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DOMENICA VENTITREESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Sap 9, 13-19
Seconda: Fm 9-10, 12-17
Vangelo: Lc 14, 25-33

NESSO TRA LE LETTURE
La sapienza è la parola-chiave nelle tre letture. Alla capacità umana di ragionare, così debole e incerta, si oppone la sapienza con cui Dio ammaestra gli uomini affinché ottengano la salvezza (prima lettura). La prudenza umana fa dei calcoli per sapere se si può contare sui mezzi sufficienti per costruire una torre o sul numero sufficiente di soldati per attaccare il nemico. Questa prudenza è necessaria, ma, per essere discepolo di Gesù Cristo, si richiede altresì la sapienza che proviene da Dio (vangelo). La lettera di san Paolo a Filemone, non è forse una vetta di tatto umano e di sapienza appresa alla scuola della fede? (seconda lettura).

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Omelia per la DOMENICA VENDIDUESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Sir 3, 17-18.20.28-29
Seconda: Eb 12, 18-19.22-24
Vangelo: Lc 14, 1.7-14

NESSO TRA LE LETTURE
Il punto di riferimento dei testi liturgici sembra essere chiaramente l’umiltà. È l’atteggiamento dell’uomo di fronte alle ricchezze del mondo materiale o del mondo dello spirito (prima lettura). È e deve essere l’atteggiamento migliore dell’uomo, e particolarmente del cristiano, nelle relazioni con gli altri, nelle diverse situazioni che la vita offre (vangelo). E, soprattutto, deve essere il comportamento proprio dell’uomo di Dio, un comportamento che scopre la propria piccolezza nella magnanimità di Dio (seconda lettura).

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Omelia per il 22 agosto 2010
DOMENICA VENTUNESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Is 66, 18-21
Seconda: Eb 12, 5-7.11-13
Vangelo: Lc 13, 22-30

NESSO TRA LE LETTURE
I testi liturgici si muovono tra due poli: uno, la chiamata universale alla salvezza, l’altro, il coraggioso impegno a partire dalla libertà. Il libro di Isaia (prima lettura) termina parlando della volontà salvatrice di Jahvé a tutti i popoli e a tutte le lingue. Il vangelo, da parte sua, ci indica che la porta per entrare nel Regno è stretta, e che soltanto i coraggiosi passeranno attraverso di essa. In questo sforzo della nostra libertà ci accompagna il Signore, con la sua pedagogia paterna che non è esente da correzione, sebbene non sia quest’ultima l’unica forma di pedagogia divina.

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15 AGOSTO
ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA 

Solennità
 

MESSA VESPERTINA NELLA VIGILIA
LETTURE: 1 Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2; Sal 131; 1 Cor 15,54-57; Lc 11,27-28
MESSA DEL GIORNO

LETTURE:
Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; Sal 44; 1 Cor 15,20-27a; Lc 1, 39-56

L'Assunzione della Madonna è una delle solennità liturgiche più ricche di gioia. Gaudent Angeli! Gaudete, quia cum Christo regnat! (Si rallegrano gli Angeli! Rallegratevi anche voi, perché regna con Cristo!).

La Chiesa del cielo e quella della terra si uniscono alla felicità infinita di Dio, che incorona sua Madre e cantano con amore la gioia verginale di Colei, che si introduce per tutta l'eternità nella gioia del suo Figlio e Angeli e Santi si affrettano ad acclamarla Regina, mentre la terra gioisce, per aver dato al Cielo la sua gemma più bella.


Glorificazione dell'anima di Maria.


Questo è il giorno natalizio di Maria, quello in cui si celebrano ad un tempo il trionfo della sua anima e quello del suo corpo. Consideriamo prima la glorificazione dello spirito, meno notata, perché comune a tutti i Santi. Il raggiungimento della visione beatifica da parte dell'anima di Maria è cosa di tanto splendore e di tanta ricchezza che riverbera una luce inimitabile sulle nostre più alte speranze. Non ci è possibile immaginare la bellezza di questa suprema rivelazione in cui lo sguardo già così puro e penetrante, della creatura più perfetta, si aprì repentinamente davanti ad un abisso di infinita Bontà, ma, con l'aiuto della grazia divina, tentiamo di levare i nostri pensieri verso la cima, sulla quale si compie questa meraviglia che i nostri occhi non distinguono ancora.

Veramente si tratta di una cima: è il punto di arrivo di un'ascensione continua e perseverante, perché, piena di grazia nel momento della Concezione, l'Immacolata continuò quaggiù a crescere davanti a Dio.

L'Annunciazione, il Natale, il Calvario, la Pentecoste hanno segnato le tappe di questo progresso meraviglioso e ad ogni tappa l'amore verginale e materno si è accresciuto e arricchito, tendendo ad un'altezza che nessuna creatura potrà mai raggiungere. La luce di gloria che investe d'improvviso l'anima di Maria e le rivela le grandezze del Figlio in tutta la loro magnificenza e la sua dignità materna, supera di molto la gloria di tutti gli Angeli e di tutti i Santi, perché, dopo la santa Umanità di Cristo, stabilita alla destra del padre nel santuario della Divinità, nulla possiede il mondo più perfetto di quest'anima materna irradiante purezza, bellezza, tenerezza e gioia: Beata Mater!

Lascerà ancora questo raggiungimento trionfale della felicità suprema qualche possibilità di sviluppo all'anima di Maria? Per sé no, perché ormai tutto in lei è perfetto e nell'eternità non si cresce nella perfezione. Aperta in modo totale sugli splendori del Verbo, suo Figlio, l'anima di Maria soddisfa ormai perfettamente tutte le esigenze della sua vocazione sublime. È lo stato d'anima di una perfetta Madre di Dio.

Ma Maria ebbe un figlio solo, Gesù. Madre di Dio Salvatore, è madre altresì di tutti coloro, che attingeranno alla sorgente della Salvezza, e la sua Maternità di grazia si estenderà fino alla fine del mondo. Nella luce beatifica, l'anima di Maria vede tutti i suoi figli e tutti i disegni di Dio su ciascuno di essi e, con un fiat di amore, consente e partecipa all'universale Provvidenza, in cui Dio la chiama ad avere un posto di intercessione, che non conosce limiti. Maria si unisce così al Sacerdote Sommo, che intercede per noi incessantemente la misericordia del Padre e la sua preghiera ottiene per la Chiesa, della quale è il tipo ideale, una Assunzione permanente fino a quando la pienezza del Corpo mistico sarà raggiunta in modo definitivo. L'anima di Maria, nell'attesa di questa apoteosi, meglio di qualsiasi altro santo, "impegna il suo Paradiso a fare del bene sulla terra". Sia allora libero lo slancio della nostra gioia, uniamo alla confidenza la gratitudine, lodiamo degnamente la nostra Avvocata, la Mediatrice, la Madre, che prende il suo posto di Regina, presso il trono dell'Agnello.

Fede della Chiesa nell'Assunzione di Maria.

L'origine di questa fede non ha una data precisa, ma da molti secoli la Chiesa afferma che il corpo di Maria è in Cielo unito all'anima sua gloriosa e questo privilegio del corpo di Maria è l'elemento distintivo del mistero dell'Assunzione. Il Sommo Pontefice Pio XII, il primo novembre del 1950, compiendo il voto unanime di vescovi e fedeli, proclamò solennemente come "dogma rivelato che Maria, l'Immacolata Madre di Dio, sempre Vergine, al termine della sua vita terrena, fu elevata, anima e corpo, alla gloria del cielo" (Bolla dogmatica Munificentissimus Deus).

La definizione non dice se Maria passò, vivente, dalla terra al Cielo, o se, come il Figlio, subì la morte e risuscitò, prima di entrare nella gloria. Il privilegio insigne dell'Immacolato Concepimento, la Verginità e la Santità perfetta potevano certo rendere Maria immortale, ma la Madre del Salvatore, che imitò sempre fedelmente il Figlio, volle senza dubbio seguirlo fino al sepolcro, perché doveva, come lui, e come tutti noi nell'ultimo giorno, trionfare pienamente con una risurrezione gloriosa, sul peccato e sulla morte.

 

Leggende.

Leggende apocrife, diffuse verso la fine del IV secolo, hanno volgarizzato narrazioni spettacolari, meravigliose e spesso incoerenti, sulla morte di Maria e sul trasporto del suo Corpo in Paradiso. Gli Apostoli, riuniti prodigiosamente presso la Madre del Salvatore, avrebbero assistito alla sua morte e ai suoi funerali. San Tommaso, giunto troppo tardi, avrebbe voluto la riapertura della tomba, il che permise di costatare che il Corpo verginale era stato portato in luogo noto a Dio soltanto. La nostra fede e la nostra certezza teologica non devono accettare questi documenti senza valore, nati forse fra comunità eretiche. Predicazione e insegnamento pastorale devono fare a meno di seguire queste maldestre imitazioni del racconto evangelico della Risurrezione del Signore. Queste leggende non hanno dato origine alla fede della Chiesa nella Assunzione, ma hanno anzi ritardata di parecchi secoli la perfetta unanimità di essa. Il pensiero cristiano dovette prima sbarazzarsi della dannosa loro influenza, per poter giungere a discernere bene i motivi veri, che portano a considerare l'Assunzione corporea di Maria una verità di fede.

 

La fede unanime.

Quale motivo permise dunque al Sommo Pontefice di definire dogma di fede l'Assunzione? Lo dichiara la Bolla pontificia con precisione: il consenso unanime dei Vescovi e delle Chiese oggi in comunione con la Sede Apostolica. Questa convinzione universale dei Pastori e dei fedeli non sarebbe mai stata possibile, se l'oggetto di essa non fosse in qualche modo contenuto nella Rivelazione.

 

Prove scritturali.

Dove troviamo la verità dell'Assunzione nella rivelazione cristiana? Nei documenti della Chiesa primitiva non abbiamo traccia di una tradizione orale di origine apostolica. Forse appena vi allude l'Apocalisse indirettamente, quando descrive la Chiesa in questi termini: "Apparve in Cielo un segno grande: una donna vestita di sole, la luna ai suoi piedi e sulla sua testa una corona di dodici stelle" (Ap 12,1). Tipo e modello perfetto della Chiesa è Maria, la Madre di Dio e può essere che qui san Giovanni abbia fatto una indiretta allusione alla presenza di Maria in Cielo.

È invece certo che i Libri sacri attribuiscono a Maria titoli e funzioni provvidenziali, che nel loro insieme esigono, come normale coronamento, il privilegio dell'Assunzione corporale. Dando un senso mariano al Versetto del Genesi, noto con il nome di Protoevangelo: "Stabilirò inimicizia fra te e la donna, fra la sua generazione e la tua, essa ti schiaccerà il capo", la tradizione cristiana espressa autenticamente nella Bolla dogmatica Ineffabilis, vide in questa sentenza divina l'annuncio di un trionfo perfetto di Cristo e della sua Madre sul peccato e tutte le conseguenze di esso. Pio IX si era appoggiato a questo testo, per definire l'Immacolata Concezione e non è impossibile vedere in questo testo anche una rivelazione implicita di un trionfo perfetto sulla morte.

Checché si pensi di questo testo misterioso, il Vangelo associa sempre Maria agli atti essenziali della Redenzione e specialmente al sacrificio della Croce e come si potrebbe credere che non sia più corporalmente unita al Figlio nell'esercizio del suo attuale sacerdozio celeste? Il Vangelo dichiara inoltre Maria piena di grazia, benedetta fra tutte le donne e soprattutto Madre del Signore e tanti titoli costituiscono, come vedremo, una rivelazione implicita della glorificazione immediata della sua anima e del suo corpo.

 

La mancanza di reliquie.

Tuttavia riconosciamo che i primi secoli cristiani non conobbero in modo positivo e preciso l'Assunzione di Maria. Dobbiamo tener presente un fatto importante: in nessun luogo fu mai rivendicato il Corpo della Santa Vergine, né mai furono cercati i resti e, in epoca in cui le reliquie dei santi erano molto onorate, ciò diventa un indice importante. Sembrerebbe che fin da quei tempi lontani si pensasse che il Corpo di Maria non poteva essere sulla terra. Sant'Epifanio, morto nel 377, dopo aver vissuto molto tempo in Palestina, confessa la sua ignoranza riguardo alla morte e al sepolcro di Maria, ma neppure una riga del suo scritto insinua che i resti mortali della Vergine sarebbero conservati quaggiù. Egli mette solo in dubbio i racconti fantasiosi che cominciano a diffondersi e si chiede se Maria è morta e se è morta martire e risponde che a queste domande non si può dare una risposta e, senza affermare l'Assunzione, pare tuttavia non ne faccia oggetto delle sue prudenti riserve.

Il pensiero cristiano, all'inizio del secolo V, l'epoca del concilio di Efeso, particolarmente interessato alla dottrina mariana, affronta il problema della sorte riservata al Corpo di Maria e afferma che i racconti apocrifi interpretano in modo sconveniente e ridicolo una verità, che si impone da sé alle anime illuminate dalla fede: il Corpo di Maria non si è corrotto nella tomba: Dio lo ha miracolosamente portato in Paradiso.

 

Origine della Festa dell'Assunzione.

Le sole liturgie siriaca ed egiziana, attingono in quell'epoca ai racconti leggendari per le loro descrizioni della dormitio di Maria. Gerusalemme ha dal 450 la sua festa annuale della Madre di Dio fissata al 15 agosto, ma per due secoli l'ufficio non accenna all'Assunzione. Agli inizi del secolo VII la festa della Dormitio è istituita a Bisanzio, con decreto dell'Imperatore Maurizio, e presto, forse sotto l'influenza degli apocrifi, ma soprattutto per il senso profondo, che la Chiesa possiede delle verità della fede, oggetto principale della festa diventa l'ingresso del Corpo di Maria nella gloria. La festa dell'Assunzione è introdotta a Roma verso l'anno 650 e nella stessa epoca, forse anche alquanto prima, come in Gallia per la dipendenza di san Gregorio di Tours dagli apocrifi, l'Assunzione diviene oggetto di una commemorazione solenne fatta prima il 18 gennaio e più tardi il 15 agosto.

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DOMENICA DICIANNOVESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Sap 18, 3.6-9
Seconda: Eb 11, 1-2.8-19
Vangelo: Lc 12, 32-48

NESSO TRA LE LETTURE
"In fiduciosa e vigilante speranza", così riassumo il contenuto principale del messaggio liturgico di oggi. Questo è l’atteggiamento di Abramo e di Sara, e di tutti coloro che sono morti nella speranza della promessa fatta da Dio (seconda lettura). Questo è l’atteggiamento dei discendenti dei patriarchi, che aspettavano con fiducia, in mezzo a duri lavori, la notte della liberazione (prima lettura). Questo è l’atteggiamento del cristiano in questo mondo, dedito alle sue occupazioni quotidiane, aspettando con cuore vigile la venuta del suo Signore (vangelo).

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DOMENICA DICIOTTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Qo 1, 2; 2, 21-23
Seconda: Col 3, 1-5.9-11
Vangelo: Lc 12, 13-21

NESSO TRA LE LETTURE
I testi liturgici di questa domenica ci propongono due modi di vivere e di stare al mondo. C’è il modo di vivere dell’uomo vecchio, e c’è il modo di vivere dell’uomo nuovo (seconda lettura), esiste l’uomo che cerca le cose della terra, e quello che cerca le cose del cielo (seconda lettura), quello per cui tutte le cose sono vanità, e quello per cui tutto è provvidenza di Dio (prima lettura). Il vangelo, da parte sua, oppone la vita di chi calcola tutto nell’avere, ed accumula delle ricchezze per sé, e la vita di chi fonda la sua esistenza sull’essere, ed accumula ricchezze davanti a Dio.

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Domenica Diciassettesima del Tempo Ordinario

Letture
I Lettura: Gen 18, 20-21.23-32
Salmo: Sal 137
II Lettura: Col 2, 12-14
Vangelo: Lc 11, 1-13

Nesso logico tra le letture
I testi liturgici di questa domenica ci insegnano diversi modi di pregare. Abramo appare nella prima lettura come modello di preghiera e di intercessione per gli abitanti di Sodoma. Nel vangelo Gesù Cristo ci insegna con il Padrenostro due modi di pregare: la preghiera di desiderio, nella prima parte, e la preghiera di supplica nella seconda. Il testo della lettera ai colossesi non tratta direttamente della preghiera, ma potremmo dire che offre il fondamento di ogni orazione cristiana, soprattutto di quella liturgica, che è il mistero della morte e resurrezione di Gesù Cristo. O forse si potrebbe parlare della preghiera che si fa vita, dono di sé per amore.

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Domenica Sedicesima del Tempo Ordinario
22 luglio 2007

Letture
I Lettura: Gen 18, 1-10a
Salmo: Sal 14
II Lettura: Col 1, 24-28
Vangelo: Lc 10, 38-42

Nesso logico tra le letture
La prima lettura e il vangelo parlano chiaramente dell´ospitalità. Vi si parla di Abramo che, in piena canicola, offre una splendida accoglienza a tre misteriosi personaggi. Vi si parla di Marta di Betania, che accoglie Gesù e i suoi discepoli nella propria casa, e di Maria, sua sorella, che accoglie come discepola attenta la parola di Gesù nel suo cuore. Il testo della lettera ai colossesi presenta Paolo che ospita nel suo corpo e nella sua anima Cristo Crocifisso, per completare le tribolazioni di Cristo nel suo corpo, che è la Chiesa.

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DOMENICA QUINDICESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Deut 30, 10-14
Seconda: Col 1, 15-20
Vangelo: Lc 10, 25-37

NESSO TRA LE LETTURE
La questione Gesù potrebbe essere il centro di convergenza dei testi liturgici. Gesù è una grande domanda, e la Bibbia ci offre una grande risposta. Nel vangelo Gesù si autopresenta come il buon samaritano, disponibile per qualsiasi necessità, laddove esista e chiunque sia il bisognoso. La prima lettura ci parla della Parola vicina, sulle labbra e nel cuore, e tale Parola vicina si identifica con Gesù, il Dio-uomo, che ci parla con parole di uomo. Nella lettera ai Colossesi, in un antico e bellissimo inno cristologico, Gesù è cantato come il primogenito di tutta la creazione, al quale tutto fa riferimento e nel quale tutto incontra pienezza.

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Domenica Quattordicesima del Tempo Ordinario

Letture
I Lettura: Is 66, 10-14
Salmo: 65
II Lettura: Gal 6, 14-18
Vangelo: Lc 10, 1-12.17-20

Nesso logico tra le letture
Cercare in tutto il fine: questa frase può sintetizzare i testi liturgici. Il fine della missione dei settantadue non è il successo, ma che ´i loro nomi siano scritti nel cieloª (vangelo). L´Isaia post-esilico vede anticipatamente il fine di tutti i suoi sogni: la città di Gerusalemme che riunisce tutti i suoi figli, come una madre (prima lettura). L´esistenza cristiana non ha altro fine se non appropriarsi della vita di Cristo in tutta la sua realtà storica, specialmente nel mistero della croce. È ciò che ci insegna san Paolo con la sua parola e con la sua vita (seconda lettura).

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Omelia per la Tredicesima Domenica del Tempo Ordinario

Letture
I Lettura: 1Re 19, 16b.19-21
Salmo: Sal 15
II Lettura: Gal 5,1.13-18
Vangelo: Lc 9, 51-62

Nesso logico tra le letture
"Chiamata e risposta": due parole che riassumono il contenuto sostanziale delle letture della presente domenica. Gesù, nel suo camminare verso Gerusalemme, chiama alcuni a seguirlo e a dargli una risposta radicale (vangelo). In questo, Gesù supera le esigenze della chiamata e della sequela nell´Antico Testamento, particolarmente nella vocazione di Eliseo (prima lettura). I gàlati — e tutti i cristiani in generale — sono stati chiamati alla libertà dello spirito, di conseguenza debbono rispondere con il loro comportamento alla nuova condizione di uomini liberi, evitando di cadere un´altra volta nella schiavitù (seconda lettura).

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DOMENICA DODICESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Zac 12, 10-11; 13,1
Seconda: Gal 3, 26-29
Vangelo: Lc 9, 18-24

NESSO TRA LE LETTURE
Chi è Gesù Cristo? Questa è la grande domanda degli uomini da ventuno secoli, ed è la domanda che ci pone la liturgia di questa domenica. Le risposte sono varie: un profeta redivivo: Elia, Geremia, per esempio, o un altro Giovanni il Battista. Pietro, in nome dei Dodici, giunge ad affermare che è il Messia di Dio. Per Gesù, le risposte sono insufficienti, e dà a se stesso il nome del Figlio dell’uomo, che terminerà la sua vita su una croce (vangelo). Alla luce evangelica si coglie il senso ultimo della profezia di Zaccaria: "Guarderanno a me, a colui che hanno trafitto" (prima lettura). Per san Paolo, alla luce della Pasqua, Gesù Cristo è colui che fa passare l’uomo dall’infanzia sotto il pedagogo fino all’età adulta dell’uomo libero e figlio di Dio (seconda lettura).

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Omelia per la XI Domenica del Tempo Ordinario - 13 giugno 2010

LETTURE
2 Sam 12,7-10.13
Sal 31,1-2.5.7.11
Gal 2,16.19-21
Vangelo: Lc 7,36-8,3 (forma breve: Lc 7,36-50)

NESSO TRA LE LETTURE
Il messaggio di questa domenica è semplice, ma non facile da assimilare per la nostra natura umana, ferita dal peccato. Le letture esprimono chiaramente che il mistero della salvezza, il mistero della misericordia di Dio, passa attraverso il sacrificio e la rinuncia di sé. Il profeta Zaccaria ci dice che il Signore riverseà grazia e consolazione sulla casa di David, ma che le genti guarderanno "a colui che hanno trafitto" — cioè Dio stesso —, sarà un giorno di lutto e pianto come per si fa per un figlio unico (prima lettura). San Giovanni accosterà questo oracolo a Cristo Gesù, ma il suo primo significato rimanda a Dio stesso (occorre ricordare che Zaccaria scrive circa cinquecento anni prima dell´interpretazione offerta da san Giovanni). Guarderanno a Dio, cioè si convertiranno a lui. E guarderanno "a colui che hanno trafitto", cioè a Dio stesso che avevano offeso nella persona dei più poveri. È il mistero dell´amore di Dio offeso dai nostri peccati. Il vangelo, da parte sua, ci dà la risposta che Dio offre agli uomini: manda suo Figlio affinché ci redima mediante i suoi patimenti, la sua morte e la sua resurrezione. Cristo stesso dice chiaramente ai suoi apostoli che deve soffrire e che, se desiderano seguirlo, ognuno dovrà farsi carico della propria croce (Vangelo). Messaggio arduo, perché contraddice spesso le nostre aspirazioni più intime e, tuttavia, questo è il messaggio di salvezza. Per mezzo del battesimo siamo stati incorporati a Cristo, rivestiti di Lui, e nostra è la promessa di salvezza (seconda lettura).

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Solennità del Corpus Domini

Letture
I Lettura: Gn 14,18-20
Salmo: Sal 109,1-4
II Lettura: 1Co 11,23-26
Vangelo: Lc 9,11b-17

Nesso tra le letture
Quanto è consolante pensare che Dio stesso viene incontro alle nostre miserie e si prende cura di noi e ci sostiene nelle difficoltà della vita! Questa è l´idea che raccogliamo dalla meditazione della liturgia della solennità del Corpus Domini. La prima lettura ci mostra il Re-sacerdote di Salem (Gerusalemme) Meclhisedek che offre pane e vino e benedice Abramo. Questo personaggio misterioso è immagine, secondo il salmo 110, del Re David, che allo stesso modo è simbolo del Messia. Nel vangelo vediamo che Gesù stesso, il vero Messia, si offre agli uomini come alimento. È quasi una prefigurazione del banchetto messianico degli ultimi tempi. Vediamo Gesù che viene per rendere libero il suo popolo, ma non con una liberazione politica o militare, come molti credevano, bensì mediante il suo sacrificio e la conversione dei cuori. Gesù ci offre il pane di vita che è il suo corpo ed il suo sangue, come testimonia solennemente Paolo nella seconda lettura. Ed in questo gesto si rivela l´amore più grande.

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Solennità della Santissima Trinità — Ciclo C

Letture
I Lettura: Prv 8, 22-31
Salmo: Sal 8 (9)
II Lettura: Rm 5, 1-5
Vangelo: Gv 16, 12-15

Nesso tra le letture
La solennità della Santissima Trinità ci introduce nel mistero dell´autorivelazione di Dio. Dio stesso ci viene manifestato nell´unità della natura e nella distinzione delle persone. La liturgia del ciclo C sottolinea in modo particolare l´amore di Dio Trinità per l´uomo. Nella prima lettura, tratta dal libro dei Proverbi, troviamo una personificazione della Sapienza che è come un´anticipazione preparatoria alla rivelazione delle Persone della Trinità. La Sapienza non è ancora una persona, ma è personificata e, così, si vuole esprimere che tutto è stato creato con ammirabile concordia, con armonia e bellezza, "ponendo le delizie tra i figli dell´uomo" (prima lettura). La Lettera ai Romani sottolinea il tema della "speranza nella quale ora ci troviamo grazie a Cristo". Questa speranza è già realizzata, ne siamo parte, cioè siamo già stati giustificati e redenti, tutto questo è già una magnifica e profonda realtà; ma, allo stesso tempo, è una speranza che si deve realizzare nel tempo, cioè non è ancora possesso pieno della Gloria. "Già, ma non ancora", come recita una splendida espressione escatologica. Continuiamo ad essere pellegrini per la via e, di questa speranza, ci vantiamo nelle tribolazioni (seconda lettura). Nel vangelo si dà ancor più rilievo all´amore di Dio per gli uomini: Cristo saluta i suoi apostoli ed annuncia loro che lo Spirito Santo verrà e li guiderà alla verità completa. Lo Spirito Santo spiegherà loro "le cose che devono venire", spiegherà loro il mistero della passione, della morte e resurrezione del Signore (Vangelo). La solennità della Trinità è, dunque, la grande solennità di Dio, Uno e Trino, e del suo ineffabile amore per noi uomini.

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Solennità di Pentecoste - 23 maggio 2010

Letture
I Lettura: At 2,1-11
Salmo: Sal 103 (104)
II Lettura: Rm 8,8-17
Vangelo: Gv 14,15-16.23-26

Nesso delle letture
Il giorno di Pentecoste celebra la venuta dello Spirito Santo sugli apostoli. Oggi, nell´orazione colletta, la liturgia supplica così il Signore: "diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo". Il libro degli Atti degli Apostoli narra essenzialmente la venuta dello Spirito Santo sul collegio apostolico: tutti sono pieni di Spirito, si compiono meraviglie nei loro cuori e intraprendono con coraggio la predicazione evangelica (prima lettura). Nella lettera ai Romani, che ci presenta la seconda lettura, è posta in rilievo la contrapposizione tra la carne e lo spirito. Viene così espressa quella lotta interiore che ogni uomo che vuole vivere come figlio di Dio sperimenta in se stesso (seconda lettura). Nel vangelo, Cristo risorto dona lo Spirito Santo agli Apostoli. Gesù alita sugli apostoli, e così ci rammenta di quell´altro alito di Dio, all´atto della creazione dell´uomo. Il dono dello Spirito Santo, da parte di Gesù ai suoi Apostoli, è descritto nel vangelo di san Giovanni come il dono della vita che Dio comunicò all´uomo alle sue origini. Ora, in effetti, ci troviamo all´origine di una nuova umanità, siamo di fronte ad una nuova creazione (Vangelo).

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Omelia per la Solennità dell´Ascensione del Signore — Ciclo C

Letture
I Lettura: At 1,1-11
Salmo: Sal 46 (47)
II Lettura: Eb 9,24-28;10,19-23
Vangelo: Lc 24,46-53

Nesso delle letture
"In molti Paesi, tra i quali l´Italia, la solennità dell´Ascensione di Cristo è stata posticipata ad oggi. Con questa festa ricordiamo che Gesù, dopo la sua risurrezione, si mostrò vivo ai discepoli per quaranta giorni (At 1,3), al termine dei quali, avendoli condotti sul monte degli Ulivi, "fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo" (At 1,9). Risorto e asceso al Cielo, il Redentore costituisce per i credenti l´àncora di salvezza e di conforto nel quotidiano impegno al servizio della verità e della pace, della giustizia e della libertà. Salendo al Cielo, Egli ci riapre la via verso la Patria beata, non però per alienarci dalla storia, ma per dare al nostro cammino il respiro della speranza" (Giovanni Paolo II, Regina coeli, 12 maggio 2002). Il vangelo di san Luca mette particolare enfasi sulla necessità di rendere testimonianza a Cristo, morto e risorto. Lo Spirito Santo sarà inviato per fortificare gli apostoli (Vangelo). La lettera agli Ebrei contempla l´ingresso solenne di Cristo "nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore" (seconda lettura).

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Sesta Domenica di Pasqua — Ciclo C

Letture
I Lettura: At 15,1-2.22-29
Salmo: Sal 66 (67)
II Lettura: Ap 21,10-14.22-23
Vangelo: Gv 14, 23-29

Nesso delle letture
La liturgia di questa domenica presenta la problematica che la Chiesa affrontava al tempo degli apostoli: da un lato, alcuni si aggrappavano alle tradizioni ebraiche e chiedevano la circoncisione e il rispetto di altri precetti per i neo-convertiti al cristianesimo; dall´altra, vediamo Paolo, pieno di zelo per Cristo e per la predicazione del vangelo, che invita tutti ad aderire unicamente a Cristo risorto. Per risolvere il conflitto intervengono le "colonne" della Chiesa, ma soprattutto, interviene l´azione dello Spirito Santo che illumina il cuore degli uomini ed indica loro la via che devono seguire (prima lettura). Gesù, nel dialogo coi suoi apostoli nell´ultima cena, aveva annunciato loro che lo Spirito Santo sarebbe venuto per insegnar loro e per ricordare tutto quello che Cristo stesso aveva detto (Vangelo). Lo Spirito Santo ricorda loro, in modo speciale, l´amore di Cristo. Ricorda loro che devono rimanere nell´amore, nell´unità, nella comunione, devono mantenere la parola del Signore, essere dimora della Trinità stessa.

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Quinta Domenica di Pasqua

Letture
I Lettura: At 14,21-27
Salmo: Sal 144 (145)
II Lettura: Ap 21,1-5
Vangelo: Gv 13,31-33.34-35

Nesso delle letture
"Io, Giovanni, vidi un nuovo cielo e una nuova terra". La seconda lettura, presa dell´Apocalisse ci introduce in un mondo nuovo, il mondo che avrà il suo compimento alla fine dei tempi, ma che ha avuto inizio in questo dal momento in cui Gesù Cristo si è offerto in sacrificio e ha proclamato solennemente: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri". Il mondo non conosceva in pienezza l´amore, non conosceva quella forza sovraumana che spinse gli apostoli, Paolo e Barnaba, a logorarsi e consumarsi per donare agli uomini il tesoro della fede, come ci mostrano gli Atti degli Apostoli. È Dio fatto uomo che ci ha manifestato nell´amore il senso ultimo dell´esistenza umana, Dio che è "paziente e misericordioso lento all´ira e ricco di grazia", "buono verso tutti, e la cui tenerezza si espande su tutte le creature". L´amore apre un´altra tappa nella storia dell´uomo: "io faccio nuove tutte le cose".

Argomento: Tracce per omelie
Quarta Domenica di Pasqua — Ciclo C
25 aprile 2010
Letture:
I Lettura: At 13,14.43-52
Salmo: Sal 99 (100)
II Lettura: Ap 7,9.14-17

Vangelo: Gv 10,27-30
Nesso delle letture
Questa domenica, nota come la domenica del "Buon Pastore", ricorre la giornata di preghiera per le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Dalla liturgia di oggi emerge la figura del "Buon Pastore" che bada alle sue pecorelle. Già nelle catacombe e nei mosaici delle antiche basiliche troviamo l´immagine del "Buon Pastore", giovane e forte che porta una pecorella sulle sue spalle. Pastore e agnello sono immagini terrene usate dalla Chiesa primitiva per rappresentare il Cristo pasquale. Il vangelo del ciclo liturgico C proclama l´ultima parte della parabola, e mette in rilievo la relazione che esiste tra le pecorelle e il pastore, Gesù, che presenta se stesso come il vero pastore.
´Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono. Io do loro la vita eternaª (Vangelo). Queste parole del vangelo trovano il loro compimento definitivo nella visione celestiale che san Giovanni ci descrive nell´Apocalisse: ´ l´Agnello [Cristo Risorto] che sta in mezzo al trono sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita [vita eterna]ª. Quelle pecorelle guidate sono la ´moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all´Agnello, avvolti in vesti candide [la nuova umanità], e portavano palme nelle mani [l´umanità vittoriosa]ª; questi ´sono coloro che sono passati attraverso la grande tribolazioneª (la persecuzione, per esser stati fedeli alla voce del loro Pastore), (prima lettura). Sono, come ci dice san Luca negli Atti degli Apostoli, "quelli che glorificavano la Parola di Dio", quelli che "abbracciarono la fede", "che erano destinati alla vita eterna". In loro si realizzò il Mistero Pasquale: la Morte di Cristo, nella persecuzione (gli insulti, l´espulsione), e la Resurrezione di Cristo, nel frutto della Missione Apostolica (´La parola di Dio si diffondeva per tutta la regioneª e ´i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santoª).
Argomento: Tracce per omelie
Omelia della III Domenica di Pasqua
Letture
I Lettura: At 5, 27-32.40-41
Salmo: Sal 29 (30)
II Lettura: Ap 5, 11-14
Vangelo: Gv 21, 1-19
Nesso delle letture
La figura centrale delle letture di questa domenica è Cristo risorto, che appare agli apostoli sulla riva del lago. Simon Pietro prende l´iniziativa e va a pescare e gli altri apostoli lo seguono. Proprio loro, che pure erano esperti nell´arte della pesca, trascorrono l´intera notte senza prendere niente. All´alba, odono la voce di uno sconosciuto che li chiama dalla spiaggia, invitandoli a gettare la rete sul lato destro: ´Quando già era l´alba Gesù si presentò sulla rivaª (Gv 21,4). L´evangelista precisa che quella notte ´non presero nullaª (Gv 21,3), e aggiunge che non avevano nulla da mangiare. All´invito di Gesù: ´Gettate la rete dalla parte destra della barca e trovereteª (Gv 21,6), obbedirono senza esitazione. Pronta fu la loro risposta e grande la loro ricompensa, perché ´gettarono [la rete] e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesciª (Gv 21,6), la stessa rete che era rimasta vuota nella notte. Fu lo sguardo acuto di Giovanni a scoprire che si trattava del Signore (Vangelo). Nella prima lettura contempliamo gli Apostoli che danno testimonianza della resurrezione del Signore con coraggio e si ritengono degni di soffrire per il nome di Gesù (prima lettura). Il libro dell´Apocalisse manifesta la lode e l´onore che si deve all´Agnello sacrificato (seconda lettura). Egli ha conseguito il trionfo per mezzo della sua umiliazione.

Argomento: Tracce per omelie

Letture
I Lettura: At 5, 12-16
Salmo: Sal 117 (118)
II Lettura: Ap 1,9-11.12-13.17-19
Vangelo: Gv 20, 19-31

Nesso delle letture

In questa seconda domenica di Pasqua si celebra il giorno della divina misericordia. Il 30 aprile del 2000, Giovanni Paolo II ha canonizzato Suor Faustina Kowalska, testimone e messaggera dell´amore misericordioso del Signore, e istituì questa nuova festa che tanto opportunamente si inserisce nel ritmo liturgico e risponde alle necessità più vive degli uomini del terzo millennio. L´elevazione agli onori degli altari di questa umile religiosa, figlia della Polonia, ha rappresentato un dono per tutta l´umanità. ´Il messaggio, infatti, di cui ella è stata portatrice costituisce la risposta adeguata e incisiva che Dio ha voluto offrire alle domande e alle attese degli uomini di questo nostro tempo, segnato da immani tragedie. A Suor Faustina Gesù ebbe a dire un giorno: "L´umanità non troverà pace, finché non si rivolgerà con fiducia alla divina misericordia" (Diario, p. 132). La divina Misericordia! Ecco il dono pasquale che la Chiesa riceve dal Cristo risorto e che offre all´umanità, all´alba del terzo millennioª (cfr. Giovanni Paolo II, Omelia della Domenica della Divina Misericordia, 22 aprile 2001).
Il salmo 117 (118) invita ad elevare un canto di gratitudine a Dio perché eterno è il suo amore, perché eterna è la sua misericordia. La seconda lettura, tratta dal libro dell´Apocalisse, spiega perché l´uomo non deve temere: Cristo, l´Alfa e l´Omega, ha trionfato sulla morte e vive per sempre (seconda lettura). Nel vangelo, Cristo risorto appare al collegio apostolico e invita alla pace, alla fiducia, alla sicurezza, perché la misericordia divina si è riversata in Cristo Nostro Signore. Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre.

Argomento: Tracce per omelie

Pasqua di Resurrezione 
4 aprile 2010


Letture
I Lettura: At 10,14a 37-43
Salmo: Sal 117
II Lettura: Col 3,1-4
Vangelo: Gv 20,1-9


Nesso tra le letture
La fede nella resurrezione del Signore è il tema fondamentale di questo giorno. "Questo è il giorno di Cristo Signore" canta il salmo 117. È la domenica per eccellenza. È il giorno in cui vincendo la morte si espresse il suo potere sovrano e che, perciò, è motivo di diletto e gioia per tutti i cristiani. Nel suo discorso, Pietro proclama che gli è stato affidato l´incarico di annunciare e predicare la Resurrezione di Cristo. Gli apostoli sono i testimoni che hanno visto il Risorto, hanno mangiato e bevuto con lui. Essi hanno ricevuto l´incarico di predicare che Cristo risorto è stato costituito giudice dei vivi e dei morti (prima lettura). San Paolo sottolinea, in modo speciale, che la resurrezione del Signore instaura una nuova vita nel battezzato. Il cristiano è colui che è morto con Cristo ed è risorto con lui ad una nuova vita. La fede nella Resurrezione è per san Paolo la roccia salda, il luogo su cui si fonda tutto il suo dinamismo apostolico (seconda lettura). Il vangelo ci mostra Pietro e Giovanni che, entrando nel sepolcro, "vedono e credono". Il sepolcro vuoto è per loro l´inizio di una meditazione che li conduce alla fede in Cristo risorto.

Argomento: Tracce per omelie

Domenica delle Palme. Ciclo C

Letture
Prima: Is 50, 4-7
Seconda: Fil 2, 6-11
Vangelo: Lc 22, 14-23, 52

NESSO TRA LE LETTURE
Il dolore! realtà storica e disegno di Dio. Qui si trova il centro del messaggio della Domenica delle Palme. Il Servo di Javeh (prima lettura) soffre colpi, insulti e sputi, ma il Signore lo aiuta e gli insegna il senso del dolore. San Paolo, nell'inno cristologico della lettera ai filippesi (seconda lettura), canta a Cristo che "si spogliò della sua grandezza, assumendo la condizione di servo". Nella narrazione della passione secondo san Luca, Gesù affronta sofferenze indicibili e inenarrabili, alla maniera di uno schiavo, ma sa che tutto è disposto dal Padre e per questo affida al Padre il suo spirito.

Argomento: Tracce per omelie

Omelia della Quinta Domenica di Quaresima

Letture
I Lettura: Is 43, 16-21
Salmo: Sal 39
II Lettura: Fil 3, 8-14
Vangelo: Gv 8, 1-11

Nesso tra le letture
La liturgia di oggi, a proseguimento di quella della domenica precedente, ci parla della novità della vita in Cristo. La donna peccatrice, sorpresa in adulterio, vede che i suoi accusatori si ritirano e resta sola di fronte a Gesù. E lì, in quell’incontro, sorge qualcosa di nuovo nella sua anima: ascolta parole di misericordia e di perdono che la restituiscono alla vita (Vangelo). Anche il profeta Isaia, pensando al ritorno dalla prigionia di Babilonia, parlava di una novità: il Signore camminerà di fronte al suo popolo, facendogli strada nel deserto (prima lettura). Quando Dio parla, tutto diventa nuovo. Per questo motivo, san Paolo ci dice che tutto deve essere reputato una perdita a paragone della conoscenza di Cristo Gesù, cioè della conoscenza dell’amore di Dio per l’uomo (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

Omelia della Quarta Domenica di Quaresima

Letture
I Lettura: Gs 5, 9.10-12
Salmo: Sal 33
II Lettura: 2 Co 5, 17-21
Vangelo: Lc 15, 1-3. 11-32

Nesso tra le letture

"Se uno è in Cristo, è una creatura nuova; le cose vecchie sono passate, ecco ne sono nate di nuove" (seconda lettura). Questo testo di san Paolo ci serve quale punto unificatore delle nostre letture. In Cristo si è rivelato il volto misericordioso del Padre, l’amore del Padre, così che chi vede Cristo vede il Padre. La parabola del "figliol prodigo" che leggiamo oggi nel vangelo, esprime in modo plastico la riconciliazione col Padre che Cristo ha conquistato per noi. "È stato Dio a riconciliare a sé il mondo in Cristo" (2 Cor 5,19). Attraverso Cristo abbiamo accesso al Padre. Dal canto suo, la prima lettura ci mostra il popolo d’Israele che, attraversando il Giordano, smette di essere un paese nomade, e gusta già i frutti della terra dove "scorre latte e miele". La speranza della terra promessa incomincia a farsi realtà (prima lettura). Tutto è novità per questo popolo che entra come in processione attraversando il Giordano e ratificando di nuovo l’alleanza. In questi frutti della terra, sono rappresentate le offerte del pane e del vino che diventeranno il corpo ed il sangue del Signore.

Argomento: Tracce per omelie

Traccia per l'Omelia della Terza Domenica di Quaresima

Letture
I Lettura: Es 3, 1-8.13-15
Salmo: Sal 102
II Lettura: 1 Co 10, 1-6. 10-12
Vangelo: Lc 13, 1-9

Nesso tra le letture
Mosè, davanti al roveto che non si consuma, è il simbolo dell’uomo davanti alla trascendenza di Dio, e simbolo dell’accettazione umile della chiamata divina a compiere una missione. Davanti a questa visione, Mosè deve restare scalzo, il terreno su cui cammina è sacro, è in presenza del Santo dei santi, deve purificarsi per stare alla presenza del Signore (prima lettura). Il vangelo parla ancora più esplicitamente dell’imperiosa necessità di convertirsi: "noi non siamo meno peccatori di coloro che hanno sofferto grandi disgrazie, e se non ci convertiamo, periremo ugualmente" (Vangelo). Paolo ci presenta un’interpretazione allegorica del passaggio nel deserto del popolo d’Israele e ci esorta a non essere increduli come gli israeliti, ma "a stare attenti a non cadere se stiamo in piedi" (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

Letture
I Lettura: Gn 15, 1-12.17-18
Salmo: Sal 26
II Lettura: Fil 3, 17 - 4,1
Vangelo: Lc 9, 28-36

Nesso tra le letture
L’alleanza che Dio stabilisce con Israele e giunge alla sua pienezza in Cristo Gesù è il tema su cui si fissa oggi la nostra attenzione. Abramo ascolta Dio che gli ricorda la sua origine e la promessa che gli ha fatto. Il Signore si impegna per primo ad essere fedele alle sue parole. Abramo si mostra docile alla promessa e crede in essa e questo gli è accreditato come giustizia (prima lettura). Il vangelo, presentando la trasfigurazione, ci indica che il pieno compimento dell’alleanza avrà luogo nell’oblazione di Cristo Gesù. Tutto ciò che era stato annunciato nella legge (Mosè) e nei profeti (Elia), trova il suo compimento nella "partenza" di Gesù (la sua passione, morte e resurrezione). Così, ci dice san Paolo, Cristo trasfigurerà il nostro corpo mortale ad immagine del suo corpo glorioso (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

Letture
I Lettura: Dt 26, 4-10
Salmo: Sal 90
II Lettura: Rm 10, 8-13
Vangelo: Lc 4, 1-13

Nesso tra le letture
La prima domenica di quaresima ci offre l’occasione per meditare sull’obbedienza del cuore quale vero culto che si offre a Dio. La prima lettura presa dal libro del Deuteronomio è una semplice e breve professione di fede del popolo d’Israele. La promessa della terra dove "scorre latte e miele" è divenuta realtà, perciò, il popolo offre le primizie dei frutti della terra, commemorando le meraviglie che Dio ha compiuto dal tempo dei patriarchi fino ad oggi (prima lettura). Nella misura in cui il popolo ha obbedito al piano di Dio, esso è stato benedetto. Il vangelo di san Luca ci presenta Gesù, pieno dello Spirito Santo, che viene tentato per quaranta giorni e che, alla fine, affronta tre tentazioni speciali del diavolo. Tutte quante mirano a portarlo alla disubbidienza al piano di Dio, ad allontanarlo dal piano redentore per seguire la via del tentatore. Gesù risponde con l’adesione incondizionata alla Sacra Scrittura e con la fedeltà alla missione che gli è stato affidata dal Padre (Vangelo). Perciò, come dice san Paolo: "confessiamo con la nostra bocca che Gesù è il Signore, e crediamo col cuore che Dio lo resuscitò dai morti" (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

Omelia per la Sesta Domenica del Tempo Ordinario
14 febbraio 2010

LETTURE
Prima: Ger 17, 5-8
Seconda: 1Cor 15, 12.16-20
Vangelo: Lc 6,17.20-26

NESSO TRA LE LETTURE
Nelle letture sembra intravedersi un'antitesi. Si contrappongono la benedizione per chi confida in Dio, alla maledizione per chi confida nell'uomo (prima lettura, salmo responsoriale). Luca, nel vangelo, oppone la beatitudine dei poveri e affamati, di coloro che piangono, ai lamenti dei ricchi e dei soddisfatti, di coloro che ridono e di coloro che sono lodati da tutti. Infine, nella seconda lettura, si ha una contrapposizione tra coloro che non credono alla resurrezione dei morti (alcuni corinzi), e coloro che credono in essa, giacché Cristo è risorto (Paolo e tutta la tradizione cristiana).

Argomento: Tracce per omelie

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