pontificia Accademia per la Vita ed è stato a capo del Pontificio Consiglio per la Famiglia. Non ci sono parole sufficienti per esprimere lo sdegno e il disgusto per questa esibizione.

Ma, se possibile, non è questa la cosa più grave. Perché l’elogio di Pannella fatto da monsignor Paglia svela anche la prospettiva culturale che muove – con Paglia - una parte influente della Chiesa. Ha detto il monsignore: «Oggi è indispensabile trovare una prossimità che unisce i diversi per edificare una unità di disegno o una unità che abbracci tutti»; e ancora: «Contro i muri, Marco è figura che parla di universalità, libertà per la costruzione», «speranza in un mondo che si ricomponga».

La prosa non è fluida ma il concetto è chiaro: la prospettiva è l’unità del genere umano guardando a ciò che unisce; popoli, culture e religioni che devono fondersi, rinunciando alle proprie identità, per poter diventare una cosa sola. E la Chiesa al servizio di questa utopìa che, peraltro, ha all’Onu i suoi teorici. Non si annuncia più Cristo ma i valori umani comuni; si parla di Gesù ma in funzione di un non meglio chiarito servizio all’umanità; non si lavora per portare tutte le genti a Cristo, ma Cristo è il pretesto per perdersi nel pensiero unico dominante. Insomma, quello che si persegue è la fine della Chiesa.


Riccardo Cascioli, per La Nuova Bussola http://www.lanuovabq.it/it/articoli-pontificiaaccademiadella-morte-19052.htm

Argomento: Chiesa

 Difendere la libertà di opinione dei cattolici
è difendere la libertà di tutti

Come vescovo, ho il compito di guardare lontano, e a volte vedo delle cose che non riguardano soltanto noi cattolici, ma tutta la comunità civile. Scrivo per dare un segnale d’allarme finché siamo in tempo, finché l’astio delle parti non prende il sopravvento sul buon senso. Scrivo a tutti gli uomini di buona volontà e di intelligenza di qualsiasi parte politica o religiosa. Scrivo perché vedo nubi oscure profilarsi all’orizzonte.

L’immagine di riferimento. Il 20 agosto 2011 ero alla Giornata Mondiale della Gioventù del 2011 a Madrid. Ero Responsabile di Pastorale Giovanile e al sabato sera mi trovavo con due milioni di giovani alla veglia con il S. Padre all’aeroporto Cuatro Vientos, il più antico della Spagna. Già, Cuatro Vientos: un nome, una garanzia. Ad un certo punto sento soffiare con insistenza un vento proveniente da dietro di noi. Mi volto e vedo dense e oscure nubi con i tipici pennacchi filamentosi che arrivano fino a terra. Così appare la pioggia da distante. Il fatto che si trovassero proprio dalla parte dalla quale proveniva il vento significava che quelle nubi erano dirette verso di noi. Ci avrebbero messo circa 20 minuti. Ho passato voce ai giovani di organizzarsi a quattro a quattro: ciascuno di noi aveva in dotazione un telo di plastica. Uno sarebbe servito per coprire quattro zaini, uno per farci stare sopra quattro persone, preservandole dalle acque che avrebbero potuto scorrere o accumularsi al suolo, altri due per coprire, rimboccando il telo di sotto, i quattro giovani. In quel modo ci siamo salvati da un diluvio intenso e insistente che si è abbattuto sul campo interrompendo la veglia con Papa Benedetto XVI. A sei anni di distanza, con un altro ruolo, sono qui a fare sostanzialmente lo stesso: avvertire di un pericolo.

Le nubi all’orizzonte. In Francia la camera ha votato una legge che d’ora in poi consentirà di punire con due anni di carcere e fino a 30.000 euro di multa chi s’impegna per la vita e contro l’aborto usando anche i canali della comunicazione digitale.

Il vento che tira. È il vento di un reato di opinione e il vento che tira da quella direzione si chiama dittatura. Agli albori di ogni dittatura tira il vento del reato di opinione o di discriminazione, con il quale si cerca di eliminare chi non ha il pensiero “conforme”. Non potendo toccare i pensieri ci si limita a censurare le opinioni. E qui sta il confine tra la dittatura e la democrazia: la democrazia punisce i comportamenti, la dittatura non consente di esprimere liberamente le opinioni e le punisce.

La visione strategica. In questi anni come vescovo ho partecipato a molte giornate commemorative riguardanti la resistenza, l’olocausto, le foibe e altri momenti della vita civile che hanno fatto risaltare il bene della democrazia che abbiamo ereditato dai nostri padri a seguito di tragici momenti di perdita di essa nel nostro passato recente. Si sono scritte pagine di storia di altissimo valore a prezzo di grandi sacrifici. Oggi viviamo orgogliosamente nella nostra democrazia. Tuttavia essa è fragile, esposta com’è alle pressioni sociologiche della manipolazione di massa prima di tutto a livello della comunicazione sociale. È sotto gli occhi di tutti che non siamo in un’epoca di grandi statisti: un grande statista per esercitare il suo dono deve essere eletto. E per essere eletto deve essere un grande comunicatore. Questa dote, sempre più importante, sfronda in misura crescente il numero dei grandi statisti che possono mettere a frutto il loro talento. La nostra democrazia va difesa. E oggi l’attacco viene dalla parte della sociologia e della comunicazione sociale che, usate in modo improprio, possono diventare gli strumenti della manipolazione di massa e della dittatura.

Giocare d’anticipo. Ogni forma di dittatura va riconosciuta sul nascere, anche nelle sue nuove forme, prima che inneschi le sue mortali dinamiche di parte. Le idee delle dittature cambiano, ma lo stile rimane lo stesso ed è liberticida. Dobbiamo fare quadrato e dire di no al reato d’opinione, dire di no a ogni tentativo di impedire l’espressione delle proprie idee. Perché le nostre memorie civili, che sono patrimonio essenziale e irrinunciabile di tutti, cattolici e non, non vengano retrocesse a memorie di parte, valide e condivisibili soltanto per alcuni. Non temo la persecuzione. Temo la rassegnazione, che apre la strada all’orribile spettacolo del volto dell’uomo sfigurato dalla spietatezza.

mons. Guido Gallese

da: http://lavocealessandrina.it/2017/02/23/difendere-la-liberta-di-opinione-e-difendere-la-liberta-di-tutti/

Sarò un sentimentale. Sarò un romantico. Sarò un retrogrado integralista trapiantato dal medioevo. Insomma, sarò quel che vi pare, ma io non mi rassegno.

I fatti: un genitore della provincia di Vicenza mi ha inviato copia di un libricino in uso a sua figlia di quinta elementare. Il titolo del libro è “Col cavolo la cicogna”, scritto e diffuso dal dott. Alberto Pellai, guru dell’educazione sessuale molto ben introdotto anche nel mondo cattolico. L’autore – con la sua fatica - si ripromette di andare a insegnare ai nostri figli come conoscere “Tutta la verità sull’amore e sessualità”.

Considerando la natura della pubblicazione, il sottotitolo mi pare un tantino borioso, ma tant’è…

Io però vengo dalla generazione romantica e cavalleresca e per me – seguendo le poche parole di mio padre in merito – le donne non si toccano neanche con un fiore, quindi leggere che a bambini e bambine di 9 anni (dicasi nove anni) si spieghi - con dovizia di particolari e con l’ausilio di immagini dettagliate (vedi pagina 114) - il funzionamento della vulva, del meato uretrale e del clitoride mi provoca qualche fastidio. Quando poi leggo a pag. 137 che “due persone che si amano molto (…) Possono decidere di fare l’amore cioè di esprimere quello che provano in un modo molto speciale: stanno molto vicini e così l’uomo può far entrare il suo pene nel corpo della donna attraverso l’apertura della vagina”, il fastidio lascia posto all’orrore.

Si, avete capito bene, orrore. Sono infatti convinto sia orribile trasmettere ai bambini di nove anni nozioni di meccanica sessuale quando magari non l’hanno chiesto e comunque non hanno né gli strumenti né la capacità di reggere l’immenso portato emozionale, psicologico e relazionale dell’amore. Stiamo togliendo ai nostri figli la magia della vita, la poesia dei corpi e delle anime, il mistero dell’amore, sostituendo il tutto con tristi pubblicazioni in ossequio agli “Standard dell’educazione sessuale” dell’OMS.

Penso sia orribile che tutto questo sia veicolato da libricini scolastici, con tanto di “compitino” per riempire le paroline mancanti in fondo al testo…. Sono soprattutto terrorizzato che tutto questo avvenga a scuola, in un contesto di algida e comunisteggiante “pubblica istruzione”.

Ci sono cose che un uomo deve apprendere da suo padre e una donna deve apprendere da sua madre. E poi ci sono cose che ciascuno deve scoprire da solo. Da sempre spetta ai genitori il compito di custodire e tramandare il segreto della vita, quel segreto che ci rende pienamente umani, in cui riposa tutta la nostra forza e tutta la nostra dignità, quel segreto che porta l’uomo a sfiorare l’eternità, a sfidare il tempo e la morte, a toccare il cielo. Con questi libricini stiamo demandando a ignoti “specialisti” – per bravi che siano – il più prezioso dei legati che un genitore può lasciare ai suoi figli.

La generazione che verrà, sarà espertissima di tecniche sessuali. A 5 anni il sesso fetish, come proposto da:“Piselli e farfalline” di Vittoria Facchini, dove un uomo adulto nudo succhia i piedi di una donna altrettanto nuda e la didascalia informa che “ai corpi e ai cuori fa piacere assaggiare tutti i sapori, sentire i profumi e gli odori”. A nove anni il sesso “del missionario” come proposto dal libro del cavolo. Poi magari a 16 il sesso gay come al liceo di Perugia, poi le varie perversioni catalogate sui siti porno in una infinita girandola del sesso discount, per presto approdare al non senso...

I ragazzi conosceranno fin da giovanissimi come si fa a far sesso, ma non sapranno più – neppur da grandi - come si fa a far l’amore… Giovani nel corpo, ma morti nell’anima.

I dotti assicurano che questo sfacelo è in realtà il progresso che avanza e che tanto lo saprebbero dai compagni o dal cellulare e che così si prevengono le gravidanze indesiderate e le malattie veneree. Sicuri? Perché i fatti sono testardi: nei civilissimi Stati Uniti, dopo anni e anni di educazione sessuale di Stato nelle scuole elementari, assistiamo ad un record di gravidanze indesiderate tra le più giovani; lo stesso in Gran Bretagna e in Nord Europa, mentre nella arretrata e borbonica Italia, dove fino a pochi anni fa erano i genitori a educare i loro figli, i tassi di gravidanza tra le under 14 sono tra i più bassi al mondo. Tassi ovviamente in leggera crescita, visto il proliferare della stramaledetta educazione sessuale di Stato fin dalla più tenera età…

Del resto non serve la fantascienza per capire che se a un ragazzino di nove anni spieghiamo a scuola come si fa a copulare non possiamo poi meravigliarci che passi in men che non si dica dalla teoria alla prassi, magari con la vicina di casa o con la compagna di banco. Perché non gli spiegargli come costruire una bomba? (Si, una bomba... Perché la potenza contenuta in quel gesto è una vera e propria bomba atomica, capace di portare vita o di portare morte a sé e agli altri a seconda dell’uso che se ne fa.) Noi stessi adulti non sappiamo governare l’immensa energia creatrice della sessualità, e pretendiamo che un libricino da 7 Euro faccia il nostro lavoro? Stolti.

Impariamo a tenere i nostri figli a casa nelle ore di educazione sessuale e profittiamo per legger loro “il piccolo Principe”, oppure raccontiamo loro di Ulisse e Penelope, di Amore e Psiche, di Ettore, di sua moglie e del loro piccolo Astianatte. Lasciamo che si commuovano leggendo di Tristano e Isotta, mostriamo nel cielo estivo le costellazioni di Perseo e Andromeda, sveliamo loro i misteri della vita affettiva con la bellissima storia di Tobia e Sara o con gli immortali versi di Dante e Shakespeare. Facciamo loro ascoltare la Turadont, portiamoli a vedere le statue di Canova o i dipinti di Chagall. E insegniamo loro la difficilissima arte del pudore, della verecondia, della riservatezza. Nutriamo la loro anima di amore, quello vero. Il corpo capirà da solo cosa fare quando l’anima avrà incontrato la sua anima. E quando sarà il momento. Senza fretta. Lasciando sempre spazio alla meraviglia.

Per carità, viviamo in una società pluralista, e ognuno insegni ai suoi figli quel che gli pare. Sappia però bene - chiunque avesse in mente di avvicinarsi ai miei di figli con il manuale del piccolo Kamasutra - che non tollererò cose del genere, abbiano o no il bollino di qualche ministero inutile, di qualche sessuologo di grido, di qualche università venduta o di qualche prete svampito.

Sappia inoltre che non sarò solo, visto che avremo cura di spiegare nel dettaglio agli altri genitori (compresi i numerosi amici mussulmani), quello che si sta cercando di inculcare più o meno subdolamente ai nostri figli. Siamo per l’accoglienza no? Sono sicuro che saprete rispettare e accogliere il mio, il nostro, punto di vista.

Anche perché nell’art. 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, nell’art. 30 della Costituzione e nell’art. 315 bis del Codice Civile c’è scritto che abbiamo ragione noi.

 

Simone Pillon

da EducazioneLibera del 23/2/2017

Argomento: Socialismo

 Molestie e aggressioni sessuali, in Germania un anno dopo Colonia non è cambiato niente

 

Dopo la Gran Bretagna, la nostra ricerca sulle persecuzioni e sulle violenze sessuali inflitte alle donne e alle giovani ragazze in Europa prosegue in Germania.

Il Paese dei fatti di Colonia, quando durante il capodanno del 2016 migliaia di donne furono aggredie a fatte oggetto di molestie da parte di immigrati arabi e nordafricani. All’epoca, fu necessario molto tempo prima che le autorità fornissero i numeri reali e inimmaginabili della notte di Capodanno.

Oggi, a distanza di un anno di tempo, la stampa tedesca continua a disegnare così il profilo degli autori di abusi sessuali nel Paese: "dall’aspetto straniero" (ausländisches Erscheinungsbild); "dai tratti somatici arabi" (arabischem Aussehen); "stranieri dal dialetto incomprensibile" (ausländischen, unbekannten Dialekt); "uomini dalla pelle scura" (dunkler Hautfarbe). Una vaghezza disarmante, una serie di eufemismi poco fantasiosi per mascherare qualsiasi riferimento alle origini e soprattutto alla fede di aggressori e molestatori.

Per dare un’idea del clima che si respira in Germania, abbiamo selezionato solo alcuni degli episodi registrati lo scorso mese. Il 6 gennaio un tredicenne, immigrato dalla Siria, ha aggredito sessualmente due ragazze in una scuola di Schwerin.
A Linden, un “individuo del sud" (südländisch) ha commesso gli stessi reati su una ragazza di 16 anni. L’uomo era con la ragazza sull'autobus, e quando l'ha vista scendere, l'ha seguita e molestata. Il 15 gennaio un uomo "dal dialetto straniero" ha aggredito una donna vicino al municipio di Metelen.
Lo stesso giorno, in una piscina pubblica di Bockum, cinque immigrati siriani di età compresa tra gli undici e i quattordici anni hanno aggredito due dodicenni.
Il 24 gennaio un immigrato siriano di quarantaquattro anni è stato arrestato con l'accusa di aver aggredito sessualmente più di venti donne a Wetzlar. Durante il processo, si è giustificato dalla accusa di averle leccate in faccia spiegando che si trattava di una pratica normale dei suoi costumi: "è così che si dimostra affetto per le donne".

Qualche giorno dopo è toccato a una donna di quarantasei anni essere aggredita su un treno a Stoccarda. Evidentemente all'uomo non era andata troppo a genio la richiesta della donna di togliere i piedi dal sedile, così lui ha deciso di fracassarle la testa contro il finestrino.
Su un altro treno, a Öhringen, una ragazza di diciassette anni è stata aggredita da un altro "uomo del sud", mentre un gruppo di dodici uomini "dalla pelle scura" infieriva su una ragazzina a Gelsenkirchen.
Il 20 gennaio si è concluso il processo contro Abubaker C., un ventisettenne pakistano che ha strangolato una signora anziana sul suo letto a Bad Friedrichshall, e poi dipinto versi del Corano sulle pareti della stanza. I pubblici ministeri hanno riferito che si è trattato di un omicidio a sfondo religioso: il musulmano sunnita ha assassinato la donna perché era una devota cattolica.  
I rapporti della polizia mostrano che l'emergenza di stupri e violenze, per mano di immigrati in Germania, non accenna a diminuire. 

Secondo un rapporto dell'ufficio della Polizia Criminale Federale (Bundeskriminalamt, BKA), nel 2013 i reati sessuali commessi da immigrati sono stati 599, una media di due al giorno.
Nel 2014 si è passati a 949 crimini sessuali, pertanto circa tre al giorno.
Nel 2015 se ne sono contati 1683, più o meno cinque al giorno.
Nei primi nove mesi del 2016 il numero di aggressioni sessuali ha raggiunto la soglia di 2790, dieci al giorno.
Considerando i crimini sessuali che non vengono denunciati, il numero effettivo di crimini sessuali legati a immigrati in Germania potrebbe essere almeno il doppio o il triplo di quelli registrati dalla polizia.
Secondo André Schulz, capo della Criminal Police Association, solo il 10% dei crimini sessuali commessi in Germania compaiono nelle statistiche ufficiali.
Del resto i dati forniti dalla Federal Criminal Police includono solo i crimini che sono stati risolti. E  secondo le statistiche della polizia, in media, solo la metà dei casì vengono risolti.

I dati, inoltre, non coprono i casi provenienti dalla Renania Settentrionale-Vestfalia: il più popolato dei Lander tedeschi e quello con il maggior numero di immigrati.
Ma soprattutto, come ci ha insegnato la vicina Inghilterra, anche nella terra della signora Merkel si tende ad omettere il riferimento agli immigrati, alle loro origini o alla loro fede, nelle notizie di reato.
C'è un sistema giudiziario isterico, che, ossessionato dalla privacy e dal politicamente corretto, aggrava il problema, imponendo ritardi imperdonabili. Sono tantissimi, infatti, i casi in cui passano mesi prima che venga pubblicata l'immagine degli immigrati ricercati.
L'apatia del governo tedesco ci porta a domandarci se lo scopo di questo sistema, giudiziario, sociale, sia diventato paradossalmente quello di educare le società occidentali ad una sorta di “cultura dello stupro”, una cultura in cui molestie e aggressioni sessuali non vengono punite o accertate fino a in fondo, ancora una volta per non incrinare il muro del politicamente corretto in materia di immigrazione.

L’ennesimo frutto marcio del multiculturalismo, in una Europa che ormai sembra aver perso la bussola dei suoi valori, innanzitutto quello della libertà delle donne. Iniziamo ad essere davvero stanchi di ogni sorta di aneddotica islamicamente corretta.

 

di Lorenza Formicola | 18 Febbraio 2017: https://www.loccidentale.it/articoli/144632/molestie-e-aggressioni-sessuali-in-germania-un-anno-dopo-colonia-non-e-cambiato
 
Argomento: Islam

 Palazzo Chigi finanzia la prostituzione omosessuale

Ormai è ufficiale, non vede solo chi non vuole vedere: dietro ai temi della discriminazione, delle differenze di genere, del bullismo, del femminicidio e simili, si nasconde un progetto inteso a distruggere le radici cristiane l'identità d'Italia .
 Divorzio, aborto, pillola del giorno dopo, fecondazione artificiale, unioni civili, gender a scuola, eutanasia.... tutto congiura a corromperci e farci perdere identità e valori.
Sullo sfondo, il sogno del socialismo antico: lasciare ogni uomo solo, indifeso davanti allo Stato, schiavo.

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Unar sta per «Ufficio anti-discriminazioni razziali». All’interno del Dipartimento Pari opportunità della presidenza del consiglio, si occupa di promuovere la «parità di trattamento e la rimozione delle discriminazioni» razziali, etniche e sessuali con campagne di comunicazione e adottando progetti «in collaborazione con le associazioni no profit». Nel mirino della iena Filippo Roma è finito un finanziamento di 55mila euro ad un’associazione di «promozione sociale» dietro cui, secondo la trasmissione televisiva, si nasconderebbe il business del sesso gay a pagamento. Ecco il testo del servizio che andrà in onda stasera su Italia 1.

Con che criteri l’Unar sceglie le associazioni da accreditare e finanziare con migliaia di euro? Il suddetto ufficio del governo ha come compito quello di contrastare le discriminazioni su razza o sesso e a tal fine gestisce anche denaro proveniente dai contribuenti.

Accreditate nel registro dell’Unar si annoverano alcune associazioni molto conosciute come Amnesty International, Unicef, Croce Rossa Italiana, Comunità di Sant’Egidio. In questo elenco, però, compaiono anche associazioni poco o per niente note. Una di queste, con l’ultimo bando assegnato qualche settimana fa, si è aggiudicata circa 55.000 euro. Di cosa si tratta?

lo scoop de "Le Iene"


Proprio su questa associazione un segnalatore, che ha preferito tenere nascosta la propria identità, ha fatto avere a Filippo Roma le seguenti dichiarazioni.

Segnalatore: In realtà questi circoli non sono altro che dei locali con ingresso a pagamento, dove si incontrano persone gay per fare sesso, a volte anche questo a pagamento.
Iena: Quindi tu ci stai dicendo che in questi circoli si fa sesso e pure a pagamento?
Segnalatore: Sì, perché si tratta di un’associazione di imprenditori del mercato del sesso gay. Si nascondono dietro l’etichetta di associazioni di promozione sociale. Le stesse che dovrebbero avere come mission quella di aiutare le persone, ma in realtà, il loro unico scopo è quello di fare soldi senza pagare le tasse.
Iena: In che modo?
Segnalatore: Sfruttando la denominazione di associazione a cui sono concesse delle agevolazioni. Se si trattasse di un locale commerciale dovrebbero pagare le tasse sull’ingresso, sulle bibite, su tutto ciò che viene venduto, compresi i massaggi. E dovrebbero anche comprarsi una licenza. Alle associazioni invece, non è richiesto niente di tutto questo, proprio perché l’attività principale dovrebbe essere senza fini di lucro. Basta andare sui siti di quei posti per capire che cosa offrono.
Iena: Che cosa sono le dark room? (ndr, sul sito di uno di questi circoli tra i servizi offerti vengono citate le «dark room»).
Segnalatore: Sono delle stanze buie dove la gente entra vestita, nuda, per fare sesso con chi capita, senza guardarsi in faccia. Là dentro succede di tutto, molto spesso senza nemmeno usare protezioni. Ti puoi immaginare i rischi per le malattie.
Quello che trovo assurdo è che un’associazione come questa, con circoli, saune, centri massaggi, dark room, ma soprattutto dove si pratica la prostituzione, possa aver vinto un bando della Presidenza del Consiglio, soldi pubblici.
Iena: Chi è che si prostituisce?
Segnalatore: Normalmente lo fanno i massaggiatori. Finito il massaggio chiedono esplicitamente al cliente se vuole andare oltre, con qualche servizietto extra a pagamento. Esistono dei veri e propri listini, ogni cosa ha il suo prezzo.
Iena: Normalmente quanti clienti si fanno fare il massaggio extra?
Segnalatore: Quasi tutti quelli che chiedono il massaggio lo fanno per avere prestazioni sessuali, altrimenti andrebbero in qualsiasi altro centro che costa anche di meno.
Iena: Ma come è possibile che alla Presidenza del Consiglio non si accorgano di queste cose?
Segnalatore: Effettivamente è strano. È ancora più strano che il direttore dell’Unar, l’ufficio che distribuisce i finanziamenti, sia associato a uno di questi circoli.


Riguardo a quest’ultima sua affermazione, il segnalatore dice di essere a conoscenza dei riferimenti relativi al presunto tesseramento del direttore dell’Unar. Si tratterebbe del codice socio e del numero della tessera, con data di rilascio e di scadenza e data di nascita fornita dal socio al momento dell’iscrizione.
La Iena decide per tanto di far luce sulla vicenda recandosi in alcuni di questi circoli. Filippo Roma mostra quindi immagini esclusive che confermerebbero come tra le attività prevalenti in questi luoghi ci sarebbe la pratica del sesso libero e anche estremo. In alcuni casi, servizi come dark room o glory hole sono chiaramente segnalati sui siti di questi circoli. A volte, i servizi di massaggi offerti all’interno dei suddetti circoli, come affermato dal segnalatore, includerebbero anche, con tanto di tariffario, prestazioni extra che prevedono sesso a pagamento. (...)


Per avere delucidazioni in merito alle parole del segnalatore anonimo, Filippo Roma intervista Francesco Spano, direttore dell’Unar.
Iena: Lei è il direttore dell’Unar, giusto?
Spano: Sì.
Iena: Che è l’organismo della Presidenza del Consiglio che si occupa di assegnare una serie di fondi a varie associazioni che sono in prima linea contro le discriminazioni sessuali e razziali, giusto?
Spano: Sì, fra i compiti ha anche quello di gestire l’attività contro la discriminazione.
Iena: Queste associazioni per essere accreditate presso il registro dell’Unar che requisiti fondamentali devono avere?
Spano: Devono avere tutta una serie di requisiti di legge previsti che si possono trovare anche sul nostro sito.
Iena: Infatti, li abbiamo trovati e abbiamo letto questa cosa qua che tra…
Spano: Scusate un secondo..
Iena: Prego, prego (ndr, il direttore Spano si allontana). Aspetti, ma dove va?
Spano: Un secondo, riesco subito.
Quando gli vengono chiesti quali sono i requisiti per essere accreditate presso il registro dell’Unar, Spano entra improvvisamente negli uffici della Presidenza del Consiglio dicendo di aver ricevuto una telefonata.
Filippo Roma raggiunge Spano in un secondo momento per rivolgergli ulteriori domande:
Iena: Avvocato, ci eravamo preoccupati che fosse andato via o scappato.
Spano: No, scusate ero al cellulare, perché devo scappare? Anzi, vi chiedo scusa.
Iena: Ci mancherebbe altro. Tra le varie associazioni che nel 2016 hanno ottenuto questi finanziamenti della Presidenza del Consiglio ce n’è una che ha ottenuto 55 mila euro.
Spano: Partecipava ad un progetto, mi pare.
Iena: Esatto. E come attività preminente, ha ben altro.
Spano: Allora, noi stiamo a quello che ci dichiara lo statuto delle associazioni.
Iena: Però, dicevo, a voglia a fare tante altre cose rispetto alla lotta contro la discriminazione…
Spano: A noi risulta che fa questo, poi non so che altro fa.
Iena: Glory Hole, sa che cos’è?
Spano: No, assolutamente no.
Iena: È una pratica sessuale dove c’è un buco …
Spano: Questo non lo so. Ora, grazie se mi date questa segnalazione grazie, ora verificheremo.
Iena: dark room?
Spano: No, ora questo lo verificheremo, insomma, l’importante...
Iena: Ci hanno segnalato dark room dove avviene un po’ di tutto…
Spano: Questa sarà una cosa che riguarderà la vita privata delle persone, non rileva a noi, però, verificheremo.
Iena: Per carità, questa è la vita sessuale delle persone, però, soprattutto, in questi circoli si pratica la prostituzione.
Spano: Questo spero di no. La prostituzione è un reato.
Iena: E si pratica nei circoli accreditati con l’Unar?
Spano: No, questo no. Allora, assolutamente no, le posso assicurare. Noi verifichiamo.
Iena: Le assicuro io, invece. Le faccio vedere un filmato, guardi..
Spano: Non mi interessa il filmato.
Iena: Come non le interessa il filmato? Lei è quello che dispensa questi finanziamenti pubblici.
Spano: Nel senso, ci credo, lo verificheremo.
Iena: Guardi un po’ che abbiamo visto. (ndr, Filippo Roma mostra il filmato al direttore). Questo è un massaggio che avviene dentro a una sauna, un massaggiatore che propone un extra. Un extra di natura sessuale. Poi, un’altra sauna…
Spano: No, no, non mi interessa questa cosa, grazie… Ci credo, dal punto di vista di vederlo non mi aggiunge niente. Mi ha dato l’informazione. Comunque, guardi, io oggi stesso, ora torno in ufficio, convocherò il Presidente di *** e verificherò questa cosa, perché se l’attività è, come voi dite, legata alla prostituzione, ci mancherebbe altro.
Iena: Lei come direttore dell’Unar, non svolge dei controlli su cosa combinano queste associazioni?
Spano: Le ripeto, io faccio un controllo cartaceo e formale su quello che viene dichiarato.
Iena: Un po’ a caso?
Spano: No, no, non è che posso andare nei circoli a vedere cosa succede, questo non…
Iena: Direttore, questo lo sappiamo noi che non facciamo parte dell’Unar e non lo sa lei che è il direttore dell’Unar?
Iena: 55 mila euro. Ma perché i contribuenti italiani devono finanziare con le proprie tasche associazioni dove si pratica la prostituzione?
Spano: Assolutamente no.
Iena: Lei, di fronte a queste scene, se la sente di assegnare questi fondi?
Spano: Ora, su questo faremo la verifica che stiamo facendo e se fosse un’associazione che, come voi dite, con questi fondi sosterrebbe la prostituzione ovviamente no. Ma va in automatico, le assicuro. Stia tranquillo, su questo guardi sono tranquillissimo.
Iena: Con un direttore che controlla così le associazioni che ricevono questi fondi non sono tranquillissimo...
Spano: Stiamo ulteriormente facendo dei controlli. Oggi stesso, io, anche grazie alla vostra segnalazione, convocherò il Presidente di *** e chiederò se c’è una difformità rispetto a quello che è dichiarato nello statuto e quella che è la loro attività svolta. Nel caso, annulleremo questa assegnazione.
Iena: Lei non conosceva l’attività di ***?
Spano: L’attività di *** la conosco come attività di promozione, di seminari, hanno un giornale, cose di questo tipo.
Iena: Perché qualcuno ci ha detto che lei è socio dell’associazione ***?
Spano: No, assolutamente no. Non so di cosa stai parlando.
Iena: Sicuro? Perché a noi sono arrivati degli estremi di una tessera…
Spano: Ora però devo andare…
Iena: Abbiamo quasi finito, poi la lasciamo andare.
Spano: La prego davvero.
 Iena: Ci risulta un numero di tessera, ***, fatta il XX.X.XXXX a nome suo.
Spano: Non so, io no ho…dove e come?
Iena: Non è tesserato?
Spano: No.
Iena: E perché noi abbiamo questi estremi?
Spano: Non lo so.
Iena: Ci toglie una curiosità per cortesia?
Spano: Sì.
Iena: Noi ci chiediamo. Sia mai che chi dispensa fondi pubblici a una serie di associazioni, sia anche socio di quella associazione, no? Se no ci sarebbe un conflitto di interessi?
Spano: Ora vi devo salutare, però, davvero. Arrivederci.

 

 

Da: http://www.liberoquotidiano.it/news/italia/12308826/palazzo-chigi-finanzia-prostituzione-gay-le-iene-filippo-roma.html

 Come la Madonna tratta le anime elette

L'esempio di Giacinta e Francesco di Fatima

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Quando apparvero le prime notizie sulla possibile beatificazione dei veggenti di Fatima, Giacinta e Francesco, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira commentò la portata e l'importanza di quanto si sarebbe realizzato, quasi dieci anni dopo, il 13 maggio 2001

 


Io do grande importanza a questa beatificazione. Quel che leggiamo sulla vita di Giacinta e Francesco parla con enfasi di un'esistenza santa, tale da meritare l'onore degli altari. Sia Giacinta, per tutto ciò che soffrì, che Francesco si ammalarono ed ebbero a soffrire difficili e penose infermità. Tutto fa credere che Giacinta fosse pienamente gradita dalla Madonna, quando avvennero le apparizioni. Però, con suo fratello non era così.


Egli in qualcosa dispiaceva alla Vergine, il che comunque non gli impedì di essere un testimone delle apparizioni e, quindi, di costituire un trio con sua cugina, Lucia, e con la sorella (*). Infatti, Francesco non udiva ciò che la Madonna diceva, ma "soltanto" La vedeva … (Magari potessimo vederLa! Neanche immagino che cosa potrei esprimere!). Ma fu chiaro che lui "soltanto" vedeva perché in qualcosa dispiaceva alla Santissima Vergine.

Dunque, considerate il modo in cui Lei tratta le anime elette - come Francesco in effetti lo era e morì in odore di santità: la Madonna gli limitò in qualche modo la conoscenza di ciò che accadeva. Quindi, egli ricevette la grazia di vederLa, ma non quella di ascoltarLa. Così, la Madonna fu severa nel non consentire a Francesco di udire la sua voce; ma dopo, avendogli concesso la grazia di pentirsi, gli diede pure la grazia di emendarsi. Dunque, una vita breve, tutta fatta di olocausto, una vita santa e una morte in odore di santità.


Giacinta si trovava su un gradino più alto, perché udiva quel che la Madonna diceva. Quindi, si fece carico di tutto il peso delle privazioni e persino delle incomprensioni delle persone del suo tempo e morì amorosamente rivolta alla Vergine. Sono due anime che, se saranno beatificate, riuniranno in sé un ricco insieme di insegnamenti per noi. Coloro che ebbero la grazia di giammai peccare, potranno vedere in Giacinta una speciale protettrice; temo, però, che il numero dei protetti di Francesco sia maggiore e che coloro che hanno peccato vedano proprio in Francesco un particolare protettore. E che, insomma, in quell'occasione due nuovi protettori fioriranno per noi in Cielo. Che cosa vuol dire "fioriranno in Cielo"? Infatti, loro sono ormai in Cielo e, quindi, già sbocciati. Però, otterranno la gloria estrinseca (cioè terrena) che decorrerà dalla beatificazione ed è in questo senso che uso il termine “sbocciare”.


(*) Nota: Francesco infatti ebbe dalla Madonna la promessa di andare in Cielo a condizione di dire molti rosari. Alla vigilia della morte, quando era evidente che si trovava purificato dei suoi difetti, chiese a sua sorella e a sua cugina di ricordargli i peccati commessi in altri tempi. Loro lo fecero con grande franchezza e Francesco accettò con altrettanta umiltà le osservazioni fattegli.

 

(Da una riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana nel 1992. Tratto dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell'autore)

 

*    *     *     *

 

Francesco e Giacinta: un capolavoro della Madonna di Fatima

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Dal libro del P. Demarchi, "Era una Signora più brillante del sole…", Seminario delle Missioni della Madonna di Fatima, Cova da Iria, 3ª Edizione:

"La vera direttrice spirituale di Giacinta, Francesco e Lucia fu, essenzialmente, la Madonna. La benevola Signora della Cova da Iria assunse l'incarico di realizzare questo capolavoro e, come non poteva essere altrimenti, lo portò a termine con pieno successo. Dalle sue mani sorsero tre angeli rivestiti di carne, che però, allo stesso tempo, erano tre autentici eroi. La materia prima era di una plasticità ammirevole, e cosa dire ancora sull'Artista? Alla sua scuola i tre piccoli montanari fecero, in breve tempo, passi da gigante nel cammino della perfezione. In essa si avverarono alla lettera le parole di un gran devoto di Maria, San Luigi Maria Grignion da Monfort. Egli ci conferma che alla scuola della Vergine, l'anima progredisce più in una settimana che nel corso di un anno fuori di essa.

“Infatti, la pedagogia della Madre di Dio non conosce confronti. In due anni la Vergine Santissima riuscì ad elevare i due fratellini - Francesco e Giacinta - sino alle più alte cime della santità cristiana. Il ritratto di Giacinta delineatoci dalla mano ferma di Lucia è rivelatore:

"'Giacinta aveva sempre un portamento serio, modesto e amabile, che sembrava trasmettere la presenza di Dio in tutti i suoi atti, il che è proprio delle persone di età già avanzata e di grande virtù. Non vidi mai in lei quella eccessiva leggerezza e quell'entusiasmo dei bambini per i gingilli e gli scherzi. Non direi che gli altri bambini corressero appresso a lei, come lo facevano con me, forse perché la serietà del suo atteggiamento era assai superiore alla sua età. Se alla sua presenza qualche bambino oppure un adulto diceva qualcosa o faceva qualunque azione meno che conveniente, lei li rimproverava dicendo: 'Non lo fate perché offende Dio, Nostro Signore, ed Egli è già tanto offeso'".

 

Commenta il prof. Plinio Corrêa de Oliveira:

Questo brano racconta la storia di una grazia straordinaria, segnalando diversi aspetti dell'opera della Madonna in relazione a questi tre bambini.

Anzitutto, dobbiamo considerare il valore simbolico dell'opera della Madonna sui bambini. Sbagliano coloro che immaginano che un'opera come questa miri soltanto ai tre bambini: è tutto un nuovo modo di operare della Grazia. Quest'opera trasformò soavemente quei piccoli, da un momento all'altro, con il semplice fatto delle ripetute apparizioni della Madonna.

Qui abbiamo qualcosa di somigliante al Segreto di Maria enunciato da San Luigi Maria Grignion da Monfort, cioè una di quelle azioni profonde della grazia sull'anima, che si sviluppano senza che la persona se ne renda conto, e la fa sentire sempre più libera, sempre più disinvolta nel praticare il bene, mentre i difetti che la intralciano e la legano al male man mano si dissolvono.

La persona cresce nell'amore di Dio, nel desiderio di impegnarsi nel bene, nell'opposizione al male. Tuttavia, tutto questo accade in maniera meravigliosa all'interno dell'anima, in modo che essa non intraprende le grandi e metodiche battaglie dell'ammirabile ascesi, della virtù, della santità come coloro che combattono secondo il sistema classico della vita spirituale; invece, la Madonna trasforma l'anima da un momento all'altro.

Possiamo ben domandarci se quest'opera della Madonna sui tre pastorelli, e specialmente su Francesco e Giacinta, non abbia un valore simbolico, e non indichi quale sarà l'azione di Maria Santissima su tutta l'umanità quando Ella compirà le promesse fatte a Fatima.

Possiamo, quindi, domandarci se non si dovrebbe vedere qui un inizio del Regno di Maria, cioè, del trionfo del Cuore Immacolato di Maria su due anime annunciatrici della grande rivelazione della Madonna, e che in seguito aiutarono tante anime - con i loro sacrifici e preghiere sulla terra, e poi con le loro suppliche in Cielo - ad accogliere il messaggio di Fatima. E lo fanno ancora.

Questo ci porta direttamente a una conclusione: Se così fosse, allora Francesco e Giacinta sono gli intercessori naturali perché si chieda alla Madonna che inizi al più presto il Regno di Maria dentro di noi, mediante questa misteriosa trasformazione che è il Segreto di Maria.

Dobbiamo chiedere con insistenza - sia a Giacinta sia a Francesco - che comincino a trasformarci, ad ottenere per noi i doni che loro stessi hanno ricevuto, e che abbiano cura specialmente di coloro che, come noi, hanno la missione di diffondere il messaggio di Fatima.

Sarebbe molto importante dire una parola sul rapporto tra il messaggio di Fatima e noi. È già stato detto mille volte tra noi, che la nostra vita spirituale cresce nella misura in cui prendiamo sul serio il fatto che il mondo attuale si trova in una deplorevole decadenza e che si avvicina alla sua rovina. Inoltre, che questa rovina significa la realizzazione dei castighi previsti dalla Madonna a Fatima e che, di conseguenza, quanto più ci collochiamo in questa prospettiva, tanto più la nostra vita spirituale si infervorerà. E che, al contrario, quanto più ci allontaniamo da questa ottica, tanto più la nostra vita spirituale decaderà.

Dunque, per intercessione di Francesco e di Giacinta, dobbiamo dire alla Madonna: Venga a noi il vostro Regno, o Signora, venga con urgenza!

 

(Estratti della conferenza tenuta dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira ai soci e collaboratori della TFP, il 13 ottobre 1971. Senza revisione dell'autore.)

Argomento: Madonna

Il Beato Giuseppe Toniolo contro lo spretato Romolo Murri XVII legislatura - Comportamento dei parlamentari 

 

  1. Noi cattolici molto spesso ci fidiamo troppo e votiamo in base ai “sentito dire”.
    C'è anche chi controlla i programmi pre-elezioni... ma quasi mai ci ricordiamo di verificare a posteriori se le promesse sono state mantenute.

     
  2. Per aiutare il discernimento, anche in vista delle prossime elezioni, sono stati esaminati - in modo imparziale e basandosi sulle fonti ufficiali di Camera e Senato - i comportamenti di tutti i deputati e senatori.
     
  3. L’attenzione è stata limitata alle sei leggi contro la famiglia varate dal Governo del Partito Democratico e Area Popolare (Nuovo Centro-Destra, UDC) e riassunti in un file excel di facile consultazione che permette una verifica puntuale di comportamenti dei singoli e dei partiti.
    Si può scaricare cliccando qui:
    http://www.fattisentire.org/db/20170210_Leggi_sensibili_riepilogo.zip
     
  4. Le leggi analizzate sono le seguenti:
  • Semplificazione del procedimento per divorziare
  • Divorzio breve
  • Buona scuola (introduzione del “gender” al comma 16)
  • Ius culturae (annacquamento dell’identità italiana)
  • Unioni civili (nozze gay)
  • Cyberbullismo (divieto di dissentire dalla diffusione dell’omo‑sessualismo)

Per ciascuna votazione, sia della Camera che del Senato, le valutazione sono state attribuite così:
- favorevole alla legge anti-famiglia, punti -2
- contrario alla legge anti-famiglia, punti +1
- astenuto o assente, punti -1

_____

Il risultato è ricco di sorprese: quasi tutti coloro che davanti alla TV si proclamano difensori della vita e della famiglia hanno qualche pecca.
Tuttavia, ci sono anche 6 deputati e 7 senatori che hanno votato sempre bene ma nessuno lo dice.

Vediamo subito i nomi dei “bravi”:

  • DEPUTATI a punteggio pieno:
  1. Borghesi Stefano (LEGA NORD, Circoscrizione Lombardia 2)
  2. Bragantini Matteo (Gruppo Misto, Circoscr. Veneto 1)
  3. Guidesi Guido (LEGA NORD, Lombardia 3)
  4. Molteni Nicola (LEGA NORD, Lombardia 2)
  5. Prataviera Emanuele (Gruppo Misto, Veneto 2)
  6. Rondini Marco (LEGA NORD, Lombardia 1)
  • SENATORI a punteggio pieno:
  1. Aracri Francesco (FORZA ITALIA Lazio)
  2. Bruni Francesco (Conservatori&Riform, Puglia)
  3. D’Ambrosio Lettieri Luigi (Conservatori&Riform, Puglia)
  4. Gasparri Maurizio (FORZA ITALIA Lazio)
  5. Mandelli Andrea (FORZA ITALIA Lombardia)
  6. Milo Antonio (ALA Scelta civica, Campania)
  7. Tarquinio Lucio (Conservatori&Rifor, Puglia).
     

Meno sorprese, invece, per quanto riguarda la valutazione complessiva del voto medio dei partiti.

  • Camera, i due peggiori partiti sono:
    • Partito Democratico (punti medi -9,98)
    • Minoranze linguistiche (punti medi -9,67).
  • I due migliori sono:
    • Gruppo Misto – Fare! (punti +4,67)
    • Lega Nord (+1,04).
  • Senato, i due peggiori:
    • Partito Democratico (punti -7,61)
    • Area Popolare – Nuovo Centro-Destra – UDC (punti – 5,82).
  • I due migliori:
    • Conservatori e Riformisti (punti +1,44)
    • Forza Italia (Punti +0,88).

_____

Da oggi è quindi a disposizione dei cattolici ed in generale di chiunque abbia a cuore la vita e la famiglia uno strumento per non venire di nuovo tradito!

Non facciamoci più buggerare o incantare da promesse e programmi: verifichiamo personalmente chi ci chiede il voto.

Scarichiamolo e facciamolo conoscere a tutti!

 

FattiSentire.org, gennaio 2017

 

 

P.S.
La raccolta di tutti i files excel utili a verificare la visione sintetica è scaricabile da qui:
http://www.fattisentire.org/db/20170210_senato.zip
http://www.fattisentire.org/db/20170210_camera.zip

Argomento: Politica

 RAPPORTO VAN THUAN SULLE MIGRAZIONI. PER CAPIRE, OLTRE LA DEMAGOGIA, LA RETORICA E L’INTERESSE ALL’ACCOGLIENZA.

Marco Tosatti

 E’ stato presentato ieri a Roma, nella sala Marconi di Radio Vaticana, l’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.

Un’opera di 215 pagine, preziosa per osservare il fenomeno al di là delle pulsioni emozionali, della demagogia, ecclesiale e non che impera nell’informazione, a partire dai vertici della Chiesa, in particolare quella italiana, e degli interessi economici che in particolare nel nostro Paese, ma non solo, rendono molto sensibili le realtà politiche ed ecclesiali verso la politica delle porte non solo aperte, ma spalancate indiscriminatamente. E naturalmente degli organi di informazione, o presunta tale che ne esaltano solo, in maniera strumentale, gli aspetti emotivi.

A organizzare la presentazione è il Movimento cristiano lavoratori (Mcl), che parla delle migrazioni come “tema centrale di strettissima e drammatica attualità”. “Il tema di questo VIII Rapporto, le migrazioni – spiega Carlo Costalli, presidente Mcl – s’imponeva all’Osservatorio come obbligato, data la vastità del fenomeno, le sofferenze a esso collegate, la destabilizzazione internazionale che provoca e da cui è provocato e i tanti fenomeni con esso collegati, non ultimo l’insicurezza per il futuro che caratterizza le persone che emigrano ma anche quelle che le accolgono. Economia, politica, cultura, religione: non c’è un ambito della nostra vita sociale che non sia interessato e spesso sconvolto dal fenomeno delle migrazioni. Non c’è nemmeno un ambito geografico che ne sia immune”.

Vi consigliamo di leggere il Rapporto, stilato a cura dell’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, e del dott. Stefano Fontana. Afferma mons. Crepaldi, facendo appello alla virtù troppo spesso negletta da alcuni del realismo cristiano: “Se esiste quindi un diritto ad emigrare va tenuto anche presente che c’è anche, e forse prima, un diritto a non emigrare. L’emigrazione non deve essere forzata, costretta o addirittura pianificata”.

Crepaldi invita a non “cedere alla retorica superficiale…realismo significa non cedere a spiegazioni semplificatorie dei fenomeni migratori”. E aggiunge: “L’accoglienza del prossimo non può essere cieca o solo sentimentale, la speranza di chi emigra va fatta convivere con la speranza della soscietà che li accoglie”.

 Di particolare interesse, perché viene da una persona che ha incarichi di alto livello nel mondo finanziario e bancario, quello di Ettore Gotti Tedeschi. L’economista ha sviluppato un’analisi di lungo periodo, vedendo nel fenomeno delle migrazioni in particolare dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa, un disegno nato negli anni ’70 dai progetti di creazioni del Nuovo Ordine Mondiale. Gotti Tedeschi ha presentato nel suo intervento tutta una serie di elementi e di dichiarazioni, anche scritte, di personaggi centrali della politica mondiale, da Henry Kissinger al Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che possono fare oggetto di una riflessione. L’economista cita le spiegazioni economiche che vengono spesso presentate come motivo del fenomeno, tipo colmare il gap di popolazione dovuto alla denatalità o a esigenze di mano d’opera, per quanto riguarda l’importazione; carestie, guerre e cambiamenti climatici per ciò che attiene all’esportazione. “Credo però che quasi nessuna di queste spiegazioni sia realmente sostenibile per spiegare il fenomeno nella sua interezza. Una serie di considerazioni e riflessioni lascia invece immaginare che detto fenomeno, più che spiegabile attarverso analisi tecniche e valutazioni economiche sia stato previsto e voluto per modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà, in pratica per ridimensionare il cattolicesimo, religione assolutista, fondamentalista e dogmatica”, per sostituirla con una religione più consona al Nuovo Ordine Mondiale, e ai “valori” che esso propugna.

Il libro presenta oltre ad articoli di commento, un’analisi della Dottrina Sociale della Chiesa nei cinque continenti, e i documenti del Pontefice regnante più rcenti in tema di migrazioni.

 

da: http://www.marcotosatti.com/2017/02/16/rapporto-van-thuan-sulle-migrazioni-per-capire-oltre-la-demagogia-la-retorica-e-linteresse-allaccoglienza/

Argomento: Fede e ragione

 Il Papa sostituisce il vescovo coraggioso con il "prelato dei migranti"

 Al posto di Monsignor Luigi Negri, vescovo di Ferrara e critico in tema di islam e accoglienza, arriverà Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes

Il vescovo coraggioso e colto, più volte critico contro l'accoglienza indiscriminata, verrà sostituito dal direttore di Migrantes, la fondazione della Chiesa che si occupa di immigrati.

 

L'ufficialità è arrivata questa mattina dalla Sala Stampa Vaticana: a guidare l'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio verrà chiamato monsignor Giancarlo Perego, 56enne cremonese conosciuto soprattutto per la sua militanza in associazioni caritative e assistenzialistiche. Prima la Caritas, poi la guida di Migrantes.

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Da sempre, dell’”invasione silenziosa” o «accoglienza diffusa», come la chiama, Mons. Perego è un convinto assertore: più di vent’anni fa fondò una cooperativa di servizi per l’accoglienza dei richiedenti asilo e su questi presupposti ha centrato la propria attività prima come responsabile dell’area nazionale di Caritas Italiana, poi come direttore generale di Fondazione Migrantes nazionale (dal 2009 ad oggi), infine, dal 2012, come consultore del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti.

Per gli immigrati trova sempre una giustificazione, un pretesto, un perché. Di fronte alle rivolte nei centri di prima accoglienza o nelle strade, la colpa, a suo giudizio, sarebbe non loro, bensì delle strutture «ingestibili e quindi esplosive»; i respingimenti ne lederebbero «profondamente i diritti», mentre i rimpatri di rom sarebbero «illegittimi», «discriminatori» e le loro espulsioni provocherebbero soltanto «nuovi campi abusivi».

Quando, due anni fa, alcuni musulmani ammazzarono 12 cristiani gettandoli dal barcone su cui si trovavano, al largo dalle coste siciliane, minacciando altri della stessa sorte, a suo giudizio si sarebbe stati di fronte non ad omicidi provocati dall’odio religioso, bensì ad un semplice «dramma della disperazione e della miseria umana», come dichiarò al quotidiano Repubblica il 17 aprile del 2015.

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Vescovo contro l'islam e i migranti

Forse si tratta solo di un caso, ma fa sorridere il fatto che Perego vada a sostituire quel monsignor Luigi Negri che più volte ha criticato le posizioni più irrazionali dell'episcopato italiano. L'elenco è lungo. Nell'aprile del 2014, il vescovo ferrarese disse senza mezzi termini che i cristiani hanno "la responsabilità di un popolo di cui non fanno parte solo gli stranieri, ma anche gli italiani". Come a dire: basta pensare solo ai migranti, ci sono troppi concittadini in difficoltà. Indicando una via in parte dissimile da quella tracciata da Bergoglio sull'accoglienza.

L'alto prelato, un tempo vicino a Cl e poi messo un po' da parte dal nuovo corso di Julian Carron, è stato molto duro anche in tema di islam e islamizzazione dell'Occidente. La sua diocesi è una delle poche che mostra con orgoglio sulla porta della curia la "N" di "Nazareno", il marchio di infamia che i miliziani dell'Isis disegnano sulle case dei cristiani perseguitati nel mondo. Nel commentare la decisione di esporlo, Negri disse che il dialogo con l'islam "non può essere perseguito ad ogni costo e non può rappresentare assolutamente una forma di dimissione della presenza cristiana nel Medio Oriente".

Il tentativo di ragionare e far chiarezza

A incrinare ulteriormente il rapporto con pontefice arrivò nel novembre del 2015 la rivelazione di un colloquio sul treno con il suo segretario. Ad alta voce il prelato si fece sfuggire dure critiche contro il Papa, contestando le nomine dei giovanissimi vescovi "di strada" di Palermo (Corrado Lorefice) e di Bologna (Matteo Zuppi). "Dopo queste nomine – disse – posso diventare Papa anch’io. È uno scandalo. Incredibile, sono senza parole. Non ho mai visto nulla di simile". Poi aggiunse di aver promesso a Caffarra, vescovo uscente del capoluogo emiliano, di "far vedere i sorci verdi a quello lì (Zuppi): a ogni incontro non gliene farò passare una". Monsignor Negri non smentì nulla, anche se chiese a Francesco un incontro "filiale" per provare a ricucire lo strappo. Forse inutilmente.

La svolta pro-migranti

Come da cerimoniale, infatti, Negri al compimento del 75esimo compleanno di età ha presentato le dimissioni. Bergoglio le ha accolte e ha deciso di sostituirlo con un prelato da sempre impegnato nell'accoglienza dei migranti, imprimendo una svolta "terzomondista" ad una diocesi fino ad oggi in improntata alla difesa dei valori cristiani. Nemmeno la dura presa di posizione ("ripugna alla coscienza cristiana", disse Negri) contro le barricate di Goro e Gorino, dove gli abitanti nell'ottobre scorso sbarrarono lo strada all'arrivo di 12 richiedenti asilo, aiutarono a ridurre le accuse di eccessivo "tradizionalismo" contro il vescovo di Cl. A breve i fedeli di Ferrara e Comacchio conosceranno un nuovo Arcivescovo, più allineato alla pastorale gradita alle sinistre.

Giuseppe De Lorenzo - Il Giornale, Mer, 15/02/2017

Argomento: Islam

  L'insensata crociata di Avvenire contro il neopresidente degli Usa

C’è davvero qualcosa che non torna se, di fronte al terrorismo islamico che giura guerra (e la fa) all’America e all’Europa, un presidente che cerca di regolare l’accesso alle frontiere viene additato come xenofobo dal direttore del giornale dei vescovi in un editoriale di martedì. C’è certamente qualcosa che non quadra se chi chiude temporaneamente le entrate ad alcuni paesi dove le ambasciate Usa (come ha spiegato sulla NBQ Stefano Magni) non hanno la possibilità di controllare le identità dei richiedenti asilo, mentre la nostra gente viene uccisa a suon di Kamikaze, viene praticamente additato da Marco Tarquinio come un senza cuore. Peggio, come un mostro paragonabile al capo dei Jihadisti al Bagdadi che ha posto sulle case dei cristiani la “N” di Nazareno per dare il via a una carneficina. Soprattutto c’è qualcosa di sospetto, dato che il direttore di Avvenire non può non sapere che Trump ha promesso di proteggere i cristiani, concedendo loro asili speciali e chiamandone parecchi nella sua squadra di governo. Ancor più difficile credere che sia all'oscuro del fatto che nel 2013 Obama restrinse gli accessi a questi paesi, non per tre, come ha chiesto Trump, ma per ben sei mesi.

D’accordo la critiche sull’opportunità o meno di certe politiche. Come, ad esempio, quella del patriarca iracheno Louis Sako, che ha sconsigliato la corsia preferenziale per i cristiani preoccupato di ulteriori ritorsioni sulla comunità locale (colpa di Trump che li vuole accogliere o delle polemiche incendiate dalla stampa?), ma il livello di livore sulle pagine di quelli che demonizzano i muri in nome del dialogo appare davvero ingiustificabile. Soprattutto se si pensa, anche se si preferisce tacerlo, che la guerra all'Occidente è stata dichiarata ed è solo all'inizio. Dentro un quadro simile si comprende dunque il successivo imbarazzo di fronte a un "al Bagdadi come Trump", che il giorno successivo all’editoriale di Tarquinio ha chiesto la nomina alla Corte Suprema di Neil Gorsuch, uno strenuo difensore della legge naturale:“Un giudice conservatore per la Corte suprema”, ha titolato Avvenire sottolineando le critiche anticlericali e femministe sul fatto che Gorsuch sarebbe “contro i lavoratori” e “ostile ai diritti delle donne”, piuttosto che ricordare la sua difesa della libertà religiosa in diverse cause, tra cui quella delle Little Sister of the Poor. L’ordine di suore che assistono la popolazione americana più bisognosa e che Obama voleva bloccare nella loro attività solo perché contrarie all’aborto e alla contraccezione. Ad aggravare lo smarrimento è lo spazio esiguo dato alla notizia dei provvedimenti del presidente contrari all’aborto e quella dell’invio storico, per la prima volta da quando l’aborto è legale in Usa, del suo vice Mike Pence alla Marcia per la Vita di Washigton, per dire “a nome del Presidente degli Stati Uniti (…) Siate certi, ma certi, che insieme a voi, noi non ci stancheremo, non avremo pace finché non avremo ripristinato una cultura della vita in America”.

A questo punto, però, è inevitabile chiedersi cosa rappresenta di così pericoloso Trump, per suscitare in chi ama parlare di “ponti” un astio tanto irrazionale da falsificare la realtà? L’editoriale di Tarquinio descrive, usando i termini irenisti e semplicisti dell’ideologia globale, del sogno di una “casa comune” che vieta di ergere “muri” , accusando Trump di disinteresse per i “poveri” . Ora, a parte il fatto che il direttore di Avvenire non può non sapere che la classe media americana è scomparsa sotto la presidenza del liberal Obama, e non può nemmeno non porsi qualche domanda davanti all’odio che nutrono per le ricette del neo eletto presidente le multinazionali e i "big" della Silicon Valley (che si arricchiscono con fatturati miliardari dando lavoro a un numero esiguo di persone, come spiega Baldini sulla Verità di ieri), in questo modo la voce dei vescovi viene ridotta a politica. Un quotidiano espressione dell’episcopato dovrebbe infatti preoccuparsi più che altro di evangelizzare, leggendo i fatti alla luce della fede in Gesù Cristo e del suo Magistero, che ha il compito di difendere l’uomo da un potere che odia i princìpi della vita e della famiglia. Quelli che la Chiesa ha sempre riconosciuto come gli unici non negoziabili nel valutare la politica, perché strettamente legati alla difesa della fede e perché unico antidoto al potere mondano.

Assumere invece il linguaggio della globalizzazione, dell’ideologia multiculturale, significa servire queste due filosofie diaboliche che mirano a livellare tutte le identità a una, quella dell’Occidente laico che vuole appiattire l’uomo ai suoi istinti per farne uno schiavo. E sì che la dottrina sociale della Chiesa mette in guardia dal pacifismo e dall’egualitarismo ricordando che non c’è uguaglianza senza riconoscimento di situazioni differenti, che non esiste dialogo senza identità forti, che non c’è prosperità senza valorizzazione della propria economia. Che non si ottiene stabilità senza difesa dei confini, anche quando non piacesse alla Germania che fa da bandiera alla globalizzazione per soggiogare gli altri paesi europei, come ha denunciato martedì il consigliere economico di Trump, Peter Navarro. Ma si sa che svelare certe cose spaventa quanti strizzano l’occhio a chi è espressione di quel potere e a chi, come Gentiloni, ha twittato contro Trump: “Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione”. Proprio secondo l’utopia descritta che ha ben poco a che fare con il realismo cristiano di una pace sofferta e che si ottiene anche combattendo. 

Solo un cristianesimo che perde l’orizzonte verticale e che mira ad espandersi attraverso la tattica fatta di silenzi sulla verità, nell’illusione di allargare la sua cerchia di consensi, può arrivare all'odio di sé e di chiunque gli ricordi la sua vera identità. Eppure questa pare la mentalità che va per la maggioranza fra i vertici della Chiesa che, mentre accusano quanti difendono i princìpi non negoziabili di tentazione egemonica (peccato che non ci sia nulla di più socialmente invalidante oggi), dimenticano la fede nell’Aldilà per un piatto di lenticchie servito da chi usa l’umanitarismo per distruggere i popoli. Siamo dunque al paradosso di una fetta di cristiani pro Trump che, combattendo per un posto lassù, si sente più rappresentata da un presidente che promette di arginare l’ideologia dei nemici della fede (si può ancora usare questa parola e chiedere di essere difesi senza accuse di integrismo tipico delle personalità deboli?), che dai loro pastori "accoglienti". E attualmente più indaffarati a fare politica e schierarsi contro un presidente americano che, ridando speranza alla Chiesa militante messa all'angolo, mette in crisi il loro piano mondano di assicurarsi un posto quaggiù.

Benedetta Frigerio: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-trump-che-non-t-aspetti-contro-il-clerically-correct-18842.htm
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TRUMP AFFERMA CHE LA LIBERTA' NON E' UN DONO DEL GOVERNO, MA DI DIO

 Mentre da due giorni girava una foto del presidente Donald J. Trump in preghiera alla Casa Bianca insieme al suo Vice Mike Pence, noto cristiano pro life, al suo portavoce Sean Spicer, cristiano convinto che la fede debba plasmare l'attività politica, alla moglie e il figlio sacerdote cattolico del giudice defunto della Corte Suprema, Antonin Scalia, e al suo sostituto Neil Gorsuch, giovedì scorso il presidente pronunciava a braccio il suo discorso al National Prayer Breakfast. Durante l'evento, a cui ogni anno partecipano i rappresentati delle religioni di tutto il mondo, risuonavano queste parole: "Qui a Washington non smetteremo mai e poi mai di chiedere a Dio la saggezza per servire il popolo secondo la sua volontà".

Una frase che stride solo perché di Obama non è nota appena l'immagine con cui prega insieme ai musulmani genuflesso come loro, ma anche i suoi discorsi diametralmente opposti. Basti prendere quello al National Prayer Breakfast del 2015, dove parlava della fede come "fonte di divisioni e di atti terroristici", dell'Isis come "tradimento dell'Islam", così come delle crociate messe sullo stesso piano del terrorismo islamico, veri e propri "atti barbarici commessi in nome di Cristo". Trump, giovedì, ha ribaltato i termini, spiegando che la fede "fa avanzare" e "prosperare l'America".

STO PREGANDO PER TE
E' la fede "insieme alla vostra preghiera che mi ha sostenuto in momenti molto duri". Trump ha quindi voluto cominciare chiedendo preghiere e ringraziando gli americani "le cui parole e preghiere sono state una continua fonte di forza". In campagna elettorale, ha continuato, "ho girato tutto il paese e le parole che ho sentito più spesso sono queste cinque parole, che mai, mai una volta hanno mancato di toccare il mio cuore: "I'm praying for you". Ho sentito così spesso dire: "Sto pregando per te mister president".
Poi il presidente Usa ha elogiato la "famiglia" dell'esercito, come a rinnovare la sua intenzione di rinforzarlo, ricordando la sua partecipazione recente al funerale di un ufficiale che "ha dato la vita in difesa della nostra gente: la sua morte per lui, e anche per la sua famiglia, non è eterna, la sua vita è senza fine". E poi ancora: "Non dimenticheremo mai le persone che indossano l'uniforme. Da generazioni la loro vigilanza ha permesso alla nostra libertà di esistere, la nostra libertà ha vinto grazie al loro sacrificio e la nostra sicurezza è mantenuta tramite il loro sudore, il loro sangue e le loro lacrime. Dio ha benedetto la nostra terra dandoci persone così, eroi e patrioti, davvero molto, molto speciali, perciò noi ci prenderemo cura di loro".

Il presidente ha successivamente fatto un passaggio sull'origine vera della crisi e della povertà dilagante che ha suscitato nel pubblico un lungo e commosso applauso: "L'America è una nazione di credenti", perciò ha promesso "noi non ci dimentichiamo facilmente, è così facile dimenticarselo, che la qualità della nostra vita non dipende dal nostro successo materiale ma dal nostro successo spirituale. Ve lo dico da uno che ha avuto successo materiale" ma che sa "che molti di quelli che hanno avuto successo materiale sono miserabili e infelici, mentre conosco molte persone felici con una grande famiglia e una grande fede e che non hanno soldi, almeno non quanto loro".

Trump ha quindi chiarito di conoscere la responsabilità di chi, come lui, ha ottenuto molto nella vita: "Ho avuto la grazia di crescere in una famiglia di cristiani praticanti, mia madre e mio padre mi hanno insegnato che a chi viene dato di più, di più viene chiesto". E qui ha ricordato l'origine dei valori americani, dalla "Bibbia con cui mia madre ci educava da piccoli". Poi, ammettendo che "le persone presenti in questa stanza vengono da background diversi" e che "ciò che ci unisce tutti è la fede nel nostro creatore e la ferma credenza che siamo tutti uguali ai suoi occhi", ha preso le distanze dal materialismo statalista, secondo cui i diritti vengono dal governo: "Non siamo solo carne, sangue e ossa siamo esseri umani con un'anima. La nostra repubblica si è fondata sulle base del fatto che la libertà non è un dono del governo, ma la libertà è un dono di Dio. Eh sì, è stato il grande Thomas Jefferson a dire che "il Dio che ci ha dato la vita, ci ha dato la libertà". Jefferson poi chiede: "Può la libertà di una nazione essere al sicuro quando viene rimossa la convinzione che questa libertà viene da Dio?".

LA LIBERTÀ RELIGIOSA È MINACCIATA OVUNQUE
Inoltre, mentre le agenzie riportavano la notizia diffusa da "The Nation", circa un provvedimento federale che tutelerebbe l'obiezione di coscienza, cancellando le norme obamiane che sanzionano quanti si rifiutano di pagare la contraccezione e l'aborto nelle assicurazioni o di allinearsi al pensiero omosessualista, Trump spiegava: "Fra queste libertà c'è quella di professare la fede secondo il proprio credo, questa è la ragione per cui mi sbarazzerò e straccerò integralmente il "Johnson amendment" (emendamento del 1954 che proibisce alle denominazioni e associazioni religiose di appoggiare un candidato politico, di fatto mettendo in pericolo la libertà di intervenire ed esprimersi rispetto alla cosa pubblica) permettendo così ai rappresentati delle fedi di parlare liberamente e senza paura di sanzioni. Lo farò. Ricordatevelo!". Anche perché, "la libertà religiosa è un diritto sacro, ma questo diritto è minacciato ovunque".

Di qui l'affondo sullo scenario globale e sulla "seria, seria minaccia espressa in molti modi, non me ne ero mai reso conto così tanto e così apertamente da quando mi sono insediato come presidente, che il mondo è davvero in pericolo". Ma, ha chiarito giurando guerra ai nemici della libertà religiosa, "noi ne usciremo. Questo è quello che devo fare, risolvere i problemi e lo faremo, ne usciremo. Credetemi". Anche se questo ci costringe "ad essere duri, è tempo che usiamo un po' di durezza" dato che "abbiamo visto violenze incredibili", violenze "contro le minoranze religiose" da parte del terrorismo che "minaccia la libertà religiosa: deve essere fermato e sarà fermato". Non illudendo nessuno di una pace facile e senza costi, Trump non ha quindi nascosto che "potrebbe non essere facile per un certo periodo di tempo, ma servirà a fermarlo".

ABBIAMO COMINCIATO
Per quanto riguarda le minoranza perseguitate il presidente non ha fatto differenze, citando "i musulmani amorevoli e pacifici brutalizzati, vittimizzati, uccisi e perseguitati dagli assassini dell'Isis", ricordando "le minacce e lo sterminio degli ebrei" e soprattutto "la campagna dell'Isis e un genocidio dei cristiani a cui sono state tagliate le teste come non accadeva da Medioevo, perché è da allora che non vediamo la decapitazione (...) tutte le nazioni hanno il dovere di parlare contro violenze simili, tutte le nazioni hanno il dovere  di lavorare insieme e di affrontarli con la forza se è necessario. Quello che dico oggi agli americani è che la mia amministrazione farà tutto quello che è in suo potere per difendere e proteggere la libertà religiosa nel nostro paese. L'America rimarrà una società come sempre tollerante e rispettosa dove tutti i cittadini si possano sentire protetti e sicuri, dobbiamo sentirci protetti e sicuri".

Già in questi giorni, ha sottolineato rispondendo alle violente polemiche e menzogne sui suoi provvedimenti, "abbiamo cominciato ad agire per raggiungere questo scopo: la nostra nazione ha il sistema di immigrazione più generoso del mondo, ma ci sono quelli che usano della nostra generosità per minacciare i valori in cui crediamo, per questo ora abbiamo bisogno di sicurezza".

E affermando quello che ci si aspetta da ogni statista ha assicurato che se è vero che "c'è chi cerca di entrare nel nostro paese per diffondere la violenza (...) non permetteremo nemmeno a una piccola parte di questa violenza di diffondersi nella nostra nazione". L'immigrazione sarà quindi controllato cercando "di sviluppare un sistema per aiutare ad assicurare che chi viene ammesso nel nostro paese abbracci pienamente i nostri valori, la nostra religione e libertà personale e che respinga ogni forma di oppressione e discriminazione.

UN PAESE SICURO E LIBERO
Vogliamo che le persone entrino nel nostro paese, ma vogliamo persone che amino noi e i nostri valori non che odino noi e i nostri valori. Saremo così un paese sicuro e libero, un paese dove ogni cittadino possa vivere la propria fede senza la paura dell'ostilità o della violenza. L'America, infatti, prospererà solo se alla nostra libertà e particolarmente alla nostra libertà religiosa sarà permesso di fiorire.

L'America avrà successo solo se ai nostri cittadini più vulnerabili, e abbiamo tanti cittadini indifesi, verrà data una via possibile per avere successo". Ma soprattutto "l'America prospererà solo nel momento in cui continueremo ad avere fiducia l'uno nell'altro e fede in Dio". Perché, secondo Trump, è "questa fede in Dio ad aver ispirato molti uomini e donne a sacrificarsi per i bisognosi (...) per assicurare uguali diritti alle donne, uomini e bambini del nostro paese". Il presidente non ha dimenticato che le radici degli Stati Uniti sono "la fede che ha spinto i padri pellegrini ad attraversare l'oceano (...) e tutti coloro che hanno raggiunto la nostra terra a coronare il proprio sogno (...) noi ripristineremo questi sogni nel momento in cui avremo Dio con noi, mai da soli (...) è Dio che ci darà sempre consolazione, forza e conforto, abbiamo bisogno di andare avanti così".

Quindi la promessa: "Qui a Washington non smetteremo mai, mai di chiedere a Dio la saggezza per servire il popolo secondo la sua volontà. Questa è la ragione per cui il presidente Eisenhower e il senatore Carlson avevano avuto la saggezza di incontrarsi qui e di iniziare questa tradizione 64 anni fa. Ma questa non è l'unica cosa che hanno fatto insieme, fatemi raccontare tutta la storia: il sentore Carlson è stato fra i membri del Congresso ad inviare al presidente una risoluzione congiunta che fece aggiungere al "Pledge allegiance" (il giuramento di alleanza alla bandiera americana, ndr) la formula "al cospetto di Dio", perché questa è la nostra identità ed è quello che sempre saremo. Ed è quello che vuole il nostro popolo. Essere una bella nazione al cospetto Dio. Grazie, che vi benedica. Dio benedica l'America".

di Benedetta Frigerio per La Nuova Bussola Quotidiana, 04-02-2017

Argomento: Politica

 Intervista a Stefano Fontana sul ''Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo'' 

(nella foto accanto: uno dei centinaia di sbarchi di islamici in Italia: tutti maschi, perfettamente in salute, nessuno dei quali profugo)

 

Stefano Fontana è il direttore dell'Osservatorio Internazionale cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, istituzione con sede a Trieste, diocesi affidata all'Arcivescovo monsignor Crepaldi che è Presidente dello stesso Osservatorio. Una delle principali attività è la pubblicazione del Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, un lavoro annuale che raccoglie dati e documenti in collaborazione con altri cinque centri di ricerca a livello internazionale.
L'ultimo Rapporto, Il caos delle migrazioni, le migrazioni del caos (edizioni Cantagalli p. 224, euro 14), si occupa di un tema di grande attualità. L'approccio è pragmatico, fondato su principi. «Il problema», dice Fontana, «non può essere banalmente ridotto a una sorta di filantropismo a slogan».

Dottor Fontana, dobbiamo arrenderci alle migrazioni?
Innanzitutto non dobbiamo chiudere gli occhi davanti a certe evidenze: i richiedenti asilo sono una stretta minoranza, la maggioranza dei migranti è costituita non da affamati, ma da persone che nei loro Paesi avevano qualche risorsa; i traffici internazionali sono organizzati e dimostrano una "mente" che li pianifica, la destabilizzazione di intere aree geopolitiche in Africa settentrionale e in Medio Oriente sono state volute da alcune potenze occidentali e certamente non a caso. Quindi accettare le migrazioni come qualcosa di ineluttabile non mi pare corretto.

D'accordo, ma rimane il fatto. L'unica soluzione è la società multietnica?
Se le attuali migrazioni sono in gran parte pianificate e pilotate, allora bisogna dire che anche la società multietnica ci viene in qualche modo imposta. A farne le spese sono soprattutto due cose molto importanti: una è la realtà delle nazioni con una propria identità culturale che oggi vengono sacrificate a questo globalismo multietnico; la seconda è la religione cattolica, che si è sempre rivolta, oltre che alle persone, ai popoli e alle nazioni, vivificandone la cultura e la civiltà. Chi si oppone alla prima conseguenza viene chiamato populista, chi si oppone alla seconda viene accusato di non avere misericordia.

A proposito di misericordia, per i cattolici si moltiplicano gli appelli all'accoglienza...
Nel nostro Rapporto annuale l'Arcivescovo Giampaolo Crepaldi indica quattro criteri per affrontare correttamente il problema dal punto di vista della dottrina sociale della Chiesa: a chi è nel bisogno va data assistenza umanitaria (assistere tutti, ma non accogliere tutti); c'è un diritto ad emigrare, ma non ad immigrare; lo Stato deve disciplinare i flussi migratori difendendo il bene comune della propria nazione, anche in relazione alla conservazione della sua identità culturale; e il fatto che l'Islam richiede una particolare attenzione.

Torniamo alla questione della società multiculturale. Secondo molti sarebbe una soluzione di pacificazione, è così?
La società multiculturale può essere una specie di "balcanizzazione" dell'Europa. Un arcipelago di isole sociali, ognuna autonoma e indipendente, con le proprie norme, il proprio sistema per garantire l'ordine, le proprie scuole. La società multiculturale è la frammentazione dell'Europa. Essa è una convivenza potenzialmente belligerante più che pacifica, e in molti casi ha già dato vita a forme di guerra civile. Così avverrà quando si supereranno certe soglie quantitative, come sta già avvenendo in vari Paesi europei. Nei suoi confronti un potere politico che non crede ormai più a nulla potrà al massimo applicare delle misure di ordine pubblico, ma sempre meno convinte. In certi quartieri metropolitani già ora la polizia non ha più accesso. Circa la mitica società multiculturale ci si fanno troppe illusioni.

Non vorrà dire che la tanto declamata laicità si risolve in uno Stato di polizia?
È il frutto amaro della nostra realtà occidentale, per cui importiamo religioni, culture ed esportiamo relativismo. La laicità viene oggi intesa come una zona pubblica neutra dagli assoluti religiosi, oppure come l'indifferenza alle religioni: o tutte fuori dallo spazio pubblico, come nel caso del giacobinismo alla Hollande in Francia, o tutte dentro come nella marmellata americana. In tutti e due i casi però il potere politico compie un atto di imperio assoluto che assomiglia molto ad una religione di Stato. Sia lo Stato contrario alle religioni sia quello indifferente alle religioni non è correttamente laico. Lo Stato deve distinguere tra le religioni con il criterio dell'umanesimo nato anche grazie al cristianesimo e difendere questi valori non solo perché appartengono alla propria storia ma anche perché sono veri e utili per la convivenza sociale.

E la libertà religiosa?
Prima di tutto non è un diritto assoluto. Per esempio uno Stato che voglia il bene comune non può concedere spazio pubblico a religioni che non rispettino la dignità della persona umana e le regole minime della legge morale naturale, che prevedano mutilazioni fisiche, per esempio, oppure la poligamia, o una legge parallela che non rispetti i diritti umani, o che pretendano istituire forme di potere teocratico. Da questo punto di vista l'Islam presenta caratteristiche di particolari difficoltà.

Quindi l'integrazione è un mito?
L'integrazione è molto difficile e in alcuni casi impossibile. L'occidente, e l'Europa in particolare, pensa che ad entrare dentro i suoi confini siano solo singole persone, ed invece importa popoli, culture e religioni. Importa altre civiltà e non sa chiedersi se siano compatibili con la propria, nata dal cristianesimo, perché non sa esportare che relativismo. L'Europa non è più in grado nemmeno di vedere se una religione contiene delle prassi che contrastano con la legge morale naturale, come per esempio col principio di uguaglianza tra uomo e donna. Il potere politico deve essere interessato alla verità (e alla falsità) delle religioni, perché ci sono anche religioni disumane o con tratti disumani. L'insegnamento di Benedetto XVI su questo punto è stato molto importante, ma non ha trovato molti interlocutori.

Qual è la vostra ricetta per evitare che le migrazioni diventino "migrazioni del caos"?
I governi occidentali dovrebbero selezionare gli ingressi tenendo conto della specificità delle culture di origine ed anche delle religioni che possono essere più o meno compatibili con una reale integrazione.
Dovrebbero fare delle politiche di sviluppo demografico e di sostegno alla famiglia per evitare il "sorpasso" degli immigrati sugli autoctoni.
Dovrebbero colpire le reti di trafficanti e boicottare operazioni militari destabilizzanti aree nevralgiche anziché collaborarvi.
Dovrebbero pretendere pariteticità dagli Stati islamici, difendere i cristiani perseguitati in questi Paesi, colpire anche militarmente i califfati insanguinati, e avere chiaramente in testa una rosa di valori da pretendere che gli immigrati condividano.




https://www.youtube.com/watch?v=MiEZBmvSSss

 
 
di Lorenzo Bertocchi, per: La Verità, 23 dicembre 2016
Argomento: Islam

 Le apparizioni di Lourdes
(clicca qui per scaricare)

 

 Il volumetto, che da oggi è scaricabile gratuitamente, offre ai credenti di qualsiasi età, grado di cultura, condizioni sociali, la narrazione dei fatti come sono storicamente avvenuti.

Si tratta della traduzione dell'opera francese che ha il pregio di farci conoscere le diciotto apparizioni di Massabieille come sono state fissate da J. B. Estrade, testimone oculare, il quale, per aver vissuto nell'ambiente stesso della veggente, porta alla conoscenza dei lettori particolarità e dettagli della vita intima di Bernadetta, quando ancora si trovava in famiglia, poi nell'Ospizio di Lourdes, infine tra le Suore del Convento di San Gildard a Nevers, ove Ella chiuse la sua esistenza.

Opportuni riferimenti e confronti con gli Atti autentici delle Apparizioni annullano le apparenti contraddizioni con quanto riferisce l'Autore francese.

 

Argomento: Aggiornamenti

 Quando santa Bernadette Soubirous, il 25 marzo 1858, giorno della sedicesima apparizione, chiese alla Madonna il suo nome, così come le aveva richiesto il parroco di Lourdes, don Peyramale, Maria Santissima rispose in vernacolo occitano: «Quesoy era ImmaculadaCounceptiou» («Io sono l’Immacolata Concezione»), appellativo di cui Bernadette non conosceva il significato. Il dogma dell’Immacolata Concezione era stato istituito l’8 dicembre di quattro anni prima con la bolla Ineffabilis Deus. L’Immacolata è collegata proprio alle apparizioni di Lourdes (1858), la cui festa liturgica cade l’11 febbraio, e iconograficamente si ricollega con le precedenti apparizioni a santa Catherine Labouré in Rue du Bac a Parigi (1830).

La data dell’8 dicembre, il concepimento, precede di nove mesi esatti la data della festa della nascita di Maria Santissima, 8 settembre, a conferma che la festa e il dogma dell’Immacolata si riferiscono al primo istante di vita della futura Madre di Cristo, appena concepita da sant’Anna e san Gioacchino, così come chiude la Ineffabilis Deus: «(…) dichiariamo, affermiamo e stabiliamo che è stata rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale; pertanto, questa dottrina dev’essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli».

Il dogma, oltre ad affermare che la Vergine è l’unica creatura ad essere nata priva del peccato originale fin dal concepimento, è stata preservata in tutta la sua vita da qualsiasi peccato, mortale o veniale. Dopo 59 anni da quel 1858 in cui Maria Santissima si definì «Sono l’Immacolata Concezione», il frate minore conventuale Padre Massimiliano Kolbe (ZduńskaWola, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, 14 agosto 1941) vide i massoni sfilare per le vie di Roma e assistette a manifestazioni in piazza organizzate da anticlericali. A quelle provocazioni sul suolo di San Pietro, Padre Kolbe reagì dando vita, fra gli alunni del Collegio internazionale dei Francescani di via San Teodoro 41/F, alla Militia Immaculatae.

Era il 17 ottobre 1917, mese delle ultime apparizioni della Madonna a Fatima, ma che Padre Kolbe non conosceva affatto. Il fondamento fu la tradizionale devozione che i padri Francescani nutrono verso l’Immacolata Concezione. Le due frasi poste all’inizio del programma della Milizia sono lo scopo del programma stesso: «Ella ti schiaccerà il capo» (Gen 3, 15) e «Tu sola hai distrutto tutte le eresie sul mondo intero» (ufficio della B. V. M.). I membri si consacrano senza limiti all’Immacolata come strumenti nella Sua mano, affinché per mezzo di loro Ella si degni di compiere quello che è espresso in queste due frasi. Già la stessa denominazione, «Milizia», «Cavalleria dell’Immacolata» definisce l’essenza dell’istituzione. La Milizia non si limita alla donazione totale dei suoi aderenti all’Immacolata, ma si adopera per conquistare a Lei anche i cuori degli altri in qualunque tempo, fino alla fine del mondo.

In una conferenza ai frati del convento di Niepokalanòw, fondato nel 1927 a Teresin (42 Km da Varsavia), padre Kolbe esi espresse così: «Forse lo sviluppo di Niepokalanòw consiste nell’allargare e ingrandire le sue mura? No! Nemmeno le nuove case sono indice di progresso. Anche quando in futuro verranno macchine nuovissime e perfette, nemmeno ciò sarà progresso in senso stretto. Anche se il Cavaliere (il periodico «Cavaliere dell’Immacolata» ndr) moltiplicasse per due o tre la sua tiratura, nemmeno allora si avrà lo sviluppo di Niepokalanòw, perché tutte cose esteriori troppo spesso fallaci. E allora, in che consiste lo sviluppo di Niepokalanòw? Da che cosa dipenderà? Niepokalanòw non è soltanto lavoro esterno, fuori o dentro la clausura, ma innanzi tutto le nostre anime. Tutte le altre cose, anche la scienza, sono esteriorità. Nella santificazione delle nostre anime sta il vero progresso di Niepokalanòw. Ogni volta che le nostre anime registreranno maggiore conformità alla volontà dell’Immacolata, sarà un passo avanti che noi faremo nello sviluppo di Niepokalanòw. Perciò, se anche accadesse che ogni attività venisse a mancare, anche se venissero a mancare tutti i membri della M.I., se noi di Niepokalanòw fossimo dispersi come le foglie in autunno, ma nelle nostre anime rimanesse meglio radicato l’ideale della M.I., potremo dire allora audacemente che quello sarà il momento dello sviluppo maggiore di Niepokalanòw» .

Obiettivo della Milizia dell’Immacolata è il fine dell’Immacolata stessa: estendere all’umanità intera i frutti della redenzione operata dal Figlio. L’unico desiderio mariano è quello di innalzare il livello della vita spirituale di ognuno, fino alle vette della santità. Condizione essenziale per ogni apostolo della Milizia è quella di offrirsi in proprietà all’Immacolata. I fedeli cavalieri sono chiamati ad operare in modo particolare 1. nell’educazione della gioventù; 2. nel campo dell’opinione delle masse (media, conferenze, proiezioni…); 3 nelle belle arti (architettura, pittura,scultura, musica, teatro); 4.nello scibile (scienze esatte, storia, letteratura, medicina, diritto…).

Il 2 gennaio 1922 la Milizia ottenne esistenza giuridica nella Chiesa in qualità di «Pia Unione», associazione devota, mediante un decreto del cardinale Basilio Pompilj, Vicario del Santo Padre per la diocesi di Roma, Il 18 dicembre 1926 Pio XI promulgò un Breve con il quale concedeva numerose indulgenze agli iscritti alla Milizia, mentre il 23 aprile 1927 con altro Breve la elevava alla dignità di «Primaria».

Memori della deliberazione della Massoneria,«Noi potremo vincere la religione cattolica non con il ragionamento, ma pervertendo i costumi», quei giovani alunni del Collegio internazionale dei Francescani, capitanati da Padre Kolbe, al quale si sono richiamati i Francescani dell’Immacolata, entrati da alcuni anni nel mirino persecutorio della Santa Sede, si proposero di respingere gli attacchi contro la Chiesa e di aiutare le anime ad affidarsi all’Immacolata con un’opera di conversione e santificazione attraverso il rinnovamento dei costumi, in quanto la rilassatezza proviene dall’infiacchimento della volontà non più sostenuta da sani principi.

E chi è in grado di irrobustire la fiacca e corrotta volontà umana di oggigiorno in balia di molteplici errori e menzogne se non Colei che è Immacolata fin dal primo istante della propria esistenza, Madre della Grazia divina?

(Cristina Siccardi per Corrispondenza Romana http://www.corrispondenzaromana.it/la-milizia-dellimmacolata-compie-centanni/?refresh_cens)

Argomento: Chiesa

 «Così, con Dante, ho mandato la Boschi “al diavolo”»

 

Con una sola frase ha demolito un ex Ministro e oggi Sottosegretario. Fino a due giorni fa Gianni Fochi era un ricercatore e docente alla Scuola Normale di Pisa conosciuto agli addetti ai lavori e a noi che ci occupiamo di difesa della vita. In poche ore il suo nome è diventato virale. E’ lui il professore che con una sola battuta ha “mandato al diavolo” il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, squarciando il velo di ipocrisia di una politica che si nutre di parole mantra come diritti e desideri, senza conoscere il vero bene della persona. 

La frase era questa, ed è stata pronunciata nel corso di un incontro pubblico tra l’eponente renziana e i docenti dell’ateneo pisano: 

«A me sembra che lei abbia equiparato il concetto di diritto a quello di desiderio, anche per i desideri più distorti come le unioni omosessuali. Penso che Dante la metterebbe con Semiramide che libito fé licito in sua legge. Invito piuttosto a battersi per i diritti degli esseri umani nascituri che non hanno il diritto alla vita. Da quando è stata introdotta la legge 194 oltre 6 milioni sono stati ammazzati».

Ovviamente la Boschi, come una liceale colta sul vivo ha provato a buttarla in battuta. Ma l’ironia, si sa, non è dote di tutti. E certamente non è prerogativa della ex ministra. 

«Lei mi può mettere dove vuole nei vari gironi infernali anche da questo punto di vista non mi offendo, sarò sicuramente in compagnia interessante nell’inferno dantesco, però non pensò che abbia senso negare i diritti a persone che hanno visto tutelare dalla nostra costituzione l’uguaglianza rispetto a qualsiasi uomo e qualsiasi donna…». E bla bla bla.

In poche ore il video ha fatto il giro del media system e Fochi si è trovato in cima alle home page dei giornali. Come un eroe, per alcuni, come uno sprovveduto trattato con sufficienza per altri. Ma chi è davvero Gianni Fochi perché ha deciso di prendere il microfono? La Nuova BQ lo ha intervistato scoprendo che le sue idee di scienziato accademico esperto di chimica sono le idee di una persona che pensa con la sua testa. 

Professore, mi tolga una curiosità, perché la scuola dove ha insegnato per molti anni si chiama “Normale”?

Perché è stata fondata con lo scopo di dare le norme, cioè i fondamenti della cultura.

L’ha soddisfatta la risposta del ministro?

Direi la sua mezza risposta. No, non sono soddisfatto.

Perché?

Ha evitato accuratamente di toccare il tema dell’aborto. Che razza di battaglia per i diritti di chi non ha diritti! Agli esseri umani nella pancia della mamma non viene riconosciuto il diritto alla vita, e la Boschi non ci vuole nemmeno pensare.

Se le fosse stato possibile replicare che cosa le avrebbe detto?

Alla sua risposta parziale ci sarebbe stato da replicare che lo stato deve riconoscere e tutelare l’unione fra un uomo e una donna, quella cioè inventata dalla natura per generare la vita e continuare la specie umana. Delle direttive provenienti dai burocrati europei avremmo potuto infischiarci, disposti anche, se proprio messi alle strette, a fare come la Gran Bretagna, che ha mandato l’Unione Europea a quel paese. Ma diciamo la verità: per la Boschi, la Cirinnà e compagni l’Europa è stata un pretesto per far ciò che volevano a tutti i costi: ignorare il milione dei cittadini accorsi al Family Day contro il riconoscimento delle unioni omosessuali.

Che valutazione fa dell’applauso dell’uditorio alle parole del ministro?

Una parte dell’uditorio ha applaudito e la cosa non mi turba affatto: siamo ancora in democrazia, se Dio vuole. M’atterrisce invece il clima che nella società e nella stessa chiesa cattolica s’è ormai diffuso: un clima accondiscendente verso la propaganda omosessualista e di ghettizzazione (talvolta anche d’intimidazione) verso i molti che ritengono criticabile l’omosessualità. Le persone omosessuali vanno rispettate come persone, ma il comportamento omosessuale non può esser messo sullo stesso piano dell’unione fra un uomo e una donna. La libertà d’affermare questo sta riducendosi sempre più, ancor prima che venga approvata una legge liberticida come quella proposta dall’onorevole Scalfarotto.

Di Renzo Puccetti

Fonte lanuovabq.it 08 febbraio 2017 - 16:45

Argomento: Vita

 MARCIA PER LA VITA
 «Ecco perché andarci, difenderla e promuoverla»

 

Lo straordinario successo della Marcia per la Vita di Washington, svoltasi lo scorso 27 gennaio, costituisce un forte incoraggiamento per la Marcia per la Vita italiana che, quest’anno, arrivata alla sua settima edizione, si svolgerà a Roma il sabato 20 maggio 2017.
La rivista
Radici Cristiane, nel terzo anniversario della morte di Mario Palmaro, lo ricorda attraverso un suo articolo, che rappresenta un po’ il “vademecum” della Marcia per la Vita.
Il testo fu da lui predisposto, come Presidente del Comitato “Verità e Vita”, il 12 aprile 2013, un mese prima della terza edizione della Marcia.
Ne riportiamo alcuni stralci, rimandando, per il testo integrale a
Radici Cristiane.

 

Marcia per la Vita: Perché andarci, perché difenderla, perché promuoverla

  1. La Marcia è pensiero e azione

La Marcia per la Vita è una forma nobile e concreta di impegno: per la vita, per il bene, per la verità. Ogni sana bioetica è, come il Cattolicesimo, pensiero e azioni: dal ben-pensare segue il ben agire. Distinguo il bene dal male e di conseguenza scelgo di fare il bene e di fuggire il male (anche se questo non sempre mi riesce, perché sono un uomo e talvolta scelgo il male anche quando so che è male). (…) In Italia e nel mondo è stata dichiarata guerra alla vita, una guerra condotta con l’arma della legalità formale, sancita dalla ingiusta legge 194 del 1978. E chi non vuole diventare complice di questa guerra contro la vita deve fare qualcosa, deve dire qualcosa, deve osare qualcosa.

  1. La Marcia è l’evento più importante per la cultura pro-life in Italia

La Marcia Nazionale per la Vita è diventata un evento fondamentale per il mondo pro-life italiano: anzi, l’appuntamento più importante dell’anno. Lo dimostrano le adesioni che sono per qualità e numero impressionanti. Lo dimostra il carattere per molti versi spontaneo, che viene dal basso, della manifestazione, che si è sottratta fin dal principio a possibili strumentalizzazioni di natura politica, partitica, settaria. La Marcia non è la creatura di qualche singolo uomo politico, ma è l’espressione più sincera e autentica di una volontà: quella di non rassegnarsi mai all’esistenza di una legge dello Stato che rende diritto l’aborto volontario. L’anno scorso confluirono a Roma 15.000 persone, quest’anno sono annunciati pullman da tutti Italia e dall’Europa.

  1. Un messaggio chiaro e semplice

Perché la Marcia riscuote questo successo in un Paese che è a grande maggioranza abortista? La forza della Marcia sta nel suo messaggio, chiaro e semplice: no all’aborto e no alla legge 194 del 1978. Inoltre, la Marcia non ha carattere ecclesiale, non è una processione, non è un incontro di preghiera: ad essa partecipano cattolici e altri cristiani, esponenti di altre religioni, credenti e non credenti. Molti tacciono, molti altri pregano, in un clima di grande libertà. In questo modo, la Marcia documenta la ragionevolezza delle ragioni della vita. La Marcia è autonoma e indipendente e si garantisce una libertà che la sottrae a condizionamenti, compromessi, tattiche, censure interne, pavidità travestite da prudenza.

  1. Un evento fecondo

La Marcia si dimostra un evento fecondo. Molti gestori del media system ritenevano che ormai il mondo pro-life in Italia avesse accettato come un dato irremovibile la legge sull’aborto e che si potesse confinare ogni rigurgito antiabortista dentro il comodo recinto dell’assistenza sociale. Sì all’aiuto alle donne con gravidanze difficili – o almeno a quelle che vogliono essere aiutate –, no a qualunque tentativo di mettere in discussione il diritto alla scelta della donna stessa. Una trappola concettuale nella quale certamente sono cadute fette importanti del mondo pro-life. Ma non vi è caduta la Marcia Nazionale per la Vita.

  1. Un fatto nuovo per l’Italia

La Marcia Nazionale è un fatto nuovo per la cultura pro-life italiana: dal 1978, in oltre trent’anni, non sono mai state organizzate manifestazioni importanti, massicce e in grado di coinvolgere tutto l’associazionismo cattolico contro la legalizzazione dell’aborto e contro la 194. (…) La mancanza di una tradizione di piazza dei pro-life italiani ha diverse cause: c’è una oggettiva difficoltà nel mobilitare la gente, soprattutto l’associazionismo cattolico, su questo tema scomodo. C’è soprattutto la paura di scontrarsi con il mondo: chi critica una legge, automaticamente critica lo Stato e questo genera il timore delle sue reazioni. C’è poi una diffusa confusione dottrinale anche all’interno dello stesso mondo pro-life e mondo cattolico, una carenza nella “ortodossia per la vita”. C’è sempre più diffuso il rischio che si affermi nella prassi un volontario formalmente pro-life che aiuta la donna concreta a non abortire, ma che in linea di principio ritiene legittimo che la donna possa scegliere se abortire o no.

  1. Perché è importante partecipare

È importante partecipare a questa marcia per due generi di motivi: sia esterni al mondo pro-life, che interni ad esso. Cominciamo dai motivi “esterni”.

Motivi extra moenia

a) Viviamo ormai nella civiltà dell’aborto. Nel mondo si contano ogni anno circa 45 milioni di aborti volontari, le leggi abortiste si stanno estendendo a tutte le nazioni, la sensibilità dell’opinione pubblica di fronte a questo fenomeno sta declinando in maniera inesorabile verso l’assuefazione e l’assenso acritico.

b) Vogliamo richiamare l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica con un messaggio forte e non compromissorio: l’aborto uccide e fa male a milioni di anime.

c) Vogliamo dimostrare che il popolo della vita c’è, è minoranza, ma non si rassegna e vuole combattere.

d) Vogliamo denunciare pubblicamente le leggi ingiuste.

Motivi intra moenia

a) Dobbiamo scuotere le coscienze assopite o confuse degli stessi credenti e di non pochi esponenti del mondo pro-life.

b) Dobbiamo riaffermare l’ortodossia pro-life di fronte alle “eresie” dottrinali: ad esempio, pensiamo a una serie di slogan che ormai sono ripetuti da giornali e mass media cattolici o di area teoricamente pro-life. Ad esempio, che “la legge 194 è una buona legge”; che “è stata solo applicata male, e ora va applicata tutta”; che essa “prevede l’aborto come extrema ratio”.

c) Dobbiamo rilanciare un certo associazionismo pro-life che appare sonnolento e remissivo, dedito al compromesso politico, afono, clericale e dunque non cattolico, impegnato da anni in estenuanti e spesso inconcludenti raccolte di firme.

d) Dobbiamo supportare l’agire con un pensiero forte. In troppi ambiti pro-life da anni si vive di un “pensiero debole”, di una sorta di “pensiero liquido”, che amalgama identità pro-life ed identità pro-choice. Dobbiamo farlo per dire no alla riduzione dell’attività per la vita a mera distribuzione di pannolini e passeggini, prevalentemente ad extracomunitari ed a persone meno abbienti. Nella tragica illusione che la causa dell’aborto sia di natura economica e sociale, secondo una lettura che è – a ben guardare – tardivamente ed essenzialmente marxista.

e) Dobbiamo sottrarre i principi non negoziabili ad un uso strumentale da parte della politica e di politici dediti al compromesso e all’annacquamento sistematico della verità; strategia che fra l’altro non ha impedito, ma anzi ha accelerato il processo di espulsione dei principi non negoziabili dai programmi dei partiti nelle recenti elezioni.

f) Dobbiamo evitare l’annacquamento del tema aborto dentro una più generica e fumosa difesa della vita. Dobbiamo evitare che una certa retorica della povertà – legata alla effettiva crisi economica – serva a non parlare più dei più poveri fra i poveri, come li chiamava Madre Teresa: i bambini non nati uccisi con l’aborto.

Argomento: Vita

 IL FILM CHE SMASCHERA IL FANATISMO DEI DARWINISTI

 Altamira: nel 1878 un nobile spagnolo scopre una grotta preistorica con pitture rupestri, ma i darwinisti non gli credono perché smentisce l'evoluzionismo (VIDEO: trailer)

 di Rino Cammilleri

 

Prima o poi uscirà (forse) anche nelle nostre sale un bel film spagnolo, Altamira, in cui si narra una vicenda veramente interessante per noi appassionati di darwinismo. La storia comincia nella regione della Cantabria, dalle parti di Santander, ad Altamira giusto il titolo.

Qui nel 1878 un possidente locale, don Marcelino Sanz de Sautuola (interpretato da Antonio Banderas) si diletta di ricerche archeologiche e partecipa al dibattito internazionale, a quel tempo infiammato, tra darwinisti e no.

La sua figlioletta, per caso, scopre nelle sue proprietà una grande grotta nascosta la cui la volta e le pareti sono affrescate da pitture preistoriche che raffigurano bisonti. L'uomo intuisce che risalgono all'era glaciale e, non potendo utilizzare macchine fotografiche (i lampi del magnesio e il fumo rovinerebbero le pitture), le fa riprodurre da un pittore francese onde poterle mostrare a qualche congresso antropologico a Parigi (capitale, con Londra, della «nuova scienza»).

Sua moglie (l'attrice che fu anche in Apocalypto di Mel Gibson) è una devota cattolica, divisa tra il marito non praticante (ce l'ha con Dio perché ha perso due figliolette) e la Chiesa. Ora, quest'ultima nel film non fa la solita parte della fanatica intransigente creazionista, perché la storia mostra diversi preti che non vedono alcun contrasto tra la paleontologia e la fede. Ma una figura fanatica e intransigente c'è, l'arciprete (impersonato da un irriconoscibile Rupert Everett), che in realtà ce l'ha con la filosofia darwinista, ateista e fanatica pur'essa.

Ritengo che si tratti non del consueto j'accuse contro il clero quanto di un espediente narrativo per far emergere il dissidio della donna, sinceramente dilaniata tra l'amore al marito e quello alla religione.

Ora, il bello del film che qui i fanatici veri sono i darwinisti, che si rifiutano perfino di entrare nella grotta e fanno come i colleghi (laici) di Galileo, i quali si rifiutavano di guardare nel suo cannocchiale (mentre erano i gesuiti a dargli ragione). Come le macchie solari scoperte da Galileo (menzionato nel film) erano liquidate come imperfezioni della lente, anche le pitture di Altamira vengono classificate un trucco: è stato il pittore francese, pagato da don Marcelino, a farle.

Inutilmente il pittore fa osservare che nessun falsario dipingerebbe così (le figure stilizzate ricordano piuttosto il Picasso del XX secolo e proprio quest'ultimo avrà a dichiarare che la sua arte vi si ispirava).

Ma al IX Congresso mondiale di antropologia i darwinisti francesi calano il loro atout: le gotte sono al buio; come sarebbero stati realizzati i dipinti se non c'è traccia di fuliggine sulle pareti? Ma perché i darwinisti negano l'evidenza? Perché le loro teorie dicono che l'uomo preistorico al tempo dei bisonti iberici era una scimmia, perciò incapace di dipingere.

Il povero don Marcelino morirà di crepacuore, dopo aver visto la sua cameriera adoperare una lampada a olio alimentata da midollo osseo animale. Che non produce fuliggine.

Vent'anni dopo, nella Dordogna francese vengono scoperte pitture analoghe in grotte analoghe. Hanno 35mila anni.

Da allora i darwinisti hanno dovuto fare come i Testimoni di Geova: questi sono costretti a spingere in avanti la data della fine del mondo, quelli non fanno altro che spingere indietro la comparsa dell'homo sapiens.
Contra ideologiam non valet argumentum.

Rino Cammilleri per La Nuova Bussola Quotidiana, 05/12/2016


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Qui sotto il trailer del film Altamira (in inglese, in quanto ancora non è stato distribuito in Italia)
https://www.youtube.com/watch?v=mJ7VPiSr7R0

Argomento: Fede e ragione

Clicca l'immagine per leggere l'articolo Libri gender per bimbi: i Paolini rompono il tabù

 

A forza di bussare dalla porta di servizio alla fine la gender revolution è entrata di diritto dalla porta principale. Si chiama Storie per bambine e bambini ed è uno degli ennesimi libri ispirati all’ideologia del gender. Stavolta però non si tratta di una qualche casa editrice più o meno lobbistica che fa capolino nelle librerie o nelle biblioteche civiche per istruire i giovani virgulti alla fluidità di genere. No, il libro porta il timbro delle edizioni San Paolo. Un colosso dell’editoria cattolica. Anzi, per migliaia di catechisti, sacerdoti e famiglie, l’editrice cattolica per eccellenza.

 

Non precipitatevi in libreria a comprarlo. Il testo infatti uscirà a marzo, ma una descrizione dell’opera è presente nelle librerie on line. Leggiamo la scheda del libro:

“Una raccolta di storie pensate per offrire alle piccole lettrici e ai piccoli lettori un insieme variegato di personaggi e situazioni in grado di offrire un immaginario sul femminile e sul maschile libero da stereotipi e pregiudizi. C'è la sirena Ornella, protagonista de "La sirena e il bambino", che non ama cantare, non cura molto il suo aspetto fisico e ha una grande passione - studiare le stelle - che insegue con forza e tenacia. Ci sono poi Viola e Margherita, "Due gemelle per la pelle", che rappresentano due modi completamente differenti di essere bambine, e poi ancora, la piccola Alice che grazie all'aiuto di una simpatica babysitter riesce a vedere con occhi diversi i suoi genitori: non solo come "il suo papà e la sua mamma" ma come una bellissima coppia. E poi c'è Andrea che da grande sogna di guidare il taxi, proprio come la sua mamma. Età di lettura: da 4 anni”.

Forse è bene partire dalla fine, cioè dall’età di lettura consigliata. Che se un maschietto di 4 anni in quel momento sta giocando con i soldatini è bene che sappia che può giocare tranquillamente con le bambole perché in fondo certe ideologie entrano meglio ad una tenera età. Ovviamente che il libro sia gender oriented lo si deduce da alcune parole talismano che giustificano le storie: stereotipi, pregiudizi, ma lo si comprende bene anche dalla spiegazione offerta dall’ufficio marketing della San Paolo per le librerie: “Le storie – ricche di illustrazioni colorate e divertenti affrontano i temi del rispetto e delle pari opportunità tra maschi e femmine”. Ora, che un bambino di 4 anni sia costretto a bersi la cicuta del mito delle pari opportunità, già questo è alquanto rischioso.

Ma è con il riferimento all’autrice, la pedagogista di genere Irene Biemmi, che si capisce come finalmente certe operazioni lobbistiche a forza di spingere l’acceleratore siano riuscite a entrare anche nel mondo dell’editoria cattolica. L’autrice è presidente di Rosaceleste, associazione dedicata alla promozione della parità tra i generi e alla lotta agli stereotipi e alla violenza. Ecco sciorinate in poche parole i concetti fondamentali che hanno costituito l’architettura fondante dei cosiddetti gender studies: il genere uomo/donna come costruzione sociale provocato da stereotipi e foriero di violenza.

Rosaceleste infatti ha svolto anche convegni e spettacolidestrutturare gli stereotipi di genere: per una cultura dell'eguaglianza tra i sessi nell'educazione e nel lavoro”.

Recentemente infatti in tribunale a Firenze è andato in scena uno spettacolo sull'educazione di genere curato proprio da Biemmi, che viene presentata come una accesa nemica dell’educazione sessista: “Nei libri di lettura viene rappresentato un mondo popolato da valorosi cavalieri, dotti scienziati, padri severi, madri dolci e affettuose, casalinghe felici, streghe e principesse che nutre l'immaginario di bambine e bambini, che strutturano le rispettive identità di genere sulla base dei modelli proposti. Scopo della conferenza spettacolo Rosaceleste, che da questa ricerca prende spunto, è decostruire, disarticolare, smontare l'assunto di una "naturalità" delle differenze tra maschi e femmine, svelando alcuni dei meccanismi culturali che stanno a fondamento di un preciso addestramento sociale ai ruoli di genere, attivato sia a scuola che in famiglia”.

Basterebbe fermarsi qui, alla necessità di smontare “l’assunto di una naturalità delle differenze tra maschi e femmine”, per capire il tranello, che porta a promuovere un’antropologia che nega la natura umana e che in fondo non è altro che l’applicazione pedagogica del rifiuto del progetto creatore di Dio sull’uomo e dello svilupparsi della sua progettualità. Un progetto creativo - giova sempre ricordarlo - che ha permesso alla Chiesa di diffondere il concetto di persona nella differenza tra i sessi e che nessuno pretendeva venisse imposto nelle librerie laiche e generaliste italiane, ma che, almeno, si sperava fosse ancora valido in quelle che tutti riconoscono come cattoliche. Si vede che anche alla San Paolo hanno cambiato idea e che il tarlo catto-gay ha attecchito anche tra gli scaffali.

Andrea Zambrano 04-02-2017 per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-libri-gender-perbimbi-paolinerompono-il-tabu-18841.htm

 LA STORPIATURA DELLA STORIA CONTRO I CATTOLICI

 L'indottrinamento scolastico (e non solo) ha prodotto un popolo che non conosce il proprio passato, come quando si parla dei Maia o del famoso caso dell'ebreo battezzato in segreto da Pio IX
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Nel lontano 25 novembre 1998, sulla Stampa, Aldo Zullini dell'Università di Milano (così veniva presentato) firmava un pezzo sconcertante dal titolo: "Maya, cannibali per necessità". Dei due occhielli, l'uno specificava: "Fino all'arrivo di Colombo, nel Nuovo Mondo c'erano pochi animali domestici e commestibili", l'altro "L'antropofagia, diffusa anche fra gli Atzechi, fu giustificata dal fatto che mancavano le proteine".
Perché i Maya hanno organizzato i "più grandi festini antropofagi che siano mai avvenuti"? La risposta è semplice: "Per soddisfare il loro bisogno fisiologico dovevano immolare moltissimi prigionieri e per far ciò dovevano organizzare incursioni e guerre". Bastava un'immane abbuffata di carne umana a saziare il bisogno proteico di tutta la popolazione? No, i sacrifici di massa "per quanto numerosi e frequenti, non potevano far fronte al fabbisogno proteico di tutto il popolo, ma questo non ha molta importanza. Conta invece il fatto che la classe dirigente, i sacerdoti e i militari, potessero usufruire di queste proteine".
Perché citare questa bella pagina di giornalismo scientifico? Perché, pur di attaccare (anche se, in questo caso, solo indirettamente) la cattolica Spagna e la sua prodigiosa scoperta e colonizzazione dell'America centro-meridionale, tutto va bene. Anche la giustificazione di un crimine orrendo come il banchetto di carne umana .

UN POPOLO SMEMORATO CHE DISPREZZA SÉ STESSO
La sistematica riscrittura della storia a vantaggio delle potenze e delle ideologie anticattoliche ha prodotto in Italia un popolo smemorato che non sa più chi è. Che non conosce niente del proprio passato. Siamo stati abituati a credere che la storia della Chiesa cui siamo legati da due millenni sia una storia piena di crimini, di cui vergognarsi e, quindi, da ripudiare. Tutti i mezzi di comunicazione di massa si sono allineati nella propaganda del disprezzo verso noi stessi. Da decenni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la disperazione che ci caratterizza. La mancanza di figli e quindi di futuro. La pochezza, il nulla culturale in cui le nuove generazioni vengono cresciute.
Negli ultimi anni i ripetuti attentati di un islam tornato rigoroso nell'applicazione della volontà di Maometto (la riduzione di tutto il mondo a islam) hanno sconcertato i cantori di un islam pacifico, moderato, contrario alla guerra, propria di quei guerrafondai dei crociati. Piano piano anche la stampa sta cambiano direzione e dal crimine di islamofobia si sta avvicinando ad un più pacato resoconto dei fatti. In questa direzione sembrano andare due articoli, uno a firma Mieli, l'altro a firma Ferrara.

CATTOLICI DIFFAMATI
Il 14 dicembre 2016 Mieli scrive un pezzo dal titolo: "Cattolici diffamati", sottotitolo: "Il protestante Rodney Stark smentisce le "Leggende nere" sulla Chiesa di Roma". Il pezzo si chiude con un'affermazione perentoria: "Qui, come è evidente, la Chiesa cattolica non c'entra nel modo più assoluto". Mieli sta citando il mio libro su Lutero e la documentazione da me addotta sull'odio protestante nei confronti degli ebrei. La chiusa, che torno a sottolineare, ribadisce che con l'odio e la persecuzione nazista contro gli ebrei "la Chiesa cattolica non c'entra nel modo più assoluto".
Sul Foglio del 3 gennaio Ferrara firma il pezzo: "Storia della nonviolenza infame" e così conclude: "Libero padre Enzo Bianchi di dire che a Berlino non ce l'avevano con il valore cristiano del Natale, e neanche a Istanbul con il Capodanno. Autorizzati noi a chiedere che il libero pensiero imponga la sua vigilanza sulle scorrerie fantastiche di un pazzo intonacato".
Evidentemente alla Stampa questa nuova aria di riaccostamento alla verità storica ancora non si è fatta strada. Sul sito internet del giornale, nel riquadro culturale, il 3 gennaio compariva questo titolo: "Spielberg trasforma in film la storia di Edgardo Mortara ebreo battezzato in segreto per volontà di Papa Pio IX". Siamo alle solite: un papa, i papi, che sottraggono in segreto i bambini alle famiglie ebree e li battezzano!
Chi fosse interessato all'argomento può leggere l'autobiografia di don Edgardo Mortara.

 

di Angela Pellicciari per La Nuova Bussola Quotidiana, 08/01/2017
Sul tema cfr. E' tutta un'altra storia: http://www.totustuustools.net/altrastoria/

 Ecco il giudice pro-life scelto da Trump quale erede di Scalia

 

 Neil M. Gorsuch è il giudice scelto dal presidente Donald J. Trump per la Corte Suprema federale. Scelta ottima sul piano tecnico poiché la sua carriera è impeccabile e ottima sul piano politico-culturale perché è l’opposto alla deriva trionfata durante la presidenza di Barack Obama.

 

 49 anni, di Denver in Colorado, episcopaliano (gli anglicani americani), se confermato sarà il giudice supremo più giovane da che il presidente George W.H. Bush Sr. nominò nel 1991 il 43enne Clarence Thomas. Sua madre, Anne Gorsuch Burford (1942-2004), tra il 1981 e il 1983 è stata la prima donna amministratrice dell’Agenzia per l’ambiente, nominata dal presidente Ronald Reagan (1911-2004).

Nel 1988 ha conseguito la laurea di primo livello alla Columbia University, nel 1991 il titolo di Juris Doctor ad Harvard e nel 2004 il Ph.D. in Giurisprudenza allo University College di Oxford sotto la supervisione di un campione del diritto naturale come l’australiano John Finnis, autore di testi imprescindibili quali Gli assoluti morali. Tradizione, revisione & verità (trad. it. Ares, Milano 1998) e Dio, l’uomo, il mondo e la società in Tommaso d’Aquino (Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2014), in Italia studiato, tra gli altri, da Fulvio Di Blasi e Tommaso Scandroglio.

Poi ha operato come assistente del giudice David B. Sentelle nella Corte d’appello del Circuito di Washington dal 1991 al 1992 e come assistente dei giudici della Corte Suprema federale Byron White (1917-2002) e Anthony Kennedy dal 1993 al 1994. Avvocato per la Kellogg, Huber, Hansen, Todd, Evans & Figel di Washingon dal 1995, nel 2005 è stato nominato Vice Procuratore generale associato e il 10 maggio 2006 il presidente George W. Bush jr. lo ha voluto alla Corte d’appello del Decimo Circuito, confermato all’unanimità dall’apposita Commissione del Senato incaricata della ratifica.

Non appena Trump lo ha scelto, Ilyse Hogue, presidente di una delle maggiori lobby abortiste di Washington, il NARAL Pro-Choice America, ha sparato a zero dicendo «con la sua sola esistenza Gorsuch rappresenta una minaccia all’aborto legale» e che dunque «[…] non dovrà mai indossare la toga di giudice della Corte Suprema».

In realtà, Gorsuch di aborto non si è mai dovuto occupare direttamente, ma di eutanasia sì, difendendo la sacralità della vita umana e scrivendo un libro, The Future of Assisted Suicide and Euthanasia (Princeton Univeristy Press, Providence [New Jersey] 2006). Un altro suo cavallo di battaglia è la difesa della libertà religiosa. Famoso il suo coinvolgimento nel caso della Hobby Lobby Stores Inc., la catena di hobbistica e oggettistica di Oklahoma City gestita da David e Barbara Green (500 esercizi per 13mila assunti), che l’“Obamacare” voleva costringere (come voleva costringere tutti i datori di lavoro) a passare “come mutua” ai dipendenti metodi per il controllo delle nascite (contraccezione, aborto, sterilizzazione). Nel 2012 i Green fecero causa, nel 2013 Gorsuch si schierò con loro in appello e nel 2014 la Corte Suprema ha chiuso il caso a favore di Hobby Lobby.

Il giudice scelto da Trump ha pure sostenuto le Piccole sorelle dei poveri, un ordine di suore cattoliche analogamente oppostesi nel 2012 agli obblighi immorali dell’“Obamacare” e altrettanto premiate dalla Corte Suprema nel maggio 2016, e più volte ha difeso il diritto degli americani alla dimensione anche pubblica della fede cristiana.

Oggi Gorsuch è necessario perché la scomparsa di Antonin G. Scalia (1936-2016), gran conservatore cattolico, ha lasciato vacante uno dei nove seggi a vita del massimo tribunale americano. Subito dopo la sua scomparsa, Obama cercò di sostituire Scalia con il progressista Merrick Garland, ma infuocava la campagna elettorale e i Repubblicani, che controllavano (e ancora controllano) il Congresso cui spetta la conferma o la bocciatura del prescelto presidenziale attraverso gli appositi test della Commissione senatoriale ad hoc, sono riusciti a rimandare sine die il calendario delle audizioni fino a far decadere l’indicazione di Obama per intervenuto cambio di guardia alla Casa Bianca. Merrick avrebbe infatti reso impari la sfida, consegnando all’ala liberal della Corte Suprema un vantaggio enorme (6 a 3), difficilissimo da colmare.

Nel pieno del dibattito, e delle primarie, Trump promise quindi che avrebbe immediatamente nominato, qualora ne avesse avuto la possibilità in quanto presidente, un giudice nel solco di Scalia e così ha fatto, come su National Review evidenziano Ramesh Ponnuru ed Ed Wheelan, ma pure, dall’alta parte dello spettro politico, Adam Liptak su The New York Times. Il “marchio” di Scalia cui i conservatori non vogliono rinunciare è infatti l’“originalismo”, ovvero l’interpretazione della Costituzione in base all’intento originario dei Padri fondatori e rigorosamente al testo scritto, evitando ogni altra considerazione, aggiunta o pressione, dunque anche applicandosi per appurare la mentalità e la cultura che produsse la legge fondamentale del Paese così come essa è da più di due secoli, nella convinzione che quanto stabilito dai costituenti allora sia fondato su princìpi sempiterni. Ne tratta bene uno studio fondamentale, Originalism: A Quarter-Century of Debate curato da Steven G. Calabresi con una premessa proprio di Scalia (Regnery, Washington 2007), e l’idea è da sempre la bestia nera dei liberal poiché ne ferma le ermeneutiche di rottura. Del resto, nel 1973 la Corte Suprema legalizzò l’aborto scovando “tra le righe” del testo costituzionale un inesistente “diritto alla privacy” delle donne entro cui è stata fatta rientrare la soppressione dei bambini non-nati. Ebbene, “originalista” è dichiaratamente anche Gorsuch (cosa di per sé non scontata nemmeno tra i giuristi conservatori). Per questo la direzione di National Review sentenzia già «una vittoria per la Costituzione».

Jeremy Kidd, della Mercer University di Macon in Georgia, ha persino stilato uno “Scalia Index” per valutare il tasso di vicinanza al giudice defunto dei papabili di Trump e Gorsuch è più che promosso. La prima cosa che ha fatto dopo essere stato scelto è stato infatti rendere omaggio alla vedova di Scalia, Maureen, e a suo figlio Paul, sacerdote cattolico.

Che la battaglia per i princìpi sia davvero una… questione di giustizia lo mostra un ottimo studio qual è The Rise of the Conservative Legal Movement: The Battle for Control of the Law (Princeton University Press, Providence 2008) di Steven M. Tales. Trump sembra averlo capito bene.

 

di Marco Respinti, per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ecco-il-giudice-pro-life-scelto-da-trump-quale-erede-di-scalia-18820.htm

Argomento: Politica

 Il genere è ormai diventato il minimo comun denominatore delle politiche di questa legislatura, si tratti di scuola o di salute pubblica. Lo si trova da per tutto, persino la recente revisione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori ha previsto particolari tutele per i dipendenti esposti ad discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, sebbene siano stati eliminati molti diritti acquisiti di tutte le categorie dei lavoratori.

Non poteva mancare quindi una speciale menzione alla questione del genere nel testo sul contrasto al cyber bullismo che sarà votato oggi in maniera definitiva dal Senato. Più precisamente nell’articolo 3 del suddetto disegno di legge viene istituito il tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyber bullismo presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Questa cabina di regia, che avrà anche il compito di redigere il piano di azione integrato, sarà animata da esperti di vari ministeri, associazioni con comprovata esperienza nei diritti dei minori e degli adolescenti, associazioni studentesche e dei genitori, operatori del web e, come se tutte queste realtà non fossero sufficienti ad inquadrare la problematica, anche dalle associazioni che si occupano contrasto alle discriminazioni di genere.

E’ una menzione speciale, di cui non sono degne le organizzazioni che combattono le altre forme di bullismo menzionate nel testo di legge. Nei primi articoli si afferma chiaramente infatti che la legge persegue ogni atto di bullismo o comportamento vessatorio per ragioni di lingua, etnia, religione, orientamento sessuale, aspetto fisico, disabilità o altre condizioni personali e sociali della vittima.

Insomma tutte le categorie erano già specificate in questa definizione, non si spiega allora perché dare il privilegio di sedere al tavolo tecnico ai presunti esperti di tematiche di genere. Seguendo questo ragionamento al tavolo avremmo avuto anche i rappresentati delle leghe contro il razzismo, delle associazioni contro le persecuzioni religiose, di quelle per i diritti dei portatori di handicap e delle minoranze etniche come sinti e rom. Oltre tutto la questione dell’orientamento di genere risulta pleonastica alla luce della dicitura legata alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. 

Tutte queste osservazioni sono state avanzate giovedì scorso al Senato, in occasione della discussione degli emendamenti, dai senatori Malan e Giovanardi che hanno presentato una modifica che eliminava il riferimento - inserito al passaggio alla camera  - alle associazioni che si occupano di genere, facendo di questa forma di bullismo una superiore e distinta da tutte le altre. 

Durante il dibattito, il relatore del governo Francesco Palermo in un primo momento aveva accolto la richiesta avanzata dall’opposizione, ma ripreso immediatamente dal senatore Pd Sergio Lo Giudice, noto attivista gay che ha ottenuto due figli da utero in affitto in California, si è rimesso al volere dell’aula che poi ha bocciato l’emendamento 3.100 di Malan. 

Nel suo intervento Lo Giudice ha ripetuto che il gender non esiste e che le questioni di genere attengono “primariamente” al rapporto tra genere maschile e genere femminile. Il senatore dem ha inoltre sostenuto che è necessario che a questi tavoli “siedano le associazioni LGBT”, poiché “in questo paese sono da tempo antico le principali sostenitrici e promotrici di azioni e di progetti contro il bullismo nelle scuole e nella società”.

Insomma la manina dei rappresentati del mondo lgbt in Parlamento porta a casa anche un posto al tavolo che dovrà elaborare le strategie anti-bullismo. Ma la legge in questione stanzia anche 220000 euro, ulteriori ai due milioni già previsti, che saranno distribuiti dai distretti scolastici provinciali a quelle associazioni che andranno a sensibilizzare gli studenti con iniziative di varia natura. Una torta che rischia di alimentare le casse di realtà ideologizzate che sperimentano le loro teorie sulla pelle dei ragazzi. 

 

Marco Guerra, per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-cyber-bullismo-menzione-speciale-per-il-gender-18799.htm

 «Vagliate ogni cosa, tenete ciò che è buono». 
  Dizionario elementare del pensiero pericoloso

Il vizio di mettere le facce di Gesù accanto a quelle di Martin Luther King e Gandhi permane. Sui catechismi, sui muri di certe chiese e nei poster (grandi, di cartone, colorati dai «ragazzi» e messi di fianco all’altare) spesso compaiono le loro facce. Anzi, ultimamente Gesù è stato sostituito da Madre Teresa, conforme all’inno di Jovanotti (la cui profondità culturale è data dall’inserimento, nella sua nota canzonetta, del Che Guevara, così il cattocomunismo è completo).

Insomma, non-violenza e «poveri» (o «ultimi» o «periferie», scegliete voi): i nuovi princìpi non negoziabili del cattolicamente corretto. In certe chiese, tra i «canti» liturgici ogni tanto spunta De André. I più scafati tra noi sanno chi furono in realtà certi personaggi (Madre Teresa a parte) e non ci cascano. Ma ogni pochi anni una nuova generazione di ignoranti passa dalla scuola dell’obbligo alle superiori, e va informata. Certo, per molti si tratta sempre delle stesse cose (e non vi dico il tedio per chi, come me, le ripete da oltre trent’anni), ma l’apologetica non può prescinderne.

Per questo l’Istituto di Apologetica legato alla rivista «Il Timone» ha messo insieme una nutritissima squadra di apologeti - molti dei quali firmano anche sulla Nuova BQ - per mettere in guardia da certi autori o personaggi che sembrano cristiani ma non lo sono affatto. Le voci del Dizionario Elementare del Pensiero Pericoloso (pp. 675, €. 25) sono centinaia e decine sono gli esperti che le hanno compilate (a cura di Mario Iannaccone, Marco Respinti e Gianpaolo Barra). Il sottoscritto ne ha redatte alcune, segnatamente quelle indicate più sopra; ma ci trovate anche Adriano Olivetti, Osho, Sergio Quinzio, Enzo Bianchi, Guido Ceronetti, Gabriele D’Annunzio eccetera eccetera.

Come tutti i dizionari, si può aprire a caso o cercare la voce che vi interessa. Mettiamo che vostro cognato abbia in mano un libro di Elémire Zolla e ne sia entusiasta. Ve ne parla con tale fervore che a voi suona un campanello d’allarme in testa (o, se vi chiamate Peter Parker, lo spider-sense vi fa prudere la nuca). Non dovete fare altro che consultare il Dizionario per vedere chi è esattamente quell’autore e apprendere, nel suo pensiero, dove sta il trucco. Poi, debitamente informati e formati, tornate da vostro cognato e aprite il dibattito.

«Consigliare gli erranti» è giusto una delle «opere di misericordia» che la Chiesa raccomanda. Cosa credevate, che la misericordia consistesse solo nel dare la comunione a chi la pretende? Ecco, per quanto riguarda il mio lavoro, è bene sapere che a Martin Luther King e a Gandhi della religione non importava un fico secco, e la loro non-violenza era solo un metodo di lotta politica, l’unico praticabile nel loro contesto e nel loro periodo storico.

Quanto a De André, nemmeno le canzoni che passano in chiesa hanno alcunché di religioso. Anche se, con qualche sforzo, si può far finta che lo siano. Si tenga presente che, nei suoi duemila anni, la Chiesa è stata sempre tollerante con tutte le filosofie, anche col paganesimo più spinto. Su una sola cosa è stata feroce: le eresie. Proprio per la loro somiglianza con il cristianesimo. Lo stesso fa lo Stato: una banconota falsa merita la galera, non così una banconota di latta o di plastica. La prima è pericolosissima, la seconda è innocua. Attenzione dunque al «pensiero pericoloso», sia di Erasmo da Rotterdam o addirittura di Giovanni Pascoli. Leggere per credere. 

Rino Cammilleri per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-un-dizionario-contro-il-pensiero-pericoloso-18587.htm

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Dall'introduzione del nuovo Dizionario elementare del pensiero pericoloso, a cura di Gianpaolo Barra, Mario A. Iannaccone, Marco Respinti (Istituto di Apologetica)

 

«Questo dizionario nasce come ideale continuazione del lavoro che l’Istituto di Apologetica ha realizzato lo scorso anno, il Dizionario elementare di apologetica. Se quello era una raccolta di temi, personaggi, luoghi comuni su cui il cattolico è, appunto, comunemente interpellato e provocato nella vita privata come in quella scolastica, professionale e nel dibattito pubblico, questa nuova piccola opera ha un obiettivo diverso. Vuole essere una raccolta di autori che hanno espresso, in opere o interventi pubblici, un pensiero pericoloso, giudicato tale da tre punti di vista: la dottrina cattolica, la legge naturale e il realismo filosofico che ha in san Tommaso, come la Chiesa Cattolica ha ribadito nei secoli, un interprete sommo.

Non è certo una “lista di proscrizione”, non è affatto un giudizio sulle persone, non vuole nemmeno essere una valutazione sintetica sull’opera complessiva degli autori citati. Si tratta piuttosto di un’evidenziazione di quelle parti della loro opera oppure di quelle prese di posizione che risultano problematiche o in contrasto con i parametri di cui sopra.
Per questo, il lettore troverà anche nomi che possono accampare meriti culturali, storici, perfino teologici che nessuno intende sminuire, accanto ad altri dal profilo più marcatamente e complessivamente negativo.

L’insieme delle “voci” è tutt’altro che esaustivo, ovviamente. È piuttosto un campione, eterogeneo, in cui si è cercato di tenere insieme figure di grande prestigio nella storia della cultura e altre che hanno invece un rilievo nel contesto contemporaneo così come nella cultura popolare.

È quindi un campione che vuole essere simbolico e come tale di stimolo nel risvegliare un atteggiamento: quello della disamina critica, seguendo il consiglio di san Paolo: «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1 Ts 5,21).

Lo schema che è stato nella sostanza adottato per tutte le “voci”, al di là della forma con cui le stesse sono state redatte, propone una breve introduzione biografica, la scelta di alcune espressioni rappresentative del pensiero dell’autore (o, meglio, di quei suoi aspetti qui presi specificamente in esame), e una serie di risposte che contengono un’ulteriore spiegazione e un giudizio.

Abbiamo pensato e cercato di realizzare questo sussidio come un agile ma quanto più possibile preciso strumento di orientamento. Se già riuscissimo anche solo a evitare che qualcuno sbandasse ‒ anzitutto noi ‒, saremmo più che ripagati.


Milano, 8 dicembre 2016
Solennità dell’Immacolata Concezione»

 

200 voci

30 autori (Agnoli, Cammilleri, Cascioli, Crescimanno, Livi, Carbone, Cavalcoli, Coggi, Gotti Tedeschi, Marchesini, Morselli, Pellicciari, Pennetta, Puccetti, Scandroglio, Timossi....)

700 pagine (Per rispondere a errori, imprecisioni, falsità, luoghi comuni ed eresie)  

Euro 25 (+ Spese spedizione: € 4.50)

http://www.iltimone.org/35452,Quaderni.html

Argomento: Pubblicazioni

 Il Governo PD-NCD si accinge a varare un nuovo attacco alla vita e alla famiglia: la legalizzazione dell'uccisione dei nonni malati.

 A questo serviranno, infatti, le DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento): a poter liberare del nonno per poter andare in vacanza.

* * *

Lo “scivolamento etico” nell’eutanasia
Intervento del dottor Renzo Puccetti



Presso l’aula magna dell’università di Pisa, si è appena concluso il convegno intitolato “Assistenza al paziente in fase terminale: modelli teorici e bisogni reali della persona”, al quale ho partecipato in qualità di relatore.

Il contributo che mi è stato richiesto aveva per titolo: “L’argomento della Slippery Slope: mito o realtà?”.

Il termine “slippery slope” designa in inglese la china scivolosa, cioè quel processo per cui, una volta ammesso un determinato comportamento, diventa più facile la progressione verso un altro comportamento situato sulla stessa linea del primo, ma ancor meno ammissibile. Quello dell’eutanasia è uno dei numerosi campi di applicazione del principio della china scivolosa.

A sostegno o diniego di essa sono classicamente a disposizione due percorsi, quello logico, secondo cui “per logica”, una volta ammesso A è necessario ammettere B, e quello empirico, in base al quale dopo A le cose cambiano in modo tale che B diventa più probabile.

Due punti è però necessario chiarire in via previa:
Quale è il primo passo di questa china?
Quale è il miglior punto per osservare l’eventuale scivolamento etico?

Alla prima domanda appare ragionevole rispondere attingendo dalla suggestione fornita dal titolo di un articolo del 2003 in cui una fonte non certo accusabile di partigianeria pro-life, il bioeticista professor Maurizio Mori, coniugava aborto, eutanasia e libertà (1). “Io sono mio” potrebbe essere lo slogan che meglio descrive il principio libertario così inteso. È vera libertà, o non è forse una libertà che nega se stessa, negando il suo stesso presupposto necessario, la vita? L’uomo che decide di porre fine alla propria vita, direttamente o in modo mediato dal medico, realizza il massimo della divisione umana, perché prima di morire è omicida di se stesso.

Circa il secondo punto è evidente che, per la stessa legge della relatività, se vogliamo cogliere lo scivolamento etico in atto, la sua direzione, velocità ed accelerazione, bisogna porsi al di fuori del sistema, è necessario salire su un punto di osservazione alto e immobile; l’unico con queste caratteristiche è quello che recepisce la persona come un bene incondizionato, dal primo all’ultimo istante di vita.

In effetti la riflessione personalista del filosofo Robert Spaemann ci aiuta a comprendere come già la legalizzazione dell’eutanasia volontaria sia un male. Non possiamo pensare la persona se non come essere dotato di dignità incondizionata, eppure, una volta legalizzata l’eutanasia, qualcosa cambia: vivere quando si è malati o sofferenti non è più un fatto, ma una scelta che in quanto tale deve essere giustificata, ma questo è proprio la contraddizione della proposizione precedente. In effetti, osserva Spaemann, tutte le persone agiscono, anche quelle più apparentemente inutili suscitano in noi la parte migliore ed in questo modo, attraverso il loro prendere, danno all’umanità più di quanto ricevono (2). Il filosofo Stephan Kampowski osserva che la slippery slope non necessariamente indica che cosa avverrà, ma indica il potenziale intrinseco di mostruosità proprio di ciascun passo. Il processo della promozione di un tale espanso ed irresponsabile principio libertario è quindi assimilabile ad interrare un innocente piccolo seme che però, una volta germogliato, dà vita ad una pianta carnivora pazientemente in attesa della preda, l’uomo stesso che l’ha seminata.

È possibile dimostrare che le critiche logiche poste alla slippery slope sono simmetricamente applicabili al suo opposto simmetrico, il principio detto della scala automatica che vede nella libertà assoluta (di ricerca sugli embrioni, di aborto, di eutanasia) una fonte di felicità (3). In effetti, anche in un’ottica proporzionalista, la ponderazione razionale tra il principio di precauzione e quello di speranza, quando è in gioco la dignità della persona, finisce per dimostrare quanto il primo sia ben più pesante. La violazione del diritto a vivere è ben più grave della violazione del diritto di morire (assumendo che un tale diritto esista). Nel primo caso si tratta di una sottrazione definitiva, nel secondo di una sottrazione solo temporanea (4).

Una volta riconosciuto il principio di autonomia assoluta come elemento centrale delle decisioni bioetiche, inevitabilmente entra sulla scena il principio di giustizia, inteso in modo tale che se c’è qualcuno che ha una libertà, la stessa libertà deve essere riconosciuta a tutti. Diventerebbe di nuovo doveroso ammettere una serie di pratiche che l’uomo ha impiegato secoli per comprenderne la natura contraria alla dignità della persona. I duelli d’onore, la schiavitù su base volontaria (5), i giochi gladiatori (6), ma potremmo aggiungere l’assunzione di sostanze dopanti e il ricorso alle mutilazioni genitali per motivi culturali diventerebbero tutte possibili declinazione della giustizia libertaria. Sul versante del percorso dimostrativo empirico della china scivolosa abbiamo alcuni laboratori utili per capire il senso degli eventi, il più conosciuto dei quali è quello olandese, ma esiste anche quello belga e, declinato sul versante del suicidio assistito, lo stato dell’Oregon e la Svizzera sono Paesi in cui tale pratica è legale.

Teoricamente la disponibilità di mezzi sempre più efficaci per il controllo del dolore e della sofferenza corporea dovrebbe associarsi ad una progressiva riduzione del numero delle eutanasie. La pubblicazione dell’ultimo rapporto sull’applicazione della legge olandese in cui il numero delle eutanasie era per la prima volta ridotto, dopo tre rapporti consecutivi che ne avevano mostrato l’incremento, è stato utilizzato per negare la china scivolosa. I dati così presentati sono però fuorvianti, perché l’apparente riduzione del numero delle eutanasie è il risultato del passaggio ad altre forme di anticipazione della morte, realizzate mediante l’interruzione dell’alimentazione e della nutrizione nei soggetti in sedazione palliativa e l’intensificazione delle cure (7).

Sulla base dei dati ufficiali olandesi, belgi e dell’Oregon, l’andamento generale del fenomeno è quindi attualmente quello di una crescita iniziale del numero di eutanasie che poi tende ad un plateau. È un dato di fatto che nei Paesi dove è legale, l’eutanasia è praticata in maggior misura (8).

L’altro marker di scivolamento etico è costituito dall’estensione delle indicazioni. Il fenomeno si è sviluppato in Olanda nella sua interezza, passando dalla depenalizzazione de facto dell’eutanasia volontaria su paziente in fase terminale nel 1973 all’eutanasia volontaria per malati cronici, all’eutanasia non volontaria, a quella effettuata su pazienti sofferenti psicologicamente, per giungere a consentirla sulla base di una mal definita “sofferenza esistenziale” ed estenderla ai neonati con handicap (protocollo di Groninghen).

In Belgio, per adesso, la proposta avanzata nel 2004 di estendere la possibilità di eutanasia ai bambini e alle persone affette da turbe mentali è stata respinta, ma dal 18 Aprile 2005 è possibile acquistare in una catena di 250 farmacie il kit per l’eutanasia a domicilio al costo 60 . In Oregon David Schuman, sostituto procuratore generale dello stato, ha emesso l’opinione che la costituzione dell’Oregon e l’Americans With Disabilities Act imponevano probabilmente allo stato di assicurare un «compromesso ragionevole» per «permettere ai disabili di avvalersi degli strumenti predisposti dalla Death With Dignity Act» (9). Nello stato americano tutte le procedure di controllo si limitano ad una mera ricezione dei rapporti senza alcuna verifica, se non la correttezza formale, delle procedure.

In Olanda i due terzi delle richieste eutanasiche rivolte ai medici di famiglia vengono accolte (10). Se nel 1990, dopo 17 anni di depenalizzazione pratica dell’eutanasia, solo il 4% dei medici olandesi si dichiarava indisponibile a praticarla, nel 1990 tale cifra si era ridotta all’1% (11) e tra coloro che hanno effettuato eutanasie il sentimento del rimorso è risultato da uno studio specificamente condotto pari allo 0% (12). Tutto questo avviene nonostante vi sia una progressiva consapevolezza da parte della classe medica olandese di una crescente pressione esercitata dalle motivazioni economiche in ambito sanitario (11). In Finlandia, dove l’eutanasia è illegale, l’approvazione da parte dei medici per l’eutanasia non è cresciuta (13).

Certo, non si può sostenere che per adesso in Olanda si sia realizzato l’olocausto nazista, ma chi garantisce che siamo giunti al fondo? Chi può negare che in Olanda siamo un po’ più vicini ad esso? Chi può negare le profonde analogie fra i “gusci vuoti umani” del dottor Hoche nel 1920 e il concetto teorizzato di “persone con vite che in fin dei conti non vale la pena siano vissute” del bioeticista canadese Walter Glannon da una parte (14) e la sua realizzazione col protocollo di Groninghen olandese? Chi può negare l’uso propagandistico di film come “Mare dentro” e “Million dollar baby” in analogia col film “Ich clage an” del 1941? Certo, nel contesto democratico vi è molta più “dispersione”, ma non dobbiamo sottovalutare il pensiero debole. Esso ha labbra soavi, ma denti di acciaio. La dittatura del relativismo è potente. Il combattimento è in corso, mentre la dignità della persona e con essa la persona stessa è tenuta legata e i leoni sono stati sciolti nell’arena, oggi a ciascuno di noi è affidato il compito di difenderla. A noi pochi, noi felici pochi, noi banda di fratelli (15).

 

* * *

Lo “scivolamento etico” nell’eutanasia - Intervento del dottor Renzo Puccetti
ROMA, lunedì, 18 giugno 2007 (ZENIT.org <http://www.zenit.org/> ).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l'intervento del dottor Renzo Puccetti, Specialista in Medicina Interna e Segretario del Comitato “Scienza & Vita” di Pisa-Livorno. http://www.scienzaevita.info/public/site/articles.asp?id=48&page=4
 

 

Argomento: Vita

 Chi era il guru della liberalizzazione sessuale?
 Un maniaco pedofilo

 Alla base dell’ideologia del gender, e spesso usati come supporto scientifico, stanno i Rapporti Kinsey, dal nome dello scienziato americano Alfred Charles Kinsey, il quale condusse esperimenti sul comportamento sessuale delle persone.

I DUE RAPPORTI

I Rapporti Kinsey sono due volumi intitolati “Il comportamento sessuale dell’uomo” e “Il comportamento sessuale della donna“, pubblicati rispettivamente nel 1948 e nel 1953 negli Stati Uniti da Alfred Charles Kinsey e dai suoi collaboratori. I due rapporti furono l’esito di una ricerca finanziata sin dal 1940 dalla Rockefeller Foundation. I dati furono raccolti essenzialmente con interviste, strutturate in modo da mantenere confidenziali i contenuti.

I RISULTATI

Le ricerche sostenevano che: i maschi, specialmente i ragazzi, si masturbavano con grande frequenza (92%); che il sesso prematrimoniale ed extraconiugale era molto comune; che il sadomasochismo è ritenuto stimolante da più della metà del campione; che un terzo degli uomini aveva avuto un rapporto omosessuale; che i bambini anche di età prescolare hanno la capacità di provare un orgasmo.

LA SCALA KINSEY

Kinsey introdusse una nuova scala di valutazione che sostituiva le tre categorie fino ad allora accettate di eterosessualità, bisessualità e omosessualità. La Scala Kinsey misura infatti il comportamento sessuale assegnando valori che vanno da 0 a 6, dove 0 sta ad indicare un comportamento totalmente eterosessuale e 6 un comportamento totalmente omosessuale. Con 1 considera un individuo in prevalenza eterosessuale e solo occasionalmente omosessuale. Con 2 un individuo di solito eterosessuale ma più che occasionalmente omosessuale. Con 3 un individuo equamente omosessuale che eterosessuale, e così via. Fu inoltre creata una particolare categoria, X, per indicare coloro che sono privi di desiderio sessuale.

“CAMPIONE MANIPOLATO”

Ma chi era Alfred Kinsey? Ce lo ricorda lo psicologo Roberto Marchesini che scrive: «Kinsey ha manipolato il campione di individui intervistato per ottenere quei dati. Il celebre psicologo Abraham Maslow, saputo delle ricerche che Kinsey stava conducendo, volle incontrarlo per confrontarsi con lui. Una volta compreso il metodo d’indagine di Kinsey, Maslow mise in guardia l’entomologo dal “volunteer error”, ossia dalla non rappresentatività di un campione composto esclusivamente da volontari per una ricerca psicologica sulla sessualità».

DETENUTI PER CRIMINI SESSUALI

«Kinsey decise di ignorare il suggerimento di Maslow e di proseguire nella raccolta delle storie sessuali di volontari. Oltre a questo, circa il 25% dei soggetti maschi intervistati nella sua ricerca erano detenuti per crimini sessuali; l’unica scuola superiore presa in considerazione per la ricerca fu un istituto particolare nel quale circa il 50% degli studenti avevano contatti omosessuali; tra i soggetti erano presenti anche un numero sproporzionato di “prostituti” maschi (almeno 200); tra gli omosessuali vennero contati anche soggetti che avevano avuto pensieri o contatti casuali, magari nella prima adolescenza; infine, nel calcolare la percentuale di omosessuali, Kinsey fece sparire – senza darne spiegazione – circa 1.000 soggetti» (lanuovabq.it, 11 febbraio 2013). Non un caso, sicuramente, dato che lo stesso Kinsey non disdegnava i rapporti omosessuali.

ESPERIMENTI SUI BAMBINI

Ma agli errori metodologici vanno aggiunti gli “orrori” materiali e teorici di cui Kinsey si rese responsabile. L’aspetto però più inquietante di questo personaggio riguarda gli esperimenti sessuali condotti su bambini: «Nel paragrafo intitolato “L’orgasmo nei soggetti impuberi” (pp. 105 – 112) del primo Rapporto Kinsey descrive i comportamenti di centinaia di bambini da quattro mesi a quattordici anni vittime di pedofili.

In alcuni casi, Kinsey e i suoi osservarono (filmando, contando il numero di “orgasmi” e cronometrando gli intervalli tra un “orgasmo” e l’altro) gli abusi di bambini ad opera di pedofili: “In 5 casi di soggetti impuberi le osservazioni furono proseguite per periodi di mesi o di anni[…]” (p. 107); ci furono anche bambini sottoposti a queste torture per 24 ore di seguito: “Il massimo osservato fu di 26 parossismi in 24 ore, ed il rapporto indica che sarebbe stato possibile ottenere anche di più nello stesso periodo di tempo” (p. 110).

SESSO TRA BAMBINE E ADULTi

Nel secondo Rapporto esiste un paragrafo intitolato “Contatti nell’età prepubere con maschi adulti”, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti, ovviamente alla presenza di Kinsey e colleghi. Le osservazioni condotte inducono Kinsey a sostenere che: “Se la bambina non fosse condizionata dall’educazione, non è certo che approcci sessuali del genere di quelli determinatisi in questi episodi [contatti sessuali con maschi adulti], la turberebbero. E’ difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici”» (www.uccronline.it, 22 aprile 2016)

RICERCHE SOTTO ACCUSA

L’opinione pubblica ed alcuni gruppi religiosi, scrive psicolinea.it,  accusarono Kinsey di fare pornografia nel modo più subdolo possibile, per aggirare le norme condivise sul buon costume, chiamando queste produzioni oscene ‘scienza’. In particolare erano messe sotto accusa le sue ‘ricerche fisiche’ in cui le persone compivano atti sessuali, che venivano osservati, analizzati e registrati a livello statistico in tutti i loro particolari.

Oltre tutto, Kinsey era un pervertito. Da come lo descrive James Jones, un collaboratore del gruppo di Bloomington, nella sua biografia, egli aveva anche tendenze sadomasochiste ed esibizionistiche. A detta di Jones, Kinsey aveva “una metodologia ed un modo di raccogliere casi che garantiva all’autore di trovare esattamente ciò che voleva trovare”.

NUDO DURANTE LE RIPRESE

Kinsey, si legge sempre su psicolinea.it, veniva accusato di essere preda delle sue compulsioni sessuali nel fare ricerca, poiché spesso partecipava direttamente alle riprese (nudo dal collo in giù) e filmava addirittura sua moglie mentre si masturbava (si dice contro il volere di lei).

Kinsey, si diceva, era ossessionato dai comportamenti omosessuali e per questo passava ore ed ore ad osservare documenti pornografici e rapporti sessuali, girati nelle zone malfamate di Chicago e New York, nei carceri e nelle case di appuntamento.

 

Gelsomino Del Guercio per http://it.aleteia.org/2017/01/23/chi-era-il-guru-della-liberalizzazione-sessuale-un-maniaco-pedofilo/

 Quasi l’84 per cento degli ebrei italiani sfuggì alla deportazione, anticamera dei campi di sterminio nazisti, grazie a una spontanea e diffusa mobilitazione popolare animata e sostenuta dalla Chiesa.

 Questo fatto, tanto più straordinario essendo allora l’Italia fascista alleata della Germania nazista, meriterebbe di stare nel nostro Paese al centro della Giornata della Memoria, che si celebra oggi in tutto il mondo a commemorazione delle vittime dell’Olocausto (che gli ebrei preferiscono chiamare Shoah).

 Viceversa non soltanto non è affatto così, ma anzi la vicenda viene largamente ignorata. Non a caso dalla cultura, dalla stampa e dalla scuola “laiche”, ma anche non di rado, forse per ignoranza, da quelle di area cattolica. 

La commemorazione, la cui data si rifà al 27 gennaio 1945, il giorno in cui il lager di Auschwitz venne raggiunto e liberato dalle truppe sovietiche, ha un indiscutibile valore in sé.

Tuttavia da alcuni anni a questa parte sta assumendo in Italia una colorazione politica molto specifica che sarebbe ora di cominciare a discutere. La sua gestione viene infatti monopolizzata da attuali gruppi e forze di sinistra e di ultrasinistra, che non si capisce a quale titolo possano rivendicare una primogenitura in materia, e si ispira a una certa idea interpretativa dell’immane tragedia.

E’ l’idea secondo cui l’Olocausto fu un male assoluto e irreparabile senza paragoni  nella storia del quale tutti furono in certo modo complici o conniventi, salvo quell’area di sinistra e ultrasinistra che pretende di assumerne in esclusiva il ruolo di implacabile giudice legittimo. 

Oltre alla censura della straordinaria vicenda del salvataggio di massa degli ebrei italiani, di cui si diceva più sopra, questo monopolio porta con sé anche la censura del tema dei “giusti”, ossia di coloro che nel pieno del dominio nazista non esitarono a dare rifugio e aiuto a ebrei in fuga dai loro persecutori. In onore dei “giusti” esiste tra l’altro a Gerusalemme una foresta, formata dagli alberi a loro dedicati. 

Gariwo, l’associazione sorta in Italia per promuoverne la conoscenza, cui si deve la  creazione a Milano sul monte Stella di un “Giardino dei Giusti”, fatica perciò molto a far sapere di sé e delle sue iniziative. Fermo restando che si tratta di un’iniziativa di matrice “laica”, e senza pretendere che sia altro, è interessante coglierne l’ispirazione che, essendo in sostanza ancorata al principio del diritto naturale, è perciò prossima alla visione del mondo cristiana.

Come si legge in un documento fondativo dell’associazione, “(…) la memoria delle vicende dei giusti impedisce che la storia segnata dai crimini peggiori possa rimanere appannaggio esclusivo degli architetti del male e della violenza. Capita infatti troppo spesso che la Storia con la S maiuscola non dia importanza a quanti, senza vincere la battaglia decisiva, hanno comunque cercato di andare controcorrente. Così, alla fine, il racconto risulta essere soltanto il tragico percorso intrapreso dai carnefici nei confronti delle loro vittime. (…). Gli uomini, continua il documento, “per natura non sono né buoni né cattivi, oppure sono l’una e l’altra cosa: l’egoismo e l’altruismo sono ugualmente innati.... Il male non è accidentale, è sempre lì, disponibile, pronto a manifestarsi. Basta non far niente perché venga a galla. Il bene non è un’illusione, riesce a sussistere perfino nelle circostanze più scoraggianti”. 

Tornando infine al caso clamoroso della censura del salvataggio di massa degli ebrei italiani - di cui pertanto il proverbiale uomo della strada oggi in Italia non sa nulla - è significativo il modo corrente di raccontare il tragico episodio, sempre molto citato, del rastrellamento nel 1943 del ghetto di Roma.

Gli ebrei romani, che in quei tempi continuavano per lo più a vivere raccolti nell’antico ghetto, erano oltre 10 mila. Di questi solo poco più di mille vennero deportati. Ferma restando la considerazione per la tragica sorte di questi ultimi (soltanto 16 sopravvissero alla deportazione), va sottolineato che tutti gli altri trovarono rifugio di solito in conventi, parrocchie e altre istituzioni ecclesiastiche. 

A questo però mai si accenna. E, forse per ignoranza, molta parte dell’ambiente cattolico segue l’onda.

 

Robi Ronza per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-giusti-cattolici-che-salvarono-gli-ebrei-18766.htm

Argomento: Storia

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