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Settima Domenica del Tempo Ord. 

LETTURE: Lv 19,1-2.17-18;
Sal 102;
1 Cor 3,16-23;
Mt 5,38-48


“Siate santi, perché io, il Signore Dio vostro, sono santo”.


1. Così Dio disse a Mosè, dando i comandamenti al suo popolo. Qui si tratta in modo particolare del comandamento dell’amore verso il prossimo, e l’amore è la contrapposizione dell’odio. Occorre ponderare bene tutte le parole della prima lettura che è stata proclamata (Lv 19, 1-2.17-18), perché vi troviamo come una preparazione al discorso della montagna, che leggiamo nell’odierno Vangelo di Matteo (Mt 5, 38-48).

Nell’insegnamento di Gesù di Nazaret è contenuta un’analoga motivazione del comandamento dell’amore. Infatti il Maestro dice: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste” (Mt 5, 48). In base a una tale motivazione Cristo proclama l’amore del prossimo, che comprende anche l’amore dei nemici.

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Sesta Domenica del Tempo Ord.

LETTURE:
Sir 15,15-20;
Sal 118;
1 Cor 2,6-10;
Mt 5,17-37

Gesù non è venuto ad abolire la legge, ma a portarla a compimento, a darle quel «di più» che la fa superare come legge e la fa accettare come scelta interiore. Di fatto la giustizia del fariseo si limita all'osservanza degli articoli di legge. La giustizia del cristiano non dipende prima di tutto dalla semplice osservanza della legge, ma dal fatto che gli ultimi tempi sono compiuti in Gesù, e che Gesù per primo e giunto ad obbedire alla legge in comunione con il Padre. Cristo stabilisce un nuovo criterio di valutazione morale: l'intenzione personale.

  

Il di più della nuova legge

E' nel cuore che si decide l'atteggiamento più vero e più radicale dell'uomo, è lì che bisogna portare l'attenzione e la scelta: questa è la superiore esigenza della legge, il «di più» con cui Cristo la porta a compimento e a perfezione.

 Non basta non uccidere, bisogna non adirarsi (Mt 5,21s). Non basta non commettere adulterio, bisogna non desiderare la donna degli altri (Mt 5,27s). Non basta lavarsi le mani prima dei pasti, bisogna «purificare» l'interiore dell'uomo (Mc 7,1-23). Non basta erigere monumenti ai profeti, bisogna non farli tacere uccidendoli (Mt 23,29ss). Non basta dire: «Signore, Signore», ma bisogna « fare la volontà del Padre che è nei cieli» (Mt 7,21). Non basta dire parole senza fine nella preghiera, bisogna aver fede nella bontà di Dio (Mt 6,7). Non basta il sacrificio, non serve a niente l'atto di culto e l'osservanza dei precetti minori se non si pongono al primo posto nella propria vita morale la giustizia, la misericordia e la fede (Mt 9,13;   12,7;   23,23).

La legge viene imposta all'uomo dall'esterno. Se Gesù si limitasse soltanto a spiritualizzare la legge, il suo sarebbe un perfezionamento incompleto. Egli punta alla volontà, al cuore. Il «nuovo» apportato da Cristo è altrove: se Gesù esige un di più, la motivazione è in quel «ma io vi dico». Chi impone è Cristo, il quale ne ha dato per primo l'esempio. L'amore ai nemici, la sopportazione della sofferenza e della persecuzione sono resi possibili al cristiano perché è sollecitato e realmente aiutato dall'esemplare che ha davanti. Il cristiano non obbedisce soltanto a una legge, ma si mette sulla scia di Cristo che lo precede e che diventa per lui modello-legge-istanza suprema-forza interiore per il dono dello Spirito (Mt 3,11), premio-amore beatificante

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V Domenica del Tempo Ordinario

Testi
I Lettura: Is 58,7-10;
Salmo: 111;
II Lettura: 1Cor 2,1-5;
Vangelo: Mt 5,13-16

Tema
Nelle letture di oggi l’enfasi è posta sul modo di vivere la fede cristiana nella nostra vita. Nel Vangelo di san Matteo, siamo chiamati ad essere sale e luce per gli altri, per il mondo. La nostra vita, quel che facciamo ed il modo in cui lo facciamo, dovrebbe essere fonte di luce e di significato per gli altri. Le nostre azioni dovrebbero essere per gli altri un segno visibile della presenza di Dio nel mondo. Entrambe le successive scritture di Isaia e il Salmo 111 sottolineano cos’è che rende autentica e gradita la nostra adorazione di Dio; la nostra generosità, la nostra sollecitudine per i poveri, i senzatetto e gli affamati.
San Paolo affronta un tema lievemente diverso. Egli sostiene che è il cristianesimo non è soltanto una dottrina o una teoria circa la vita, ma la persona di Gesù Cristo ed il potere dello Spirito Santo nella vita delle persone. C’è, perciò, un nesso tra il potere di Dio e le nostre opere di bene.

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Quarta domenica del Tempo Ordinario

LETTURE
Sof 2,3;3,12-13
Salmo 146
1 Cor 1,26-31
Mt 5,1-12

TEMA DELLE LETTURE
Il tema predominante delle letture di oggi è la povertà religiosa. Il profeta Sofonia predice il giorno terribile del Signore e consiglia al povero e all´umile di cercare Dio. Questo vuol dire essere povero ed umile. Ciò diminuisce l´ira del Signore. Nel giorno del Signore il povero e l´umile sopravvivranno e saranno al riparo. I bugiardi e gli ingannatori, invece, non sopravvivranno. Anche il salmo 146 consiglia di confidare nel Signore, perché sarà Lui ad assistere i poveri, gli oppressi e i prigionieri. Egli giudicherà coloro che fanno il male. Paolo parla di povertà e umiltà cristiana, ma da una prospettiva differente. Dio non ha scelto i cristiani perché erano potenti o bene informati, ma proprio perché non lo erano, così che il potere di Dio potesse essere visto più facilmente. Il nostro unico vanto è in Dio. Matteo presenta Cristo che insegna le disposizioni fondamentali della vita cristiana. Sono il povero e il mite, che su questa terra cercano Dio e la sua giustizia e che ne soffrono volentieri le conseguenze, coloro che troveranno il suo favore.

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Terza domenica del Tempo Ordinario

LETTURE
Is 8,23-9,3
Salmo 27
1 Cor 1,10-13,17
Mt 4,12-23

TEMA DELLE LETTURE
Quando Giovanni il Battista viene arrestato Gesù decide di avviare la sua predicazione da Cafarnao. Matteo vede in questa circostanza l´adempimento di un annuncio del profeta Isaia, il quale aveva dichiarato che la regione delle tribù di Zabulon e Neftali, dove era situata Cafarnao al tempo di Gesù, sarebbe stata resa gloriosa da Dio. Con parole splendide Isaia descrive la gioia e la pace future, la fine della guerra e dell´oppressione, quando "un figlio nascerà per loro" (cfr. 9,5). Di nuovo, si vede il contrasto tra i termini esaltanti della profezia di Isaia e l´adempimento del tutto privo di ostentazione nella decisione di Gesù di vivere a Cafarnao. La missione pubblica di Gesù comincia con la sua predicazione e la scelta dei suoi primi apostoli. Fin dall´inizio Gesù condivide la sua missione con alcuni uomini, attraverso l´insolita promessa fatta a dei pescatori di diventare "pescatori di uomini" (v. 19). Implicita in questa chiamata è la necessità di un impegno totale. Dice Gesù che il Regno di Dio è vicino, ed esorta alla conversione del cuore. Egli dedica il suo tempo a predicare e prendersi cura di malati e bisognosi. Il salmo 27 presenta una fiducia sublime nel Signore di fronte alla paura e alla difficoltà. C´è la serena speranza della persona che ha assaporato la fedeltà e sa che, nonostante la tribolazione, non resterà delusa. Paolo lancia un appello all´unità ai cristiani di Corinto e li supplica di evitare di dividersi in fazioni basate sullee simpatie o le antipatie. Gesù Cristo è l´unico Signore. Il potere che Paolo predica sta sulla croce di Gesù Cristo e non nella sapienza umana.

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Seconda Domenica del Tempo Ordinario

LETTURE
Is 49,3-5,6
Salmo 40
1 Cor 1,1-3
Gv 1,29-34

TEMA DELLE LETTURE
I testi di oggi parlano in maniere diverse dello scopo centrale della missione di Gesù, come Dio fatto uomo: "togliere il peccato del mondo" (Gv 1,29). Questa realtà ed il modo in cui è realizzata viene espressa in modi diversi. Il profeta Isaia parla del servo del Signore, consapevole di esser scelto per ricondurre Israele a Dio. Il servo sperimenta la fatica e l´oscurità del suo compito. Anche così, crede fermamente che il suo destino è con il Signore. Il salmo 40 sembra mettere in contrasto i riti sacrificali mosaici con l´ascolto obbediente e preferenziale della parola del Signore. Quel che conta per essere graditi a Dio è la disposizione interiore del cuore. Giovanni parla in termini simbolici di Gesù: l´Agnello sacrificale di Dio, che toglie il peccato del mondo. Egli riconosce Gesù come Colui per il quale aveva preparato Israele. Giovanni aveva visto lo Spirito Santo scendere su di lui. Paolo, nel suo saluto ai cristiani di Corinto, riferisce del duplice aspetto della redenzione: siamo stati fatti santi in Gesù Cristo, e siamo chiamati ad essere santo nel nome di Gesù Cristo.

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Autore di questa traccia è Padre Eamonn O´Higgins, LC

Battesimo del Signore

LETTURE
Is 42,1-4,6-7
Salmo 29
At 10,34-38
Mt 3,13-17

TEMA DELLE LETTURE
Le letture di oggi si riferiscono al battesimo di Gesù per mano di Giovanni. Curiosamente, Gesù chiede di ricevere il battesimo di Giovanni, il gesto simbolico dell´immersione nell´acqua per mostrare il cambiamento interiore, il passaggio dall´essere peccatori all´essere figli di Dio. Giovanni stesso è sconcertato. Matteo riferisce come Dio Padre applica le parole del profeta Isaia a Gesù: "Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio" (Mt 3,17; Is 41,1). I fenomeni naturali che accompagnano il rituale battesimale di Gesù possono essere paragonati alla manifestazione del potere del Signore in una tempesta, come nel Salmo 29. Isaia prosegue descrivendo una persona che porterà giustizia e istruzione, ma non in modo ostentato. Il brano termina con il Signore che ricorda il suo amore per il suo popolo eletto. Mediante il Signore il cieco vedrà e i prigionieri saranno liberati. Negli Atti degli Apostoli, Pietro ricorda l´inizio della missione di Gesù, al tempo della predicazione del battesimo di Giovanni. Pietro capisce che la fonte del potere di Gesù è Dio stesso. Gesù è consacrato non in virtù del battesimo d´acqua, ma dalla consacrazione interiore dello Spirito Santo. Questo battesimo cristiano è offerto a tutti i popoli, agli ebrei come ai Gentili.

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Omelia per il 6 gennaio
Epifania del Signore

LETTURE
Is 60,1-6;
Salmo 72;
Ef 3,2-3,5-6;
Mt 2,1-12

TEMA DELLE LETTURE
È il profeta Isaia che prepara la scena per il tema della solennità di oggi. Egli presenta una visione del giorno, molto vicino, quando tutti i popoli della terra verranno per riconoscere iL Signore. Isaia prevede moltitudini di popoli carichi di doni che giungono a Gerusalemme in adorazione. Oro ed incenso saranno fra i doni. Il salmo 72 dice lo stesso. Anche i re verranno con omaggi a riconoscere e ad adorare il Signore. Paolo insiste che è sua missione speciale quella di predicare ai pagani, ai Gentili, perché è convinto in fede che essi stati stati chiamati allo stesso destino. Perciò, Dio deve essere mostrato a tutti. Matteo richiama un evento singolare avvenuto alla nascita di Gesù. Viaggiatori partiti di lontano riconoscono in una mangiatoia il re dei Giudei. Portano con sé doni regali. Matteo presenta in microcosmo l´adempimento delle profezie, la "esposizione" di Dio a tutte le nazioni. Anche un potere malvagio è consapevole di questo evento significativo, ed è intenzionato a distruggere la bontà.

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Autore di questa traccia è Padre Eamonn O´Higgins, LC

Omelia per il 2 gennaio
Seconda domenica dopo Natale

LETTURE
Sir 24,1-4,8-12;
Salmo 147;
Ef 1,3-6,15-18;
Gv 1,1-18

TEMA DELLE LETTURE
La lettura dal Libro del Siracide parla della sapienza e dell´ordina nell´universo come una manifestazione di Dio, l´Altissimo. In forma letteraria, il profeta personifica la sapienza di Dio, riconoscendo anche che Israele è stato scelto con speciale lungimiranza nella sapienza dell´Altissimo mediante la sua conoscenza della Legge di Dio. La risposta del Nuovo Testamento al salmo 147 paragona deliberatamente la "persona" della sapienza dell´Antico Testamento e la nascita nel tempo del Figlio di Dio, il Verbo. Il Salmo stesso proclama il potere e la sapienza di Dio in favore di Gerusalemme, visto come un messaggero (v. 15) che fortifica potentemente Gerusalemme e, in particolar modo, rivela la sapienza di Dio al suo popolo eletto (v. 19). Giovanni ricorda la nascita di Dio nella vita umana, riferendosi a Gesù Cristo come al Verbo di Dio. Ora non è necessaria alcuna personificazione letteraria; Dio stesso si fa uomo. Oltre a ricordare ai cristiani di Efeso il loro destino soprannaturale, Paolo invoca per loro (v. 17) da Dio lo spirito di sapienza e di rivelazione per una più profonda consocenza di quel Dio che solo può illuminare gli occhi della loro mente affinché comprendano la verità sul loro destino, lo scopo autentico e finale della loro esistenza, il culmine della creazione.

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Omelia per sabato 1° gennaio
Santa Maria Madre di Dio

LETTURE
Prima: Num 6,22-27
Seconda: Gal 4,4-7
Vangelo: Lc 2, 16-21

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE
Una vena sotterranea unisce le letture: la signoria di Dio, che acquista la sua forma più perfetta nella pienezza dei tempi, quando Dio, per mezzo dell’incarnazione di suo Figlio, fa partecipe l’uomo della sua signoria adottandolo come figlio. Nella prima lettura per tre volte si ripete la parola Signore: "Il Signore ti benedica... il Signore faccia brillare il suo volto su di te...il Signore ti mostri il suo volto". Nel versetto precedente al testo evangelico della liturgia i pastori si dicono gli uni gli altri: "Andiamo a Betlemme a vedere ciò che il Signore ci ha annunciato", e nel v.20 san Luca commenta: "I pastori ritornarono lodando Dio perché tutto ciò che avevano visto e udito corrispondeva a quanto avevano detto loro". Infine, nella lettera ai galati non appare la parola Signore, ma il concetto: il Figlio di Dio, tramite l’incarnazione, si fece schiavo della legge perché noi, soggetti a questa legge, fossimo liberati. Nel battesimo, lo Spirito Santo è inviato ai nostri cuori per trasformarci da schiavi in figli. In quanto figli, partecipiamo della signoria di nostro Padre Dio sulla legge.

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Domenica 26 dicembre 2010
Festa della Santa Famiglia

LETTURE
Sir 3,2-6,12-14;
Salmo 128;
Col 3,12-21;
Mt 2,13-15,19-23

TEMA DELLE LETTURE
La vita familiare è al centro della liturgia odierna. Il Libro del Siracide dà consigli pratici circa l´onore e il rispetto che si dovrebbe avere per il padre e la madre. Nella tradizione ebraica è considerato un dovere religioso importante agli occhi di Dio. Il salmo 128 illustra le benedizioni di una buona famiglia all´uomo che teme Dio. San Paolo esorta i cristiani di Colossi a mostrare nelle loro relazioni reciproche tutte le sfaccettature dell´amore cristiano. Egli raccomanda specialmente l´amore e il rispetto tra i membri della famiglia. Il vangelo di Matteo racconta delle vicissitudini di Giuseppe e Maria durante l´infanzia Gesù. Per proteggere il bambino, sono costretti ad emigrare in Egitto e a stabilirsi, infine, anni più tardi, a Nazareth, in Galilea. In modo misterioso tutto questo era stato previsto nel Antico Testamento.

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Santo Natale del Signore (Messa del giorno)

LETTURE
Is 52,7-10;
Salmo 98;
Eb 1,1-6;
Giovanni 1,1-18

TEMA DELLE LETTURE
Gli israeliti sono prigionieri a Babilonia. Il profeta Isaia predice la fine dell´esilio per intervento del Signore. Questo giorno è ormai prossimo. Gerusalemme, ora in rovina, sarà ristabilita e tutte le nazioni riconosceranno in ciò il potere del Dio d´Israele. Il salmo 98 proclama la grandezza di Dio, riconosciuta da tutti, dimostrata nel suo amore per Israele. Il prologo evangelico di Giovanni e l´inizio della Lettera agli Ebrei, in maniere simili spiegano la nascita del Signore come uomo ed il suo significato. In uno stile assai diverso dalle scene della natività dei vangeli sinottici, Giovanni dichiara che Dio divenne uomo, si fece carne, e visse tra noi (v. 14). Egli non fu accolto dai suoi, perché esi hanno scelto di non vedere la luce. Egli offre a tutta la possibilità di diventare figli di Dio attraverso la grazia (v. 12-13). La Lettera agli Ebrei presenta un compendio teologico dell´intervento di Dio nella storia umana e lo scopo per cui Egli si è fatto uomo.

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Quarta Domenica di AVVENTO, Ciclo A

LETTURE
Prima: Is 7, 10-14
Seconda: Rom 1,1-7
Vangelo: Mt 1,18-24

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE
L’espressione genitori di Gesù potrebbe essere il punto di incontro delle letture di oggi. Matteo, nel Vangelo, è colui che più chiaramente lo fa vedere: "Sua madre Maria era promessa a Giuseppe". "La sua sposa diede alla luce un figlio, a cui pose nome Gesù". Si tratta di "genitori" iscritti nell’azione misteriosa di Dio nella storia. Maria, essendo vergine, concepisce per opera dello Spirito, compiendo così la profezia messianica di Is 7,10-14 (Prima lettura). Giuseppe è giusto, accetta e rispetta il mistero di Dio, ma si interroga su ciò che Dio vuole per lui in tutto questo fatto. Dio si fa carico di dargli una risposta: "Non avere paura di prendere Maria come sposa...". In questo modo, per mezzo di Giuseppe, Gesù nascerà dalla stirpe di Davide in quanto uomo (Seconda lettura).

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Omelia per la Terza Domenica di AVVENTO, Ciclo A

LETTURE
Prima: Is 35, 1-6. 8. 10
Seconda: Gc 5, 7-10
Vangelo: Mt 11, 2-11

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE
In cammino verso la venuta di Cristo, la liturgia situa noi cristiani tra l’attesa e la speranza. Giovanni il Battista era cosciente della sua missione di precursore, e viveva nella speranza del Messia, di cui preparava il cammino; ma la speranza non gli dava certezza. Per questo, mandò a Gesù un’ambasciata: "Sei tu quello che doveva venire, o dobbiamo aspettarne un altro?" (Vangelo). Gesù soddisfa la domanda del Battista citando parte di uno dei poemi più belli della speranza messianica: "I ciechi vedono, gli zoppi camminano...e ai poveri si annuncia la buona novella" (Prima Lettura e Vangelo). San Giacomo, nella seconda lettura, ci esorta all’attesa paziente della venuta del Signore, come l’agricoltore aspetta le piogge che faranno fruttificare la semina. In Giudea queste piogge sono precoci (inizio dell’autunno) e tardive (inizio della primavera).

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Solennità dell'Immacolata Concezione di Maria

LETTURE
Prima: Gen 3, 9-15;
seconda: Ef 1, 3-6.11-12
Vangelo: Lc 1, 26-38

NESSO TRA LE LETTURE
Il mistero di Maria Santissima consiste nell'armonizzare, nel suo essere e nella sua personalità di donna, piccolezza e grandezza. Ella è la serva del Signore, che vuole far unicamente la sua volontà, ed è l'eletta per essere Madre di Dio (vangelo); ella è la figlia di Eva, della sua carne e del suo sangue, ma è altresì la redentrice di Eva, che schiaccerà la testa del serpente tentatore (prima lettura). Ella è figlia di Dio, come qualsiasi creatura umana, e soprattutto come ciascuno dei cristiani, ed è allo stesso modo madre di Dio, per il fatto di essere madre di Gesù Cristo, Verbo Incarnato (seconda lettura).

* * *

Meditazione di Dom Prosper Gueranger O.s.b.

*

La festa dell'Immacolata Concezione della Santa Vergine è la più solenne di tutte quelle che la Chiesa celebra nel sacro tempo dell'Avvento; e se è necessario che la prima parte dell'anno presenti la commemorazione di qualcuno dei misteri di Maria, non ve n'è alcuno il cui oggetto possa offrire più commoventi armonie con le pie preoccupazioni della Chiesa in questa mistica stagione della attesa. Celebriamo dunque con gioia questa solennità, poiché la Concezione di Maria presagisce la prossima Nascita di Gesù.
L'intenzione della Chiesa, in questa festa, non è solo di celebrare l'anniversario dell'istante in cui ha inizio, nel seno della pia Anna, la vita della gloriosissima Vergine Maria; ma anche di onorare il sublime privilegio in virtù del quale Maria è stata preservata dal peccato originale che, per decreto supremo ed universale, tutti i figli di Adamo contraggono nell'istante stesso in cui sono concepiti nel seno delle loro madri. La fede della Chiesa cattolica che fu solennemente riconosciuta come rivelata da Dio stesso il giorno per sempre memorabile dell'8 dicembre 1854, questa fede proclamata dalla Sede apostolica per bocca di Pio IX, tra le acclamazioni di tutta la cristianità, ci insegna che nell'istante in cui Dio ha unito l'anima di Maria, che era stata appena creata, al corpo che essa doveva animare, quell'anima per sempre benedetta non solo non ha contratto la bruttura che invade in quel momento ogni anima umana, ma è stata riempita d'una grazia immensa che l'ha resa, fin da quell'istante, lo specchio della santità di Dio stesso, nella misura che è possibile per un essere creato.
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Seconda Domenica di AVVENTO, Ciclo A

LETTURE
Prima: Is 11,1-10
Seconda: Rom 15, 4-9
Vangelo: Mt 3,1-12

NESSO LOGICO TRA LE LETTURE
Lo Spirito è il concetto presente nella liturgia e unificatore della stessa. Si tratta dello Spirito non in sé, ma riferito al Messia, la cui venuta prepariamo e il cui arrivo celebriamo nel Natale. Sul Messia, germoglio del trono di Iesse, riposerà lo Spirito del Signore. Sarà il Messia che battezzerà in Spirito e fuoco. San Paolo presenta a nostra imitazione l’esempio di Gesù Cristo, che si donò sia ai giudei sia ai pagani e così infuse in tutti un solo cuore. Questa parenesi paolina termina così: "Che lo Spirito Santo, con la sua forza, vi ricolmi di speranza". Una speranza, imperfettamente soddisfatta nel Natale, pienamente soddisfatta nella seconda venuta del Signore.

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28 novembre 2010
I Domenica di Avvento

Letture:
Is 2:1-5;
Salmo 121;
Rom 13:11-14;
Mt 24:37-44

ARGOMENTO DELLE LETTURE
Le letture di oggi generano un clima di aspettativa. Il profeta Isaia parla di una visione del futuro, la "fine dei giorni" (v. 2), un’età di pace e di giustizia in cui tutte le Nazioni riconosceranno il Signore e vorranno conoscere le Sue vie. Il Salmo 121 proclama la gioia di coloro che avanzano verso il tempio del Signore a Gerusalemme. Nel Vangelo di Matteo c’è lo stesso clima di aspettativa, ma in un tono diverso. Gesù esorta i Suoi discepoli a stare attenti perché è possibile perdere la venuta del Signore o rimanere indietro. Matteo parla di una separazione: alcuni vengono presi, altri lasciati. San Paolo insegna ai fedeli di Roma che la salvezza è vicina. E’ ancora notte, ma il giorno sta per arrivare. Per questo motivo li invita a vivere mostrando la propria fede nella salvezza imminente; dovremmo vivere come ha fatto Gesù.

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Omelia per il 21 novembre 2010
Solennità di Cristo Re

Letture:
Prima Lettura: 2 Sam 5:1-3;
Salmo 121;
Seconda Lettura: Col 1:12-20;
Vangelo: Lc 23:35-43

ARGOMENTO DELLE LETTURE
In quest’ultima Domenica dell’anno liturgico celebriamo la solennità di Gesù Cristo re dell’universo. Egli non è solo "Re dei cuori" come mutilano i modernisti, ma anche delle Nazioni e degli Stati. I testi liturgici presentano infatti tre aspetti molto diversi di questa realtà. Il secondo Libro di Samuele parla dell’unificazione di tutte le tribù di Israele, che riconoscono l’autorità regale di Davide come qualcosa che deriva da Dio: viene stretta un’alleanza. Il Salmo 121 riconosce Gerusalemme, il trono di Davide, come punto di unione per le tribù di Israele per adorare il Signore. Il Vangelo di Luca presenta un netto contrasto: un uomo muore come un criminale sulla croce. E’ oggetto di derisione. Sulla sua testa viene scritto un messaggio: questo è il re dei Giudei. San Paolo espone un discorso teologico che parla del Regno universale di Gesù Cristo e, in particolare, della redenzione, della riconciliazione, del perdono dei peccati e della pace attraverso la Sua morte in croce.

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Omelia per Domenica 14 novembre 2010
TRENTATREESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Mal 3, 19-20 (4,1-2)
Seconda: 2Tes 3, 7-12
Vangelo: Lc 21, 5-19

NESSO TRA LE LETTURE
Il presente e il futuro sono due categorie che si ergono in qualche modo in questa penultima domenica del ciclo liturgico. Gli "arroganti e malvagi" del presente saranno strappati alla radice il Giorno di Javeh, mentre i "fedeli al mio Nome" saranno illuminati dal sole di giustizia (prima lettura). Le tribolazioni e le disgrazie del presente non debbono perturbare la pace dei cristiani, perché, mediante la loro perseveranza nella fede, riceveranno la salvezza futura (vangelo). San Paolo invita i tessalonicesi ad imitarlo nella sua dedizione al lavoro, qui sulla terra, per ricevere poi nel mondo futuro la corona che non marcisce (seconda lettura).

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Omelia per la Trentaduesima Domenica del Tempo Ordinario

LETTURE
Prima: 2Mac7, 1-2.9-14
Seconda: 2Tes 2, 16-3,5
Vangelo: Lc 20, 27-38

NESSO TRA LE LETTURE
Qual è e come è il destino ultimo dell’uomo? A questa inquietante domanda cerca di rispondere la liturgia di questa domenica. Gesù ci insegna che il destino è la vita, ma che codesta vita nell’aldilà non si eguaglia alla vita terrena (vangelo). Il martirio della madre e dei suoi sette figli al tempo della guerra maccabea, offre all’autore sacro l’occasione per proclamare vigorosamente la fede nella resurrezione per la vita (prima lettura). Paolo chiede preghiere ai tessalonicesi perché "la parola del Signore continui a propagarsi e ad acquisire gloria" (seconda lettura), una parola che include la sorte finale degli uomini davanti al Giudice supremo, che è Dio.

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2 NOVEMBRE
COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI
(di dom Prosper Gueranger O.S.B.)
 
Non vogliamo, o fratelli, che ignoriate la condizione di quelli che dormono nel Signore, affinché non siate tristi come quelli che non hanno speranza (1Ts 4,12). La Chiesa ha oggi lo stesso desiderio che aveva l'Apostolo quando scriveva ai primi cristiani. La verità a riguardo dei morti mette in mirabile luce l'accordo della giustizia e della bontà in Dio, sicché anche i cuori più duri non resistono alla caritatevole pietà che questo accordo ispira, e, nello stesso tempo, offre la più dolce delle consolazioni al lutto di quelli che piangono. Se la fede ci insegna che esiste un purgatorio dove i peccati da espiare costringono i nostri cari, ci insegna anche che noi possiamo essere loro di aiuto (Concilio di Trento, Sess. XXV) ed è teologicamente certo che la loro liberazione, più o meno sollecita, è nelle nostre mani. Ricordiamo qui qualche principio di natura, per chiarire la dottrina.
 
L'espiazione del peccato.
Ogni peccato causa al peccatore due danni, perché insudicia l'anima e la rende passibile di castigo. Dal peccato veniale, che implica un semplice disgusto del Signore e la cui espiazione dura soltanto qualche tempo, si arriva alla colpa mortale, che implica difformità e rende il colpevole oggetto di abominio davanti a Dio, sicché la sanzione non può essere che un bando eterno, se l'uomo non previene col pentimento, in questa vita, la sentenza irrevocabile. Però, anche cancellando il peccato mortale, si evita la dannazione, ma non ogni debito del peccatore è sempre cancellato. È vero che un'eccezionale sovrabbondanza di grazia sul prodigo può talvolta, come avviene regolarmente nel battesimo e nel martirio, sommergere nell'abisso dell'oblio divino anche l'ultima traccia del peccato, ma è cosa normale che, in questa vita o nell'altra, la giustizia sia soddisfatta per ogni peccato.
 
Il merito.
In opposizione al peccato, qualsiasi atto di virtù porta al giusto un doppio profitto: merita per l'anima un nuovo grado di grazia e soddisfa per la pena dovuta per i peccati passati nella misura di una giusta equivalenza, che davanti a Dio spetta alla fatica, alla privazione, alla prova accettata, alla libera sofferenza di uno dei membri del suo Figlio prediletto.
Ora, mentre il merito non si può cedere e resta cosa personale di chi lo acquista, la soddisfazione si presta a spirituali transazioni come moneta di scambio, potendo Dio accettarla come acconto o come saldo in favore di altri, - chi è disposto a cedere può essere di questo mondo o dell'altro - alla sola condizione che chi cede deve lui pure in forza della grazia, far parte del corpo mistico del Signore, che è unito nella carità (1Cor 12,27).
Come spiega Suarez, nel trattato dei Suffragi, tutto ciò è conseguenza del mistero della Comunione dei santi, manifestato in questo giorno. Penso che questa soddisfazione dei vivi per i morti vale in giustizia (esse simpliciter de iustitia) ed è accettata secondo tutto il suo valore e secondo l'intenzione di colui che l'applica, sicché, per esempio, se la soddisfazione che deriva dal mio atto, serbata per me, mi valesse in giustizia la remissione di quattro gradi di purgatorio, ne rimette altrettanti all'anima per la quale mi piace offrirla (De suffragiis, sectio iv).
Argomento: Tracce per omelie
FESTA DI TUTTI I SANTI
di dom Prosper Gueranger O.S.B.
 
La festa della Chiesa trionfante.
Vidi una grande moltitudine, che nessuno poteva contare, d'ogni nazione, d'ogni tribù, d'ogni lingua e stavano davanti al trono vestiti di bianco, con la palma in mano e cantavano con voce potente: Gloria al nostro Dio  (Ap 7,9-10). Il tempo è cessato e l'umanità si rivela agli occhi del profeta di Pathmos. La vita di battaglia e di sofferenza della terra (Gb 7,1) un giorno terminerà e l'umanità, per molto tempo smarrita, andrà ad accrescere i cori degli spiriti celesti, indeboliti già dalla rivolta di Satana, e si unirà nella riconoscenza ai redenti dell'Agnello e gli Angeli grideranno con noi: Ringraziamento, onore, potenza, per sempre al nostro Dio! (Ap 7,11-14).
E sarà la fine, come dice l'Apostolo (1Cor 15,24), la fine della morte e della sofferenza, la fine della storia e delle sue rivoluzioni, ormai esaurite. Soltanto l'eterno nemico, respinto nell'abisso con tutti i suoi partigiani, esisterà per confessare la sua eterna sconfitta. Il Figlio dell'uomo, liberatore del mondo, avrà riconsegnato l'impero a Dio, suo Padre e, termine supremo di tutta la creazione e di tutta la redenzione, Dio sarà tutto in tutti (ivi 24-28).
Molto prima di san Giovanni, Isaia aveva cantato: Ho veduto il Signore seduto sopra un trono alto e sublime, le frange del suo vestito scendevano sotto di lui a riempire il tempio e i Serafini gridavano l'uno all'altro: Santo, Santo, Santo, il Signore degli eserciti: tutta la terra è piena della tua gloria (Is 6,1-3).
Le frange del vestimento divino sono quaggiù gli eletti divenutiornamento del Verbo, splendore del Padre (Ebr 1,3), perché, capo della nostra umanità, il Verbo l'ha sposata e la sposa è la sua gloria, come egli è la gloria di Dio (1Cor 11,7). Ma la sposa non ha altro ornamento che le virtù dei Santi (Ap 19,8): fulgido ornamento, che con il suo completarsi segnerà la fine dei secoli. La festa di oggi è annunzio sempre più insistente delle nozze dell'eternità e ci fa di anno in anno celebrare il continuo progresso della preparazione della Sposa (Ap 19,7).
Confidenza.
Beati gli invitati alle nozze dell'Agnello! (ivi, 9). Beati noi tutti che, come titolo al banchetto dei cieli, ricevemmo nel battesimo la veste nuziale della santa carità! Prepariamoci all'ineffabile destino che ci riserba l'amore, come si prepara la nostra Madre, la Chiesa. Le fatiche di quaggiù tendono a questo e lavoro, lotte, sofferenze per Dio adornano di splendenti gioielli la veste della grazia che fa gli eletti. Beati quelli che piangono! (Mt 5,5).
Piangevano quelli che il Salmista ci presentava intenti a scavare, prima di noi, il solco della loro carriera mortale (Sal 125) e ora versano su di noi la loro gioia trionfante, proiettando un raggio di gloria sulla valle del pianto. La solennità, ormai incominciata, ci fa entrare, senza attendere che finisca la vita, nel luogo della luce ove i nostri padri hanno seguito Gesù, per mezzo della beata speranza. Davanti allo spettacolo della felicità eterna nella quale fioriscono le spine di un giorno, tutte le prove appariranno leggere. O lacrime versate sulle tombe che si aprono, la felicità dei cari scomparsi non mescolerà forse al vostro rammarico la dolcezza del cielo? Tendiamo l'orecchio ai canti di libertà che intonano coloro che, momentaneamente da noi separati, sono causa del nostro pianto. Piccoli o grandi (Ap 19,5), questa è la loro festa e presto sarà pure la nostra. In questa stagione, in cui prevalgono brine e tenebre, la natura, lasciando cadere i suoi ultimi gioielli, pare voler preparare il mondo all'esodo verso la patria che non avrà fine.
Cantiamo anche noi con il salmista: "Mi sono rallegrato per quello che mi è stato detto: Noi andremo nella casa del Signore. O Gerusalemme, città della pace, che ti edifichi nella concordia e nell'amore, noi siamo ancora nei vestiboli, ma già vediamo i tuoi perenni sviluppi. L'ascesa delle tribù sante verso di te prosegue nella lode e i tuoi troni ancora liberi si riempiono. Tutti i tuoi beni siano per quelli che ti amano, o Gerusalemme, e nelle tue mura regnino la potenza e l'abbondanza. Io ho messo ormai in te le mie compiacenze, per gli amici e per i fratelli, che sono già tuoi abitanti e, per il Signore nostro Dio, che in te abita, in te ho posto il mio desiderio" (Sal 121).
 
Argomento: Tracce per omelie

TRENTUNESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Sap 11, 22-12, 2;
Seconda: 2Ts 1, 11- 2, 2
Vangelo: Lc 19, 1-10

NESSO TRA LE LETTURE
L’amore di Dio investe di sé ogni pagina della Bibbia e della liturgia cristiana. Nei testi della presente domenica ciò risalta in modo speciale. L’amore di Dio verso tutte le creature, perché tutte hanno nell’amore di Dio la loro ragione di essere (prima lettura). L’amore di Dio per tutti gli uomini, senza alcuna distinzione, perché tutti sono suoi figli (vangelo). L’amore di Dio verso i cristiani, "perché il nome del Signore nostro Gesù sia glorificato in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo" (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

Omelia per la Trentesima Domenica del Tempo Ordinario

LETTURE
Prima: Sir 35, 12-14.16-18
Seconda: 2Tim 4, 6-8.16-18
Vangelo: Lc 18, 9-14

NESSO TRA LE LETTURE
I termini "giustizia e preghiera" riassumono bene le letture di oggi. Nella parabola evangelica sia il fariseo che il pubblicano pregano nel tempio, ma Dio fa giustizia, e soltanto l’ultimo è giustificato. Il Siracide, nella prima lettura, applica la giustizia divina alla preghiera e insegna che Dio, giusto giudice, non ha preferenze di persone, e per questo ascolta la preghiera dell’oppresso. Infine, san Paolo si confida con Timoteo, manifestandogli i suoi sentimenti e desideri più intimi: "Mi resta solo la corona della giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel Giorno" (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

Omelia per il 17 ottobre 2010
VENTINOVESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Es 17, 8-13a
Seconda. 2Tim 3, 14- 4,2
Vangelo: Lc 18, 1-8

NESSO TRA LE LETTURE
"Tutto è dono" nel mondo della fede. Come dono, non abbiamo diritto a ciò, ma dobbiamo chiederlo umilmente nella preghiera. Così, la vedova della parabola non si stanca di supplicare giustizia al giudice, finché non riceve risposta (vangelo). Da parte sua, Mosè, accompagnato da Aronne e da Jur, non cessa durante tutto il giorno di innalzare le mani e il cuore a Javeh, affinché gli israeliti escano vincitori sugli amaleciti (prima lettura). Mediante lo studio e la meditazione della Scrittura "l’uomo di Dio si trova completo e preparato per ogni opera buona" (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

Omelia per il 10 ottobre 2010
Ventottesima Domenica del Tempo Ordinario

LETTURE
Prima: 2Re 5, 14-17
Seconda: 2Tim 2, 8-13
Vangelo: Lc 17, 11-19

NESSO TRA LE LETTURE
"L’obbedienza della fede" ci aiuta a leggere unitariamente i testi di questa domenica. I dieci lebbrosi si fidano della parola di Gesù e si mettono in cammino per presentarsi ai sacerdoti, affinché questi ultimi riconoscano che essi sono stati guariti dalla lebbra (vangelo). Naaman il siro obbedisce alle parole di Eliseo, alle istanze dei suoi servi, immergendosi sette volte nel Giordano, per cui viene guarito (prima lettura). L’obbedienza della fede fa sì che Paolo finisca in catene e debba soffrire non pochi patimenti (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

VENTISETTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Ab 1, 2-3; 2, 2-4
Seconda: 2Tim 1, 6-8. 13-14
Vangelo: Lc 17, 5-10

NESSO TRA LE LETTURE
Sembra evidente che il tema dominante, in questa domenica, è la fede, dato che si menziona nelle tre letture. Alla fine della prima leggiamo: "Il giusto vive della fede", frase che sarà ripresa da Paolo ed avrà poi una enorme risonanza nella dogmatica cristiana. Gesù nel vangelo si fissa sull’efficacia della fede, perfino della fede piccola come un granello di senapa. Infine Paolo esorta Timoteo a dare testimonianza della sua fede in Cristo Gesù, e ad accettare con fede e con amore il messaggio trasmesso da Paolo (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

DOMENICA VENTISEIESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Am 6, 1.4-7
Seconda: 1Tim 6, 11-16
Vangelo: Lc 16, 19-31

NESSO TRA LE LETTURE
Tempo ed eternità sono come i due poli che ci possono servire per organizzare i testi di questa domenica. Ciò è evidente nel testo evangelico, che situa il ricco Epulone e Lazzaro prima in questo mondo, e poi nell’eternità. Implicitamente, si trova anche nella prima lettura, secondo la quale i ricchi samaritani vivono in orge e lusso, dimentichi del futuro giudizio di Dio. Per vivere degnamente nel tempo, e raggiungere l’eternità con Dio, la fede viva in Cristo offre una garanzia sicura (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

Domenica Venticinquesima del Tempo Ordinario

LETTURE
Prima lettura: Am 8, 4-7
Seconda: 1Tim 2,1-8
Vangelo: Lc 16, 1-13

NESSO TRA LE LETTURE
Nel fondo dei testi liturgici si pone la domanda su dove si trovi la vera ricchezza. Non può coincidere con l’ambizione e l’avidità, a discapito dei più poveri e bisognosi, ci risponde la prima lettura. E non risiede neppure nell’abilità di farsi "amici" con le ricchezze di altri. La vera ricchezza è la ricchezza della fede, che possiedono i figli della luce (vangelo). Questa maniera di vedere le cose non è naturale, ma la raggiungiamo solo nell’ambito della preghiera (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

DOMENICA VENTIQUATTRESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima lettura: Es 32, 7-11.13-14
Seconda lettura: 1Tim 1,12-17
Vangelo: Lc 15,1-32

NESSO TRA LE LETTURE
Nell’insieme della liturgia risuona la misericordia di Dio Padre. Ha la sua nota più elevata nel vangelo, che raccoglie tre magnifiche parabole della misericordia divina verso i peccatori. Nella prima lettura, ascoltiamo la musica della misericordia di Dio verso il suo popolo, grazie all’intervento di intercessione di Mosè. In ultimo, nella prima lettera di san Paolo a Timoteo, sentiamo una certa commozione udendo la confessione che Paolo fa della misericordia di Gesù Cristo verso di lui: "Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità" (seconda lettura).

Argomento: Tracce per omelie

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