Come la Madonna tratta le anime elette

L'esempio di Giacinta e Francesco di Fatima

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Quando apparvero le prime notizie sulla possibile beatificazione dei veggenti di Fatima, Giacinta e Francesco, il prof. Plinio Corrêa de Oliveira commentò la portata e l'importanza di quanto si sarebbe realizzato, quasi dieci anni dopo, il 13 maggio 2001

 


Io do grande importanza a questa beatificazione. Quel che leggiamo sulla vita di Giacinta e Francesco parla con enfasi di un'esistenza santa, tale da meritare l'onore degli altari. Sia Giacinta, per tutto ciò che soffrì, che Francesco si ammalarono ed ebbero a soffrire difficili e penose infermità. Tutto fa credere che Giacinta fosse pienamente gradita dalla Madonna, quando avvennero le apparizioni. Però, con suo fratello non era così.


Egli in qualcosa dispiaceva alla Vergine, il che comunque non gli impedì di essere un testimone delle apparizioni e, quindi, di costituire un trio con sua cugina, Lucia, e con la sorella (*). Infatti, Francesco non udiva ciò che la Madonna diceva, ma "soltanto" La vedeva … (Magari potessimo vederLa! Neanche immagino che cosa potrei esprimere!). Ma fu chiaro che lui "soltanto" vedeva perché in qualcosa dispiaceva alla Santissima Vergine.

Dunque, considerate il modo in cui Lei tratta le anime elette - come Francesco in effetti lo era e morì in odore di santità: la Madonna gli limitò in qualche modo la conoscenza di ciò che accadeva. Quindi, egli ricevette la grazia di vederLa, ma non quella di ascoltarLa. Così, la Madonna fu severa nel non consentire a Francesco di udire la sua voce; ma dopo, avendogli concesso la grazia di pentirsi, gli diede pure la grazia di emendarsi. Dunque, una vita breve, tutta fatta di olocausto, una vita santa e una morte in odore di santità.


Giacinta si trovava su un gradino più alto, perché udiva quel che la Madonna diceva. Quindi, si fece carico di tutto il peso delle privazioni e persino delle incomprensioni delle persone del suo tempo e morì amorosamente rivolta alla Vergine. Sono due anime che, se saranno beatificate, riuniranno in sé un ricco insieme di insegnamenti per noi. Coloro che ebbero la grazia di giammai peccare, potranno vedere in Giacinta una speciale protettrice; temo, però, che il numero dei protetti di Francesco sia maggiore e che coloro che hanno peccato vedano proprio in Francesco un particolare protettore. E che, insomma, in quell'occasione due nuovi protettori fioriranno per noi in Cielo. Che cosa vuol dire "fioriranno in Cielo"? Infatti, loro sono ormai in Cielo e, quindi, già sbocciati. Però, otterranno la gloria estrinseca (cioè terrena) che decorrerà dalla beatificazione ed è in questo senso che uso il termine “sbocciare”.


(*) Nota: Francesco infatti ebbe dalla Madonna la promessa di andare in Cielo a condizione di dire molti rosari. Alla vigilia della morte, quando era evidente che si trovava purificato dei suoi difetti, chiese a sua sorella e a sua cugina di ricordargli i peccati commessi in altri tempi. Loro lo fecero con grande franchezza e Francesco accettò con altrettanta umiltà le osservazioni fattegli.

 

(Da una riunione per soci e cooperatori della TFP brasiliana nel 1992. Tratto dalla registrazione magnetofonica, senza revisione dell'autore)

 

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Francesco e Giacinta: un capolavoro della Madonna di Fatima

 

di Plinio Corrêa de Oliveira

 

Dal libro del P. Demarchi, "Era una Signora più brillante del sole…", Seminario delle Missioni della Madonna di Fatima, Cova da Iria, 3ª Edizione:

"La vera direttrice spirituale di Giacinta, Francesco e Lucia fu, essenzialmente, la Madonna. La benevola Signora della Cova da Iria assunse l'incarico di realizzare questo capolavoro e, come non poteva essere altrimenti, lo portò a termine con pieno successo. Dalle sue mani sorsero tre angeli rivestiti di carne, che però, allo stesso tempo, erano tre autentici eroi. La materia prima era di una plasticità ammirevole, e cosa dire ancora sull'Artista? Alla sua scuola i tre piccoli montanari fecero, in breve tempo, passi da gigante nel cammino della perfezione. In essa si avverarono alla lettera le parole di un gran devoto di Maria, San Luigi Maria Grignion da Monfort. Egli ci conferma che alla scuola della Vergine, l'anima progredisce più in una settimana che nel corso di un anno fuori di essa.

“Infatti, la pedagogia della Madre di Dio non conosce confronti. In due anni la Vergine Santissima riuscì ad elevare i due fratellini - Francesco e Giacinta - sino alle più alte cime della santità cristiana. Il ritratto di Giacinta delineatoci dalla mano ferma di Lucia è rivelatore:

"'Giacinta aveva sempre un portamento serio, modesto e amabile, che sembrava trasmettere la presenza di Dio in tutti i suoi atti, il che è proprio delle persone di età già avanzata e di grande virtù. Non vidi mai in lei quella eccessiva leggerezza e quell'entusiasmo dei bambini per i gingilli e gli scherzi. Non direi che gli altri bambini corressero appresso a lei, come lo facevano con me, forse perché la serietà del suo atteggiamento era assai superiore alla sua età. Se alla sua presenza qualche bambino oppure un adulto diceva qualcosa o faceva qualunque azione meno che conveniente, lei li rimproverava dicendo: 'Non lo fate perché offende Dio, Nostro Signore, ed Egli è già tanto offeso'".

 

Commenta il prof. Plinio Corrêa de Oliveira:

Questo brano racconta la storia di una grazia straordinaria, segnalando diversi aspetti dell'opera della Madonna in relazione a questi tre bambini.

Anzitutto, dobbiamo considerare il valore simbolico dell'opera della Madonna sui bambini. Sbagliano coloro che immaginano che un'opera come questa miri soltanto ai tre bambini: è tutto un nuovo modo di operare della Grazia. Quest'opera trasformò soavemente quei piccoli, da un momento all'altro, con il semplice fatto delle ripetute apparizioni della Madonna.

Qui abbiamo qualcosa di somigliante al Segreto di Maria enunciato da San Luigi Maria Grignion da Monfort, cioè una di quelle azioni profonde della grazia sull'anima, che si sviluppano senza che la persona se ne renda conto, e la fa sentire sempre più libera, sempre più disinvolta nel praticare il bene, mentre i difetti che la intralciano e la legano al male man mano si dissolvono.

La persona cresce nell'amore di Dio, nel desiderio di impegnarsi nel bene, nell'opposizione al male. Tuttavia, tutto questo accade in maniera meravigliosa all'interno dell'anima, in modo che essa non intraprende le grandi e metodiche battaglie dell'ammirabile ascesi, della virtù, della santità come coloro che combattono secondo il sistema classico della vita spirituale; invece, la Madonna trasforma l'anima da un momento all'altro.

Possiamo ben domandarci se quest'opera della Madonna sui tre pastorelli, e specialmente su Francesco e Giacinta, non abbia un valore simbolico, e non indichi quale sarà l'azione di Maria Santissima su tutta l'umanità quando Ella compirà le promesse fatte a Fatima.

Possiamo, quindi, domandarci se non si dovrebbe vedere qui un inizio del Regno di Maria, cioè, del trionfo del Cuore Immacolato di Maria su due anime annunciatrici della grande rivelazione della Madonna, e che in seguito aiutarono tante anime - con i loro sacrifici e preghiere sulla terra, e poi con le loro suppliche in Cielo - ad accogliere il messaggio di Fatima. E lo fanno ancora.

Questo ci porta direttamente a una conclusione: Se così fosse, allora Francesco e Giacinta sono gli intercessori naturali perché si chieda alla Madonna che inizi al più presto il Regno di Maria dentro di noi, mediante questa misteriosa trasformazione che è il Segreto di Maria.

Dobbiamo chiedere con insistenza - sia a Giacinta sia a Francesco - che comincino a trasformarci, ad ottenere per noi i doni che loro stessi hanno ricevuto, e che abbiano cura specialmente di coloro che, come noi, hanno la missione di diffondere il messaggio di Fatima.

Sarebbe molto importante dire una parola sul rapporto tra il messaggio di Fatima e noi. È già stato detto mille volte tra noi, che la nostra vita spirituale cresce nella misura in cui prendiamo sul serio il fatto che il mondo attuale si trova in una deplorevole decadenza e che si avvicina alla sua rovina. Inoltre, che questa rovina significa la realizzazione dei castighi previsti dalla Madonna a Fatima e che, di conseguenza, quanto più ci collochiamo in questa prospettiva, tanto più la nostra vita spirituale si infervorerà. E che, al contrario, quanto più ci allontaniamo da questa ottica, tanto più la nostra vita spirituale decaderà.

Dunque, per intercessione di Francesco e di Giacinta, dobbiamo dire alla Madonna: Venga a noi il vostro Regno, o Signora, venga con urgenza!

 

(Estratti della conferenza tenuta dal prof. Plinio Corrêa de Oliveira ai soci e collaboratori della TFP, il 13 ottobre 1971. Senza revisione dell'autore.)

Argomento: Madonna

Il Beato Giuseppe Toniolo contro lo spretato Romolo Murri XVII legislatura - Comportamento dei parlamentari 

 

  1. Noi cattolici molto spesso ci fidiamo troppo e votiamo in base ai “sentito dire”.
    C'è anche chi controlla i programmi pre-elezioni... ma quasi mai ci ricordiamo di verificare a posteriori se le promesse sono state mantenute.

     
  2. Per aiutare il discernimento, anche in vista delle prossime elezioni, sono stati esaminati - in modo imparziale e basandosi sulle fonti ufficiali di Camera e Senato - i comportamenti di tutti i deputati e senatori.
     
  3. L’attenzione è stata limitata alle sei leggi contro la famiglia varate dal Governo del Partito Democratico e Area Popolare (Nuovo Centro-Destra, UDC) e riassunti in un file excel di facile consultazione che permette una verifica puntuale di comportamenti dei singoli e dei partiti.
    Si può scaricare cliccando qui:
    http://www.fattisentire.org/db/20170210_Leggi_sensibili_riepilogo.zip
     
  4. Le leggi analizzate sono le seguenti:
  • Semplificazione del procedimento per divorziare
  • Divorzio breve
  • Buona scuola (introduzione del “gender” al comma 16)
  • Ius culturae (annacquamento dell’identità italiana)
  • Unioni civili (nozze gay)
  • Cyberbullismo (divieto di dissentire dalla diffusione dell’omo‑sessualismo)

Per ciascuna votazione, sia della Camera che del Senato, le valutazione sono state attribuite così:
- favorevole alla legge anti-famiglia, punti -2
- contrario alla legge anti-famiglia, punti +1
- astenuto o assente, punti -1

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Il risultato è ricco di sorprese: quasi tutti coloro che davanti alla TV si proclamano difensori della vita e della famiglia hanno qualche pecca.
Tuttavia, ci sono anche 6 deputati e 7 senatori che hanno votato sempre bene ma nessuno lo dice.

Vediamo subito i nomi dei “bravi”:

  • DEPUTATI a punteggio pieno:
  1. Borghesi Stefano (LEGA NORD, Circoscrizione Lombardia 2)
  2. Bragantini Matteo (Gruppo Misto, Circoscr. Veneto 1)
  3. Guidesi Guido (LEGA NORD, Lombardia 3)
  4. Molteni Nicola (LEGA NORD, Lombardia 2)
  5. Prataviera Emanuele (Gruppo Misto, Veneto 2)
  6. Rondini Marco (LEGA NORD, Lombardia 1)
  • SENATORI a punteggio pieno:
  1. Aracri Francesco (FORZA ITALIA Lazio)
  2. Bruni Francesco (Conservatori&Riform, Puglia)
  3. D’Ambrosio Lettieri Luigi (Conservatori&Riform, Puglia)
  4. Gasparri Maurizio (FORZA ITALIA Lazio)
  5. Mandelli Andrea (FORZA ITALIA Lombardia)
  6. Milo Antonio (ALA Scelta civica, Campania)
  7. Tarquinio Lucio (Conservatori&Rifor, Puglia).
     

Meno sorprese, invece, per quanto riguarda la valutazione complessiva del voto medio dei partiti.

  • Camera, i due peggiori partiti sono:
    • Partito Democratico (punti medi -9,98)
    • Minoranze linguistiche (punti medi -9,67).
  • I due migliori sono:
    • Gruppo Misto – Fare! (punti +4,67)
    • Lega Nord (+1,04).
  • Senato, i due peggiori:
    • Partito Democratico (punti -7,61)
    • Area Popolare – Nuovo Centro-Destra – UDC (punti – 5,82).
  • I due migliori:
    • Conservatori e Riformisti (punti +1,44)
    • Forza Italia (Punti +0,88).

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Da oggi è quindi a disposizione dei cattolici ed in generale di chiunque abbia a cuore la vita e la famiglia uno strumento per non venire di nuovo tradito!

Non facciamoci più buggerare o incantare da promesse e programmi: verifichiamo personalmente chi ci chiede il voto.

Scarichiamolo e facciamolo conoscere a tutti!

 

FattiSentire.org, gennaio 2017

 

 

P.S.
La raccolta di tutti i files excel utili a verificare la visione sintetica è scaricabile da qui:
http://www.fattisentire.org/db/20170210_senato.zip
http://www.fattisentire.org/db/20170210_camera.zip

Argomento: Politica

 RAPPORTO VAN THUAN SULLE MIGRAZIONI. PER CAPIRE, OLTRE LA DEMAGOGIA, LA RETORICA E L’INTERESSE ALL’ACCOGLIENZA.

Marco Tosatti

 E’ stato presentato ieri a Roma, nella sala Marconi di Radio Vaticana, l’ottavo Rapporto sulla dottrina sociale della Chiesa nel mondo, a cura dell’Osservatorio Cardinale Van Thuan (edito da Cantagalli), che quest’anno ha per titolo “Il caos delle migrazioni, le migrazioni nel caos”.

Un’opera di 215 pagine, preziosa per osservare il fenomeno al di là delle pulsioni emozionali, della demagogia, ecclesiale e non che impera nell’informazione, a partire dai vertici della Chiesa, in particolare quella italiana, e degli interessi economici che in particolare nel nostro Paese, ma non solo, rendono molto sensibili le realtà politiche ed ecclesiali verso la politica delle porte non solo aperte, ma spalancate indiscriminatamente. E naturalmente degli organi di informazione, o presunta tale che ne esaltano solo, in maniera strumentale, gli aspetti emotivi.

A organizzare la presentazione è il Movimento cristiano lavoratori (Mcl), che parla delle migrazioni come “tema centrale di strettissima e drammatica attualità”. “Il tema di questo VIII Rapporto, le migrazioni – spiega Carlo Costalli, presidente Mcl – s’imponeva all’Osservatorio come obbligato, data la vastità del fenomeno, le sofferenze a esso collegate, la destabilizzazione internazionale che provoca e da cui è provocato e i tanti fenomeni con esso collegati, non ultimo l’insicurezza per il futuro che caratterizza le persone che emigrano ma anche quelle che le accolgono. Economia, politica, cultura, religione: non c’è un ambito della nostra vita sociale che non sia interessato e spesso sconvolto dal fenomeno delle migrazioni. Non c’è nemmeno un ambito geografico che ne sia immune”.

Vi consigliamo di leggere il Rapporto, stilato a cura dell’arcivescovo di Trieste, Giampaolo Crepaldi, e del dott. Stefano Fontana. Afferma mons. Crepaldi, facendo appello alla virtù troppo spesso negletta da alcuni del realismo cristiano: “Se esiste quindi un diritto ad emigrare va tenuto anche presente che c’è anche, e forse prima, un diritto a non emigrare. L’emigrazione non deve essere forzata, costretta o addirittura pianificata”.

Crepaldi invita a non “cedere alla retorica superficiale…realismo significa non cedere a spiegazioni semplificatorie dei fenomeni migratori”. E aggiunge: “L’accoglienza del prossimo non può essere cieca o solo sentimentale, la speranza di chi emigra va fatta convivere con la speranza della soscietà che li accoglie”.

 Di particolare interesse, perché viene da una persona che ha incarichi di alto livello nel mondo finanziario e bancario, quello di Ettore Gotti Tedeschi. L’economista ha sviluppato un’analisi di lungo periodo, vedendo nel fenomeno delle migrazioni in particolare dall’Africa e dal Medio Oriente verso l’Europa, un disegno nato negli anni ’70 dai progetti di creazioni del Nuovo Ordine Mondiale. Gotti Tedeschi ha presentato nel suo intervento tutta una serie di elementi e di dichiarazioni, anche scritte, di personaggi centrali della politica mondiale, da Henry Kissinger al Segretario dell’ONU Ban Ki-Moon che possono fare oggetto di una riflessione. L’economista cita le spiegazioni economiche che vengono spesso presentate come motivo del fenomeno, tipo colmare il gap di popolazione dovuto alla denatalità o a esigenze di mano d’opera, per quanto riguarda l’importazione; carestie, guerre e cambiamenti climatici per ciò che attiene all’esportazione. “Credo però che quasi nessuna di queste spiegazioni sia realmente sostenibile per spiegare il fenomeno nella sua interezza. Una serie di considerazioni e riflessioni lascia invece immaginare che detto fenomeno, più che spiegabile attarverso analisi tecniche e valutazioni economiche sia stato previsto e voluto per modificare la struttura sociale e religiosa della nostra civiltà, in pratica per ridimensionare il cattolicesimo, religione assolutista, fondamentalista e dogmatica”, per sostituirla con una religione più consona al Nuovo Ordine Mondiale, e ai “valori” che esso propugna.

Il libro presenta oltre ad articoli di commento, un’analisi della Dottrina Sociale della Chiesa nei cinque continenti, e i documenti del Pontefice regnante più rcenti in tema di migrazioni.

 

da: http://www.marcotosatti.com/2017/02/16/rapporto-van-thuan-sulle-migrazioni-per-capire-oltre-la-demagogia-la-retorica-e-linteresse-allaccoglienza/

Argomento: Fede e ragione

 Il Papa sostituisce il vescovo coraggioso con il "prelato dei migranti"

 Al posto di Monsignor Luigi Negri, vescovo di Ferrara e critico in tema di islam e accoglienza, arriverà Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes

Il vescovo coraggioso e colto, più volte critico contro l'accoglienza indiscriminata, verrà sostituito dal direttore di Migrantes, la fondazione della Chiesa che si occupa di immigrati.

 

L'ufficialità è arrivata questa mattina dalla Sala Stampa Vaticana: a guidare l'Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio verrà chiamato monsignor Giancarlo Perego, 56enne cremonese conosciuto soprattutto per la sua militanza in associazioni caritative e assistenzialistiche. Prima la Caritas, poi la guida di Migrantes.

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Da sempre, dell’”invasione silenziosa” o «accoglienza diffusa», come la chiama, Mons. Perego è un convinto assertore: più di vent’anni fa fondò una cooperativa di servizi per l’accoglienza dei richiedenti asilo e su questi presupposti ha centrato la propria attività prima come responsabile dell’area nazionale di Caritas Italiana, poi come direttore generale di Fondazione Migrantes nazionale (dal 2009 ad oggi), infine, dal 2012, come consultore del Pontificio Consiglio per i Migranti e gli Itineranti.

Per gli immigrati trova sempre una giustificazione, un pretesto, un perché. Di fronte alle rivolte nei centri di prima accoglienza o nelle strade, la colpa, a suo giudizio, sarebbe non loro, bensì delle strutture «ingestibili e quindi esplosive»; i respingimenti ne lederebbero «profondamente i diritti», mentre i rimpatri di rom sarebbero «illegittimi», «discriminatori» e le loro espulsioni provocherebbero soltanto «nuovi campi abusivi».

Quando, due anni fa, alcuni musulmani ammazzarono 12 cristiani gettandoli dal barcone su cui si trovavano, al largo dalle coste siciliane, minacciando altri della stessa sorte, a suo giudizio si sarebbe stati di fronte non ad omicidi provocati dall’odio religioso, bensì ad un semplice «dramma della disperazione e della miseria umana», come dichiarò al quotidiano Repubblica il 17 aprile del 2015.

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Vescovo contro l'islam e i migranti

Forse si tratta solo di un caso, ma fa sorridere il fatto che Perego vada a sostituire quel monsignor Luigi Negri che più volte ha criticato le posizioni più irrazionali dell'episcopato italiano. L'elenco è lungo. Nell'aprile del 2014, il vescovo ferrarese disse senza mezzi termini che i cristiani hanno "la responsabilità di un popolo di cui non fanno parte solo gli stranieri, ma anche gli italiani". Come a dire: basta pensare solo ai migranti, ci sono troppi concittadini in difficoltà. Indicando una via in parte dissimile da quella tracciata da Bergoglio sull'accoglienza.

L'alto prelato, un tempo vicino a Cl e poi messo un po' da parte dal nuovo corso di Julian Carron, è stato molto duro anche in tema di islam e islamizzazione dell'Occidente. La sua diocesi è una delle poche che mostra con orgoglio sulla porta della curia la "N" di "Nazareno", il marchio di infamia che i miliziani dell'Isis disegnano sulle case dei cristiani perseguitati nel mondo. Nel commentare la decisione di esporlo, Negri disse che il dialogo con l'islam "non può essere perseguito ad ogni costo e non può rappresentare assolutamente una forma di dimissione della presenza cristiana nel Medio Oriente".

Il tentativo di ragionare e far chiarezza

A incrinare ulteriormente il rapporto con pontefice arrivò nel novembre del 2015 la rivelazione di un colloquio sul treno con il suo segretario. Ad alta voce il prelato si fece sfuggire dure critiche contro il Papa, contestando le nomine dei giovanissimi vescovi "di strada" di Palermo (Corrado Lorefice) e di Bologna (Matteo Zuppi). "Dopo queste nomine – disse – posso diventare Papa anch’io. È uno scandalo. Incredibile, sono senza parole. Non ho mai visto nulla di simile". Poi aggiunse di aver promesso a Caffarra, vescovo uscente del capoluogo emiliano, di "far vedere i sorci verdi a quello lì (Zuppi): a ogni incontro non gliene farò passare una". Monsignor Negri non smentì nulla, anche se chiese a Francesco un incontro "filiale" per provare a ricucire lo strappo. Forse inutilmente.

La svolta pro-migranti

Come da cerimoniale, infatti, Negri al compimento del 75esimo compleanno di età ha presentato le dimissioni. Bergoglio le ha accolte e ha deciso di sostituirlo con un prelato da sempre impegnato nell'accoglienza dei migranti, imprimendo una svolta "terzomondista" ad una diocesi fino ad oggi in improntata alla difesa dei valori cristiani. Nemmeno la dura presa di posizione ("ripugna alla coscienza cristiana", disse Negri) contro le barricate di Goro e Gorino, dove gli abitanti nell'ottobre scorso sbarrarono lo strada all'arrivo di 12 richiedenti asilo, aiutarono a ridurre le accuse di eccessivo "tradizionalismo" contro il vescovo di Cl. A breve i fedeli di Ferrara e Comacchio conosceranno un nuovo Arcivescovo, più allineato alla pastorale gradita alle sinistre.

Giuseppe De Lorenzo - Il Giornale, Mer, 15/02/2017

Argomento: Islam

  L'insensata crociata di Avvenire contro il neopresidente degli Usa

C’è davvero qualcosa che non torna se, di fronte al terrorismo islamico che giura guerra (e la fa) all’America e all’Europa, un presidente che cerca di regolare l’accesso alle frontiere viene additato come xenofobo dal direttore del giornale dei vescovi in un editoriale di martedì. C’è certamente qualcosa che non quadra se chi chiude temporaneamente le entrate ad alcuni paesi dove le ambasciate Usa (come ha spiegato sulla NBQ Stefano Magni) non hanno la possibilità di controllare le identità dei richiedenti asilo, mentre la nostra gente viene uccisa a suon di Kamikaze, viene praticamente additato da Marco Tarquinio come un senza cuore. Peggio, come un mostro paragonabile al capo dei Jihadisti al Bagdadi che ha posto sulle case dei cristiani la “N” di Nazareno per dare il via a una carneficina. Soprattutto c’è qualcosa di sospetto, dato che il direttore di Avvenire non può non sapere che Trump ha promesso di proteggere i cristiani, concedendo loro asili speciali e chiamandone parecchi nella sua squadra di governo. Ancor più difficile credere che sia all'oscuro del fatto che nel 2013 Obama restrinse gli accessi a questi paesi, non per tre, come ha chiesto Trump, ma per ben sei mesi.

D’accordo la critiche sull’opportunità o meno di certe politiche. Come, ad esempio, quella del patriarca iracheno Louis Sako, che ha sconsigliato la corsia preferenziale per i cristiani preoccupato di ulteriori ritorsioni sulla comunità locale (colpa di Trump che li vuole accogliere o delle polemiche incendiate dalla stampa?), ma il livello di livore sulle pagine di quelli che demonizzano i muri in nome del dialogo appare davvero ingiustificabile. Soprattutto se si pensa, anche se si preferisce tacerlo, che la guerra all'Occidente è stata dichiarata ed è solo all'inizio. Dentro un quadro simile si comprende dunque il successivo imbarazzo di fronte a un "al Bagdadi come Trump", che il giorno successivo all’editoriale di Tarquinio ha chiesto la nomina alla Corte Suprema di Neil Gorsuch, uno strenuo difensore della legge naturale:“Un giudice conservatore per la Corte suprema”, ha titolato Avvenire sottolineando le critiche anticlericali e femministe sul fatto che Gorsuch sarebbe “contro i lavoratori” e “ostile ai diritti delle donne”, piuttosto che ricordare la sua difesa della libertà religiosa in diverse cause, tra cui quella delle Little Sister of the Poor. L’ordine di suore che assistono la popolazione americana più bisognosa e che Obama voleva bloccare nella loro attività solo perché contrarie all’aborto e alla contraccezione. Ad aggravare lo smarrimento è lo spazio esiguo dato alla notizia dei provvedimenti del presidente contrari all’aborto e quella dell’invio storico, per la prima volta da quando l’aborto è legale in Usa, del suo vice Mike Pence alla Marcia per la Vita di Washigton, per dire “a nome del Presidente degli Stati Uniti (…) Siate certi, ma certi, che insieme a voi, noi non ci stancheremo, non avremo pace finché non avremo ripristinato una cultura della vita in America”.

A questo punto, però, è inevitabile chiedersi cosa rappresenta di così pericoloso Trump, per suscitare in chi ama parlare di “ponti” un astio tanto irrazionale da falsificare la realtà? L’editoriale di Tarquinio descrive, usando i termini irenisti e semplicisti dell’ideologia globale, del sogno di una “casa comune” che vieta di ergere “muri” , accusando Trump di disinteresse per i “poveri” . Ora, a parte il fatto che il direttore di Avvenire non può non sapere che la classe media americana è scomparsa sotto la presidenza del liberal Obama, e non può nemmeno non porsi qualche domanda davanti all’odio che nutrono per le ricette del neo eletto presidente le multinazionali e i "big" della Silicon Valley (che si arricchiscono con fatturati miliardari dando lavoro a un numero esiguo di persone, come spiega Baldini sulla Verità di ieri), in questo modo la voce dei vescovi viene ridotta a politica. Un quotidiano espressione dell’episcopato dovrebbe infatti preoccuparsi più che altro di evangelizzare, leggendo i fatti alla luce della fede in Gesù Cristo e del suo Magistero, che ha il compito di difendere l’uomo da un potere che odia i princìpi della vita e della famiglia. Quelli che la Chiesa ha sempre riconosciuto come gli unici non negoziabili nel valutare la politica, perché strettamente legati alla difesa della fede e perché unico antidoto al potere mondano.

Assumere invece il linguaggio della globalizzazione, dell’ideologia multiculturale, significa servire queste due filosofie diaboliche che mirano a livellare tutte le identità a una, quella dell’Occidente laico che vuole appiattire l’uomo ai suoi istinti per farne uno schiavo. E sì che la dottrina sociale della Chiesa mette in guardia dal pacifismo e dall’egualitarismo ricordando che non c’è uguaglianza senza riconoscimento di situazioni differenti, che non esiste dialogo senza identità forti, che non c’è prosperità senza valorizzazione della propria economia. Che non si ottiene stabilità senza difesa dei confini, anche quando non piacesse alla Germania che fa da bandiera alla globalizzazione per soggiogare gli altri paesi europei, come ha denunciato martedì il consigliere economico di Trump, Peter Navarro. Ma si sa che svelare certe cose spaventa quanti strizzano l’occhio a chi è espressione di quel potere e a chi, come Gentiloni, ha twittato contro Trump: “Società aperta, identità plurale, nessuna discriminazione”. Proprio secondo l’utopia descritta che ha ben poco a che fare con il realismo cristiano di una pace sofferta e che si ottiene anche combattendo. 

Solo un cristianesimo che perde l’orizzonte verticale e che mira ad espandersi attraverso la tattica fatta di silenzi sulla verità, nell’illusione di allargare la sua cerchia di consensi, può arrivare all'odio di sé e di chiunque gli ricordi la sua vera identità. Eppure questa pare la mentalità che va per la maggioranza fra i vertici della Chiesa che, mentre accusano quanti difendono i princìpi non negoziabili di tentazione egemonica (peccato che non ci sia nulla di più socialmente invalidante oggi), dimenticano la fede nell’Aldilà per un piatto di lenticchie servito da chi usa l’umanitarismo per distruggere i popoli. Siamo dunque al paradosso di una fetta di cristiani pro Trump che, combattendo per un posto lassù, si sente più rappresentata da un presidente che promette di arginare l’ideologia dei nemici della fede (si può ancora usare questa parola e chiedere di essere difesi senza accuse di integrismo tipico delle personalità deboli?), che dai loro pastori "accoglienti". E attualmente più indaffarati a fare politica e schierarsi contro un presidente americano che, ridando speranza alla Chiesa militante messa all'angolo, mette in crisi il loro piano mondano di assicurarsi un posto quaggiù.

Benedetta Frigerio: http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-trump-che-non-t-aspetti-contro-il-clerically-correct-18842.htm
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TRUMP AFFERMA CHE LA LIBERTA' NON E' UN DONO DEL GOVERNO, MA DI DIO

 Mentre da due giorni girava una foto del presidente Donald J. Trump in preghiera alla Casa Bianca insieme al suo Vice Mike Pence, noto cristiano pro life, al suo portavoce Sean Spicer, cristiano convinto che la fede debba plasmare l'attività politica, alla moglie e il figlio sacerdote cattolico del giudice defunto della Corte Suprema, Antonin Scalia, e al suo sostituto Neil Gorsuch, giovedì scorso il presidente pronunciava a braccio il suo discorso al National Prayer Breakfast. Durante l'evento, a cui ogni anno partecipano i rappresentati delle religioni di tutto il mondo, risuonavano queste parole: "Qui a Washington non smetteremo mai e poi mai di chiedere a Dio la saggezza per servire il popolo secondo la sua volontà".

Una frase che stride solo perché di Obama non è nota appena l'immagine con cui prega insieme ai musulmani genuflesso come loro, ma anche i suoi discorsi diametralmente opposti. Basti prendere quello al National Prayer Breakfast del 2015, dove parlava della fede come "fonte di divisioni e di atti terroristici", dell'Isis come "tradimento dell'Islam", così come delle crociate messe sullo stesso piano del terrorismo islamico, veri e propri "atti barbarici commessi in nome di Cristo". Trump, giovedì, ha ribaltato i termini, spiegando che la fede "fa avanzare" e "prosperare l'America".

STO PREGANDO PER TE
E' la fede "insieme alla vostra preghiera che mi ha sostenuto in momenti molto duri". Trump ha quindi voluto cominciare chiedendo preghiere e ringraziando gli americani "le cui parole e preghiere sono state una continua fonte di forza". In campagna elettorale, ha continuato, "ho girato tutto il paese e le parole che ho sentito più spesso sono queste cinque parole, che mai, mai una volta hanno mancato di toccare il mio cuore: "I'm praying for you". Ho sentito così spesso dire: "Sto pregando per te mister president".
Poi il presidente Usa ha elogiato la "famiglia" dell'esercito, come a rinnovare la sua intenzione di rinforzarlo, ricordando la sua partecipazione recente al funerale di un ufficiale che "ha dato la vita in difesa della nostra gente: la sua morte per lui, e anche per la sua famiglia, non è eterna, la sua vita è senza fine". E poi ancora: "Non dimenticheremo mai le persone che indossano l'uniforme. Da generazioni la loro vigilanza ha permesso alla nostra libertà di esistere, la nostra libertà ha vinto grazie al loro sacrificio e la nostra sicurezza è mantenuta tramite il loro sudore, il loro sangue e le loro lacrime. Dio ha benedetto la nostra terra dandoci persone così, eroi e patrioti, davvero molto, molto speciali, perciò noi ci prenderemo cura di loro".

Il presidente ha successivamente fatto un passaggio sull'origine vera della crisi e della povertà dilagante che ha suscitato nel pubblico un lungo e commosso applauso: "L'America è una nazione di credenti", perciò ha promesso "noi non ci dimentichiamo facilmente, è così facile dimenticarselo, che la qualità della nostra vita non dipende dal nostro successo materiale ma dal nostro successo spirituale. Ve lo dico da uno che ha avuto successo materiale" ma che sa "che molti di quelli che hanno avuto successo materiale sono miserabili e infelici, mentre conosco molte persone felici con una grande famiglia e una grande fede e che non hanno soldi, almeno non quanto loro".

Trump ha quindi chiarito di conoscere la responsabilità di chi, come lui, ha ottenuto molto nella vita: "Ho avuto la grazia di crescere in una famiglia di cristiani praticanti, mia madre e mio padre mi hanno insegnato che a chi viene dato di più, di più viene chiesto". E qui ha ricordato l'origine dei valori americani, dalla "Bibbia con cui mia madre ci educava da piccoli". Poi, ammettendo che "le persone presenti in questa stanza vengono da background diversi" e che "ciò che ci unisce tutti è la fede nel nostro creatore e la ferma credenza che siamo tutti uguali ai suoi occhi", ha preso le distanze dal materialismo statalista, secondo cui i diritti vengono dal governo: "Non siamo solo carne, sangue e ossa siamo esseri umani con un'anima. La nostra repubblica si è fondata sulle base del fatto che la libertà non è un dono del governo, ma la libertà è un dono di Dio. Eh sì, è stato il grande Thomas Jefferson a dire che "il Dio che ci ha dato la vita, ci ha dato la libertà". Jefferson poi chiede: "Può la libertà di una nazione essere al sicuro quando viene rimossa la convinzione che questa libertà viene da Dio?".

LA LIBERTÀ RELIGIOSA È MINACCIATA OVUNQUE
Inoltre, mentre le agenzie riportavano la notizia diffusa da "The Nation", circa un provvedimento federale che tutelerebbe l'obiezione di coscienza, cancellando le norme obamiane che sanzionano quanti si rifiutano di pagare la contraccezione e l'aborto nelle assicurazioni o di allinearsi al pensiero omosessualista, Trump spiegava: "Fra queste libertà c'è quella di professare la fede secondo il proprio credo, questa è la ragione per cui mi sbarazzerò e straccerò integralmente il "Johnson amendment" (emendamento del 1954 che proibisce alle denominazioni e associazioni religiose di appoggiare un candidato politico, di fatto mettendo in pericolo la libertà di intervenire ed esprimersi rispetto alla cosa pubblica) permettendo così ai rappresentati delle fedi di parlare liberamente e senza paura di sanzioni. Lo farò. Ricordatevelo!". Anche perché, "la libertà religiosa è un diritto sacro, ma questo diritto è minacciato ovunque".

Di qui l'affondo sullo scenario globale e sulla "seria, seria minaccia espressa in molti modi, non me ne ero mai reso conto così tanto e così apertamente da quando mi sono insediato come presidente, che il mondo è davvero in pericolo". Ma, ha chiarito giurando guerra ai nemici della libertà religiosa, "noi ne usciremo. Questo è quello che devo fare, risolvere i problemi e lo faremo, ne usciremo. Credetemi". Anche se questo ci costringe "ad essere duri, è tempo che usiamo un po' di durezza" dato che "abbiamo visto violenze incredibili", violenze "contro le minoranze religiose" da parte del terrorismo che "minaccia la libertà religiosa: deve essere fermato e sarà fermato". Non illudendo nessuno di una pace facile e senza costi, Trump non ha quindi nascosto che "potrebbe non essere facile per un certo periodo di tempo, ma servirà a fermarlo".

ABBIAMO COMINCIATO
Per quanto riguarda le minoranza perseguitate il presidente non ha fatto differenze, citando "i musulmani amorevoli e pacifici brutalizzati, vittimizzati, uccisi e perseguitati dagli assassini dell'Isis", ricordando "le minacce e lo sterminio degli ebrei" e soprattutto "la campagna dell'Isis e un genocidio dei cristiani a cui sono state tagliate le teste come non accadeva da Medioevo, perché è da allora che non vediamo la decapitazione (...) tutte le nazioni hanno il dovere di parlare contro violenze simili, tutte le nazioni hanno il dovere  di lavorare insieme e di affrontarli con la forza se è necessario. Quello che dico oggi agli americani è che la mia amministrazione farà tutto quello che è in suo potere per difendere e proteggere la libertà religiosa nel nostro paese. L'America rimarrà una società come sempre tollerante e rispettosa dove tutti i cittadini si possano sentire protetti e sicuri, dobbiamo sentirci protetti e sicuri".

Già in questi giorni, ha sottolineato rispondendo alle violente polemiche e menzogne sui suoi provvedimenti, "abbiamo cominciato ad agire per raggiungere questo scopo: la nostra nazione ha il sistema di immigrazione più generoso del mondo, ma ci sono quelli che usano della nostra generosità per minacciare i valori in cui crediamo, per questo ora abbiamo bisogno di sicurezza".

E affermando quello che ci si aspetta da ogni statista ha assicurato che se è vero che "c'è chi cerca di entrare nel nostro paese per diffondere la violenza (...) non permetteremo nemmeno a una piccola parte di questa violenza di diffondersi nella nostra nazione". L'immigrazione sarà quindi controllato cercando "di sviluppare un sistema per aiutare ad assicurare che chi viene ammesso nel nostro paese abbracci pienamente i nostri valori, la nostra religione e libertà personale e che respinga ogni forma di oppressione e discriminazione.

UN PAESE SICURO E LIBERO
Vogliamo che le persone entrino nel nostro paese, ma vogliamo persone che amino noi e i nostri valori non che odino noi e i nostri valori. Saremo così un paese sicuro e libero, un paese dove ogni cittadino possa vivere la propria fede senza la paura dell'ostilità o della violenza. L'America, infatti, prospererà solo se alla nostra libertà e particolarmente alla nostra libertà religiosa sarà permesso di fiorire.

L'America avrà successo solo se ai nostri cittadini più vulnerabili, e abbiamo tanti cittadini indifesi, verrà data una via possibile per avere successo". Ma soprattutto "l'America prospererà solo nel momento in cui continueremo ad avere fiducia l'uno nell'altro e fede in Dio". Perché, secondo Trump, è "questa fede in Dio ad aver ispirato molti uomini e donne a sacrificarsi per i bisognosi (...) per assicurare uguali diritti alle donne, uomini e bambini del nostro paese". Il presidente non ha dimenticato che le radici degli Stati Uniti sono "la fede che ha spinto i padri pellegrini ad attraversare l'oceano (...) e tutti coloro che hanno raggiunto la nostra terra a coronare il proprio sogno (...) noi ripristineremo questi sogni nel momento in cui avremo Dio con noi, mai da soli (...) è Dio che ci darà sempre consolazione, forza e conforto, abbiamo bisogno di andare avanti così".

Quindi la promessa: "Qui a Washington non smetteremo mai, mai di chiedere a Dio la saggezza per servire il popolo secondo la sua volontà. Questa è la ragione per cui il presidente Eisenhower e il senatore Carlson avevano avuto la saggezza di incontrarsi qui e di iniziare questa tradizione 64 anni fa. Ma questa non è l'unica cosa che hanno fatto insieme, fatemi raccontare tutta la storia: il sentore Carlson è stato fra i membri del Congresso ad inviare al presidente una risoluzione congiunta che fece aggiungere al "Pledge allegiance" (il giuramento di alleanza alla bandiera americana, ndr) la formula "al cospetto di Dio", perché questa è la nostra identità ed è quello che sempre saremo. Ed è quello che vuole il nostro popolo. Essere una bella nazione al cospetto Dio. Grazie, che vi benedica. Dio benedica l'America".

di Benedetta Frigerio per La Nuova Bussola Quotidiana, 04-02-2017

Argomento: Politica

 Intervista a Stefano Fontana sul ''Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo'' 

(nella foto accanto: uno dei centinaia di sbarchi di islamici in Italia: tutti maschi, perfettamente in salute, nessuno dei quali profugo)

 

Stefano Fontana è il direttore dell'Osservatorio Internazionale cardinale Van Thuân sulla Dottrina sociale della Chiesa, istituzione con sede a Trieste, diocesi affidata all'Arcivescovo monsignor Crepaldi che è Presidente dello stesso Osservatorio. Una delle principali attività è la pubblicazione del Rapporto sulla Dottrina sociale della Chiesa nel mondo, un lavoro annuale che raccoglie dati e documenti in collaborazione con altri cinque centri di ricerca a livello internazionale.
L'ultimo Rapporto, Il caos delle migrazioni, le migrazioni del caos (edizioni Cantagalli p. 224, euro 14), si occupa di un tema di grande attualità. L'approccio è pragmatico, fondato su principi. «Il problema», dice Fontana, «non può essere banalmente ridotto a una sorta di filantropismo a slogan».

Dottor Fontana, dobbiamo arrenderci alle migrazioni?
Innanzitutto non dobbiamo chiudere gli occhi davanti a certe evidenze: i richiedenti asilo sono una stretta minoranza, la maggioranza dei migranti è costituita non da affamati, ma da persone che nei loro Paesi avevano qualche risorsa; i traffici internazionali sono organizzati e dimostrano una "mente" che li pianifica, la destabilizzazione di intere aree geopolitiche in Africa settentrionale e in Medio Oriente sono state volute da alcune potenze occidentali e certamente non a caso. Quindi accettare le migrazioni come qualcosa di ineluttabile non mi pare corretto.

D'accordo, ma rimane il fatto. L'unica soluzione è la società multietnica?
Se le attuali migrazioni sono in gran parte pianificate e pilotate, allora bisogna dire che anche la società multietnica ci viene in qualche modo imposta. A farne le spese sono soprattutto due cose molto importanti: una è la realtà delle nazioni con una propria identità culturale che oggi vengono sacrificate a questo globalismo multietnico; la seconda è la religione cattolica, che si è sempre rivolta, oltre che alle persone, ai popoli e alle nazioni, vivificandone la cultura e la civiltà. Chi si oppone alla prima conseguenza viene chiamato populista, chi si oppone alla seconda viene accusato di non avere misericordia.

A proposito di misericordia, per i cattolici si moltiplicano gli appelli all'accoglienza...
Nel nostro Rapporto annuale l'Arcivescovo Giampaolo Crepaldi indica quattro criteri per affrontare correttamente il problema dal punto di vista della dottrina sociale della Chiesa: a chi è nel bisogno va data assistenza umanitaria (assistere tutti, ma non accogliere tutti); c'è un diritto ad emigrare, ma non ad immigrare; lo Stato deve disciplinare i flussi migratori difendendo il bene comune della propria nazione, anche in relazione alla conservazione della sua identità culturale; e il fatto che l'Islam richiede una particolare attenzione.

Torniamo alla questione della società multiculturale. Secondo molti sarebbe una soluzione di pacificazione, è così?
La società multiculturale può essere una specie di "balcanizzazione" dell'Europa. Un arcipelago di isole sociali, ognuna autonoma e indipendente, con le proprie norme, il proprio sistema per garantire l'ordine, le proprie scuole. La società multiculturale è la frammentazione dell'Europa. Essa è una convivenza potenzialmente belligerante più che pacifica, e in molti casi ha già dato vita a forme di guerra civile. Così avverrà quando si supereranno certe soglie quantitative, come sta già avvenendo in vari Paesi europei. Nei suoi confronti un potere politico che non crede ormai più a nulla potrà al massimo applicare delle misure di ordine pubblico, ma sempre meno convinte. In certi quartieri metropolitani già ora la polizia non ha più accesso. Circa la mitica società multiculturale ci si fanno troppe illusioni.

Non vorrà dire che la tanto declamata laicità si risolve in uno Stato di polizia?
È il frutto amaro della nostra realtà occidentale, per cui importiamo religioni, culture ed esportiamo relativismo. La laicità viene oggi intesa come una zona pubblica neutra dagli assoluti religiosi, oppure come l'indifferenza alle religioni: o tutte fuori dallo spazio pubblico, come nel caso del giacobinismo alla Hollande in Francia, o tutte dentro come nella marmellata americana. In tutti e due i casi però il potere politico compie un atto di imperio assoluto che assomiglia molto ad una religione di Stato. Sia lo Stato contrario alle religioni sia quello indifferente alle religioni non è correttamente laico. Lo Stato deve distinguere tra le religioni con il criterio dell'umanesimo nato anche grazie al cristianesimo e difendere questi valori non solo perché appartengono alla propria storia ma anche perché sono veri e utili per la convivenza sociale.

E la libertà religiosa?
Prima di tutto non è un diritto assoluto. Per esempio uno Stato che voglia il bene comune non può concedere spazio pubblico a religioni che non rispettino la dignità della persona umana e le regole minime della legge morale naturale, che prevedano mutilazioni fisiche, per esempio, oppure la poligamia, o una legge parallela che non rispetti i diritti umani, o che pretendano istituire forme di potere teocratico. Da questo punto di vista l'Islam presenta caratteristiche di particolari difficoltà.

Quindi l'integrazione è un mito?
L'integrazione è molto difficile e in alcuni casi impossibile. L'occidente, e l'Europa in particolare, pensa che ad entrare dentro i suoi confini siano solo singole persone, ed invece importa popoli, culture e religioni. Importa altre civiltà e non sa chiedersi se siano compatibili con la propria, nata dal cristianesimo, perché non sa esportare che relativismo. L'Europa non è più in grado nemmeno di vedere se una religione contiene delle prassi che contrastano con la legge morale naturale, come per esempio col principio di uguaglianza tra uomo e donna. Il potere politico deve essere interessato alla verità (e alla falsità) delle religioni, perché ci sono anche religioni disumane o con tratti disumani. L'insegnamento di Benedetto XVI su questo punto è stato molto importante, ma non ha trovato molti interlocutori.

Qual è la vostra ricetta per evitare che le migrazioni diventino "migrazioni del caos"?
I governi occidentali dovrebbero selezionare gli ingressi tenendo conto della specificità delle culture di origine ed anche delle religioni che possono essere più o meno compatibili con una reale integrazione.
Dovrebbero fare delle politiche di sviluppo demografico e di sostegno alla famiglia per evitare il "sorpasso" degli immigrati sugli autoctoni.
Dovrebbero colpire le reti di trafficanti e boicottare operazioni militari destabilizzanti aree nevralgiche anziché collaborarvi.
Dovrebbero pretendere pariteticità dagli Stati islamici, difendere i cristiani perseguitati in questi Paesi, colpire anche militarmente i califfati insanguinati, e avere chiaramente in testa una rosa di valori da pretendere che gli immigrati condividano.




https://www.youtube.com/watch?v=MiEZBmvSSss

 
 
di Lorenzo Bertocchi, per: La Verità, 23 dicembre 2016
Argomento: Islam

 Le apparizioni di Lourdes
(clicca qui per scaricare)

 

 Il volumetto, che da oggi è scaricabile gratuitamente, offre ai credenti di qualsiasi età, grado di cultura, condizioni sociali, la narrazione dei fatti come sono storicamente avvenuti.

Si tratta della traduzione dell'opera francese che ha il pregio di farci conoscere le diciotto apparizioni di Massabieille come sono state fissate da J. B. Estrade, testimone oculare, il quale, per aver vissuto nell'ambiente stesso della veggente, porta alla conoscenza dei lettori particolarità e dettagli della vita intima di Bernadetta, quando ancora si trovava in famiglia, poi nell'Ospizio di Lourdes, infine tra le Suore del Convento di San Gildard a Nevers, ove Ella chiuse la sua esistenza.

Opportuni riferimenti e confronti con gli Atti autentici delle Apparizioni annullano le apparenti contraddizioni con quanto riferisce l'Autore francese.

 

Argomento: Aggiornamenti

 Quando santa Bernadette Soubirous, il 25 marzo 1858, giorno della sedicesima apparizione, chiese alla Madonna il suo nome, così come le aveva richiesto il parroco di Lourdes, don Peyramale, Maria Santissima rispose in vernacolo occitano: «Quesoy era ImmaculadaCounceptiou» («Io sono l’Immacolata Concezione»), appellativo di cui Bernadette non conosceva il significato. Il dogma dell’Immacolata Concezione era stato istituito l’8 dicembre di quattro anni prima con la bolla Ineffabilis Deus. L’Immacolata è collegata proprio alle apparizioni di Lourdes (1858), la cui festa liturgica cade l’11 febbraio, e iconograficamente si ricollega con le precedenti apparizioni a santa Catherine Labouré in Rue du Bac a Parigi (1830).

La data dell’8 dicembre, il concepimento, precede di nove mesi esatti la data della festa della nascita di Maria Santissima, 8 settembre, a conferma che la festa e il dogma dell’Immacolata si riferiscono al primo istante di vita della futura Madre di Cristo, appena concepita da sant’Anna e san Gioacchino, così come chiude la Ineffabilis Deus: «(…) dichiariamo, affermiamo e stabiliamo che è stata rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante della sua concezione, per una grazia ed un privilegio singolare di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia del peccato originale; pertanto, questa dottrina dev’essere oggetto di fede certo ed immutabile per tutti i fedeli».

Il dogma, oltre ad affermare che la Vergine è l’unica creatura ad essere nata priva del peccato originale fin dal concepimento, è stata preservata in tutta la sua vita da qualsiasi peccato, mortale o veniale. Dopo 59 anni da quel 1858 in cui Maria Santissima si definì «Sono l’Immacolata Concezione», il frate minore conventuale Padre Massimiliano Kolbe (ZduńskaWola, 8 gennaio 1894 – Auschwitz, 14 agosto 1941) vide i massoni sfilare per le vie di Roma e assistette a manifestazioni in piazza organizzate da anticlericali. A quelle provocazioni sul suolo di San Pietro, Padre Kolbe reagì dando vita, fra gli alunni del Collegio internazionale dei Francescani di via San Teodoro 41/F, alla Militia Immaculatae.

Era il 17 ottobre 1917, mese delle ultime apparizioni della Madonna a Fatima, ma che Padre Kolbe non conosceva affatto. Il fondamento fu la tradizionale devozione che i padri Francescani nutrono verso l’Immacolata Concezione. Le due frasi poste all’inizio del programma della Milizia sono lo scopo del programma stesso: «Ella ti schiaccerà il capo» (Gen 3, 15) e «Tu sola hai distrutto tutte le eresie sul mondo intero» (ufficio della B. V. M.). I membri si consacrano senza limiti all’Immacolata come strumenti nella Sua mano, affinché per mezzo di loro Ella si degni di compiere quello che è espresso in queste due frasi. Già la stessa denominazione, «Milizia», «Cavalleria dell’Immacolata» definisce l’essenza dell’istituzione. La Milizia non si limita alla donazione totale dei suoi aderenti all’Immacolata, ma si adopera per conquistare a Lei anche i cuori degli altri in qualunque tempo, fino alla fine del mondo.

In una conferenza ai frati del convento di Niepokalanòw, fondato nel 1927 a Teresin (42 Km da Varsavia), padre Kolbe esi espresse così: «Forse lo sviluppo di Niepokalanòw consiste nell’allargare e ingrandire le sue mura? No! Nemmeno le nuove case sono indice di progresso. Anche quando in futuro verranno macchine nuovissime e perfette, nemmeno ciò sarà progresso in senso stretto. Anche se il Cavaliere (il periodico «Cavaliere dell’Immacolata» ndr) moltiplicasse per due o tre la sua tiratura, nemmeno allora si avrà lo sviluppo di Niepokalanòw, perché tutte cose esteriori troppo spesso fallaci. E allora, in che consiste lo sviluppo di Niepokalanòw? Da che cosa dipenderà? Niepokalanòw non è soltanto lavoro esterno, fuori o dentro la clausura, ma innanzi tutto le nostre anime. Tutte le altre cose, anche la scienza, sono esteriorità. Nella santificazione delle nostre anime sta il vero progresso di Niepokalanòw. Ogni volta che le nostre anime registreranno maggiore conformità alla volontà dell’Immacolata, sarà un passo avanti che noi faremo nello sviluppo di Niepokalanòw. Perciò, se anche accadesse che ogni attività venisse a mancare, anche se venissero a mancare tutti i membri della M.I., se noi di Niepokalanòw fossimo dispersi come le foglie in autunno, ma nelle nostre anime rimanesse meglio radicato l’ideale della M.I., potremo dire allora audacemente che quello sarà il momento dello sviluppo maggiore di Niepokalanòw» .

Obiettivo della Milizia dell’Immacolata è il fine dell’Immacolata stessa: estendere all’umanità intera i frutti della redenzione operata dal Figlio. L’unico desiderio mariano è quello di innalzare il livello della vita spirituale di ognuno, fino alle vette della santità. Condizione essenziale per ogni apostolo della Milizia è quella di offrirsi in proprietà all’Immacolata. I fedeli cavalieri sono chiamati ad operare in modo particolare 1. nell’educazione della gioventù; 2. nel campo dell’opinione delle masse (media, conferenze, proiezioni…); 3 nelle belle arti (architettura, pittura,scultura, musica, teatro); 4.nello scibile (scienze esatte, storia, letteratura, medicina, diritto…).

Il 2 gennaio 1922 la Milizia ottenne esistenza giuridica nella Chiesa in qualità di «Pia Unione», associazione devota, mediante un decreto del cardinale Basilio Pompilj, Vicario del Santo Padre per la diocesi di Roma, Il 18 dicembre 1926 Pio XI promulgò un Breve con il quale concedeva numerose indulgenze agli iscritti alla Milizia, mentre il 23 aprile 1927 con altro Breve la elevava alla dignità di «Primaria».

Memori della deliberazione della Massoneria,«Noi potremo vincere la religione cattolica non con il ragionamento, ma pervertendo i costumi», quei giovani alunni del Collegio internazionale dei Francescani, capitanati da Padre Kolbe, al quale si sono richiamati i Francescani dell’Immacolata, entrati da alcuni anni nel mirino persecutorio della Santa Sede, si proposero di respingere gli attacchi contro la Chiesa e di aiutare le anime ad affidarsi all’Immacolata con un’opera di conversione e santificazione attraverso il rinnovamento dei costumi, in quanto la rilassatezza proviene dall’infiacchimento della volontà non più sostenuta da sani principi.

E chi è in grado di irrobustire la fiacca e corrotta volontà umana di oggigiorno in balia di molteplici errori e menzogne se non Colei che è Immacolata fin dal primo istante della propria esistenza, Madre della Grazia divina?

(Cristina Siccardi per Corrispondenza Romana http://www.corrispondenzaromana.it/la-milizia-dellimmacolata-compie-centanni/?refresh_cens)

Argomento: Chiesa

 «Così, con Dante, ho mandato la Boschi “al diavolo”»

 

Con una sola frase ha demolito un ex Ministro e oggi Sottosegretario. Fino a due giorni fa Gianni Fochi era un ricercatore e docente alla Scuola Normale di Pisa conosciuto agli addetti ai lavori e a noi che ci occupiamo di difesa della vita. In poche ore il suo nome è diventato virale. E’ lui il professore che con una sola battuta ha “mandato al diavolo” il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi, squarciando il velo di ipocrisia di una politica che si nutre di parole mantra come diritti e desideri, senza conoscere il vero bene della persona. 

La frase era questa, ed è stata pronunciata nel corso di un incontro pubblico tra l’eponente renziana e i docenti dell’ateneo pisano: 

«A me sembra che lei abbia equiparato il concetto di diritto a quello di desiderio, anche per i desideri più distorti come le unioni omosessuali. Penso che Dante la metterebbe con Semiramide che libito fé licito in sua legge. Invito piuttosto a battersi per i diritti degli esseri umani nascituri che non hanno il diritto alla vita. Da quando è stata introdotta la legge 194 oltre 6 milioni sono stati ammazzati».

Ovviamente la Boschi, come una liceale colta sul vivo ha provato a buttarla in battuta. Ma l’ironia, si sa, non è dote di tutti. E certamente non è prerogativa della ex ministra. 

«Lei mi può mettere dove vuole nei vari gironi infernali anche da questo punto di vista non mi offendo, sarò sicuramente in compagnia interessante nell’inferno dantesco, però non pensò che abbia senso negare i diritti a persone che hanno visto tutelare dalla nostra costituzione l’uguaglianza rispetto a qualsiasi uomo e qualsiasi donna…». E bla bla bla.

In poche ore il video ha fatto il giro del media system e Fochi si è trovato in cima alle home page dei giornali. Come un eroe, per alcuni, come uno sprovveduto trattato con sufficienza per altri. Ma chi è davvero Gianni Fochi perché ha deciso di prendere il microfono? La Nuova BQ lo ha intervistato scoprendo che le sue idee di scienziato accademico esperto di chimica sono le idee di una persona che pensa con la sua testa. 

Professore, mi tolga una curiosità, perché la scuola dove ha insegnato per molti anni si chiama “Normale”?

Perché è stata fondata con lo scopo di dare le norme, cioè i fondamenti della cultura.

L’ha soddisfatta la risposta del ministro?

Direi la sua mezza risposta. No, non sono soddisfatto.

Perché?

Ha evitato accuratamente di toccare il tema dell’aborto. Che razza di battaglia per i diritti di chi non ha diritti! Agli esseri umani nella pancia della mamma non viene riconosciuto il diritto alla vita, e la Boschi non ci vuole nemmeno pensare.

Se le fosse stato possibile replicare che cosa le avrebbe detto?

Alla sua risposta parziale ci sarebbe stato da replicare che lo stato deve riconoscere e tutelare l’unione fra un uomo e una donna, quella cioè inventata dalla natura per generare la vita e continuare la specie umana. Delle direttive provenienti dai burocrati europei avremmo potuto infischiarci, disposti anche, se proprio messi alle strette, a fare come la Gran Bretagna, che ha mandato l’Unione Europea a quel paese. Ma diciamo la verità: per la Boschi, la Cirinnà e compagni l’Europa è stata un pretesto per far ciò che volevano a tutti i costi: ignorare il milione dei cittadini accorsi al Family Day contro il riconoscimento delle unioni omosessuali.

Che valutazione fa dell’applauso dell’uditorio alle parole del ministro?

Una parte dell’uditorio ha applaudito e la cosa non mi turba affatto: siamo ancora in democrazia, se Dio vuole. M’atterrisce invece il clima che nella società e nella stessa chiesa cattolica s’è ormai diffuso: un clima accondiscendente verso la propaganda omosessualista e di ghettizzazione (talvolta anche d’intimidazione) verso i molti che ritengono criticabile l’omosessualità. Le persone omosessuali vanno rispettate come persone, ma il comportamento omosessuale non può esser messo sullo stesso piano dell’unione fra un uomo e una donna. La libertà d’affermare questo sta riducendosi sempre più, ancor prima che venga approvata una legge liberticida come quella proposta dall’onorevole Scalfarotto.

Di Renzo Puccetti

Fonte lanuovabq.it 08 febbraio 2017 - 16:45

Argomento: Vita

 MARCIA PER LA VITA
 «Ecco perché andarci, difenderla e promuoverla»

 

Lo straordinario successo della Marcia per la Vita di Washington, svoltasi lo scorso 27 gennaio, costituisce un forte incoraggiamento per la Marcia per la Vita italiana che, quest’anno, arrivata alla sua settima edizione, si svolgerà a Roma il sabato 20 maggio 2017.
La rivista
Radici Cristiane, nel terzo anniversario della morte di Mario Palmaro, lo ricorda attraverso un suo articolo, che rappresenta un po’ il “vademecum” della Marcia per la Vita.
Il testo fu da lui predisposto, come Presidente del Comitato “Verità e Vita”, il 12 aprile 2013, un mese prima della terza edizione della Marcia.
Ne riportiamo alcuni stralci, rimandando, per il testo integrale a
Radici Cristiane.

 

Marcia per la Vita: Perché andarci, perché difenderla, perché promuoverla

  1. La Marcia è pensiero e azione

La Marcia per la Vita è una forma nobile e concreta di impegno: per la vita, per il bene, per la verità. Ogni sana bioetica è, come il Cattolicesimo, pensiero e azioni: dal ben-pensare segue il ben agire. Distinguo il bene dal male e di conseguenza scelgo di fare il bene e di fuggire il male (anche se questo non sempre mi riesce, perché sono un uomo e talvolta scelgo il male anche quando so che è male). (…) In Italia e nel mondo è stata dichiarata guerra alla vita, una guerra condotta con l’arma della legalità formale, sancita dalla ingiusta legge 194 del 1978. E chi non vuole diventare complice di questa guerra contro la vita deve fare qualcosa, deve dire qualcosa, deve osare qualcosa.

  1. La Marcia è l’evento più importante per la cultura pro-life in Italia

La Marcia Nazionale per la Vita è diventata un evento fondamentale per il mondo pro-life italiano: anzi, l’appuntamento più importante dell’anno. Lo dimostrano le adesioni che sono per qualità e numero impressionanti. Lo dimostra il carattere per molti versi spontaneo, che viene dal basso, della manifestazione, che si è sottratta fin dal principio a possibili strumentalizzazioni di natura politica, partitica, settaria. La Marcia non è la creatura di qualche singolo uomo politico, ma è l’espressione più sincera e autentica di una volontà: quella di non rassegnarsi mai all’esistenza di una legge dello Stato che rende diritto l’aborto volontario. L’anno scorso confluirono a Roma 15.000 persone, quest’anno sono annunciati pullman da tutti Italia e dall’Europa.

  1. Un messaggio chiaro e semplice

Perché la Marcia riscuote questo successo in un Paese che è a grande maggioranza abortista? La forza della Marcia sta nel suo messaggio, chiaro e semplice: no all’aborto e no alla legge 194 del 1978. Inoltre, la Marcia non ha carattere ecclesiale, non è una processione, non è un incontro di preghiera: ad essa partecipano cattolici e altri cristiani, esponenti di altre religioni, credenti e non credenti. Molti tacciono, molti altri pregano, in un clima di grande libertà. In questo modo, la Marcia documenta la ragionevolezza delle ragioni della vita. La Marcia è autonoma e indipendente e si garantisce una libertà che la sottrae a condizionamenti, compromessi, tattiche, censure interne, pavidità travestite da prudenza.

  1. Un evento fecondo

La Marcia si dimostra un evento fecondo. Molti gestori del media system ritenevano che ormai il mondo pro-life in Italia avesse accettato come un dato irremovibile la legge sull’aborto e che si potesse confinare ogni rigurgito antiabortista dentro il comodo recinto dell’assistenza sociale. Sì all’aiuto alle donne con gravidanze difficili – o almeno a quelle che vogliono essere aiutate –, no a qualunque tentativo di mettere in discussione il diritto alla scelta della donna stessa. Una trappola concettuale nella quale certamente sono cadute fette importanti del mondo pro-life. Ma non vi è caduta la Marcia Nazionale per la Vita.

  1. Un fatto nuovo per l’Italia

La Marcia Nazionale è un fatto nuovo per la cultura pro-life italiana: dal 1978, in oltre trent’anni, non sono mai state organizzate manifestazioni importanti, massicce e in grado di coinvolgere tutto l’associazionismo cattolico contro la legalizzazione dell’aborto e contro la 194. (…) La mancanza di una tradizione di piazza dei pro-life italiani ha diverse cause: c’è una oggettiva difficoltà nel mobilitare la gente, soprattutto l’associazionismo cattolico, su questo tema scomodo. C’è soprattutto la paura di scontrarsi con il mondo: chi critica una legge, automaticamente critica lo Stato e questo genera il timore delle sue reazioni. C’è poi una diffusa confusione dottrinale anche all’interno dello stesso mondo pro-life e mondo cattolico, una carenza nella “ortodossia per la vita”. C’è sempre più diffuso il rischio che si affermi nella prassi un volontario formalmente pro-life che aiuta la donna concreta a non abortire, ma che in linea di principio ritiene legittimo che la donna possa scegliere se abortire o no.

  1. Perché è importante partecipare

È importante partecipare a questa marcia per due generi di motivi: sia esterni al mondo pro-life, che interni ad esso. Cominciamo dai motivi “esterni”.

Motivi extra moenia

a) Viviamo ormai nella civiltà dell’aborto. Nel mondo si contano ogni anno circa 45 milioni di aborti volontari, le leggi abortiste si stanno estendendo a tutte le nazioni, la sensibilità dell’opinione pubblica di fronte a questo fenomeno sta declinando in maniera inesorabile verso l’assuefazione e l’assenso acritico.

b) Vogliamo richiamare l’attenzione dei mass media e dell’opinione pubblica con un messaggio forte e non compromissorio: l’aborto uccide e fa male a milioni di anime.

c) Vogliamo dimostrare che il popolo della vita c’è, è minoranza, ma non si rassegna e vuole combattere.

d) Vogliamo denunciare pubblicamente le leggi ingiuste.

Motivi intra moenia

a) Dobbiamo scuotere le coscienze assopite o confuse degli stessi credenti e di non pochi esponenti del mondo pro-life.

b) Dobbiamo riaffermare l’ortodossia pro-life di fronte alle “eresie” dottrinali: ad esempio, pensiamo a una serie di slogan che ormai sono ripetuti da giornali e mass media cattolici o di area teoricamente pro-life. Ad esempio, che “la legge 194 è una buona legge”; che “è stata solo applicata male, e ora va applicata tutta”; che essa “prevede l’aborto come extrema ratio”.

c) Dobbiamo rilanciare un certo associazionismo pro-life che appare sonnolento e remissivo, dedito al compromesso politico, afono, clericale e dunque non cattolico, impegnato da anni in estenuanti e spesso inconcludenti raccolte di firme.

d) Dobbiamo supportare l’agire con un pensiero forte. In troppi ambiti pro-life da anni si vive di un “pensiero debole”, di una sorta di “pensiero liquido”, che amalgama identità pro-life ed identità pro-choice. Dobbiamo farlo per dire no alla riduzione dell’attività per la vita a mera distribuzione di pannolini e passeggini, prevalentemente ad extracomunitari ed a persone meno abbienti. Nella tragica illusione che la causa dell’aborto sia di natura economica e sociale, secondo una lettura che è – a ben guardare – tardivamente ed essenzialmente marxista.

e) Dobbiamo sottrarre i principi non negoziabili ad un uso strumentale da parte della politica e di politici dediti al compromesso e all’annacquamento sistematico della verità; strategia che fra l’altro non ha impedito, ma anzi ha accelerato il processo di espulsione dei principi non negoziabili dai programmi dei partiti nelle recenti elezioni.

f) Dobbiamo evitare l’annacquamento del tema aborto dentro una più generica e fumosa difesa della vita. Dobbiamo evitare che una certa retorica della povertà – legata alla effettiva crisi economica – serva a non parlare più dei più poveri fra i poveri, come li chiamava Madre Teresa: i bambini non nati uccisi con l’aborto.

Argomento: Vita

 IL FILM CHE SMASCHERA IL FANATISMO DEI DARWINISTI

 Altamira: nel 1878 un nobile spagnolo scopre una grotta preistorica con pitture rupestri, ma i darwinisti non gli credono perché smentisce l'evoluzionismo (VIDEO: trailer)

 di Rino Cammilleri

 

Prima o poi uscirà (forse) anche nelle nostre sale un bel film spagnolo, Altamira, in cui si narra una vicenda veramente interessante per noi appassionati di darwinismo. La storia comincia nella regione della Cantabria, dalle parti di Santander, ad Altamira giusto il titolo.

Qui nel 1878 un possidente locale, don Marcelino Sanz de Sautuola (interpretato da Antonio Banderas) si diletta di ricerche archeologiche e partecipa al dibattito internazionale, a quel tempo infiammato, tra darwinisti e no.

La sua figlioletta, per caso, scopre nelle sue proprietà una grande grotta nascosta la cui la volta e le pareti sono affrescate da pitture preistoriche che raffigurano bisonti. L'uomo intuisce che risalgono all'era glaciale e, non potendo utilizzare macchine fotografiche (i lampi del magnesio e il fumo rovinerebbero le pitture), le fa riprodurre da un pittore francese onde poterle mostrare a qualche congresso antropologico a Parigi (capitale, con Londra, della «nuova scienza»).

Sua moglie (l'attrice che fu anche in Apocalypto di Mel Gibson) è una devota cattolica, divisa tra il marito non praticante (ce l'ha con Dio perché ha perso due figliolette) e la Chiesa. Ora, quest'ultima nel film non fa la solita parte della fanatica intransigente creazionista, perché la storia mostra diversi preti che non vedono alcun contrasto tra la paleontologia e la fede. Ma una figura fanatica e intransigente c'è, l'arciprete (impersonato da un irriconoscibile Rupert Everett), che in realtà ce l'ha con la filosofia darwinista, ateista e fanatica pur'essa.

Ritengo che si tratti non del consueto j'accuse contro il clero quanto di un espediente narrativo per far emergere il dissidio della donna, sinceramente dilaniata tra l'amore al marito e quello alla religione.

Ora, il bello del film che qui i fanatici veri sono i darwinisti, che si rifiutano perfino di entrare nella grotta e fanno come i colleghi (laici) di Galileo, i quali si rifiutavano di guardare nel suo cannocchiale (mentre erano i gesuiti a dargli ragione). Come le macchie solari scoperte da Galileo (menzionato nel film) erano liquidate come imperfezioni della lente, anche le pitture di Altamira vengono classificate un trucco: è stato il pittore francese, pagato da don Marcelino, a farle.

Inutilmente il pittore fa osservare che nessun falsario dipingerebbe così (le figure stilizzate ricordano piuttosto il Picasso del XX secolo e proprio quest'ultimo avrà a dichiarare che la sua arte vi si ispirava).

Ma al IX Congresso mondiale di antropologia i darwinisti francesi calano il loro atout: le gotte sono al buio; come sarebbero stati realizzati i dipinti se non c'è traccia di fuliggine sulle pareti? Ma perché i darwinisti negano l'evidenza? Perché le loro teorie dicono che l'uomo preistorico al tempo dei bisonti iberici era una scimmia, perciò incapace di dipingere.

Il povero don Marcelino morirà di crepacuore, dopo aver visto la sua cameriera adoperare una lampada a olio alimentata da midollo osseo animale. Che non produce fuliggine.

Vent'anni dopo, nella Dordogna francese vengono scoperte pitture analoghe in grotte analoghe. Hanno 35mila anni.

Da allora i darwinisti hanno dovuto fare come i Testimoni di Geova: questi sono costretti a spingere in avanti la data della fine del mondo, quelli non fanno altro che spingere indietro la comparsa dell'homo sapiens.
Contra ideologiam non valet argumentum.

Rino Cammilleri per La Nuova Bussola Quotidiana, 05/12/2016


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Qui sotto il trailer del film Altamira (in inglese, in quanto ancora non è stato distribuito in Italia)
https://www.youtube.com/watch?v=mJ7VPiSr7R0

Argomento: Fede e ragione

Clicca l'immagine per leggere l'articolo Libri gender per bimbi: i Paolini rompono il tabù

 

A forza di bussare dalla porta di servizio alla fine la gender revolution è entrata di diritto dalla porta principale. Si chiama Storie per bambine e bambini ed è uno degli ennesimi libri ispirati all’ideologia del gender. Stavolta però non si tratta di una qualche casa editrice più o meno lobbistica che fa capolino nelle librerie o nelle biblioteche civiche per istruire i giovani virgulti alla fluidità di genere. No, il libro porta il timbro delle edizioni San Paolo. Un colosso dell’editoria cattolica. Anzi, per migliaia di catechisti, sacerdoti e famiglie, l’editrice cattolica per eccellenza.

 

Non precipitatevi in libreria a comprarlo. Il testo infatti uscirà a marzo, ma una descrizione dell’opera è presente nelle librerie on line. Leggiamo la scheda del libro:

“Una raccolta di storie pensate per offrire alle piccole lettrici e ai piccoli lettori un insieme variegato di personaggi e situazioni in grado di offrire un immaginario sul femminile e sul maschile libero da stereotipi e pregiudizi. C'è la sirena Ornella, protagonista de "La sirena e il bambino", che non ama cantare, non cura molto il suo aspetto fisico e ha una grande passione - studiare le stelle - che insegue con forza e tenacia. Ci sono poi Viola e Margherita, "Due gemelle per la pelle", che rappresentano due modi completamente differenti di essere bambine, e poi ancora, la piccola Alice che grazie all'aiuto di una simpatica babysitter riesce a vedere con occhi diversi i suoi genitori: non solo come "il suo papà e la sua mamma" ma come una bellissima coppia. E poi c'è Andrea che da grande sogna di guidare il taxi, proprio come la sua mamma. Età di lettura: da 4 anni”.

Forse è bene partire dalla fine, cioè dall’età di lettura consigliata. Che se un maschietto di 4 anni in quel momento sta giocando con i soldatini è bene che sappia che può giocare tranquillamente con le bambole perché in fondo certe ideologie entrano meglio ad una tenera età. Ovviamente che il libro sia gender oriented lo si deduce da alcune parole talismano che giustificano le storie: stereotipi, pregiudizi, ma lo si comprende bene anche dalla spiegazione offerta dall’ufficio marketing della San Paolo per le librerie: “Le storie – ricche di illustrazioni colorate e divertenti affrontano i temi del rispetto e delle pari opportunità tra maschi e femmine”. Ora, che un bambino di 4 anni sia costretto a bersi la cicuta del mito delle pari opportunità, già questo è alquanto rischioso.

Ma è con il riferimento all’autrice, la pedagogista di genere Irene Biemmi, che si capisce come finalmente certe operazioni lobbistiche a forza di spingere l’acceleratore siano riuscite a entrare anche nel mondo dell’editoria cattolica. L’autrice è presidente di Rosaceleste, associazione dedicata alla promozione della parità tra i generi e alla lotta agli stereotipi e alla violenza. Ecco sciorinate in poche parole i concetti fondamentali che hanno costituito l’architettura fondante dei cosiddetti gender studies: il genere uomo/donna come costruzione sociale provocato da stereotipi e foriero di violenza.

Rosaceleste infatti ha svolto anche convegni e spettacolidestrutturare gli stereotipi di genere: per una cultura dell'eguaglianza tra i sessi nell'educazione e nel lavoro”.

Recentemente infatti in tribunale a Firenze è andato in scena uno spettacolo sull'educazione di genere curato proprio da Biemmi, che viene presentata come una accesa nemica dell’educazione sessista: “Nei libri di lettura viene rappresentato un mondo popolato da valorosi cavalieri, dotti scienziati, padri severi, madri dolci e affettuose, casalinghe felici, streghe e principesse che nutre l'immaginario di bambine e bambini, che strutturano le rispettive identità di genere sulla base dei modelli proposti. Scopo della conferenza spettacolo Rosaceleste, che da questa ricerca prende spunto, è decostruire, disarticolare, smontare l'assunto di una "naturalità" delle differenze tra maschi e femmine, svelando alcuni dei meccanismi culturali che stanno a fondamento di un preciso addestramento sociale ai ruoli di genere, attivato sia a scuola che in famiglia”.

Basterebbe fermarsi qui, alla necessità di smontare “l’assunto di una naturalità delle differenze tra maschi e femmine”, per capire il tranello, che porta a promuovere un’antropologia che nega la natura umana e che in fondo non è altro che l’applicazione pedagogica del rifiuto del progetto creatore di Dio sull’uomo e dello svilupparsi della sua progettualità. Un progetto creativo - giova sempre ricordarlo - che ha permesso alla Chiesa di diffondere il concetto di persona nella differenza tra i sessi e che nessuno pretendeva venisse imposto nelle librerie laiche e generaliste italiane, ma che, almeno, si sperava fosse ancora valido in quelle che tutti riconoscono come cattoliche. Si vede che anche alla San Paolo hanno cambiato idea e che il tarlo catto-gay ha attecchito anche tra gli scaffali.

Andrea Zambrano 04-02-2017 per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-libri-gender-perbimbi-paolinerompono-il-tabu-18841.htm

 LA STORPIATURA DELLA STORIA CONTRO I CATTOLICI

 L'indottrinamento scolastico (e non solo) ha prodotto un popolo che non conosce il proprio passato, come quando si parla dei Maia o del famoso caso dell'ebreo battezzato in segreto da Pio IX
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Nel lontano 25 novembre 1998, sulla Stampa, Aldo Zullini dell'Università di Milano (così veniva presentato) firmava un pezzo sconcertante dal titolo: "Maya, cannibali per necessità". Dei due occhielli, l'uno specificava: "Fino all'arrivo di Colombo, nel Nuovo Mondo c'erano pochi animali domestici e commestibili", l'altro "L'antropofagia, diffusa anche fra gli Atzechi, fu giustificata dal fatto che mancavano le proteine".
Perché i Maya hanno organizzato i "più grandi festini antropofagi che siano mai avvenuti"? La risposta è semplice: "Per soddisfare il loro bisogno fisiologico dovevano immolare moltissimi prigionieri e per far ciò dovevano organizzare incursioni e guerre". Bastava un'immane abbuffata di carne umana a saziare il bisogno proteico di tutta la popolazione? No, i sacrifici di massa "per quanto numerosi e frequenti, non potevano far fronte al fabbisogno proteico di tutto il popolo, ma questo non ha molta importanza. Conta invece il fatto che la classe dirigente, i sacerdoti e i militari, potessero usufruire di queste proteine".
Perché citare questa bella pagina di giornalismo scientifico? Perché, pur di attaccare (anche se, in questo caso, solo indirettamente) la cattolica Spagna e la sua prodigiosa scoperta e colonizzazione dell'America centro-meridionale, tutto va bene. Anche la giustificazione di un crimine orrendo come il banchetto di carne umana .

UN POPOLO SMEMORATO CHE DISPREZZA SÉ STESSO
La sistematica riscrittura della storia a vantaggio delle potenze e delle ideologie anticattoliche ha prodotto in Italia un popolo smemorato che non sa più chi è. Che non conosce niente del proprio passato. Siamo stati abituati a credere che la storia della Chiesa cui siamo legati da due millenni sia una storia piena di crimini, di cui vergognarsi e, quindi, da ripudiare. Tutti i mezzi di comunicazione di massa si sono allineati nella propaganda del disprezzo verso noi stessi. Da decenni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la disperazione che ci caratterizza. La mancanza di figli e quindi di futuro. La pochezza, il nulla culturale in cui le nuove generazioni vengono cresciute.
Negli ultimi anni i ripetuti attentati di un islam tornato rigoroso nell'applicazione della volontà di Maometto (la riduzione di tutto il mondo a islam) hanno sconcertato i cantori di un islam pacifico, moderato, contrario alla guerra, propria di quei guerrafondai dei crociati. Piano piano anche la stampa sta cambiano direzione e dal crimine di islamofobia si sta avvicinando ad un più pacato resoconto dei fatti. In questa direzione sembrano andare due articoli, uno a firma Mieli, l'altro a firma Ferrara.

CATTOLICI DIFFAMATI
Il 14 dicembre 2016 Mieli scrive un pezzo dal titolo: "Cattolici diffamati", sottotitolo: "Il protestante Rodney Stark smentisce le "Leggende nere" sulla Chiesa di Roma". Il pezzo si chiude con un'affermazione perentoria: "Qui, come è evidente, la Chiesa cattolica non c'entra nel modo più assoluto". Mieli sta citando il mio libro su Lutero e la documentazione da me addotta sull'odio protestante nei confronti degli ebrei. La chiusa, che torno a sottolineare, ribadisce che con l'odio e la persecuzione nazista contro gli ebrei "la Chiesa cattolica non c'entra nel modo più assoluto".
Sul Foglio del 3 gennaio Ferrara firma il pezzo: "Storia della nonviolenza infame" e così conclude: "Libero padre Enzo Bianchi di dire che a Berlino non ce l'avevano con il valore cristiano del Natale, e neanche a Istanbul con il Capodanno. Autorizzati noi a chiedere che il libero pensiero imponga la sua vigilanza sulle scorrerie fantastiche di un pazzo intonacato".
Evidentemente alla Stampa questa nuova aria di riaccostamento alla verità storica ancora non si è fatta strada. Sul sito internet del giornale, nel riquadro culturale, il 3 gennaio compariva questo titolo: "Spielberg trasforma in film la storia di Edgardo Mortara ebreo battezzato in segreto per volontà di Papa Pio IX". Siamo alle solite: un papa, i papi, che sottraggono in segreto i bambini alle famiglie ebree e li battezzano!
Chi fosse interessato all'argomento può leggere l'autobiografia di don Edgardo Mortara.

 

di Angela Pellicciari per La Nuova Bussola Quotidiana, 08/01/2017
Sul tema cfr. E' tutta un'altra storia: http://www.totustuustools.net/altrastoria/

 Ecco il giudice pro-life scelto da Trump quale erede di Scalia

 

 Neil M. Gorsuch è il giudice scelto dal presidente Donald J. Trump per la Corte Suprema federale. Scelta ottima sul piano tecnico poiché la sua carriera è impeccabile e ottima sul piano politico-culturale perché è l’opposto alla deriva trionfata durante la presidenza di Barack Obama.

 

 49 anni, di Denver in Colorado, episcopaliano (gli anglicani americani), se confermato sarà il giudice supremo più giovane da che il presidente George W.H. Bush Sr. nominò nel 1991 il 43enne Clarence Thomas. Sua madre, Anne Gorsuch Burford (1942-2004), tra il 1981 e il 1983 è stata la prima donna amministratrice dell’Agenzia per l’ambiente, nominata dal presidente Ronald Reagan (1911-2004).

Nel 1988 ha conseguito la laurea di primo livello alla Columbia University, nel 1991 il titolo di Juris Doctor ad Harvard e nel 2004 il Ph.D. in Giurisprudenza allo University College di Oxford sotto la supervisione di un campione del diritto naturale come l’australiano John Finnis, autore di testi imprescindibili quali Gli assoluti morali. Tradizione, revisione & verità (trad. it. Ares, Milano 1998) e Dio, l’uomo, il mondo e la società in Tommaso d’Aquino (Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2014), in Italia studiato, tra gli altri, da Fulvio Di Blasi e Tommaso Scandroglio.

Poi ha operato come assistente del giudice David B. Sentelle nella Corte d’appello del Circuito di Washington dal 1991 al 1992 e come assistente dei giudici della Corte Suprema federale Byron White (1917-2002) e Anthony Kennedy dal 1993 al 1994. Avvocato per la Kellogg, Huber, Hansen, Todd, Evans & Figel di Washingon dal 1995, nel 2005 è stato nominato Vice Procuratore generale associato e il 10 maggio 2006 il presidente George W. Bush jr. lo ha voluto alla Corte d’appello del Decimo Circuito, confermato all’unanimità dall’apposita Commissione del Senato incaricata della ratifica.

Non appena Trump lo ha scelto, Ilyse Hogue, presidente di una delle maggiori lobby abortiste di Washington, il NARAL Pro-Choice America, ha sparato a zero dicendo «con la sua sola esistenza Gorsuch rappresenta una minaccia all’aborto legale» e che dunque «[…] non dovrà mai indossare la toga di giudice della Corte Suprema».

In realtà, Gorsuch di aborto non si è mai dovuto occupare direttamente, ma di eutanasia sì, difendendo la sacralità della vita umana e scrivendo un libro, The Future of Assisted Suicide and Euthanasia (Princeton Univeristy Press, Providence [New Jersey] 2006). Un altro suo cavallo di battaglia è la difesa della libertà religiosa. Famoso il suo coinvolgimento nel caso della Hobby Lobby Stores Inc., la catena di hobbistica e oggettistica di Oklahoma City gestita da David e Barbara Green (500 esercizi per 13mila assunti), che l’“Obamacare” voleva costringere (come voleva costringere tutti i datori di lavoro) a passare “come mutua” ai dipendenti metodi per il controllo delle nascite (contraccezione, aborto, sterilizzazione). Nel 2012 i Green fecero causa, nel 2013 Gorsuch si schierò con loro in appello e nel 2014 la Corte Suprema ha chiuso il caso a favore di Hobby Lobby.

Il giudice scelto da Trump ha pure sostenuto le Piccole sorelle dei poveri, un ordine di suore cattoliche analogamente oppostesi nel 2012 agli obblighi immorali dell’“Obamacare” e altrettanto premiate dalla Corte Suprema nel maggio 2016, e più volte ha difeso il diritto degli americani alla dimensione anche pubblica della fede cristiana.

Oggi Gorsuch è necessario perché la scomparsa di Antonin G. Scalia (1936-2016), gran conservatore cattolico, ha lasciato vacante uno dei nove seggi a vita del massimo tribunale americano. Subito dopo la sua scomparsa, Obama cercò di sostituire Scalia con il progressista Merrick Garland, ma infuocava la campagna elettorale e i Repubblicani, che controllavano (e ancora controllano) il Congresso cui spetta la conferma o la bocciatura del prescelto presidenziale attraverso gli appositi test della Commissione senatoriale ad hoc, sono riusciti a rimandare sine die il calendario delle audizioni fino a far decadere l’indicazione di Obama per intervenuto cambio di guardia alla Casa Bianca. Merrick avrebbe infatti reso impari la sfida, consegnando all’ala liberal della Corte Suprema un vantaggio enorme (6 a 3), difficilissimo da colmare.

Nel pieno del dibattito, e delle primarie, Trump promise quindi che avrebbe immediatamente nominato, qualora ne avesse avuto la possibilità in quanto presidente, un giudice nel solco di Scalia e così ha fatto, come su National Review evidenziano Ramesh Ponnuru ed Ed Wheelan, ma pure, dall’alta parte dello spettro politico, Adam Liptak su The New York Times. Il “marchio” di Scalia cui i conservatori non vogliono rinunciare è infatti l’“originalismo”, ovvero l’interpretazione della Costituzione in base all’intento originario dei Padri fondatori e rigorosamente al testo scritto, evitando ogni altra considerazione, aggiunta o pressione, dunque anche applicandosi per appurare la mentalità e la cultura che produsse la legge fondamentale del Paese così come essa è da più di due secoli, nella convinzione che quanto stabilito dai costituenti allora sia fondato su princìpi sempiterni. Ne tratta bene uno studio fondamentale, Originalism: A Quarter-Century of Debate curato da Steven G. Calabresi con una premessa proprio di Scalia (Regnery, Washington 2007), e l’idea è da sempre la bestia nera dei liberal poiché ne ferma le ermeneutiche di rottura. Del resto, nel 1973 la Corte Suprema legalizzò l’aborto scovando “tra le righe” del testo costituzionale un inesistente “diritto alla privacy” delle donne entro cui è stata fatta rientrare la soppressione dei bambini non-nati. Ebbene, “originalista” è dichiaratamente anche Gorsuch (cosa di per sé non scontata nemmeno tra i giuristi conservatori). Per questo la direzione di National Review sentenzia già «una vittoria per la Costituzione».

Jeremy Kidd, della Mercer University di Macon in Georgia, ha persino stilato uno “Scalia Index” per valutare il tasso di vicinanza al giudice defunto dei papabili di Trump e Gorsuch è più che promosso. La prima cosa che ha fatto dopo essere stato scelto è stato infatti rendere omaggio alla vedova di Scalia, Maureen, e a suo figlio Paul, sacerdote cattolico.

Che la battaglia per i princìpi sia davvero una… questione di giustizia lo mostra un ottimo studio qual è The Rise of the Conservative Legal Movement: The Battle for Control of the Law (Princeton University Press, Providence 2008) di Steven M. Tales. Trump sembra averlo capito bene.

 

di Marco Respinti, per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ecco-il-giudice-pro-life-scelto-da-trump-quale-erede-di-scalia-18820.htm

Argomento: Politica

 Il genere è ormai diventato il minimo comun denominatore delle politiche di questa legislatura, si tratti di scuola o di salute pubblica. Lo si trova da per tutto, persino la recente revisione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori ha previsto particolari tutele per i dipendenti esposti ad discriminazioni basate sull’orientamento sessuale, sebbene siano stati eliminati molti diritti acquisiti di tutte le categorie dei lavoratori.

Non poteva mancare quindi una speciale menzione alla questione del genere nel testo sul contrasto al cyber bullismo che sarà votato oggi in maniera definitiva dal Senato. Più precisamente nell’articolo 3 del suddetto disegno di legge viene istituito il tavolo tecnico per la prevenzione e il contrasto del cyber bullismo presso la presidenza del Consiglio dei ministri. Questa cabina di regia, che avrà anche il compito di redigere il piano di azione integrato, sarà animata da esperti di vari ministeri, associazioni con comprovata esperienza nei diritti dei minori e degli adolescenti, associazioni studentesche e dei genitori, operatori del web e, come se tutte queste realtà non fossero sufficienti ad inquadrare la problematica, anche dalle associazioni che si occupano contrasto alle discriminazioni di genere.

E’ una menzione speciale, di cui non sono degne le organizzazioni che combattono le altre forme di bullismo menzionate nel testo di legge. Nei primi articoli si afferma chiaramente infatti che la legge persegue ogni atto di bullismo o comportamento vessatorio per ragioni di lingua, etnia, religione, orientamento sessuale, aspetto fisico, disabilità o altre condizioni personali e sociali della vittima.

Insomma tutte le categorie erano già specificate in questa definizione, non si spiega allora perché dare il privilegio di sedere al tavolo tecnico ai presunti esperti di tematiche di genere. Seguendo questo ragionamento al tavolo avremmo avuto anche i rappresentati delle leghe contro il razzismo, delle associazioni contro le persecuzioni religiose, di quelle per i diritti dei portatori di handicap e delle minoranze etniche come sinti e rom. Oltre tutto la questione dell’orientamento di genere risulta pleonastica alla luce della dicitura legata alle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale. 

Tutte queste osservazioni sono state avanzate giovedì scorso al Senato, in occasione della discussione degli emendamenti, dai senatori Malan e Giovanardi che hanno presentato una modifica che eliminava il riferimento - inserito al passaggio alla camera  - alle associazioni che si occupano di genere, facendo di questa forma di bullismo una superiore e distinta da tutte le altre. 

Durante il dibattito, il relatore del governo Francesco Palermo in un primo momento aveva accolto la richiesta avanzata dall’opposizione, ma ripreso immediatamente dal senatore Pd Sergio Lo Giudice, noto attivista gay che ha ottenuto due figli da utero in affitto in California, si è rimesso al volere dell’aula che poi ha bocciato l’emendamento 3.100 di Malan. 

Nel suo intervento Lo Giudice ha ripetuto che il gender non esiste e che le questioni di genere attengono “primariamente” al rapporto tra genere maschile e genere femminile. Il senatore dem ha inoltre sostenuto che è necessario che a questi tavoli “siedano le associazioni LGBT”, poiché “in questo paese sono da tempo antico le principali sostenitrici e promotrici di azioni e di progetti contro il bullismo nelle scuole e nella società”.

Insomma la manina dei rappresentati del mondo lgbt in Parlamento porta a casa anche un posto al tavolo che dovrà elaborare le strategie anti-bullismo. Ma la legge in questione stanzia anche 220000 euro, ulteriori ai due milioni già previsti, che saranno distribuiti dai distretti scolastici provinciali a quelle associazioni che andranno a sensibilizzare gli studenti con iniziative di varia natura. Una torta che rischia di alimentare le casse di realtà ideologizzate che sperimentano le loro teorie sulla pelle dei ragazzi. 

 

Marco Guerra, per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-cyber-bullismo-menzione-speciale-per-il-gender-18799.htm

 «Vagliate ogni cosa, tenete ciò che è buono». 
  Dizionario elementare del pensiero pericoloso

Il vizio di mettere le facce di Gesù accanto a quelle di Martin Luther King e Gandhi permane. Sui catechismi, sui muri di certe chiese e nei poster (grandi, di cartone, colorati dai «ragazzi» e messi di fianco all’altare) spesso compaiono le loro facce. Anzi, ultimamente Gesù è stato sostituito da Madre Teresa, conforme all’inno di Jovanotti (la cui profondità culturale è data dall’inserimento, nella sua nota canzonetta, del Che Guevara, così il cattocomunismo è completo).

Insomma, non-violenza e «poveri» (o «ultimi» o «periferie», scegliete voi): i nuovi princìpi non negoziabili del cattolicamente corretto. In certe chiese, tra i «canti» liturgici ogni tanto spunta De André. I più scafati tra noi sanno chi furono in realtà certi personaggi (Madre Teresa a parte) e non ci cascano. Ma ogni pochi anni una nuova generazione di ignoranti passa dalla scuola dell’obbligo alle superiori, e va informata. Certo, per molti si tratta sempre delle stesse cose (e non vi dico il tedio per chi, come me, le ripete da oltre trent’anni), ma l’apologetica non può prescinderne.

Per questo l’Istituto di Apologetica legato alla rivista «Il Timone» ha messo insieme una nutritissima squadra di apologeti - molti dei quali firmano anche sulla Nuova BQ - per mettere in guardia da certi autori o personaggi che sembrano cristiani ma non lo sono affatto. Le voci del Dizionario Elementare del Pensiero Pericoloso (pp. 675, €. 25) sono centinaia e decine sono gli esperti che le hanno compilate (a cura di Mario Iannaccone, Marco Respinti e Gianpaolo Barra). Il sottoscritto ne ha redatte alcune, segnatamente quelle indicate più sopra; ma ci trovate anche Adriano Olivetti, Osho, Sergio Quinzio, Enzo Bianchi, Guido Ceronetti, Gabriele D’Annunzio eccetera eccetera.

Come tutti i dizionari, si può aprire a caso o cercare la voce che vi interessa. Mettiamo che vostro cognato abbia in mano un libro di Elémire Zolla e ne sia entusiasta. Ve ne parla con tale fervore che a voi suona un campanello d’allarme in testa (o, se vi chiamate Peter Parker, lo spider-sense vi fa prudere la nuca). Non dovete fare altro che consultare il Dizionario per vedere chi è esattamente quell’autore e apprendere, nel suo pensiero, dove sta il trucco. Poi, debitamente informati e formati, tornate da vostro cognato e aprite il dibattito.

«Consigliare gli erranti» è giusto una delle «opere di misericordia» che la Chiesa raccomanda. Cosa credevate, che la misericordia consistesse solo nel dare la comunione a chi la pretende? Ecco, per quanto riguarda il mio lavoro, è bene sapere che a Martin Luther King e a Gandhi della religione non importava un fico secco, e la loro non-violenza era solo un metodo di lotta politica, l’unico praticabile nel loro contesto e nel loro periodo storico.

Quanto a De André, nemmeno le canzoni che passano in chiesa hanno alcunché di religioso. Anche se, con qualche sforzo, si può far finta che lo siano. Si tenga presente che, nei suoi duemila anni, la Chiesa è stata sempre tollerante con tutte le filosofie, anche col paganesimo più spinto. Su una sola cosa è stata feroce: le eresie. Proprio per la loro somiglianza con il cristianesimo. Lo stesso fa lo Stato: una banconota falsa merita la galera, non così una banconota di latta o di plastica. La prima è pericolosissima, la seconda è innocua. Attenzione dunque al «pensiero pericoloso», sia di Erasmo da Rotterdam o addirittura di Giovanni Pascoli. Leggere per credere. 

Rino Cammilleri per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-un-dizionario-contro-il-pensiero-pericoloso-18587.htm

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Dall'introduzione del nuovo Dizionario elementare del pensiero pericoloso, a cura di Gianpaolo Barra, Mario A. Iannaccone, Marco Respinti (Istituto di Apologetica)

 

«Questo dizionario nasce come ideale continuazione del lavoro che l’Istituto di Apologetica ha realizzato lo scorso anno, il Dizionario elementare di apologetica. Se quello era una raccolta di temi, personaggi, luoghi comuni su cui il cattolico è, appunto, comunemente interpellato e provocato nella vita privata come in quella scolastica, professionale e nel dibattito pubblico, questa nuova piccola opera ha un obiettivo diverso. Vuole essere una raccolta di autori che hanno espresso, in opere o interventi pubblici, un pensiero pericoloso, giudicato tale da tre punti di vista: la dottrina cattolica, la legge naturale e il realismo filosofico che ha in san Tommaso, come la Chiesa Cattolica ha ribadito nei secoli, un interprete sommo.

Non è certo una “lista di proscrizione”, non è affatto un giudizio sulle persone, non vuole nemmeno essere una valutazione sintetica sull’opera complessiva degli autori citati. Si tratta piuttosto di un’evidenziazione di quelle parti della loro opera oppure di quelle prese di posizione che risultano problematiche o in contrasto con i parametri di cui sopra.
Per questo, il lettore troverà anche nomi che possono accampare meriti culturali, storici, perfino teologici che nessuno intende sminuire, accanto ad altri dal profilo più marcatamente e complessivamente negativo.

L’insieme delle “voci” è tutt’altro che esaustivo, ovviamente. È piuttosto un campione, eterogeneo, in cui si è cercato di tenere insieme figure di grande prestigio nella storia della cultura e altre che hanno invece un rilievo nel contesto contemporaneo così come nella cultura popolare.

È quindi un campione che vuole essere simbolico e come tale di stimolo nel risvegliare un atteggiamento: quello della disamina critica, seguendo il consiglio di san Paolo: «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1 Ts 5,21).

Lo schema che è stato nella sostanza adottato per tutte le “voci”, al di là della forma con cui le stesse sono state redatte, propone una breve introduzione biografica, la scelta di alcune espressioni rappresentative del pensiero dell’autore (o, meglio, di quei suoi aspetti qui presi specificamente in esame), e una serie di risposte che contengono un’ulteriore spiegazione e un giudizio.

Abbiamo pensato e cercato di realizzare questo sussidio come un agile ma quanto più possibile preciso strumento di orientamento. Se già riuscissimo anche solo a evitare che qualcuno sbandasse ‒ anzitutto noi ‒, saremmo più che ripagati.


Milano, 8 dicembre 2016
Solennità dell’Immacolata Concezione»

 

200 voci

30 autori (Agnoli, Cammilleri, Cascioli, Crescimanno, Livi, Carbone, Cavalcoli, Coggi, Gotti Tedeschi, Marchesini, Morselli, Pellicciari, Pennetta, Puccetti, Scandroglio, Timossi....)

700 pagine (Per rispondere a errori, imprecisioni, falsità, luoghi comuni ed eresie)  

Euro 25 (+ Spese spedizione: € 4.50)

http://www.iltimone.org/35452,Quaderni.html

Argomento: Pubblicazioni

 Il Governo PD-NCD si accinge a varare un nuovo attacco alla vita e alla famiglia: la legalizzazione dell'uccisione dei nonni malati.

 A questo serviranno, infatti, le DAT (dichiarazioni anticipate di trattamento): a poter liberare del nonno per poter andare in vacanza.

* * *

Lo “scivolamento etico” nell’eutanasia
Intervento del dottor Renzo Puccetti



Presso l’aula magna dell’università di Pisa, si è appena concluso il convegno intitolato “Assistenza al paziente in fase terminale: modelli teorici e bisogni reali della persona”, al quale ho partecipato in qualità di relatore.

Il contributo che mi è stato richiesto aveva per titolo: “L’argomento della Slippery Slope: mito o realtà?”.

Il termine “slippery slope” designa in inglese la china scivolosa, cioè quel processo per cui, una volta ammesso un determinato comportamento, diventa più facile la progressione verso un altro comportamento situato sulla stessa linea del primo, ma ancor meno ammissibile. Quello dell’eutanasia è uno dei numerosi campi di applicazione del principio della china scivolosa.

A sostegno o diniego di essa sono classicamente a disposizione due percorsi, quello logico, secondo cui “per logica”, una volta ammesso A è necessario ammettere B, e quello empirico, in base al quale dopo A le cose cambiano in modo tale che B diventa più probabile.

Due punti è però necessario chiarire in via previa:
Quale è il primo passo di questa china?
Quale è il miglior punto per osservare l’eventuale scivolamento etico?

Alla prima domanda appare ragionevole rispondere attingendo dalla suggestione fornita dal titolo di un articolo del 2003 in cui una fonte non certo accusabile di partigianeria pro-life, il bioeticista professor Maurizio Mori, coniugava aborto, eutanasia e libertà (1). “Io sono mio” potrebbe essere lo slogan che meglio descrive il principio libertario così inteso. È vera libertà, o non è forse una libertà che nega se stessa, negando il suo stesso presupposto necessario, la vita? L’uomo che decide di porre fine alla propria vita, direttamente o in modo mediato dal medico, realizza il massimo della divisione umana, perché prima di morire è omicida di se stesso.

Circa il secondo punto è evidente che, per la stessa legge della relatività, se vogliamo cogliere lo scivolamento etico in atto, la sua direzione, velocità ed accelerazione, bisogna porsi al di fuori del sistema, è necessario salire su un punto di osservazione alto e immobile; l’unico con queste caratteristiche è quello che recepisce la persona come un bene incondizionato, dal primo all’ultimo istante di vita.

In effetti la riflessione personalista del filosofo Robert Spaemann ci aiuta a comprendere come già la legalizzazione dell’eutanasia volontaria sia un male. Non possiamo pensare la persona se non come essere dotato di dignità incondizionata, eppure, una volta legalizzata l’eutanasia, qualcosa cambia: vivere quando si è malati o sofferenti non è più un fatto, ma una scelta che in quanto tale deve essere giustificata, ma questo è proprio la contraddizione della proposizione precedente. In effetti, osserva Spaemann, tutte le persone agiscono, anche quelle più apparentemente inutili suscitano in noi la parte migliore ed in questo modo, attraverso il loro prendere, danno all’umanità più di quanto ricevono (2). Il filosofo Stephan Kampowski osserva che la slippery slope non necessariamente indica che cosa avverrà, ma indica il potenziale intrinseco di mostruosità proprio di ciascun passo. Il processo della promozione di un tale espanso ed irresponsabile principio libertario è quindi assimilabile ad interrare un innocente piccolo seme che però, una volta germogliato, dà vita ad una pianta carnivora pazientemente in attesa della preda, l’uomo stesso che l’ha seminata.

È possibile dimostrare che le critiche logiche poste alla slippery slope sono simmetricamente applicabili al suo opposto simmetrico, il principio detto della scala automatica che vede nella libertà assoluta (di ricerca sugli embrioni, di aborto, di eutanasia) una fonte di felicità (3). In effetti, anche in un’ottica proporzionalista, la ponderazione razionale tra il principio di precauzione e quello di speranza, quando è in gioco la dignità della persona, finisce per dimostrare quanto il primo sia ben più pesante. La violazione del diritto a vivere è ben più grave della violazione del diritto di morire (assumendo che un tale diritto esista). Nel primo caso si tratta di una sottrazione definitiva, nel secondo di una sottrazione solo temporanea (4).

Una volta riconosciuto il principio di autonomia assoluta come elemento centrale delle decisioni bioetiche, inevitabilmente entra sulla scena il principio di giustizia, inteso in modo tale che se c’è qualcuno che ha una libertà, la stessa libertà deve essere riconosciuta a tutti. Diventerebbe di nuovo doveroso ammettere una serie di pratiche che l’uomo ha impiegato secoli per comprenderne la natura contraria alla dignità della persona. I duelli d’onore, la schiavitù su base volontaria (5), i giochi gladiatori (6), ma potremmo aggiungere l’assunzione di sostanze dopanti e il ricorso alle mutilazioni genitali per motivi culturali diventerebbero tutte possibili declinazione della giustizia libertaria. Sul versante del percorso dimostrativo empirico della china scivolosa abbiamo alcuni laboratori utili per capire il senso degli eventi, il più conosciuto dei quali è quello olandese, ma esiste anche quello belga e, declinato sul versante del suicidio assistito, lo stato dell’Oregon e la Svizzera sono Paesi in cui tale pratica è legale.

Teoricamente la disponibilità di mezzi sempre più efficaci per il controllo del dolore e della sofferenza corporea dovrebbe associarsi ad una progressiva riduzione del numero delle eutanasie. La pubblicazione dell’ultimo rapporto sull’applicazione della legge olandese in cui il numero delle eutanasie era per la prima volta ridotto, dopo tre rapporti consecutivi che ne avevano mostrato l’incremento, è stato utilizzato per negare la china scivolosa. I dati così presentati sono però fuorvianti, perché l’apparente riduzione del numero delle eutanasie è il risultato del passaggio ad altre forme di anticipazione della morte, realizzate mediante l’interruzione dell’alimentazione e della nutrizione nei soggetti in sedazione palliativa e l’intensificazione delle cure (7).

Sulla base dei dati ufficiali olandesi, belgi e dell’Oregon, l’andamento generale del fenomeno è quindi attualmente quello di una crescita iniziale del numero di eutanasie che poi tende ad un plateau. È un dato di fatto che nei Paesi dove è legale, l’eutanasia è praticata in maggior misura (8).

L’altro marker di scivolamento etico è costituito dall’estensione delle indicazioni. Il fenomeno si è sviluppato in Olanda nella sua interezza, passando dalla depenalizzazione de facto dell’eutanasia volontaria su paziente in fase terminale nel 1973 all’eutanasia volontaria per malati cronici, all’eutanasia non volontaria, a quella effettuata su pazienti sofferenti psicologicamente, per giungere a consentirla sulla base di una mal definita “sofferenza esistenziale” ed estenderla ai neonati con handicap (protocollo di Groninghen).

In Belgio, per adesso, la proposta avanzata nel 2004 di estendere la possibilità di eutanasia ai bambini e alle persone affette da turbe mentali è stata respinta, ma dal 18 Aprile 2005 è possibile acquistare in una catena di 250 farmacie il kit per l’eutanasia a domicilio al costo 60 . In Oregon David Schuman, sostituto procuratore generale dello stato, ha emesso l’opinione che la costituzione dell’Oregon e l’Americans With Disabilities Act imponevano probabilmente allo stato di assicurare un «compromesso ragionevole» per «permettere ai disabili di avvalersi degli strumenti predisposti dalla Death With Dignity Act» (9). Nello stato americano tutte le procedure di controllo si limitano ad una mera ricezione dei rapporti senza alcuna verifica, se non la correttezza formale, delle procedure.

In Olanda i due terzi delle richieste eutanasiche rivolte ai medici di famiglia vengono accolte (10). Se nel 1990, dopo 17 anni di depenalizzazione pratica dell’eutanasia, solo il 4% dei medici olandesi si dichiarava indisponibile a praticarla, nel 1990 tale cifra si era ridotta all’1% (11) e tra coloro che hanno effettuato eutanasie il sentimento del rimorso è risultato da uno studio specificamente condotto pari allo 0% (12). Tutto questo avviene nonostante vi sia una progressiva consapevolezza da parte della classe medica olandese di una crescente pressione esercitata dalle motivazioni economiche in ambito sanitario (11). In Finlandia, dove l’eutanasia è illegale, l’approvazione da parte dei medici per l’eutanasia non è cresciuta (13).

Certo, non si può sostenere che per adesso in Olanda si sia realizzato l’olocausto nazista, ma chi garantisce che siamo giunti al fondo? Chi può negare che in Olanda siamo un po’ più vicini ad esso? Chi può negare le profonde analogie fra i “gusci vuoti umani” del dottor Hoche nel 1920 e il concetto teorizzato di “persone con vite che in fin dei conti non vale la pena siano vissute” del bioeticista canadese Walter Glannon da una parte (14) e la sua realizzazione col protocollo di Groninghen olandese? Chi può negare l’uso propagandistico di film come “Mare dentro” e “Million dollar baby” in analogia col film “Ich clage an” del 1941? Certo, nel contesto democratico vi è molta più “dispersione”, ma non dobbiamo sottovalutare il pensiero debole. Esso ha labbra soavi, ma denti di acciaio. La dittatura del relativismo è potente. Il combattimento è in corso, mentre la dignità della persona e con essa la persona stessa è tenuta legata e i leoni sono stati sciolti nell’arena, oggi a ciascuno di noi è affidato il compito di difenderla. A noi pochi, noi felici pochi, noi banda di fratelli (15).

 

* * *

Lo “scivolamento etico” nell’eutanasia - Intervento del dottor Renzo Puccetti
ROMA, lunedì, 18 giugno 2007 (ZENIT.org <http://www.zenit.org/> ).- Pubblichiamo di seguito per la rubrica di Bioetica l'intervento del dottor Renzo Puccetti, Specialista in Medicina Interna e Segretario del Comitato “Scienza & Vita” di Pisa-Livorno. http://www.scienzaevita.info/public/site/articles.asp?id=48&page=4
 

 

Argomento: Vita

 Chi era il guru della liberalizzazione sessuale?
 Un maniaco pedofilo

 Alla base dell’ideologia del gender, e spesso usati come supporto scientifico, stanno i Rapporti Kinsey, dal nome dello scienziato americano Alfred Charles Kinsey, il quale condusse esperimenti sul comportamento sessuale delle persone.

I DUE RAPPORTI

I Rapporti Kinsey sono due volumi intitolati “Il comportamento sessuale dell’uomo” e “Il comportamento sessuale della donna“, pubblicati rispettivamente nel 1948 e nel 1953 negli Stati Uniti da Alfred Charles Kinsey e dai suoi collaboratori. I due rapporti furono l’esito di una ricerca finanziata sin dal 1940 dalla Rockefeller Foundation. I dati furono raccolti essenzialmente con interviste, strutturate in modo da mantenere confidenziali i contenuti.

I RISULTATI

Le ricerche sostenevano che: i maschi, specialmente i ragazzi, si masturbavano con grande frequenza (92%); che il sesso prematrimoniale ed extraconiugale era molto comune; che il sadomasochismo è ritenuto stimolante da più della metà del campione; che un terzo degli uomini aveva avuto un rapporto omosessuale; che i bambini anche di età prescolare hanno la capacità di provare un orgasmo.

LA SCALA KINSEY

Kinsey introdusse una nuova scala di valutazione che sostituiva le tre categorie fino ad allora accettate di eterosessualità, bisessualità e omosessualità. La Scala Kinsey misura infatti il comportamento sessuale assegnando valori che vanno da 0 a 6, dove 0 sta ad indicare un comportamento totalmente eterosessuale e 6 un comportamento totalmente omosessuale. Con 1 considera un individuo in prevalenza eterosessuale e solo occasionalmente omosessuale. Con 2 un individuo di solito eterosessuale ma più che occasionalmente omosessuale. Con 3 un individuo equamente omosessuale che eterosessuale, e così via. Fu inoltre creata una particolare categoria, X, per indicare coloro che sono privi di desiderio sessuale.

“CAMPIONE MANIPOLATO”

Ma chi era Alfred Kinsey? Ce lo ricorda lo psicologo Roberto Marchesini che scrive: «Kinsey ha manipolato il campione di individui intervistato per ottenere quei dati. Il celebre psicologo Abraham Maslow, saputo delle ricerche che Kinsey stava conducendo, volle incontrarlo per confrontarsi con lui. Una volta compreso il metodo d’indagine di Kinsey, Maslow mise in guardia l’entomologo dal “volunteer error”, ossia dalla non rappresentatività di un campione composto esclusivamente da volontari per una ricerca psicologica sulla sessualità».

DETENUTI PER CRIMINI SESSUALI

«Kinsey decise di ignorare il suggerimento di Maslow e di proseguire nella raccolta delle storie sessuali di volontari. Oltre a questo, circa il 25% dei soggetti maschi intervistati nella sua ricerca erano detenuti per crimini sessuali; l’unica scuola superiore presa in considerazione per la ricerca fu un istituto particolare nel quale circa il 50% degli studenti avevano contatti omosessuali; tra i soggetti erano presenti anche un numero sproporzionato di “prostituti” maschi (almeno 200); tra gli omosessuali vennero contati anche soggetti che avevano avuto pensieri o contatti casuali, magari nella prima adolescenza; infine, nel calcolare la percentuale di omosessuali, Kinsey fece sparire – senza darne spiegazione – circa 1.000 soggetti» (lanuovabq.it, 11 febbraio 2013). Non un caso, sicuramente, dato che lo stesso Kinsey non disdegnava i rapporti omosessuali.

ESPERIMENTI SUI BAMBINI

Ma agli errori metodologici vanno aggiunti gli “orrori” materiali e teorici di cui Kinsey si rese responsabile. L’aspetto però più inquietante di questo personaggio riguarda gli esperimenti sessuali condotti su bambini: «Nel paragrafo intitolato “L’orgasmo nei soggetti impuberi” (pp. 105 – 112) del primo Rapporto Kinsey descrive i comportamenti di centinaia di bambini da quattro mesi a quattordici anni vittime di pedofili.

In alcuni casi, Kinsey e i suoi osservarono (filmando, contando il numero di “orgasmi” e cronometrando gli intervalli tra un “orgasmo” e l’altro) gli abusi di bambini ad opera di pedofili: “In 5 casi di soggetti impuberi le osservazioni furono proseguite per periodi di mesi o di anni[…]” (p. 107); ci furono anche bambini sottoposti a queste torture per 24 ore di seguito: “Il massimo osservato fu di 26 parossismi in 24 ore, ed il rapporto indica che sarebbe stato possibile ottenere anche di più nello stesso periodo di tempo” (p. 110).

SESSO TRA BAMBINE E ADULTi

Nel secondo Rapporto esiste un paragrafo intitolato “Contatti nell’età prepubere con maschi adulti”, nel quale vengono descritti rapporti sessuali tra bambine e uomini adulti, ovviamente alla presenza di Kinsey e colleghi. Le osservazioni condotte inducono Kinsey a sostenere che: “Se la bambina non fosse condizionata dall’educazione, non è certo che approcci sessuali del genere di quelli determinatisi in questi episodi [contatti sessuali con maschi adulti], la turberebbero. E’ difficile capire per quale ragione una bambina, a meno che non sia condizionata dall’educazione, dovrebbe turbarsi quando le vengono toccati i genitali, oppure turbarsi vedendo i genitali di altre persone, o nell’avere contatti sessuali ancora più specifici”» (www.uccronline.it, 22 aprile 2016)

RICERCHE SOTTO ACCUSA

L’opinione pubblica ed alcuni gruppi religiosi, scrive psicolinea.it,  accusarono Kinsey di fare pornografia nel modo più subdolo possibile, per aggirare le norme condivise sul buon costume, chiamando queste produzioni oscene ‘scienza’. In particolare erano messe sotto accusa le sue ‘ricerche fisiche’ in cui le persone compivano atti sessuali, che venivano osservati, analizzati e registrati a livello statistico in tutti i loro particolari.

Oltre tutto, Kinsey era un pervertito. Da come lo descrive James Jones, un collaboratore del gruppo di Bloomington, nella sua biografia, egli aveva anche tendenze sadomasochiste ed esibizionistiche. A detta di Jones, Kinsey aveva “una metodologia ed un modo di raccogliere casi che garantiva all’autore di trovare esattamente ciò che voleva trovare”.

NUDO DURANTE LE RIPRESE

Kinsey, si legge sempre su psicolinea.it, veniva accusato di essere preda delle sue compulsioni sessuali nel fare ricerca, poiché spesso partecipava direttamente alle riprese (nudo dal collo in giù) e filmava addirittura sua moglie mentre si masturbava (si dice contro il volere di lei).

Kinsey, si diceva, era ossessionato dai comportamenti omosessuali e per questo passava ore ed ore ad osservare documenti pornografici e rapporti sessuali, girati nelle zone malfamate di Chicago e New York, nei carceri e nelle case di appuntamento.

 

Gelsomino Del Guercio per http://it.aleteia.org/2017/01/23/chi-era-il-guru-della-liberalizzazione-sessuale-un-maniaco-pedofilo/

 Quasi l’84 per cento degli ebrei italiani sfuggì alla deportazione, anticamera dei campi di sterminio nazisti, grazie a una spontanea e diffusa mobilitazione popolare animata e sostenuta dalla Chiesa.

 Questo fatto, tanto più straordinario essendo allora l’Italia fascista alleata della Germania nazista, meriterebbe di stare nel nostro Paese al centro della Giornata della Memoria, che si celebra oggi in tutto il mondo a commemorazione delle vittime dell’Olocausto (che gli ebrei preferiscono chiamare Shoah).

 Viceversa non soltanto non è affatto così, ma anzi la vicenda viene largamente ignorata. Non a caso dalla cultura, dalla stampa e dalla scuola “laiche”, ma anche non di rado, forse per ignoranza, da quelle di area cattolica. 

La commemorazione, la cui data si rifà al 27 gennaio 1945, il giorno in cui il lager di Auschwitz venne raggiunto e liberato dalle truppe sovietiche, ha un indiscutibile valore in sé.

Tuttavia da alcuni anni a questa parte sta assumendo in Italia una colorazione politica molto specifica che sarebbe ora di cominciare a discutere. La sua gestione viene infatti monopolizzata da attuali gruppi e forze di sinistra e di ultrasinistra, che non si capisce a quale titolo possano rivendicare una primogenitura in materia, e si ispira a una certa idea interpretativa dell’immane tragedia.

E’ l’idea secondo cui l’Olocausto fu un male assoluto e irreparabile senza paragoni  nella storia del quale tutti furono in certo modo complici o conniventi, salvo quell’area di sinistra e ultrasinistra che pretende di assumerne in esclusiva il ruolo di implacabile giudice legittimo. 

Oltre alla censura della straordinaria vicenda del salvataggio di massa degli ebrei italiani, di cui si diceva più sopra, questo monopolio porta con sé anche la censura del tema dei “giusti”, ossia di coloro che nel pieno del dominio nazista non esitarono a dare rifugio e aiuto a ebrei in fuga dai loro persecutori. In onore dei “giusti” esiste tra l’altro a Gerusalemme una foresta, formata dagli alberi a loro dedicati. 

Gariwo, l’associazione sorta in Italia per promuoverne la conoscenza, cui si deve la  creazione a Milano sul monte Stella di un “Giardino dei Giusti”, fatica perciò molto a far sapere di sé e delle sue iniziative. Fermo restando che si tratta di un’iniziativa di matrice “laica”, e senza pretendere che sia altro, è interessante coglierne l’ispirazione che, essendo in sostanza ancorata al principio del diritto naturale, è perciò prossima alla visione del mondo cristiana.

Come si legge in un documento fondativo dell’associazione, “(…) la memoria delle vicende dei giusti impedisce che la storia segnata dai crimini peggiori possa rimanere appannaggio esclusivo degli architetti del male e della violenza. Capita infatti troppo spesso che la Storia con la S maiuscola non dia importanza a quanti, senza vincere la battaglia decisiva, hanno comunque cercato di andare controcorrente. Così, alla fine, il racconto risulta essere soltanto il tragico percorso intrapreso dai carnefici nei confronti delle loro vittime. (…). Gli uomini, continua il documento, “per natura non sono né buoni né cattivi, oppure sono l’una e l’altra cosa: l’egoismo e l’altruismo sono ugualmente innati.... Il male non è accidentale, è sempre lì, disponibile, pronto a manifestarsi. Basta non far niente perché venga a galla. Il bene non è un’illusione, riesce a sussistere perfino nelle circostanze più scoraggianti”. 

Tornando infine al caso clamoroso della censura del salvataggio di massa degli ebrei italiani - di cui pertanto il proverbiale uomo della strada oggi in Italia non sa nulla - è significativo il modo corrente di raccontare il tragico episodio, sempre molto citato, del rastrellamento nel 1943 del ghetto di Roma.

Gli ebrei romani, che in quei tempi continuavano per lo più a vivere raccolti nell’antico ghetto, erano oltre 10 mila. Di questi solo poco più di mille vennero deportati. Ferma restando la considerazione per la tragica sorte di questi ultimi (soltanto 16 sopravvissero alla deportazione), va sottolineato che tutti gli altri trovarono rifugio di solito in conventi, parrocchie e altre istituzioni ecclesiastiche. 

A questo però mai si accenna. E, forse per ignoranza, molta parte dell’ambiente cattolico segue l’onda.

 

Robi Ronza per http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-giusti-cattolici-che-salvarono-gli-ebrei-18766.htm

Argomento: Storia

 “Le persone Lgbt sono prima di tutto persone, e in quanto tali con gli stessi diritti di tutela della salute e di benessere che si riconoscono alle persone eterosessuali”. Questa la frase con cui si apre il quaderno “Oltre gli stereotipi di genere – verso nuove relazioni di diagnosi e cura” destinato ai professionisti della salute voluto da Annalisa Felletti, assessora alle Pari Opportunità del Comune di Ferrara.

Iniziativa congiunta

La pubblicazione del documento arriva al termine di un anno di lavoro che ha visto la collaborazione di diversi soggetti tra cui l’azienda Usl, l’azienda Ospedaliero Universitaria di Ferrara, del Comune e del Centro Donna Giustizia, nonché ovviamente le sempre presenti associazioni LGBT+ del territorio: Circomassimo, Arcigay, Arcilesbica, Famiglie Arcobaleno e Agedo. Oltre a loro la pubblicazione ha potuto contare anche sul sostegno dell’Ateneo cittadino e i patrocini della Assemblea Legislativa dell’Emilia Romagna e dei sindacati confederali Cgil e Uil.

Con la scusa di attenersi a direttive di organizzazioni mediche internazionali circa “la tutela della salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività” le indicazioni espresse nel quaderno hanno il chiaro obiettivo di “normalizzare” il comportamento omosex, mettendo sullo stesso identico piano eterosessualità e omosessualità, normalità e devianza.

DOCUMENTO IDEOLOGICO

In questa prospettiva, il nuovo documento sanitario è un vero e proprio documento ideologico promosso dall’assessore alle Pari Opportunità con il sostegno e il gentile ringraziamento delle super attive associazioni LGBT dell’Emilia-Romagna.

Nel presentare il vademecum per i medici emiliani la Felletti ha spiegato come esso contenga:

“buone pratiche per un atteggiamento non giudicante nel contesto operatore sanitario – paziente. (…)non si parla di un trattamento speciale ma si sottolinea la necessità di una assistenza sensibile alle differenze”.

 

L’intento – precisa sempre la Felletti – è quello di promuovere dunque

“un atteggiamento consapevole dei pregiudizi, degli errori degli stereotipi” e si pone l’attenzione, soprattutto, sull’analisi del linguaggio: dal 1990 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’omosessualità come variante naturale del comportamento umano, ma ancora oggi è verosimile ipotizzare casi di stigmatizzazione o vera e propria avversione da parte dei professionisti sanitari – come suggerisce il report annuale dell’UE (FRA, 2015) – né si può garantire si utilizzino sempre “termini neutri e inclusivi nei colloqui con i pazienti”.

Manuela Macario dell’organizzazione LGBT+ Circomassimo ha ricordato l’importanza del linguaggio in una visione del mondo che dà per scontato che tutte le persone siano eterosessuali, sottolineando la necessità di sensibilizzare a riguardo tutte le professioni mediche del territorio provinciale attraverso un ampio progetto di formazione.

CORSO “EDUCATIVO”

Assieme al libretto, l’iniziativa prevede infatti anche il consueto corso educativo di indottrinamento al gender promosso dal Servizio Sanitario regionale dell’Emilia-Romagna e dall’Università degli Studi di Ferrara in programma per il prossimo 17 gennaio.

Eugenio Di Ruscio, direttore sanitario dell’Azienda Ospedaliero Sanitaria, ha accolto con entusiasmo il progetto, presentandolo come una doverosa “conquista civile”, affermando:

“Il rispetto delle differenze è la caratteristica di una società che si dica civile, e il quaderno suggerisce una adeguata relazione tra professionisti e i bisogni dei pazienti”

Un entusiasmo condiviso anche dall’assessore regionale alle Pari Opportunità Emma Petitti, che ha lodato il quaderno sanitario LGBT+, dichiarando: “una pubblicazione di portata innovativa che riguarda l’intera società, (…) che testimonia la forza e la capacità di una città che porta nella quotidianità un impegno trasversale contro la discriminazione”.

Discriminazione, stereotipi, differenze, pregiudizi. I vocaboli utilizzati sono sempre gli stessi così come gli obiettivi. Lo scopo evidente è quello di presentare le persone omosessuali come una minoranza perseguitata e priva di diritti al fine di “sensibilizzare” i cittadini alla “causa omosessualista”. ll vademecum per i medici emiliani, presentato come una encomiabile “conquista” del Servizio Sanitario regionale dell’Emilia-Romagna, costituisce nella realtà un pessimo servizio ai propri pazienti che si vedono proprinare giocoforza l’inconcepibile ed anti-salutare “normalità” gay.

Da:www.lanuovabq.it

  Donald Trump inverte la rotta su aborto e gay

 Il 20 gennaio 2017 Donald Trump, nel corso di una solenne cerimonia a Capitol Hill, ha giurato come quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti, recitando la classica formula di rito sulla Bibbia, davanti ad oltre un milione di persone.

Nel suo discorso di insediamento il neo presidente americano ha utilizzato i toni schietti e duri della campagna elettorale, confermando, senza giri di parole, le sue intenzioni di “rivoltare il banco”: «A partire da adesso cambia tutto (…) il potere da Washington torna nelle mani del popolo americano. (…) Questo momento vi appartiene. Affronteremo sfide e ci confronteremo. Siamo una sola nazione, condividiamo un solo cuore, una sola casa e un solo destino glorioso. Il giuramento di oggi è un giuramento di alleanza con tutti gli americani. Per molti decenni abbiamo arricchito le industrie estere, abbiamo difeso i confini di altre nazioni rifiutando di difendere i nostri confini. Abbiamo speso trilioni e trilioni di dollari all’estero mente le infrastrutture americane sono state lasciate in rovina. (…) La nostra politica sarà molto semplice. Compra americano, assumi americani. Ricostruiremo il nostro Paese con lavoro e mani americane. Insieme determineremo il corso dell’America e del mondo per molti anni a venire».

Parole chiare e, secondo il suo stile, “politicamente scorrette”, alle quali hanno fatto immediatamente seguito due importanti atti concreti: lo stop ai fondi federali per l’aborto e la rimozione della sezione LGBT dal sito web della Casa Bianca.
All’indomani della sua elezione e il giorno successivo alla 44esima ricorrenza della famigerata sentenza della Corte Suprema Roe vs. Wade che ha introdotto l’aborto negli Stati Uniti nel 1973, Donald Trump ha infatti firmato un ordine esecutivo che ha ripristinato la Mexico City Policy.

La Mexico City Policy, denominata così perché annunciata durante la Conferenza Internazionale delle Nazioni Unite sulla Popolazione che si tenne a Città del Messico nel 1984, è la policy che blocca i finanziamenti del governo federale alle organizzazioni non governative internazionali che praticano o promuovono all’estero l’aborto.
La regola, introdotta dall’amministrazione di Ronald Reagan nel 1985 e mantenuta da G. W. Bush senior, è stata poi rimossa da Bill Clinton nel 1993, ripristinata da George W. Bush nel 2001, ed infine eliminata nuovamente da Barack Obama nel 2009.

Grazie alla reintroduzione della Mexico City Policy, le ONG come International Planned Parenthood Federation (IPFF) e Pathfinder International, impegnate in tutto il mondo a promuovere e diffondere la pratica dell’aborto, non riceveranno più i lauti fondi dall’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale.

Interrogato sul tema, il portavoce della Casa Bianca Sean Spicer ha spiegato ai giornalisti come l’ordine esecutivo appena firmato dal neo presidente sia del tutto normale e scontato, viste le note posizioni di Trump in materia di aborto: «È risaputo che il presidente ha posizioni pro-life, lo ha fatto sapere in modo chiaro. (…) Il presidente vuole difendere tutti gli americani, anche quelli che non sono ancora nati, e penso che la reintroduzione di questa norma non sia soltanto un modo per riflettere questo valore ma anche per rispettare i contribuenti».

Donald Trump, appena insediatosi, inverte dunque la rotta abortista intrapresa dagli Stati Uniti in questi ultimi otto anni sotto l’amministrazione Obama, una folle politica ideologica che, nel solo 2016, secondo una stima del Guttmacher Institute, ha portato gli Stati Uniti a finanziare organizzazioni abortiste in tutto il mondo per ben 607,5 milioni di dollari (quasi 566 milioni di euro).

A conferma della nuova linea pro life degli Stati Uniti d’America vi è inoltre la notizia che il vice-presidente Mike Pence venerdì 27 gennaio parlerà dal palco dell’annuale March for Life di Washington.
Un’inedita e assai significativa presenza che fa ben sperare per il proseguo dell’operato pro-life dell’amministrazione Trump.

Il secondo importante atto in netta discontinuità nei confronti della precedente amministrazione e del diktat etico dell’establishment globale, è stata l’immediata rimozione dal sito della Casa Bianca dell’intera sezione dedicata ai “diritti” LGBT.
Un’area riservata del sito governativo, raggiungibile all’indirizzo web whitehouse.gov/lgbt, in cui l’ormai ex presidente Barack Obama che aveva fatto della “causa omosessuale” una delle sue priorità di governo, teneva informati i suoi elettori e, in particolare, le lobby gay, sullo stato di avanzamento delle sue tante iniziative legislative in materia di “diritti” LGBT.

Ora collegandosi alla pagina web LGBT si viene accolti da un messaggio che recita: «Iscriviti per avere aggiornamenti sul presidente Donald J. Trump!» e «Spiacenti, la pagina che stai cercando non è stata trovata» accanto al nuovo logo presidenziale del presidente.
La rimozione della sezione LGBT dal sito della Casa Bianca ha determinato prevedibili ripercussioni sul web e sui social, dove gli attivisti gay si sono scagliati contro la nuova Amministrazione chiedendo l’immediato ripristino dell’area web “arcobaleno” governativa.

Alle polemiche e agli attacchi delle organizzazioni LGBT ha risposto un funzionario della Casa Bianca che si è giustificato dichiarando come l’amministrazione Obama si sia impegnata a ripulire i propri account digitali e tutte le piattaforme prima della riconsegna e che il nuovo sito sarà presto aggiornato con ulteriori informazioni: «L’Amministrazione Trump popolerà il sito con i nuovi contenuti nelle settimane e nei mesi successivi».

Ci auguriamo che anche qui Trump e il suo staff, tra i quali figurano personalità con posizioni notoriamente anti-gay, invertano con fatti concreti la catastrofica “rotta arcobaleno” intrapresa dagli Stati Uniti negli ultimi 8 anni, istituendo leggi e normative che avviino un processo di de-omosessualizzazione degli Stati Uniti.

(Lupo Glori per http://www.corrispondenzaromana.it/donald-trump-inverte-la-rotta-su-aborto-e-gay/)

Argomento: Politica

 Gli errori liturgici più comuni a Messa

 Capitano anche nella vostra parrocchia?

 

Un errore frequente: recitare le preghiere proprie del sacerdote

Ci sono preghiere che sono proprie ed esclusive del sacerdote. Ad esempio “Per Cristo, con Cristo e in Cristo…”, la dossologia con cui il sacerdote chiude l’anafora (parte centrale della Messa). Solo il sacerdote può pronunciarla. Anche se il celebrante invita (dicendo “Tutti insieme!” o cose del genere), i fedeli dovranno rimanere in silenzio, immobili, e rispondere alla fine il solenne “Amen” (cfr. OGMR 151). I laici non devono neanche recitare la preghiera della pace (“Signore Gesù Cristo, che hai detto ai tuoi apostoli ‘Vi lascio la pace, vi do la mia pace’…”). Solo il sacerdote pronuncia questa preghiera.

 

Bisogna distinguere il ruolo del sacerdote e quello del laico a Messa: “Si deve evitare il rischio di oscurare la complementarietà tra l’azione dei chierici e quella dei laici, così da sottoporre il ruolo dei laici a una sorta, come si suol dire, di «clericalizzazione», mentre i ministri sacri assumono indebitamente compiti che sono propri della vita e dell’azione dei fedeli laici” (Redemptionis Sacramentum).


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Comportamento sconveniente dei fedeli

Conversazioni, rumore, danze… niente di tutto questo si adatta bene alla Messa. Ci saranno sicuramente luoghi e circostanze propizi per mostrare la gioia di essere cristiani, ma a Messa vale la “regola d’oro”: non vi si dovrebbe fare quello che non starebbe bene fare sul Calvario.

Ci troviamo di fronte al sacrificio del Figlio di Dio! Sull’altare, Gesù si offre al Padre come vittima, per i nostri peccati. Conversare con il vicino, rispondere al cellulare, battere le mani o eseguire coreografie, danze ecc. non è proprio della Messa.

Abusi commessi dal celebrante

Questa immagine, presa da Internet, è stata scattata durante la Giornata Mondiale della Gioventù di Toronto nel 2002. Se la scena fosse vera, è tutto sbagliato: il sacerdote non veste i paramenti come stabilito (almeno non è presente la casula); il cappello; gli occhiali scuri; l’altare improvvisato (una scatola!). Non c’è niente, insomma, che ricordi neanche da lontano la dignità e la santità del mistero che si celebra!

Grande è la responsabilità «che hanno nella celebrazione eucaristica soprattutto i sacerdoti, ai quali compete di presiederla in persona Christi, assicurando una testimonianza e un servizio di comunione non solo alla comunità che direttamente partecipa alla celebrazione, ma anche alla Chiesa universale, che è sempre chiamata in causa dall’Eucaristia. Occorre purtroppo lamentare che, soprattutto a partire dagli anni della riforma liturgica dopo il Concilio Vaticano II, per un malinteso senso di creatività e di adattamento, non sono mancati abusi, che sono stati motivo di sofferenza per molti»” (R.S., 30).


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A seguito della riforma liturgica, infatti, conviviamo con un certo “protagonismo” del ruolo del ministro.

Il sacerdote stesso si sente in qualche modo spinto a corrispondere alle aspettative dei fedeli di avere “qualcosa sempre nuovo” nelle Messe domenicali. Da ciò derivano le sperimentazioni, gli abusi, le improvvisazioni, una vera Babele liturgica. Bisogna ricordare ancora una volta che la Messa non è il posto giusto per compiere questi esperimenti.

Sono abusi liturgici, ad esempio:

Modificare i testi liturgici

– “Si ponga fine al riprovevole uso con il quale i sacerdoti, i diaconi o anche i fedeli mutano e alterano a proprio arbitrio qua e là i testi della sacra liturgia da essi pronunciati. Così facendo, infatti, rendono instabile la celebrazione della sacra liturgia e non di rado ne alterano il senso autentico” (R.S., 59);

Chiedere che i fedeli accompagnino il sacerdote nella preghiera eucaristica

– “La recita della preghiera eucaristica, che per sua stessa natura è come il culmine dell’intera celebrazione, è propria del sacerdote, in forza della sua ordinazione. È, pertanto, un abuso far sì che alcune parti della preghiera eucaristica siano recitate da un Diacono, da un ministro laico oppure da uno solo o da tutti i fedeli insieme. La preghiera eucaristica deve, dunque, essere interamente recitata dal solo sacerdote” (R.S., 52);

Interrompere il rito della Messa per intercalare preghiere non previste

– aggiungere preghiere di cura o di liberazione a quelle previste dal Messale, suppliche libere dopo la consacrazione, ecc.;

Affidare l’omelia ai laici

– l’omelia può essere soppressa nelle Messe dei giorni feriali, ma è di rigore nei giorni festivi e “di solito è tenuta dallo stesso sacerdote celebrante o da lui affidata a un sacerdote concelebrante, o talvolta, secondo l’opportunità, anche al diacono, mai però a un laico” (R.S., 64). Sono anche pratiche abusive scambiare l’omelia con rappresentazioni teatrali, testimonianze di singoli individui, ecc.;

Approfittare dell’omelia per parlare di temi non collegati alle letture

– “Nel tenere l’omelia si abbia cura di irradiare la luce di Cristo sugli eventi della vita. Ciò però avvenga in modo da non svuotare il senso autentico e genuino della parola di Dio, trattando, per esempio, solo di politica o di argomenti profani o attingendo come da fonte a nozioni provenienti da movimenti pseudo-religiosi diffusi nella nostra epoca” (R.S., 67). Bisogna tenere a mente che “regolamentare la sacra liturgia compete unicamente all’autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede Apostolica e, a norma del diritto, nel Vescovo Sacrae” (R.S., 14). Nessuno ha il diritto di “toccare” la liturgia, anche se mosso dalle migliori intenzioni. Ancora una volta, si raccomanda la lettura dell’Istruzione Redemptionis Sacramentum, da cui abbiamo tratto le citazioni.

“Ministri dell’Eucaristia”

Il ministro dell’Eucaristia è il sacerdote. La Chiesa raccomanda di non chiamare più i laici che aiutano il sacerdote nella distribuzione della Comunione “ministri dell’Eucaristia”, “ministri straordinari dell’Eucaristia”, “ministri speciali dell’Eucaristia” o “ministri speciali della Sacra Comunione”. La definizione raccomandata è “ministri straordinari della Sacra Comunione”.

L’immagine riportata, tratta da Internet, è un ottimo esempio di quello che non va fatto.

Il tempio è piccolo, e quindi anche il numero dei fedeli deve esserlo. I ministri straordinari sarebbero quindi superflui. Se ne ammette la presenza solo quando il numero delle persone che vogliono comunicarsi è talmente elevato che la distribuzione della Comunione ritarderebbe la Messa oltre il ragionevole. In assenza di questa condizione, basta l’accolito per ausiliare il sacerdote nella distribuzione della Comunione.

Vediamo anche il sacerdote consegnare frazioni del pane eucaristico ai laici, il che è espressamente vietato dalle norme liturgiche (cfr. R.S., 73). La frazione del pane, iniziata dopo aver dato la pace e mentre si recita l’“Agnello di Dio”, viene realizzata solo dal sacerdote, aiutato, se è il caso, dal diacono o da un altro sacerdote concelebrante.

Si deve dunque tener sempre presente che i laici possono partecipare alla distribuzione della Comunione ai fedeli solo in modo straordinario, nelle condizioni indicate in precedenza.

I ministri straordinari della Sacra Comunione devono presentarsi al sacerdote dopo che egli si è comunicato, ricevono da lui la Comunione e poi distribuiscono la Comunione ai fedeli nei luoghi indicati dal celebrante. Si devono utilizzare delle patene per evitare la perdita delle particole o di parti di queste. È abusiva la pratica di improvvisare frasi durante la distribuzione della Comunione. Si dice “Il Corpo di Cristo”, e il fedele risponde “Amen”, comunicandosi alla presenza del ministro (ordinario o straordinario).


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I laici incaricati di questo servizio devono ovviamente vestirsi con il massimo decoro. Lo standard di condotta dev’essere la discrezione, evitando qualsiasi esagerazione o segno di protagonismo.

La distribuzione della Comunione

Ci si può comunicare in ginocchio o in piedi. Quando ci si comunica in piedi, si raccomanda, prima di ricevere il sacramento, di fare la dovuta riverenza (R.S., 90). Oltre a questo, il fedele ha sempre il diritto di scegliere se desidera ricevere la Sacra Comunione in bocca o in mano. Il modo tradizionale di comunicarsi è direttamente in bocca. Se si preferisce riceverla in mano, bisogna presentarsi con le mani aperte, sovrapposte, pronte a ricevere la Sacra Comunione. Non è corretto “prendere” la particola come se fosse un oggetto comune. Ricevuta la Comunione, chi si comunica deve consumarla immediatamente, davanti al ministro.

E ancora: “Non è consentito ai fedeli di «prendere da sé e tanto meno passarsi tra loro di mano in mano» la sacra ostia o il sacro calice” (R.S., 94). L’immagine qui a sinistra mostra una condizione flagrante di mancato rispetto nei confronti di questa norma.

Non si deve permettere che la distribuzione della Comunione sia del tipo self-service, di modo che ciascuno prenda l’ostia con le proprie mani e dia a se stesso la Comunione. Quando si distribuisce la Comunione sotto le due specie, questa sarà obbligatoriamente data direttamente in bocca a chi si comunica.

Cosa si può fare in relazione a tutto questo?

Se verificate delle infrazioni a queste regole, potete aiutare, senza mancare alla carità, parlandone con il vostro parroco, e se necessario con il vescovo.

[Traduzione dal portoghese a cura di Roberta Sciamplicotti per http://it.aleteia.org/2016/10/18/errori-liturgici-messa-piu-comuni/]

Argomento: Chiesa

 C'è una malattia dell'animo che si chiama compromesso.
Il compromesso non ha nulla a che vedere con la carità, con la tolleranza,con il giusto atteggiamento di misericordia che dobbiamo sempre avere verso il prossimo, consapevoli di essere, di fronte a Dio, peggiori del peggiore degli uomini.

Il compromesso è quello di Pilato, che sa dove stanno il bene e il male, ma se ne lava le mani, perchè vi sono convenienze politiche, opportunità, strategie, che vengono prima della verità.

Il compromesso nasce spontaneo in chi ama più la propria tranquillità, della Verità; in chi non crede che la Verità salvi l'uomo, sia il suo bene.

Così succede che oggi il Corriere titoli: "Fecondazione, legge aggirata, si torna a congelare ovuli. Diffide legali ai medici per evitare gravidanze plurime".
E' vero: il Corriere, che non ha altro scopo che attaccare la legge 40, ha ragione! La legge 40 è piena di errori, di incongruenze, di assurdità.

Determina in alcuni casi parti multipli, e quindi impone talora il ricorso all'aborto!
Alla faccia dei diritti del concepito!
Tanti cattolici lo hanno sempre detto: attenzione, non difendiamo questa legge come fosse una legge buona, una legge cattolica!
Spieghiamo che è solo un male minore, che elimina alcune crudeltà, ma ne mantiene altre.

Ma non sono stati ascoltati.
Si è preferito il compromesso: si è preferito difendere la legge 40, cioè la fecondazione artificiale, in una delle sue forme, pur di non essere additati, pur di non di dire alto e forte che qualsiasi forma di fecondazione artificiale è disumana, perchè uccide embrioni, mette a rischio la salute della madre e dei nati...

Così oggi ci tocca buscarle: ha ragione il Corriere! Si insinua nelle contraddizioni di chi non ha avuto il coraggio di dire tutta la Verità.
Personalmente, spinto da altri, ci ho provato. Qualche giorno prima del 12 giugno 2005 scrivevo sul Foglio: Eppure, se quella legge fosse tutta nostra, se fosse una legge cattolica, non mi sentirei, ugualmente, di rinunciare al voto.

Il problema allora è tutto qui: la legge 40 è una legge cattolica, che obbliga i cattolici, in coscienza, a difenderla?
No, assolutamente no.
La legge 40 è una legge che nasce da un compromesso, comprensibile, realistico, anche lodevole, ma non certo dal pensiero cattolico.

Per questo è dovere morale dei cattolici solo evitare, in ogni modo possibile e lecito, che sia ulteriormente peggiorata.
Dovrebbe essere un punto chiaro, semplice da comprendere: non è cattolica, la legge 40, perché permette la fecondazione in vitro!
Non lo è perché determina l'eliminazione procurata, prevista, calcolata, di un numero enorme di embrioni e dà all'uomo un potere che non gli appartiene.
Non è cattolica, e forse neppure logica, come hanno scritto i "grandi giuristi" del Corriere, perché apre alle coppie conviventi, privando così il nascituro di alcuni diritti che è lecito ritenere fondamentali.
Non lo è, infine, perché permette l'embrioriduzione o riduzione fetale, e cioè l'aborto, ad opera di una coppia che ha voluto il figlio a tutti i costi; perché determina la possibilità, anche con tre embrioni, di parti trigemini, e quindi rischiosi per la madre e per loro stessi; perché permette la crioconservazione dei gameti e, in certi casi, anche quella degli embrioni; perché permette che embrioni "difettosi", spesso a causa delle tecniche che li hanno prodotti, vengano poi scartati…

Stiamo difendendo qualcosa che non è nostro: possiamo almeno farlo come ci pare?.
Purtroppo si è rivelato tutto vero: oggi ci vengono a chiedere contro, a noi cattolici, di una posizione non chiara.
Vi sono donne che dicono: ma non avevate detto che la legge 40 portava ad una fecondazione artificiale lecita e buona?
Il compromesso non paga mai; perchè è falso.

Francesco Agnoli da http://www.comitatoveritaevita.it/pub/nav_Il_compromesso_non_paga_mai..php

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In merito alla recente decisione del Governo Gentiloni di rendere mutuabile la fecodazione artificiale eterologa, si ricorda che i Comitati Difendiamo i Nostri Figli (Family Day - Gandolfini) dell'Emilia Romagna stanno chiedendo ai Consiglieri Regionali dell'opposizione all'amministrazione del Partito Democratico di vigilare e di far propria la protesta della gente, contraria alla fecondazione artificiale e all'acquista da gameti da banche del seme.

Qui la petizione:
http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=50

Firmando questa petizione la tua e-mail arriverà a tutti i Consiglieri Regionali, Deputati e Senatori eletti in Emilia Romagna e facenti parte dell'opposizione.
Non firmare se abiti in altre Regioni.

Argomento: Vita

 Trattato sull'eccellenza delle virtù
(clicca qui per scaricare)

 

L'autore, il Venerabile Fra' Luis de Granada O.P. nacque a Granada nel 1504 (morì a Lisbona nel 1588). Domenicano, fu scrittore e predicatore, scrisse in castigliano e portoghese.

Tra le sue opere: Il Libro dell'orazione e meditazione (primo esempio di "orazione mentale", praticabile anche dai laici), TRATTATO SULL'ECCELLENZA DELLA VIRTU' (che oggi doniamo nell'edizione del 1909), Introduzione al simbolo della fede che a una lettura moderna appare come una vera e propria enciclopedia della religione cristiana e cattolica alla luce del misticismo spagnolo.
Luis usò una prosa esemplare per nitidezza e chiarezza, divenendo anche per questo uno scrittore lettissimo al suo tempo.

Luis fu molto noto a ammirato. Lo ammirò Teresa da Avila, Carlo Borromeo, e persino papa Gregorio XIII. I suoi confratelli, al suo funerale, dovettero difendere la salma dalla folla in cerca di reliquie.

Fu priore di conventi domenicani, direttore spirituale di principi, ma rifiutò la carica di primate di Portogallo e la cattedra universitaria che gli venne offerta.

Argomento: Aggiornamenti

 Otto anni di Obama: un bilancio fallimentare

Dalla riforma sanitaria alle primavere arabe: tutti i “flop” del presidente uscente. Il giornalista Marco Respinti, esperto di politica americana, spiega: “Nemmeno la ripresa economica è merito suo”

 

Difficile salvare qualcosa degli otto anni di presidenza Obama. Assolutamente negativo è il bilancio che ne trae in un’intervista con ZENIT, Marco Respinti, giornalista professionista, saggista, traduttore, studioso del pensiero conservatore anglosassone, Senior Fellow a The Russell Kirk Center for Cultural Renewal (Michigan).

Secondo Respinti, Obama, che domani lascerà ufficialmente la Casa Bianca, cedendo il testimone a Donald Trump, ha rinnegato i valori che da oltre due secoli animano gli Stati Uniti d’America, al punto da meritarsi l’appellativo di “primo presidente post-americano della storia”.

Anche le pagine apparentemente più brillanti della sua amministrazione, come la ripresa economica dopo la più grande crisi finanziaria degli ultimi settant’anni, sono in realtà più ascrivibili alla tenacia della società civile americana e al suo genio imprenditoriale che non alle politiche del suo presidente. Eppure Obama è ancora convinto di passare alla storia, come dimostra il “profilo alto” che sta mantenendo fino all’ultimo.

Partiamo dall’attualità: a differenza della maggior parte dei suoi predecessori, Obama non sembra affatto intenzionato a una conclusione di mandato in sordina: ripetute feste d’addio con i vip, la fine della politica wet foot, dry foot con gli immigrati cubani ma, soprattutto, la voce grossa con la Russia e con il presunto spionaggio alle ultime elezioni presidenziali. A cosa è dovuto questo “colpo di coda” nel protagonismo del presidente uscente?

Ritengo sia dovuto a due ordini di cose. Il primo è la convinzione di essere un personaggio da libri di storia (il primo presidente nero degli Stati Uniti, il Premio Nobel “alla carriera” prima ancora di averlo meritato…); forte di questa idea, Barack Obama ha fatto di tutto per chiudere con un colpo di teatro. Il secondo è che ha poca intenzione di andare “in pensione”: dopo la disfatta di Hillary Clinton nella corsa alla Casa Bianca e la rotonda sconfitta del Partito Democratico al Congresso federale, il fronte liberal è tutto da ricostruire e il parterre dei suoi potenti supporter da rassicurare. I suoi ultimi fuochi sono un messaggio: “non me vado del tutto”…

Otto anni fa, al suo insediamento, Obama aveva promesso epocali cambiamenti sia in politica interna che estera. «Change» è stata a lungo la parola chiave della sua amministrazione. È stato davvero così?

Sì, ma in peggio. Gli Stati Uniti di oggi non sono affatto migliori di quelli di ieri; non tutti i guasti sono imputabili a Obama ma di molti è responsabile l’ideologia con cui il presidente ha guidato il Paese. Lo ha scritto lo stesso Obama su The Economist e in Italia su la Repubblica ammettendo che, alla fine della sua era, vi è «[…] scontento diffuso in tutto il mondo», «[…] scetticismo verso le istituzioni internazionali, gli accordi commerciali e l’immigrazione», «[…] produttività in calo e […] aumento delle ineguaglianze» che «[…] hanno rallentato la crescita degli introiti delle famiglie a basso e medio reddito. La globalizzazione e l’automazione hanno indebolito la posizione dei lavoratori e la loro capacità di garantirsi un salario dignitoso». Un disastro, insomma.

In politica interna, la più grossa innovazione portata dall’amministrazione Obama è stata la riforma sanitaria: che bilancio se ne può trarre a quasi sette anni dall’approvazione?

La cosiddetta Obamacare non ha affatto garantito la copertura sanitaria a tutti i cittadini americani, ma in compenso ha aumentato a dismisura i costi, complicando il sistema in maniera insostenibile. Inoltre, un numero enorme di americani vive oggi di food-stamp, quei sussidi che asservono le persone a uno Stato che le considera solo riserve elettorali, laddove sarebbe invece bastato ridurre drasticamente le tasse e dimagrire la macchina pubblica per innescare quel circolo virtuoso mediante il quale i cittadini invece di farsi mantenere divengono imprenditori di se stessi. Se gli Stati Uniti hanno oggi superato la crisi economica meglio di altri Paesi, soprattutto europei, lo si deve infatti soltanto alla solerzia e all’industriosità degli americani che nonostante l’Amministrazione Obama, e non per suo merito, sono riusciti a sfangarla…

Che dire, invece, della politica estera?

Sul piano internazionale, le scelte insipienti della Casa Bianca hanno prodotto instabilità e insicurezza: il fallimento delle “primavere arabe”, la guerra sbagliata in Libia voluta dagli europei a cui Obama si è accodato, il ritiro sciocco dall’Iraq che ha permesso lo sviluppo dell’ISIS, tutti gli errori compiuti nel disastro siriano e l’inutile provocazione alla Russia. Non bisogna essere dei fan di Vladimir Putin per dirlo.

Un aspetto rilevante della sua politica è stato l’aver messo in discussione la libertà religiosa, con tutto quello che ne consegue…

Dei “princìpi non negoziabili”, Obama è un nemico giurato. L’Obamacare è stata la grande scusa per imporre il controllo della nascite (contraccezione, aborto, sterilizzazione) a spese dei datori di lavoro, ivi comprese le istituzioni religiose. Di aborto e gender Obama è stato un grande sacerdote, e della libertà religiosa il guastatore supremo. L’ha manomessa in tutti i modi, diretti e indiretti, temendo come poche altre cose la sua piena applicazione. Negli USA, infatti, la libertà religiosa è il primo diritto politico dei cittadini, iscritto a lettere d’oro nel primo Emendamento alla Costituzione federale, il che significa che da esso derivano e dipendono tutti gli altri diritti politici. Per com’è espressamente formulato, il diritto alla libertà religiosa è anzitutto diritto all’espressione pubblica della fede, il diritto cioè che la fede sia anche cultura, persino politica. Di questo Obama e il suo mondo hanno paura, e questo Obama e il suo mondo hanno combattuto e combattono con decisione e asprezza.

Per che cosa sarà ricordato, quindi, nei libri di storia, il 44° presidente degli Stati Uniti d’America?

L’ex ambasciatore all’ONU John R. Bolton ha definito Obama il “primo presidente postamericano” della storia. Mi sembra un titolo adeguato.

Qual è stato, a suo avviso il risvolto più positivo degli otto anni di amministrazione Obama?

Fatico a rispondere. Cerco, ma non trovo. Probabilmente l’avere provocato la reazione che ha messo fine alla prosecuzione del suo progetto ideologico via Clinton. Le elezioni per la Casa Bianca e per il Congresso federale dell’8 novembre sono state un referendum su Obama, e Obama ha perso.

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19 gennaio 2017 Notizie dal Mondo

https://it.zenit.org/articles/otto-anni-di-obama-un-bilancio-fallimentare/

[Seguirà domani, venerdì 20 gennaio, una nuova intervista a Marco Respinti, sul programma politico del nuovo presidente USA, Donald Trump]

Argomento: Politica

 Avete presente il prototipo dello scienziato pazzo, tipo il Dottor Stranamore del film di Stanley Kubrick «Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba?». Ebbene, a volte la realtà si incarica di andare ben oltre la fantasia.

È il caso del professor Paul R. Ehrlich, entomologo americano della Stanford University, diventato celebre dopo aver pubblicato un libro, intitolato «La bomba della popolazione», nel quale, sulla base di accurati calcoli, faceva una previsione catastrofista: nel decennio dal 1973 al 1983 ben un quarto del genere umano sarebbe morto per fame.

Onde evitare una simile strage, Ehrlich scrisse che sarebbe stato necessario prendere provvedimenti draconiani, a partire dall’imposizione per legge, senza guardare ai diritti individuali, del controllo delle nascite obbligatorio e indiscriminato.

E come somministrare le sostanza necessarie a impedire le nascite? Semplice: introducendo sterilizzatori nell’acqua potabile e nei cibi più comuni.

Ovviamente le previsioni del professore, come quelle di tutti catastrofisti, si sono rivelate campate per aria. Tuttavia ciò non gli ha impedito di continuare a sostenere le sue tesi e di indicare soluzioni. Una delle caratteristiche dei catastrofisti inveterati è infatti quella di non considerare la realtà per quella che è, ma soltanto come pretesto per sostenere le loro idee senza fondamento.

Forse qualcuno ricorderà la scommessa di Ehrlich con Julian Simon, economista che non si lasciò mai influenzare dall’ideologia ecologista e neomalthusiana. Convinto che il mondo, nonostante l’aumento della popolazione, avrebbe migliorato la disponibilità di risorse grazie allo sviluppo delle conoscenze, della tecnologia e della vituperata globalizzazione, Simon, contrario al controllo delle nascite e soprattutto all’imposizione dell’aborto di massa,  nel 1980 sfidò il suo ben più famoso collega: «Scegli cinque materie prime e io scommetto che tra dieci anni costeranno non di più ma di meno rispetto a oggi».

Quelli erano gli anni in cui i catastrofisti pontificavano e il famigerato Club di Roma imperversava con le sue tesi sui limiti dello sviluppo e la necessità di ridurre le bocche da sfamare. Ehrlich, sicuro di vincere la scommessa, scelse dunque cinque metalli: rame, cromo, nichel, stagno e tungsteno, e commentò con sicumera: «Io e i  miei colleghi John P. Holdren e John Harte  accettiamo tutti insieme l’offerta stupefacente di Simon prima che altra gente avida si aggreghi».

Con la presunzione tipica degli ideologi, Ehrlich pensava di vincere facile. Invece, come aveva previsto Simon, i prezzi andarono in una direzione opposta ed Ehrilich si ritrovò a dover pagare più di cinquecento dollari. Il che, in ogni caso, non lo spinse mai a fare autocritica.

Perché ricordare oggi queste vicende?

Perché dal 27 febbraio al primo marzo prossimi, presso la Casina Pio IV in Vaticano, per iniziativa di due pontificie accademie, quella delle scienze e quella per le scienze sociali, si terrà un simposio internazionale sul tema «Estinzione biologica. Come salvare l’ambiente naturale da cui dipendiamo», e fra i relatori invitati a portare il loro autorevole contributo chi ci sarà? Proprio lui, l’ineffabile professor Ehrlich. E quale sarà il tema affidatogli? «Come salvare il mondo naturale».

Ora, gli organismi vaticani sono ovviamente liberi di organizzare i simposi che vogliono e di invitare chi vogliono, ma è difficile non porsi una domanda: con tutti gli scienziati che esistono, è proprio il caso di offrire una tribuna a uno come Ehrlich, che non solo si è fatto paladino dell’aborto di massa ma ha sbagliato completamente le sue catastrofiche previsioni? 
Che cosa può avere da insegnare questo Dottor Stranamore secondo il quale entro l’anno duemila l’Inghilterra avrebbe praticamente cessato di esistere, a meno di non intervenire con massicce politiche a base di aborto e sterilizzazione di massa?

Oggi, nell’anno di grazia 2017, la comunità scientifica mondiale ha smentito tutte le più fosche previsioni dei catastrofisti.
Nel mondo, certamente, c’è ancora chi soffre la fame, eppure il pianeta, nonostante l’aumento della popolazione, non ha mai sfamato così tanta gente e la qualità della vita non è mai  migliorata tanto.
Se ancora adesso un miliardo di persone soffre la fame non è perché non ci sono le risorse, ma perché ci sono troppi sprechi.  Il problema non è impedire alle persone di avere figli, ma garantire loro livelli adeguati in campo sanitario e scolastico.

Commentando la scelta del Vaticano, il presidente del Population Research Institute, Steven Mosher, giornalista e studioso americano contrario alle politiche abortiste, ha detto:
«Le opinioni di Ehrlich sui tassi di estinzione biologica sono esagerate tanto quanto le sue previsioni relative ad un’esplosione demografica, previsioni tutte fallite. Per quale ragione il Vaticano debba dare un palco a questo profeta laico di sventura va oltre le mie capacità di comprensione. Ci sono moltissimi scienziati cattolici, le cui opinioni, basate su fatti, meriterebbero d’esser valorizzate dalla Chiesa. Quale sarà la prossima mossa? Invitare Raul Castro a parlare di diritti umani?».

La tesi al centro del congresso in Vaticano sarà che i cambiamenti climatici globali stanno mettendo a rischio le «biodiversità», il quaranta per cento delle quali sarà distrutto «entro la fine di questo secolo». Sconfitto dai fatti per quanto riguarda la crescita della popolazione mondiale, il catastrofismo torna all’attacco cambiando cavallo: dalla bomba demografica a quella climatica, e di nuovo si lancia in  previsioni.
È una questione di «giustizia sociale» e di «moralità», dicono gli organizzatori del congresso nel presentarne i lavori, ma anche di «sopravvivenza». E siccome all’origine dei cambiamenti climatici c’è l’uomo, ecco che torna la tesi di sempre: eliminiamo l’uomo, riduciamo la sua presenza sulla terra e risolveremo ogni problema.

Di recente (si veda l’articolo «Biophysical limits, women’s rights and the climate encyclical» pubblicato in  «Nature Climate Change») Ehrlich e l’amico Harte, a commento dell’enciclica «Laudato sì’» di Francesco hanno sostenuto che «il papa ha fatto un forte invito ad agire sui cambiamenti climatici, ma non riesce ad affrontare i complessi legami tra lo sviluppo e la crescita demografica».
Dunque?  
Ebbene, quello di Francesco resta «un delirio senza senso» finché non si mette mano al controllo demografico. «È cristallinamente chiaro», scrive Ehrlich. «Nessuno interessato allo stato del pianeta e allo stato dell’economia globale può evitare di trattare della popolazione. È l’elefante nella stanza».

Ehrlich, alla bella età di ottantacinque anni, ha perso il pelo ma non il vizio e continua a pontificare, come faceva con il suo libro del 1969.
La cosa sorprendente è che adesso pontificherà al papa. E su invito del Vaticano.

 

Aldo Maria Valli http://www.aldomariavalli.it/2017/01/14/il-dottor-stranamore-in-vaticano/

Argomento: Vita

 Il governo Gentiloni ha firmato dall'ospedale dove è ricoverato il premier, il decreto che vara i nuovi livelli essenziali di assistenza per la sanità (L.E.A.), ovvero le prestazioni ed i servizi che il servizio sanitario è tenuto a fornire ai cittadini di tutte le regioni italiane. Oltre a quella di Gentiloni il documento reca la firma del ministro della salute Beatrice Lorenzin e del ministro dell'economia Padoan.

 [Su questo argomento si ricorda agli emiliani la campagna contro la Giunta PD-NCD:
http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=50 ]

Giunge così a compimento il lavoro della commissione di aggiornamento che si era insediata l'11 ottobre 2016 sotto la presidenza del ministro Lorenzin di cui facevano parte i rappresentanti delle regioni, del ministero delle finanze e di organi tecnici tra cui l'Istituto Superiore di Sanità, il Consiglio Superiore di Sanità, l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). Le novità sono sicuramente molte ed in molti casi esse costituiscono un miglioramento per le persone malate.

Tra quelle di più immediato impatto per le questioni bioetiche vi è sicuramente l'inclusione nei nuovi L.E.A. delle procedure di fecondazione in vitro, compresa la fecondazione eterologa. La prospettiva adottata è fondamentalmente questa: l'infertilità è una patologia, la fecondazione artificiale è la cura che la scienza medica ha allestito per le persone portatrici di questa patologia, la scelta politica è dunque quella di inserire la fecondazione in vitro tra le procedure assicurate dal sistema sanitario nazionale.

Alcuni bioeticisti contestano l'impiego del termine cura per una procedura che non cura affatto, dicono, l'infertilità di base. Non credo che questo sia un argomento valido. La dialisi renale non cura la patologia renale, tuttavia ne contrasta gli effetti; la somministrazione di insulina nel diabete tipo I o di ormone tiroideo nell'ipotiroidismo non cura l'insufficiente produzione ormonale, tuttavia impedisce che tale deficienza determini la morte o gravi danni per la salute del paziente. Un by-pass aortocoronarico non fa scomparire l'istruzione della coronaria, ma impedisce che essa determini la morte per ischemia di una porzione del tessuto miocardico.

Routinariamente la cura non determina la guarigione dalla malattia, ma si limita ad alleviare le conseguenze della malattia, tuttavia sfido i miei amici bioeticisti a sostenere che la dialisi, l'insulina e la rivascolarizzazione cardiochirurgica non curando la patologia di base non dovrebbero essere considerate vere cure e quindi sarebbero da escludere dai L.E.A. Lo stesso principio viene adottato per la fecondazione eterologa: se manca l'ormone si dà l'ormone, se mancano i globuli rossi si reintegrano mediante trasfusioni da un donatore ad un ricevente, se manca un organo lo si fa con i trapianti, perché non dovrebbe essere fattibile con i gameti? Questo è l'approccio pragmatico seguito dagli specialisti impegnati nel combattere l'infertilità.

L'occasione consente di riaffermare dunque con nettezza (e spero sufficiente lucidità) la vera ragione che giudica una sciagura l'inclusione della fecondazione in vitro nei L.E.A. quale, è doveroso dirlo per amore della verità, ossequioso e legalmente dovuto adempimento da parte della politica di quanto i giudici avevano ordinato attraverso le varie sentenze che hanno smontato i limiti previsti nella legge 40.

Tuttavia questo non ci solleva dal proclamare ancora una volta che l'intenzione di sollevare le persone da una sofferenza non può essere un lasciapassare per qualsiasi pratica, ma debba sempre avvenire mediante percorsi rispettosi della dignità umana. Il desiderio di maternità e paternità, di per sé buono e condivisibile, non può essere soddisfatto al prezzo di selezionare gli embrioni secondo criteri qualitativi, stoccare atempo indeterminato sotto azoto liquido l'eccesso produttivo, interporre nel processo generativo figure esterne alla coppia, preselezionare i fornitori della componentistica.

Queste sono pratiche che, come osservato dal bioeticista Leon Kass, riducono l'essere umano a manufatto e rendono lo Stato che vi partecipa complice del Baby Business descritto dalla professoressa della Columbia Debora Spar. E le donne indigenti usate come "cava" biologica da cui strappare quanti più gameti mediante "bombe" ormonali? Se si può vendere le cellule, se lo Stato stesso diventa acquirente, per quale ragione non si potrà comprare organi interi?

Eppure che l'embrione non è un materiale biologico assimilabile a nessun altro è reso evidente dalla biologia: un globulo rosso non cresce fino a diventare un bambino che domanda: "chi è mia madre?". E qual'è il tasso di successi di questa modalità terapeutica? Nel 2014 delle64.323 coppie che si sono sottoposte alla fecondazione in vitro, soltanto 9.203 sono giunte al parto, appena il 14,3%. Per il restante 85,7% la speranza si è trasformata in una fallimentare delusione. Con la donazione di gameti la probabilità di successo cresce soltanto al 21,1%.

Negli Stati Uniti l'uso di donatrici di ovuli è del 4%quando la donna richiedente ha meno di 35 anni, diventa il 6% per richiedenti di 35-37anni, sale al 10% per quelle di 38-40 anni e raddoppia per ogni incremento di due anni della fascia di età delle committenti fino a giungere al 73% delle procedure con ovuli acquistati sul mercato quando la donna che vuole un bambino ha più di 44 anni. In Italia l'uso di gameti esterna alla coppia è consentito soltanto per i portatori di patologie trasmissibili, ma in fin dei conti anche questo è un paletto dondolante; se avere un bambino è un diritto ed il principio del mercato è quello di soddisfare la domanda, l'età dovrà pur essere un problema risolvibile dalla tecnica.

In fin dei conti, come noi medici abbiamo imparato a dire, senectus ipsa est morbus

 

(Renzo Puccetti -14-01-2017, tit. orig. Dal governo un via libera all'essere umano manufatto, in http://www.lanuovabq.it/it/articoliPdf-dal-governo-un-via-libera-all-essere-umano-manufatto-18642.pdf)

 

Argomento: Vita

 “Solo un cieco può negare che nella Chiesa ci sia grande confusione”.
 Intervista al cardinale Caffarra

 “La divisione tra pastori è la causa della lettera che abbiamo spedito a Francesco. Non il suo effetto. Insulti e minacce di sanzioni canoniche sono cose indegne”.
 “Una Chiesa con poca attenzione alla dottrina non è più pastorale, è solo più ignorante”. 

di Matteo Matzuzzi -14 Gennaio 2017 alle 06:00

 

Bologna. “Credo che vadano chiarite diverse cose. La lettera – e i dubia allegati – è stata lungamente riflettuta, per mesi, e lungamente discussa tra di noi. Per quanto mi riguarda, è stata anche lungamente pregata davanti al Santissimo Sacramento”. Il cardinale Carlo Caffarra premette questo, prima di iniziare la lunga conversazione con il Foglio sull’ormai celebre lettera “dei quattro cardinali” inviata al Papa per chiedergli chiarimenti in relazione ad Amoris laetitia, l’esortazione che ha tirato le somme del doppio Sinodo sulla famiglia e che tanto dibattito – non sempre con garbo ed eleganza – ha scatenato dentro e fuori le mura vaticane. “Eravamo consapevoli che il gesto che stavamo compiendo era molto serio. Le nostre preoccupazioni erano due. La prima era di non scandalizzare i piccoli nella fede. Per noi pastori questo è un dovere fondamentale. La seconda preoccupazione era che nessuna persona, credente o non credente, potesse trovare nella lettera espressioni che anche lontanamente suonassero come una benché minima mancanza di rispetto verso il Papa. Il testo finale quindi è il frutto di parecchie revisioni: testi rivisti, rigettati, corretti”. Fatte queste premesse, Caffarra entra in materia.

 

“Che cosa ci ha spinto a questo gesto? Una considerazione di carattere generale-strutturale e una di carattere contingente-congiunturale. Iniziamo dalla prima. Esiste per noi cardinali il dovere grave di consigliare il Papa nel governo della Chiesa. E’ un dovere, e i doveri obbligano. Di carattere più contingente, invece, vi è il fatto – che solo un cieco può negare – che nella Chiesa esiste una grande confusione, incertezza, insicurezza causate da alcuni paragrafi di Amoris laetitia. In questi mesi sta accadendo che sulle stesse questioni fondamentali riguardanti l’economia sacramentale (matrimonio, confessione ed eucaristia) e la vita cristiana, alcuni vescovi hanno detto A, altri hanno detto il contrario di A. Con l’intenzione di interpretare bene gli stessi testi”.

Brandmüller, Burke, Caffarra e Meisner, scrivendo a Francesco, hanno fatto ciò che era necessario. La fede è minacciata dalle suggestioni moderne. Serve la parola di Pietro

E “questo è un fatto, innegabile, perché i fatti sono testardi, come diceva David Hume. La via di uscita da questo ‘conflitto di interpretazioni’ era il ricorso ai criteri interpretativi teologici fondamentali, usando i quali penso che si possa ragionevolmente mostrare che Amoris laetitia non contraddice Familiaris consortio. Personalmente, in incontri pubblici con laici e sacerdoti ho sempre seguito questa via”. Non è bastato, osserva l’arcivescovo emerito di Bologna. “Ci siamo resi conto che questo modello epistemologico non era sufficiente. Il contrasto tra queste due interpretazioni continuava. C’era un solo modo per venirne a capo: chiedere all’autore del testo interpretato in due maniere contraddittorie qual è l’interpretazione giusta. Non c’è altra via. Si poneva, di seguito, il problema del modo con cui rivolgersi al Pontefice. Abbiamo scelto una via molto tradizionale nella Chiesa, i cosiddetti dubia”.

Perché? “Perché si trattava di uno strumento che, nel caso in cui secondo il suo sovrano giudizio il Santo Padre avesse voluto rispondere, non lo impegnava in risposte elaborate e lunghe. Doveva solo rispondere Sì o No. E rimandare, come spesso i Papi hanno fatto, ai provati autori (in gergo: probati auctores) o chiedere alla Dottrina della fede di emanare una dichiarazione congiunta con cui spiegare il Sì o il No. Ci sembrava la via più semplice. L’altra questione che si poneva era se farlo in privato o in pubblico. Abbiamo ragionato e convenuto che sarebbe stata una mancanza di rispetto rendere tutto pubblico fin da subito. Così si è fatto in modo privato, e solo quando abbiamo avuto la certezza che il Santo Padre non avrebbe risposto, abbiamo deciso di pubblicare”.

Due settimane dopo il concistoro sulla famiglia, il cardinale arcivescovo di Bologna, Carlo Caffarra, affronta con il Foglio i temi all’ordine del giorno del Sinodo straordinario del prossimo ottobre e di quello ordinario del 2015: matrimonio, famiglia, dottrina dell’Humanae Vitae, penitenza. “Se si parla del gender e del cosiddetto matrimonio omosessuale – dice Caffarra – è vero che al tempo della Familiaris Consortio non se ne parlava. Ma di tutti gli altri problemi, soprattutto dei divorziati risposati, se ne è parlato lungamente. Di questo sono un testimone diretto, perché ero uno dei consultori del Sinodo del 1980".

E’ questo uno dei punti su cui maggiormente s’è discusso, con relative polemiche assortite. Da ultimo, è stato il cardinale Gerhard Ludwig Müller, prefetto dell’ex Sant’Uffizio, a giudicare sbagliata la pubblicazione della lettera. Caffarra spiega: “Abbiamo interpretato il silenzio come autorizzazione a proseguire il confronto teologico. E, inoltre, il problema coinvolge così profondamente sia il magistero dei vescovi (che, non dimentichiamolo, lo esercitano non per delega del Papa ma in forza del sacramento che hanno ricevuto) sia la vita dei fedeli. Gli uni e gli altri hanno diritto di sapere. Molti fedeli e sacerdoti dicevano ‘ma voi cardinali in una situazione come questa avete l’obbligo di intervenire presso il Santo Padre. Altrimenti per che cosa esistete se non aiutate il Papa in questioni così gravi?’. Cominciava a farsi strada lo scandalo di molti fedeli, quasi che noi ci comportassimo come i cani che non abbaiano di cui parla il Profeta. Questo è quanto sta dietro a quelle due pagine”.

Eppure le critiche sono piovute, anche da confratelli vescovi o monsignori di curia: “Alcune persone continuano a dire che noi non siamo docili al magistero del Papa. E’ falso e calunnioso. Proprio perché non vogliamo essere indocili abbiamo scritto al Papa. Io posso essere docile al magistero del Papa se so cosa il Papa insegna in materia di fede e di vita cristiana. Ma il problema è esattamente questo: che su dei punti fondamentali non si capisce bene che cosa il Papa insegna, come dimostra il conflitto di interpretazioni fra vescovi. Noi vogliamo essere docili al magistero del Papa, però il magistero del Papa deve essere chiaro. Nessuno di noi – dice l’arcivescovo emerito di Bologna – ha voluto ‘obbligare’ il Santo Padre a rispondere: nella lettera abbiamo parlato di sovrano giudizio. Semplicemente e rispettosamente abbiamo fatto domande. Non meritano infine attenzione le accuse di voler dividere la Chiesa. La divisione, già esistente nella Chiesa, è la causa della lettera, non il suo effetto. Cose invece indegne dentro la Chiesa sono, in un contesto come questo soprattutto, gli insulti e le minacce di sanzioni canoniche”. Nella premessa alla lettera si constata “un grave smarrimento di molti fedeli e una grande confusione in merito a questioni assai importanti per la vita della Chiesa”.

In che cosa consistono, nello specifico, la confusione e lo smarrimento? Risponde Caffarra: “Ho ricevuto la lettera di un parroco che è una fotografia perfetta di ciò che sta accadendo. Mi scriveva: ‘Nella direzione spirituale e nella confessione non so più che cosa dire. Al penitente che mi dice: vivo a tutti gli effetti come marito con una donna che è divorziata e ora mi accosto all’eucarestia, propongo un percorso, in ordine a correggere questa situazione. Ma il penitente mi ferma e risponde subito: guardi, padre, il Papa ha detto che posso ricevere l’eucaristia, senza il proposito di vivere in continenza. Io non ne posso più di questa situazione. La Chiesa mi può chiedere tutto, ma non di tradire la mia coscienza. E la mia coscienza fa obiezione a un supposto insegnamento pontificio di ammettere all’eucaristia, date certe circostanze, chi vive more uxorio senza essere sposato’. Così scriveva il parroco. La situazione di molti pastori d’anime, intendo soprattutto i parroci – osserva il cardinale – è questa: si ritrovano sulle spalle un peso che non sono in grado di portare. E’ a questo che penso quando parlo di grande smarrimento. E parlo dei parroci, ma molti fedeli restano ancor più smarriti. Stiamo parlando di questioni che non sono secondarie. Non si sta discutendo se il pesce rompe o non rompe l’astinenza. Si tratta di questioni gravissime per la vita della Chiesa e per la salvezza eterna dei fedeli. Non dimentichiamolo mai: questa è la legge suprema nella Chiesa, la salvezza eterna dei fedeli. Non altre preoccupazioni. Gesù ha fondato la sua Chiesa perché i fedeli abbiano la vita eterna, e l’abbiano in abbondanza”.

La divisione cui si riferisce il cardinale Carlo Caffarra è originata innanzitutto dall’interpretazione dei paragrafi di Amoris laetitia che vanno dal numero 300 al 305. Per molti, compresi diversi vescovi, qui si trova la conferma di una svolta non solo pastorale bensì anche dottrinale. Altri, invece, che il tutto sia perfettamente inserito e in continuità con il magistero precedente. Come si esce da tale equivoco? “Farei due premesse molto importanti. Pensare una prassi pastorale non fondata e radicata nella dottrina significa fondare e radicare la prassi pastorale sull’arbitrio. Una Chiesa con poca attenzione alla dottrina non è una Chiesa più pastorale, ma è una Chiesa più ignorante. La Verità di cui noi parliamo non è una verità formale, ma una Verità che dona salvezza eterna: Veritas salutaris, in termini teologici. Mi spiego. Esiste una verità formale. Per esempio, voglio sapere se il fiume più lungo del mondo è il Rio delle Amazzoni o il Nilo. Risulta che è il Rio delle Amazzoni. Questa è una verità formale. Formale significa che questa conoscenza non ha nessuna relazione con il mio modo di essere libero. Anche se la risposta fosse stata il contrario, non sarebbe cambiato nulla sul mio modo di essere libero. Ma ci sono verità che io chiamo esistenziali. Se è vero – come Socrate aveva già insegnato – che è meglio subire un’ingiustizia piuttosto che compierla, enuncio una verità che provoca la mia libertà ad agire in modo molto diverso che se fosse vero il contrario. Quando la Chiesa parla di verità – aggiunge Caffarra – parla di verità del secondo tipo, la quale, se obbedita dalla libertà, genera la vera vita. Quando sento dire che è solo un cambiamento pastorale e non dottrinale, o si pensa che il comandamento che proibisce l’adulterio sia una legge puramente positiva che può essere cambiata (e penso che nessuna persona retta possa ritenere questo), oppure significa ammettere sì che il triangolo ha generalmente tre lati, ma che c’è la possibilità di costruirne uno con quattro lati. Cioè, dico una cosa assurda. Già i medievali, dopotutto, dicevano: theoria sine praxi, currus sine axi; praxis sine theoria, caecus in via”.

La seconda premessa che l’arcivescovo di Bologna fa riguarda “il grande tema dell’evoluzione della dottrina, che ha sempre accompagnato il pensiero cristiano. E che sappiamo è stato ripreso in maniera splendida dal beato John Henry Newman. Se c’è un punto chiaro, è che non c’è evoluzione laddove c’è contraddizione. Se io dico che s è p e poi dico che s non è p, la seconda proposizione non sviluppa la prima ma la contraddice. Già Aristotile aveva giustamente insegnato che enunciare una proposizione universale affermativa (e. g. ogni adulterio è ingiusto) e allo stesso tempo una proposizione particolare negativa avente lo stesso soggetto e predicato (e. g. qualche adulterio non è ingiusto), non si fa un’eccezione alla prima. La si contraddice. Alla fine, se volessi definire la logica della vita cristiana, userei l’espressione di Kierkegaard: ‘Muoversi sempre, rimanendo sempre fermi nello stesso punto’”.

Il problema, aggiunge il porporato, “è di vedere se i famosi paragrafi nn. 300-305 di Amoris laetitia e la famosa nota n. 351 sono o non sono in contraddizione con il magistero precedente dei Pontefici che hanno affrontato la stessa questione. Secondo molti vescovi, è in contraddizione. Secondo molti altri vescovi, non si tratta di contraddizione ma di uno sviluppo. Ed è per questo che abbiamo chiesto una risposta al Papa”. Si arriva così al punto più conteso e che tanto ha animato le discussioni sinodali: la possibilità di concedere ai divorziati e risposati civilmente il riaccostamento all’eucaristia. Cosa che non trova esplicitamente spazio in Amoris laetitia, ma che a giudizio di molti è un fatto implicito che rappresenta nulla di più se non un’evoluzione rispetto al n. 84 dell’esortazione Familiaris consortio di Giovanni Paolo II.

“Il problema nel suo nodo è il seguente”, argomenta Caffarra: “Il ministro dell’eucaristia (di solito il sacerdote) può dare l’eucaristia a una persona che vive more uxorio con una donna o con uomo che non è sua moglie o suo marito, e non intende vivere nella continenza? Le risposte sono solo due: Sì oppure No. Nessuno per altro mette in questione che Familiaris consortio, Sacramentum unitatis, il Codice di diritto canonico, e il Catechismo della Chiesa cattolica alla domanda suddetta rispondano No. Un No valido finché il fedele non propone di abbandonare lo stato di convivenza more uxorio. Amoris laetitia ha insegnato che, date certe circostanze precise e fatto un certo percorso, il fedele potrebbe accostarsi all’eucaristia senza impegnarsi alla continenza? Ci sono vescovi che hanno insegnato che si può. Per una semplice questione di logica, si deve allora anche insegnare che l’adulterio non è in sé e per sé male. Non è pertinente appellarsi all’ignoranza o all’errore a riguardo dell’indissolubilità del matrimonio: un fatto purtroppo molto diffuso. Questo appello ha un valore interpretativo, non orientativo. Deve essere usato come metodo per discernere l’imputabilità delle azioni già compiute, ma non può essere principio per le azioni da compiere. Il sacerdote – dice il cardinale – ha il dovere di illuminare l’ignorante e correggere l’errante”.

“Ciò che invece Amoris laetitia ha portato di nuovo su tale questione, è il richiamo ai pastori d’anime di non accontentarsi di rispondere No (non accontentarsi però non significa rispondere Sì), ma di prendere per mano la persona e aiutarla a crescere fino al punto che essa capisca che si trova in una condizione tale da non poter ricevere l’eucaristia, se non cessa dalle intimità proprie degli sposi. Ma non è che il sacerdote possa dire ‘aiuto il suo cammino dandogli anche i sacramenti’. Ed è su questo che nella nota n. 351 il testo è ambiguo. Se io dico alla persona che non può avere rapporti sessuali con colui che non è suo marito o sua moglie, però per intanto, visto che fa tanto fatica, può averne… solo uno anziché tre alla settimana, non ha senso; e non uso misericordia verso questa persona. Perché per porre fine a un comportamento abituale – un habitus, direbbero i teologi – occorre che ci sia il deciso proposito di non compiere più nessun atto proprio di quel comportamento. Nel bene c’è un progresso, ma fra il lasciare il male e iniziare a compiere il bene, c’è una scelta istantanea, anche se lungamente preparata. Per un certo periodo Agostino pregava: ‘Signore, dammi la castità, ma non subito’”. A scorrere i dubia, pare di comprendere che in gioco, forse più di Familiaris consortio, ci sia Veritatis splendor. E’ così?

“Sì”, risponde Carlo Caffarra. “Qui è in questione ciò che insegna Veritatis splendor. Questa enciclica (6 agosto 1993) è un documento altamente dottrinale, nelle intenzioni del Papa san Giovanni Paolo II, al punto che – cosa eccezionale ormai nelle encicliche – è indirizzata solo ai vescovi in quanto responsabili della fede che si deve credere e vivere (cfr. n° 5). A essi, alla fine, il Papa raccomanda di essere vigilanti circa le dottrine condannate o insegnate dall’enciclica stessa. Le une perché non si diffondano nelle comunità cristiane, le altre perché siano insegnate (cfr. n° 116). Uno degli insegnamenti fondamentali del documento è che esistono atti i quali possono per se stessi ed in se stessi, a prescindere dalle circostanze in cui sono compiuti e dallo scopo che l’agente si propone, essere qualificati disonesti. E aggiunge che negare questo fatto può comportare di negare senso al martirio (cfr. nn. 90-94). Ogni martire infatti – sottolinea l’arcivescovo emerito di Bologna – avrebbe potuto dire: ‘Ma io mi trovo in una circostanza… in tali situazioni per cui il dovere grave di professare la mia fede, o di affermare l’intangibilità di un bene morale, non mi obbliga più’. Si pensi alle difficoltà che la moglie di Tommaso Moro faceva a suo marito già condannato in prigione: ‘Hai doveri verso la famiglia, verso i figli’. Non è, quindi, solo un discorso di fede. Anche se uso la sola retta ragione, vedo che negando l’esistenza di atti intrinsecamente disonesti, nego che esista un confine oltre il quale i potenti di questo mondo non possono e non devono andare. Socrate è stato il primo in occidente a comprendere questo. La questione dunque è grave, e su questo non si possono lasciare incertezze. Per questo ci siamo permessi di chiedere al Papa di fare chiarezza, poiché ci sono vescovi che sembrano negare tale fatto, richiamandosi ad Amoris laetitia. L’adulterio infatti è sempre rientrato negli atti intrinsecamente cattivi. Basta leggere quanto dice Gesù al riguardo, san Paolo e i comandamenti dati a Mosè dal Signore”. Ma c’è ancora spazio, oggi, per gli atti cosiddetti “intrinsecamente cattivi”. O, forse, è tempo di guardare più all’altro lato della bilancia, al fatto che tutto, dinanzi a Dio, può essere perdonato?

Attenzione, dice Caffarra: “Qui si fa una grande confusione. Tutti i peccati e le scelte intrinsecamente disoneste possono essere perdonate. Dunque ‘intrinsecamente disonesti’ non significa ‘imperdonabili’. Gesù tuttavia non si accontenta di dire all’adultera: ‘Neanch’io ti condanno’. Le dice anche: ‘Va’ e d’ora in poi non peccare più’ (Gv. 8,10). San Tommaso, ispirandosi a sant’Agostino, fa un commento bellissimo, quando scrive che ‘Avrebbe potuto dire: va’ e vivi come vuoi e sii certa del mio perdono. Nonostante tutti i tuoi peccati, io ti libererò dai tormenti dell’inferno. Ma il Signore che non ama la colpa e non favorisce il peccato, condanna la colpa… dicendo: e d’ora in poi non peccare più. Appare così quanto sia tenero il Signore nella sua misericordia e giusto nella sua Verità’ (cfr. Comm. a Gv. 1139). Noi siamo veramente, non per modo di dire, liberi davanti al Signore. E quindi il Signore non ci butta dietro il suo perdono. Ci deve essere un mirabile e misterioso matrimonio tra l’infinita misericordia di Dio e la libertà dell’uomo, il quale deve convertirsi se vuole essere perdonato”.

Chiediamo al cardinale Caffarra se una certa confusione non derivi anche dalla convinzione, radicata pure tra tanti pastori, che la coscienza sia una facoltà per decidere autonomamente riguardo ciò che è bene e ciò che è male, e che in ultima istanza la parola decisiva spetti alla coscienza del singolo. “Ritengo che questo sia il punto più importante di tutti”, risponde. “E’ il luogo dove ci incontriamo e scontriamo con la colonna portante della modernità. Cominciamo col chiarire il linguaggio. La coscienza non decide, perché essa è un atto della ragione; la decisione è un atto della libertà, della volontà. La coscienza è un giudizio in cui il soggetto della proposizione che lo esprime è la scelta che sto per compiere o che ho già compiuto, e il predicato è la qualificazione morale della scelta. E’ dunque un giudizio, non una decisione. Naturalmente, ogni giudizio ragionevole si esercita alla luce di criteri, altrimenti non è un giudizio, ma qualcosa d’altro. Criterio è ciò in base a cui io affermo ciò che affermo e nego ciò che nego. A questo punto risulta particolarmente illuminante un passaggio del Trattato sulla coscienza morale del beato Rosmini: ‘C’è una luce che è nell’uomo e c’è una luce che è l’uomo. La luce che è nell’uomo è la legge di Verità e la grazia. La luce che è l’uomo è la retta coscienza, poiché l’uomo diventa luce quando partecipa alla luce della legge di Verità mediante la coscienza a quella luce confermata’. Ora, di fronte a questa concezione della coscienza morale si oppone la concezione che erige come tribunale inappellabile della bontà o malizia delle proprie scelte la propria soggettività. Qui, per me – dice il porporato – c’è lo scontro decisivo tra la visione della vita che è propria della Chiesa (perché è propria della Rivelazione divina) e la concezione della coscienza propria della modernità”.

“Chi ha visto questo in maniera lucidissima – aggiunge – è stato il beato Newman. Nella famosa Lettera al duca di Norfolk, dice: ‘La coscienza è un vicario aborigeno del Cristo. Un profeta nelle sue informazioni, un monarca nei suoi ordini, un sacerdote nelle sue benedizioni e nei suoi anatemi. Per il gran mondo della filosofia di oggi, queste parole non sono che verbosità vane e sterili, prive di un significato concreto. Al tempo nostro ferve una guerra accanita, direi quasi una specie di cospirazione contro i diritti della coscienza’. Più avanti aggiunge che ‘nel nome della coscienza si distrugge la vera coscienza’. Ecco perché fra i cinque dubia il dubbio numero cinque è il più importante. C’è un passaggio di Amoris laetitia, al n° 303, che non è chiaro; sembra – ripeto: sembra – ammettere la possibilità che ci sia un giudizio vero della coscienza (non invincibilmente erroneo; questo è sempre stato ammesso dalla Chiesa) in contraddizione con ciò che la Chiesa insegna come attinente al deposito della divina Rivelazione. Sembra. E perciò abbiamo posto il dubbio al Papa”.

“Newman – ricorda Caffarra – dice che ‘se il Papa parlasse contro la coscienza presa nel vero significato della parola, commetterebbe un vero suicidio, si scaverebbe la fossa sotto i piedi’. Sono cose di una gravità sconvolgente. Si eleverebbe il giudizio privato a criterio ultimo della verità morale. Non dire mai a una persona: ‘Segui sempre la tua coscienza’, senza aggiungere sempre e subito: ‘Ama e cerca la verità circa il bene’. Gli metteresti nelle mani l’arma più distruttiva della sua umanità”.

Argomento: Chiesa

  Se c’è un settore delle scienze umane nel quale domina, praticamente incontrastata, la dittatura del relativismo –secondo la nota espressione dell’allora card. Joseph Ratzinger- questo è certamente la moderna filosofia: non solo per i contenuti del pensiero della pressoché totalità dei filosofi  maggiormente in voga ma anche per il modo –forse meno appariscente ma certo più incisivo - con il quale questa disciplina viene più o meno ovunque insegnata.

Infatti, da quando nell’800 presero voga il positivismo e l’idealismo, quella che si fa studiare non è tanto la filosofia quanto piuttosto la storia della filosofia.

La prima –la filosofia- è infatti un’indagine incessante sui primi principi della realtà per arrivare a comprendere ciò è il vero, il bene, il bello. Nelle scuole, lo studente è invece impegnato solo ad apprendere il pensiero dei principali filosofi secondo la loro successione cronologica. Spesso poi, quando il manuale ha un’impostazione marxista o quasi, la stessa riflessione filosofica viene presentata come il frutto delle condizioni economiche e sociali della sua epoca. Ne deriva che oramai, la stessa forma mentis dei giovani, si costruisce in modo da non poter neanche concepire, se non a prezzo di non comuni sforzi personali individuali, la stessa possibilità che esista una verità.

Tutto questo, in fondo, altro non è che il trionfo anzi, la dittatura, del relativismo.

Non sono certo mancati nel tempo tentativi di impostare l’insegnamento secondo metodi più classici, presentando cioè agli studenti non una carrellata storica di illustri opinioni ma le fondamentali questioni: metafisiche, etiche ecc. di cui si è discusso, esponendo poi, intorno ad esse, le risposte dei maggiori filosofi. Il pensiero corre, per esempio, ai tre gradevoli volumi degli Elementi di Filosofia di Sofia Vanni Rovighi (1908-1990), a lungo docente a Milano presso l’Università cattolica, la cui ricezione però è andata poco più in là di tale ateneo e non certo per colpa dell’autrice.

Sta di fatto che in questo modo -e tranne sempre più rare eccezioni- anche dalle scuole cattoliche, dai seminari, dai noviziati degli ordini religiosi, perfino di quelli votati all’apostolato culturale, è scomparso quel modo di fare filosofia che, almeno da sant’Agostino in poi, per oltre 1500 anni, aveva fornito le basi su cui si era costruita la teologia e, più in genere, la stessa cultura cristiana. Avendo infatti sullo sfondo la lezione dei 3 grandi greci (Socrate, Platone ed Aristotele), esse avevano infatti trovato il loro solido fondamento nella filosofia dei grandi dottori della scolastica medievale (sant’Anselmo d’Aosta, sant’Alberto Magno, san Bonaventura da Bagnoregio e, soprattutto, san Tommaso d’Aquino). Ed anche quando la moderna filosofia aveva preso il sopravvento, non erano mancate figure di alto livello che ne avevano continuato l’opera come, ancora nel ‘900, Étienne Gilson, i domenicani Reginaldo Garrigou-Lagrange e Santiago María Ramírez e lo stimmatino Cornelio Fabro: tutti immancabilmente, per lo più, dimenticati.

Ne ha molto sofferto anche la teologia che, privata del suo solido retroterra filosofico (cioè di vere radici culturali), ha finito frequentemente per divenire vittima di un vero e proprio complesso di inferiorità verso le varie filosofie contemporanee. Così, ad esempio, ci sono stati teologi che, in nome dell’inculturazione, hanno preso a prestito forme proprie delle culture africane o asiatiche; altri (teologia della liberazione sud-americana in testa) hanno cercato di sposare il messaggio cristiano con la filosofia marxista; altri ancora (soprattutto in Europa e nord America) sono ricorsi all’ermeneutica ed allo strutturalismo quando addirittura non hanno adottato un informe eclettismo.

Addirittura –soprattutto nella tumultuosa stagione del post-concilio- v’è stato in molti teologi il dichiarato intento di de-ellenizzare della Chiesa cioè di privarla di quelle basi filosofiche che si sono appena ricordate sulle quali però erano state costruite anche le basi del dogma cattolico. Il risultato in termini di babele teologica è, del resto, sotto gli occhi di tutti ed era ben presente, fin dai tardi anni ’60, allo stesso Joseph Ratzinger che più d’una volta, nei suoi scritti, metteva in guardia contro i pericoli che ne derivavano.

*****

In questo quadro, assai poco entusiasmante, è veramente apprezzabile l’uscita di questo piccolo (di mole ma non di contenuto) libro di Stefano Fontana, giornalista pubblicista di formazione filosofica, direttore dell'Osservatorio internazionale Cardinale Van Thuan sulla Dottrina sociale della Chiesa e Consultore del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace oltre che autore di varie pubblicazioni in materia di dottrina sociale cristiana.

L’esposizione -come dice il titolo: “da Socrate a Ratzinger”- segue più o meno la successione storica del vari filosofi che è oramai, per tutti, il modo più familiare di approccio alla materia e ne presuppone anche un minimo di conoscenza anche solo scolastica: sarebbe stato infatti praticamente impossibile sintetizzare in appena 160 pagine, ben 2500 anni di pensiero filosofico e decine di pensatori con tanto di riferimenti a date, scuole, opere ecc.

Altri e ben più importanti sono però i pregi dell’opera, tra i quali emerge anzitutto lo stile, sempre semplice, sintetico, gradevole e spesso, anche ironico ma senza amari sarcasmi.

In secondo luogo, la chiara convinzione che soggiace a tutta l’esposizione secondo cui la verità esiste: certo, la sola ragione, non può pervenire sempre e su tutto ad imperiture certezze ma questo non esime dall’impegno della continua ricerca.

Di non minor rilievo è poi il continuo richiamo dell’autore alle certezze del comune buon senso cioè alla convinzione che ciascuna persona normale ha, della propria esistenza, di quella delle cose e delle altre persone e che tutto questo è da lei ben distinto. Chiunque abbia anche solo un minimo di nozioni di filosofia moderna ben sa come essa abbia invece incessantemente combattuto tali fondamentali certezze sulle quali però, di fatto, ognuno basa la propria esistenza: anche gli stessi filosofi che le negano.

A più riprese, Fontana ricorda quindi come, abbandonandole e pretendendo di ricostruire il mondo a partire da se stessi, quella ragione che pretendeva di rifare il mondo si è invece solo smarrita. Da qui, la convinzione che era stata invece la filosofia classica -greca e poi medievale e cristiana- ad incamminarsi sulla via giusta anche se oggi essa è per lo più negletta insieme ai suoi migliori frutti: la metafisica, il primato dell’oggettività, il sano realismo.

Infine, costituiscono non ultimo pregio del libro le pagine finali dedicate ad alcuni mostri sacri del moderno pensiero cattolico: Jacques Maritain  e Karl Rahner. Di tutti costoro, Fontana, al seguito di eminenti filosofi pure cattolici come Santiago Ramírez e Cornelio Fabro, non manca di mettere in evidenza i pesanti limiti che hanno non poco inciso sulla teologia contemporanea.

Concludendo, crediamo che, se ben utilizzata, questa piccola e così felicemente anomala, storia della filosofia potrebbe costituire una buonissima base di partenza per stimolare la riscoperta della più autentica filosofia. É proprio in questa ottica che ci permettiamo una sola modestissima osservazione: forse, alla fine, non sarebbero state fuori posto, una o due paginette, con l’indicazione di almeno alcuni riferimenti bibliografici che, grazie a Dio, non mancano. Oltre agli autori citati, pensiamo ad esempio, ai libri del padre saveriano Battista Mondin, di Luigi Bogliolo, di Antonio Livi, del salesiano don Dario Composta e dell’americano McIntyre: forse li si potranno ricordare in una prossima edizione.

Andrea Gasperini

Cfr. Stefano Fontana – Filosofia per tutti – Una breve storia del pensiero da Socrate a Ratzinger – Fede & Cultura – Verona – 2016 - pp. 159 - €. 15,00

Argomento: Fede e ragione

 Campagna rivolta solo ai residenti in Emilia Romagna

 1. La Regione Emilia Romagna ha deciso di acquistare da banche del seme gameti femminili e maschili per promuovere la fecondazione eterologa (cfr. http://tinyurl.com/RegioneER)

 2. Il Card. Caffarra ha definito tale decisione "gravissima e aberrante"  (Cfr. http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-bambini-non-si-comprano-scendiamo-in-piazzacaffarra-accusa-la-sua-emilia-aberrante-17638.htm) perchè "Non ci si rende conto che si sta sradicando la genealogia della persona dalla genealogia naturale".

Sua Eminenza ha spiegato anche che "si producono le cose, non i bambini e questa è una produzione di bambini. Ma la logica della produzione deturpa la dignità della persona. Il bambino viene così deturpato nella sua dignità. In secondo luogo il corpo della donna non è una miniera, una cava da cui estrarre ciò che mi serve per compiere i miei desideri, perché un ovocita non è il tessuto della cornea di cui mi servo per dare la vista a un cieco. L’ovocita ha in sé la potenza di dare origine ad una nuova persona, non è una cellula qualsiasi".

3. Si tratta inoltre di denaro di contribuenti che, per gran parte, sono all'oscuro delle terribili intenzioni degli amministratori della nostra Regione.

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I Comitati Difendiamo i Nostri Figli (Family Day - Gandolfini) dell'Emilia Romagna chiedono ai Consiglieri Regionali dell'opposizione all'amministrazione del Partito Democratico di vigilare e di far propria la protesta della gente, a favore della difesa della vita umana, dal concepimento alla morte naturale.

Qui la petizione:
http://www.fattisentire.org/modules.php?name=News&file=article&sid=50

Firmando questa petizione la tua e-mail arriverà a tutti i Consiglieri Regionali, Deputati e Senatori eletti in Emilia Romagna e facenti parte dell'opposizione.
Non firmare se abiti in altre Regioni.

Argomento: Vita

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