Omelia - Anno A: 26 giugno - Solennità del Corpus Domini

Commento al Vangelo della Solennità del Corpus Domini
di Monsignor Giovanni Scognamilio Clá Dias, fondatore degli Evangeli Praecones 
courtesy of http://www.salvamiregina.it/default.asp

 

Un insuperabile dono...

L’amore di Dio per gli uomini, manifestato nell’Incarnazione, ha raggiunto un apice inimmaginabile con l’istituzione dell’Eucaristia. Qual è la nostra risposta ad un così grande dono?

Mons. João Scognamiglio Clá Dias, EP

 

 

 

Vangelo
"In quel tempo, Gesù disse alle moltitudini dei giudei: 51 ‘Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo’.
52 Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: ‘Come può costui darci la sua carne da mangiare?’. 53 Allora Gesù disse: "In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui.
57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno’" (Gv 6, 51-58).

 

I – Dio Si dà interamente

Esistendo da tutta l’eternità, la Trinità non aveva bisogno della creazione. Dio Padre, Dio Figlio e Dio Spirito Santo bastavano del tutto a se stessi, godendo una felicità perfetta e infinita. In questo consiste la gloria intrinseca e insuperabile delle Tre Persone Divine. Tuttavia, creando, Dio ha voluto rendere le creature partecipi della sua felicità, e queste, nell’assomigliare al Creatore, Gli avrebbero reso la gloria estrinseca, realizzando così la più alta finalità del loro essere. La creazione è stata, dunque, un atto di donazione, di dedizione e di generosità supreme (1), arricchito in seguito dall’Incarnazione del Verbo, quando Dio Si è assoggettato ad assumere la povera natura umana allo scopo di redimerci dal peccato dei nostri primi padri.

L’Uomo-Dio avrebbe dovuto prolungare la sua presenza sulla Terra

Ma l’amore incommensurabile di Dio per noi non si è limitato solo a questo: per aprirci le porte del Cielo, è arrivato al punto da soffrire una dolorosa Passione, morire sulla Croce e risorgere. E lo avrebbe fatto, se fosse stato necessario, per riscattare un uomo soltanto. Ora, dobbiamo chiederci: dopo aver espresso questo amore incredibile per noi, Egli avrebbe semplicemente dovuto salire al Cielo e abbandonare la comunione con gli uomini la cui redenzione Gli era costata così cara? Sarebbe possibile immaginare, dopo una tale unione con noi, che si verificasse questa irrimediabile separazione?

La meravigliosa soluzione a questo problema, che ci lascia perplessi, solo Dio poteva trovarla. Commenta bene, a tal proposito, il Prof. Plinio Corrêa de Oliveira:
"Non voglio dire che la Redenzione e il sacrificio della Croce imponessero a Dio, a rigor di logica, l’istituzione della Sacra Eucaristia. Ma si può dire che tutto invocava, tutto urlava, tutto supplicava perché Nostro Signore non Si separasse così dagli uomini. Una persona con un po’ di immaginazione dovrebbe intravvedere che Nostro Signore avrebbe trovato un mezzo per essere sempre presente, con ciascuno degli uomini da Lui redenti, in modo tale che, dopo l’Ascensione, Egli fosse sempre in Cielo, sul trono di gloria che Gli è dovuto, ma allo stesso tempo, seguisse passo passo la via dolorosa di ogni uomo qui sulla Terra, fino al momento estremo in cui ognuno dicesse, a sua volta ‘Consummatum est’ (Gv 19, 30)" (2).

Conclude con questa pia confidenza: "Credo che se io avessi assistito alla Crocifissione e avessi saputo dell’Ascensione, anche se non avessi saputo dell’Eucaristia, avrei cominciato a cercare Gesù Cristo in tutta la Terra, perché non sarei riuscito a convincermi che Lui avesse smesso di convivere con gli uomini. Questa comunione veramente meravigliosa di Gesù Cristo con gli uomini si fa, esattamente, per mezzo dell’Eucaristia" (3)

Il fatto che Dio abbia operato la Creazione per darSi a Se stesso già ci riempie di meraviglia. Molto di più, tuttavia, è il fatto che Lui abbia assunto la natura umana per propiziarci, con la sua morte, l’infinito dono della vita soprannaturale e aprirci le porte del Cielo. Tuttavia, portare l’amore al punto di darSi agli uomini in alimento, supera qualunque capacità di immaginazione! Si può dire a ragione che l’apice di questa donazione, si trova nel Sacramento dell’Eucaristia.

Apparente semplicità della Santa Cena

Come avvenne l’istituzione del più eccellente e sublime dei Sacramenti, il fine a cui si ordinano tutti gli altri apparentemente, in un modo molto semplice. Per gli Apostoli, si trattava di una delle solite cene, celebrate ogni anno dai giudei secondo il plurisecolare rito indicato dettagliatamente da Dio a Mosè e Aronne, come qualcosa da esser perpetuato di generazione in generazione (cfr. Es 12, 1-14). Essa ricordava ai giudei la Pasqua del Signore, la morte dei primogeniti dell’Egitto e la traversata del Mar Rosso. I discepoli erano, pertanto, dell’idea che si trattasse di una semplice commemorazione religiosa, quando di fatto si sarebbe realizzato nel Cenacolo quanto era stato prefigurato nell’Antica Legge: il sacrificio di animali avrebbe ceduto il posto all’olocausto dell’Agnello Divino che tra breve sarebbe stato immolato sull’altare della Croce, per la nostra salvezza. Le vittime materiali simbolizzavano il corpo di Cristo che sarebbe stato nel contempo sacerdote e vittima nel Nuovo Sacrificio, eterno e di valore infinito.

Secondo quanto riferiscono gli Evangelisti, dopo che Gesù ebbe istituito l’Eucaristia e dato la Comunione agli Apostoli, essi cantarono i salmi e uscirono alla volta del Monte degli Ulivi (cfr. Mc 14, 26; Mt 26, 30). Costituivano questi salmi il canto di rendimento di grazie intitolato Hallel – "Lodate Javé" –, proprio della liturgia ebraica per la celebrazione della Pasqua (5) e particolarmente simbolico in quella circostanza: mentre gli uni rendevano grazie per essersi comunicati, il Messia rendeva lode al Padre per l’istituzione dell’Eucaristia, che rappresentava la concretizzazione dell’anelito manifestato all’inizio della Sacra Cena: "Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione" (Lc 22, 15).

Se avessero saputo con anticipo la grandezza di quello che sarebbe stato istituito quel giorno – non solo l’Eucaristia, ma anche il Sacerdozio –, c’è da supporre che gli Apostoli avrebbero preparato una cerimonia all’altezza, ma in quel momento, chi aveva nozione di quanto stava succedendo?

 



II – Maria e l’Eucaristia

Soltanto Maria Santissima aveva coscienza della sublimità del momento, poiché è comprensibile che Nostro Signore Le abbia rivelato quello che sarebbe accaduto. Perché?

Per nove mesi, si operò in Maria la Transustanziazione

Avendo Maria ricevuto dall’Arcangelo Gabriele l’Annunciazione, lo Spirito Santo La coprì con la sua ombra e iniziò il misterioso processo di gestazione del Dio incarnato. Si può ben dire che, per nove mesi, in ogni secondo in Lei si celebrava per così dire una Santa Messa.

Infatti, nell’istante in cui l’anima di Gesù fu creata, Egli fece il suo primo atto di adorazione al Padre, accompagnato da una perfettissima offerta di Se stesso come vittima: ossia, realizzò un’azione sacerdotale come Sommo Sacerdote "santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli" (Eb 7, 26). E per questo sublime sacrificio non c’era sulla faccia della Terra altare più degno del chiostro virginale della Madonna. Per nove mesi, Ella visse nel più intimo contatto con Gesù, in una relazione unica nell’ordine del creato: avendo offerto il suo corpo immacolato a Dio, Questi assumeva gli elementi materni e li transustanziava; cioè, essi diventavano divini a partire dal momento in cui passavano ad integrare il corpo di Gesù.

E pensare che questo grandioso mistero non si sarebbe realizzato senza il consenso della Vergine: "Avvenga di me quello che hai detto"! (Lc 1, 38).

Così, a mano a mano che si formava il corpo del Bambino nel suo seno virginale, Maria tutto imprimeva nel suo cuore e andava esplicitando, meravigliata, la fisionomia fisica e morale di suo Figlio. Questi, da parte sua, assumeva sempre di più l’essere della Madre e La divinizzava. Infatti, con la maternità divina, "la Beata Vergine Maria giunse ai confini della divinità" (6). Concepita in grazia, Lei era veramente "il Paradiso terrestre del nuovo Adamo".7

Il desiderio di Maria di rivivere questi momenti

Compiuti i giorni ed essendo nato Gesù, che gioia non avrà provato la Santa Vergine nel tenere fra le sue braccia quel Bambino cresciuto nel suo seno, constatando come Lui corrispondesse a quello che Lei, nella sua innocenza, aveva immaginato! Non è possibile farsi un’idea della sublimità del primo scambio di sguardi tra Madre e Figlio. Quante cose furono dette senza articolare parola alcuna! Sguardo questo forse superato soltanto da un altro: l’ultimo sguardo di Gesù a sua Madre, dall’alto della Croce. Ma, d’altra parte, che nostalgia deve aver sentito Lei di quel rapporto, allo stesso tempo ineffabile e misterioso, avuto durante il tempo in cui si formava nel suo ventre il corpo di Cristo!

Il Suo desiderio santissimo e equilibratissimo di ricevere nuovamente Gesù nel suo intimo andò di sicuro crescendo (8), al punto che in questo Lei si comunicava spiritualmente in ogni istante. Pertanto, si potrebbe immaginare che ad un certo punto Nostro Signore abbia rivelato l’istituzione dell’Eucaristia9 a Colei che è il modello perfetto degli adoratori di Gesù-Ostia. Senza dubbio, gli atti dell’amore eucaristico della Vergine Maria diedero più gloria a Dio che tutti gli onori prestati al Santissimo Sacramento dagli angeli e dagli uomini lungo la Storia, visto che solamente Lei Lo comprese, amò e adorò adeguatamente.

 

III – Grandezza del mistero dell’Eucaristia

Infatti, è l’Eucaristia uno dei più profondi misteri della nostra Fede: le apparenze, i sapori e gli aromi sono di pane e di vino; però, tanto nell’una come nell’altra specie, troviamo soltanto la sostanza del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Cristo! I sensi ci presentano una realtà, ma la nostra Fede ce ne propone un’altra, nella quale crediamo.

Se, come insegna San Tommaso, "il bene della grazia è, per l’individuo, migliore di quello della natura di tutto l’universo" (10), che cosa dire della più piccola frazione visibile di un’ostia consacrata? Lì c’è Cristo stesso. Non si tratta di una goccia di grazia, ma dello stesso Autore della grazia, pertanto, è qualcosa il cui valore supera tutta la creazione, incluso l’ordine della grazia. Aggiungiamo le grazie che gli angeli e gli uomini hanno ricevuto e ancora riceveranno, più quelle esistenti in massimo grado nella Madonna, e tutte loro sommate non si comparano a quello che c’è in una particola consacrata: la ricapitolazione dell’Universo (cfr. Ef 1, 10) in una parvenza di pane!

La grandezza contenuta in questo Sacramento è inesprimibile nel linguaggio umano. Tutto quanto esiste nella creazione è stato promosso da Dio in ordine a Gesù Cristo, e il Suo supremo atto d’amore per gli uomini consiste nell’istituzione dell’Eucaristia per offrirci una straordinaria forma di unione personale con il Verbo Incarnato. Alle parole della Consacrazione, pronunciate dal sacerdote, Dio stesso obbedisce, e si realizza il maggior miracolo sulla faccia della Terra. Con questa meraviglia, possiamo ben apprezzare quanto Egli ci ama in modo incommensurabile.

Il Santissimo Sacramento abbellisce l’anima

Chiunque può verificare come le piante esposte ai raggi solari ostentano un’esuberanza, una bellezza e una vitalità che non hanno se rimangono all’ombra. Una grande differenza, dovuta solo allo splendore del Sole.

Ora, se la natura è abbellita in questa maniera dalla luce solare, che mirabili benefici non deve offrire all’anima il raggio spirituale che scaturisce direttamente dal Dio Nascosto? Molto più benefica è l’Eucaristia per la nostra anima che il Sole per il nostro organismo corporale. Avendo alcune colpe o miserie – veniali evidentemente, perché con un peccato mortale non ci si può comunicare –, la persona è obbligata ad allontanarsi da Gesù Eucaristico? No. Al contrario, deve approssimarsi a Lui il più possibile. Non fuggire da Gesù, ma rifugiarsi in Lui, perché così sarà purificata da queste miserie e la sua anima ne risulterà perfezionata (11).
I nostri occhi corporali non riescono, purtroppo, a contemplare tali cambiamenti. Santa Caterina da Siena desiderando conoscere lo splendore di un’anima abitata dalla grazia divina, udì dalle labbra dello stesso Gesù questa dichiarazione: "Figlia mia, se Io ti mostrassi la bellezza di un’anima in stato di grazia, sarebbe l’ultima cosa che vedresti in questo mondo, perché lo splendore della sua bellezza ti farebbe morire" (12).
Infatti, la grazia divinizzando l’anima, la rende così bella ed attraente che, se ci fosse possibile vederla, avremmo la tendenza ad adorarla, immaginando che sia Dio. Fortificando tutte le sue potenze, nutrendola di ispirazioni sante e di impulsi d’amore, Gesù-Ostia fa sì che l’anima pervasa dalla grazia assomigli sempre più a Lui (13).
Per questo, quando vediamo le meraviglie operate dagli uomini di Dio, possiamo esser sicuri che esse provengono molto più dall’Eucaristia, della quale sono devoti, che da eventuali qualità personali.

Oltre a questi sublimi benefici prodotti nell’anima dall’Eucaristia, dobbiamo considerare che, nonostante i nostri limiti o anche imperfezioni, Nostro Signore ha nostalgia di noi, e vuole approssimarci a Lui, poiché trova le sue "delizie stando con i figli degli uomini" (Pr 8, 31) . Molto a proposito, si trova in alcune cappelle del Santissimo Sacramento l’espressiva frase di Santa Marta a sua sorella: "Magister adest et vocat te" – "Il Maestro è qui e ti chiama" (Gv 11, 28). Quando entriamo nel recinto sacro per farGli una visita, Gesù-Ostia ci accoglie con gioia, come dicesse: "Ecco mio figlio! Da quanto tempo non ti vedevo... Vieni!". Infatti, il nostro Redentore ci ama tanto che, per quanto grandi siano le nostre miserie, Egli Si rallegra vedendoci.

Energia per affrontare le difficoltà

Molte sono le occasioni in cui la persona si sente anemica spiritualmente: occasioni prossime del peccato che si presentano o circostanze che favoriscono un depauperamento spirituale, insomma, numerose situazioni che possono inquinare la fortezza d’animo. Dove allora recuperare energie? Nell’Eucaristia. Di questo ci dà esempio – tra altri innumerevoli santi – San Tommaso d’Aquino. Nelle prime ore del mattino, egli celebrava la sua Messa e in seguito assisteva a quella di un altro frate (14).
Secondo quanto risulta, gli piaceva anche servire le Messe dei suoi fratelli d’abito. "Parlando sui Sacramenti – ha detto recentemente Papa Benedetto XVI –, il grande San Tommaso riflette in modo particolare sul Mistero dell’Eucaristia, per il quale ha alimentato un’enorme devozione, a tal punto che, secondo gli antichi biografi, era solito avvicinare il suo orecchio al Tabernacolo, come per sentire palpitare il Cuore divino e umano di Gesù" (15).

Permanenza degli effetti dell’Eucaristia

A volte, commettiamo l’equivoco di pensare che, quando ci comunichiamo, Gesù Cristo rimane presente in noi soltanto nei cinque o dieci minuti di durata delle specie eucaristiche. Si tratta di una realtà spirituale molto più profonda. Infatti, anche dopo che è cessata la presenza reale di Nostro Signore "la grazia permane nell’anima che si comunica, perché essa ha ricevuto in stato di grazia il Pane della Vita", afferma Santa Caterina da Siena (16):
"Consumate le apparenze del pane", le disse Nostro Signore in una rivelazione, "lascio in te il segno della mia grazia, come il sigillo applicato sulla cera calda. Togliendo il sigillo, rimane in lei la sua impronta. Così, resta nell’anima la virtù di questo Sacramento, ossia, si mantiene il calore della divina carità, clemenza dello Spirito Santo. Continua in te la luce della sapienza di mio Figlio Unigenito, che illumina gli occhi della tua intelligenza perché tu conosca e veda la dottrina della mia verità e di questa stessa sapienza" (17).

Un alimento che assume chi lo prende

Quando mangiamo, il nostro organismo assimila gli alimenti ingeriti, estraendo da loro le sostanze utili per la vita. Ma, ci insegna la Teologia, quando ci comunichiamo succede il contrario: è Cristo che "ci divinizza e trasforma in Se stesso. Nell’Eucaristia il cristiano ottiene la sua massima cristificazione, in cui consiste la santità" (18).
Non Lo consumiamo, poiché Lui cessa la sua presenza sacramentale in noi a partire dal momento in cui le Sacre Specie smettono di sussistere. Stando in noi, Egli ci riempie di vita soprannaturale, santifica la nostra anima e beneficia di conseguenza il nostro corpo.

Per questa ragione, Gesù stesso, come ci narra il Vangelo di questa Solennità, mette in risalto la sostanziale differenza tra la manna ricevuta dai giudei nel deserto e l’alimento tratto da Lui nell’Eucaristia: "Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (Gv 6, 58).

Pegno della resurrezione per la vita eterna

"Con la Santa Comunione si rinnova in un certo modo l’augusto mistero dell’Incarnazione" (19), afferma con autorità San Pietro Giuliano Eymard. Padre Royo Marín è più categorico: nell’anima di chi si è appena comunicato, egli sostiene, "il Padre genera suo Figlio Unigenito, da entrambi procede questa catena d’amore, vero torrente di fiamme, che è lo Spirito Santo".20 In virtù dell’unione eucaristica, l’anima del fedele diventa "più sacra della custodia e del calice, addirittura più delle stesse specie sacramentali, che certamente contengono Cristo, ma senza toccarLo e senza ricevere da Lui una qualche influenza santificatrice".21 Per questo, chi si comunica riceve grazie per vivere bene in accordo con i Comandamenti e, dopo, avere il premio della resurrezione con il corpo glorioso: "Chi mangia questo pane vivrà in eterno" (Gv 21, 58).

 

IV – Sappiamo retribuire senza misura

Purtroppo, molte volte non valutiamo con profondità tutti i benefici ricevuti in questo sacro convivio con l’Eucaristia nella quale il nostro Divino Redentore è realmente presente come quando ha operato la trasformazione dell’acqua in vino nelle nozze di Cana, o quando ha resuscitato Lazzaro, oppure quando ha espulso i mercanti dal Tempio. Che cosa non daremmo per presenziare un unico miracolo di Gesù o udire uno dei suoi discorsi? O anche ricevere da Lui uno sguardo soltanto? Quando giungeremo in Cielo, se Dio ci concederà questa suprema grazia, comprenderemo che un istante di adorazione eucaristica compensa mille anni di sacrifici sulla Terra.

Intanto, oggi abbiamo Gesù-Ostia nei tabernacoli sempre a nostra disposizione; in qualsiasi momento Egli ci sta aspettando con insigni grazie, desideroso di ricevere la nostra povera visita. Se nell’Incarnazione Dio ha voluto unirSi alla più pura delle creature, nella Santa Comunione Egli celebra le sue nozze con ogni persona in particolare, in una unione senza confronti. "L’anima si unisce in maniera tale a Gesù Cristo che perde, per così dire, il proprio essere e lascia vivere unicamente Gesù in lei" (22).
Si perde in Nostro Signore come una goccia d’acqua nell’oceano. E la corrispondenza del nostro amore renderà più perfetta e profonda questa unione.

Chiediamo a Gesù Sacramentato, in questa festa dell’Eucaristia, un amore integro e una dedizione totale a Lui, unica restituzione degna di tutto quanto da Lui riceviamo e trabocchiamo di gioia e di entusiasmo per essere tanto amati individualmente da un Dio che già in questa vita è la nostra "ricompensa troppo grande" (Gn 15, 1). 

 

NOTE

1"Il mondo non è il prodotto di una necessità qualunque, di un destino cieco o del caso. Crediamo che il mondo proceda dalla volontà libera di Dio, che ha voluto far sì che le creature partecipino al suo essere, alla sua sapienza e alla sua bontà" (CCC 295).

2 CORRÊA DE OLIVEIRA, Plinio. A presença de Cristo entre os homens. In: Dr. Plinio. São Paulo. Ano VI. N.63 (Jun., 2003); pag.23.

3 Idem, ibidem.

4"Parlando in assoluto, il Sacramento dell’Eucaristia è il Sacramento principale. Tre argomenti lo dimostrano. 1º - Perché in lui è contenuto sostanzialmente lo stesso Cristo, mentre gli altri Sacramenti contengono soltanto una forza strumentale che è partecipe di Cristo. Ora, in tutti gli ambiti, ciò che è per essenza è più degno di quello che è per partecipazione. 2º - Per l’ordine reciproco dei Sacramenti, poiché tutti gli altri Sacramenti sembrano orientarsi a questo come al loro fine. [...] 3º - Per il rito dei Sacramenti, poiché quasi tutti i Sacramenti attingono il loro termine nell’Eucaristia" (SAN TOMMASO D’AQUINO. Summa Teologica, III, q.65, a.3, risp.).

5"In accordo con la prescrizione rabbinica, si doveva pregare o cantare durante la cena pasquale i salmi 112 a 117, denominati ‘Hallel’, o ‘lode’. I primi due, prima di sedersi alla mensa; gli altri, alla fine della refezione, quando si beveva la quarta coppa, con la rispettiva benedizione, che per questo si chiamava ‘benedizione del cantico’" (GOMÁ Y TOMÁS, Isidro. El Evangelio explicado. Barcelona: Casulleras, 1930, vol.IV, pag.274).

6 ROYO MARÍN, OP, Antonio. La Virgen María. 2.ed. Madrid: BAC, 1997, pag.102.

7 SAN LuiGI Maria Grignion de MONTFORT, Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, n.6.

8 ALASTRUEY, Gregorio. Tratado de la Virgen Santísima. Madrid: BAC, 1945, pag.682.

9 Cfr. ALASTRUEY, op. cit., pag.676-677.

10 Cfr. SAN TOMMASO D’AQUINO, op. cit., I-II q.113, a.9, ad.2.

11 Cfr. ALASTRUEY, op. cit., pag.237-238.

12 SANTA CATERINA DA SIENA, apud ROYO MARÍN, OP, Antonio. Somos hijos de Dios. Madrid: BAC, 1977, pag.26.

13 Cfr. SAN PIETRO GIULIANO EYMARD. A divina Eucaristia. São Paulo: Loyola, 2002, v.II, pag.30.

14 Cfr. GRABMANN, Martín. Santo Tomás de Aquino. 2.ed. Barcelona: Labor, 1945, pag.29.

15 BENEDETTO XVI. Udienza Generale, 23/6/2010.

16 SANTA CATERINA DA SIENA. El Diálogo. Madrid: BAC, 1955, pag.398.

17 Idem.

18 ROYO MARÍN, OP, Antonio. Teología de la Perfección Cristiana. 5.ed. Madrid: BAC, 1968, pag.453.

19 SAN PIETRO GIULIANO EYMARD, op.cit., pag.26.

20 ROYO MARÍN, Teología de la Perfección Cristiana, op. cit., pag.454.

21 Idem.

22 SAN PIETRO GIULIANO EYMARD, op. cit., pag.126.

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