Omelie - Anno C: 14 novembre 2010 - Domenica 33° del tempo ordinario

Omelia per Domenica 14 novembre 2010
TRENTATREESIMA DEL TEMPO ORDINARIO

LETTURE
Prima: Mal 3, 19-20 (4,1-2)
Seconda: 2Tes 3, 7-12
Vangelo: Lc 21, 5-19

NESSO TRA LE LETTURE
Il presente e il futuro sono due categorie che si ergono in qualche modo in questa penultima domenica del ciclo liturgico. Gli "arroganti e malvagi" del presente saranno strappati alla radice il Giorno di Javeh, mentre i "fedeli al mio Nome" saranno illuminati dal sole di giustizia (prima lettura). Le tribolazioni e le disgrazie del presente non debbono perturbare la pace dei cristiani, perché, mediante la loro perseveranza nella fede, riceveranno la salvezza futura (vangelo). San Paolo invita i tessalonicesi ad imitarlo nella sua dedizione al lavoro, qui sulla terra, per ricevere poi nel mondo futuro la corona che non marcisce (seconda lettura).



MESSAGGIO DOTTRINALE

1. Cittadini di due mondi. Ogni uomo, che lo voglia o no, è iscritto nel registro di due mondi diversi. Uno è il mondo presente, la terra che calpestiamo e l’aria che respiriamo, un mondo passeggero, segnato dal limite e dalla caducità. L’altro mondo è il mondo in cui regna il sempre e l’infinitudine, il mondo futuro verso il quale l’uomo e la storia si incamminano. L’interessante è che questi due mondi si succedono cronologicamente, ma soprattutto si intrecciano e si incrociano nella vita degli uomini. Nessuno di essi ci è estraneo, in nessuno viviamo come se l’altro non esistesse. Nel mondo presente non possiamo non pensare al futuro, e nel mondo futuro non si potrà dimenticare il presente. Le vicissitudini della storia, i suoi conflitti e le sue pene ci rimandano quasi inesorabilmente verso il futuro. La gioia e la pienezza del mondo futuro solleciteranno il nostro interesse, perché tutti gli uomini di questo mondo possano raggiungerli. Come cittadini del presente, dobbiamo essere occupati e dediti al compito del progresso, della giustizia, dell’avanzare dell’umanesimo e della solidarietà, della crescita nei valori. Come cittadini del futuro, dobbiamo guardare verso l’instaurazione del Regno di Cristo e verso la santità dei cristiani. Il presente in cui viviamo è compito di elezione e di rinuncia, il futuro sarà tempo di possesso e di gaudio. Il presente è tempo di ideali e di realizzazioni, il futuro lo sarà di incontro e di intimità. Il presente è tempo di costanza nella lotta, il futuro sarà tempo di riposo nella pace. Il presente è tempo di speranza nella fede e nell’amore, il futuro lo sarà di trionfo pieno dell’amore perfetto. Due mondi distinti, non distanti, ma uniti nel cuore dell’uomo. Due mondi in cui il cristiano deve vivere al meglio, facendo onore al suo nome.

2. La luce della giustizia. In questo mondo non sempre la luce della giustizia brilla con tutto il suo splendore. C’è anche molta tenebra di ingiustizia. E per questo l’uomo onesto e buono è insidiato dalla tentazione di dire: "E’ inutile servire Dio! Che cosa ci guadagniamo, osservarndo i suoi comandamenti?" (Prima lettura). Forse giungono alle nostre orecchie voci di falsi profeti che gridano: "Sono io!", o che predicono con presunzione: "Il tempo sta per giungere". (Vangelo). E giungono a preoccuparci codeste voci, e creano nei cristiani una certa perplessità. All’oscuro circa il futuro, c’erano, anche tra i cristiani di Tessalonica, alcuni che "non lavoravano e si impicciavano di tutto" (seconda lettura). Evidentemente, creavano confusione e perturbavano la vita e la pace della comunità. Codesta tenebra di ingiustizia non è propria soltanto del tempo dell’Antico o del Nuovo Testamento, continua ad essere attualissima nel nostro tempo. Non c’è forse molta gente convinta del trionfo del male sul bene? Non ci sono di quelli che intimoriscono la gente, soprattutto semplice e senza molta cultura, parlando di rivelazioni ricevute sul fatto che la fine del mondo sta per arrivare? Non abbondano i falsi profeti e dottori, che gironzolano qua e là, insegnando dottrine erronee? La rivelazione di Dio, raccolta nei testi liturgici di questa domenica, ci ricorda: "Dio farà brillare la luce della giustizia". Può essere che codesta luce già cominci a brillare in questo mondo, ma certamente il sole della giustizia irradierà i suoi raggi nel mondo futuro. Il cristiano, pertanto, in mezzo alle ingiustizie e alle persecuzioni, deve mantenersi tranquillo, paziente e in grande pace, perché Dio interverrà a suo tempo. "Con la vostra perseveranza, ci dice Gesù Cristo nel vangelo, salverete le vostre anime".


SUGGERIMENTI PASTORALI

1. Il tempo della Chiesa. Tra la Pentecoste e la fine della storia si trova il tempo della Chiesa. Questa Chiesa che ha già 21 secoli, che vive il presente cercando di essere fedele al suo Fondatore, e che guarda al futuro con speranza. Gesù Cristo non ha risparmiato tribolazioni a questa Chiesa. Ma non è stato nemmeno avaro con Lei in consolazioni. Nella sua storia passata e presente, vediamo una innumerevole fila di uomini e donne fedeli al loro Signore, e, insieme, defezioni, falsi maestri, apostasia, tradimento. Durante i secoli, in molti luoghi dove non c’era pace, i cristiani santi hanno seminato pace e concordia tra gli uomini, ma ci sono stati anche cristiani, in questi stessi secoli, che hanno sparso discordia, guerra, rivoluzione, disaccordi nella famiglia, nei gruppi, umani, tra le nazioni. Ci sono stati, nella lunga storia del cristianesimo, re e governanti cristiani, estremamente santi, e che hanno fatto tanto bene. Al loro fianco, ci sono stati, allo stesso modo, e continuano ad esserci, re e governanti che hanno perseguitato i loro fratelli nella fede per motivi politici o per interessi ideologici. Nella storia ci sono anche i nemici di Dio e della sua Chiesa. Ricordiamo gli imperatori che, per tre secoli, con maggiore o minore intensità, perseguitarono il cristianesimo come religio illicita, e consideravano i cristiani come atei, perché non adoravano gli dei dell’Impero. Pensiamo ai tormenti che soffrirono i figli della Chiesa in Giappone e in Cina, per il fatto che il cristianesimo fosse considerato come straniero, e come estraneo completamente alle proprie tradizioni religiose. E che cosa dire della brutale persecuzione e dello sterminio del comunismo nei confronti dei cristiani, laddove il socialismo reale fu e continua ad essere un triste ed orrendo incubo dell’umanità nella sua storia? Il tempo della Chiesa è stato e continuerà ad essere così fino alla fine: tempo di tribolazione, e tempo di consolazione e di pace. Questa è la Chiesa in cui viviamo, quella che amiamo, e nella quale lavoriamo per il Regno di Dio!

2. Vivere il presente dal futuro. Molto spesso, si pensa che si debba vivere il presente con un occhio al passato, per apprendere dallo stesso, dato che "la storia è maestra della vita". Non nego che questo sia vero. Voglio segnalare, tuttavia, un aspetto proprio della nostra fede cristiana. Si deve vivere il presente come chi già avesse percorso il cammino della vita, e si trovasse nel mondo futuro. È chiaro che le prospettive e il modo di vivere il presente sarebbero molto diversi. Ciò vale nella vita dell’uomo: se fosse possibile vivere i venti anni dalla prospettiva dei sessanta, senza alcun dubbio si vivrebbero in un modo diverso. A maggior ragione vale quando ipoteticamente ci collochiamo nell’aldilà. Domandiamoci: dall’eternità, come avrei voluto vivere il giorno di oggi, questa situazione familiare, questo momento personale di crisi, questa relazione affettiva, questo ambiente di lavoro? Codesto futuro crea una distanza tra noi e il nostro presente, e, creando distanza, ci permette di vedere le cose con maggior pace ed obiettività. Codesto futuro, ci mette nel mondo di Dio e, in questo modo, ci concede il potere di pensare alle diverse situazioni del presente e della vita con lo stesso modo di pensare di Dio. A partire dal futuro, conosciamo meglio e sappiamo applicare con maggior esattezza e coerenza al presente la regola della nostra fede e la misura della nostra condotta. Non si deve cadere nell’utopia, ma una scintilla di futuro nel nostro presente è sufficiente per accendere l’anima con nuovo ardore ed entusiasmo.

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