«Vegliate, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà» (cfr Mt 24, 42) — queste parole mi ricordano l'ultima chiamata, che avverrà nel momento in cui il Signore vorrà.


Desidero seguirLo e desidero che tutto ciò che fa parte della mia vita terrena mi prepari a questo momento.


Non so quando esso verrà, ma come tutto, anche questo momento depongo nelle mani della Madre del mio Maestro: Totus Tuus.


Nelle stesse mani materne lascio tutto e Tutti coloro con i quali mi ha collegato la mia vita e la mia vocazione.


In queste Mani lascio soprattutto la Chiesa, e anche la mia Nazione e tutta l'umanità.

(Testamento di Papa Giovanni Paolo II)

Carlo Card. Caffarra - Arcivescovo di Bologna

Lectio Magistralis Verità e bontà della coniugalità nell'ambito dell'incontro La Famiglia grembo dell'io
al Teatro Auditorium Manzoni - 12 settembre 2013

 

Vorrei intrattenermi con voi su una questione che spero il corso della riflessione dimostrerà essere una questione importante.
            Sullo sfondo del nostro discorso dimora una domanda alla quale non risponderò direttamente, ma che ci accompagnerà. La domanda è la seguente: il matrimonio è una realtà a totale disposizione degli uomini oppure ha in sé uno "zoccolo duro" indisponibile? Poiché sappiamo, senza essere studiosi di logica, che la definizione e.g. di A è la risposta alla domanda "che cosa è A?", potremmo riformulare la domanda di fondo  nel modo seguente: la definizione del matrimonio  - ciò che il matrimonio è - è esclusivamente dipendente dal consenso sociale? E' il consenso sociale che decide che cosa è il matrimonio?
            Se io ora comincio a parlarvi della verità della coniugalità, lo posso fare in quanto penso che la definizione del matrimonio, la sua intima natura, non è esclusivamente frutto del consenso sociale. Non avrebbe altrimenti senso tutta la riflessione che stiamo facendo. Alla domanda "che cosa è la coniugalità?" tutto si risolverebbe, alla fine, nel rispondere: ciò che il consenso sociale decide che sia.
           
1.         La verità della coniugalità

            Partiamo pure dal fatto attuale: è stata introdotta in molti ordinamenti statuali il riconoscimento di una "coniugalità omosessuale". Cioè: la differenziazione sessuale è irrilevante in ordine alla definizione della coniugalità. I coniugi che stabiliscono il patto coniugale possono essere anche dello stesso sesso.
            Nello stesso tempo, tuttavia, l'amicizia coniugale è pur sempre un'affezione che ha una dimensione sessuale. E' questo che distingue l'amicizia coniugale da ogni altra forma di amicizia.
            Oggettivamente – cioè: lo si pensi o non lo si pensi; lo si voglia o non lo si voglia – la definizione di coniugalità, implicata nel riconoscimento della coppia omosessuale, sconnette totalmente la medesima coniugalità dall'origine della persona umana. La coniugalità omosessuale è incapace di porre le condizioni del sorgere di una nuova vita umana. Pertanto delle due l'una: o non possiamo pensare la coniugalità nelle forma omosessuale o l'origine di nuove persone umane non ha nulla a che fare colla coniugalità.
            Proviamo a riflettere su questa sconnessione. Essa sembra contraddetta dal fatto che gli stessi ordinamenti giuridici che hanno riconosciuto la coniugalità omosessuale, hanno riconosciuto alla medesima il diritto all'adozione o al ricorso alla procreazione artificiale. Pertanto delle due l'una. O questo diritto riconosciuto fa sì che ciò che è stato cacciato dalla porta, entri dalla finestra. Cioè: esiste una percezione indistruttibile, un'evidenza del legame procreazione-coniugalità. Oppure è ritenuto eticamente neutrale il modo con cui la nuova persona umana viene introdotta nella vita. E' cioè indifferente che essa sia generata o prodotta.
            Fermiamoci un momento, per riflettere sul cammino fatto. La nostra riflessione ha fatto il seguente percorso. Mentre fino a pochi anni orsono, il termine "coniugalità" era univoco, aveva solo un significato, e veicolava la rappresentazione di una sola realtà, l'affezione sessuale fra uomo e donna, oggi il termine è diventato ambiguo, perché può significare anche una coniugalità omosessuale. Da questa ambiguità deriva una totale ed oggettiva sconnessione dell'inizio di una nuova vita umana dalla coniugalità. Questo è il percorso fatto dunque finora: (a) il termine coniugalità è stato reso ambiguo; (b) l'origine di una nuova persona umana è stata sconnessa dalla coniugalità. Riflettiamo ora un momento su questa sconnessione.
            Essa è un vero e proprio sisma nelle categorie della genealogia della persona. E' una cosa molto seria. Sono costretto dal tempo ad essere breve.
            Scompare la categoria della paternità-maternità, sostituita dalla generica categoria della genitorialità. Scompare la dimensione biologica come elemento [non unico!] costitutivo della genealogia, mentre la genealogia della persona è inscritta nella biologia della persona. Il concepimento – l'evento che ti costituisce in relazione ontologica con padre e madre – può essere un fatto puramente artificiale. La categoria della generazione diventa opzionale nel "racconto della genealogia".
            Che ne è allora della persona umana che entra nel mondo? E' una persona intimamente sola, perché privata delle relazioni che la fanno essere.
           
            L'avere percorso il cammino che molte società occidentali stanno percorrendo, ci conduce ad una conclusione. La seguente: ritenere che la coniugalità sia un termine vuoto di senso, al quale il consenso sociale può dare il significato che decide, è la devastazione del tessuto fondamentale del sociale umano: la genealogia della persona.
            E' in questo contesto culturale che dobbiamo interrogarci sulla vera natura della coniugalità; scoprire la verità della coniugalità.
            La mascolinità e la femminilità sono diversificazioni espressive della persona umana. Non è che esista una persona umana che ha un sesso maschile o femminile, ma esiste una persona umana che è uomo o donna.
            Non possiamo dimenticare neppure per un momento che il corpo non è semplicemente qualcosa di posseduto, un possesso della persona. La persona umana è il suo corpo: è una persona-corpo. Ed il corpo è la persona: è un corpo-persona.
            La femminilità/mascolinità non sono meri dati biologici. Esse configurano il volto della persona; ne sono la "forma". La persona è "formata", edificata femminilmente o mascolinamente.
            Perché esistono due "forme" di umanità, la forma maschile e la forma femminile? La S. Scrittura, che trova per altro conferma nella nostra esperienza più profonda, risponde nel modo seguente: perché ciascuno dei due possa uscire dalla sua "solitudine originaria", e realizzarsi nella comunione con l'altro [cfr. Gen 2].
            Essendo radicati nella stessa umanità, uomo e donna sono capaci al contempo di costituire una comunione di persone e di trovare in questa comunione la pienezza di sé stessi in quanto persone umane.
            Questa capacità, caratteristica dell'uomo in quanto persona, la capacità del dono di sé, ha una dimensione spirituale e corporea assieme. E' anche attraverso il corpo che l'uomo e la donna sono predisposti a formare quella comunione di persone, nella quale consiste la coniugalità. E' il corpo maschile/femminile il linguaggio non solo espressivo, ma  anche performativo della coniugalità.
            Nella coniugalità così intesa è radicata, inscritta la paternità e la maternità. E' solo nel contesto della coniugalità che la nuova persona umana può essere introdotta nell'universo dell'essere in modo adeguato alla sua dignità. Non è prodotta, ma generata. E' attesa come dono, non esigita come un diritto.
            Prima di terminare la nostra riflessione sulla verità della coniugalità, vorrei sottoporre alla vostra attenzione tre conclusioni. Esse meriterebbero di essere lungamente riflettute. Le enuncio solamente.
            La prima. Solo una tale visione della coniugalità rispetta tutta la realtà della nostra umanità; essa cioè ci introduce in una vera antropologia adeguata. Non riduce il corpo ad una realtà priva senso, che non sia quello liberamente attribuitogli dal singolo. Ma vede la persona umana come persona-corpo ed il corpo come corpo-persona, e quindi come persona-uomo e come persona-donna.
            La seconda. Una tale visione della coniugalità afferma al contempo la più alta autonomia dell'Io nel dono di sé, e l'intrinseca relazione al "diverso", nel senso più profondo del termine. La "coniugalità" [si fa per dire] omosessuale in fondo trasmette oggettivamente questo messaggio: "di metà dell'umanità non so che farne; in ordine alla più intima realizzazione di me stesso è superflua".
            La terza. Una tale visione della coniugalità radica la socialità umana nella natura stessa della persona umana: prima societas in coniugo. Prima, non in senso cronologico, ma ontologico ed assiologico. Ed impedisce la riduzione del sociale umano al contratto.

Argomento: In primo piano

Il principio della difesa della vita umana e l’impegno pubblico della fede cattolica
Mons. Gianpaolo Crepaldi, Arcivescovo di Trieste
Convegno scientifico-medico - Ateneo Pontificio Regina Apostolorum
Roma, 11 maggio 2013

 

1. Dedico questo mio intervento ad una riflessione sulla centralità del tema della difesa della vita umana fin dal concepimento per la Dottrina sociale della Chiesa e, in generale, per continuare a permettere che la religione cattolica abbia un ruolo pubblico, come deve necessariamente avere (1).
Ritengo importante situare la riflessione sulla difesa della vita, anche quella condotta dal punto di vista scientifico-medico come viene fatto in questo convegno, dentro la Dottrina sociale della Chiesa, ossia dentro il rapporto della Chiesa con il mondo. Perché in questo consiste il ruolo pubblico della fede cattolica, che non parla solo all’interiorità delle persone, ma esprime la regalità di Cristo anche sull’ordine temporale e attende la ricapitolazione di tutte le cose in Lui, Alfa e Omega. La regalità di Cristo ha un significato spirituale (2), certamente, ma ne ha anche uno cosmico e sociale. Senza questa dimensione pubblica, la fede cattolica diventa una gnosi individuale, un culto non del Dio Vero ed Unico ma degli dèi, una setta che persegue obiettivi di rassicurazione psicologica rispetto alla paura di essere “gettati” nell’esistenza.

2. Innanzitutto il tema della difesa della vita porta con sé il messaggio della natura. Ci dice che esiste una natura e, in particolare, una natura umana. Non ci sono altre motivazioni valide per chiedere il rispetto del diritto alla vita e, per contro, chi non lo rispetta è perché nega l’esistenza di una natura umana o la riduce ad una serie di fenomeni governati dalla necessità. La vita, invece, ci riconduce alla natura orientata finalisticamente, come lingua, come codice (3). La nostra cultura ha perso l’idea di fine (4). Ha cominciato a perderla quando Cartesio ha interpretato il mondo come una macchina e Dio come colui che ha dato un calcio al mondo, o forse anche prima. Oggi viviamo in una cultura post-naturale, come dimostra ampiamente il perversare dell’ideologia del gender (5), da vedersi come una cultura post-finalstica. Il principio di causalità, che nella filosofia classica, era connesso con quello di finalità, se ne è staccato. La realtà non esprime più un disegno ma solo una sequenza di cause materiali. Rilanciare una cultura della difesa della vita significa allora anche recuperare la cultura della natura e la cultura dei fini.

 

Argomento: Vita

Avvenire 19-8-2013
Marynovych, un mistico nel gulag sugli Urali

Nato nel 1949, Myroslav Marynovych è un intellettuale ucraino, cofondatore del Gruppo di Helsinki in Ucraina negli anni Settanta, attualmente vicerettore dell’Università Cattolica Ucraina a Leopoli, dove dirige l’Istituto sulla religione e la società, da lui fondato nel 1997. Per il suo impegno in favore dei diritti umani nell’allora Unione Sovietica, che gli è costato dieci anni di carcere e di esilio, ha ricevuto numerosi premi sia in patria che all’estero, ad esempio negli Usa, in Polonia e in Israele. Dopo la caduta del comunismo ha anche fondato la sezione ucraina di Amnesty International. Ha pubblicato diversi testi sulla storia religiosa e politica del suo Paese. Attualmente è presidente per l’Ucraina dell’associazione internazionale di letterati Pen International. Nel 2001 ha partecipato come uditore al Sinodo dei vescovi a Roma.

Argomento: Socialismo

Mons. Luigi Negri Arcivescovo di Ferrara
Legge sull’omofobia: fine della democrazia?

 

I rappresentanti del popolo italiano si accingono a discutere in questi giorni il disegno di legge sulla omofobia. Un semplice cittadino ritiene doveroso offrire alcune linee di lettura della vicenda culturale e sociale che appare gravissima.
La libertà di coscienza, con la conseguente libertà di opinione, di scelte culturali e religiose, costituisce la base di quella sana laicità che l’occidente ha recuperato dopo secoli di fatiche, di tensioni e di violenze. E’ certamente e profondamente inesatto pensare che questo esito sia stato contestato o contrastato dalla chiesa cattolica, che invece ha dato a questo cammino il contributo di una grande tradizione di vita e magisteriale.

Il laicismo dovrebbe invece spiegarci, e non lo ha fatto finora in modo assolutamente dignitoso, perché dal suo ventre molle è fermentata, oltre al desiderio di una sana laicità, quella serie di posizioni ideologiche totalitarie, con conseguenti sistemi statali, che hanno massacrato, lungo tutto il ventesimo secolo, milioni di persone colpevoli di non aderire alle ideologie di Stato proprio in forza delle loro personalissime e liberissime convinzioni ed opinioni. Sono state massacrate a milioni, e continuano ad esserlo nelle varie parti del mondo, da ciò che rimane delle ideologie totalitarie e dalle religioni deviate. Il ventesimo secolo Robert Conquest lo ha giustamente definito “il secolo delle idee assassine".

Oggi su questa sana laicità del nostro popolo e della nostra società incombe un pericolo gravissimo. Lo Stato per difendere “una certa opzione” e i suoi sostenitori, specificamente coloro che professano teoricamente l’omosessualità e la praticano nella società, penalizza in maniera gravissima e irreversibile le altre opinioni e le altre opzioni. Per intenderci: chi continuerà a fare riferimento alla grande tradizione eterosessuale dell’occidente, che ha trovato nel magistero della chiesa cattolica e nella pratica della vita cristiana in questi secoli una grande e significativa testimonianza, rischia di essere inquisito se esprime pubblicamente le proprie convinzioni. Tanto per intenderci: i sacerdoti e i vescovi che nell’ambito delle celebrazioni liturgiche pubbliche citeranno brani di San Paolo inerenti alla scorrettezza delle posizioni omosessuali, o il Catechismo della Chiesa Cattolica o buona parte della Dottrina Sociale della Chiesa, potrebbero essere denunciati alle autorità pubbliche da zelanti omosessuali presenti.

Si profila quindi per la prima volta, a più di settant’anni dalla fine del regime fascista, il reato di opinione che evoca i tempi torbidi delle ideologie statali che sembravano superati per sempre. Tempi in cui lo Stato, scegliendo posizioni ideologiche, le imponeva o comunque sacrificava quelle non coincidenti con la sua. Questa è la situazione.
Il nostro popolo rischia di perdere quella libertà di espressione fondamentale, di scelte, di opzioni, di opinioni e di concezioni della vita che, ripeto, costituiscono il nucleo profondo dell’esperienza laicale.

Si sta forse perdendo la libertà? Non dico che è certo, dico che è possibile. E mentre la libertà corre questo rischio, in che posizione si sta mettendo la cristianità italiana? Ha dimenticato forse l’insegnamento di Giovanni Paolo II nella “Centesimus annus”? Tutte le volte che si lavora per la propria libertà si lavora per la libertà di tutti e tutte le volte che si perde o si vede ridotta la propria libertà, la si perde o la si riduce per tutti.

Mentre si avvia questo importantissimo snodo della nostra vita sociale forse vale la pena ricordare a questi nostri rappresentanti che negli ultimi tre anni sono stati più di centomila i cristiani massacrati in spregio alla libertà di coscienza nella stragrande maggioranza dei Paesi del mondo. Questi sono i problemi reali. Che la questione della difesa dell’omosessualità costituisca un problema per la nostra società è quello che aspetto di capire dalla lettura del disegno di legge e soprattutto dall’esito della discussione.

+ mons. Luigi Negri (da Libero del 25/7/2013)

Argomento: In primo piano

S. Em. Card. Carlo Caffarra
Arcivescovo Metropolita

Intervento a proposito delle dichiarazioni del Sindaco sul riconoscimento di matrimonio e adozioni per le coppie omosessuali

Comunicato stampa - 01 luglio 2013

 

Le affermazioni fatte dal Sindaco di Bologna riguardanti il matrimonio e diritto all'adozione per le coppie gay sono di tale gravità, che meritano qualche riflessione.

Quanto da lui profetato come ineluttabile destino del Paese a diventare definitivamente civile riconoscendo alle coppie omosessuali il  diritto alle nozze e all'adozione è una battuta a braccio che costa poco: tanto non dipende dal Sindaco. Ma ciò non toglie la gravità di tale pubblica presa di posizione da parte di chi rappresenta l'intera città. E dove mettere il cittadino che non per fobia ma con motivate ragioni ritiene matrimonio ciò che è stato definito tale fin dagli albori della civiltà o ritiene non si possa parlare di un diritto ad adottare ma del diritto di ogni bambino ad avere un padre e una madre?

Davvero questo cittadino, con la sua cultura e le sue ragioni, è da giudicare incivile e fuori dalla storia, condannato a sentirsi estraneo in casa sua, perché non riesce a stare al passo del sedicente progresso?

Naturalmente ci sarà chi, riempiendosi la bocca di laicità dello Stato (che è cosa ben più seria!), ci accuserà di voler imporre una dottrina religiosa. Ma qui non c'entra religione o partito, omofobia o discriminazione: sono i fondamentali di una civiltà estesa quanto il mondo e antica quanto la storia ad essere minati; e forse non ci si accorge dell'enormità della posta in gioco.

Affermare  che omo ed etero sono coppie equivalenti, che per la società e per i figli non fa differenza, è negare un'evidenza che a doverla spiegare vien da piangere. Siamo giunti a un tale oscuramento della ragione, da pensare che siano le leggi a stabilire la verità delle cose. Ad un tale oscuramento del bene comune da confondere i desideri degli individui coi diritti fondamentali della persona.

+ Arcivescovo di Bologna

Argomento: In primo piano

Card. Carlo Caffarra
Il vangelo della vita nella cultura moderna

 

1.         Vorrei iniziare col dire molto semplicemente quale è il nucleo essenziale del Vangelo della vita. Mi servo di un testo di Giovanni Paolo II. «Quale valore deve avere l’uomo davanti agli occhi del creatore, se ha meritato di avere un tanto nobile e grande redentore, se Dio ha dato il suo Figlio, affinché egli, l’uomo, non muoia ma abbia la vita eterna? In realtà, quel profondo stupore riguardo al valore e alla dignità dell’uomo si chiama evangelo, cioè la buona novella. Si chiama anche cristianesimo». [Lett. Enc. Redemptor hominis 10; EE 8, 28-29].
            Il Vangelo della vita è la bella notizia che Dio si prende cura di ogni uomo. E questa è la dimensione oggettiva, il suo contenuto espresso fin dalle prime professioni di fede nella formula: “per noi” [pro nobis – υπερ εμ?υ]. Accolta dall’uomo, ritenuta mediante la fede assolutamente vera, quella bella notizia produce nella coscienza dell’uomo non solo lode a Dio piena di gratitudine, ma anche un «profondo stupore riguardo al valore e alla dignità dell’uomo». E’ questa la dimensione soggettiva del Vangelo della vita, il suo contenuto propriamente antropologico.
            Lo stupore è la principale – Aristotele pensava fosse l’unica – sorgente della conoscenza. Lo stupore, che l’uomo vive riguardo a se stesso ogni volta che gli viene detta la bella notizia, lo spinge ad interrogarsi circa se stesso, a chiedersi: “ma, alla fine, che cosa è l’uomo perché Dio se ne prenda cura fino a questo punto?” La domanda sull’uomo quindi si trova sempre al centro della riflessione cristiana, della fides quaerens intellectum, poiché è intrinseca alla riflessione cristiana sul mistero di Dio e sul mistero della Incarnazione.
            Fin dall’inizio delle Confessioni, Agostino esprime questa tensione bi-polare. Da una parte egli si vede, e pensa l’uomo, come aliqua portio creaturae tuae [una particella, un frammento dell’universo: la stessa esperienza espressa mirabilmente da G. Leopardi in «Canto notturno di un pastore errante dell’Asia»]; ma dall’altra vede in sé, in ogni uomo, il desiderio di lodare Dio: et tamen laudare te vult homo, aliqua portio creaturae tuae [e tuttavia vuole lodarti] [cfr. Confessioni Libro primo, 1,1].
            Non voglio ora percorrere, neppure per sommi capi il percorso della scoperta che l’uomo è andato facendo di se stesso, per rispondere alla domanda: “ma chi sono per essere preso in cura da Dio stesso fino a questo punto?”. La risposta in fondo è la seguente: Dio si prende cura speciale di questa «portio aliqua creaturae suae» perché ha voluto l’uomo per Sé; lo ha destinato ed orientato a vivere eternamente con Lui. Le altre realtà create, singolarmente prese o nel loro insieme, non esistono per questo scopo. E pertanto Dio non si cura di loro colla stessa intensità con cui si cura dell’uomo.
            Egli «attribuisce una tutt’altra importanza (…) al mio piccolo io come ad ogni altro io, per piccolo che sia, poiché vuole rendere questo io eternamente beato, se il singolo è così compiacente di entrare nel cristianesimo»
[S. Kierkegaard, Postilla conclusiva non scientifica, Introduzione; in Opere, Sansoni ed., Firenze 1972, 268].
            Nel testo che ho citato sopra, Agostino scrive: «sei tu che lo stimoli a provare gioia nel lodarti, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore è inquieto finché non trova riposo in te». Fate bene attenzione. Non registrate questo testo, molto famoso, con quei pre-giudizi interpretativi derivati dalla nostra coscienza ammalata di psicologismo. L’affermazione del cor inquietum non ha principalmente significato psicologico, ma ontologico. Denota chi è l’uomo; denota la soggettività metafisica dell’uomo: un essere fatto da un altro, che può realizzarsi pienamente solo in Dio. S. Tommaso dirà «capax Summi Boni» [=capace di possedere il Sommo Bene] [cfr. 1, q. 93, a. 2].
            Sempre nelle Confessioni, Agostino esprimerà lo stesso pensiero in modo ancora più suggestivo «Tu mostri a sufficienza quanto grande abbia fatto la creatura razionale, alla quale, per avere pace e felicità, non basta nulla che sia meno di Te, e quindi non basta a se stessa» [Libro XIII 8, 9]
            Dio si prende cura dell’uomo perché lo chiama, lo desidera come suo compagno, amico con cui condividere la sua eterna beatitudine e la sua vita divina.
            La scoperta del senso, del fine dell’esserci dell’uomo coimplica la scoperta delle condizioni strutturali dell’uomo. Se l’uomo deve raggiungere quel fine, deve essere fatto in un certo modo: deve essere adeguato, proporzionato allo scopo. Che cosa significa tutto questo? Significa essere persona: solo la persona è tale da poter essere orientata ad un tale scopo. Essa infatti è soggetto – capace di conoscere ed amare – incorruttibile ed eterno, cioè spirituale.
            Tommaso quindi concluderà: «la persona indica ciò che di più perfetto esiste in tutta la natura, la sussistenza in una natura razionale» [1, q. 29, a. 3]. Cioè: non si può essere più che una persona. Il grande dottore della Chiesa scrive che «se Dio si è fatto uomo è stato per istruirci della dignità della natura umana» [3, q. 1, a. 2].
            In questa percezione dell’incomparabile perfezione della persona sono state viste due verità implicate.
            La prima: l’uguaglianza quanto all’essere fra le persone umane. Non si può essere persona più di un’altra. La dignità ontologica di ogni persona umana è identica.
            La seconda: essendo ciò che di più perfetto esiste, nessuna persona umana è ordinata ad un bene creato, come mezzo verso il fine o parte in funzione del tutto. Ogni persona umana è una realtà che precede lo Stato, e lo trascende. Ogni persona umana trascende l’intero universo creato sia nel suo aspetto materiale sia nella sua organizzazione sociale.

Argomento: In primo piano
Omelia del Card. Salvatore De Giorgi,
Rappresentante del Santo Padre BENEDETTO XVI per la
 
 
BEATIFICAZIONE DEL VENERABILE GIUSEPPE TONIOLO

Basilica papale di San Paolo - 29 aprile 2012
 

 

Insigne professore universitario, sulle cattedre di Padova, di Modena e di Pisa, seppe essere non solo il maestro qualificato dei giovani studenti, ma soprattutto il loro amico ed educatore nella ricerca della verità.
Avvertiva già allora l'emergenza educativa per il clima universitario indifferente o ostile alle fondamentali istanze religiose e morali, come anche l'urgenza di una solida formazione culturale cristiana che preparasse le nuove generazioni ad affrontare le sfide del futuro.
E sulla promozione della cultura impegnò i doni di una intelligenza non comune e di una lungimiranza quasi profetica, soprattutto circa la necessità, per il bene nel nostro Paese, di una presenza dei cattolici, nel sociale e nel politico, limpida, coerente, coraggiosa e unitaria, fondata sull'inscindibile rapporto tra fede e ragione.

Argomento: In primo piano

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA DEI
VESCOVI CATTOLICI DEGLI STATI UNITI D’AMERICA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Sala del Concistoro
Giovedì, 19 gennaio 2012

 

 

... tale consenso, così come racchiuso nei documenti fondanti della nazione, si basava su una visione del mondo modellata non soltanto dalla fede, ma anche dall’impegno verso determinati principi etici derivanti dalla natura e dal Dio della natura.
Oggi tale consenso si è ridotto in modo significativo dinanzi a nuove e potenti correnti culturali, che non solo sono direttamente opposte a vari insegnamenti morali centrali della tradizione giudaico-cristiana, ma anche sempre più ostili al cristianesimo in quanto tale
.

Argomento: In primo piano

UDIENZA
AGLI AMMINISTRATORI DELLA REGIONE LAZIO, DEL COMUNE E DELLA PROVINCIA DI ROMA
12.01.2012

 

Sono ormai alcuni anni che (...) si avvertono gli effetti della crisi economica e finanziaria che ha colpito varie aree del mondo e che, come ho avuto modo di ricordare, ha le sue radici più profonde in una crisi etica...
La crisi attuale, allora, può essere anche un’occasione per l’intera comunità civile di verificare se i valori posti a fondamento del vivere sociale abbiano generato una società più giusta, equa e solidale, o se non sia, invece, necessario un profondo ripensamento per recuperare valori che sono alla base di un vero rinnovamento della società e che favoriscano una ripresa non solo economica, ma anche attenta a promuovere il bene integrale della persona umana.

 

Argomento: In primo piano

UDIENZA AL CORPO DIPLOMATICO
ACCREDITATO PRESSO LA SANTA SEDE
PER LA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI PER IL NUOVO ANNO
09.01.2012

 

... le politiche lesive della famiglia minacciano la dignità umana e il futuro stesso dell’umanità.
Il contesto familiare è fondamentale nel percorso educativo e per lo sviluppo stesso degli individui e degli Stati; di conseguenza occorrono politiche che lo valorizzino e aiutino così la coesione sociale e il dialogo…
In questo contesto dell’apertura alla vita, accolgo con soddisfazione la recente sentenza … che vieta di brevettare i processi relativi alle cellule staminali embrionali umane, come pure la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, che condanna la selezione prenatale in funzione del sesso.
Più in generale, guardando soprattutto al mondo occidentale, sono convinto che si oppongano all’educazione dei giovani e di conseguenza al futuro dell’umanità le misure legislative che non solo permettono, ma talvolta addirittura favoriscono l’aborto, per motivi di convenienza o per ragioni mediche discutibili.

 

 

Argomento: In primo piano

S.S. Benedetto XVI
SANTA MESSA NELLA SOLENNITÀ DI MARIA SS.MA MADRE DI DIO E NELLA XLV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
Omelia

01.01.2012

 

 

... la Chiesa, negli ultimi tempi, si è fatta interprete di una esigenza che coinvolge tutte le coscienze più sensibili e responsabili per le sorti dell’umanità: l’esigenza di rispondere ad una sfida decisiva che è appunto quella educativa. Perché "sfida"?
Almeno per due motivi: in primo luogo, perché nell’era attuale, fortemente caratterizzata dalla mentalità tecnologica, voler educare e non solo istruire non è scontato, ma è una scelta; in secondo luogo, perché la cultura relativista pone una questione radicale: ha ancora senso educare?, e poi educare a che cosa?

... Vorrei invece sottolineare che, di fronte alle ombre che oggi oscurano l’orizzonte del mondo, assumersi la responsabilità di educare i giovani alla conoscenza della verità, ai valori fondamentali dell’esistenza, alle virtù intellettuali, teologali e morali, significa guardare al futuro con speranza.

Argomento: In primo piano

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AL GRUPPO DEGLI ECC.MI PRESULI DELLE
CONFERENZE EPISCOPALI DEL PACIFICO E DI NUOVA ZELANDA,
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Sala del Concistoro
Sabato, 17 dicembre 2011

 

 

Avete menzionato in particolare la sfida che la secolarizzazione, caratteristica delle vostre società, rappresenta per voi.
Questa realtà ha un impatto importante sulla comprensione e sulla pratica della fede cattolica.
Ciò è reso particolarmente visibile nel carente approccio alla natura sacra del matrimonio cristiano e alla stabilità della famiglia.
In tale contesto, la lotta per condurre una vita degna della nostra vocazione battesimale (cfr. Ef 4, 1) e per astenersi dalle passioni terrene che fanno guerra all’anima (cfr. 1 Pt 2, 11), diviene sempre più impegnativa.
Inoltre e in ultima analisi, sappiamo che la fede cristiana dà alla vita una base più sicura della visione secolarizzata. «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo»...
Dovete affrontare questa sfida storica sotto la guida dello Spirito Santo

Argomento: In primo piano

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ
BENEDETTO XVI
PER LA CELEBRAZIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE
(1° GENNAIO 2012) , 16.12.2011

 

 

 

Nel nostro mondo, in cui il valore della persona, della sua dignità e dei suoi diritti, al di là delle proclamazioni di intenti, è seriamente minacciato dalla diffusa tendenza a ricorrere esclusivamente ai criteri dell’utilità, del profitto e dell’avere, è importante non separare il concetto di giustizia dalle sue radici trascendenti.

La giustizia, infatti, non è una semplice convenzione umana, poiché ciò che è giusto non è originariamente determinato dalla legge positiva, ma dall’identità profonda dell’essere umano.

È la visione integrale dell’uomo che permette di non cadere in una concezione contrattualistica della giustizia e di aprire anche per essa l’orizzonte della solidarietà e dell’amore.

Non possiamo ignorare che certe correnti della cultura moderna, sostenute da principi economici razionalistici e individualisti, hanno alienato il concetto di giustizia dalle sue radici trascendenti

Argomento: In primo piano

CELEBRAZIONE DEI VESPRI
CON GLI UNIVERSITARI DEGLI ATENEI ROMANI
15.12.2011

 

 

Quante volte gli uomini hanno tentato di costruire il mondo da soli, senza o contro Dio! Il risultato è segnato dal dramma di ideologie che, alla fine, si sono dimostrate contro l’uomo e la sua dignità profonda. La costanza paziente nella costruzione della storia, sia a livello personale che comunitario, non si identifica con la tradizionale virtù della prudenza, di cui certamente si ha bisogno, ma è qualcosa di più grande e più complesso. Essere costanti e pazienti significa imparare a costruire la storia insieme con Dio, perché solo edificando su di Lui e con Lui la costruzione è ben fondata, non strumentalizzata per fini ideologici, ma veramente degna dell’uomo.

Argomento: In primo piano

UDIENZA AI PARTECIPANTI AL
III CONGRESSO MONDIALE DI PASTORALE PER GLI STUDENTI INTERNAZIONALI
02.12.2011

 

 

 

La diffusione di ideologie "deboli" nei diversi campi della società sollecita i cristiani a un nuovo slancio nel campo intellettuale, al fine di incoraggiare le giovani generazioni nella ricerca e nella scoperta della verità sull’uomo e su Dio.
La vita del beato John Henry Newman, così legata al contesto accademico, conferma l’importanza e la bellezza di promuovere un ambiente educativo nel quale la formazione intellettuale, la dimensione etica e l’impegno religioso procedano insieme...
Il mondo universitario costituisce per la Chiesa un campo privilegiato per l’evangelizzazione.

Argomento: In primo piano

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AL GRUPPO DEGLI ECC.MI PRESULI DELLA CONFERENZA DEI
VESCOVI CATTOLICI DEGLI STATI UNITI D'AMERICA,
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Sala del Concistoro
Sabato, 26 novembre 2011

 

 

Gli ostacoli alla fede e alla pratica cristiane posti da una cultura secolarizzata influenzano negativamente anche la vita dei credenti, portando a volte a quel “leggero attrito” da parte della Chiesa che avete sollevato con me durante la mia visita pastorale.
Immersi in questa cultura, i credenti sono quotidianamente turbati dalle obiezioni, dalle questioni inquietanti e dal cinismo di una società che sembra aver perso le proprie radici, da un mondo in cui l’amore di Dio è divenuto freddo in così tanti cuori.
L’evangelizzazione, quindi, appare non solo come un compito da intraprendere ad extra.

 

Argomento: In primo piano

UDIENZA
AI PARTECIPANTI ALLA PLENARIA DEL
PONTIFICIO CONSIGLIO PER I LAICI
25.11.2011

 

... una mentalità che è andata diffondendosi nel nostro tempo, rinunciando a ogni riferimento al trascendente, si è dimostrata incapace di comprendere e preservare l’umano.
La diffusione di questa mentalità ha generato la crisi che viviamo oggi, che è crisi di significato e di valori, prima che crisi economica e sociale.
L’uomo che cerca di esistere soltanto positivisticamente, nel calcolabile e nel misurabile, alla fine rimane soffocato.

Argomento: In primo piano

VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN BENIN 19.11.2011

INCONTRO CON I MEMBRI DEL GOVERNO

 

 

Ogni popolo vuole comprendere le scelte politiche ed economiche che vengono fatte a suo nome.
Egli si accorge della manipolazione, e la sua reazione è a volte violenta.
Vuole partecipare al buon governo.
Sappiamo che nessun regime politico umano è l’ideale, che nessuna scelta economica è neutra.
Ma essi devono sempre servire il bene comune...
La Chiesa accompagna lo Stato nella sua missione; vuole essere come l’anima di questo corpo indicando infaticabilmente l’essenziale: Dio e l’uomo
.

Argomento: In primo piano

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE
PER LA 98a
GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO
(15 GENNAIO 2012)

25.10.2011

 

Le attuali ed evidenti conseguenze della secolarizzazione, l’emergere di nuovi movimenti settari, una diffusa insensibilità nei confronti della fede cristiana, una marcata tendenza alla frammentarietà, rendono difficile focalizzare un riferimento unificante che incoraggi la formazione di "una sola famiglia di fratelli e sorelle ... "
Il nostro tempo è segnato da tentativi di cancellare Dio e l’insegnamento della Chiesa dall’orizzonte della vita, mentre si fanno strada il dubbio, lo scetticismo e l’indifferenza, che vorrebbero eliminare persino ogni visibilità sociale e simbolica della fede cristiana
.

 

 

 

 

Argomento: In primo piano

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
AI VESCOVI DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI AUSTRALIA
IN VISITA "AD LIMINA APOSTOLORUM"

Sala del Concistoro
Giovedì, 20 ottobre 2011

 

 

La risposta coraggiosa di santa Maria MacKillop alle difficoltà presentatesi nel corso della sua vita può ispirare anche per i cattolici oggi, mentre si confrontano con la nuova evangelizzazione e con le gravi sfide alla diffusione del Vangelo nella società nel suo insieme.
Tutti i membri della Chiesa devono essere formati nella fede [...]
Anche il clero e i religiosi devono essere assistiti e incoraggiati attraverso una formazione costante, con una vita spirituale approfondita nel mondo che li circonda e che si sta rapidamente secolarizzando.
È urgente assicurare che tutti coloro che sono affidati alle vostre cure comprendano, abbraccino e propongano la loro fede cattolica agli altri con intelligenza e disponibilità.

Argomento: In primo piano

CELEBRAZIONE EUCARISTICA
PRESIEDUTA DAL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
NEL PRIMO INCONTRO INTERNAZIONALE DEI
NUOVI EVANGELIZZATORI
16.10.2011

 

 

Dio è uno, è unico; non ci sono altri dèi all’infuori del Signore, e anche il potente Ciro, imperatore dei persiani, fa parte di un disegno più grande, che solo Dio conosce e porta avanti.

Questa Lettura ci dà il senso teologico della storia: i rivolgimenti epocali, il succedersi delle grandi potenze stanno sotto il supremo dominio di Dio; nessun potere terreno può mettersi al suo posto.

La teologia della storia è un aspetto importante, essenziale della nuova evangelizzazione, perché gli uomini del nostro tempo, dopo la nefasta stagione degli imperi totalitari del XX secolo, hanno bisogno di ritrovare uno sguardo complessivo sul mondo e sul tempo, uno sguardo veramente libero

Argomento: In primo piano

UDIENZA
AI PARTECIPANTI ALL’INCONTRO PROMOSSO DAL
PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PROMOZIONE DELLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE
15.10.2011

 

 

Ma che terreno incontra la Parola di Dio?
Come allora, anche oggi può incontrare chiusura e rifiuto, modi di pensare e di vivere che sono lontani dalla ricerca di Dio e della verità.
L’uomo contemporaneo è spesso confuso e non riesce a trovare risposta a tanti interrogativi che agitano la sua mente in riferimento al senso della vita e alle questioni che albergano nel profondo del suo cuore.
L’uomo non può eludere queste domande che toccano il significato di sé e della realtà, non può vivere in una sola dimensione!
Invece, non di rado, viene allontanato dalla ricerca dell’essenziale nella vita, mentre gli viene proposta una felicità effimera, che accontenta per un momento, ma lascia, ben presto, tristezza e insoddisfazione.

Argomento: In primo piano

VISITA PASTORALE
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
ALLA VENERABILE CERTOSA DI
SERRA SAN BRUNO
(9 OTTOBRE 2011)

CELEBRAZIONE DEI VESPRI NELLA CHIESA DELLA CERTOSA DI SERRA SAN BRUNO

 

Il progresso tecnico, segnatamente nel campo dei trasporti e delle comunicazioni, ha reso la vita dell’uomo più confortevole, ma anche più concitata, a volte convulsa.
Le città sono quasi sempre rumorose: raramente in esse c’è silenzio, perché un rumore di fondo rimane sempre, in alcune zone anche di notte.

Negli ultimi decenni, poi, lo sviluppo dei media ha diffuso e amplificato un fenomeno che già si profilava negli anni Sessanta: la virtualità che rischia di dominare sulla realtà.
Sempre più, anche senza accorgersene, le persone sono immerse in una dimensione virtuale, a causa di messaggi audiovisivi che accompagnano la loro vita da mattina a sera.
I più giovani, che sono nati già in questa condizione, sembrano voler riempire di musica e di immagini ogni momento vuoto, quasi per paura di sentire, appunto, questo vuoto.
Si tratta di una tendenza che è sempre esistita, specialmente tra i giovani e nei contesti urbani più sviluppati, ma oggi essa ha raggiunto un livello tale da far parlare di mutazione antropologica.
Alcune persone non sono più capaci di rimanere a lungo in silenzio e in solitudine ... 
Stat Crux dum volvitur orbis – così recita il vostro motto. La Croce di Cristo è il punto fermo, in mezzo ai mutamenti e agli sconvolgimenti del mondo.

Argomento: In primo piano

VISITA PASTORALE
DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
A LAMEZIA TERME E A SERRA SAN BRUNO
(9 OTTOBRE 2011)

 

 

I monasteri hanno nel mondo una funzione molto preziosa, direi indispensabile.
Se nel medioevo essi sono stati centri di bonifica dei territori paludosi, oggi servono a "bonificare" l’ambiente in un altro senso: a volte, infatti, il clima che si respira nelle nostre società non è salubre, è inquinato da una mentalità che non è cristiana, e nemmeno umana, perché dominata dagli interessi economici, preoccupata soltanto delle cose terrene e carente di una dimensione spirituale.
In questo clima non solo si emargina Dio, ma anche il prossimo, e non ci si impegna per il bene comune.
Il monastero invece è modello di una società che pone al centro Dio e la relazione fraterna.
Ne abbiamo tanto bisogno anche nel nostro tempo.

 

Argomento: In primo piano

VIAGGIO APOSTOLICO
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
IN GERMANIA
24.09.2011

VEGLIA DI PREGHIERA CON I GIOVANI

 

Non sono i nostri sforzi umani o il progresso tecnico del nostro tempo a portare luce in questo mondo. Sempre di nuovo facciamo l’esperienza che il nostro impegno per un ordine migliore e più giusto incontra i suoi limiti ... Il mondo in cui viviamo, nonostante il progresso tecnico, in ultima analisi, a quanto pare, non diventa più buono ... anche quelli che nella storia si sono ritenuti "portatori di luce", senza però essere stati illuminati da Cristo, l’unica vera luce, non hanno creato alcun paradiso terrestre, bensì hanno instaurato dittature e sistemi totalitari, in cui anche la più piccola scintilla di umanesimo è stata soffocata.

Argomento: In primo piano

VIAGGIO APOSTOLICO
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
IN GERMANIA
24.09.2011

 

Il nostro mondo oggi è un mondo razionalistico e condizionato dalla scientificità, anche se molto spesso si tratta di una scientificità solo apparente.
Ma lo spirito della scientificità, del comprendere, dello spiegare, del poter sapere, del rifiuto di tutto ciò che non è razionale, è dominante nel nostro tempo. C’è in questo pure qualcosa di grande, anche se spesso dietro si nasconde molta presunzione ed insensatezza.
La fede non è un mondo parallelo del sentimento, che poi ci permettiamo come un di più, ma è ciò che abbraccia il tutto, gli dà senso, lo interpreta e gli dà anche le direttive etiche interiori, affinché sia compreso e vissuto in vista di Dio e a partire da Dio.
Per questo è importante essere informati, comprendere, avere la mente aperta, imparare.
Naturalmente, fra vent’anni saranno di moda teorie filosofiche totalmente diverse da quelle di oggi: se penso a ciò che tra noi era la più alta e la più moderna moda filosofica e vedo come tutto ciò ormai sia dimenticato… Ciononostante non è inutile imparare queste cose, perché in esse ci sono anche elementi durevoli. E soprattutto con ciò impariamo a giudicare, a seguire mentalmente un pensiero – e a farlo in modo critico – ed impariamo a far sì che, nel pensare, la luce di Dio ci illumini e non si spenga.
Studiare è essenziale: soltanto così possiamo far fronte al nostro tempo ed annunciare ad esso il logos della nostra fede. Studiare anche in modo critico – nella consapevolezza, appunto, che domani qualcun altro dirà qualcosa di diverso – ma essere studenti attenti ed aperti ed umili, per studiare sempre con il Signore, dinanzi al Signore e per Lui.

Argomento: In primo piano

VIAGGIO APOSTOLICO
DEL SANTO PADRE
BENEDETTO XVI
IN GERMANIA
24.09.2011

 

Viviamo in un tempo caratterizzato, in gran parte, da un relativismo subliminale che penetra tutti gli ambiti della vita. A volte, questo relativismo diventa battagliero, rivolgendosi contro persone che dicono di sapere dove si trova la verità o il senso della vita.
E notiamo come questo relativismo eserciti sempre di più un influsso sulle relazioni umane e sulla società. Ciò trova espressione anche nell’incostanza e nella discontinuità di tante persone e in un eccessivo individualismo.

Argomento: In primo piano

VIAGGIO APOSTOLICO DEL
SANTO PADRE BENEDETTO XVI
IN GERMANIA
24.09.2011

 

Noi tutti siamo convinti che la nuova libertà abbia aiutato a conferire all’uomo una dignità più grande e ad aprire molteplici nuove possibilità. Dal punto di vista della Chiesa possiamo sottolineare con gratitudine molte facilitazioni: nuove possibilità per le attività parrocchiali, la ristrutturazione e l’ampiamento di chiese e di centri parrocchiali, iniziative diocesane di carattere pastorale o culturale.
Ma davanti a noi, naturalmente, si presenta la domanda: queste possibilità ci hanno portato anche a crescita nella fede?
Non bisogna forse cercare il fondamento della fede e della vita cristiana a un livello più profondo di quello della libertà sociale?
Molti cattolici risoluti sono rimasti fedeli a Cristo e alla Chiesa proprio nella difficile situazione di un’oppressione esteriore.
E noi oggi dove stiamo?

Argomento: In primo piano

VIAGGIO APOSTOLICO DEL
SANTO PADRE BENEDETTO XVI
IN GERMANIA
22.09.2011

VISITA AL PARLAMENTO FEDERALE, NEL REICHSTAG DI BERLIN

 

 

E' evidente che nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta ... Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, riducendo tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali.

Argomento: In primo piano

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