L'NCD di Alfano (nuovo centro-destra o, meglio, nuovi cristiani democratici) perde un altro pezzo: l'On. Pagano, che già aveva votato contro la fiducia in occasione della famigerata legge sui "matrimoni" gay (vedi foto a lato del momento della dichiarazione).

 Il tradimento dei valori di vita e famiglia da parte del NCD, dovuto alla subalternità storica di ogni DC verso il socialismo, si è concretizzato nel sostegno a ben 8 leggi contro la famiglia (due approvate da un solo ramo del Parlamento) che qui di seguito si elencano.

 Più sotto, una bella intervista all'On. Pagano.

Il Governo PD-NCD e la famiglia – aggiornamento 16/11/2016

  1. 2014 novembre: Negoziazione assistita per i procedimenti di separazione e divorzio. Si prevede un accordo da parte dei coniugi dinanzi a un avvocato, o anche solo davanti all’impiegato del Comune, senza necessità di comparire davanti al giudice. Ci si pone sulla strada della privatizzazione della famiglia e della banalizzazione del matrimonio
  2. 2015 Aprile: Divorzio breve. La norma prevede una riduzione dei tempi di separazione dagli attuali tre anni a sei mesi se la separazione è consensuale, a 12 mesi se è “giudiziale” (cioè chiesta da solo uno dei due coniugi).  http://www.tempi.it/divorzio-breve-il-clap-clap-della-stampa-e-una-domanda-perche-non-lasciarsi-via-sms#.V7V25NIw9xB
  3. 2015 Luglio: “Legge sulla buona scuola”, che all’art. 1, comma 16, che ha legittimato e confermato un’azione di inserimento della cosiddetta ideologia del “gender” nelle scuole. Si veda anche la Circolare MIUR per la giornata contro omofobia:  “supportare […] sulle delicate questioni legate all’identità di genere o a qualsiasi altra forma di violenza“. https://www.osservatoriogender.it/miur-promuove-lideologia-del-gender-nella-scuola-italiana/
  4. 2015  ottobre: Ius soli – ma soprattutto ius culturae - alla Camera. Approvato alla Camera lo “Ius soli”: lo scopo è il “metticciato culturale”, ridurre l’importanza della cultura occidentale e cristiana, basta nascere sul territorio italiano. https://www.avvenire.it/attualita/pagine/ius-soli-temperato-ecco-cosa-cambia  
  5. 2016 Maggio: “Matrimoni” gay. Approvato in via definitiva l'11 maggio 2016 il disegno di legge “Regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze”. http://www.governo.it/approfondimento/unionicivili/4707
  6. 2016 giugno: stepchild adoption.  Avvocatura dello Stato: permessa l’adozione bambini da parte di coppie omosessuali (stepchild adoption). http://www.loccidentale.it/articoli/141959/e-meno-male-che-avevano-stralciato-la-stepchild-adoption 
  7. 2016 Luglio:  promozione dell’ LGBT. Il governo Renzi accelera su gender e omosessualità, lanciando un nuovo portale web nazionale, interamente dedicato alla promozione dell’agenda LGBT. https://www.osservatoriogender.it/governo-renzi-lancia-portale-nazionale-lgbt/  
  8. 2016 Settembre: il bullismo sostituisce la “Scalfarotto”. approvata alla Camera la PDL intesa a punire penalmente “la molestia reiterata… al fine di provocare sentimenti di ansia, di timore, di isolamento o di emarginazione… aventi per oggetto la razza, la lingua, l’orientamento sessualehttp://www.totustuus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=5094  


Prossimamente sui nostri schermi:
- Educazione sessuale nelle scuole:  http://www.huffingtonpost.it/celeste-costantino/educazione-sentimentale-legge-_b_10695924.html?utm_hp_ref=italy#
- Eutanasia / testamento biologico: http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=41308
- Abolizione cognome paterno: DdL approvato nel febbraio 2014, torna di attualità grazie a un parere della Corte Costituzionale del novembre 2016: disgregazione dell’identità familiare, “identità liquida” http://www.siallafamiglia.it/il-cognome-paterno-potrebbe-diventare-un-optional/ 
- Legalizzazione cannabis: http://www.business.it/legalizzazione-cannabis-cosa-prevede-la-legge/
- Persecuzione per chi cura l’omosessualità: http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/presentata-al-senato-una-legge-contro-le-terapie-riparative/
- Utero in affitto: http://blog.openpolis.it/2016/05/10/progetti-legge-sulla-maternita-surrogata/7871

In generale: http://www.quotidiano.net/politica/governo-riforme-1.2156512 e: http://www.tempi.it/i-due-anni-poco-family-friendly-del-governo-renzi

 

Intervista al parlamentare nazionale di San Cataldo che ha aderito alla Lega dei Popoli di Salvini:
“Noi portiamo avanti un progetto politico importante”

 

Alessandro Pagano, deputato nazionale di San Cataldo, ex Ncd, ha da poche ore aderito alla Lega dei Popoli di Matteo Salvini. Per stamani ha convocato giornalisti e fotografi. Una conferenza stampa per spiegare le sue ragioni, la sua scelta, meditata a lungo, dopo lo strappo a maggio con il suo ex partito sul ddl sulle unioni civili.  La Voce del Nisseno l’ha intervistato a lungo per saperne di più. A conclusione del ping pong verbale, afferma: “Noi portiamo avanti un progett o politico importante. E’ quello della rinascita del nostro popolo siciliano. Ci vogliono le basi culturali e politiche”.  

Onorevole Pagano, perché ha aderito alla Lega dei Popoli di Matteo Salvini?

La Lega dei Popoli rappresenta oggi il partito che più di ogni altro in Italia difende i valori, i principi e i sentimenti più positivi del popolo italiano. Mi riferisco alla difesa della libertà economica minacciata da questa Unione europea che sta impoverendo il nostro popolo. Mi riferisco a questo Euro che sta uccidendo la nostra economia. Mi riferisco alla sicurezza che è minacciata da questi flussi migratori che vengono gestiti in maniera irresponsabile dal Governo Renzi. Mi riferisco anche ai valori sacrosanti della vita e della famiglia che sono stati calpestati con le unioni civili e con tutte le altre leggi come la liberalizzazione delle droghe e così via che questo Governo Renzi si è intestato. E che pervicacemente continua a difendere.   

Come fa a conciliare i suoi valori cristiani con l’estremismo leghista? Lo sa che Salvini vuole radere al suolo i rom con le ruspe?

Intanto stiamo parlando con una Lega dei Popoli che ha una valenza nazionale. E quindi è un superamento non soltanto geografico, ma anche politico e culturale di tutte le posizioni precedenti. Dico questo con assoluta certezza perché Bossi, che era l’autore di queste teorie, è oggi una netta minoranza all’interno della Lega come è stato certificato a Pontida il 18 settembre. Tant’è che la dimensione futura non è la Lega del Nord ma la Lega dei Popoli. Una Lega che ha una caratterizzazione nazionale e che supera gli schemi legati al passato.  

Forse Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni incarna meglio ciò che sono i suoi valori. Ci ha pensato?

Fratelli d’Italia è un partito gemello che va sicuramente ad affiancarsi, a federarsi con la Lega dei Popoli. Come è noto, come è stato dichiarato e come la storia recente dimostra. Nel prossimo futuro si vedrà un accoppiamento. Paradossalmente la Lega dei Popoli è più concreta, più precisa e più rispondente ai valori che ho appena accennato. Faccio un esempio concreto. Il 30 gennaio di quest’anno c’è stato, come è noto, il famoso Family Day. Un milione di persone in piazza. A protestare contro le unioni civili. Le uniche tre regioni presenti con i loro stendardi erano Veneto, Lombardia e Liguria. Un dato interessante.

Prego, onorevole Pagano.

La prova concreta che i valori cristiani a cui io faccio riferimento, a cui fa riferimento la stragrande maggioranza del popolo italiano, vedevano nelle tre Regioni amministrate dalla Lega direttamente la presenza fisica e tangibile di una testimonianza e di un’appartenenza politica. Mi sento di essere coerente. Ho abbandonato il mio ex partito che è al potere e al Governo proprio perché non mi interessa niente né il potere né il Governo. Credo invece ai principi, ai valori e alla mia missione. E la Lega dei Popoli, da questo punto di vista, rappresenta il mio approdo naturale. Grande rispetto per Fratelli d’Italia. Sarà sicuramente un destino che ci vedrà camminare assieme da qui a brevissimo in tutta Italia. Glielo posso anticipare. Per quanto riguarda la mia appartenenza ho deciso – consultandomi con tutti gli amici, che le assicuro sono tanti – di aderire pienamente alla Lega dei Popoli “Noi con Salvini”.             

Ha escluso a priori completamente l’ipotesi di rientrare in Forza Italia o ha avuto qualche tentazione?

Guardi, io sono uno che ha grande rispetto di tutti. Il capogruppo di Forza Italia in Parlamento, Brunetta, è un mio amico personale. Non nascondo che lui ha avuto con me tentativi di abboccamento. C’è un passato che rispetto ed amo profondamente, rappresenta la mia storia (sono entrato in politica con Forza Italia). Lì si è troppo legati al leader e non a un’idea. In questo momento ritornare indietro, per me, rappresentava un ritorno al passato e non ad una riproposizione. Tornare indietro sarebbe stata una minestra riscaldata. Sono convinto che non devo andare incontro alle mie esigenze ma soddisfare i bisogni del popolo. La mia gente. E come ho detto rispondendo alla sua prima domanda, è soltanto Salvini e la Lega dei Popoli che sui grandi temi che oggi fanno male alla gente, su cui c’è tanto malessere, motivo di disordine, che riesce a dare risposte.      

In queste poche ore, sta ricevendo più critiche o più consensi da parte dei cittadini?

Ma guardi, lo dico citando una fonte che so che non è in alternativa alla vostra. Radio CL 1 mi ha detto, nella sua intervista, che ha avuto cinquemila visualizzazioni, momenti di contatto. Una cosa mai accaduta. C’è molto interesse. La gente soffre e sta male, sta morendo di fame, vedere che si spendono dieci miliardi di euro per accogliere dei migranti a cui non si potranno dare delle risposte. E’ chiaro che non si potranno dare risposte. Non sono dei rifugiati politici che bisogna evidentemente aiutare perché perseguitati. Sono persone che cercano lavoro che non c’è. I nostri vanno via. E’ solo per aiutare quel business delle cooperative che gestiscono questo tipo di affare.     

Senta, che tipo di adesione istituzionale sta raccogliendo sul territorio?

Mi sono appena cimentato. Quello che le posso dire è che sicuramente io ho la responsabilità delle provincie di Enna, Agrigento, Caltanissetta, Trapani e Palermo. E ho una classe dirigente, per la prima volta nella mia vita, posso selezionare e cercare in tutta questa fetta di regione. Dall’altra parte, come è noto, c’è l’onorevole Attaguile che già faceva parte della Lega dei Popoli. Dirle che c’è tanto interesse è dirle poco. Le porte sono aperte per tutti gli uomini di buona volontà che hanno sani principi. La Lega Nord era al 3%...

Adesso i sondaggi danno la Lega al 15%.

Bravissimo. Nel 2013 era al 3%. Oggi in cinque regioni quasi al 15%. Penso che la stessa cosa si vedrà al Sud. La gente soffre, è in difficoltà, vede queste ingiustizie sociali e questo Governo Renzi prende in giro anche con questa riforma costituzionale… La gente ha bisogno di risposte. La Lega dimostra che ha costruito la classe dirigente sui sindaci, sugli amministratori locali. Se io sono stato cercato è forse anche perché ho dimostrato il mio valore quando sono stato assessore regionale in Sicilia. Mi sono fatto onore in settori delicati e strategici. Con gioia ho risposto sì. Dopo ampie riflessioni.      

In questi mesi di tormento, onorevole Pagano, con chi ha condiviso il suo percorso interiore e il suo travaglio politico?

Con centinaia di amici a cui avevo anche manifestato l’idea di abbandonare la politica. Dopo aver preso le distanze, l’11 maggio, dal mio ex partito, avevo messo in conto anche questo. Tutti mi hanno detto: non è possibile che questo bagaglio di esperienze, culture, conoscenze, di rete, di credibilità si disperda. Non faccio mai le cose d’istinto. Le faccio anche con una riflessione interiore. Intendo spirituale. E’ stata una scelta meditata molto a lungo.

Lei si è autosospeso dal Nuovo Centrodestra, a maggio, a seguito del ddl sulle unioni civili. Qual è attualmente il suo rapporto con il ministro degli Interni, Angelino Alfano?

Guardi, io sono uno che i rapporti umani li sa trattare. Ci sono persone che non mi votano con i quali ho un rapporto personale buonissimo. Perché dovrei rompere da un punto di vista umano?! La buona educazione è stato un sentimento che i miei genitori mi hanno inculcato. Spero di mantenerlo per tutta la vita. Poi è chiaro che su cento argomenti, su 99 la pensiamo diversamente. Tipo: all’appoggio esterno al Governo Crocetta in Sicilia, che l’Ncd dà in maniera indignitosa… Il mio disagio risale a circa due anni fa. Ultimamente era un disagio grosso.    

Il prossimo anno si voterà per le Regionali in Sicilia. Potrebbe essere candidato alla carica di Governatore?

Noi portiamo avanti un progetto politico importante. E’ quello della rinascita del nostro popolo siciliano. Ci vogliono le basi culturali e politiche. Lei sta parlando di amministrazione e questo è l’ultimo stadio. Non ci penso nemmeno. Oggi voglio aiutare il mio popolo. Voglio dare una speranza. E la speranza non si dà candidandomi a presidente della Regione. Sarebbe una cosa che fa anche ridere! No, no. Io ho le mie soddisfazioni. Sono un uomo fortunato. Ringrazio Dio che mi ha dato le soddisfazioni politiche che sono state inimmaginabili. Voglio continuare a servire la gente. La gente vuole risposte di tipo sociale e politico. Non di tipo amministrativo. Non è l’ora, non è il momento… Il solo parlarne - non le nascondo - mi dà anche fastidio. Le ho appena spiegato il mio progetto. E’ un progetto sano e positivo. Lungi da me pensare a cose che non mi appartengono.

di Michele Bruccheri per http://www.lavocedelnisseno.it/Articoli/Incontri/Post/559/ALESSANDRO-PAGANO-VOGLIO-AIUTARE-IL-MIO-POPOLO-E-DARE-UNA-SPERANZA

Argomento: Politica

          Un giorno come oggi, il 3 ottobre 1995, il grande leader cattolico prof. Plinio Corrêa de Oliveira lasciava questa vita per entrare nell’eternità. Confortato dai Sacramenti e avendo ricevuto la Benedizione Apostolica, portando nella mano destra un Crocefisso e in quella sinistra il Santo Rosario, egli andò incontro a Colei che, nel suo testamento spirituale, aveva definito “la luce della mia vita”: Maria Santissima.

         Sulla sua tomba volle un epitaffio che riassumesse la sua lunga vita: Fuit vir Catholicus, Apostolicus, plene Romanus – fu un uomo cattolico, apostolico, pienamente romano.

         Nel ricordare il ventunesimo anniversario del transito di Plinio Corrêa de Oliveira, proponiamo ai nostri cari amici alcuni testi che descrivono aspetti della sua profonda pietà nei confronti di Santa Romana Chiesa. In un’epoca in cui la Fede viene posta a durissime prove, possano queste pagine aiutarci a continuare con animo sereno la “buona battaglia”:

Testamento spirituale: http://www.atfp.it/2005/76-ottobre-2008/223-testamento-spirituale.html
I miei vincoli con la Chiesa: http://www.atfp.it/rivista-tfp/2011/96-marzo-2011/484-plinio-correa-de-oliveira-e-la-chiesa.html
Vir Catholicus:http://www.atfp.it/2005/76-ottobre-2008/232-vir-catholicus-apostolicus-plene-romanus.html 
Ecco un video del solenne Pontificale celebrato nella chiesa di Santo Spirito in Sassia da S.Em. il cardinale Alfons Maria Stickler: https://www.youtube.com/watch?v=v8xuZ6s7Ams
Alla Messa seguì un convegno nell’Hotel Columbus:https://www.youtube.com/watch?v=LlWUskkNxxI
Per una breve biografia illustrata, in formato flipbook, cliccate: http://www.youblisher.com/p/1206756-Plinio-Correa-de-Oliveira-Breve-biografia-illustrata/

Julio Loredo

_____

Un autoritratto filosofico

[Nel 1976, dietro richiesta del gesuita Stanislas Ladusans che allora preparava una Enciclopedia del Pensiero Filosofico Brasiliano in vari volumi, il prof. Plinio Correa de Oliveira scrisse una prima versione del suo autori tratto filosofico. Nel 1989, lo stesso sacerdote gli chiese di aggiornare il testo. A causa dei molteplici impegni però riuscì a farlo solo nel 1994, quando il sacerdote era ormai scomparso. Si tratta quindi di uno scritto rimasto finora inedito].

 

Sono tomista convinto. L'aspetto della filosofia che più mi interessa è la filosofia della storia. In funzione di essa trovo il punto d'unione tra i due generi di attività ai quali mi sono dedicato durante la mia vita: lo studio e l'azione.

Quest'ultima l'ho esercitata in un campo ben definito: la propaganda dottrinale, realizzata tanto con carattere di dialogo come pure di polemica. Per quanto la nozione e la parola sembrino anacronistiche, mi sento pienamente a mio agio nel fare questa affermazione. Il saggio nel quale condenso l'essenziale del mio pensiero spiega anche il senso della mia azione ideologica. Si tratta del libro Rivoluzione e Contro Rivoluzione.

Uno dei presupposti di questo saggio è che, al contrario di ciò che pretendono tanti filosofi e sociologi, il corso della storia non è tracciato esclusivamente o precipuamente dai fattori materiali. Essi influiscono, senza dubbio, sull'attività umana. Ma la direzione della storia appartiene all'uomo, dotato di un'anima razionale e libera. In altri termini, è lui che, operando alcune volte più profondamente ed altre meno sulle circostanze nelle quali si trova, e lasciandosene del pari influenzare, in modo variabile, modella il corso degli avvenimenti.

Orbene, l'azione dell'uomo si sviluppa, normalmente, in funzione delle sue concezioni sull'universo, su se' stesso e sulla vita. Se ne può dedurre che le dottrine religiose e filosofiche dominano la storia, e che il nucleo più dinamico dei fattori che condizionano le grandi trasformazioni storiche si trova nelle attitudini dello spirito umano di fronte alla religione ed alla filosofia.

Civiltà cristiana: in completa consonanza con i princìpi basilari e perenni della Legge naturale e divina

Passo ad un altro presupposto di Rivoluzione e Contro Rivoluzione. Una concezione cattolica della storia deve tener conto del fatto che la Legge Antica e la Legge Nuova contengono in sé non soltanto i precetti secondo i quali l'uomo deve modellare la sua anima per imitare Cristo, preparandosi in questo modo alla visione beatifica, ma anche le norme fondamentali della condotta umana in conformità con l'ordine naturale delle cose.
Così, man mano che l'uomo si eleva nella vita della grazia, nel contempo va elaborando, con la pratica della virtù, una cultura, un ordine politico, economico e sociale, in completa consonanza con i princìpi basilari e perenni della Legge Naturale e della Legge di Dio. È ciò che si chiama Civiltà Cristiana.

È ovvio che la buona disposizione delle cose terrene non si limita a questi princìpi basilari e perenni, ma contiene anche molto di contingente, transitorio e libero. La civiltà cristiana abbraccia un'incalcolabile varietà di aspetti e sfumature. Ciò è tanto vero che, sotto un certo punto di vista, si può anche parlare di "civiltà cristiane" e non soltanto di civiltà cristiana. Tuttavia, data la comunanza dei princìpi fondamentali inerenti a ogni civiltà cristiana, la grande realtà che le riempie tutte è una potente unità, che merita il nome di Civiltà Cristiana per antonomasia. L'unità nella varietà e la varietà nell'unità sono elementi di perfezione. La civiltà cristiana continua ad essere una in tutte le varietà delle sue realizzazioni, dimodochè si può dire, nel significato più profondo della parola, che c'è una sola civiltà cristiana.

Però è così prodigiosamente variegata nella sua unità che, facendo uso di una legittima libertà di espressione, si può affermare, da un certo punto di vista, l'esistenza di diverse civiltà cristiane.

Fatto questo chiarimento - che d'altronde vale in modo analogo per il concetto di cultura cattolica - preciso che impiegherò le espressioni civiltà cristiana e cultura cristiana nel loro significato maior, che è quello dell'unità.

Mi esimo dal comprovare le suddette affermazioni riportando le citazioni dai testi di San Tommaso o del Magistero della Chiesa, in quanto sono tanto numerose e così conosciute da coloro che studiano seriamente questi argomenti, che il lavoro risulterebbe allo stesso tempo fastidioso e superfluo. Questa osservazione vale ugualmente per altre considerazioni che appariranno in questa prima parte della presente esposizione.

In funzione dei citati presupposti, è facile definire il ruolo della Chiesa e della civiltà cristiana nella storia.

Le nazioni possono raggiungere la perfetta civiltà soltanto mediante la conformità alla grazia ed alla Fede

È vero che, benché l'uomo possa conoscere con salda certezza e senza errore ciò che nelle cose divine non è di per sé inaccessibile alla ragione umana, per effetto del peccato originale gli è impossibile praticare durevolmente la Legge di Dio [Denzinger-Schoenmetzer, 33ed, N°. 3005]. Vi arriverà soltanto per mezzo della grazia. Anche così, per proteggere l'uomo contro la sua propria cattiveria e la sua propria debolezza, Gesù Cristo dotò la Chiesa di un Magistero infallibile che gli insegnasse, senza errore, non soltanto le verità religiose, ma anche le verità morali necessarie per la salvezza.

L'adesione dell'uomo al Magistero della Chiesa è frutto della Fede. Senza di essa, l'uomo non può praticare durevolmente e integralmente i Comandamenti.

Ne deriva che le nazioni possono raggiungere la perfetta civiltà, che è la civiltà cristiana, soltanto mediante la conformità alla grazia ed alla Fede, il che include un fermo riconoscimento della Chiesa Cattolica come l'unica vera, e del Magistero ecclesiastico come infallibile.

Così, il punto chiave più profondo e centrale della storia consiste nel fatto che gli uomini conoscano, professino e pratichino la Fede cattolica.

Nel dire questo non nego, evidentemente, che siano esistite civiltà non cristiane di alto livello. Tuttavia, esse furono tutte deformate da questi o quei tratti che contrastavano in maniera aberrante con la elevatezza dimostrata in altri campi. Basti ricordare l'ampia diffusione della schiavitù nonché la condizione servile imposta alla donna prima di Gesù Cristo. Non vi fu alcuna civiltà che presentasse l'eccelsa perfezione propria della civiltà cristiana.

Allo stesso modo non contesto il fatto che, in paesi con popolazione a predominanza scismatica od eretica, la civiltà possa contenere importanti tratti di tradizione cristiana. Tuttavia, la pienezza della civiltà cristiana può fiorire soltanto con la Chiesa Cattolica e può conservarsi integralmente soltanto in popoli cattolici.

"Fu già un tempo che la filosofia del Vangelo governava gli Stati…"

Ma qualcuno si chiederà: quando ci fu storicamente questa perfetta civiltà cristiana? È realizzabile la perfezione in questa vita?

La risposta a queste domande indisporrà e irriterà molti lettori. Tuttavia, devo affermare che vi fu un tempo nel quale gran parte dell'Umanità conobbe questo ideale di perfezione e tese verso di esso con fervore e sincerità. A causa di questa tendenza nelle anime, i tratti basilari della civiltà divennero tanto cristiani quanto lo permettevano le circostanze di un mondo che stava sollevandosi dalla barbarie. Mi riferisco al Medioevo di cui, malgrado questa o quella pecca, Leone XIII scrisse eloquentemente: "Fu già un tempo che la filosofia del Vangelo governava gli Stati, quando la forza e la sovrana influenza dello spirito cristiano era entrata bene addentro nelle leggi, nelle istituzioni, nei costumi dei popoli, in tutti gli ordini e ragioni dello Stato; quando la religione di Gesù Cristo posta solidamente in quell'onorevole grado che le conveniva, traeva su fiorente all'ombra del favore dei Principi e della dovuta protezione dei magistrati; quando procedevano concordi il Sacerdozio e l'Impero, stretti avventurosamente fra loro per amichevole reciprocanza di servizi. Ordinata in tal guisa la società recò frutti che più preziosi non si potrebbe pensare, dei quali dura e durerà la memoria, affidata ad innumerevoli monumenti storici che niuno artifizio di nemici potrà falsare od oscurare". [Leone XIII, enciclica Immortale Dei, dell'1-11-1885, in ASS, vol. XVIII, p. 169.]

Questo giudizio sull'ampiezza dell'influenza della Chiesa nel Medioevo lo troviamo anche nel seguente testo di Paolo VI, riguardo il ruolo del Papato nell'Italia medievale: "Non dimentichiamo i secoli durante i quali il Papato ha vissuto la sua storia [d'Italia], difeso i suoi confini, custodito il suo patrimonio culturale e spirituale, educato a civiltà, a gentilezza, a virtù morale e sociale le sue generazioni, associato alla propria missione universale la sua coscienza romana ed i suoi migliori figli". [Allocuzione al Presidente delle Repubblica Italiana, 11 gennaio 1964. Insegnamenti di Paolo VI, Tipografia Poliglotta Vaticana, vol. II, p. 69.]

La civiltà cristiana non è quindi un'utopia. Essa è realizzabile, e difatti fiorì in un'epoca determinata, sussistendo in certa maniera ancora, dopo il Medioevo, al punto che il papa San Pio X poté scrivere: "Non si deve inventare la civiltà, né si deve costruire la nuova società tra le nuvole. Essa è esistita ed esiste: è la Civiltà cristiana, è la società cattolica. Non si tratta che di instaurarla e restaurarla incessantemente nelle sue naturali e divine fondamenta, contro i rinascenti attacchi della malsana utopia, della rivolta e dell'empietà: Omnia instaurare in Cristo", [S, Pio X, Lettera Notre Charge Apostolique, 25 agosto 1910, in AAS, vol. II, pp, 615-619.]. Dunque, la civiltà cristiana possiede grandi vestigia, ancora vive ai nostri giorni.

Le crisi non nascono dalla mente di alcun pensatore, ma dalle passioni disordinate, istigate dal Potere delle tenebre

C'è chi immagina che tutte le crisi della cultura e della civiltà nascano necessariamente da qualche pensatore, dalla cui vigorosa mente scaturirebbe sempre la scintilla rischiaratrice - o distruttrice - destinata a propagarsi, in primo luogo, negli ambienti di alta cultura, conquistando poi tutto il corpo sociale.

È chiaro che, a volte, le crisi nacquero in questo modo. Ma la storia non conferma che siano tutte nate così. E, in particolare, non fu così che nacque la crisi che fece declinare il Medioevo e che suscitò l'Umanesimo, il Rinascimento e la Pseudo-riforma protestante.

Proprio perché chiede all'uomo un'austerità di costumi faticosa per la natura umana decaduta, l'influenza della Chiesa sulle anime, sui popoli, sulle culture e sulle civiltà è continuamente minacciata. Le passioni disordinate, aizzate dall'azione preternaturale del Potere delle tenebre, attraggono continuamente gli uomini ed i popoli verso il male. La debolezza dell'intelligenza umana può essere sfruttata da queste tendenze. Facilmente l'uomo genera sofismi per giustificare le cattive azioni che desidera praticare, o che già pratica, così come i cattivi costumi che ha acquisito o che va acquisendo. Lo ha detto Paul Bourget: "Bisogna vivere come si pensa, se no, prima o poi, si finisce col pensare come si è vissuto" (Paul Bourget, Il demone meridiano, Salani Editori, Firenze 1956, p. 395 [ora tra i libri scaricabili gratuitamente da http://www.totustuus.net/ , NdR]).

Orgoglio e sensualità: la loro capitale importanza nel processo di ribellione contro la Chiesa

Due sono le passioni che possono suscitare in special modo la ribellione dell'uomo contro la Morale e la Fede cristiana: l'orgoglio e la sensualità.

L'orgoglio lo porta a respingere qualsiasi superiorità esistente in un'altra persona e genera in lui una voglia di preminenza e potere che giunge facilmente al parossismo, poiché il parossismo è il punto finale verso il quale tendono tutti i disordini. Nel suo stato parossistico, l'orgoglio assume tutti i risvolti metafisici: non si accontenta di scrollarsi di dosso questa o quella superiorità, questa o quella struttura gerarchica, ma desidera l'abolizione di ogni e qualunque superiorità in qualsiasi campo essa esista, L'uguaglianza completa e a tutti i costi gli si presenta come l'unica situazione sopportabile e, dunque, come la suprema regola di giustizia.

In questa maniera, l'orgoglio finisce col generare una propria morale. Al cuore di questa morale orgogliosa, troviamo un principio metafisico: l'ordine delle cose richiede l'uguaglianza, e tutto ciò che è disuguale è ontologicamente cattivo.

L'uguaglianza assoluta è, per colui che chiameremo" l'orgoglioso integrale", il supremo valore al quale tutto deve conformarsi.

La lussuria è l'altra passione disordinata di importanza cruciale nel processo di ribellione contro la Chiesa. Di suo, essa conduce al libertinaggio, incitando l'uomo a calpestare ogni legge ed a respingere come insopportabile ogni freno. I suoi effetti si sommano a quelli dell'orgoglio suscitando nella mente umana ogni specie di sofismi capaci di corrodere dall'interno il principio di autorità.

Perciò, la tendenza svegliata dall'orgoglio e dalla sensualità punta all'abolizione di ogni disuguaglianza, di ogni autorità e di ogni gerarchia.

Due processi: la Fede invita all'amore per la gerarchia; la corruzione, all'ugualitarismo anarchico

È chiaro che queste passioni disordinate, anche quando gli uomini capitolano davanti a esse, possono trovare in un'anima o nello spirito di un popolo contrappesi rappresentati da convinzioni, tradizioni, ecc.

In questo caso, l'anima della persona o la mentalità del popolo rimane divisa in due poli opposti: da un lato la Fede, che invita all'austerità, all'umiltà, all'amore per tutte le gerarchie legittime; dall'altro lato la corruzione, che incita all'egualitarismo anarchico, nel significato etimologico della parola. Come si vedrà tra poco, la corruzione finisce per indurre al dubbio religioso ed alla negazione completa della Fede.

La maggior parte delle volte, l'opzione tra questi poli non avviene all'improvviso, ma a poco a poco. Mediante atti successivi d'amore verso la verità ed il bene, una persona o una nazione può progredire gradualmente nella virtù fino a convertirsi completamente. Fu ciò che successe all'Impero romano sotto l'influenza delle comunità cristiane, delle preghiere dei fedeli nelle catacombe e nei deserti, dell'eroismo che mostravano nell'arena e dei loro esempi di virtù nella vita quotidiana. È un processo ascensionale.

Ma il processo può anche essere di decadenza. L'ondata delle passioni disordinate mina le buone convinzioni, le buone tradizioni perdono la loro presa, i buoni costumi vengono sostituiti da costumi "piccanti", che degenerano in costumi francamente censurabili arrivando, alla fine, a costumi scandalosi.

Principali elementi dottrinali di Rivoluzione e Contro Rivoluzione

Detto questo, possiamo riassumere i principali elementi dottrinali sui quali ho basato Rivoluzione e Contro Rivoluzione:

a) la missione della Chiesa come l'Unica Maestra, Guida e Fonte di Vita dei popoli sulla via della perfetta civiltà;

b) la continua opposizione delle passione disordinate, particolarmente dell'orgoglio e della lussuria, all'influenza della Chiesa;

c) l'esistenza, nello spirito umano, di due poli opposti, verso uno dei quali ci si incammina necessariamente: da un lato la Fede cattolica, che invita all'amore, all'austerità e alla gerarchia; e dall'altro lato, le passioni disordinate, che incitano al libertinaggio, alla ribellione contro la legge, contro la gerarchia e contro qualsiasi forma di disuguaglianza e, alla fine, al dubbio ed alla completa negazione della Fede;

d) la nozione di un "processo" - che non toglie l 'esercizio del libero arbitrio - mediante il quale, gradualmente, gli individui ed i popoli, subendo l'attrazione dei suddetti poli contrapposti, si avvicinano ad uno dei due distanziandosi dall'altro;

e) l'influenza di questo processo morale sull'elaborazione delle dottrine. Le cattive tendenze inducono all'errore; le buone tendenze, alla verità. Le grandi modificazioni nello spirito dei popoli non sono il mero risultato di dottrine elaborate da piccoli cenacoli di intellettuali che elucubrano serenamente al di fuori della realtà. Affinché una dottrina trovi eco in un popolo è necessario, la maggior parte delle volte, che le tendenze di tale popolo siano affini a questa dottrina. E non è raro che la medesima riflessione effettuata dai dotti, in privato, sia più influenzata di quanto si immagini da queste inclinazioni dell'ambiente in cui vivono.

Alcune definizioni fondamentali: Ordine, Rivoluzione, Contro rivoluzione

In base a tutto ciò è facile definire i concetti di:

1) Ordine, che non è semplicemente la disposizione metodica e pratica delle cose materiali ma, secondo il concetto tomista, la giusta disposizione delle cose in base alloro fine prossimo e remoto, fisico e metafisico, naturale e soprannaturale.

2) Rivoluzione, che non è essenzialmente un'agitazione di piazza, una sparatoria o una guerra civile, ma ogni sforzo che pretende disporre gli esseri contro l'Ordine.

3) Controrivoluzione, ogni sforzo che punti a circoscrivere ed eliminare la Rivoluzione.

Rivoluzione A, tendenziale e sofistica; Rivoluzione B, nelle leggi, strutture, istituzioni e costumi

Come si può ben vedere, l'Ordine, la Rivoluzione e la Controrivoluzione possono esistere: I) nelle tendenze; II) nelle idee; III) nelle leggi, nelle strutture, nelle istituzioni e nei costumi.

In questa maniera, chiamo" tendenziale" la Rivoluzione in quanto esistente nelle tendenze. E "sofistica" in quanto si svolge sul terreno delle dottrine, al soffio delle tendenze.

Queste due modalità di Rivoluzione costituiscono un fenomeno eminentemente spirituale, cioè hanno come campo d'azione l'anima umana e la mentalità delle società. Formano un insieme che denomino "Rivoluzione A" .

Quando la Rivoluzione passa dalla sfera in interiore homine a quella degli atti, producendo convulsioni, sconvolgendo le leggi, le strutture, le istituzioni, ecc, costituisce ciò che chiamo "Rivoluzione B".

È chiaro che queste nozioni, esposte così sinteticamente, presentano una serie di premesse ed eccezioni trattate in Rivoluzione e Contro Rivoluzione, e su cui non è qui il caso di ritornare.

Mi limito a chiarire che, delineando in queste righe ciò che vi è di più essenziale nella storia, non pretendo che essa si riduca a questo. La più elementare osservazione mostra che innumerevoli fattori - etnici, geografici, economici, ecc. - condizionano fortemente il corso della storia.

Le inevitabili obiezioni dell'ugualitario contro la Fede

Mi resta da dire una parola sul nesso tra l'ugualitarismo metafisico e la Fede. Chi è radicalmente ugualitario ha, inevitabilmente, obiezioni senza fine contro la dottrina cattolica. L'idea di un Dio personale, perfetto ed eterno, che sovrasta infinitamente dall'alto le Sue creature imperfette e contingenti; dell'ordine soprannaturale che trascende il naturale; della Legge promulgata da Dio, alla quale si deve obbedire; della Rivelazione, che comunica alla mente umana verità superiori alla sua naturale capacità di conoscenza; del Magistero infallibile della Chiesa; degli elementi monarchici ed aristocratici nella sua struttura; tutto, infine, compresa la nozione di un Giudizio nel quale i buoni saranno premiati ed i cattivi castigati, irrita l'ugualitario e lo incita alla negazione.

In contrario sensu, il cattolico apprende in San Tommaso (Summa Theologica, I, q. 47, a. 2) che la disuguaglianza è una condizione necessaria per la perfezione dell'ordine creato. E, di conseguenza, le disuguaglianze di potere, scienza, categoria sociale e di fortuna sono intrinsecamente legittime e indispensabili al buon ordine, sempre che non giungano al punto di negare la dignità, la sufficienza e la stabilità di vita alla quale ha diritto ogni persona per la sua condizione di uomo, per il suo lavoro, ecc.

Prima Rivoluzione: Umanesimo, Rinascimento, Protestantesimo

Così arriviamo al significato profondo della "Rivoluzione A sofistica" e della "Rivoluzione B" che scossero l'Europa nel XV secolo in conseguenza dell'anteriore "Rivoluzione A tendenziale" descritta sopra.

Il declino del Medioevo fu segnato da un'esplosione di orgoglio e sensualità. Questa esplosione generò tendenze ugualitarie e liberali che non fecero che progredire lungo i secoli successivi.

Nell'Umanesimo e nel Rinascimento si rivela l'ostilità al soprannaturale, al Magistero della Chiesa, così come all'austerità dei costumi. Nel Protestantesimo si trovano il libero esame, il minimalismo davanti al soprannaturale, l'impulso al divorzio, l'abolizione dello stato religioso, dell'austerità e della sottomissione espressa nei voti di povertà, castità e obbedienza, e l'eliminazione virtuale della gerarchia ecclesiastica. Effettivamente, in quasi tutte le sette protestanti esiste lo stato ecclesiastico. Ma la differenza limpida e profonda tra l'ecclesiastico ed il secolare, esistente nella Chiesa Cattolica, rimane in esse offuscata in virtù del modo in cui viene inteso il sacerdozio. Inoltre, la struttura gerarchica dello stato ecclesiastico, così come è istituita nella Chiesa, fu anche profondamente mutilata nelle sette protestanti con la negazione dell'elemento monarchico, che è il Papato. Se tra gli anglicani la tendenza ugualitaria non arrivò a sopprimere la dignità episcopale, tra i presbiteriani non vi sono più dignitari con il titolo di vescovo, ma soltanto preti. In altre sette il soffio dell'ugualitarismo giunse fino al punto di abolire perfino lo status sacerdotale.

È chiaro che mettendo in risalto l'importanza del fattore liberale ed ugualitario nell'Umanesimo, nel Rinascimento e nel Protestantesimo, non pretendo negare che abbiano concorso altre cause nella loro genesi e espansione. Dico solamente che, all'origine, nella psicologia, nelle dottrine, in quello che oggi si chiamerebbe successo propagandistico, e nelle attività concrete di queste movimenti, la "Rivoluzione A tendenziale" , di significato radicalmente anarchico ed ugualitario, svolse il ruolo di forza trainante.

Neppure pretendo affermare che questa forza trainante abbia operato soltanto nelle nazioni che si separarono dalla Chiesa. Il Rinascimento e l'Umanesimo soffiarono con la massima intensità anche nei paesi che si mantennero nominalmente cattolici. E, benché la "Rivoluzione A tendenziale" non fosse arrivata a provocare una rottura esplicita con la Chiesa, svegliò tuttavia forme latenti di protestantesimo, delle quali la principale fu il giansenismo. Questo produsse un progressivo raffreddamento religioso che culminò nello scetticismo. Un attento studio dell'assolutismo monarchico, che in nessun paese protestante assunse forme più radicali che nella Francia cattolica, mostra come la politica dei monarchi assoluti, in tutto ciò che non colpiva la loro propria autorità, era contrassegnata da un certo spirito ugualitario. La riduzione dei privilegi del clero e della nobiltà, progressivamente attuata dai monarchi assoluti, tendeva all'equiparazione politica di tutti i cittadini, ugualmente sottomessi al potere del re. Il continuo appoggio dei re alla parte più attiva e sviluppata delle plebe, cioè alla borghesia, contribuì ancor più all'uguaglianza politica.

Seconda Rivoluzione: Enciclopedismo, Assolutismo, Rivoluzione Francese.

La corruzione dei costumi, che andava crescendo verso la fine del Medioevo, raggiunse nel XVIII secolo un grado tale da allarmare persino qualcuno dei suoi corifei.

La società francese, infiammata dai fattori che nei paesi nordici avevano prodotto il protestantesimo, si avviava, attraverso l'Enciclopedismo e l'Assolutismo, ad una profonda convulsione, la quale non sarebbe stata altro che la proiezione, nella sfera politica, sociale ed economica, e con nuovi sviluppi nel campo religioso e filosofico, di quella che era stata l'essenza del protestantesimo.

Così, quando quest'ultimo, alla fine del XVIII secolo, vecchio e stanco, mostrava di non avere più forza d'espansione, minato interiormente dai progressi crescenti del dubbio e dello scetticismo, conservando alcuni residui di vita grazie principalmente al sostegno dello Stato, le tendenze liberali ed ugualitarie raggiunsero l'apice in Francia. L'Umanesimo ed il Rinascimento erano morti da molto tempo. Nel Protestantesimo, come si è detto, tutto si era logorato. Ma ciò che questi tre movimenti avevano di più dinamico e fondamentale - lo spirito che li aveva suscitati - gli sopravvisse, risultando più forte che mai. Detto spirito doveva gettare la Francia, e poi tutta l'Europa, in un cataclisma liberale ed ugualitario.

La Rivoluzione francese era in tal modo marcata dallo spirito protestante che la Chiesa Costituzionale, da essa creata, non era altro che un mal dissimulato strumento per instaurare in Francia un vero protestantesimo. Il sentimento ugualitario, antimonarchico e antiaristocratico della Rivoluzione francese è la proiezione, nella sfera civile, della tendenza ugualitaria che aveva portato il Protestantesimo a respingere gli elementi aristocratici e monarchici nella gerarchia ecclesiastica. Il fermento comunista, che lavorava all'estrema sinistra della Rivoluzione e che finì per esprimersi in movimenti come quello di Babeuf, non era altro che la versione laica dei movimenti radicali, come quello dei Fratelli Moravi, che germogliarono da ciò che si poteva chiamare l'estrema sinistra protestante. La completa laicizzazione dello Stato, la parodia greco-romana, la continua evocazione delle repubbliche del paganesimo classico, mostravano l'effetto dell'Umanesimo, del Rinascimento e dell'Enciclopedismo sulla Rivoluzione Francese.

Dobbiamo insistere. Il Protestantesimo, l'Umanesimo, il Rinascimento non furono altro che aspetti che lo spirito anarchico e ugualitario adottò nella sua lunga traiettoria storica. Questi aspetti si estinsero in parte perché lo spirito che li aveva suscitati, distruttore per eccellenza, li annichilì per andare sempre più avanti. La Rivoluzione francese non fu se non un nuovo aspetto, ancora più energico, di questo stesso spirito.

La Rivoluzione francese si propagò in tutta l'Europa sulla punta delle baionette napoleoniche

Attraverso vicissitudini storiche ben conosciute, la Rivoluzione francese, apparentemente conclusa con l'instaurazione dell'Impero, si propagò in tutta l'Europa sulla punta delle baionette napoleoniche. Le guerre e le rivoluzioni che contrassegnarono il periodo dal 1814 al 1918, cioè dalla caduta di Napoleone fino alla caduta degli Asburgo, dei Romanov e degli Hohenzollern, formano un complesso di convulsioni nel corso delle quali l'intera Europa si trasformò secondo lo spirito della Rivoluzione francese. I risultati della II Guerra Mondiale non fecero che accentuare ancor di più questa metamorfosi. Attualmente, resta soltanto una mezza dozzina delle antiche monarchie europee e tutte così timide e docili nel lasciarsi modellare sempre di più dallo spirito repubblicano, da dare l'impressione di scusarsi costantemente se sono ancora in vita.

Nell'esporre queste osservazioni, non voglio negare in alcun modo che nelle strutture distrutte esistessero veri abusi, i quali richiedevano di essere corretti. Neppure voglio dire che l'adozione di una forma di governo elettiva e popolare possa essere solo il risultato dello spirito ugualitario e liberale che sto analizzando. Ciò non sarebbe la verità a livello dottrinale e neppure si giustificherebbe di fronte alla storia. Il Medioevo conobbe diverse strutture politiche aristocratiche, anche se non monarchiche, come la Repubblica di Venezia, e varie strutture senza carattere monarchico né aristocratico, come certi cantoni elvetici e città libere tedesche. Tutte queste forme di governo convivevano pacificamente tra di loro, poiché appariva chiara la legittimità delle diverse forme di governo secondo i tempi, i luoghi e le altre circostanze.

La Rivoluzione che scoppiò alla fine del Medioevo era animata da uno spirito completamente differente da quello che portò alla formazione degli Stati aristocratici o borghesi dell'Europa medievale. Questo spirito comportava l'affermazione della libertà assoluta e anarchica e dell'uguaglianza completa come unica regola di ordine e di giustizia, valide per tutti i tempi e luoghi.

Da parte sua, detto spirito minò la società borghese, politicamente ugualitaria, a cui diede origine. E passò, alla fine, a manifestare la più audace delle sue affermazioni nella terza grande Rivoluzione dell'Occidente, che è il comunismo.

I principi del 1789: tendenza verso la completa libertà e uguaglianza

La concezione ugualitaria si espresse nella" Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo" - magna charta della Rivoluzione francese e dell'era che inaugurò - in tutta la sua crudezza: "Gli uomini nascono e permangono liberi ed uguali nei loro diritti". È chiaro che questo principio è suscettibile di una corretta interpretazione. Fondamentalmente, cioè considerati nella loro natura, tutti gli uomini sono realmente uguali. Sono disuguali soltanto per le loro caratteristiche accidentali. D'altra parte, per essere dotati di un'anima spirituale e quindi di intelligenza e di volontà, sono fondamentalmente liberi. I limiti di questa libertà si trovano soltanto nella legge naturale e divina e nel potere delle diverse autorità spirituali e temporali alle quali devono sottostare gli uomini.

Nessuno può negare che in ogni tempo siano esistite autorità che violarono la fondamentale uguaglianza e la fondamentale libertà dell'uomo, ed è evidente che nel corso della storia vi furono, di contro, successivi movimenti di difesa contro gli eccessi dell'autorità per cercare di contenerla nei suoi giusti limiti. Ed è ugualmente indiscutibile che tali movimenti, in quanto circoscritti a questo obiettivo, meritino soltanto plauso. L'uguaglianza e la libertà - rettamente intese - potevano utilmente essere riproposte nel XVIII secolo come in qualsiasi altra epoca.

È certo che, nel 1789, tra i rivoluzionari della prima ora, c'erano persone che non desideravano che un giusto argine al potere pubblico, ed intendevano l'uguaglianza e la libertà promulgate dalla" Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo" nella sua interpretazione più accettabile.

Ma il testo della famosa dichiarazione era troppo generico: affermava l'uguaglianza e la libertà senza porre loro alcuna restrizione, favorendo un'interpretazione elastica e inaccettabile, e quindi un'uguaglianza ed una libertà assoluta e senza freni.

Ovviamente, questa interpretazione era quella che corrispondeva allo spirito della Rivoluzione nascente. Lungo il suo corso si sbarazzò di tutti quei suoi seguaci che non si adeguavano a questo spirito. La caccia ai nobili ed ai chierici fu seguita dalla caccia ai borghesi. Doveva soltanto sopravvivere il lavoratore manuale.

Dopo la caduta del Terrore, la borghesia europea, desiderosa di eliminare le antiche classi privilegiate, continuò ad affermare gli "immortali princìpi" del 1789. Lo faceva in modo ambiguo e imprudente al fine di ottenere l'appoggio delle masse popolari contro il potere del re, dell'aristocrazia e del clero, incurante del fatto che avrebbe suscitato in loro la tendenza verso l'uguaglianza e la libertà complete.

Questa imprudenza facilitò in ampia misura la nascita del movimento che avrebbe sfidato il potere della borghesia.

Se tutti gli uomini sono liberi ed uguali, con quale diritto esistono i ricchi? Con quale diritto i figli ereditano, senza lavorare, i beni dei loro genitori?

Il comunismo utopistico proclama essere una burla l'uguaglianza politica senza quella sociale ed economica

Prima che l'industrializzazione formasse le grandi concentrazioni di sottoproletari affamati, il comunismo utopistico denunciava già come una burla la mera uguaglianza politica istituita dalla borghesia ed esigeva l'assoluta uguaglianza sociale ed economica. L'anarchia, che sognava una società senza autorità, guadagnava terreno. Questi princìpi radicali, che ebbero un numero ristretto di militanti nella fase del comunismo utopistico, raggiunsero più tardi una prodigiosa diffusione in Occidente. A poco a poco minarono anche la mentalità di non pochi monarchi, potenti ed altre personalità civili ed ecclesiastiche. Istillarono così, in ampie frange dei beneficiari dell'ordine allora vigente, una certa simpatia per la "generosità" degli "ideali libertari" ed ugualitari, nonché un "rimorso" riguardo la legittimità dei poteri dei quali erano investiti.

La grande realizzazione di Carlo Marx non fu, a mio parere, l'elaborazione del cosiddetto comunismo scientifico, dottrina confusa e indigesta che pochi conoscono. Il marxismo è tanto ignorato dalle basi comuniste e dall'opinione pubblica dei nostri giorni quanto le elucubrazioni di Plotino o Averroè. Marx riuscì invece, e questo è vero, a scatenare l'offensiva comunista mondiale collegando gli adepti di una tendenza radicalmente ugualitaria e anarchica, ispirata al comunismo utopistico.

In altre parole, se i leader marxisti sono imbevuti di Marx in maggiore o minore misura, i soldati da loro comandati ordinariamente non sono in grado di apprendere la dottrina. Ciò che li porta a seguire i capi sono vaghi aneliti di uguaglianza e di giustizia ispirati al socialismo utopistico. E se i marxisti trovano in certi settori dell'opinione pubblica un'aureola di simpatia, lo devono in fondo all'irradiazione quasi universale dei princìpi ugualitari della Rivoluzione francese e del sentimentalismo romantico inerente al socialismo utopistico.

Un sostrato ugualitario e anarchico continua ad influire profondamente sull'opinione pubblica

Da tutte queste considerazioni risalta con chiarezza il fattore che è la causa principale del caos nel quale va sprofondando l'Occidente e verso il quale sta trascinando il resto del mondo. Questo fattore consiste nell'accettazione assai generalizzata delle tendenze e dottrine di sostrato ugualitario e anarchico che, sebbene interamente démodées nei circoli propriamente intellettuali, continuano tuttavia ad influire profondamente sull'opinione pubblica. E così servono da esca ai comunisti per trascinare dietro di loro, in determinate congiunture politiche, le moltitudini con le quali intendono demolire le ultime vestigia di sacralità e gerarchia della civiltà cristiana ancora esistenti.

Questo non vuol dire che il pensiero di Proudhon e dei suoi correligionari costituisca il grande motore ideologico degli avvenimenti contemporanei. Gli utopisti sono morti e quasi nessuno si ricorda di loro. Essi non furono che una tappa nella grande traiettoria cominciata con i movimenti ideologici e culturali del XV secolo. Contribuirono a universalizzare le aspirazioni di livellamento economico-sociale che la Rivoluzione francese conteneva soltanto in germe. Dette aspirazioni di totale uguaglianza economica e sociale, di cui gli utopisti furono solo i portavoce, raggiunsero un'eco diffusa in tutto il mondo. Questa eco prosegue lungo la storia molto dopo che sono caduti nel dimenticatoio sia loro che le loro opere.

Se vogliamo, quindi, fermare il cammino verso la nuova catastrofe che incombe, bisogna principalmente eliminare il tragico errore dottrinale che identifica l'uguaglianza assoluta con la giustizia assoluta, e la vera libertà - alla quale la Verità e il Bene assoluto hanno diritto - con il via libera e anche il sostegno a tutti gli errori e a tutti i disordini.

Tutto questo ci conduce a pensare alla Controrivoluzione.

La Contro rivoluzione deve segnalare gli errori metafisici fondamentali della Rivoluzione

Nel corso degli ultimi secoli molti movimenti si sono levati contro il processo rivoluzionario. Tuttavia il loro successo fu effimero e, a volte, addirittura nullo. Non che a questi movimenti mancasse l'appoggio di brillanti talenti, né di persone collocate in posizioni elevate, né di ampi settori popolari. Ma questi movimenti si limitarono, la maggior parte delle volte, a combattere contro l'una o l'altra delle espressioni religiose, politiche, sociali ed economiche della Rivoluzione. Sebbene di tanto in tanto indicassero gli errori rivoluzionari più profondi e di portata metafisica, non insistevano sufficientemente su di loro. Di conseguenza la Rivoluzione continuava imperterrita il suo corso.

Altri giudicavano più abile usare il suo linguaggio e le sue tecniche per fermarla e scagliarsi contro qualcuno degli innegabili abusi che la stessa Rivoluzione denunciava. In questo modo cercavano di "toglierle i pretesti". Certo, combattere gli abusi è sempre meritorio. Ma quanta ingenuità c'era nell'immaginare che la forza della Rivoluzione avesse le radici soprattutto nell'indignazione causata da certi abusi contro i quali si scagliava! La storia ha provato quanto fosse fallace questa tattica. Alcuni abusi, che esistevano alcuni decenni or sono, furono corretti così efficacemente in Europa che Pio XII poté dire ai cattolici riuniti a Vienna per il Katholikentag: "La Chiesa guarda oggi indietro alla prima epoca delle lotte sociali contemporanee. Al centro dominava la questione operaia: la miseria del proletariato e il dovere di elevare questa classe, consegnata senza difesa alle incertezze della congiuntura economica, alla dignità delle altre classi dotate di diritti concreti. Questo problema può essere oggigiorno considerato risolto, almeno nella sua essenza, e il mondo cattolico ha contribuito in modo leale ed efficace a questa soluzione" (Radiomessaggio del 14 settembre 1952. Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, Tipografia Poliglotta Vaticana, vol. XIV, p. 313). E tuttavia, la Rivoluzione continua a ruggire più minacciosa che mai.

Così, senza negare il carattere meritorio di tanti movimenti di valenza controrivoluzionaria nel passato o nel presente, senza neppure negare ciò che vi è di benemerito nella lotta contro le ingiustizie insite nell'attuale ordine di cose, mi sembra che la grande necessità dei nostri giorni consista nel segnalare gli errori metafisici fondamentali della Rivoluzione e l'intimo nesso esistente tra queste tre grandi ondate che si rovesciarono contro la Cristianità occidentale: in una prima tappa l'Umanesimo, il Rinascimento e la Pseudo-Riforma protestante (prima Rivoluzione); più tardi la Rivoluzione francese (seconda Rivoluzione); ed infine il Comunismo (terza Rivoluzione).

Nel campo delle idee non esistono soltanto l'antico ed il nuovo ma soprattutto, il vero e l'eterno

Nel leggere questo "autoritratto filosofico" sarà venuta in mente a molti, fin da principio, un'obiezione: tutto questo è anacronistico e incapace di attecchire nel mondo in cui viviamo.

I fatti parlano in senso contrario. Nel campo delle idee non esiste soltanto l'antico ed il nuovo come vogliono gli evoluzionisti. Esiste, soprattutto, il vero, il buono, il bello ed il perenne, in irriconciliabile contrapposizione con l'errore, il male ed il mostruoso. E di fronte al verum, bonum e pulchrum significativi settori della gioventù moderna non solo non rimangono insensibili, ma si schierano risolutamente a favore della sua espansione.

La tradizione del perenne non è morte, ma vita. Vita di oggi e vita di domani. Non si spiegherebbe in altro modo l'influsso delle diverse TFP tra i più giovani.

Non pretendo tanto difendere solamente il passato, quanto collaborare - assieme ad altre forze vive - per influire sul presente e preparare il futuro. Sono sicuro che i princìpi ai quali ho consacrato la mia vita sono oggi più attuali che mai e indicano il cammino che il mondo seguirà nei prossimi secoli.

Gli scettici potranno sorridere, ma il sorriso degli scettici non è mai riuscito a fermare la marcia vittoriosa di coloro che hanno Fede.

_____

 

Plinio Corrêa de Oliveira, Autoretrato filosófico, in Catolicismo, octubre de 1996; Trad. Italiana in: Supplemento di Tradizione Famiglia Proprietà, periodico d'informazione sulle associazioni per la difesa della Tradizione, Famiglia e Proprietà - TFP. A cura della Fondazione per una Civiltà Cristiana.Trad. Inglese in: http://www.tfp.org/who_we_are/philos_self_portrait.html 

Argomento: Totus tuus

 Taqiyya o Kitman: mentire nell’interesse dell’Islam

 

Il concetto islamico di taqiyya per infiltrarsi nei paesi kafir e conquistarli 

Secondo la taqiyya, ai musulmani viene concessa la possibilità di infiltrarsi in Dar-al-Harb (la “casa della guerra”, ovvero i territori non islamici), fingendosi “moderati” per insediarsi nelle città e nei luoghi vitali dei nemici al fine di aprire la strada all’islam. Questi dissimulatori agiscono spesso per conto delle autorità musulmane, e di conseguenza non sono da considerarsi come apostati o come nemici dell’ortodossia islamica.

Costoro sono legittimi mujaheddin, la cui missione è quella di fiaccare la resistenza del nemico e il loro livello di mobilitazione. Uno dei principali obiettivi è quello di causare divisioni tra gli avversari sminuendo le responsabilità dell’Islam (“Oh, ma io non sono religioso”, “Oh, ma quello non è il vero Islam, ti stai sbagliando, c’è così tanta disinformazione”, “oh, ma quella è un’interpretazione sbagliata”, “fratello, l’Islam significa pace, amore”, “hey, leggi questo versetto pacifico“).

La taqiyya è infatti la pratica di mentire nell’interesse dell’Islam.
Lo scopo è quello di ingannare i miscredenti, convincendoli della bonarietà dell’Islam attraverso l’eliminazione di dubbi e preoccupazioni su questa religione, incoraggiando la loro conversione. La taqiyya è alla base della propaganda musulmana presente oggi in Occidente. UNo degli argomenti principali di chi pratica la taqiyya é quello di un Islam che promuove l’uguaglianza dei diritti per le donne.

Tutto questo è concepito con lo scopo di portare più persone possibili alla conversione. Su questo articolo l’Imam Durham ci fornisce un classico esempio di taqiyya, giacché afferma di sentirsi obbligato dalla sua religione a impedire a un vandalo di distruggere le proprietà di una chiesa o di una sinagoga.
Questo genere di affermazioni vengono diffuse in pubblico con l’intento di presentare aspetti della religione islamica che non riflettono la realtà.
Certamente l’atteggiamento storico dei musulmani verso le chiese e le sinagoghe NON E’ stato quello di proteggerle dal vandalismo ma anzi, piuttosto è stato il contrario.

Simili menzogne, quando i musulmani sono minoranza e deboli politicamente, devono essere proferite in pubblico per presentare l’islam in una luce positiva e tollerante in modo da risultare appetibile agli occidentali e poco criticabile, in modo da far loro credere che l’immagine dell’islam come religione intollerante e violenta è soltanto un mito creato dai razzisti o più semplicemente da che vuol diffamare la Vera Fede.

Questa sorta di santificazione della disonestà è anche giustificata agli occhi di molti musulmani sulla base della diffusa convinzione che chi si oppone all’Islam sta mentendo, perciò è legittimo usare la stessa arma.
Per la maggior parte dei musulmani è assolutamente inconcepibile rifiutare l’Islam, anche se lo si fa sulla base di ragionamenti razionali.
Di conseguenza l’insistere nella miscredenza denota una mancanza di intelligenza o di moralità da parte dell’infedele.

Frithjof Schuon su questo atteggiamento dei musulmani dice:

“Le basi intellettuali e quindi razionali dell’Islam hanno l’effetto nel musulmano medio di provocare la curiosa tendenza a credere che i non musulmani o sappiano che l’Islam è la verità e quindi la rifiutino per pura ostinazione, o siano semplicemente ignoranti riguardo ad esso e quindi possano essere convertiti da spiegazioni elementari; il fatto che qualcuno possa volersi opporre all’Islam con coscienza pulita eccede di gran lunga l’immaginazione musulmana, precisamente perché l’Islam coincide nella loro mente con l’irresistibile logica delle cose.”

Questa testimonianza ci fa capire molte cose che possono essere facilmente osservate da chi ha regolarmente a che fare con i musulmani.
Ci fa capire perché gli argomenti degli apologeti dell’islam sono elementari, quasi fanciulleschi, e perché molte volte questi apologeti si riducano ad insultare l’infedele che li ha confutati.
Ci fa capire inoltre del perché molti musulmani lodino pomposamente la “logica” e la “razionalità” dell’Islam mentre allo stesso tempo difendono la loro fede con ragionamenti circolari e spesso contraddittori.
E’ per questo che i musulmani possono, senza alcuna apparente ironia, affermare che l’Islam è una “religione di pace”, anche quando la testimonianza della storia e delle cronache odierne contraddicono nettamente questa affermazione.
Per molti musulmani l’idea che un infedele possa rifiutare l’Islam a causa di una sincera ricerca della verità è assolutamente inconcepibile.
Per loro la verità dell’islam è evidente, quindi un rifiuto di fronte all’evidenza è motivato dal fatto che l’infedele, con i suoi argomenti confutativi, stia mentendo, ed è persino molto abile a farlo dato che risulta impossibile controbattere in maniera logica a queste “menzogne sull’islam”.
Ed é anche in quesi casi che subentra il ricorso alla taqiyya, per deviare le “menzogne dell’infedele” così che la logica della verità, definita a priori come esclusivamente islamica, possa prevalere.

La taqiyya va al di la del semplice scopo di propaganda.
L’origine etimologica della parola significa “per proteggersi da, per mantenere (se stessi).”
Include quindi anche la dissimulazione da parte dei musulmani nel dare l’idea di non essere religiosi, in modo da non creare sospetti.
Sotto queste mentite spoglie un musulmano, se necessario, può mangiare carne di maiale, bere alcolici, e persino rinnegare verbalmente la fede islamica, fintanto che “non lo intenda nel suo cuore”.
Se il risultato ultimo di una menzogna è percepito dai musulmani come utile per l’islam o utile per portare qualcuno alla “sottomissione” ad Allah, allora la menzogna può essere permessa attraverso la taqiyya.

Il concetto di taqiyyah si trova anche nel Corano:

Che i fedeli non prendano per amici o protettori gli Infedeli al posto dei fedeli: se qualcuno lo facesse, in nulla vi sarà aiuto da Allah: eccetto come precauzione, così che possiate guardarvi da loro. Ma Allah vi avverte di ricordarlo; perché l’obiettivo finale è Allah.” Corano 3:28

In questo versetto si sconsiglia ai musulmani di prendere gli infedeli per amici, a meno che farlo possa essere utile a difendere l’Islam dai suoi nemici (o percepiti come tali), possa prevenire perdite o possa proteggere i musulmani da chi li minacci per la loro fede.
In altre parole, il fine giustifica i mezzi.
Se un musulmano deve dare l’apparenza di non credere nell’islam,  ad esempio andando contro il principio generale di non avere infedeli per amici, in base alla dottrina della taqiyya ció è accettabile.

Teniamo presente che tutto ciò che un musulmano praticante considera come “buono” è tutto ció che contribuisce alla diffusione e il trionfo dell’islam. Un esempio di qualcosa di “buono” é il numero e la posizione dei membri musulmani nelle forze armate Americane, alcuni dei quali sono stati arrestati mentre cercavano di trasmettere informazioni ad al-Qaeda e altre organizzazioni terroristiche islamiche.

 

da: http://islamicamentando.altervista.org/160/

Argomento: Islam

Cosa ha stabilito il Concilio di Trento sul peccato originale, una delle verità oggi più negate

SESSIONE V (I7 giugno 1546)

Decreto sul peccato originale

Perché la nostra fede cattolica, senza la quale è impossibile piacere a Dio (18), rimossi gli errori, resti integra e pura e perché il popolo cristiano non sia turbato da ogni vento di dottrina (19) dal momento che l’antico, famoso serpente (20), sempre nemico del genere umano, tra i moltissimi mali da cui è sconvolta la chiesa di Dio in questi nostri tempi, ha suscitato nuovi e vecchi dissidi, anche nei riguardi del peccato originale e dei suoi rimedi, il sacrosanto, ecumenico e generale concilio tridentino, legittimamente riunito nello Spirito santo, sotto la presidenza degli stessi tre legati della sede apostolica, volendo richiamare gli erranti e confermare gli incerti, seguendo le testimonianze delle sacre scritture, dei santi padri, dei concili più venerandi ed il giudizio e il consenso della chiesa stessa, stabilisce, confessa e dichiara quanto segue sul peccato originale.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2016

"Misericordia io voglio e non sacrifici" (Mt 9,13).
Le opere di misericordia nel cammino giubilare

Argomento: Papa

Unioni civili, l’attacco della Cei: sono «alternativa» alla famiglia
La conclusione del Consiglio episcopale: «L’equiparazione in corso tra matrimonio e unioni civili è stata affrontata all’interno della più ampia preoccupazione per la mutazione culturale che attraversa l’Occidente»
di Redazione Online

Tempi.it

Genitori di omosessuali: noi al Family Day contro una legge che non accetta i nostri figli

gennaio 29, 2016 Michele Gastaldo

L’adesione dell’associazione Agapo: «Il ddl Cirinnà erige un nuovo tabù per impedire la più elementare delle domande: da dove vengono i figli delle unioni gay?»

 

Al Venerato Fratello Mons. Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione

La vicinanza del Giubileo Straordinario della Misericordia mi permette di focalizzare alcuni punti sui quali ritengo importante intervenire per consentire che la celebrazione dell’Anno Santo sia per tutti i credenti un vero momento di incontro con la misericordia di Dio. È mio desiderio, infatti, che il Giubileo sia esperienza viva della vicinanza del Padre, quasi a voler toccare con mano la sua tenerezza, perché la fede di ogni credente si rinvigorisca e così la testimonianza diventi sempre più efficace.

Argomento: Chiesa

AsiaNews 25/08/2015
LIBANO
La Dichiarazione di Beirut: i musulmani in difesa della libertà dei cristiani
Libertà di fede, di educazione e di opinione difese citando il Corano. Esse sono alla base dello Stato di diritto, che non deve essere uno Stato religioso. L’organo di riferimento dei sunniti del Libano condanna senza appello la violenza in nome di Dio. Il testo integrale del messaggio.

Beirut (AsiaNews) – Non si può costringere alla conversione né perseguire chi ha una fede diversa dalla propria. L’islam vieta di condurre una guerra contro chi è diverso, scacciarlo dalle propria terre e limitarne la libertà in nome della religione. Beirut si fa portavoce dell’islam liberale che vuole la convivenza con i cristiani, di cui è ricca la tradizione del Libano. Queste sono alcune delle importanti affermazioni contenute nella “Dichiarazione di Beirut sulla libertà religiosa”, pubblicato dalla Mokassed di Beirut, associazione sunnita vicina a Dar el-Fatwa. Il messaggio è stato preparato il 20 giugno scorso e pubblicato pochi giorni fa. AsiaNews ne aveva pubblicato qualche stralcio, insieme alle parole di Mohammad Sammak, figura familiare del dialogo islamo-cristiano. La dichiarazione è volta a mettere nero su bianco la posizione dei musulmani del Libano nei confronti della violenza compiuta in nome della loro religione. In essa viene chiarito quali siano gli insegnamenti fondamentali dell’islam e quando, invece, esso viene “preso in ostaggio” per giustificare logiche di potere. Pubblichiamo il testo integrale della Dichiarazione. Traduzione in italiano a cura di AsiaNews.

Argomento: Islam

AsiaNews 10/06/2015
PAKISTAN
Cattolico pakistano impiccato, ma innocente: l’ultima lettera di Aftab
di Aftab Bahadur Masih
Condannato a morte nel 1992 a 15 anni per un pluriomicidio che non ha commesso, l’uomo è stato impiccato stamattina all’alba. Inutili gli appelli della Chiesa cattolica e degli attivisti per i diritti umani. Nella sua ultima lettera scrive: “Sono innocente, ma non so se questo farà alcuna differenza. Vorrei che il mio popolo possedesse un senso di unità nazionale capace di vincere il suo odio interreligioso”.

Argomento: Chiesa

24 MAGGIO 1915, ANCHE L'ITALIA SI GETTA A CAPOFITTO NELL'«INUTILE STRAGE». UTILE RILEGGERE LE PAROLE DEL PAPA

Nel giorno di Pentecoste, 100° anniversario dell'ingresso dell'Italia nella Prima guerra mondiale, dopo la preghiera del Regina Coeli Papa Francesco ha riecheggiato le parole pronunciate da Papa Benedetto XV un secolo fa: «È stata una strage inutile. Preghiamo per le vittime chiedendo allo Spirito Santo il dono della pace».

Nell'anniversario di quell'assurdità costata la vita a milioni di persone, che spesso viene invece esaltata con sentimenti del tutto opposti, vale davvero la pena di riconsiderare il grande sforzo che la Chiesa Cattolica profuse nel tentativo prima di scongiurare il conflitto poi di porvi rapidamente fine rileggendo per intero la famosa lettera inviata da Benedetto XV il 1 agosto 1917 ai capi dei popoli belligeranti.

Argomento: Storia

#Gender: la profezia di Chesterton

Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
martedì 5 maggio 2015
Riflessioni attuali – o forse inattuali, visto il clima culturale nel quale siamo immersi.

“Sebbene abbia affidato questa terra a Nostra Signora,
che mi aiutò ad Athelney,
sebbene non esistano alberi più maestosi,
prati più rigogliosi e colline più serene
di quelli del giardino della Madre di Dio,
tra la riva del Tamigi ed il mare,

so che anche lì le erbacce attecchiranno
più in fretta di quanto possiamo bruciarle;
e sebbene essi vaghino e si disperdano,
tra molti secoli, tristi e lenti,
– io ho una visione – io so
che i pagani ritorneranno
.

Argomento: Fede e ragione

Identità sessuale, vita e famiglia: i compiti educativi della scuola

La Commissione diocesana per l’educazione cattolica, la scuola e l’università interviene con un documento sull’invasione dell’ideologia del gender nelle scuole e richiama, in positivo, i doveri educativi della scuola.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA QUARESIMA 2015

Rinfrancate i vostri cuori (Gc 5,8)

Cari fratelli e sorelle,

la Quaresima è un tempo di rinnovamento per la Chiesa, le comunità e i singoli fedeli. Soprattutto però è un “tempo di grazia” (2 Cor 6,2). Dio non ci chiede nulla che prima non ci abbia donato: “Noi amiamo perché egli ci ha amati per primo” (1 Gv 4,19). Lui non è indifferente a noi. Ognuno di noi gli sta a cuore, ci conosce per nome, ci cura e ci cerca quando lo lasciamo. Ciascuno di noi gli interessa; il suo amore gli impedisce di essere indifferente a quello che ci accade. Però succede che quando noi stiamo bene e ci sentiamo comodi, certamente ci dimentichiamo degli altri (cosa che Dio Padre non fa mai), non ci interessano i loro problemi, le loro sofferenze e le ingiustizie che subiscono… allora il nostro cuore cade nell’indifferenza: mentre io sto relativamente bene e comodo, mi dimentico di quelli che non stanno bene. Questa attitudine egoistica, di indifferenza, ha preso oggi una dimensione mondiale, a tal punto che possiamo parlare di una globalizzazione dell’indifferenza. Si tratta di un disagio che, come cristiani, dobbiamo affrontare.

Argomento: Papa

Avvenire 11-12-14
Il messaggio
«Globalizzare la fraternità»

“Globalizzare la fraternità” per sconfiggere “l’abominevole fenomeno” della schiavitù: questo il cuore del Messaggio del Papa per la 48.ma Giornata mondiale della pace, che ricorre il prossimo primo gennaio. Il documento - intitolato “Non più schiavi, ma fratelli” – descrive le cause profonde della tratta, tra cui “le reti criminali che ne gestiscono il traffico” ed esorta gli Stati ad applicare “meccanismi efficaci di controllo” per non lasciare spazio a “corruzione ed impunità”.
 

Argomento: Papa

www.culturacattolica.it

martedì 26 agosto 2014
Pubblichiamo questo appello, nella speranza di contribuire a una «riscossa di pace». Quello che accade non può procedere per la nostra ignavia!

Qui l'originale, che potete sottoscrivere

Il 7 marzo 1936, Hitler fece il suo primo lancio dei dadi e ordinò alle truppe tedesche di entrare nella Renania smilitarizzata. Un’azione militare terrestre concertata tra la Francia e la Gran Bretagna, per far rispettare il trattato, avrebbe dovuto impedire molte altre tragedie successive, anche in Germania. Ma la disunione tra gli alleati, la crisi economica e la mancanza di strategia ebbero la meglio nei confronti di alcuni politici francesi lungimiranti. Il prestigio di Hitler ne uscì decuplicato, soprattutto tra le sue truppe, galvanizzate dai suoi successi e dalla preveggenza agghiacciante del loro capo, interpretata come sovrumana, mentre lo scetticismo era molto maggioritario fino ai vertici del suo stato maggiore.

Argomento: Islam

Tempi.it

La preghiera è stato un collante che ha permesso la mia libertà». La lettera di Foley quando fu prigioniero in Libia

agosto 20, 2014 Benedetta Frigerio

Il reporter decapitato era già stato rapito delle forze filo governative libiche nel 2011. Questa la lettera che scrisse per il giornale della sua università cattolica

 

Argomento: Attualità

CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali
LA PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA
Noi non possiamo tacere
15 agosto, Giornata di preghiera per i cristiani perseguitati

Argomento: Chiesa

Che cosa deve avere a cuore un cattolico per il voto alle elezioni Europee

di mons. Luigi Negri

Carissimi figli e figlie [dell’Arcidiocesi di Ferrara-Comacchio],

in vista delle elezioni del prossimo mese di maggio sento il dovere di indirizzarvi un breve ma fondamentale messaggio. Come Vescovo la mia prima inderogabile missione è l’annuncio del Vangelo quale via della libertà, della responsabilità e della salvezza. Nel Vangelo che vi debbo annunciare è contenuta anche una precisa concezione dell’uomo e di tutta la sua realtà, che costituisce il nucleo portante della Dottrina Sociale che la Chiesa ha sempre proclamato e testimoniato.

Argomento: Politica

ESTRATTO DALLA PROLUSIONE DEL CARDINALE PRESIDENTE DELLA CEI DEL 24-3-2014

6. Educare intelligenza e cuore

Come sappiamo, l’annuncio di Cristo è fondamento e criterio dell’educazione delle intelligenze e dei cuori, una educazione integrale che la scuola è chiamata a offrire: “Il compito educativo è una missione chiave”, affermava recentemente il Santo Padre (Discorso ai Superiori Generali degli Istituti maschili di vita religiosa, 29.11.2013). E noi, Vescovi Italiani, con rinnovato impegno camminiamo nella via del decennio che abbiamo dedicato a questa missione. Per questo, con tutte le persone di buona volontà e di retto sentire, guardiamo all’appuntamento del 10 maggio prossimo in piazza San Pietro con il Papa. Davanti a Lui e con Lui, riaffermeremo l’urgenza del compito educativo; la sacrosanta libertà dei genitori nell’educare i figli; il grave dovere della società – a tutti i livelli e forme – di non corrompere i giovani con idee ed esempi che nessun padre e madre vorrebbero per i propri ragazzi; il diritto ad una scuola non ideologica e supina alle mode culturali imposte; la preziosità irrinunciabile e il sostegno concreto alla scuola cattolica.

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
FRANCESCO
PER LA QUARESIMA 2014

Si è fatto povero per arricchirci con la sua povertà (cfr 2 Cor 8,9)

 

Cari fratelli e sorelle,

in occasione della Quaresima, vi offro alcune riflessioni, perché possano servire al cammino personale e comunitario di conversione. Prendo lo spunto dall’espressione di san Paolo: «Conoscete infatti la grazia del Signore nostro Gesù Cristo: da ricco che era, si è fatto povero per voi, perché voi diventaste ricchi per mezzo della sua povertà» (2 Cor 8,9). L’Apostolo si rivolge ai cristiani di Corinto per incoraggiarli ad essere generosi nell’aiutare i fedeli di Gerusalemme che si trovano nel bisogno. Che cosa dicono a noi, cristiani di oggi, queste parole di san Paolo? Che cosa dice oggi a noi l’invito alla povertà, a una vita povera in senso evangelico?

Argomento: Papa

Fides.org 3 gennaio 2014

SPECIALE FIDES

ELENCO  DEGLI OPERATORI PASTORALI - SACERDOTI, RELIGIOSI, RELIGIOSE E LAICI - UCCISI NELL’ANNO 2013

“Siamo vicini a tutti i missionari e le missionarie, che lavorano tanto senza far rumore, e danno la vita”

(Papa Francesco, Angelus del 20 ottobre 2013

Giornata Missionaria Mondiale)

Argomento: Chiesa

Dal blog: OBLATIO RATIONABILIS

mercoledì 8 gennaio 2014
Il parlare e il tacere secondo un grande Papa: Gregorio Magno!


( dalla Regula Pastoralis )
La guida delle anime sia discreta nel suo silenzio, utile con la sua parola

SINODO DEI VESCOVI

III ASSEMBLEA GENERALE STRAORDINARIA
LE SFIDE PASTORALI SULLA FAMIGLIA NEL CONTESTO DELL’EVANGELIZZAZIONE
DOCUMENTO PREPARATORIO


CITTA DEL VATICANO - 2013

I - Il Sinodo: famiglia ed evangelizzazione
La missione di predicare il Vangelo a ogni creatura è stata affidata direttamente dal Signore ai
suoi discepoli e di essa la Chiesa è portatrice nella storia. Nel tempo che stiamo vivendo l’evidente
crisi sociale e spirituale diventa una sfida pastorale, che interpella la missione evangelizzatrice della
Chiesa per la famiglia, nucleo vitale della società e della comunità ecclesiale.
Proporre il Vangelo sulla famiglia in questo contesto risulta quanto mai urgente e necessario.
L’importanza del tema emerge dal fatto che il Santo Padre ha deciso di stabilire per il Sinodo dei
Vescovi un itinerario di lavoro in due tappe: la prima, l’Assemblea Generale Straordinaria del 2014,
volto a precisare lo “status quaestionis” e a raccogliere testimonianze e proposte dei Vescovi per
annunciare e vivere credibilmente il Vangelo per la famiglia; la seconda, l’Assemblea Generale
Ordinaria del 2015, per cercare linee operative per la pastorale della persona umana e della
famiglia.

Avvenire 28-1-2013

CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CEI

Bagnasco: «Alla Chiesa sta a cuore tutto l'uomo»

Per l’Italia, «scongiurato il baratro, è il momento decisivo e irrimandabile del rilancio». E il rilancio deve basarsi su «un progetto di bene comune» che si basi sulla «inviolabilità della vita», sulla promozione della famiglia autentica e su comportamenti virtuosi da parte di tutti. Il cardinale Angelo Bagnasco li indica chiaramente nella prolusione che Avvenire pubblica integralmente e con cui ieri pomeriggio ha aperto il Consiglio permanente di gennaio. Le sue parole, perciò, possono essere assunte anche come punti fondamentali di un percorso che mira ad evitare il rischio di cadere «fatalmente in balia di pressioni o interessi contrastanti, dove sarà ascoltato ed esaudito chi fa la voce del più forte». «Nella crisi il popolo italiano ha dato prova di tenuta e di speranza», ha notato il porporato. Ora bisogna voltare pagina.

Argomento: Chiesa

Appello al Presidente della Repubblica

COMUNICATO STAMPA del 22 Novembre 2012

L’assemblea dell’AIGOC, Associazione Italiana Ginecologi Ostetrici Cattolici, riunita ad Aversa il 15 novembre 2012, all’unanimità ha deciso di inviare un appello al Presidente della Repubblica, on. Giorgio NAPOLITANO, nella sua qualità di primo garante della Costituzione Italiana e presidente del Consiglio Superiore della Magistratura ed al Governo Italiano in merito alla sentenza della III Sezione Civile della Corte di Cassazione n. 16574 del 2 ottobre 2012, che - con un tortuoso giro di parole - di fatto sancisce che:

-   Se nasce un bambino “malato” deve essere risarcito anche lui per la “vita handicappata”  che dovrà vivere a causa della sua nascita, che l’errore medico non ha evitato (o ha concorso a non evitare);
-    La donna ha diritto di abortire il feto “non sano” solo per il solo fatto che “non è perfetto e sano”(“accertamento doppiamente funzionale alla diagnosi di malformazioni fetali e (condizionatamente al suo risultato positivo) all’esercizio del diritto di aborto” pag. 9/71 PDF sentenza )

Argomento: Vita

Il discernimento nelle apparizioni e rivelazioni

2012-05-29 L’Osservatore Romano
Pubblichiamo il testo del documento emanato il 25 febbraio 1978 dall’allora Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede con il quale si stabilivano le norme per procedere nel discernimento di presunte apparizioni e rivelazioni, e la prefazione firmata dal cardinale prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Argomento: Fede e ragione

Ven. Prof. Giuseppe Toniolo

Dell'opposizione sistematica del programma cattolico sociale con quello socialistico

* * *

Lettera aperta a mons. Bigliani in risposta ad insinuazioni di connivenza con il cattolicesimo democratico

 

 

"Sulle differenze di vedute interne ai cattolici sulle questioni sociali, perché io stesso quasi mi giustifichi oppure fornisca chiarimenti in proposito, essendo in quella polemica ricordato il mio nome"

* * *

da: La scuola cattolica, Milano, 1894, serie II, a. IV, v. VIII, pp. 49-58

* * *

 

 

Ill.mo monsignore!

Ella mi indirizza alcuni numeri di un giornale1, perché io prenda conoscenza di certe differenze di vedute fra i cattolici che ivi si palesano o fanno capolino intorno alle questioni sociali, e perché io stesso quasi mi giustifichi e porga schiarimenti in proposito, essendo in quella polemica ricordato il mio nome. Non posso accettare le espressioni di elogio contenute nella lettera, le quali contemporaneamente ella mi dirige; bensì aderisco di rispondere per iscritto, sia per debito di cortesia, sia per l'affetto che io porto a quanti si interessano dei problemi sociali fra noi, e soprattutto alla causa cattolica, cui tutti dobbiamo sinceramente servire. 2

Quanto al Programma dei cattolici di fronte al socialismo, dettato nell'assemblea dell'Unione cattolica del 2 gennaio p. p. in Milano, esso è abbastanza noto ed esplicito anche rispetto ai possibili contatti di fatto o di nome coi socialisti, da non abbisognare di essere qui riprodotto. Le dirò solamente che la proposizione di quel programma, ove è detto che, sebbene noi prendiamo in mano la causa del popolo, come pretendono di farlo i socialisti, respingiamo ogni connivenza anco nominale col socialismo perocchè questo è la negazione intrinseca del cristianesimo ed il programma socialista è l'antitesi del nostro, tale proposizione, ripeto, ebbe posteriormente il conforto di autorevolissime approvazioni e svolgimenti, come p. e., nella lettera pastorale del vescovo di Liegi mons. Victor Doutreloux, e nelle dichiarazioni del conte de Mun alla seduta della Camera francese del 20 aprile p. p.

 

Tutto al più se si desidera uno schiarimento intorno a quella frase usata dall'articolo della effemeride in discorso, ove si parla dell'alleanza della critica cattolica colla critica socialista nell'atterrare il conservatorismo liberale, dichiaro che la frase afferma un vero bene assodato, ma lo eccede nei termini.

La scienza cristiana si incontrò e si incontra bensì col dottrinarismo socialistico nel criticare il sistema sociale-economico del liberalismo, e sovente con efficacia grandissima, contribuendo così al tramonto di quest'ultimo, sia nella teoria che nella vita pratica. Solamente l'accordo fra le due dottrine si restringe a quella che si potrebbe dire la critica prossima o positiva, ma non si estende a quella remota o finale, o come oggi dicono i positivi teleologica, risalente cioè alle ragioni prime ed ultime.

I cattolici, in altre parole, si trovano di regola all'unisono coi socialisti nel dimostrare la fallacia di alcune teorie economiche del liberalismo, e nel condannare i fatti storici che hanno generato l'odierna crisi, per colpa delle classi superiori, della politica e della legislazione. Ma non sono mai o quasi mai d'accordo con essi nell'additare le cause e ragioni prime di quelle false teorie o di quei deplorevoli abusi pratici dell'economia liberale; le quali cause per noi stanno nell'offesa dei principi sovrannaturali cristiani, ciò che invece i socialisti disconoscono, qualche volta pervertono ed infine decisamente rifiutano. Né trovansi d'accordo nelle ragioni ultime di questa critica, che sono per i cattolici quelle di rivendicare il pregio dell'ordine sociale cristiano per ricondurvi novellamente la società traviata; mentre i socialisti sono condotti dall'intento di distruggere ogni resto di legittime istituzioni storiche, per ricomporre, sopra basi affatto nuove, innaturali ed anticristiane, il sistema sociale dell'avvenire.

* * *

Ma non è di queste inesattezze di frase, in cui l'autore di quell'articolo è incorso, e per cui la parola alleanza della critica cristiana con quella socialistica, può sembrare soverchia (laddove non si tratta per così dire fuorché d'un incontro accidentale per un fine prossimo e non di un accordo intimo e durevole per un fine remoto comune); non è di ciò, ripeto, che mi preoccupo, bensì di certe tendenze in parecchi dei cattolici zelanti, operosi, militanti fra noi, i quali sembra amino di lasciar apparire che noi cattolici ci confondiamo coi socialisti.

* * *

Ven. Prof. Giuseppe Toniolo

Federico Le Play

Cenni commemorativi

da: Studium, Firenze, 1909, a. IV, pp. 633-685

 

Fra lo spadroneggiare di un laicismo settario e intollerante, come quello di Francia oggidì, non è meraviglia che l'inaugurazione a Parigi nel giardino del Lussemburgo l'Il giugno 1906 di un monumento a Federico Le Play, sociologo cristiano, per il centenario della sua nascita, passasse in generale poco avvertito. Non così però per gli uomini seri e studiosi (tanto è vero che il cammino silente della scienza è spesso inverso a quello rumoroso dei più), i quali anzi vi tributarono opuscoli, discorsi, articoli di riviste, illustrando vari aspetti della vita e degli scritti del valentuomo francese. Ed è confortante indizio di senno che fra noi giovani studiosi desiderino una parola sopra il grande sociologo che ormai appartiene ad un ciclo storico passato, in un periodico che pur sempre intende riflettere le aspirazioni della gioventù presente.

Invero, ciò che oggi sospinge a rimirare con sguardo retrospettivo quest'uomo il quale, ingegnere metallurgico fattosi sociologo, coi suoi viaggi in più continenti, colle sue inchieste monografiche, coi sodalizi scientifici e di propaganda da lui fondati, soprattutto coi suoi scritti, fra le correnti più opposte di scuole, attraeva l'attenzione del pubblico sopra le sue idee e gli onori dei governi sopra i suoi meriti, non è soltanto il valore intrinseco delle sue dottrine, ma il risalto che ora vi aggiunge la via percorsa dal pensiero pubblico nell'ultimo quarto di secolo dopo la morte di lui in ordine alle questioni sociali, cammino ideologico che meglio abilita ad estimare dal termine della traiettoria l'inizio di essa. Sotto questo punto di vista forse v'ha taluna osservazione da aggiungere a quanto fu scritto su questo tema e qualche preziosa istruzione da ritrarne di sommo interesse attuale; ambedue sgorganti da questo concetto (non abbastanza finora chiarito) che egli fu tra i primissimi a dettare e propugnare un sistema di riforme sociali cristiane nel secolo XIX. E allora potrà apparire per qual ragione l'opera dello statistico di Calvados (Normandia), elevato ai più grandi uffici ed onorificenze da Napoleone III nei massimi suoi splendori, trovi tuttora, mercé le società da lui fondate, continuatori in tutta Europa.

Fu un riformatore (e di quelli veri e fecondi, perché inteso a ricondurre la società aberrata e guasta ai suoi principi) di proposito esplicito e maturo, ché a formarsi tale egli mirava coi suoi viaggi (dal 1831), colla conoscenza tecnico­economica dei vari ambienti che egli frequentò (circoli industriali, minerari, forestali, agricoli); e a formulare e illustrare i capisaldi di un sistema di riforme egli dedicò un libro La reforme sociale en France in cui condensò tutte le induzioni dei suoi studi analitici e depose le risultanze delle sue convinzioni, educatesi fra i calcoli delle sue statistiche comparate e fra gli attriti di una esistenza laboriosa. Il libro infatti (egli stesso lo dichiara nella prima prefazione), concepito nel 1848, assunse forme di uno schizzo o abbozzo nel 1855, e comparve la prima volta nel 1864. Spuntò dunque - per segnare due pietre miliari estreme ed opposte ­ prima del libro del riformatore socialista Federico Engels, Le condizioni delle classi lavoratrici in Inghilterra (1849) che compose il substrato del collettivismo e insieme del materialismo storico di Carlo Marx; e si compié un anno dopo il libro La questione sociale e il cristianesimo di G. Ketteler (1863), che è reputato il saggio tipico delle riforme sociali cristiane. Questo è il posto di Le Play fra i riformatori della seconda metà del sec. XIX e con essi egli ha un tratto estrinseco comune, quello di riformatore positivo (non positivistico). A distinzione pertanto del ciclo storico già superato dai sociologi riformatori di carattere idealistico, filosofi e utopisti, egli asside il suo programma sul piedistallo dei fatti. Come Engels (e poi Marx) sulle condizioni di fatto del proletariato inglese e sulle cause che lo generarono, e come il vescovo di Magonza sopra l'osservazione del problema operaio e pratico (ormai gigante in quegli anni in cui Lassalle faceva la sua propaganda in tutta Germania), posto a riscontro della storia sociale del cristianesimo, così Le Play poggiava il suo edificio sulle sue celebri inchieste statistiche con quel metodo monografico descrittivo, che come è noto venne a completare quello matematico dei grandi numeri posto in onore da A. Quetelet, e che rimase ad integrare il compito della statistica.

Ven. prof. Giuseppe Toniolo

La legislazione cristiana

Risposta aperta alla lettera dell'on. dott. F. Saccardo

da: Rivista internazionale di scienze sociali e discipline affini, 1894, v. IV, pp. 703-709

 

 

Le sono grato di avere agitato nella pubblica stampa talun quesito che veniva toccato e proposto in formule sintetiche nel Programma degli studiosi cattolici all'occasione delle recenti agitazioni socialistiche in Sicilia (programma concordato a Milano il 2 e 3 gennaio dell'anno corrente e pubblicato anche nella Rivista internazionale di scienze sociali, fascicolo di gennaio); perocchè ogni idea, come fu scritto, la quale non susciti discussioni, è morta! Ciò vale tanto più, quando si tratti di somme idee, le quali, come nel caso concreto, essendo dirette ad unificare l'azione esteriore sociale dei cattolici, è impossibile penetrino nelle menti per tradursi poi efficacemente nell'operosità pratica, se non se ne svisceri il contenuto, non se ne svolgano le applicazioni, e se intorno ad esse il pubblico non si appassioni.

 

1. Il quesito proposto da V. S. si risolve in questo: sta bene che di fronte a pericoli estremi, come quello di una immane conflagrazione sociale, aggravata dall'odierno dissolvimento organico della società, spetti allo Stato un compito eccezionale, affine di restaurare l'ordine sociale cristiano; ma forse non incomberà allo Stato, anco in condizioni normali, d'informare i suoi intendimenti e quindi tutta la legislazione positiva allo spirito cristiano?

Ella già vi ha risposto egregiamente ed in senso affermativo, confermando quanto già intendevasi implicitamente da chi dettò quella proposizione del programma: reclamarsi altamente dallo Stato che questo, dopo che per sì lungo tempo pervertì nelle sue mani lo stromento o meglio il ministero della legge, provveda ad una grande restitutio in integrum del diritto cristiano.

Ella confermò questo concetto, ma invero lo definì in modo più preciso ed esplicito, conchiudendo che spetta ai poteri pubblici, dopo aver dato opera (insieme ad altri organismi vitali, in ispecie la Chiesa) a ritrarre la società dall'estrema mina, di lasciare ad essa in eredità un sistema compiuto, normale, duraturo di legislazione cristiana.

Questa conclusione attesta una volta di più che spesso un quesito appena sia bene posto nei suoi termini esatti, esso è già sciolto. Non però così che frattanto esso non possa utilmente illustrarsi e più efficacemente propugnarsi. lo colgo pertanto l'occasione per presentare il tema, dietro le tracce che ella mi porge, al pubblico, ed invitarlo a farne obbietto di meditazione in tutta la sua ampiezza e dignità.

Motore di ricerca

Chi è online

Il Tuo IP: 54.204.139.136



Verifica umana
Quanto fa quattro più dieci?
:

Condividi su:

Condividi su Facebook Condividi su Twitter Condividi su Google Condividi su del.icio.us Condividi su digg Condividi su Yahoo Condividi su Windows Live Condividi su oknotizie Inserisci sul tuo blog Splinder