«Io, co-fondatore del Pd, dico che quella delle Sentinelle in piedi è una battaglia di sinistra»

Tempi.it - Ottobre 2, 2014 Mario Adinolfi

Mario Adinolfi: «Che fare davanti all’offensiva di chi vuole affermare che le persone sono cose, i bambini si possono vendere, le donne si possono affittare e gli “scarti” si possono eliminare? Occorre scendere in piazza»

Sant´Ignazio di Loyola. Lottare virilmente, e lottare sino alla fine

Plinio Corrêa de Oliveira – Catolicismo, luglio 1956

 

La ricorrenza, il 31 di questo mese, del quarto centenario della morte di Santo Ignazio di Loyola ci da l’occasione di scrivere qualcosa su questo grande Santo. Lo facciamo con una certa esitazione, poiché ci sarebbe tanto da dire sulla sua vita, la sua spiritualità, la sua opera, che non basterebbero le dimensioni, per quanto allungate, di un articolo di giornale. Ci riconforta il fatto che una parte di quel che avremmo da dire a lode di Santo Ignazio, lo abbiamo già pubblicato nel libro “In difesa dell’Azione Cattolica”, in un momento in cui erano tanto insistenti certi  attacchi alla sua spiritualità. Da quel libro raccogliemmo frutti tipicamente ignaziani: dispiaceri, inimicizie, una prefazione orientativa del grande Nunzio, oggi Cardinale Masella, e una lettera di encomio inviata a nome dell’augusto Pontefice Pio XII. Quindi, tribolazioni da un lato, elogi del Santo Padre dall’altro. Riteniamo che Santo Ignazio non abbia mai desiderato per sé qualcosa di diverso… Ma “In difesa dell’Azione Cattolica” è stato pubblicato da tempo, quasi quindici anni fa. Che dire, oggi, su questo argomento? Le circostanze sono cambiate. Sarà cambiata pure l’applicazione che si può fare dei principi della spiritualità ignaziana? I tempi sono cambiati, è vero, e sono cambiate le circostanze. Ma, “plus ça change, plus c’est la même chose”. I problemi di oggi sono quelli di ieri, ma aggravati, sofisticati, esacerbati. E se ieri l’insegnamento ignaziano era attuale ed utile, si può dire che oggi è diventato attualissimo ed utilissimo. Per i molteplici aspetti della realtà contemporanea ai quali le norme di Santo Ignazio potrebbero essere applicate, e nell’impossibilità di trattarli tutti, ne rileviamo almeno uno. Come si vedrà, per la sua importanza e profondità merita proprio di essere trattato.

 
Andiamo innanzitutto alla realtà spiccia dei banali fatti quotidiani. Come si sa, un vento di egualitarismo soffia su tutta la società contemporanea. Ad ogni occasione i genitori si vedono nella contingenza di tutelare la propria autorità e il proprio prestigio, contro le manifestazioni dello spirito di indipendenza dei loro figli. Lo stesso si può dire dei padroni in relazione agli impiegati, degli insegnanti rispetto agli allievi, delle persone ragguardevoli o anziane nel rapporto con coloro che gli devono considerazione e rispetto. Dinanzi a questo fatto, quale atteggiamento mantenere?
 
È chiaro che bisogna prima di tutto insegnare con pazienza e bontà le massime su cui si fonda l’obbedienza e il rispetto ai superiori. Tuttavia pensare che, semplicemente così, tutto sia risolto, è la più rammendata ingenuità. Innanzitutto, perché le persone pizzicate dalla mosca del liberalismo e dell’egualitarismo detestano le massime, le norme e i principi, vanno sempre di fretta e non gli piace ascoltare spiegazioni dottrinarie svolte con coerenza, calma e bontà. Esse vivono di emozioni, e nulla gli sembra più monotono di queste spiegazioni. La calma li irrita o li assopisce. La bontà sembra loro scialba e senza valore. Consentono di ascoltare soltanto ciò che gli viene detto con un certo sale, in poche parole, e in modo molto facile. Come gli ammalati che accettano di essere curati soltanto se il medicinale corrisponde a una piccola compressa facile da inghiottire, dal colore attraente e dal piacevole sapore. Ora, non tutti hanno la forma speciale – e persino specialissima – di talento necessaria per dare questa presentazione alla verità. E anche se qualcuno conoscesse dei trucchi per trasformare la buona dottrina in pillole, ci sarebbe molto da dubitare che con pillole del genere si riuscisse a formare una persona. Da questo punto di vista, l’anima è come i polmoni, che esigono per il normale funzionamento, non solo due o tre boccate sporadiche di aria fresca, ma il contatto stabile, permanente, ampio, con un’atmosfera naturale e pura. Lo spirito umano è ciò che dovrebbe essere, soltanto quando respira sempre in un’atmosfera di buoni principi. Quindi – perlomeno in via di principio – non è con questo o quel soffio di buona dottrina che si forma una anima. E così, ogni persona seria dovrà riconoscere che i buoni consigli, la mitezza, la mansuetudine non risolvono tutti i casi. Dunque, cosa fare?
 
Non si ritenga che questo problema esista soltanto nell’ambito ristretto della vita particolare e domestica.  Visto in una scala più ampia, esso assume l’aspetto di un grande problema sociale. Coloro che si occupano specialmente della questione operaia trarrebbero molto vantaggio – a nostro avviso – nel riflettere attentamente su questo argomento. Lo stesso andrebbe detto di tutte le persone che si addossano maggiori responsabilità nel corpo sociale. Consideriamo, infatti, non solo un professore nella sua classe, o un padrone nella sua fabbrica, o un padre in casa propria, ma l’insieme dei genitori, dei professori o dei padroni di una nazione. Se sapranno assumere un atteggiamento coerente e corretto dinnanzi alla marea montante dell’egualitarismo, è chiaro che avranno fatto a se stessi e al paese un grande beneficio. Ma se agiranno scorrettamente avranno letteralmente consegnato la propria patria alla perdizione.
 
Il fatto è che questo problema col quale ognuno di noi si imbatte in scala individuale, e che gli osservatori più penetranti non possono non considerare in scala sociale, finisce col diventare pure un grande, un immenso problema politico. Quando in un paese la marea dell’egualitarismo diventa quasi inarrestabile, ci si deve preparare ad un futuro triste, perché gli resterebbero solo due vie: la disgregazione, frutto fatale del liberalismo, oppure una implacabile dittatura poliziesca. Poiché il métier [mestiere] di governare gli uomini si trasforma, quando questi si lasciano pizzicare dalla mosca velenosa del liberalismo, nella funzione di domare belve.  Di conseguenza i peggiori disastri vanno evitati soltanto per mezzo di gabbie e fruste. Gabbie e fruste: ecco una poverissima allegoria per occultare una realtà mille volte peggiore, cioè quella degli apparecchi di tortura, dell’onnipresenza dello spionaggio, della soppressione di tutti i diritti, delle guerre di nervi, della propaganda pilotata che rimbecillisce intere moltitudini, nonché mille altri mezzi di oppressione che i dittatori applicano con un  esecrabile lusso di sofisticazioni arricchite dalle tecniche dell’era scientifica in cui viviamo.
 
Liberalismo, totalitarismo, non è ben questa l’abominevole, la funesta alternativa in cui si dimena il mondo di oggi? E da dove è venuto tutto ciò se non dal fatto che il secolo XIX e XX non resistettero all’uragano dell’anarchismo egualitario, scatenato dalla pseudo-Riforma nel secolo XVI, e trasformato dalla Rivoluzione Francese in un cataclisma universale?

CorSera 28-7-14

Il silenzio sui cristiani perseguitati

L’indifferenza che uccide

Ernesto Galli della Loggia 

Diciamo la verità: a quanti qui in Europa e in Occidente importerà davvero qualcosa dell’ennesima uccisione di cristiani, saltati in aria ieri, a Kano, in Nigeria, per lo scoppio di una bomba in una chiesa? E del resto a quanti glien’è importato davvero qualcosa dei cristiani obbligati la settimana scorsa ad abbandonare Mosul nel giro di 24 ore, pena la vita o la conversione forzata all’Islam? A nessuno. Così come nessuno ha mai alzato un dito per tutti i cristiani fuggiti a centinaia di migliaia in tutti questi anni dall’Iraq, dalla Siria, da tutto il mondo arabo. Quante risoluzioni i Paesi occidentali hanno presentato all’Onu riguardanti la loro sorte? Quanti milioni di dollari hanno chiesto alle agenzie delle Nazioni Unite di stanziare a loro favore? Sono ormai anni che la strage continua, quasi quotidiana: a decine e decine i cristiani vengono bruciati vivi o ammazzati nelle chiese dell’India, del Pakistan, dell’Egitto, della Nigeria. E sempre nel silenzio o comunque nell’inazione generali: che cosa, ad esempio, si è fatto realmente di concreto per le 276 ragazze cristiane rapite qualche settimana fa, sempre in Nigeria, dalla banda jihadista di Boko Haram perché colpevoli - niente di meno! - di voler andare a scuola, e quindi avviate a un destino che è facile immaginare?

Argomento: Attualità

Perché la sentenza della Cassazione che ignora la nullità del matrimonio sancita dalla Chiesa è «funzionale alla ridefinizione della famiglia»

di Benedetta Frigerio

Giancarlo Cerrelli, avvocato canonista, cassazionista e vicepresidente dell’Unione giuristi cattolici, spiega per filo e per segno il senso di un verdetto che con la scusa di difendere i più deboli, mira a censurare la funzione civile della Chiesa

 

La sentenza della Corte di Cassazione a sezioni unite n. 16379 del 17 luglio 2014, contro il riconoscimento della nullità matrimoniale sancita da una sentenza ecclesiastica non mirerebbe, come annunciato dalla stampa, a difendere il diritto dei più deboli. «In ballo c’è molto altro. Come la ridefinizione del matrimonio, aprendo la strada a rapporti familiari sempre più liquidi e precari di cui l’ordinamento prenderà atto», spiega a tempi.it Giancarlo Cerrelli, avvocato canonista, cassazionista e vicepresidente nazionale dell’Unione giuristi cattolici italiani.

Avvocato Cerrelli, qual è la novità di questa sentenza circa la nullità matrimoniale?
È stato definito con un principio di diritto un contrasto interpretativo, presente all’interno della stessa Corte di Cassazione e ancora irrisolto, circa i termini del riconoscimento delle sentenze ecclesiastiche da parte dello Stato italiano. I giudici hanno sposato, con questa decisione, l’orientamento già espresso qualche anno fa dalla prima sezione della stessa Corte, con la sentenza n. 1343/2011. In poche parole, a parere della Suprema Corte, se marito e moglie hanno vissuto come tali per almeno tre anni, la sentenza ecclesiastica di dichiarazione di nullità del loro matrimonio non ha effetti per lo Stato italiano, perché entrerebbe in contrasto con il principio dell’ordine pubblico. Tale sentenza si pone in linea con la tendenza giurisprudenziale che mira a porre una forte restrizione al riconoscimento civile delle sentenze ecclesiastiche di nullità.

È mai accaduto prima che il diritto dello Stato fosse contrapposto a quello ecclesiastico in questa materia?
La storia è lunga. Il codice civile del 1865 si limitò a disconoscere gli effetti civili del matrimonio canonico, perché non era ammissibile che la formazione del rapporto coniugale fosse disciplinata, non dalla legge dello Stato, ma dalla legge confessionale dei nubendi. Così dal primo gennaio del 1866 fino all’11 febbraio 1929, per ben 63 anni, l’ordinamento italiano riconobbe, come matrimonio, il solo matrimonio civile che, pertanto, divenne obbligatorio, senza che però fosse vietata la celebrazione religiosa, in via del tutto autonoma, per le persone già unite, in municipio, dal matrimonio civile. Il Concordato dell’11 febbraio 1929 ha instaurato, invece, un sistema fondato sulla “esclusività” della giurisdizione ecclesiastica, come l’unica giurisdizione cui il cittadino, che avesse contratto matrimonio nella forma concordataria, potesse rivolgersi. L’articolo 34 del Concordato del 1929 sanciva, al comma 4, che le cause concernenti la nullità del matrimonio erano riservate alla competenza dei tribunali ecclesiastici e la delibazione della sentenza ecclesiastica avveniva in modo automatico da parte dell’ordinamento italiano. Questa “esclusività” dopo il 1970 è andata restringendosi, fino alla sua abrogazione, avvenuta con l’entrata in vigore della legge 121 del 25 marzo del 1985, che ratificò e diede esecuzione agli “Accordi di Villa Madama” del 18 febbraio 1984 modificando, così, i precedenti “Patti lateranensi” che diedero vita al Concordato dell’11 febbraio 1929. Inizia così un’espansione della giurisdizione sul matrimonio concordatario da parte dell’ordinamento italiano, che comincia ad usare un attento controllo dell’ordine pubblico italiano, in sede di delibazione della sentenza ecclesiastica. La sentenza a Sezioni Unite della Cassazione del 17 luglio tende ad accrescere ulteriormente la giurisdizione dello Stato italiano sul matrimonio concordatario. Da qualche tempo, infatti, si stanno verificando, da parte di organi dello Stato italiano, prese di posizione che denotano una certa diffidenza, un senso di contrarietà verso la funzione giudiziaria svolta dalla Chiesa, interventi che lasciano trasparire l’intento di contenere tale funzione, di limitarne l’applicazione, di controllarne e, ove possibile, di censurarne il concreto esercizio.

La sentenza però sembrerebbe più “garantista” nei confronti del matrimonio, rispetto alla Chiesa che ammette la nullità.
La Chiesa dà importanza al consenso dei coniugi espresso durante la celebrazione. Il processo canonico che dichiara la nullità matrimoniale si basa, infatti, su due processi, entrambi obbligatoriamente conclusi con due decisioni di nullità (la cosiddetta “doppia conforme”), nei quali viene effettuata un’approfondita istruttoria sul rapporto matrimoniale, che tende a verificare se il consenso prestato da uno o da entrambi i nubendi sia stato efficace o meno a far nascere il matrimonio. La Suprema Corte con questa sentenza sembra, invece, concedere maggior credito alla volontà (spesso connotata da emotività) di un soggetto privato che alla decisione di un giudice ecclesiastico, poiché al primo consente di far venir meno l’effettività e la vitalità del matrimonio-rapporto senza che tale decisione debba essere giustificata, mentre al secondo nega tale possibilità, anche in presenza di due decisioni conformi e motivate. Tuttavia il senso di questa sentenza va oltre a quello che può apparire di primo acchito.

(di Amerigo Augustani)

Lo scorso 17 aprile 2014 tutte le principali testate italiane hanno lanciato la seguente notizia: Riabilitato un libro di don Milani. Il riferimento è al volume Esperienze pastorali (lo citeremo come EP, ndr), edito a Firenze nel 1958.

Il giorno prima, l’arcivescovo di Firenze, cardinal Betori, aveva concesso un’intervista al settimanale “Toscana Oggi”; sul finire della conversazione, il porporato diede a sorpresa la seguente notizia: «nel novembre scorso, dopo un accurato lavoro di ricerca, ho inviato al Santo Padre un’ampia documentazione su Esperienze pastorali. (…) Questo dossier il Papa lo ha passato alla Congregazione per la dottrina della fede che proprio in questi giorni mi ha risposto sottolineando (…) che non c’è stato mai nessun decreto di condanna contro EP né tantomeno contro don Lorenzo Milani. Ci fu soltanto una comunicazione data dalla Congregazione all’Arcivescovo di Firenze nella quale si suggeriva di ritirare dal commercio il libro e di non ristamparlo o tradurlo. (…) L’intervento aveva un chiaro carattere prudenziale ed era motivato da situazioni contingenti. Oggi la Congregazione mi dice che ormai le circostanze sono mutate e pertanto quell’intervento non ha più ragione di sussistere. Da ora in poi la ristampa di EP non ha nessuna proibizione da parte della Chiesa e torna a diventare un patrimonio del cattolicesimo italiano».

Questa la dichiarazione del presule fiorentino che ha fatto la gioia dei sostenitori del Priore di Barbiana, spesso purtroppo ideologizzati in senso cattocomunista. Tuttavia, il comunicato riferito da Betori non sembra esente da imprecisioni e silenzi nella ricostruzione della tormentata vicenda di EP. Anzitutto, la lettera del S. Uffizio all’arcivescovo di Firenze non “suggeriva” ma “ordinava” il ritiro dal commercio di EP; questo proprio perché il 10 dicembre 1958 un decreto della Suprema aveva sancito che il Liber Esperienza Pastorali Sacerdotis Laurentii Milani e commercio retrahatur. Eidem Sacerdotis Ordinarius inviliget. Non è ben chiaro, inoltre, cosa intendessero gli esperti vaticani quando hanno giudicato che «ormai le circostanze sono mutate e pertanto quell’intervento non ha più ragione di sussistere». Si allude forse al preteso superamento della nota condanna del comunismo voluta da Pio XII?

Argomento: Chiesa

 Senza purezza nessun ordine sociale o politico è possibile

        Qualche giorno fa, il 6 luglio, abbiamo commemorato la festa di santa Maria Goretti (1890-1902), immolatasi per preservare la propria purezza. Fu canonizzata il 24 giugno 1950 da Papa Pio XII. Il Pontefice finì l’omelia con una supplica: “Mio Signore, Tu che hai accolto l’innocenza e la purezza che ti ha donato la giovane Maria Goretti mediante la grazia del martirio; ti preghiamo: donaci per sua intercessione il coraggio di rispettare i tuoi comandamenti come questa ragazza che ha difeso la sua verginità fino alla morte”. 

        Commentando l’esempio di vita di santa Maria Goretti, dopo aver lodato la pratica della purezza in grado eroico, Plinio Corrêa de Oliveira si sofferma sulle implicazioni sociali e storiche di questa virtù, concludendo che senza purezza nessun ordine sociale o politico è possibile. 

I MONDIALI DI CALCIO SECONDO RATZINGER. ALLA RICERCA DEL PARADISO NEL CAMPO DI CALCIO. E POI LEOPARDI, AGOSTINO, KEROUAC, MARSHALL E IL GIOVANOTTO CHE BUSSA AL BORDELLO…

di Antonio Socci

Da “Libero”, 15 giugno 2014

La febbre planetaria dei Mondiali di calcio è un fenomeno che nessuno sa spiegare.

Il banale conformista celebrerà l’evento come la solita festa della fraternità, con la retorica dell’agonismo leale, del dialogo fra i popoli, contro il razzismo e la guerra (tutti gli slogan grigi del politically correct).

Il moralista col birignao – che è l’altra faccia del banale conformista e a volte pure la stessa persona – lamenterà la superficialità di un mondo che – con tutti i problemi che ha – impazzisce per il calcio, poi dirà che il calcio è l’oppio dei popoli e s’indignerà per tutti i miliardi spesi mentre la gente (pure in Brasile) muore di fame.

Tutto vero, ma anche tutto ovvio, noioso e superficiale.

Però, grazie al Cielo, nel mondo accade a volte il miracolo, accade che ci sia qualche vero poeta o perfino un profeta, un genio di quelli che vedono la profondità delle cose e colgono l’oceano nella goccia d’acqua e l’eterno nell’istante.

Argomento: Fede e ragione

L’ITALIA STA PRECIPITANDO (NON SOLO ECONOMICAMENTE). COSI’ SI UCCIDE LA LIBERTA’

di Antonio Socci

Da “Libero”, 8 giugno 2014

Si dice che sia stato un verso di Paul Verlaine cantato da Charles Trenet (“il lamento dei violini è stanco”), a dare il segnale in Francia del D-Day, lo sbarco in Normandia.

Così settant’anni fa, il 6 giugno 1944, tornava la libertà in Europa.

Argomento: Attualità

Avvenire 12-6-14

Figli dell’eterologa la Corte «dimentica» i piccoli

di Andrea Nicolussi

Dopo aver letto le motivazioni appena pubblicate della sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo il divieto di Procreazione medicalmente assistita (Pma) eterologa è difficile negare, nonostante qualche ambiguità del testo, che si tratti di una sentenza additiva di principio, ossia di una sentenza che rimette alle autorità competenti la disciplina precisa dell’eterologa. Il principio affermato dalla Corte è chiaro: ogni coppia uomo-donna ha il diritto di essere riconosciuta legalmente come coppia genitoriale e quindi l’uso di gameti di estranei dev’essere ammesso dalla legge. Omologa ed eterologa pari sono. Tuttavia, le regole precise con cui questo principio deve integrarsi nell’ordinamento sono meno chiare.

Argomento: Vita

L’ORRIBILE CASO DI MARIAM IN SUDAN: CRISTIANI PERSEGUITATI E MASSACRATI SOTTO TANTI REGIMI. MA ANCHE EMARGINATI E DISCRIMINATI IN OCCIDENTE. E – TALORA – DISPREZZATI E REPRESSI NELLA CHIESA. DA CHE PARTE STANNO I NOSTRI PASTORI ?

di Antonio Socci

Da “Libero”, 17 maggio 2014

Il “cattoprogressista” Enzo Bianchi, onnipresente sui giornali laicisti, nei programmi di Fabio Fazio, sulle tribune dei vescovi, ieri per la “Repubblica” ha dovuto commentare la condanna a morte della giovane cristiana sudananese Mariam Yahya Ibrahim.

CUOR DI LEONE

Bianchi è riuscito, per un intero articolo, a non dire chi sono i persecutori e carnefici di questa povera ragazza e perché ciò accade in Sudan.

Argomento: Chiesa

Avvenire 13-5-14

Unioni di fatto, il testo in commissione

In commissione Giustizia del Senato, dopo la discussione preliminare dei giorni scorsi, non è stato ripreso l'esame dei provvedimenti sulla disciplina delle unioni civili e di quelli sui patti di convivenza. Oltre a questo tema, nella sedute convocate per oggi e domani, in programma anche il seguito dell'esame dei ddl 194 e 595 sul tribunale della famiglia, del provvedimento in tema di adozione dei minori (1209, con il termine per gli emendamenti fissato al 20 maggio), delle disposizioni per contrastare il traffico di organi destinati al trapianto (ddl 922) e diversi altri provvedimenti relativi ai magistrati. In calendario anche due atti comunitari, uno sulla lotta contro razzismo e xenofobia mediante il diritto penale e l'altro sul reciproco riconoscimento delle sentenze penali.
Sulla questione delle unioni di fatto è intervenuto il Forum delle associazioni familiari, analizzando proprio il testo di partenza. 

Corsera 28-4-2014

il Cattolicesimo, i Fedeli in Calo e la Cura dell'Entusiasmo

Di Vittorio Messori

Anche stavolta - come già per Padre Pio o Escrivà de Balaguer, per non parlare del giubileo del Millennio - vada innanzitutto un pensiero riconoscente a Marcello Piacentini. Ma sì, proprio alla bestia nera degli architetti postfascisti, all'uomo accusato di ogni infamia perché capofila del'edilizia del regime. Piacentini, in realtà, era e restò un alto grado della Massoneria; eppure fu a lui che Mussolini affidò i progetti più rilevanti, non ultimo lo «sventramento» da San Pietro al Tevere, per dare prospettiva e respiro alla prima basilica della Cristianità. Sotto il piccone rovinò, così, la vecchia «spina di Borgo» e nacque la via della Conciliazione: deprecarla con sdegno è da allora dovere ineludibile di ogni professionista che non voglia essere espulso dalla congregazione.

Argomento: Chiesa

OGGI LA CHIESA E’ IN FESTA. IN TERRA E IN CIELO. MA COSA SIGNIFICA PROCLAMARE I SANTI? SE IL MONDO LO CAPISSE…..

di Antonio Socci

 Da “Libero”, 27 aprile 2014

Il popolo cristiano è giustamente in festa per la canonizzazione del grande Giovanni Paolo II e di Giovanni XXIII. E i giornali dedicano fiumi d’inchiostro all’evento che effettivamente è straordinario (con l’aggiunta di ore di programmazione televisiva).

Argomento: Chiesa

Matrimonio e famiglia nelle Trobriand 10 apr 2014

     In preparazione al Sinodo sulla famiglia (ottobre 2014 e 2015) è bene conoscere i costumi tradizionali dei popoli ai quali la Chiesa annunzia Gesù Cristo. Dopo Giappone, Africa nera e India, ecco la Papua Nuova Guinea, indipendente dall’Australia nel 1975, dove i missionari del Pime sono tornati nel 1981, nei luoghi del martirio del Beato Giovanni Mazzucconi nel 1855, invitati dal Nunzio apostolico, oggi cardinale Andrea di Montezemolo. Il Blog è ripreso da tre articoli pubblicati su “Venga il Tuo Regno” (Napoli, febbraio e maggio 1991 e febbraio 1994) da padre Giuseppe Filandia, missionario in PNG dal 1986 al 1997 e poi in Amazzonia brasiliana. Piero Gheddo

Avvenire 2-4-14

Le Goff lo spirito del Medioevo

Jacques Le Goff è morto ieri a Parigi. Ne ha dato notizia il quotidiano «Le monde», secondo quanto annunciato dalla famiglia. Nato a Tolone nel 1924, è stato tra i massimi studiosi della società occidentale del Medioevo: dopo gli studi all’Ecole normale superieure, nel 1954 divenne professore all’università di Lille, per passare 4 anni più tardi al «Centre nationale de la recherche scientifique »a Parigi. Nel 1972 assunse per un quinquennio la direzione della sesta sezione dell’Ecole pratiques des hautes etudes, al posto di Ferdinand Braudel. Dalla fine degli anni Sessanta è stato anche condirettore della rivista «Annales». È stato uno dei padri della «Nouvelle Histoire», indagando soprattutto i nessi fra storia della cultura e dinamica economica, sociologica, antropologica, e individuando il formarsi delle mentalità. Nel 2000 ha ricevuto lauree honoris causa a Pavia e a Roma. Tra le sue opere: Il meraviglioso e il quotidiano nell’Occidente medievale, Gli intellettuali del Medioevo, La civiltà dell’Occidente medioevale, Uomini e donne del Medioevo; in autunno apparirà da Laterza Bisogna davvero fare a pezzi la storia?.

Argomento: Storia

Corrispondenza Romana

Mario Palmaro (1968-2014) un modello di vita e verità cristiana

(di Roberto de Mattei) La vita di un uomo si giudica dalla sua morte, perché è in quel momento supremo che l’anima si presenta al cospetto di Dio ed è oggetto, in modo inappellabile, della sua infinita giustizia e misericordia.

Argomento: Attualità

ACCADE A BOLOGNA

Antonio Socci

Da “Libero”, 18 febbraio 2014

A volte accadono piccoli fatti che sono come lampi di luce nel buio. E folgorano i cuori immersi nella nebbia e i tempi cupi. E fanno capire e vedere la realtà assai più e meglio di tanti discorsi dei cosiddetti intellettuali o di coloro che dovrebbero illuminare il mondo.

E’ accaduto a Bologna

Argomento: Attualità

CHI HA SPINTO PAPA BENEDETTO A MOLLARE (E PERCHE’)

di Antonio Socci

Da “Libero”, 9 febbraio 2014

Chi, come e perché ha determinato quel “ritiro” di Benedetto XVI – esattamente un anno fa – che rappresenta un evento unico nella storia della Chiesa, traumatico e  tuttora non chiaro nelle sue implicazioni e nelle sue conseguenze?

Spesso si è buttata la croce addosso al povero Paolo Gabriele, il cameriere di Vatileaks, ma è vero l’esatto contrario: se c’era una persona che avrebbe voluto che papa Benedetto potesse esercitare pienamente il suo mandato era proprio lui.

Del resto il mio scoop, uscito su queste colonne il 25 settembre 2011, dimostra che Ratzinger aveva già deciso quel “ritiro” ben prima dell’inizio di Vatileaks e l’aveva previsto – come scrissi – allo scoccare degli 85 anni. Esattamente quello che poi è avvenuto.

Ma allora chi, come e perché – prima di Vatileaks – ha creato una situazione che ha indotto il papa a valutare di non poter più sostenere la lotta?

Argomento: Papa

L’ULTIMA TROVATA: LA VITA NON ESISTE. IL MONDO INONDATO DI NICHILISMO E LO STUPORE PER DIO CHE SI FA UOMO…

di Antonio Socci

Da “Libero”, 20 dicembre 2013

Forse nessuno ve l’ha ancora comunicato, ma voi non siete vivi. Pensate di esserlo, ma “in realtà” non lo siete. Nessuno lo è (se lo venisse a sapere il computer dell’Inps non erogherebbe più pensioni).

Mi spiace dare la ferale notizia, che potrebbe mandare di traverso il panettone di Natale ai più sensibili. Del resto nemmeno il sottoscritto è vivente. Anzi, è la vita stessa che non esiste.

A fare il clamoroso “scoop” è stata una delle più blasonate riviste scientifiche del mondo, “Scientific American”. Un articolo del numero datato 2 dicembre infatti parla chiaro fin dal titolo: “Why Life Does Not Really Exist”.

Argomento: Vita

PROUST E IL SEGRETO DELLE CATTEDRALI (CHE QUESTA EUROPA NON CONOSCE PIU’)

Libero 1-12-2013

di Antonio Socci

Inabissato nei sondaggi al 15 per cento di (im)popolarità, il minimo storico, François Hollande è contestato per i suoi fallimenti politici (sciopero nelle scuole) ed economici (il Pil è in calo e la ripresina è abortita).

Perfino con la legge Taubira (adozioni a coppie gay) si è trovato contro una sorprendente maggioranza popolare.

Così cerca diversivi. E’ il vecchio trucco dei governanti che si inventavano una guerra per distrarre dai loro disastri. Hollande a settembre voleva a tutti i costi la guerra alla Siria, ma è saltata perché si sono messi di traverso il Papa e la Russia.

Argomento: Arte

SE I GIOVANI NON DICONO PIU’ “TI AMO!”

di Antonio Socci

Da “Libero”, 22 novembre 2013

Prima la “scoperta” dei femminicidi. Poi quella della prostituzione minorile a Roma e non solo. Si è detto che sono patologie della nostra società.

Ma la fisiologia dei rapporti affettivi, ciò che oggi consideriamo la normalità, qual è? Siamo certi che sia sana e felice?

Mi ha colpito una lettera – rimasta senza risposta – di uno studente del primo anno di liceo classico, uscita su “Repubblica”. Era titolata: “Perché tra noi liceali non si usa più ‘ti amo!’ ”.

il Foglio - 16 novembre 2013 - ore 06:59

Disputa micidiale, arbitro il Papa
Il Vaticano II fu una rivoluzione? No, dice il rivoluzionario Francesco

Gli addetti non se ne sono accorti, ma Francesco ha compiuto un gesto anticonformista dei suoi, in una direzione diversa da quella che molti si potevano attendere. Ha dato la palma di miglior esegeta del Vaticano II a un critico severo della interpretazione progressista del Concilio stesso. Nel 2005 al Foglio lo storico Alberto Melloni, discepolo di Giuseppe Alberigo ed esponente di punta della Scuola di Bologna che ha redatto la monumentale opera sulla storia del Concilio, fu messo a confronto, toni aspri, con Agostino Marchetto, recensore della sua storia “in contrappunto”.  “Per definizione, un Concilio non si raduna quando non c’è nulla da dire” e non si convoca “per ripetere”, disse Melloni. Lo scopo, aggiungeva nel duro confronto a distanza con monsignor Agostino Marchetto (autore di una rassegna della storiografia del Vaticano II che contesta la ricostruzione bolognese), era quello di costituire “un balzo innanzi”. Discontinuità con il passato, insomma. Rinnovamento acclarato al punto che “chiunque oggi pensi la chiesa, sta pensando al Concilio”. Eppure, presentando “un volume di recensioni” di mons. Marchetto, il cardinale Camillo Ruini, allora presidente plenipotenziario della Cei, disse “che per avere le prime interpretazioni storiografiche equilibrate del Concilio di Trento si sono dovuti attendere decenni”. Riferimento polemico evidente al lavoro di Alberigo,  che Melloni definì con sarcasmo “una estemporanea cortesia al recensore più che a una tesi storiografica”. Un gesto “di condiscendenza verso recensioni ispirate al principio ‘di tutti parlò mal fuorché di Cristo’. Anche perché – aggiungeva lo storico emiliano – se Ruini volesse seguire Marchetto nel suo sdegno censorio finirebbe per attaccare non solo Alberigo (che a differenza di Marchetto qualche laurea honoris causa l’ha avuta), ma anche i migliori professori di varie università cattoliche” sparse nel mondo. E poi, diceva Melloni, “il progresso della ricerca avviene attraverso la ricerca e non dal giudizio sentenzioso di un recensore che si sente più intelligente dei 250 recensori che hanno letto le edizioni dell’opera collettiva diretta da Alberigo”  nelle varie lingue. Toni forti, diciamo.

Argomento: Papa

PER ORIENTARSI DA BUONI CATTOLICI SU CIO’ CHE I GIORNALI SCRIVONO SUL PAPA

Da “Libero”, 20 ottobre 2013

di Antonio Socci

Giù le mani dal papa. Bisogna ripeterlo oggi che Francesco si trova strattonato a destra e a sinistra.

Bersagliato da contestatori cattolici superficiali e imprudenti che lo rappresentano come modernista eterodosso e stravolto da sostenitori laicisti che lo applaudono attribuendogli idee egualmente eterodosse e quasi atee.

Un circo mediatico assurdo.

Argomento: Papa

Cultura Cattolica venerdì 11 ottobre 2013

Unire in modo molto equilibrato le esigenze della verità con quelle della carità nella pastorale dei divorziati risposati

di don Gino Oliosi

Il prossimo Sinodo straordinario, indetto da Papa Francesco insieme ad una riforma della prassi sinodale nell’orizzonte della collegialità, sarà sulla pastorale della famiglia e quindi anche sulla pastorale dei divorziati risposati.

Corriere della Sera, 21 settembre 2013

Francesco, la misericordia del Papa che accetta il mondo così com'è

di Vittorio Messori

Credo che stia capitando a molti: la lettura della trentina di pagine della Civiltà Cattolica con l'intervista a Francesco sembra chiarire loro chi sia davvero e che intenda fare colui che ama definirsi «vescovo di Roma». Una Roma che pur confessa di non conoscere, al di là di alcune famose basiliche. Perché nasconderlo?

Molti, nella Chiesa, erano perplessi per uno stile in cui sembrava di avvertire qualcosa di populista, da sudamericano che in gioventù non fu insensibile al carisma demagogico di Peròn.

Argomento: Papa

CHE BELLO SEGUIRE FRANCESCO! QUELLO CHE CI INSEGNA (ANCHE SUI VALORI): I CRISTIANI LEGGONO I SEGNI DEI TEMPI. UNA STORIA CHE INIZIA.

di Antonio Socci

Da “Libero”, 21 settembre 2013

C’è lo stupore e la compassione nella splendida intervista di papa Francesco. Lo stupore di chi si è sentito perdonato e amato dal Salvatore, come il pubblicano Matteo, l’evangelista della celebre tela di Caravaggio. Che il papa evoca.

E c’è la compassione per questa umanità di feriti. Il desiderio di portare a tutti quello sguardo di misericordia che lui ha incontrato nel volto di Gesù e quindi nella Chiesa.

Argomento: Papa

Libero 29-9-2013

I LATI SCONOSCIUTI DI PAPA GIOVANNI E WOJTYLA

di Antonio Socci

Il miracolo che lunedì 30 settembre farà proclamare santo Giovanni Paolo II colpisce per l’enormità di quella guarigione improvvisa (a quella signora non era stata data alcuna speranza).

Insieme con Wojtyla papa Francesco canonizzerà Giovanni XXIII. E’ una decisione che dà un segnale di unità portando finalmente la Chiesa fuori dalle vecchie polemiche attorno al Concilio che hanno caratterizzato la seconda metà del XX secolo.

Con buona pace sia di quegli ambienti conservatori che oggi storcono il naso perché papa Giovanni viene canonizzato senza il miracolo prescritto dalle norme.

Sia degli sfegatati tifosi di Giovanni XXIII che – da decenni – cercano di farne un rivoluzionario e  contrapporlo a tutti gli altri papi della Chiesa.

RATZINGER: “ME L’HA DETTO DIO!”

Di Antonio Socci

Da “Libero”, 21 agosto 2013

Avevo ipotizzato, su queste colonne, il 3 maggio scorso, che nell’epocale rinuncia al papato di Benedetto XVI vi fosse un aspetto misterioso, anzi, forse addirittura mistico. Adesso filtrano voci che fanno trasparire proprio questa possibilità.

Argomento: Papa

CARO SAVIANO, ECCO DOVE RISORGE L’UOMO (PAOLO BORSELLINO LO SAPEVA)

Antonio Socci

Da “Libero” 27 luglio 2013

Le favelas brasiliane sono posti fra i più pericolosi. E il Papa si è avventurato da solo dentro le baracche, a Rio de Janeiro, senza particolari protezioni, pronto ad abbracciare tutti, ad ascoltare ciascuno.

Francesco non ha paura degli esseri umani. Guarda tutti con simpatia e compassione, soprattutto i più miseri. La sorella ha riferito che già da cardinale Bergoglio andava da solo nelle favelas a far visita al popolo delle baracche, senza alcuna precauzione. Non gli è mai accaduto niente.

La gente lo accoglieva come avrebbe accolto Gesù. I poveri sanno che Gesù è Dio che si china sulle loro piaghe e piange con loro e li soccorre con potenza.

Con lo stesso cuore Francesco ha parlato ai ragazzi tossicodipendenti (molti dei quali provengono dalle favelas) che sono accolti e curati da tanti uomini di Dio.

Argomento: Attualità

CorSera 31/7/2013

L'IMMAGINE DEL PAPA
Così vicino alla gente , così difficile da conoscere
La vera immagine di Papa Francesco

di Vittorio Messori

Mentre scrivo, ho sul tavolo il penultimo numero di Time . La sua celebre copertina è interamente occupata da un'immagine di Jorge Bergoglio, sul cui profilo campeggia lo «strillo», per dirla in gergo: The people's Pope , il Papa della gente. Una «svolta epocale», naturalmente, «una novità storica», secondo il settimanale americano, cui si riconosce ovunque una inappellabile autorità. Leggendo l'articolo si ha il sospetto che - per guardare solo al recente passato - un Giovanni Paolo II fosse un cupo misantropo, chiuso nel suo palazzo, interdetto alla mitica «gente».

Argomento: Papa

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