Omelia per il 21 novembre 2010
Solennità di Cristo Re
Letture:
Prima Lettura: 2 Sam 5:1-3;
Salmo 121;
Seconda Lettura: Col 1:12-20;
Vangelo: Lc 23:35-43
ARGOMENTO DELLE LETTURE
In quest’ultima Domenica dell’anno liturgico celebriamo la solennità di Gesù Cristo re dell’universo. Egli non è solo "Re dei cuori" come mutilano i modernisti, ma anche delle Nazioni e degli Stati. I testi liturgici presentano infatti tre aspetti molto diversi di questa realtà. Il secondo Libro di Samuele parla dell’unificazione di tutte le tribù di Israele, che riconoscono l’autorità regale di Davide come qualcosa che deriva da Dio: viene stretta un’alleanza. Il Salmo 121 riconosce Gerusalemme, il trono di Davide, come punto di unione per le tribù di Israele per adorare il Signore. Il Vangelo di Luca presenta un netto contrasto: un uomo muore come un criminale sulla croce. E’ oggetto di derisione. Sulla sua testa viene scritto un messaggio: questo è il re dei Giudei. San Paolo espone un discorso teologico che parla del Regno universale di Gesù Cristo e, in particolare, della redenzione, della riconciliazione, del perdono dei peccati e della pace attraverso la Sua morte in croce.
Omelia per Domenica 14 novembre 2010
TRENTATREESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Mal 3, 19-20 (4,1-2)
Seconda: 2Tes 3, 7-12
Vangelo: Lc 21, 5-19
NESSO TRA LE LETTURE
Il presente e il futuro sono due categorie che si ergono in qualche modo in questa penultima domenica del ciclo liturgico. Gli "arroganti e malvagi" del presente saranno strappati alla radice il Giorno di Javeh, mentre i "fedeli al mio Nome" saranno illuminati dal sole di giustizia (prima lettura). Le tribolazioni e le disgrazie del presente non debbono perturbare la pace dei cristiani, perché, mediante la loro perseveranza nella fede, riceveranno la salvezza futura (vangelo). San Paolo invita i tessalonicesi ad imitarlo nella sua dedizione al lavoro, qui sulla terra, per ricevere poi nel mondo futuro la corona che non marcisce (seconda lettura).
Omelia per la Trentaduesima Domenica del Tempo Ordinario
LETTURE
Prima: 2Mac7, 1-2.9-14
Seconda: 2Tes 2, 16-3,5
Vangelo: Lc 20, 27-38
NESSO TRA LE LETTURE
Qual è e come è il destino ultimo dell’uomo? A questa inquietante domanda cerca di rispondere la liturgia di questa domenica. Gesù ci insegna che il destino è la vita, ma che codesta vita nell’aldilà non si eguaglia alla vita terrena (vangelo). Il martirio della madre e dei suoi sette figli al tempo della guerra maccabea, offre all’autore sacro l’occasione per proclamare vigorosamente la fede nella resurrezione per la vita (prima lettura). Paolo chiede preghiere ai tessalonicesi perché "la parola del Signore continui a propagarsi e ad acquisire gloria" (seconda lettura), una parola che include la sorte finale degli uomini davanti al Giudice supremo, che è Dio.
(di dom Prosper Gueranger O.S.B.)
L'espiazione del peccato.
Il merito.
di dom Prosper Gueranger O.S.B.
La festa della Chiesa trionfante.
TRENTUNESIMA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Sap 11, 22-12, 2;
Seconda: 2Ts 1, 11- 2, 2
Vangelo: Lc 19, 1-10
NESSO TRA LE LETTURE
L’amore di Dio investe di sé ogni pagina della Bibbia e della liturgia cristiana. Nei testi della presente domenica ciò risalta in modo speciale. L’amore di Dio verso tutte le creature, perché tutte hanno nell’amore di Dio la loro ragione di essere (prima lettura). L’amore di Dio per tutti gli uomini, senza alcuna distinzione, perché tutti sono suoi figli (vangelo). L’amore di Dio verso i cristiani, "perché il nome del Signore nostro Gesù sia glorificato in voi, e voi in lui, secondo la grazia del nostro Dio e del Signore Gesù Cristo" (seconda lettura).
Omelia per la Trentesima Domenica del Tempo Ordinario
LETTURE
Prima: Sir 35, 12-14.16-18
Seconda: 2Tim 4, 6-8.16-18
Vangelo: Lc 18, 9-14
NESSO TRA LE LETTURE
I termini "giustizia e preghiera" riassumono bene le letture di oggi. Nella parabola evangelica sia il fariseo che il pubblicano pregano nel tempio, ma Dio fa giustizia, e soltanto l’ultimo è giustificato. Il Siracide, nella prima lettura, applica la giustizia divina alla preghiera e insegna che Dio, giusto giudice, non ha preferenze di persone, e per questo ascolta la preghiera dell’oppresso. Infine, san Paolo si confida con Timoteo, manifestandogli i suoi sentimenti e desideri più intimi: "Mi resta solo la corona della giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel Giorno" (seconda lettura).
Omelia per il 17 ottobre 2010
VENTINOVESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Es 17, 8-13a
Seconda. 2Tim 3, 14- 4,2
Vangelo: Lc 18, 1-8
NESSO TRA LE LETTURE
"Tutto è dono" nel mondo della fede. Come dono, non abbiamo diritto a ciò, ma dobbiamo chiederlo umilmente nella preghiera. Così, la vedova della parabola non si stanca di supplicare giustizia al giudice, finché non riceve risposta (vangelo). Da parte sua, Mosè, accompagnato da Aronne e da Jur, non cessa durante tutto il giorno di innalzare le mani e il cuore a Javeh, affinché gli israeliti escano vincitori sugli amaleciti (prima lettura). Mediante lo studio e la meditazione della Scrittura "l’uomo di Dio si trova completo e preparato per ogni opera buona" (seconda lettura).
Omelia per il 10 ottobre 2010
Ventottesima Domenica del Tempo Ordinario
LETTURE
Prima: 2Re 5, 14-17
Seconda: 2Tim 2, 8-13
Vangelo: Lc 17, 11-19
NESSO TRA LE LETTURE
"L’obbedienza della fede" ci aiuta a leggere unitariamente i testi di questa domenica. I dieci lebbrosi si fidano della parola di Gesù e si mettono in cammino per presentarsi ai sacerdoti, affinché questi ultimi riconoscano che essi sono stati guariti dalla lebbra (vangelo). Naaman il siro obbedisce alle parole di Eliseo, alle istanze dei suoi servi, immergendosi sette volte nel Giordano, per cui viene guarito (prima lettura). L’obbedienza della fede fa sì che Paolo finisca in catene e debba soffrire non pochi patimenti (seconda lettura).
VENTISETTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Ab 1, 2-3; 2, 2-4
Seconda: 2Tim 1, 6-8. 13-14
Vangelo: Lc 17, 5-10
NESSO TRA LE LETTURE
Sembra evidente che il tema dominante, in questa domenica, è la fede, dato che si menziona nelle tre letture. Alla fine della prima leggiamo: "Il giusto vive della fede", frase che sarà ripresa da Paolo ed avrà poi una enorme risonanza nella dogmatica cristiana. Gesù nel vangelo si fissa sull’efficacia della fede, perfino della fede piccola come un granello di senapa. Infine Paolo esorta Timoteo a dare testimonianza della sua fede in Cristo Gesù, e ad accettare con fede e con amore il messaggio trasmesso da Paolo (seconda lettura).
DOMENICA VENTISEIESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Am 6, 1.4-7
Seconda: 1Tim 6, 11-16
Vangelo: Lc 16, 19-31
NESSO TRA LE LETTURE
Tempo ed eternità sono come i due poli che ci possono servire per organizzare i testi di questa domenica. Ciò è evidente nel testo evangelico, che situa il ricco Epulone e Lazzaro prima in questo mondo, e poi nell’eternità. Implicitamente, si trova anche nella prima lettura, secondo la quale i ricchi samaritani vivono in orge e lusso, dimentichi del futuro giudizio di Dio. Per vivere degnamente nel tempo, e raggiungere l’eternità con Dio, la fede viva in Cristo offre una garanzia sicura (seconda lettura).
Domenica Venticinquesima del Tempo Ordinario
LETTURE
Prima lettura: Am 8, 4-7
Seconda: 1Tim 2,1-8
Vangelo: Lc 16, 1-13
NESSO TRA LE LETTURE
Nel fondo dei testi liturgici si pone la domanda su dove si trovi la vera ricchezza. Non può coincidere con l’ambizione e l’avidità, a discapito dei più poveri e bisognosi, ci risponde la prima lettura. E non risiede neppure nell’abilità di farsi "amici" con le ricchezze di altri. La vera ricchezza è la ricchezza della fede, che possiedono i figli della luce (vangelo). Questa maniera di vedere le cose non è naturale, ma la raggiungiamo solo nell’ambito della preghiera (seconda lettura).
DOMENICA VENTIQUATTRESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima lettura: Es 32, 7-11.13-14
Seconda lettura: 1Tim 1,12-17
Vangelo: Lc 15,1-32
NESSO TRA LE LETTURE
Nell’insieme della liturgia risuona la misericordia di Dio Padre. Ha la sua nota più elevata nel vangelo, che raccoglie tre magnifiche parabole della misericordia divina verso i peccatori. Nella prima lettura, ascoltiamo la musica della misericordia di Dio verso il suo popolo, grazie all’intervento di intercessione di Mosè. In ultimo, nella prima lettera di san Paolo a Timoteo, sentiamo una certa commozione udendo la confessione che Paolo fa della misericordia di Gesù Cristo verso di lui: "Gesù Cristo ha voluto dimostrare in me, per primo, tutta la sua magnanimità" (seconda lettura).
DOMENICA VENTITREESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Sap 9, 13-19
Seconda: Fm 9-10, 12-17
Vangelo: Lc 14, 25-33
NESSO TRA LE LETTURE
La sapienza è la parola-chiave nelle tre letture. Alla capacità umana di ragionare, così debole e incerta, si oppone la sapienza con cui Dio ammaestra gli uomini affinché ottengano la salvezza (prima lettura). La prudenza umana fa dei calcoli per sapere se si può contare sui mezzi sufficienti per costruire una torre o sul numero sufficiente di soldati per attaccare il nemico. Questa prudenza è necessaria, ma, per essere discepolo di Gesù Cristo, si richiede altresì la sapienza che proviene da Dio (vangelo). La lettera di san Paolo a Filemone, non è forse una vetta di tatto umano e di sapienza appresa alla scuola della fede? (seconda lettura).
Omelia per la DOMENICA VENDIDUESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Sir 3, 17-18.20.28-29
Seconda: Eb 12, 18-19.22-24
Vangelo: Lc 14, 1.7-14
NESSO TRA LE LETTURE
Il punto di riferimento dei testi liturgici sembra essere chiaramente l’umiltà. È l’atteggiamento dell’uomo di fronte alle ricchezze del mondo materiale o del mondo dello spirito (prima lettura). È e deve essere l’atteggiamento migliore dell’uomo, e particolarmente del cristiano, nelle relazioni con gli altri, nelle diverse situazioni che la vita offre (vangelo). E, soprattutto, deve essere il comportamento proprio dell’uomo di Dio, un comportamento che scopre la propria piccolezza nella magnanimità di Dio (seconda lettura).
Omelia per il 22 agosto 2010
DOMENICA VENTUNESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Is 66, 18-21
Seconda: Eb 12, 5-7.11-13
Vangelo: Lc 13, 22-30
NESSO TRA LE LETTURE
I testi liturgici si muovono tra due poli: uno, la chiamata universale alla salvezza, l’altro, il coraggioso impegno a partire dalla libertà. Il libro di Isaia (prima lettura) termina parlando della volontà salvatrice di Jahvé a tutti i popoli e a tutte le lingue. Il vangelo, da parte sua, ci indica che la porta per entrare nel Regno è stretta, e che soltanto i coraggiosi passeranno attraverso di essa. In questo sforzo della nostra libertà ci accompagna il Signore, con la sua pedagogia paterna che non è esente da correzione, sebbene non sia quest’ultima l’unica forma di pedagogia divina.

ASSUNZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA
Solennità
LETTURE: 1 Cr 15,3-4.15-16; 16,1-2; Sal 131; 1 Cor 15,54-57; Lc 11,27-28
MESSA DEL GIORNO
LETTURE: Ap 11,19a; 12,1-6a.10ab; Sal 44; 1 Cor 15,20-27a; Lc 1, 39-56
La Chiesa del cielo e quella della terra si uniscono alla felicità infinita di Dio, che incorona sua Madre e cantano con amore la gioia verginale di Colei, che si introduce per tutta l'eternità nella gioia del suo Figlio e Angeli e Santi si affrettano ad acclamarla Regina, mentre la terra gioisce, per aver dato al Cielo la sua gemma più bella.
Glorificazione dell'anima di Maria.
Questo è il giorno natalizio di Maria, quello in cui si celebrano ad un tempo il trionfo della sua anima e quello del suo corpo. Consideriamo prima la glorificazione dello spirito, meno notata, perché comune a tutti i Santi. Il raggiungimento della visione beatifica da parte dell'anima di Maria è cosa di tanto splendore e di tanta ricchezza che riverbera una luce inimitabile sulle nostre più alte speranze. Non ci è possibile immaginare la bellezza di questa suprema rivelazione in cui lo sguardo già così puro e penetrante, della creatura più perfetta, si aprì repentinamente davanti ad un abisso di infinita Bontà, ma, con l'aiuto della grazia divina, tentiamo di levare i nostri pensieri verso la cima, sulla quale si compie questa meraviglia che i nostri occhi non distinguono ancora.
Veramente si tratta di una cima: è il punto di arrivo di un'ascensione continua e perseverante, perché, piena di grazia nel momento della Concezione, l'Immacolata continuò quaggiù a crescere davanti a Dio.
L'Annunciazione, il Natale, il Calvario, la Pentecoste hanno segnato le tappe di questo progresso meraviglioso e ad ogni tappa l'amore verginale e materno si è accresciuto e arricchito, tendendo ad un'altezza che nessuna creatura potrà mai raggiungere. La luce di gloria che investe d'improvviso l'anima di Maria e le rivela le grandezze del Figlio in tutta la loro magnificenza e la sua dignità materna, supera di molto la gloria di tutti gli Angeli e di tutti i Santi, perché, dopo la santa Umanità di Cristo, stabilita alla destra del padre nel santuario della Divinità, nulla possiede il mondo più perfetto di quest'anima materna irradiante purezza, bellezza, tenerezza e gioia: Beata Mater!
Lascerà ancora questo raggiungimento trionfale della felicità suprema qualche possibilità di sviluppo all'anima di Maria? Per sé no, perché ormai tutto in lei è perfetto e nell'eternità non si cresce nella perfezione. Aperta in modo totale sugli splendori del Verbo, suo Figlio, l'anima di Maria soddisfa ormai perfettamente tutte le esigenze della sua vocazione sublime. È lo stato d'anima di una perfetta Madre di Dio.
Ma Maria ebbe un figlio solo, Gesù. Madre di Dio Salvatore, è madre altresì di tutti coloro, che attingeranno alla sorgente della Salvezza, e la sua Maternità di grazia si estenderà fino alla fine del mondo. Nella luce beatifica, l'anima di Maria vede tutti i suoi figli e tutti i disegni di Dio su ciascuno di essi e, con un fiat di amore, consente e partecipa all'universale Provvidenza, in cui Dio la chiama ad avere un posto di intercessione, che non conosce limiti. Maria si unisce così al Sacerdote Sommo, che intercede per noi incessantemente la misericordia del Padre e la sua preghiera ottiene per la Chiesa, della quale è il tipo ideale, una Assunzione permanente fino a quando la pienezza del Corpo mistico sarà raggiunta in modo definitivo. L'anima di Maria, nell'attesa di questa apoteosi, meglio di qualsiasi altro santo, "impegna il suo Paradiso a fare del bene sulla terra". Sia allora libero lo slancio della nostra gioia, uniamo alla confidenza la gratitudine, lodiamo degnamente la nostra Avvocata, la Mediatrice, la Madre, che prende il suo posto di Regina, presso il trono dell'Agnello.
Fede della Chiesa nell'Assunzione di Maria.
L'origine di questa fede non ha una data precisa, ma da molti secoli la Chiesa afferma che il corpo di Maria è in Cielo unito all'anima sua gloriosa e questo privilegio del corpo di Maria è l'elemento distintivo del mistero dell'Assunzione. Il Sommo Pontefice Pio XII, il primo novembre del 1950, compiendo il voto unanime di vescovi e fedeli, proclamò solennemente come "dogma rivelato che Maria, l'Immacolata Madre di Dio, sempre Vergine, al termine della sua vita terrena, fu elevata, anima e corpo, alla gloria del cielo" (Bolla dogmatica Munificentissimus Deus).
La definizione non dice se Maria passò, vivente, dalla terra al Cielo, o se, come il Figlio, subì la morte e risuscitò, prima di entrare nella gloria. Il privilegio insigne dell'Immacolato Concepimento, la Verginità e la Santità perfetta potevano certo rendere Maria immortale, ma la Madre del Salvatore, che imitò sempre fedelmente il Figlio, volle senza dubbio seguirlo fino al sepolcro, perché doveva, come lui, e come tutti noi nell'ultimo giorno, trionfare pienamente con una risurrezione gloriosa, sul peccato e sulla morte.
Leggende.
Leggende apocrife, diffuse verso la fine del IV secolo, hanno volgarizzato narrazioni spettacolari, meravigliose e spesso incoerenti, sulla morte di Maria e sul trasporto del suo Corpo in Paradiso. Gli Apostoli, riuniti prodigiosamente presso la Madre del Salvatore, avrebbero assistito alla sua morte e ai suoi funerali. San Tommaso, giunto troppo tardi, avrebbe voluto la riapertura della tomba, il che permise di costatare che il Corpo verginale era stato portato in luogo noto a Dio soltanto. La nostra fede e la nostra certezza teologica non devono accettare questi documenti senza valore, nati forse fra comunità eretiche. Predicazione e insegnamento pastorale devono fare a meno di seguire queste maldestre imitazioni del racconto evangelico della Risurrezione del Signore. Queste leggende non hanno dato origine alla fede della Chiesa nella Assunzione, ma hanno anzi ritardata di parecchi secoli la perfetta unanimità di essa. Il pensiero cristiano dovette prima sbarazzarsi della dannosa loro influenza, per poter giungere a discernere bene i motivi veri, che portano a considerare l'Assunzione corporea di Maria una verità di fede.
La fede unanime.
Quale motivo permise dunque al Sommo Pontefice di definire dogma di fede l'Assunzione? Lo dichiara la Bolla pontificia con precisione: il consenso unanime dei Vescovi e delle Chiese oggi in comunione con la Sede Apostolica. Questa convinzione universale dei Pastori e dei fedeli non sarebbe mai stata possibile, se l'oggetto di essa non fosse in qualche modo contenuto nella Rivelazione.
Prove scritturali.
Dove troviamo la verità dell'Assunzione nella rivelazione cristiana? Nei documenti della Chiesa primitiva non abbiamo traccia di una tradizione orale di origine apostolica. Forse appena vi allude l'Apocalisse indirettamente, quando descrive la Chiesa in questi termini: "Apparve in Cielo un segno grande: una donna vestita di sole, la luna ai suoi piedi e sulla sua testa una corona di dodici stelle" (Ap 12,1). Tipo e modello perfetto della Chiesa è Maria, la Madre di Dio e può essere che qui san Giovanni abbia fatto una indiretta allusione alla presenza di Maria in Cielo.
È invece certo che i Libri sacri attribuiscono a Maria titoli e funzioni provvidenziali, che nel loro insieme esigono, come normale coronamento, il privilegio dell'Assunzione corporale. Dando un senso mariano al Versetto del Genesi, noto con il nome di Protoevangelo: "Stabilirò inimicizia fra te e la donna, fra la sua generazione e la tua, essa ti schiaccerà il capo", la tradizione cristiana espressa autenticamente nella Bolla dogmatica Ineffabilis, vide in questa sentenza divina l'annuncio di un trionfo perfetto di Cristo e della sua Madre sul peccato e tutte le conseguenze di esso. Pio IX si era appoggiato a questo testo, per definire l'Immacolata Concezione e non è impossibile vedere in questo testo anche una rivelazione implicita di un trionfo perfetto sulla morte.
Checché si pensi di questo testo misterioso, il Vangelo associa sempre Maria agli atti essenziali della Redenzione e specialmente al sacrificio della Croce e come si potrebbe credere che non sia più corporalmente unita al Figlio nell'esercizio del suo attuale sacerdozio celeste? Il Vangelo dichiara inoltre Maria piena di grazia, benedetta fra tutte le donne e soprattutto Madre del Signore e tanti titoli costituiscono, come vedremo, una rivelazione implicita della glorificazione immediata della sua anima e del suo corpo.
La mancanza di reliquie.
Tuttavia riconosciamo che i primi secoli cristiani non conobbero in modo positivo e preciso l'Assunzione di Maria. Dobbiamo tener presente un fatto importante: in nessun luogo fu mai rivendicato il Corpo della Santa Vergine, né mai furono cercati i resti e, in epoca in cui le reliquie dei santi erano molto onorate, ciò diventa un indice importante. Sembrerebbe che fin da quei tempi lontani si pensasse che il Corpo di Maria non poteva essere sulla terra. Sant'Epifanio, morto nel 377, dopo aver vissuto molto tempo in Palestina, confessa la sua ignoranza riguardo alla morte e al sepolcro di Maria, ma neppure una riga del suo scritto insinua che i resti mortali della Vergine sarebbero conservati quaggiù. Egli mette solo in dubbio i racconti fantasiosi che cominciano a diffondersi e si chiede se Maria è morta e se è morta martire e risponde che a queste domande non si può dare una risposta e, senza affermare l'Assunzione, pare tuttavia non ne faccia oggetto delle sue prudenti riserve.
Il pensiero cristiano, all'inizio del secolo V, l'epoca del concilio di Efeso, particolarmente interessato alla dottrina mariana, affronta il problema della sorte riservata al Corpo di Maria e afferma che i racconti apocrifi interpretano in modo sconveniente e ridicolo una verità, che si impone da sé alle anime illuminate dalla fede: il Corpo di Maria non si è corrotto nella tomba: Dio lo ha miracolosamente portato in Paradiso.
Origine della Festa dell'Assunzione.
Le sole liturgie siriaca ed egiziana, attingono in quell'epoca ai racconti leggendari per le loro descrizioni della dormitio di Maria. Gerusalemme ha dal 450 la sua festa annuale della Madre di Dio fissata al 15 agosto, ma per due secoli l'ufficio non accenna all'Assunzione. Agli inizi del secolo VII la festa della Dormitio è istituita a Bisanzio, con decreto dell'Imperatore Maurizio, e presto, forse sotto l'influenza degli apocrifi, ma soprattutto per il senso profondo, che la Chiesa possiede delle verità della fede, oggetto principale della festa diventa l'ingresso del Corpo di Maria nella gloria. La festa dell'Assunzione è introdotta a Roma verso l'anno 650 e nella stessa epoca, forse anche alquanto prima, come in Gallia per la dipendenza di san Gregorio di Tours dagli apocrifi, l'Assunzione diviene oggetto di una commemorazione solenne fatta prima il 18 gennaio e più tardi il 15 agosto.
DOMENICA DICIANNOVESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Sap 18, 3.6-9
Seconda: Eb 11, 1-2.8-19
Vangelo: Lc 12, 32-48
NESSO TRA LE LETTURE
"In fiduciosa e vigilante speranza", così riassumo il contenuto principale del messaggio liturgico di oggi. Questo è l’atteggiamento di Abramo e di Sara, e di tutti coloro che sono morti nella speranza della promessa fatta da Dio (seconda lettura). Questo è l’atteggiamento dei discendenti dei patriarchi, che aspettavano con fiducia, in mezzo a duri lavori, la notte della liberazione (prima lettura). Questo è l’atteggiamento del cristiano in questo mondo, dedito alle sue occupazioni quotidiane, aspettando con cuore vigile la venuta del suo Signore (vangelo).
DOMENICA DICIOTTESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Qo 1, 2; 2, 21-23
Seconda: Col 3, 1-5.9-11
Vangelo: Lc 12, 13-21
NESSO TRA LE LETTURE
I testi liturgici di questa domenica ci propongono due modi di vivere e di stare al mondo. C’è il modo di vivere dell’uomo vecchio, e c’è il modo di vivere dell’uomo nuovo (seconda lettura), esiste l’uomo che cerca le cose della terra, e quello che cerca le cose del cielo (seconda lettura), quello per cui tutte le cose sono vanità, e quello per cui tutto è provvidenza di Dio (prima lettura). Il vangelo, da parte sua, oppone la vita di chi calcola tutto nell’avere, ed accumula delle ricchezze per sé, e la vita di chi fonda la sua esistenza sull’essere, ed accumula ricchezze davanti a Dio.
Domenica Diciassettesima del Tempo Ordinario
Letture
I Lettura: Gen 18, 20-21.23-32
Salmo: Sal 137
II Lettura: Col 2, 12-14
Vangelo: Lc 11, 1-13
Nesso logico tra le letture
I testi liturgici di questa domenica ci insegnano diversi modi di pregare. Abramo appare nella prima lettura come modello di preghiera e di intercessione per gli abitanti di Sodoma. Nel vangelo Gesù Cristo ci insegna con il Padrenostro due modi di pregare: la preghiera di desiderio, nella prima parte, e la preghiera di supplica nella seconda. Il testo della lettera ai colossesi non tratta direttamente della preghiera, ma potremmo dire che offre il fondamento di ogni orazione cristiana, soprattutto di quella liturgica, che è il mistero della morte e resurrezione di Gesù Cristo. O forse si potrebbe parlare della preghiera che si fa vita, dono di sé per amore.
Domenica Sedicesima del Tempo Ordinario
22 luglio 2007
Letture
I Lettura: Gen 18, 1-10a
Salmo: Sal 14
II Lettura: Col 1, 24-28
Vangelo: Lc 10, 38-42
Nesso logico tra le letture
La prima lettura e il vangelo parlano chiaramente dell´ospitalità. Vi si parla di Abramo che, in piena canicola, offre una splendida accoglienza a tre misteriosi personaggi. Vi si parla di Marta di Betania, che accoglie Gesù e i suoi discepoli nella propria casa, e di Maria, sua sorella, che accoglie come discepola attenta la parola di Gesù nel suo cuore. Il testo della lettera ai colossesi presenta Paolo che ospita nel suo corpo e nella sua anima Cristo Crocifisso, per completare le tribolazioni di Cristo nel suo corpo, che è la Chiesa.
DOMENICA QUINDICESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Deut 30, 10-14
Seconda: Col 1, 15-20
Vangelo: Lc 10, 25-37
NESSO TRA LE LETTURE
La questione Gesù potrebbe essere il centro di convergenza dei testi liturgici. Gesù è una grande domanda, e la Bibbia ci offre una grande risposta. Nel vangelo Gesù si autopresenta come il buon samaritano, disponibile per qualsiasi necessità, laddove esista e chiunque sia il bisognoso. La prima lettura ci parla della Parola vicina, sulle labbra e nel cuore, e tale Parola vicina si identifica con Gesù, il Dio-uomo, che ci parla con parole di uomo. Nella lettera ai Colossesi, in un antico e bellissimo inno cristologico, Gesù è cantato come il primogenito di tutta la creazione, al quale tutto fa riferimento e nel quale tutto incontra pienezza.
Domenica Quattordicesima del Tempo Ordinario
Letture
I Lettura: Is 66, 10-14
Salmo: 65
II Lettura: Gal 6, 14-18
Vangelo: Lc 10, 1-12.17-20
Nesso logico tra le letture
Cercare in tutto il fine: questa frase può sintetizzare i testi liturgici. Il fine della missione dei settantadue non è il successo, ma che ´i loro nomi siano scritti nel cieloª (vangelo). L´Isaia post-esilico vede anticipatamente il fine di tutti i suoi sogni: la città di Gerusalemme che riunisce tutti i suoi figli, come una madre (prima lettura). L´esistenza cristiana non ha altro fine se non appropriarsi della vita di Cristo in tutta la sua realtà storica, specialmente nel mistero della croce. È ciò che ci insegna san Paolo con la sua parola e con la sua vita (seconda lettura).
Omelia per la Tredicesima Domenica del Tempo Ordinario
Letture
I Lettura: 1Re 19, 16b.19-21
Salmo: Sal 15
II Lettura: Gal 5,1.13-18
Vangelo: Lc 9, 51-62
Nesso logico tra le letture
"Chiamata e risposta": due parole che riassumono il contenuto sostanziale delle letture della presente domenica. Gesù, nel suo camminare verso Gerusalemme, chiama alcuni a seguirlo e a dargli una risposta radicale (vangelo). In questo, Gesù supera le esigenze della chiamata e della sequela nell´Antico Testamento, particolarmente nella vocazione di Eliseo (prima lettura). I gàlati — e tutti i cristiani in generale — sono stati chiamati alla libertà dello spirito, di conseguenza debbono rispondere con il loro comportamento alla nuova condizione di uomini liberi, evitando di cadere un´altra volta nella schiavitù (seconda lettura).
DOMENICA DODICESIMA DEL TEMPO ORDINARIO
LETTURE
Prima: Zac 12, 10-11; 13,1
Seconda: Gal 3, 26-29
Vangelo: Lc 9, 18-24
NESSO TRA LE LETTURE
Chi è Gesù Cristo? Questa è la grande domanda degli uomini da ventuno secoli, ed è la domanda che ci pone la liturgia di questa domenica. Le risposte sono varie: un profeta redivivo: Elia, Geremia, per esempio, o un altro Giovanni il Battista. Pietro, in nome dei Dodici, giunge ad affermare che è il Messia di Dio. Per Gesù, le risposte sono insufficienti, e dà a se stesso il nome del Figlio dell’uomo, che terminerà la sua vita su una croce (vangelo). Alla luce evangelica si coglie il senso ultimo della profezia di Zaccaria: "Guarderanno a me, a colui che hanno trafitto" (prima lettura). Per san Paolo, alla luce della Pasqua, Gesù Cristo è colui che fa passare l’uomo dall’infanzia sotto il pedagogo fino all’età adulta dell’uomo libero e figlio di Dio (seconda lettura).
Omelia per la XI Domenica del Tempo Ordinario - 13 giugno 2010
LETTURE
2 Sam 12,7-10.13
Sal 31,1-2.5.7.11
Gal 2,16.19-21
Vangelo: Lc 7,36-8,3 (forma breve: Lc 7,36-50)
NESSO TRA LE LETTURE
Il messaggio di questa domenica è semplice, ma non facile da assimilare per la nostra natura umana, ferita dal peccato. Le letture esprimono chiaramente che il mistero della salvezza, il mistero della misericordia di Dio, passa attraverso il sacrificio e la rinuncia di sé. Il profeta Zaccaria ci dice che il Signore riverseà grazia e consolazione sulla casa di David, ma che le genti guarderanno "a colui che hanno trafitto" — cioè Dio stesso —, sarà un giorno di lutto e pianto come per si fa per un figlio unico (prima lettura). San Giovanni accosterà questo oracolo a Cristo Gesù, ma il suo primo significato rimanda a Dio stesso (occorre ricordare che Zaccaria scrive circa cinquecento anni prima dell´interpretazione offerta da san Giovanni). Guarderanno a Dio, cioè si convertiranno a lui. E guarderanno "a colui che hanno trafitto", cioè a Dio stesso che avevano offeso nella persona dei più poveri. È il mistero dell´amore di Dio offeso dai nostri peccati. Il vangelo, da parte sua, ci dà la risposta che Dio offre agli uomini: manda suo Figlio affinché ci redima mediante i suoi patimenti, la sua morte e la sua resurrezione. Cristo stesso dice chiaramente ai suoi apostoli che deve soffrire e che, se desiderano seguirlo, ognuno dovrà farsi carico della propria croce (Vangelo). Messaggio arduo, perché contraddice spesso le nostre aspirazioni più intime e, tuttavia, questo è il messaggio di salvezza. Per mezzo del battesimo siamo stati incorporati a Cristo, rivestiti di Lui, e nostra è la promessa di salvezza (seconda lettura).
Solennità del Corpus Domini
Letture
I Lettura: Gn 14,18-20
Salmo: Sal 109,1-4
II Lettura: 1Co 11,23-26
Vangelo: Lc 9,11b-17
Nesso tra le letture
Quanto è consolante pensare che Dio stesso viene incontro alle nostre miserie e si prende cura di noi e ci sostiene nelle difficoltà della vita! Questa è l´idea che raccogliamo dalla meditazione della liturgia della solennità del Corpus Domini. La prima lettura ci mostra il Re-sacerdote di Salem (Gerusalemme) Meclhisedek che offre pane e vino e benedice Abramo. Questo personaggio misterioso è immagine, secondo il salmo 110, del Re David, che allo stesso modo è simbolo del Messia. Nel vangelo vediamo che Gesù stesso, il vero Messia, si offre agli uomini come alimento. È quasi una prefigurazione del banchetto messianico degli ultimi tempi. Vediamo Gesù che viene per rendere libero il suo popolo, ma non con una liberazione politica o militare, come molti credevano, bensì mediante il suo sacrificio e la conversione dei cuori. Gesù ci offre il pane di vita che è il suo corpo ed il suo sangue, come testimonia solennemente Paolo nella seconda lettura. Ed in questo gesto si rivela l´amore più grande.
Solennità della Santissima Trinità — Ciclo C
Letture
I Lettura: Prv 8, 22-31
Salmo: Sal 8 (9)
II Lettura: Rm 5, 1-5
Vangelo: Gv 16, 12-15
Nesso tra le letture
La solennità della Santissima Trinità ci introduce nel mistero dell´autorivelazione di Dio. Dio stesso ci viene manifestato nell´unità della natura e nella distinzione delle persone. La liturgia del ciclo C sottolinea in modo particolare l´amore di Dio Trinità per l´uomo. Nella prima lettura, tratta dal libro dei Proverbi, troviamo una personificazione della Sapienza che è come un´anticipazione preparatoria alla rivelazione delle Persone della Trinità. La Sapienza non è ancora una persona, ma è personificata e, così, si vuole esprimere che tutto è stato creato con ammirabile concordia, con armonia e bellezza, "ponendo le delizie tra i figli dell´uomo" (prima lettura). La Lettera ai Romani sottolinea il tema della "speranza nella quale ora ci troviamo grazie a Cristo". Questa speranza è già realizzata, ne siamo parte, cioè siamo già stati giustificati e redenti, tutto questo è già una magnifica e profonda realtà; ma, allo stesso tempo, è una speranza che si deve realizzare nel tempo, cioè non è ancora possesso pieno della Gloria. "Già, ma non ancora", come recita una splendida espressione escatologica. Continuiamo ad essere pellegrini per la via e, di questa speranza, ci vantiamo nelle tribolazioni (seconda lettura). Nel vangelo si dà ancor più rilievo all´amore di Dio per gli uomini: Cristo saluta i suoi apostoli ed annuncia loro che lo Spirito Santo verrà e li guiderà alla verità completa. Lo Spirito Santo spiegherà loro "le cose che devono venire", spiegherà loro il mistero della passione, della morte e resurrezione del Signore (Vangelo). La solennità della Trinità è, dunque, la grande solennità di Dio, Uno e Trino, e del suo ineffabile amore per noi uomini.
Solennità di Pentecoste - 23 maggio 2010
Letture
I Lettura: At 2,1-11
Salmo: Sal 103 (104)
II Lettura: Rm 8,8-17
Vangelo: Gv 14,15-16.23-26
Nesso delle letture
Il giorno di Pentecoste celebra la venuta dello Spirito Santo sugli apostoli. Oggi, nell´orazione colletta, la liturgia supplica così il Signore: "diffondi sino ai confini della terra i doni dello Spirito Santo, e continua oggi, nella comunità dei credenti, i prodigi che hai operato agli inizi della predicazione del Vangelo". Il libro degli Atti degli Apostoli narra essenzialmente la venuta dello Spirito Santo sul collegio apostolico: tutti sono pieni di Spirito, si compiono meraviglie nei loro cuori e intraprendono con coraggio la predicazione evangelica (prima lettura). Nella lettera ai Romani, che ci presenta la seconda lettura, è posta in rilievo la contrapposizione tra la carne e lo spirito. Viene così espressa quella lotta interiore che ogni uomo che vuole vivere come figlio di Dio sperimenta in se stesso (seconda lettura). Nel vangelo, Cristo risorto dona lo Spirito Santo agli Apostoli. Gesù alita sugli apostoli, e così ci rammenta di quell´altro alito di Dio, all´atto della creazione dell´uomo. Il dono dello Spirito Santo, da parte di Gesù ai suoi Apostoli, è descritto nel vangelo di san Giovanni come il dono della vita che Dio comunicò all´uomo alle sue origini. Ora, in effetti, ci troviamo all´origine di una nuova umanità, siamo di fronte ad una nuova creazione (Vangelo).
Omelia per la Solennità dell´Ascensione del Signore — Ciclo C
Letture
I Lettura: At 1,1-11
Salmo: Sal 46 (47)
II Lettura: Eb 9,24-28;10,19-23
Vangelo: Lc 24,46-53
Nesso delle letture
"In molti Paesi, tra i quali l´Italia, la solennità dell´Ascensione di Cristo è stata posticipata ad oggi. Con questa festa ricordiamo che Gesù, dopo la sua risurrezione, si mostrò vivo ai discepoli per quaranta giorni (At 1,3), al termine dei quali, avendoli condotti sul monte degli Ulivi, "fu elevato in alto sotto i loro occhi e una nube lo sottrasse al loro sguardo" (At 1,9). Risorto e asceso al Cielo, il Redentore costituisce per i credenti l´àncora di salvezza e di conforto nel quotidiano impegno al servizio della verità e della pace, della giustizia e della libertà. Salendo al Cielo, Egli ci riapre la via verso la Patria beata, non però per alienarci dalla storia, ma per dare al nostro cammino il respiro della speranza" (Giovanni Paolo II, Regina coeli, 12 maggio 2002). Il vangelo di san Luca mette particolare enfasi sulla necessità di rendere testimonianza a Cristo, morto e risorto. Lo Spirito Santo sarà inviato per fortificare gli apostoli (Vangelo). La lettera agli Ebrei contempla l´ingresso solenne di Cristo "nel cielo stesso, per comparire ora al cospetto di Dio in nostro favore" (seconda lettura).








