Negli ultimi 24 mesi il Governo ha emanato ben sette leggi contro la famiglia, ed altre sono in arrivo.
Sul piano culturale e mediatico l'attacco è ancora maggiore: ormai non c'è quasi più nemmeno un programma o testo che riesca a pronunciarsi per la famiglia naturale.
E' perciò necessario che ciascuno si attivi, aiutando e favorendo eventi come questo:
22 settembre a Bologna - ore 18:30 - Teatro San Salvatore - Via Volto Santo 1:
Massimo Gandolfini spiegherà perchè e come difendere la famiglia naturale
.

 

Confusione nella Chiesa

Anche la Chiesa sembra subire l'influenza della guerra culturale e legislativa contro la famiglia.
Perciò, nella crescente confusione interna alla Chiesa, è necessario far tesoro delle parole del Cardinale Carlo Caffarra: "Leggi e rifletti sul Catechismo della dottrina cattolica, ai numeri 1601-1666. E quando senti dei discorsi sul matrimonio – anche da parte di preti, vescovi, cardinali – e tu verifichi che non sono in conformità con il Catechismo, non dare ascolto ad essi". (25/5/16)

In particolare, dobbiamo tutti riaffermare, opportune et importune, che:
- "Il divorzio è una grave offesa alla legge naturale ... il coniuge risposato si trova in una condizione di adulterio pubblico e permanente" (CCC 2384);
- "se i divorziati si sono risposati ... non possono accedere alla Comunione" (CCC 1650);
- la "libera unione ... : concubinato, rifiuto del matrimonio come tale, incapacità di legarsi con impegni a lungo termine... costituiscono un'offesa alla dignità del matrimonio: distruggono l'idea stessa della famiglia; ... sono contrarie alla legge morale: l'atto sessuale deve aver posto esclusivamente nel matrimonio" (CCC 2390);
- "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati... Sono contrari alla legge naturale" (CCC 2358): come l’aborto procurato, è uno dei quattro peccati più gravi, peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio (CSPX);
- Insomma, tutti siamo chiamati a combattere in questa guerra: "La legittima difesa è un dovere grave per chi ha la responsabilità della vita altrui o del bene comune" (CCC 2321).

 

Il nuovo eBook

L'eBook
Il segno della carne

che da ora è scaricabile gratuitamente, vuole contribuire a fermare la dissoluzione della civiltà occidentale e cristiana.
Si tratta di un volumetto scritto da uomo di grande fede e cultura, terziario francescano, che ha offerto la propria vita per la conversione di un prete-operaio: e il Signore ha accettato la sua offerta.
Il testo offre le motivazioni della ragione, dell'esperienza e della storia (senza escludere ma lasciando implicita la Rivelazione), per difendere il matrimonio naturale, monogamico e indissolubile.

(Andare sulla homepage, cliccare l'etichetta "Formazione", quindi "Libri scaricabili gratuitamente" sezione "Amore e matrimonio").

Argomento: Aggiornamenti

Nella foto a sinistra: manifestazione di forza delle comunità islamiche di Milano davanti al Duomo.

Veneto, approvata la legge anti-moschee. Schiaffo di Zaia e Tosi al patriarca di Venezia: "il consiglio regionale dice sì alla modifica della legge regionale sulle "norme in materia di paesaggio". L'assessore Donazzan: "Abbiamo il dovere di governare questo tempo, che ci richiama a emergenze legate all’islam. Questo è un dibattito ideologico"

Lombardia, nasce l'assessore anti-islam. Maroni: «Stop a chi vuole ammazzarci».
Il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni lo aveva detto: «Voglio rendere la vita impossibile a chi cerca di ammazzarci». Detto fatto. Il primo passo è la creazione dell'assessore anti Islam. L'incarico è stato affidato a Viviana Beccalossi (Fratelli d'Italia), già assessore all'Urbanistica e autrice della cosiddetta legge anti moschee.

Magdi Cristiano Allam: Conosciamo il nemico, mettiamolo fuorilegge. "È ora di dire basta a ignoranza, buonismo, viltà, ipocrisia e vocazione al suicidio di quest'Europa che immagina che per salvarsi dai terroristi tagliagole ci si debba affidare ai terroristi taglialingue, quelli che ci impongono di legittimare l'islam a prescindere dai suoi contenuti e di concedere loro sempre più moschee".

Luttwak: europei vi state suicidando con il vostro buonismo. "Siamo al suicidio della civiltà europea. Ci scontriamo con il sistematico rifiuto di accettare una verità lampante: in questa fase storica l’Islam conduce una «guerra santa» contro l’Occidente. È la seconda invasione dei barbari, dopo quella avvenuta tra il III e il VI secolo. L’Europa riuscì allora a rimettersi in piedi. Può reagire anche oggi. Eppure c’è chi dice che l’Islam è una religione di pace".

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Il “sorpasso” musulmano in Francia: come moschee e come fedeli

di Marco Tosatti per La Stampa, 9 luglio 2017

Resi noti i risultati di uno studio dell’Hudson Institute, che offre un quadro certamente inedito del panorama religioso del Paese

 

In Francia si costruiscono più moschee islamiche, e più di frequente, delle chiese cattoliche, e ci sono più praticanti musulmani che cattolici praticanti nel paese.

Circa 150 nuove moschee sono in costruzione attualmente in Francia, che ospita la più grande comunità islamica in Europa, I progetti sono in diversi stadi di completamento, secondo Moahmmed Moussaoui, presidente del Consiglio musulmano di Francia, che ha fornito questi dati in un’intervista del 2 agosto scorso alla Radio Rtl.

Il numero totale di moschee in Francia è già raddoppiato per superare le duemila nei dieci anni passati, secondo una ricerca intitolata: “Costruire moschee: il governo dell’islam in Francia e in Olanda”. Il più noto leader islamico francese, Dalil Boubakeur, rettore della gran moschea di Parigi di recente ha ipotizzato che il numero totale delle moschee dovrà raddoppiare, fino a quattromila, per soddisfare la domanda crescente.

Al contrario la Chiesa cattolica in Francia ha costruito solo venti nuove chiese negli ultimi dieci anni, e ha chiuso formalmente più di 60 chiese, molte delle quali potrebbero diventare moschee, secondo una ricerca condotta dal quotidiano cattolico francese La Croix.

Sebbene il 64 per cento della popolazione francese (41.6 milioni di persone, su 65 milioni di abitanti) si definisce cattolico romano, solo il 4.5 per cento (circa un milione e 900mila persone) sono cattolici praticanti, secondo l’Istituto francese della Pubblica opinione (Ifop).
Sempre nel campo dei paragoni, il 75 per cento (4 milioni e mezzo) dei circa 6 milioni di musulmani nord-africani e sub-sahariani in Francia si identifica come “credenti”, e il 41 per cento (circa due milioni e mezzo) sostiene di essere “praticante”, in base a un rapporto sull’islam in Francia pubblicato dall’Ifop il 1 agosto scorso. La ricerca afferma che più del 70 per cento dei musulmani francesi dice di osservare il Ramadan nel 2011.

Mettendo questi elementi l’uno a fianco dell’altro, questi dati forniscono un’evidenza empirica della tesi secondo cui l’islam è sulla via di superare il cattolicesimo romano come religione dominante in Francia. Dal momento che i numeri crescono, i musulmani in Francia stanno diventando più assertivi che mai prima. Un caso per tutti: gruppi musulmani in Francia stanno chiedendo alla Chiesa cattolica il permesso di usare le sue chiese vuote come strumento per risolvere i problemi di traffico provocati da migliaia di musulmani che pregano per strada.
In un comunicato dell 1 marzo scorso, diretto alla Chiesa di Francia, la Federazione nazionale della grande moschea di Parigi, il Consiglio dei musulmani democratici di Francia e un gruppo islamico chiamato Collectif Banlieues Respect hanno chiesto alla Chiesa cattolica, in uno spirito di solidarietà interreligiosa, di permettere che le chiese vuote venissero usate dai musulmani per la preghiera del venerdì, così che i musulmani “non siano obbligati a pregare per strada” o “siano tenuti in ostaggio dai politici”.

Ogni venerdì, migliaia di musulmani a Parigi e in altre città francesi chiudono strade e marciapiedi (e di conseguenza, bloccano il commercio locale, e intrappolano i residenti non islamici nelle case e negli uffici) per sistemare i fedeli che non riescono a entrare in moschea per la preghiera del venerdì. Alcune moschee hanno cominciato a trasmettere sermoni e canti di “Allahu Akbar” nelle strade. Questi disagi hanno provocato ira e reazioni, ma nonostante molte lamentele ufficiali, le autorità non sono intervenute finora nel timore di accendere incidenti. La questione delle preghiere di strada illegali è giunta al top dell’agenda politica francese quando nel dicembre 2010 Marine Le Pen, il nuovo leader carismatico del Fronte nazionale le ha denunciate come “un’occupazione senza soldati o carri armati”.

Durante un incontro nella città di Lione, Le Pen ha paragonato le preghiere islamiche nelle strade all’occupazione nazista. Ha detto: “Per quelli che amano parlare un sacco della Seconda Guerra mondiale, possiamo anche parlare di questo problema (le preghiere islamiche in strada, n.d.r.), perché si tratta di un’occupazione di territorio. E’ occupazione di sezioni di territorio, di distretti in cui la legge religiosa entra in vigore. E’ un’occupazione. Naturalmente non ci sono carri armati e soldati, ma non di meno è un’occupazione e pesa fortemente sui residenti”.

Molti francesi sono d’accordo. In effetti la questione delle preghiere di strada islamiche – e la più ampia questione del ruolo dell’islam nella società francese – è diventata un problema di prima grandezza in vista delle elezioni presidenziali del 2012. Secondo un sondaggio dell’Ifop il 40 per cento dei francesi è d’accordo con Le Pen sul fatto che le preghiere per strada sembrano un’occupazione. Un altro sondaggio pubblicato da Le Parisien dimostra che i votanti vedono Le Pen, che sostiene che la Francia è stata invasa dai musulmani, e tradita dalle sue élite, come il candidato migliore per affrontare il problema dell’immigrazione musulmana.

Il presidente francese Nicolas Sarkozy, la cui popolarità era a luglio al 25%, il dato più basso mai registrato per un presidente uscente un anno prima delle presidenziali, secondo TNS-Sofres sembra deciso a non farsi superare da Le Pen in questa battaglia. Di recente ha dichiarato che le preghiere per strada sono “inaccettabili”, e che le strade non possono diventare “un’estensione della moschea”. E ha ammonito che questo fenomeno può minare la tradizione laica della Francia di separazione fra Stato e religione. Il ministro degli Interni Claude Guéant ha detto ai musulmani di Parigi, l’8 agosto, che invece di pregare nelle strade possono utilizzare una caserma in disuso. “Pregare nelle strade non è qualche cosa di accettabile, deve cessare”.

Alcune dichiarazioni di leader musulmani sono sembrano destinate a sopire le preoccupazioni dei francesi (e non solo dei francesi). Il Premier turco Tayyp Erdogan per esempio, che ha fatto cpaire che la costruzione delle moschee, e l’emigrazione fanno parte di una strategia di islamizzazione dell’Europa. Ha ripetuto pubblicamente le parole di una poesia turca, scritta nel 1912 dal poeta nazionalista turco Ziya Gökalp. “Le moschee sono le nostre caserme, i minareti le nostre baionette, e i fedeli i nostri soldati”. L’arcivescovo emerito di Smirne, Giuseppe Germano Bernardini, racconta la conversazione avuta con un leader islamico: “Grazie alle vostre leggi democratiche, vi invaderemo. Grazie alle nostre leggi religiose, vi domineremo”.

Argomento: Chiesa

 L'avvertimento: "Vi spiego perché le vostre figlie avranno il velo"

 

«Allora ti vengo a prendere domani, arrivi con l' aereo delle velate».

Mi scusi, onorevole Sbai, ma chi sono le velate?
«Le italiane, mia sorella le chiama così. Quando vado a trovarla a Casablanca mi vede scendere dall' aereo che arriva da Roma circondata da marocchine immigrate. Sono tutte velate, vestite di nero, con gli occhi bassi».

E non è normale?

«Per niente. Sono arrivata in Italia a 19 anni, per amore, e prendo quell' aereo dagli anni '80. Era un tripudio di voci e colori. Sbarcavano sorrisi, donne felici, vestite di arancione, giallo, azzurro. Ora sembrano tutte vedove, solo che il marito è vivo e il lutto che portano è per la loro vita. La cosa terribile è che sono partite dal Marocco libere. Sono diventate schiave in Italia».

Mi spiega più nel dettaglio questo processo di schiavizzazione?
«L' islamico arriva in Italia per lavorare e ha tutte le difficoltà dell' immigrato: è solo, disorientato, debole. Ma noi non lo integriamo, non gli diamo i nostri valori, le regole, i costumi, ce ne disinteressiamo con la scusa di rispettarlo. Così l' unico riferimento che gli resta è la moschea fai da te. Lì predica un imam che risponde direttamente a Riad, quando non a Raqqa, e su cui lo Stato non esercita alcun controllo e l' immigrato impara l' islam estremista. Quando torna a casa lo impone alla famiglia. Quando poi in un palazzo la prima donna porta il velo, il gioco è fatto, gli altri mariti per dimostrare di essere loro a comandare in casa, lo impongono alle loro mogli. E, quando compiono 11 anni, alle figlie».

Il Qatar finanzia la costruzione di 33 nuove moschee in Italia...
«Non dovremmo consentirlo. Diventeranno vivai di terroristi. Il Marocco chiude le moschee integraliste, noi le apriamo. Siamo ignoranti, non capiamo che la seconda generazione farà più danni della prima. Nell' islam lo scontro tra padri e figli è più forte che in Italia ed è capovolto: nell' islam i giovani sono più rigidi e tradizionalisti dei padri. Io la chiamo la generazione dei convertiti, perché sono passati dall' essere musulmani a essere fanatici».

Com' è potuto accadere?
«La prima ondata migratoria, negli anni '80, era culturale o di lavoro qualificato; erano pochi, arrivavano da un islam pacificato, volevano integrarsi e avevano curiosità per il diverso, come l' avevo io. Poi è arrivata l' immigrazione rurale, su cui ha avuto presa l' islam estremista salafita predicato in molte moschee. Si è formata una comunità poco aperta al dialogo ma ancora rispettosa delle leggi. Ora tocca ai figli, che dovrebbero integrarsi in un' Italia in crisi, di valori ed economica. Non hanno lavoro né soldi ma vedono i soldi dei loro coetanei italiani, e non hanno neppure la propensione al sacrificio dei loro padri. Sono carne da macello per il jihad, migliaia di potenziali reclute del terrorismo islamico».

Come avviene il reclutamento?
«Con i soldi. L' Arabia, lo Yemen, il Qatar, l' Isis, fanno arrivare soldi alle moschee. I giovani vengono coccolati, pagati, viziati. Cadono nella rete e non possono più venirne fuori. Verrebbero uccisi se ci provassero».

Ma l' Italia cosa può farci?
«Deve smettere di dare soldi alle associazioni islamiche, perché vengono usati per fare proselitismo. E deve imporre il proprio modello, non lasciar fare. L' integrazione dev' essere obbligo non optional. Servono regole e divieti, perché gli estremisti vanno dove hanno più libertà. La nostra tolleranza ci condanna; gli islamici la interpretano come debolezza, si esaltano, ci giudicano molli e incapaci e attaccano. La conquista dell' Occidente è stata pianificata nella penisola araba negli anni '90. Punta a radicalizzare lo scontro e islamizzare l' Occidente infedele. È stata messa a bilancio una somma, sono state costruite moschee, formati imam, spediti in Europa soldi, armi e uomini per fare proselitismo».

Le aggressioni di Colonia rientrano in questo piano?
«Certo, alla voce terrorismo sessuale. È stata una rappresaglia. Dopo che la Merkel aveva annunciato una stretta sull' accoglienza e sulle norme anti-terrorismo è esplosa la rabbia integralista. Stuprare le donne del nemico è uno dei più classici atti di guerra».

Le donne occidentali hanno sottovalutato l' episodio?
«Le donne occidentali sono più buone e tolleranti con gli immigrati islamici che le stuprano che con i loro mariti. Immagini se quello di Colonia fosse stato un raid dell' estrema destra cosa avremmo sentito. Queste signore radical chic con la borsa Hermés che dicono che non bisogna strumentalizzare gli stupri di Colonia sono prigioniere dei loro stereotipi e non possono più tornare indietro. Identificano l' immigrato con il debole e non vedono altro. Ma così lo trattano da inferiore, sempre da immigrato e mai da uomo, si preoccupano solo di mettergli il panino in bocca. È un misto di buonismo perverso e ingenuità».

Cosa possono fare le donne italiane per le islamiche d' Italia?
«Farle uscire di casa, creare una rete amicale, degli incontri. E battersi contro il velo».

Dovremmo vietarlo in Italia?
«Il burqa, ma anche il velo. Difendere il velo non è rispetto per la cultura islamica ma complicità con chi sottomette le donne. Non conosco donne che portino il velo con orgoglio».

Ultimamente alcuni grandi stilisti occidentali hanno firmato collezioni con la donna velata...
«Sono contrarissima. Gli stilisti studino la moda marocchina, con capi bellissimi e rigorosamente senza velo. Avanti così, i padri italiani tra qualche anno si vedranno tornare a casa le figlie con il velo. Si comincerà per gioco, per imitare la compagna di classe, ma non si sa come finirà».

La Serracchiani in Iran ha esibito il velo, pubblicando un' allegra e orgogliosa fotogallery...
«Doveva rifiutarsi, per le straniere è obbligatorio solo in moschea. Ha voluto essere più realista del re. La Fallaci era diversa, non si mise il velo neppure davanti a Khomeini. Altre donne e altri tempi, l' Occidente è regredito. E la prova sono le velate. Oggi il Marocco importa estremismo dall' Italia. Da ragazza andavo in spiaggia in costume da bagno, ora non potrei. L' islam estremista, quello arabo-wahabita, attraverso l' Europa sta conquistando Paesi musulmani dove non aveva mai attecchito in centinaia d' anni».

Pensa che anche i media abbiano delle responsabilità?
«Enormi. I media hanno fame di islam integralista. Ormai in tv se non hai il velo non sei ritenuta attrezzata per parlare di islam, non ti chiamano come esperta di mondo arabo. Io sono un' eccezione, ma lo devo anche all' esperienza politica. E pensare che ero venuta in Italia per laurarmi in Lettere e studiare Petrarca e Leopardi».

E poi cos' è successo?
«Alla Sapienza mi hanno detto che di studiosi di Leopardi ne avevano tanti e che serviva qualcuno che si specializzasse in diritto islamico, per confrontarsi con il mondo arabo. Ho avuto un osservatorio privilegiato per studiare il fallimento dell' integrazione e della società multiculturale».

I moderati islamici chiedono un' intesa con lo Stato che regolamenti e dia diritti alla religione musulmana in Italia. Cosa ne pensa?
«Assolutamente no, la comunità islamica non ha nessun referente autorizzato a trattare. Sono tutte associazioni rappresentative solo di loro stesse. Sarebbe il caos, esattamente come nel mondo arabo di oggi».

C' è chi dice che l' islam è una religione che si nutre di violenza...
«Sono già destinataria di tante fatwe, non vorrei arricchire la collezione. C' è perfino una vignetta in cui vengo minacciata di morte».

Rischiamo un' altra fatwa, via...
«Posso dirle che alcune sure inneggiano alla guerra e alla sottomissione delle donne. Ma non è il punto decisivo, analoghi passaggi ci sono nella Bibbia. Il problema è che oggi in Europa l' islam moderato non esiste più, non parla, non scrive, neppure interessa».

Lei è cattolica o musulmana?
«Io sono laica. Ma posso dirle che in Italia non c' è libertà religiosa. Penso a Rachida, uccisa dal marito a Brescello perché si è convertita. In Italia i musulmani convertiti al cristianesimo non possono nemmeno indossare un crocifisso, pena la morte».

Cosa pensa del Papa, molto aperto al dialogo con l' islam?
«Che non si discute, è il Papa. Io sono arrivata con Wojtyla, grande politico e anticomunista. Di Ratzinger ho amato l' autenticità. Bergoglio non capisco dove vuole andare a parare. Dovrebbe occuparsi di più della mancanza di libertà religiosa dei cristiani nel mondo, e perfino in Italia».

Come mai è una così fervente anticomunista?
«Sono nata musulmana. La sinistra coccola gli islamici ma forse ignora che l' islam odia il comunismo almeno quanto il cristianesimo. Comunque sì, sono di destra, ho bisogno di regole, ordine. Mio padre invece era socialista, un medico, un musulmano illuminato, che ha mandato me e i miei sette fratelli alla scuola francese. E anche mia madre lo era».

I partiti di centrodestra li ha girati un po' tutti...
«Non li ho girati tutti, sono entrata nel Pdl da An. Ora a destra c' è solo la Lega, e quindi sono emigrata. Sono convinta che Salvini abbia le doti per diventare premier».

Non è troppo estremista?
«Al contrario, il suo difetto è che è un buono. E poi basta accusarlo di populismo e razzismo. Interpreta l' insofferenza mia e di molti verso il disordine. Gli italiani sono disperati, i giovani vanno via. Tra trent' anni rischiamo di essere completamente islamizzati».

Berlusconi le manca?
«Lui esiste ancora, ma solo lui. Se vuole far sopravvivere Forza Italia deve cambiare del tutto la classe dirigente. Mi manca molto in politica estera. Aveva capito gli arabi, teneva in pugno la Libia. Tra i motivi principali del complotto internazionale che l' ha destituito c' era la volontà di Usa e mezza Europa di sostituirlo nei rapporti privilegiati con molti Paesi arabi».

Complotto internazionale?
«Partiti e politici islamici sono profondamente antidemocratici, divisi e incapaci di gestire il potere. I dittatori erano funzionali alla stabilità del Medio Oriente e avevano rapporti consolidati con l' Europa. L' Arabia per ragioni economiche e religiose e gli Usa per ragioni economiche e politiche hanno voluto cambiare lo scenario puntando sui partiti religiosi e sono nate le primavere arabe. L' Europa non ha capito e ci è cascata, uscendone con le ossa rotte, ma anche Usa e Arabia hanno sbagliato i calcoli».

Perché?
«Per l' incapacità dei partiti islamici di governare, basta vedere quello che è successo in Egitto. È il Paese culturalmente più attrezzato e non a caso sono scesi in piazza in 30 milioni contro i Fratelli Musulmani».

E cosa pensa dell' Isis? Ha appena vinto il premio Nabokov con «Isis, il palcoscenico dell' orrore», il suo libro sullo Stato Islamico...
«È il risultato del fallimento delle primavere arabe. Agli estremisti sunniti è stata data una terra, tra Iraq e Siria, per portare la guerra in aree sciite, fino alle porte dell' Iran. L' Isis è un problema interno all' islam. Ora si troverà un accordo per spartirsi la Siria e lasciare una via di fuga ad Assad».

Di Putin possiamo fidarci?
«Conosce l' islam meglio di tutti, per averlo sconfitto in casa. Se vogliamo battere l' Isis militarmente dobbiamo farlo attraverso di lui. Gli Stati Uniti, abbiamo visto in Iraq e Afghanistan, non ne sono capaci. L' Europa non ne ha le forze e l' Italia non è nulla».

Pietro Senaldi
Libero, del 18/1/2016
 

Argomento: Islam

 Sempre più frequenti i casi di discriminazione verso chi difende la famiglia naturale. Gli ultimi casi:
 - oscurata la pagina FB del sindaco di Rovigo perchè contrario a presenziare alle unioni civili;
 - denunciato un insegnante del liceo Parini per aver detto di esser contrario alle unioni gay.
 - all'estero ci sono già casi di licenziamento e violenza con il pretesto dell'omofobia.
 I casi di resistenza dei sindaci di:
 - Trieste, dove «il "Gioco del rispetto" (bambini costretti a vestirsi da donna e viceversa) verrà tolto dalle scuole»
 - Teramo: «Rispetto la legge ma delegherò qualcuno ad applicarla, per i miei principi questi non sono matrimoni»

UNA PRIMA RISPOSTA PUO' ESSERE QUELLA DI SEGNALARE TUTTI, COSTANTEMENTE, LE PAGINE CHE OFFENDONO LA COSCIENZA DEI CREDENTI da questo link: https://www.facebook.com/help/181495968648557/ DONIAMO TUTTI SESSANTA SECONDI PER LA NOSTRA LIBERTA'

 

Gender: perché è un’ideologia intollerante e totalitaria ?

 

Come tutte le teorie contro-natura, proprio per la sua caratteristica di essere qualcosa di innaturale e anormale che sfugge ad un’istintiva comprensione e assimilazione all’interno delle strutture sociali e culturali,  l’ideologia del gender utilizza un metodo aggressivo, volto a imporre la propria visione in maniera totalitaria.
In tal senso, si è assistito, anche nel nostro paese, ad una preoccupante escalation di intolleranza nei confronti di coloro che continuano a rivendicare l’unicità e la bellezza della famiglia naturale.
Si verifica quindi un curioso paradosso: l’ideologia relativista per eccellenza, che respinge l’esistenza di qualsivoglia valore assoluto e reclama il riconoscimento dei propri diritti in nome del principio di non-discriminazione, pretende di imporre i propri principi, questi sì insindacabili, senza discussione alcuna.

Non si tratta solo di una astratta ideologia. Il movimento gender per raggiungere i suoi scopi distruttivi si serve di tutti i mezzi a sua disposizione e, potendo contare su un sistema mass mediatico compiacente, mette in campo una strategia tentacolare che si sviluppa su più livelli senza lasciare alcuno spazio al dibattito.
Quello che è in corso è un attacco globale nei confronti dell’ordine sociale naturale da parte di una lobby che pretende imporre, dispoticamente, le proprie rivendicazioni, presentate come i nuovi diritti umani, all’interno delle legislazioni nazionali e dei programmi educativi scolastici.

Un vero e proprio diktat etico globale che, pur non facendo ancora, ufficialmente, parte del diritto internazionale e non vincolando, dunque, giuridicamente i singoli Stati, grazie all’appoggio del mainstream dominante, esercita una pressione ed un’influenza ideologica decisiva sulle menti e i comportamenti delle attuali e future generazioni.

Marguerite Peeters nota come la nuova etica si è imposta, in maniera indolore, attraverso una “rivoluzione silenziosa”, e, in pratica, essa

«già governa le nazioni del mondo. Quale capo di stato, in effetti, ha proposto, elaborato, espresso un’alternativa ai nuovi paradigmi ?Quale organizzazione ha osato mettere in discussione i loro principi soggiacenti? Quale cultura ha opposto loro una resistenza efficace? Il punto è che tutti gli attori sociali e politici influenti, ovunque nel mondo, non solamente non hanno opposto resistenza, bensì hanno internalizzato e si sono appropriati dei nuovi paradigmi. L’allineamento è stato generalizzato».

Tale processo si è svolto subdolamente, “sottotraccia”, a colpi di un martellante bombardamento mass-mediatico e pervasive campagne di sensibilizzazione delle coscienze.
I condottieri, ahinoi, vittoriosi della rivoluzione sono i gruppi di pressione; sono loro, e non i governi nazionali o i cittadini,

«la punta di lancia della rivoluzione, gli esperti che hanno forgiato il nuovo linguaggio con fini manipolatori, i pionieri della nuova cultura, i sensibilizzatori che hanno condotto la campagna, i costruttori di consenso, i facilitatori, i partners di base, gli ingeneri sociali, i campioni della nuova etica».

Il diktat ideologico di una minoranza viene, prepotentemente, somministrato alle incolpevoli nuove generazioni. Sono loro, indottrinati fin dall’asilo al nuovo pensiero unico, le prime innocenti vittime di una rivoluzione, che ne compromette irrimediabilmente l’infanzia e l’adolescenza.

Di fronte a tale violenza colpisce il colpevole silenzio della maggior parte di coloro che dovrebbero essere schierati in prima linea a difesa dei bambini a cominciare dalla categoria degli psicologi.
Come ben osserva, a tale proposito, la sociologa tedesca Gabriel Kuby nel suo saggio Gender Revolution, mettere in discussione il fatto che i bambini abbiano bisogno di una figura paterna e di una figura materna,

«rappresenta un attentato ai dati essenziali dell’esistenza umana ed un cinico rinnegamento delle conoscenze acquisite dalla psicologia. Del resto non c’è bisogno della psicologia per capire che un bambino ha bisogno di un padre e di una madre. In ogni caso è scandaloso il fatto che gli psicologi e la loro corporazione in generale, non si facciano sentire: il formulare terapie per curare i disturbi della personalità causati dal rapporto sbagliato con padre e madre dovrebbe essere il loro pane quotidiano. Così facendo, questa corporazione si piega alla political correctness». 

(tratto da Gender Diktat. Origini e conseguenze di un’ideologia totalitaria – Rodolfo de Mattei, Solfanelli, Chieti 2014)

Argomento: Politica

Tutti a Roma, domenica 8 maggio 2016

 

Gli attacchi alla vita umana innocente sono sempre più numerosi e nuovi strumenti di morte minacciano la sopravvivenza stessa del genere umano: Ru486, Ellaone, pillola del giorno dopo ecc.

Da oltre trent’anni una legge dello Stato (la 194/1978) regolamenta l’uccisione deliberata dell’innocente nel grembo materno e i morti si contano a milioni.

La ?Marcia per la Vita è il segno dell’esistenza di un popolo che non si arrende e vuole far prevalere i diritti di chi non ha voce sulla logica dell’utilitarismo e dell’individualismo esasperato, sulla legge del più forte.

Con la Marcia per la Vita intendiamo:

  • affermare la sacralità della vita umana e perciò la sua assoluta intangibilità dal concepimento alla morte naturale, senza alcuna eccezione, alcuna condizione, alcun compromesso;
  • combattere contro qualsiasi atto volto a sopprimere la vita umana innocente o ledere la sua dignità incondizionata e inalienabile.

Per questo:

  • chiamiamo a raccolta tutti gli uomini di buona volontà per difendere il diritto alla vita come primo dei principi non negoziabili, iscritti nel cuore e nella ragione di ogni essere umano e -per i cattolici – derivanti anche dalla comune fede in Dio Creatore;
  • esortiamo ogni difensore della vita a reagire, sul piano politico e culturale, contro ogni normativa contraria alla legge naturale, e contro ogni manipolazione mediatica e culturale che la sostenga. E qualora ci si trovi nella impossibilità politica di abolire tali leggi per mancanza di un consenso popolare sufficiente, ci si impegna a denunciarne pubblicamente l’intrinseca iniquità, che le rende non vincolanti per le coscienze dei singoli.
La sesta edizione della marcia sarà a Roma, centro della cristianità e del potere politico. Le strade della capitale sono state attraversate, anche recentemente, da numerosi cortei indecorosi e blasfemi; il nostro corteo vuole invece affermare il valore universale del diritto alla vita e il primato del bene comune sul male e sull’egoismo.
 
L’iniziativa sarà una “marcia” e non una processione religiosa e come tale aperta anche ai pro life non credenti e a tutti i gruppi che potranno partecipare con i loro simboli ad esclusione di quelli politici.

Abbiamo però bisogno dell’aiuto di tutti!

  • Con la preghiera, che smuove le montagne (1 Cor. 13,2) e vince ogni difficoltà
  • Con la costituzione, in ogni città italiana, di centri locali che ci aiutino sul piano organizzativo (fotocopiando e diffondendo materiale, organizzando pullman per venire a Roma, preparando striscioni, bandiere, cartelli…)
  • Con il sostegno economico che può moltiplicare le nostre possibilità.
  • Per qualsiasi informazione: http://www.marciaperlavita.it/
Argomento: Vita

Fonte: Tempi.it

Macro progetti gender a scuola. Il Family Day scrive al ministro Giannini

Marzo 17, 2016 Comitato Difendiamo i Nostri Figli
Dopo alcuni episodi capitati in alcuni istituti, Gandolfini chiede al ministro di prendere «una posizione chiara di condanna rispetto a derive ideologiche di questo genere»

Comunicato stampa n. 207 | 25 febbraio 2016

COMUNICATO CONGIUNTO SU DDL UNIONI CIVILI

Il testo del maxiemendamento sulle unioni civili omosessuali, su cui il governo ha posto la fiducia, appare del tutto insoddisfacente. Rispetto al testo originario del ddl Cirinnà, l’unica modifica di rilievo riguarda l’adozione del figlio del partner, che resta tuttavia affidata alla discrezionalità dei giudici, con l’aggravante di riproporla e forse allargarne le maglie in un nuovo provvedimento specifico sull’adozione.

SCIENZA & VITA: L’IDEA DI VERONESI SULL’UTERO IN AFFITTO NON È SOLO ANTIUMANISTA, MA ESPRESSIONE DI UNA SCIENZA ANTIQUATA

Pubblicato il gennaio 20, 2016

“Nel pieno del dibattito sulle unioni civili e il nodo della stepchild adoption che, di fatto, avalla l’utero in affitto, stridono oltremisura le affermazioni di Umberto Veronesi sul settimanale Oggi. Sostenere che nella maternità surrogata non vi sia ‘nulla di deprecabile’ e che, anzi, sia ‘un’occasione per le donne non abbienti di migliorare il proprio tenore di vita’ risulta davvero inconcepibile in bocca a un medico che ha dedicato la sua professione a salvare la vita delle donne e, grazie a tecniche innovative, a rispettare il più possibile la loro femminilità”, commenta Paola Ricci Sindoni, presidente nazionale dell’Associazione Scienza & Vita.

Argomento: Vita

Comunicato stampa

SCIENZA&VITA: SULLA SELEZIONE DEGLI EMBRIONI LA CONSULTA SVINCOLA L’EUGENETICA

Pubblicato il novembre 11, 2015

Argomento: Vita

Cocente delusione

Autore: Amato, Avv. Gianfranco   Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it

venerdì 26 giugno 2015
Riportiamo il Comunicato Stampa dei Giuristi per la Vita, a proposito di quanto accaduto in Senato. La questione educativa è questione di vita o di morte di un popolo, a cui non si possono piegare altri interessi

 

Cardinal Baldisseri altra confusione, dice la coalizione pro-famiglia

 

Posted on January 25, 2015

ROMA, 25 Gennaio 2015: I commenti del Cardinal Lorenzo Baldisseri hanno ulteriormente minato l’insegnamento della Chiesa riguardo all’indissolubilità del matrimonio, ad affermarlo è Voice of the Family, una coalizione internazionale di gruppi pro-famiglia.

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