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martedì 26 agosto 2014
Pubblichiamo questo appello, nella speranza di contribuire a una «riscossa di pace». Quello che accade non può procedere per la nostra ignavia!

Qui l'originale, che potete sottoscrivere

Il 7 marzo 1936, Hitler fece il suo primo lancio dei dadi e ordinò alle truppe tedesche di entrare nella Renania smilitarizzata. Un’azione militare terrestre concertata tra la Francia e la Gran Bretagna, per far rispettare il trattato, avrebbe dovuto impedire molte altre tragedie successive, anche in Germania. Ma la disunione tra gli alleati, la crisi economica e la mancanza di strategia ebbero la meglio nei confronti di alcuni politici francesi lungimiranti. Il prestigio di Hitler ne uscì decuplicato, soprattutto tra le sue truppe, galvanizzate dai suoi successi e dalla preveggenza agghiacciante del loro capo, interpretata come sovrumana, mentre lo scetticismo era molto maggioritario fino ai vertici del suo stato maggiore.

Argomento: Islam

Tempi.it

La preghiera è stato un collante che ha permesso la mia libertà». La lettera di Foley quando fu prigioniero in Libia

agosto 20, 2014 Benedetta Frigerio

Il reporter decapitato era già stato rapito delle forze filo governative libiche nel 2011. Questa la lettera che scrisse per il giornale della sua università cattolica

 

Argomento: Attualità

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali
LA PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
Noi non possiamo tacere
15 agosto, Giornata di preghiera per i cristiani perseguitati

Argomento: Chiesa

Che cosa deve avere a cuore un cattolico per il voto alle elezioni Europee

di mons. Luigi Negri

Carissimi figli e figlie [dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio],

in vista delle elezioni del prossimo mese di maggio sento il dovere di indirizzarvi un breve ma fondamentale messaggio. Come Vescovo la mia prima inderogabile missione è l’annuncio del Vangelo quale via della libertà, della responsabilità e della salvezza. Nel Vangelo che vi debbo annunciare è contenuta anche una precisa concezione dell’uomo e di tutta la sua realtà, che costituisce il nucleo portante della Dottrina Sociale che la Chiesa ha sempre proclamato e testimoniato.

Argomento: Politica

ESTRATTO DALLA PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE DELLA CEI DEL 24-3-2014

6. Educare intelligenza e cuore

Come sappiamo, l’annuncio di Cristo è fondamento e criterio dell’educazione delle intelligenze e dei cuori, una educazione integrale che la scuola è chiamata a offrire: “Il compito educativo è una missione chiave”, affermava recentemente il Santo Padre (Discorso ai Superiori Generali degli Istituti maschili di vita religiosa, 29.11.2013). E noi, Vescovi Italiani, con rinnovato impegno camminiamo nella via del decennio che abbiamo dedicato a questa missione. Per questo, con tutte le persone di buona volontà e di retto sentire, guardiamo all’appuntamento del 10 maggio prossimo in piazza San Pietro con il Papa. Davanti a Lui e con Lui, riaffermeremo l’urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2014

Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9)

 

Cari fratelli e sorelle,

in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?

Argomento: Papa

Fides.org 3 gennaio 2014

SPECIALE FIDES

ELENCO  DEGLI OPERATORI PASTORALI - SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE E LAICI - UCCISI NELL’ANNO 2013

“Siamo vicini a tutti i missionari e le missionarie, che lavorano tanto senza far rumore, e danno la vita”

(Papa Francesco, Angelus del 20 ottobre 2013

Giornata Missionaria Mondiale)

Argomento: Chiesa

Dal blog: OBLATIO RATIONABILIS

mercoledì 8 gennaio 2014
Il parlare e il tacere secondo un grande Papa: Gregorio Magno!


( dalla Regula Pastoralis )
La guida delle anime sia discreta nel suo silenzio, utile con la sua parola

SINODO DEI VESCOVI

III ASSEMBLEA GENERALE STRAORDINARIA
LE SFIDE PASTORALI SULLA FAMIGLIA NEL CONTESTO DELL’EVANGELIZZAZIONE
DOCUMENTO PREPARATORIO


CITTA DEL VATICANO - 2013

I - Il Sinodo: famiglia ed evangelizzazione
La missione di predicare il Vangelo a ogni creatura è stata affidata direttamente dal Signore ai
suoi discepoli e di essa la Chiesa è portatrice nella storia. Nel tempo che stiamo vivendo l’evidente
crisi sociale e spirituale diventa una sfida pastorale, che interpella la missione evangelizzatrice della
Chiesa per la famiglia, nucleo vitale della società e della comunità ecclesiale.
Proporre il Vangelo sulla famiglia in questo contesto risulta quanto mai urgente e necessario.
L’importanza del tema emerge dal fatto che il Santo Padre ha deciso di stabilire per il Sinodo dei
Vescovi un itinerario di lavoro in due tappe: la prima, l’Assemblea Generale Straordinaria del 2014,
volto a precisare lo “status quaestionis” e a raccogliere testimonianze e proposte dei Vescovi per
annunciare e vivere credibilmente il Vangelo per la famiglia; la seconda, l’Assemblea Generale
Ordinaria del 2015, per cercare linee operative per la pastorale della persona umana e della
famiglia.

Avvenire 28-1-2013

CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI

Bagnasco: «Alla Chiesa sta a cuore tutto l'uomo»

Per l’Italia, «scongiurato il baratro, è il momento decisivo e irrimandabile del rilancio». E il rilancio deve basarsi su «un progetto di bene comune» che si basi sulla «inviolabilità della vita», sulla promozione della famiglia autentica e su comportamenti virtuosi da parte di tutti. Il cardinale Angelo Bagnasco li indica chiaramente nella prolusione che Avvenire pubblica integralmente e con cui ieri pomeriggio ha aperto il Consiglio permanente di gennaio. Le sue parole, perciò, possono essere assunte anche come punti fondamentali di un percorso che mira ad evitare il rischio di cadere «fatalmente in balia di pressioni o interessi contrastanti, dove sarà ascoltato ed esaudito chi fa la voce del più forte». «Nella crisi il popolo italiano ha dato prova di tenuta e di speranza», ha notato il porporato. Ora bisogna voltare pagina.

Argomento: Chiesa

Appello al Presidente della Repubblica

COMUNICATO STAMPA del 22 Novembre 2012

L’assemblea dell’AIGOC, Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, riunita ad Aversa il 15 novembre 2012, all’unanimità ha deciso di inviare un appello al Presidente della Repubblica, on. Giorgio NAPOLITANO, nella sua qualità di primo garante della Costituzione Italiana e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed al Governo Italiano in merito alla sentenza della III Sezione Civile della Corte di Cassazione n. 16574 del 2 ottobre 2012, che - con un tortuoso giro di parole - di fatto sancisce che:

-   Se nasce un bambino “malato” deve essere risarcito anche lui per la “vita handicappata”  che dovrà vivere a causa della sua nascita, che l’errore medico non ha evitato (o ha concorso a non evitare);
-    La donna ha diritto di abortire il feto “non sano” solo per il solo fatto che “non è perfetto e sano”(“accertamento doppiamente funzionale alla diagnosi di malformazioni fetali e (condizionatamente al suo risultato positivo) all’esercizio del diritto di aborto” pag. 9/71 PDF sentenza )

Argomento: Vita

Il discernimento nelle apparizioni e rivelazioni

2012-05-29 L’Osservatore Romano
Pubblichiamo il testo del documento emanato il 25 febbraio 1978 dall’allora Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede con il quale si stabilivano le norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni, e la prefazione firmata dal cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Argomento: Fede e ragione

Ven. Prof. Giuseppe Toniolo

Dell'opposizione sistematica del programma cattolico sociale con quello socialistico

* * *

Lettera aperta a mons. Bigliani in risposta ad insinuazioni di connivenza con il cattolicesimo democratico

 

 

"Sulle differenze di vedute interne ai cattolici sulle questioni sociali, perché io stesso quasi mi giustifichi oppure fornisca chiarimenti in proposito, essendo in quella polemica ricordato il mio nome"

* * *

da: La scuola cattolica, Milano, 1894, serie II, a. IV, v. VIII, pp. 49-58

* * *

 

 

Ill.mo monsignore!

Ella mi indirizza alcuni numeri di un giornale1, perché io prenda conoscenza di certe differenze di vedute fra i cattolici che ivi si palesano o fanno capolino intorno alle questioni sociali, e perché io stesso quasi mi giustifichi e porga schiarimenti in proposito, essendo in quella polemica ricordato il mio nome. Non posso accettare le espressioni di elogio contenute nella lettera, le quali contemporaneamente ella mi dirige; bensì aderisco di rispondere per iscritto, sia per debito di cortesia, sia per l'affetto che io porto a quanti si interessano dei problemi sociali fra noi, e soprattutto alla causa cattolica, cui tutti dobbiamo sinceramente servire. 2

Quanto al Programma dei cattolici di fronte al socialismo, dettato nell'assemblea dell'Unione cattolica del 2 gennaio p. p. in Milano, esso è abbastanza noto ed esplicito anche rispetto ai possibili contatti di fatto o di nome coi socialisti, da non abbisognare di essere qui riprodotto. Le dirò solamente che la proposizione di quel programma, ove è detto che, sebbene noi prendiamo in mano la causa del popolo, come pretendono di farlo i socialisti, respingiamo ogni connivenza anco nominale col socialismo perocchè questo è la negazione intrinseca del cristianesimo ed il programma socialista è l'antitesi del nostro, tale proposizione, ripeto, ebbe posteriormente il conforto di autorevolissime approvazioni e svolgimenti, come p. e., nella lettera pastorale del vescovo di Liegi mons. Victor Doutreloux, e nelle dichiarazioni del conte de Mun alla seduta della Camera francese del 20 aprile p. p.

 

Tutto al più se si desidera uno schiarimento intorno a quella frase usata dall'articolo della effemeride in discorso, ove si parla dell'alleanza della critica cattolica colla critica socialista nell'atterrare il conservatorismo liberale, dichiaro che la frase afferma un vero bene assodato, ma lo eccede nei termini.

La scienza cristiana si incontrò e si incontra bensì col dottrinarismo socialistico nel criticare il sistema sociale-economico del liberalismo, e sovente con efficacia grandissima, contribuendo così al tramonto di quest'ultimo, sia nella teoria che nella vita pratica. Solamente l'accordo fra le due dottrine si restringe a quella che si potrebbe dire la critica prossima o positiva, ma non si estende a quella remota o finale, o come oggi dicono i positivi teleologica, risalente cioè alle ragioni prime ed ultime.

I cattolici, in altre parole, si trovano di regola all'unisono coi socialisti nel dimostrare la fallacia di alcune teorie economiche del liberalismo, e nel condannare i fatti storici che hanno generato l'odierna crisi, per colpa delle classi superiori, della politica e della legislazione. Ma non sono mai o quasi mai d'accordo con essi nell'additare le cause e ragioni prime di quelle false teorie o di quei deplorevoli abusi pratici dell'economia liberale; le quali cause per noi stanno nell'offesa dei principi sovrannaturali cristiani, ciò che invece i socialisti disconoscono, qualche volta pervertono ed infine decisamente rifiutano. Né trovansi d'accordo nelle ragioni ultime di questa critica, che sono per i cattolici quelle di rivendicare il pregio dell'ordine sociale cristiano per ricondurvi novellamente la società traviata; mentre i socialisti sono condotti dall'intento di distruggere ogni resto di legittime istituzioni storiche, per ricomporre, sopra basi affatto nuove, innaturali ed anticristiane, il sistema sociale dell'avvenire.

* * *

Ma non è di queste inesattezze di frase, in cui l'autore di quell'articolo è incorso, e per cui la parola alleanza della critica cristiana con quella socialistica, può sembrare soverchia (laddove non si tratta per così dire fuorché d'un incontro accidentale per un fine prossimo e non di un accordo intimo e durevole per un fine remoto comune); non è di ciò, ripeto, che mi preoccupo, bensì di certe tendenze in parecchi dei cattolici zelanti, operosi, militanti fra noi, i quali sembra amino di lasciar apparire che noi cattolici ci confondiamo coi socialisti.

* * *

Ven. Prof. Giuseppe Toniolo

Federico Le Play

Cenni commemorativi

da: Studium, Firenze, 1909, a. IV, pp. 633-685

 

Fra lo spadroneggiare di un laicismo settario e intollerante, come quello di Francia oggidì, non è meraviglia che l'inaugurazione a Parigi nel giardino del Lussemburgo l'Il giugno 1906 di un monumento a Federico Le Play, sociologo cristiano, per il centenario della sua nascita, passasse in generale poco avvertito. Non così però per gli uomini seri e studiosi (tanto è vero che il cammino silente della scienza è spesso inverso a quello rumoroso dei più), i quali anzi vi tributarono opuscoli, discorsi, articoli di riviste, illustrando vari aspetti della vita e degli scritti del valentuomo francese. Ed è confortante indizio di senno che fra noi giovani studiosi desiderino una parola sopra il grande sociologo che ormai appartiene ad un ciclo storico passato, in un periodico che pur sempre intende riflettere le aspirazioni della gioventù presente.

Invero, ciò che oggi sospinge a rimirare con sguardo retrospettivo quest'uomo il quale, ingegnere metallurgico fattosi sociologo, coi suoi viaggi in più continenti, colle sue inchieste monografiche, coi sodalizi scientifici e di propaganda da lui fondati, soprattutto coi suoi scritti, fra le correnti più opposte di scuole, attraeva l'attenzione del pubblico sopra le sue idee e gli onori dei governi sopra i suoi meriti, non è soltanto il valore intrinseco delle sue dottrine, ma il risalto che ora vi aggiunge la via percorsa dal pensiero pubblico nell'ultimo quarto di secolo dopo la morte di lui in ordine alle questioni sociali, cammino ideologico che meglio abilita ad estimare dal termine della traiettoria l'inizio di essa. Sotto questo punto di vista forse v'ha taluna osservazione da aggiungere a quanto fu scritto su questo tema e qualche preziosa istruzione da ritrarne di sommo interesse attuale; ambedue sgorganti da questo concetto (non abbastanza finora chiarito) che egli fu tra i primissimi a dettare e propugnare un sistema di riforme sociali cristiane nel secolo XIX. E allora potrà apparire per qual ragione l'opera dello statistico di Calvados (Normandia), elevato ai più grandi uffici ed onorificenze da Napoleone III nei massimi suoi splendori, trovi tuttora, mercé le società da lui fondate, continuatori in tutta Europa.

Fu un riformatore (e di quelli veri e fecondi, perché inteso a ricondurre la società aberrata e guasta ai suoi principi) di proposito esplicito e maturo, ché a formarsi tale egli mirava coi suoi viaggi (dal 1831), colla conoscenza tecnico­economica dei vari ambienti che egli frequentò (circoli industriali, minerari, forestali, agricoli); e a formulare e illustrare i capisaldi di un sistema di riforme egli dedicò un libro La reforme sociale en France in cui condensò tutte le induzioni dei suoi studi analitici e depose le risultanze delle sue convinzioni, educatesi fra i calcoli delle sue statistiche comparate e fra gli attriti di una esistenza laboriosa. Il libro infatti (egli stesso lo dichiara nella prima prefazione), concepito nel 1848, assunse forme di uno schizzo o abbozzo nel 1855, e comparve la prima volta nel 1864. Spuntò dunque - per segnare due pietre miliari estreme ed opposte ­ prima del libro del riformatore socialista Federico Engels, Le condizioni delle classi lavoratrici in Inghilterra (1849) che compose il substrato del collettivismo e insieme del materialismo storico di Carlo Marx; e si compié un anno dopo il libro La questione sociale e il cristianesimo di G. Ketteler (1863), che è reputato il saggio tipico delle riforme sociali cristiane. Questo è il posto di Le Play fra i riformatori della seconda metà del sec. XIX e con essi egli ha un tratto estrinseco comune, quello di riformatore positivo (non positivistico). A distinzione pertanto del ciclo storico già superato dai sociologi riformatori di carattere idealistico, filosofi e utopisti, egli asside il suo programma sul piedistallo dei fatti. Come Engels (e poi Marx) sulle condizioni di fatto del proletariato inglese e sulle cause che lo generarono, e come il vescovo di Magonza sopra l'osservazione del problema operaio e pratico (ormai gigante in quegli anni in cui Lassalle faceva la sua propaganda in tutta Germania), posto a riscontro della storia sociale del cristianesimo, così Le Play poggiava il suo edificio sulle sue celebri inchieste statistiche con quel metodo monografico descrittivo, che come è noto venne a completare quello matematico dei grandi numeri posto in onore da A. Quetelet, e che rimase ad integrare il compito della statistica.

Ven. prof. Giuseppe Toniolo

La legislazione cristiana

Risposta aperta alla lettera dell'on. dott. F. Saccardo

da: Rivista internazionale di scienze sociali e discipline affini, 1894, v. IV, pp. 703-709

 

 

Le sono grato di avere agitato nella pubblica stampa talun quesito che veniva toccato e proposto in formule sintetiche nel Programma degli studiosi cattolici all'occasione delle recenti agitazioni socialistiche in Sicilia (programma concordato a Milano il 2 e 3 gennaio dell'anno corrente e pubblicato anche nella Rivista internazionale di scienze sociali, fascicolo di gennaio); perocchè ogni idea, come fu scritto, la quale non susciti discussioni, è morta! Ciò vale tanto più, quando si tratti di somme idee, le quali, come nel caso concreto, essendo dirette ad unificare l'azione esteriore sociale dei cattolici, è impossibile penetrino nelle menti per tradursi poi efficacemente nell'operosità pratica, se non se ne svisceri il contenuto, non se ne svolgano le applicazioni, e se intorno ad esse il pubblico non si appassioni.

 

1. Il quesito proposto da V. S. si risolve in questo: sta bene che di fronte a pericoli estremi, come quello di una immane conflagrazione sociale, aggravata dall'odierno dissolvimento organico della società, spetti allo Stato un compito eccezionale, affine di restaurare l'ordine sociale cristiano; ma forse non incomberà allo Stato, anco in condizioni normali, d'informare i suoi intendimenti e quindi tutta la legislazione positiva allo spirito cristiano?

Ella già vi ha risposto egregiamente ed in senso affermativo, confermando quanto già intendevasi implicitamente da chi dettò quella proposizione del programma: reclamarsi altamente dallo Stato che questo, dopo che per sì lungo tempo pervertì nelle sue mani lo stromento o meglio il ministero della legge, provveda ad una grande restitutio in integrum del diritto cristiano.

Ella confermò questo concetto, ma invero lo definì in modo più preciso ed esplicito, conchiudendo che spetta ai poteri pubblici, dopo aver dato opera (insieme ad altri organismi vitali, in ispecie la Chiesa) a ritrarre la società dall'estrema mina, di lasciare ad essa in eredità un sistema compiuto, normale, duraturo di legislazione cristiana.

Questa conclusione attesta una volta di più che spesso un quesito appena sia bene posto nei suoi termini esatti, esso è già sciolto. Non però così che frattanto esso non possa utilmente illustrarsi e più efficacemente propugnarsi. lo colgo pertanto l'occasione per presentare il tema, dietro le tracce che ella mi porge, al pubblico, ed invitarlo a farne obbietto di meditazione in tutta la sua ampiezza e dignità.

Ven. Prof. Giuseppe Toniolo

Le premesse filosofiche e la sociologia contemporanea

A proposito di odierne discussioni sull'enciclica Pascendi

Da: Rivista internazione di scienze sociali e discipline affini, 1908, v. XXXVI, pp. 309-331

 

I

1. Gli uomini colti, che col presidio della storia della scienza in tutti i suoi aspetti e della odierna pubblicità universale, si resero capaci di spiare e di riflettere in se stessi dì per dì, quasi in un cinematografo, le grandi mosse del pensiero scientifico, da non pochi anni assistono al volgersi e al confondersi, soprattutto allo scindersi e al contrastarsi, di ogni corrente di dottrine filosofiche, le più differenti, strane e repugnanti; le quali, rifrangendosi in altrettanti svariati ed opposti indirizzi di ogni ramo della scienza, si tramutano infine in un'anarchia di vita pratica sociale, riproducente quella ideale degli scienziati. È ciò che si sente ogni giorno angosciosamente, e che senza menomare il valore di molti e preziosi acquisti recenti nel dominio subordinato delle discipline positive, ha fatto dinanzi alla critica seria e competente intiepidire non pochi entusiasmi verso questa «cultura presente», che spiriti manifestamente pregiudicati o superficiali si ostinano a chiamare «moderna» per antonomasia, quale fattore di una novella civiltà; mentre essa per sicura diagnosi e per indubbi ammaestramenti storici, più che di un rinnovamento rivela sintomi paurosi di decadenza.

Or bene; se fra tanto turbinio che ci rapina, uno di quei geni che il Goethe chiamava le aquile dell'umanità, un areopago di dotti, quale proponeva nelle sue riforme idealistiche il Saint-Simon e vagheggiava ancora il Renan, o infine una istituzione misteriosa, capace di dominare con la sua autorità e sapienza i secoli, fosse intervenuta a disvelare con sicurezza le ragioni prime di tale abbuiamento odierno degli intelletti pensanti, e di tanta tragedia di vita vissuta; e ancora a porgere un filo conduttore, il quale avesse scorto gli scienziati a rivedere la luce e i popoli a rinvenire pace e salvezza, non avrebbe forse essa benemeritato della scienza e del progresso civile?

2. Questo è invero ciò che compié una volta di più la Chiesa cattolica, colla enciclica di papa Pio X sul «modernismo»; e l'imparzialità del giudizio ci obbliga a riconoscere, che uomini sinceri, d'incontestabile valore scientifico, anche non credenti, accolsero con ammirazione un documento autorevolissimo, il quale seppe cogliere e ridurre criticamente in forma sistematica, nel suo nesso coi veri dogmatici, e con le sue inferenze logiche e pratiche, la genesi multiforme, vaga, insidiosa del pensiero filosofico moderno, fattosi quasi impenetrabile alle menti più acute ed erudite. Inattesa e solenne conferma del valore della fede, nell'estimare gli argomenti e i risultati della scienza.

Tuttavia non mancano altri, i quali, per il richiamo autorevole che nel medesimo documento il pontefice Pio X, sulle tracce del suo predecessore, fece alle dottrine tradizionali della «scolastica», affermino che la Chiesa si ponga con ciò in contrasto irreconciliabile col progresso della cultura e della civiltà, disconoscendo le più caratteristiche e legittime vocazioni della scienza e le esigenze più imperiose della vita sociale moderna.

Avvertasi che l'accusa, la quale si drizza ad un tempo alla cultura ideale ed alla vita pratica, è logicamente coerente; dappoichè la storia stessa della scienza, oggi più che mai illustrata per ogni ramo dello scibile, ha mirabilmente confermato l'antica sentenza del sapere cristiano «che l'ordine delle idee regge l'ordine dei fatti»; e che specialmente i supremi criteri in ogni momento storico della scienza madre la filosofia (in connessione essa medesima colla fede) determinano e colorano gli indirizzi di ogni ramo della scienza; i quali poi atteggiano e sospingono alla lor volta gli ordinamenti sociali e il cammino dell'incivilimento. E avvertasi ancora come il nesso sia così intimo fra idea e fatto, fra il pensare e l'operare con mutuo ricambio, che l'età nostra, satura di positivismo, estima la scienza e la cultura solo in quanto valgano a tradursi nella realtà dell'utile sociale, fuori di che la trascura e rigetta; riconfermando incosciamente un altro canone della cristiana sapienza che il conoscere è mezzo all'operare, e che il fine ultimo del vivere non è il vero, ma il bene.

Sicché questa «formula di accusa» che giudica l'enciclica e le sue dottrine dalla presunta efficacia di queste in ordine al bene sociale ed alle conquiste dell'incivilimento, a cui fra tanti contrasti e pericoli l'età presente anela; mentre rispecchia lo «stato mentale» di gran parte degli studiosi di professione, rinviene eco diffusa e durevole nella coscienza dei più, incapace di apprezzare certi principi filosofici nel loro contenuto, bensì soltanto nelle loro pratiche conseguenze; sicché il rispondervi diviene un compito d'interesse generale e di attualità.

3. Così il quesito si risolve in questa proposizione sintetica: «La scienza sociologica coi suoi presidi metodici, grande ambizione della odierna cultura, e di rispondenza l'ordine sociale di civiltà co' suoi progressi, intorno a cui s'aggira e consuma la febbrile operosità dei popoli contemporanei, sarebbero meglio avvantaggiati dalle premesse filosofiche moderne o da quelle tradizionali cristiane?».

Ampio e grave quesito invero, al quale si può tuttavia dare valevole risposta con pochi richiami bene assodati; perocchè la soluzione è già offerta dalla storia delle teorie sociologiche ed economiche odierne, in relazione a quella della filosofia e delle corrispondenti influenze sulla vita pratica dei popoli; storia dettata con erudizione e critica che formano un titolo di onore per i tempi nostri. Ciò tanto più se si accetti nel suo giusto concetto, e non già nella sua goffa e maligna raffigurazione, la filosofia tradizionale cristiana; la quale esprime un ordine di veri dimostrati (accertati), i quali danno ragione delle cause prime ed ultime dell'universo, considerato come l'ordine reale obbiettivo degli esseri stabilito da Dio. Filosofia pertanto razionale-positiva (obbiettiva) per eccellenza, la quale rispondendo alla natura irreformabile dell'intelletto e delle cose, raccolse il consenso più generale e continuato dei pensatori da Aristotele a s. Tommaso, che col nome di «scolastica» vi diede forma sistematica, e fra varie vicende pervenne fino a noi; e che, rinvenendo conferma superiore estrinseca nella bibbia, nel vangelo e nella tradizione cristiana, fu per questo detta la filosofia perenne dell'umanità. La quale filosofia per ciò stesso è sempre viva e progrediente, in quanto di sua natura è adatta ad assimilarsi tutte le conquiste successive che valgono ad illustrare ed integrare quella suprema concezione («Weltanschauung») della realtà degli esseri. Chi ignori, offuschi o neghi questo vero carattere della «filosofia cristiana» confessa suo malgrado il proprio difetto o di onestà scientifica, o di comprensione filosofica, o di cultura storica.

Anzi, per rendere un altro omaggio a questi criteri di sincerità scientifica, aggiungeremo tosto che altro è dire in che consista la sostanza immutabile della filosofia cristiana tradizionale o scolastica, altra cosa è asserire che essa riguardo ai principi informativi si sia sempre mantenuta pura nello schietto filone dottrinale, senza che nel suo volume d'acque volgentesi da secoli non siensi introdotte correnti torbide o deviatrici, e che rispetto alla sua ingenita virtù di svolgimento, d'applicazione, d'assimilazione (derivante da que' principi stessi) non abbia subito in certi momenti storici rallentamento od arresto; come del resto seguì, e ben altrimenti, a tutte le scuole filosofiche dell'antica e della moderna età, compreso il kantismo, l'hegelianismo, il positivismo fino alla perversione e all'esaurimento. Appunto perché lo ripetiamo, essa è razionale, positiva e storica (tradizionale) per eccellenza, la filosofia cristiana può ripetere il passo di Terenzio: homo sum, nihil humani a me alienum puto. Ma ciò non toglie che essa sia quello che è per sua originaria essenza, e che non possieda in questa l'insita capacità di perenne e progressiva espansione.

Se qualche degenerazione subì (e in parte ancor oggi s'appalesa) fu colpa degli studiosi, non del sistema. Perciò papa Leone XIII in modo esplicito, restaurando la filosofia scolastica (1879), ammoniva di attingerla alle fonti pure di s. Tommaso, e in coerenza con essa di tesoreggiare le solide conquiste del sapere moderno, specialmente delle scienze storiche e naturali. Certo in qualche nazione i cultori della neoscolastica, fieri del prezioso patrimonio di supremi veri, acquisito con tanto rigore di argomenti logici e riprova di secolari consensi, neglessero, anche nelle alte scuole, di ritemprarlo al cimento delle recenti scuole filosofiche e di adoprare linguaggio e metodi adatti all'odierna cultura per analizzarne criticamente il contenuto e disvelarne a fondo le novelle insidie o respingerne gli audaci assalti. E ammettiamo ancora che tal altra siasi stati lenti nel trarre dal seno di quella filosofia lumi ed indirizzi a più ricchi svolgimenti o a più originali ricerche, specialmente nel dominio delle scienze positive. Ciò che poté avverarsi propriamente in quei paesi cattolici, ove la lotta delle dottrine più radicali e audaci fu più tardiva che nei paesi protestanti, e dove molto difettarono i mezzi di suppellettile scientifica e di pubblici favori, massime nelle università oggi necessari alle grandi battaglie e conquiste del vero.

Ma tutto questo non è comune alla generalità dei filosofi cristiani. Spesso questi, pur partendo dalla tradizionale scienza scolastica, seppero non solo avanzarsi arditamente e gloriosamente entro i vasti orizzonti delle scienze naturali, ma riuscire (a modo di esempio) a due risultati che ci interessano, perché toccano i massimi problemi dell'ora presente: - a giustificare ed ampliare coi principi scolastici, avvalorati dai metodi di osservazione, le più recenti scoperte della fisio-psicologia - e a comporre un sistema di dottrine sociali in piena corrispondenza colle esigenze della sociologia contemporanea e delle analoghe discipline positive; dottrine desunte direttamente dalla stessa filosofia. E per quanto riguarda la conoscenza in generale della cultura razionalistica moderna, a contatto di quella tradizionale cristiana, essa, in alcune nazioni ed in ispecie fra i cattolici di Germania, del Belgio, della Gran Bretagna, di Francia, è cotanto diffusa in ogni classe di studiosi, che proprio da questo fatto derivò quella penetrazione di teorie filosofiche e scientifiche di ogni scuola razionalistica, i cui riflessi, male intrecciati alla fede cattolica, composero fra i credenti stessi quel modernismo filosofico-dogmatico, che già preannunziato, oggi la Chiesa colpì.

Viceversa per la stessa imparzialità di giudizio va rilevato, che quasi sempre filosofi e scienziati anticristiani dimostrano d'ignorare la nostra filosofia, né tengono perciò conto alcuno delle sue analisi, critiche, confutazioni, spesso poderose e schiaccianti; anche nei più classici saggi recenti; e (salvo rarissime eccezioni) uomini per altri rispetti eruditi e valorosi, troppo fedeli al motto protestante libri catholici non leguntur, s'aggiungono alla schiera dei dilettanti, degli imparaticci, dei declamatori, a gettare lo spregio e il ridicolo alla scienza cristiana tradizionale, sulle tracce di vaghi pregiudizi antiquati. Basta ricordare per tutti la campagna di Huxley in Inghilterra, e la conferenza recentissima in Germania di Haeckel.

Tali criteri di fatto era necessario premettere per correre sicuri e spediti nella presente e breve trattazione.

Ven. Prof. Giuseppe Toniolo

Lettera aperta a don Romolo Murri
l'ex-prete fondatore della Democrazia "cristiana"

 

"Nessuna innovazione vera, e duratura si può conseguire in ordine alle esigenze presenti e alle più legittime aspirazioni future della civiltà, se non stringendosi di più in più alle dottrine, allo spirito, al governo della Chiesa e del pontificato"

Pisa, 29 giugno, il dì di S. Pietro

da: L’avvenire d’Italia, Bologna, 1 luglio 1903, n. 177

 

Arrivai questa notte qui da Roma, pieno l'anima di dolorose e fosche previsioni a suo riguardo, egregio ed antico amico, a cui non nascosi mai come l'ammirazione per il suo ingegno ed il suo slancio, così i difetti ed i pericoli della sua propaganda; mentre in taluni sommi e legittimi intendimenti di questa, noi c'incontrammo. Ritornai, ripeto, con l'anima angosciata perocchè nel fondo di essa si ripercotea ognora il monito che in questi dì volle ripetermi un illustre arcivescovo che, a scanso di sospetti, ha altrettanta mente quanto cuore, e che è sincero amico dei giovani e del popolo, quanto inconcussamente fedele a Pietro ed alle sue sapienti direzioni; - monito che suonava così: «in forma minuscola ma sempre lagrimevole siamo già al caso di Gioberti».

Io pur di lunga mano sento corrodermi da questo sospetto; più allarmante per le conseguenze che potrebbero accompagnare il suo avverarsi nel seno di alcuni giovani, che non lei soltanto, ma io stesso, ma tutti amiamo di amore sincero. E che tale sospetto fosse vano sempre mi augurai, e che lo possa divenire anche oggi, anche domani, per una di quelle dichiarazioni sincere, raffermato dai fatti, che tolgono fin l'ultima nube dalla serenità del cielo, io ora novellamente faccio voto e preghiera fervidissima. Ma non le posso negare, caro don Romolo, che l'articolo della Cultura, riportato poi dall'Avvenire, mi pare segni almeno l'esordio di una catastrofe.

E dico fra me: è mai possibile per un animo retto e credente, che una di quelle udienze intime presso il padre dei fedeli, che inondano il cuore di gioie sovrumane e che vi depositano il germe di eroiche virtù per la difesa del papato e della cristiana civiltà, è possibile, ripeto, che per altri divenga pietra di inciampo e di ruina?

Né vale per giustificare il fatto strano e doloroso, che ella (mi perdoni il giudizio) reagisca contro le cause impellenti di questo contegno, lanciando il dubbio, di aver taluno degli avversari suoi, abusato della stampa liberale per comprometterla; come ella e parecchi dei suoi amici già avevano commesso lo stesso errore, colle troppo note e deplorevoli interviste di liberali corrispondenti.

Questi eventuali artifizi, non degni di caratteri aperti ed onesti, non giustificano in alcuna guisa la sua condotta; sicché ella, in luogo di protestare contro quelle insinuazioni di avversari segreti, si accampi contro l'Opera dei congressi, pur cotanto favorevole al movimento democratico, ai giovani, a lei stessa, e quindi contro il conte Grosoli degno rappresentante dei nuovi indirizzi in quella istituzione, affermando che innanzi ad essa, ella intende riprendere intera la sua libertà.

Il presidente dell'Opera non ha bisogno di essere difeso da me, che stimo ed amo come fratello, appunto perché è uno di quegli uomini rari, che non vivono per il proprio io, ma per la santa causa della Chiesa, da cui non si dipartirebbe, se gli costasse l'esistenza. Ma a lei, che sa essere anche generoso, chiedo se sia nobile e giusto reclamare la sua libertà dinanzi all'Opera e quindi a lui che la rappresenta, quando ella sa quanto egli abbia fatto fino a ieri in tutti i modi possibili, seguendo la carità di Cristo e del suo vicario, per ravvicinare e congiungere l'attività sua e quella degli altri cattolici nel seno dell'Opera dei congressi e dietro le norme autorevolmente dettate e con sapiente larghezza applicate. A tutto ciò ella avrà pensato di certo; ma se mai si illudesse che cotanta longanimità e carità trasse infine quell'uomo ad offendere i suoi principi e a menomare l'inconcusso ossequio ai dettami del pontefice, ella s'ingannerebbe a partito!

Perocchè (ciò è più importante ancora) l'atteggiamento che oggi ella dichiara di assumere, è proprio contrario ai dettami del pontefice. Il quale, mirabilmente fermo a voler introdurre nell'azione sociale e negli ordinamenti dei cattolici d'Italia quello spirito democratico, anzi quella espansione di cristiana civiltà che è tanta parte dei voti di lei, di me, di quasi tutti ormai, altrettanto fu ed è coerente di volere, che queste legittime innovazioni, si effettuino entro la cornice dell'Opera dei congressi e sotto l'alta e sapiente disciplina della gerarchia ecclesiastica. Ella invece, inclinò sempre (più o meno latentemente) ad opposto programma, come io ebbi più volte a rilevarlo anche pubblicamente; ed oggi ella dichiara di rivendicare questo programma e con esso la sua azione passata. Io vorrei ingannarmi, ma oggi questo mi pare evidentemente un primo atto, che non oso di dire di ribellione (ché la parola a me e a lei ripugnerebbe) ma di aperta indisciplina, che può peraltro preludere ad altre e vere ribellioni.

Ella, nella sua coscienza di sacerdote e nella sua mente acuta, l'avrà forse presentito fin dal primo momento. Ma la prego di pensarvi un'altra volta, dopo queste mie parole di amico, con serietà e trepidazione; perché l'atteggiamento che sta per prendere è più gravido di risultanze per lei (soprattutto per lei) di quello che prima fronte potrebbe apparire.

Or sono pochi giorni, ad un giovane sacerdote a me ignoto, ma che con confidenza filiale scrivevami di aver letto gli scritti miei e suoi con pari entusiasmo, ma ritraendone nel primo caso sentimenti di fervide e serene speranze, nel secondo, di non so quali indefinite e inquietanti previsioni, e conchiudeva, domandando che cosa in fondo distinguesse le dottrine sue e le mie; - a questo giovane desioso di una parola illuminatrice e rassicurante, credetti dare una breve ma decisiva risposta. In essa io potrei essermi ingannato perché essendovi interessata la mia persona, forse l'amor proprio mi fa velo, e perché ancora (lasci che dica chiaro ciò che molti mormorano tra i denti) i torti suoi stanno, non tanto in ciò che scrive quanto in ciò che non scrive, ma che lascia leggere fra le righe e trapelare da tutto il suo contegno, ciò che i giovani del resto troppo bene intendono. Potrei, ripeto, ingannarmi; ma la distinzione richiesta, compendiai così: - ambedue vagheggiamo una maggiore espansione sociale di cristiana civiltà. Ma ella (forse nolente) insinuò la persuasione nel pubblico è in ispecie fra la gioventù, che questo maggiore slancio non si possa effettuare se non allentando e in qualche parte infrangendo i vincoli di disciplina dalla Chiesa e dalle materne direzioni. Io invece (non so se vi sia riuscito) mi proposi sempre di persuadere che nessuna innovazione vera, e duratura si può conseguire in ordine alle esigenze presenti e alle più legittime aspirazioni future della civiltà, se non stringendosi di più in più alle dottrine, allo spirito, al governo della Chiesa e del pontificato.

Rifletta bene, caro amico, a questa specie di dilemma; il quale ha qualche valore, non già perché impersonato nel nome suo e mio, ma perché risponde a due storiche e solenni esperienze, che sono quasi due vie, lungo le quali camminarono tutti i riformatori (veri o falsi, grandi o piccini) della società; una via al capo della quale si trova la Chiesa e la civiltà cristiana; un'altra al cui termine non c'è né la Chiesa né la civiltà, ma la ribellione e la morte.

Ella, per conto suo, ne la prego e scongiuro in nome della religione e della patria, che sono gli obbietti della nostra comune ebbrezza, badi di non sbagliare nella scelta. Ma riguardo ai cari nostri giovani che certamente amano lei per la parte buona della sua propaganda, ma che in genere amano soprattutto la fede, la Chiesa, il papa e tutto ciò che si aggira intorno agli ideali di cristiana civiltà, - mi lasci dire, che essi, sdegnosi di meschine controversie del passato, e anelanti ai progressi dell'avvenire, di mezzo alle lotte generose del presente cercando non la morte ma la vita perennemente fresca del cristianesimo, non esiteranno dinanzi al bivio!

Ma frattanto prima lei, poi i giovani e con loro tutti gli uomini di intuito e di carattere, riconosceranno la verità di quest'altra proposizione pronunciata dall'illustre dignitario che rammentai al principio, la quale troppo bene si addice qui alla chiusa: si licet parva componere magnis sta per suonare l'ora in cui si distinguerà fra noi chi sono i La Mennais e quali i Lacordaire.

Ven. prof. Giuseppe Toniolo
La recente lettera apostolica e la sua importanza sociale
da: Rivista internazionale di scienze sociali e disciplne affini, 1902, v. XXVIII, pp. 517-523

Il riferimento è all’Enciclica Vigesimo Quinto Anno di Leone XIII, comunemente indicata come il bilancio del Pontificato

 

I

Come un papa muore fu il titolo espressivo di uno scritto che nel prossimo passato luglio corse per le mani di tutti, col quale un nostro illustre letterato1, durante la protratta e solenne agonia del santo vegliardo del Vaticano, additava a tutto il mondo civile, quasi soggiogato d'un tratto dalla evidenza della verità e dalla commozione dell'amore, che lassù Leone XIII venia spegnendosi, come si addice al padre dei credenti, anzi come doveva morire questo tipo di romano, di cristiano, di pontefice.

Trascorsi alcuni giorni nelle angosce, e le trepide previsioni divenute realtà, noi tutti come credenti, come cittadini, come uomini dell'età nostra, meditando sul recente passato, siamo tratti a chiederei mutuamente, con eguale sollecitudine amorosa, ma con significato ancor più alto ed istruttivo, «come Leone XIII morì».

Dissi con significato ancor più elevato ed istruttivo, perocchè non trattasi già di ricordare come le meste preoccupazioni del domani sieno divenute l'irrevocabile e doloroso avvenimento di oggi, ma di ricordare a quanti ebbe figli credenti o ammiratori o critici Leone XIII, come questo papa sia disparito, in faccia alla sua Chiesa, dinanzi ai suoi popoli, di fronte ai problemi, alle lotte, alle vocazioni dell'età che fu sua; o, in altre parole, «che cosa abbia egli lasciato di duraturo e fecondo intorno a se e dietro di se».

Allora la risposta, che sgorga spontanea quanto vera, è che Gioacchino Pecci morì come pochi uomini che la posterità chiamò grandi, anzi come pochi pontefici, anche dei massimi della storia. Gregorio Magno moriva vecchio e malaticcio, quando la Chiesa e la società, in cui pure egli avea deposto i germi della risurrezione, giacevano al fondo di ogni desolazione. Papa Ildebrando, colui che avrebbe plasmato fra lotte titaniche la civiltà medioevale, scompariva nell'esilio di Salerno, quando credeva di aver tutto perduto, fuorché la fede nella giustizia di Dio. Innocenzo III, per cui la grandezza del papato e della cultura cristiana italica toccò l'apogeo, spirava vedendo crescere al suo fianco l'astro corrusco di Federico II, il maggiore uomo che avesse mai rivestito la corona imperiale germanica, il quale avea giurato di stritolare, con la sua forza materiale, con la sua paganità, col suo ingegno superiore, la potenza papale, il sapere cristiano latino, la libertà comunale italica. E a tempi più vicini Pio VI, dinanzi al genio di Napoleone, che si apprestava ad imporre al mondo intero le cruente conquiste della rivoluzione di Francia, esalava l'anima a Valenza, mentre l'orgoglio beffardo di tardivi enciclopedisti additava su quel letto derelitto «l'ultimo papa».

Nulla di somigliante oggidì. Leone XIII, con la sua meravigliosa longevità, visse sì a lungo e così sapientemente operoso, da poter non solo tracciare un ciclo compiuto di criteri riformatori della Chiesa e della società, ma da scorgerne in buona parte i risultati o almeno i germogli vegeti e promettenti; e ancor più (privilegio rarissimo) di raccogliere egli stesso prima di scendere nel sepolcro sopra l’opera propria il giudizio e l'elogio da' suoi contemporanei. E il giudizio compendioso ma concorde fu che l'azione sua di pontefice aperse un solco profondo e duraturo nella storia della Chiesa e dell'incivilimento.

Avvenire - 2 aprile 2012

VIA CRUCIS
Famiglia a scuola d'amore sotto la croce

La famiglia a scuola di amore sotto la croce

Le meditazioni delle quattordici stazioni della Via Crucis — che sarà presieduta da Benedetto XVI al Colosseo la sera di Venerdì Santo, 6 aprile — sono state scritte dai coniugi Danilo e Anna Maria Zanzucchi, del movimento dei Focolari, iniziatori del movimento Famiglie Nuove. I testi sono preceduti da una introduzione e da una preghiera iniziale.

Argomento: Chiesa
Avvenire 20 marzo 2012
STORIA
La prima eutanasia: Hitler contro i disabili


«C’è stata un’epoca, che oggi conside­riamo barbara, in cui l’eliminazione di chi era nato i­nadatto alla vita era considerata naturale, quindi è giunta la fase, at­tualmente in corso, in cui preser­vare ogni esistenza, anche del tutto priva di valore, è stato eretto a po­stulato morale più alto; verrà un’e­poca nuova in cui, secondo un punto di vista morale più elevato, si smetteranno di mettere in prati­ca, a costo di pesanti sacrifici, i po­stulati richiesti da una concezione eccentrica dell’uomo e, molto semplicemente, da una sovrastima del valore dell’esistenza umana».

Argomento: Vita

 

L’inferno? E’ fatto così

14 marzo 2012 - Paolo Rodari

11 mila copie già vendute. Altre 20 mila ordinate dalle librerie. L’ultimo esorcista vola e il motivo è uno: padre Amorth sa catturare l’attenzione del pubblico come pochi.

Ha catturato anche la mia di attenzione, mentre un anno fa passavo due ore con lui a settimana per mettere insieme i pezzi di questo libro. Ricordo perfettamente quando mi ha parlato di Faustina Kowalska. “Chi?” gli chiesi. “Faustina Kowalska – mi rispose – colei che è stata all’inferno e ha visto come è fatto. Vi andò perché altri potessero sapere. Perché ad altri venisse racconato ciò che ha visto”.

L'America di Obama, ovvero della libertà perduta

Anche nella patria del diritto e della democrazia la libertà di coscienza è in pericolo. È l'accusa senza precedenti che i vescovi scagliano contro il presidente degli Stati Uniti. Ecco la lettera confidenziale in cui spiegano perché

di Sandro Magister

Argomento: Politica
Avvenire 23-1-2012
 
CONSIGLIO PERMANENTE CEI
Bagnasco: superare il risentimento, c'è da salvare l'Italia
 
Con la prolusione del cardinale presidente, Angelo Bagnasco, ha preso il via ieri a Roma la sessione invernale del Consiglio permanente della Cei. L’arcivescovo di Genova ha offerto ai membri del "Parlamentino" dei vescovi italiani una lettura a 360 gradi della situazione del Paese e dei temi dell’attualità ecclesiale, soffermandosi da un lato sulla crisi con i suoi risvolti politico-sociali, dall’altro sottolineando come per la Chiesa oggi «la sfida pastorale» più importante sia proprio «la questione della fede». Del discorso del porporato, che Avvenire pubblica integralmente nelle pagine seguenti, si offrono qui alcuni spunti tematici, i quali danno corpo a quella speranza di fondo con cui Bagnasco permea l’intero discorso, arrivando ad affermare: «Mai nulla va considerato perso del tutto». I lavori del Consiglio permanente si concludono giovedì.​

 

Argomento: Chiesa

AsiaNews 16/12/2011 13:36
VATICANO - PACE 2012

Senza Dio non c’è pace. La fine del relativismo e del cristianesimo dei “valori”
di Bernardo Cervellera

Nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2012, Benedetto XVI mette le basi di una nuova “città dell’uomo” e di un nuovo patto sociale. La crisi attuale – anche quella economica – ha anzitutto radici “culturali e antropologiche”. Battere il relativismo con la ricerca della verità. Le dimenticanze dei movimenti cristiani della pace.

Argomento: Fede e ragione

Radio Vaticana 03/09/2011

Rapporto Cloyne. La risposta della Santa Sede al governo irlandese: massima solidarietà e collaborazione, ma accuse al Vaticano infondate

La Santa Sede riconosce la gravità degli abusi sessuali contro minori ad opera del clero, avvenuti nella Diocesi irlandese di Cloyne, e ribadisce la massima solidarietà alle vittime e alle loro famiglie, oltre alla piena collaborazione con le autorità irlandesi nella lotta con questo gravissimo crimine. Ma, allo stesso tempo, respinge recisamente come infondate le accuse, del presente e del passato, secondo le quali le autorità vaticane avrebbero cercato di ostacolare le inchieste su tali abusi. Si articola sostanzialmente attorno a questi punti il lungo documento con il quale la Santa Sede risponde oggi al governo d’Irlanda, in seguito alla pubblicazione, nel luglio scorso, del Rapporto Cloyne, accompagnato dalle forti critiche levate dall’esecutivo irlandese. Il direttore della Sala Stampa vaticana, padre Federico Lombardi, sintetizza i contenuti della “Risposta” della Santa Sede in questa nota:

Argomento: Chiesa

Il Papa e la crisi. Ottant'anni fa

Era il 2 ottobre 1931, ottant’anni fa. Pio XI pubblicava un’encliclica, Nova impendet, di impressionante attualità in questo tempo di crisi e di disoccupazione. Il SIR, il Servizio d’informazione religiosa diretto da Paolo Bustaffa, lo ricorda rievocando il documento di Papa Ratti. Vi sottopongo alcuni stralci dell’enciclica.

Argomento: Fede e ragione

Avvenire 19.9.2011

La Chiesa dell'antimafia

di mons.Cataldo Naro

Pino Puglisi non è il primo prete ucciso dalla mafia. Dalla fine dell’Ottocento ad oggi ne sono stati uccisi altri, circa dieci, nelle diocesi di Palermo, Monreale e Caltanissetta. Tuttavia nelle precedenti uccisioni non era mai apparso evidente il motivo dell’esercizio del ministero pastorale in quanto tale. Erano uccisioni che apparivano consumate per questioni "private", familiari o personali, non per vendetta di fronte ad una pubblica presa di posizione contro l’organizzazione e il costume mafioso in nome del Vangelo e dell’insegnamento morale della Chiesa. Anche in questi due o tre casi che fanno pensare fondatamente a motivi legati alle funzioni pastorali degli uccisi, furono fatte circolare ad arte voci che indirizzavano le indagini della polizia verso motivi "personali", più o meno onorevoli. Il motivo pastorale, se ci fu, risultò così oscurato. Senza dire, ovviamente, di quei casi in cui, invece, ci sono elementi per pensare ad una forte forma di collusione mafiosa degli uccisi.

Argomento: Chiesa

A 20 anni dalla "Istruzione sulla vocazione ecclesiale del teologo"
Cresce la rivolta contro la Sede Apostolica

Dopo il lungo e glorioso Pontificato del Beato Giovanni Paolo II e l’attuale Pontificato di Benedetto XVI, vi è chi – inguaribilmente affetto da ottimismo – ritiene che la crisi del cosiddetto postconcilio (si legga: http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=594sia finito. Come si vedrà, la realtà, purtroppo, smentisce quella prospettiva.
Se in Italia la brace cova sotto la cenere, in altri paesi di antica cristianità, i venti di rivolta si fanno via via più forti e manifesti.
Due notizie di una gravità inaudita sono state sminuite dai mass media cattolici: eppure i dati quantitativi da esse riportate è impressionante.
Ve le riproponiamo senza commenti.

 

Germania: attacco a Ratzinger

A 20 anni dalla lettera di Giovanni Paolo II ai vescovi tedeschi (si legga: http://www.paginecattoliche.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1168) si scopre che il cancro si è ulteriormente diffuso.

 

Un terzo dei professori di teologia in Germania, Austria e Svizzera hanno firmato una dichiarazione chiedendo l’ordinazione delle donne al sacerdozio e lamentandosi del "tradizionalismo" della liturgia. I 144 firmatari rilevano che l’anno scorso ha registrato una "crisi senza precedenti" … Nel loro messaggio la parola "libertà" appare dieci volte, includendo fra queste la "libertà del messaggio evangelico", "il biblico messaggio di libertà", e la "libertà di coscienza", i firmatari propongono che il sacerdozio venga dato agli uomini sposati, l’ordinazione femminile e la partecipazione dei laici alla scelta dei vescovi e dei preti. I teologi chiedono anche alla Chiesa di "non escludere" quelli che si sono risposati e quelli che vivono unioni omosessuali ...

Non c’è stata una rivolta di teologi paragonabile a questa sin dal 1989, quando 200 teologi firmarono la "Dichiarazione di Colonia" in cui protestavano contro quello che definivano "lo stile autoritario" nel governo di Giovanni Paolo II.

Marco Tosatti (http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=196&ID_articolo=1217&ID_sezione=396 )

 

Successivamente, un’agenzia di stampa catto-comunista ci ha informato che:

Non fa che crescere il numero di adesioni al drammatico appello dei teologi di lingua tedesca affinché la Chiesa, e in particolare quella tedesca (...) compia una svolta radicale per riacquistare la credibilità perduta, di fronte a se stessa e al mondo: i teologi firmatari, che erano inizialmente 143, sono diventati, al 15 febbraio, ben 250 (...)

Diversi i nomi noti tra le firme del "Memorandum" (...) tra cui quella di Dietmar Mieth, dell’Università di Erfurt e Tübingen, che nel gennaio 1989 fu, insieme a Norbert Greinacher, promotore della cosiddetta Dichiarazione di Colonia (...), firmata da 162 docenti di teologia cattolica di lingua tedesca (che diventarono nel giro di qualche mese più di 220): la Dichiarazione un tale seguito che, rapidamente, ne furono promosse di analoghe in Belgio, Francia, Spagna, Italia, Brasile e Stati Uniti; nella Repubblica Federale Tedesca fu sottoscritta da 16mila tra parroci e laici e in Olanda da 17mila.

Ma non ricompare solo Mieth, oggi, tra i firmatari del memorandum: a 22 anni di distanza, a esprimere la loro protesta ci sono anche Hans Küng, Johannes Brosseder, Ottmar Fuchs, Friedhelm Hengsbach, Peter Hünermann, Norbert Mette, Jürgen Werbick, Peter Eicher.

Era dal 1995, l’anno in cui sono state raccolte un milione e mezzo di firme per la petizione "Noi siamo Chiesa", che non si verificavano contestazioni massicce. Quella attuale, dunque, si presenta come una nuova occasione per ricompattare il mondo teologico accademico intorno ai temi ecclesiali più urgenti.

Sembrano essersene resi conto anche all’estero: sono cominciate ad arrivare al sito dell’iniziativa (...) le prime adesioni extra-mondo germanofono: tra le altre, quelle di Xavier Alegre, della Facoltà di Teologia di Catalogna e e dell’Università Centramericana di San Salvador; Jesus Asurmendi, dell’Institut Catholique di Parigi; Gregory Baum, della McGill University, Montreal; Alberto Bondolf, dell’Università di Ginevra; Anthony T. Padovano, dell’Immaculate Conception Seminary New Jersey; Walter Lesch, dell’Université catholique de Louvain; Paulo Suess, São Paulo; Marie-Jo Thiel, dell’Università di Strasbourg; Giuseppe Ruggieri, dello Studio Teologico S. Paolo di Catania.

 

Anche in Austria la ribellione infra ecclesiale del clero è tornata allo scoperto:

Argomento: Chiesa

Lettera di Benedetto xvi per il centocinquantesimo anniversario di fondazione dell’«Osservatore Romano»

All’Illustrissimo Signore Prof. Giovanni Maria Vian
Direttore de «L’Osservatore Romano»

Per un giornale quotidiano centocinquant’anni di vita sono un periodo davvero considerevole, un lungo e significativo cammino ricco di gioie, di difficoltà, di impegno, di soddisfazioni, di grazia.

Argomento: Chiesa

AsiaNews - VATICANO - CINA

Ordinazioni illecite in Cina: la Santa Sede spiega cosa fare con i vescovi scomunicati

di Bernardo Cervellera
Su richiesta di molti fedeli cinesi, sotterranei e ufficiali, il Vaticano pubblica una Dichiarazione per spiegare le questioni legate alle ordinazioni illecite e alla conseguente scomunica dei vescovi (ordinanti e ordinato). I colpevoli devono fare un gesto pubblico di penitenza, astenersi dall’eucarestia, da altri sacramenti e dal governo delle diocesi. Il tutto è una cura “medicinale”, per essere reintegrati nella comunione cattolica. Il testo completo della Dichiarazione.

Argomento: Chiesa

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